LA REALTA' SULLA FIDUCIA BRITANNICA NELLA TORTURA

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DI CRAIG MURRAY*

“Tortura significa una donna torturata con una bottiglia rotta, e morta dopo 10 giorni di agonia”

Il governo inglese ha discusso a lungo, inizialmente, alla Camera dei Lord sul diritto di ottenere informazioni segrete estorcendole con la tortura. Vuole poter usare questo mezzo per detenere persone senza processo nel Regno Unito e come prova nei tribunali. Dimostrazione di questo fatto è una dichiarazione alla Law Lords [giudici inglesi] da parte del capo dell’MI5, Eliza Manningham-Buller. Di fatto ella sostiene che la tortura funziona. Ha sventato il famoso complotto della ricina [sostanza vegetale velenosa].
Manningham-Buller ha omesso di menzionare che nessuna traccia di ricina fu trovata sopra ai livelli base presenti nella vostra casa o nella mia – o in realtà che nessun veleno in generale sia mai stato trovato. Ma lasciamo questo argomento per adesso. Manningham-Buller sostiene che, in realtà, noi abbiamo bisogno di raccogliere informazioni dai servizi di sicurezza esteri, per combattere il terrorismo. E se essi torturano, allora?
La sua principale menzogna si identifica nella nostra finzione di non sapere cosa accade nelle loro prigioni. Ed è una storia orribile. Manningham-Buller è così raffinata che evita anche di usare la parola “tortura” per avvalorare la propria tesi. Lasciamo la realtà nei confronti della quale ella tende a chiudere prudentemente gli occhi.

Manningham Buller ha anche commesso l’errore di non dire che un gran numero di persone sono state torturate all’estero per fornirci informazioni segrete – perché noi li abbiamo spediti là per essere torturati.


(Eliza Manningham-Buller)

Il programma di “interpretazione straordinaria” della CIA è diventato noto. I base ad esso i detenuti sono stati spediti verso i maggiori luoghi di tortura del mondo. C’è la prova della complicità dell’Inghilterra – non solo la CIA compie questi voli regolarmente da basi aeree del Regno Unito, ma i detenuti hanno parlato di personale dell’Intelligence Britannico che lavora per i loro torturatori.
Quindi il Regno Unito riceve queste informazioni segrete non occasionalmente, non fortuitamente, ma in connessione ad un programma di torture con il quale noi siamo intimamente associati. L’Uzbekistan è uno di questi servizi di sicurezza dai cui “servizi di cooperazione ospitali” otteniamo le informazioni. E vi dirò cosa vuol dire tortura. Significa una donna violentata con una bottiglia rotta nella vagina e nell’ano che muore dopo dieci giorni di agonia. Vuol dire un uomo le cui unghie sono state strappate prima che la sua faccia fosse presa a colpi e fosse immerso fino alle ascelle in un liquido bollente.
Significa un diciottenne i cui ginocchi e gomiti sono stati rotti, la sua mano immersa in un liquido bollente fino a che la pelle si lacerasse e la carne iniziasse a staccarsi dall’osso, prima che gli fosse sfondato il cranio.

Questi sono tutti casi reali che provengono dai servizi di sicurezza Uzbechi e che noi consideriamo come cooperazione ospitale, e dai quali otteniamo regolarmente informazioni, nel caso Uzbeco attraverso la CIA.
Un mese fa, le relazioni di cooperazione furono interrotte – non da noi, ma dagli Uzbechi. Ma mentre Manningham-Buller va avanti, noi continuiamo a mantenere la nostra posizione come clienti dei torturatori in
Arabia Saudita, Egitto, Algeria, Giordania, Marocco e molti altri luoghi. Il punto principale è che nessuna di queste vittime Uzbeche era un terrorista, per niente. La grande maggioranza di chi è stato vittima delle torture nelle mani questi regimi non è un terrorista, ma un oppositore politico. Il grado di questa tortura è vasto. Ogni anno in Uzbekistan migliaia di uomini, donne e bambini innocenti sono vittime della tortura.
Attraverso la rete di agenzie di intelligence cooperatrici di Manningham-Buller, il numero può raggiungere decine di migliaia. Può la nostra attività essere davvero basata su così tanta grandezza disumana, o fa parte del risentimento che alimenta il terrorismo?

Gli altri governi sanno che i nostri servizi di sicurezza prediligono le informazioni provenienti dalle camere di tortura. Questa pratica di chiedere un occhio neutralizza più di ogni altra cosa tutte le subdole parole sui diritti umani che l’Ufficio per gli Affari Esteri può esternare. In realtà, l’efficacia di informazioni estorte con la tortura non è così precisa come suggerisce Manningham-Buller. Dalle camere di tortura provengono molte cose senza valore. La storia dovrebbe insegnarci a capire che sotto tortura la gente direbbe di tutto, persino che si sono uniti ai propri vicini di casa per volare su un manico di scopa insieme ai gatti.
Non riceviamo saltuariamente informazioni estorte con la tortura dai servizi di sicurezza di altri paesi. Le riceviamo regolarmente, attraverso canali prestabiliti. E questo ovviamente ci rende complici. Vale la pena di considerare, a tale riguardo, l’Articolo 4 della Convenzione Contro la Tortura dell’ONU, il quale richiede ai partecipanti di considerare un crimine la complicità nella tortura.

Quando io protestai riguardo a queste pratiche all’interno dell’Ufficio per gli Affari Esteri (Foreign and Commonwealth Office), mi fu detto apertamente che Jack Straw [ministro degli esteri inglese] ed il capo dell’MI6 avevano considerato le mie obiezioni, ma erano giunti alla conclusione che le informazioni estorte con la tortura erano importanti per la Guerra al Terrore, e la pratica doveva continuare. Un giorno ne dovranno rispondere di fronte alla Legge.

Un ultimo pensiero. Manningham-Buller sta discutendo sull’efficacia della tortura per prevenire un complotto terroristico. Se l’argomento sarà accettato, allora non c’è ragione logica per dipendere da intermediari esteri. Perché non pratichiamo la tortura a casa nostra? James VI di Scozia (divenuto poi James I di Inghilterra, 1603 – 25). abolì la tortura – il New Labour [nuovo Partito Laburista] sta facendo il primo tentativo presso i tribunali inglesi per giustificare il governo ad usare le informazioni estorte con la tortura. Perché fermarsi qui? Perché non permettiamo alle agenzie di sicurezza lavorare sui sospetti terroristi?
I Servizi di Sicurezza vogliono che noi usiamo le informazioni ottenute per mezzo della tortura. Ma questo non dovrebbe essere una sorpresa.
A partire da Sir Thomas Walsingham [letterato e cronista inglese, 1561-1630], il mestiere attrae la gente non schizzinosa all’odore di carne bruciata dei marchi impressi a fuoco. Questo perché esiste un potere giudiziario a proteggerci. Prego i Law Lords [giudici inglesi] di proteggerci davvero.

Craig Murray

Fonte:
http://comment.independent.co.uk/commentators/article322520.ece
27.10.05

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da MANRICO TOSCHI

*Chi è Craig Murray?
È stato Ambasciatore Britannico. Da agosto 2002 a Ottobre 2004, Craig Murray aiutò a smascherare la tirannia del regime “Karimov” in Uzbekistan appoggiata e finanziata dagli Stati Uniti e dal Regno Unito. Mentre gli altri ignoravano il tutto, quest’uomo a Tashkent ottenne l’attenzione dei media, lavorando per smascherare l’assassinio di massa nel cuore di questa dittatura Asiatica. Incoraggiò la gente a scrivere ai propri parlamentari inglesi per chiedere sanzioni sul cotone Uzbeco e quali misure fossero state prese contro il governo Uzbeco a seguito del massacro di Andijan. Avendo lavorato all’interno dell’Ufficio per gli Affari Esteri, Craig si è reso conto di come una lettera ad un membro del parlamento possa fare la differenza.
Ma Jack Straw [ministro degli esteri inglese] tentò di zittire Craig Murray. Il motivo? Il dittatore dell’Uzbekistan è stretto alleato di George Bush.
Oggi Craig Murray è un famoso critico della politica Occidentale in Inghilterra.

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APPROFONDIMENTO:

Il Massacro di Andijan:
Il 13 maggio di quest’anno [2005] si è consumato un massacro in Uzbekistan immediatamente dimenticato dai media internazionali e di cui tutti dovrebbero essere a conoscenza.
Nella piazza della città di Andijan una manifestazione autodefinitasi “pacifica” è stata stroncata nel sangue come nelle peggiori dittature. E come nelle peggiori dittature viene negata dal governo, che anzi rilancia ed accusa i manifestanti e presunti terroristi che stanno per essere processati senza le garanzie di uno stato di diritto. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica la Repubblica dell’Uzbekistan è stata presieduta sempre dalla stessa persona, Islam Karimov che è anche considerato uomo di fiducia del Presidente russo Vladimir Putin. Karimov, come nei “migliori” regimi, non s’è fatto alcun problema nel modificare la Costituzione per garantirsi ulteriori mandati presidenziali e mantenere il proprio potere a lungo e questo dovrebbe già dirla lunga sull’uomo. Ebbene, pacifica o meno, questa manifestazione – alla quale partecipavano migliaia di persone inermi compresi donne e bambini – è finita in un massacro con uomini della polizia che sparavano ovunque uccidendo a casaccio tra la folla terrorizzata.

Si calcola che le vittime siano state quasi un migliaio, una strage simile a quella di Tien An Men. Chiunque tentasse di scappare dalla piazza veniva centrato dalle armi delle forze dell’ordine o dai cecchini sistemati sui palazzi circostanti, le vie d’uscita sono state bloccate dai blindati che alla fine della sparatoria durata qualche ora hanno terminato il “lavoro” passando sopra alle vittime e ai feriti con i cingolati. Le centinaia di persone che sono riuscite a fuggire hanno subìto imboscate nel tragitto che conduceva loro alla frontiera con il Kirghizistan e chi ripensandoci, per non voler abbandonare la propria famiglia, ha optato per una marcia indietro si è visto addosso il fuoco dei massacratori.

Ora alcuni dei manifestanti sono in Kirghizistan, tra liberi ed incarcerati, mentre 439 persone in fuga sono state stipate in un campo vicino Timisoara, in Romania, in attesa di qualche paese che li accolga, perché in patria non li aspetta di certo una buona accoglienza. Le famiglie dei manifestanti, la maggior parte dei quali era andata in piazza perché povera o disoccupata, sono state intimate di non parlare e di non avere contatti con i fuggitivi; alcuni di essi hanno subito violenze e torture. Tutto questo è stato testimoniato dai rifugiati di Timisoara e ripreso dal quotidiano britannico “The Guardian” che ricorda che il caos ha avuto origine dall’arresto di 23 imprenditori senza alcuna prova di reato, poi liberati grazie all’intervento di amici e parenti che avevano rubato armi ad una stazione di polizia. Una situazione esplosiva che l’Uzbekistan cerca di riparare a suo modo dopo il parziale isolamento economico che ha subito dall’Unione Europea ed il biasimo statunitense in seguito alla strage e alla cacciata dei militari USA che dal paese uzbeko partivano per missioni in Iraq.

Fonte:
http://www.ecn.org/reds/donne/mondo/mondo0509uzbechistanelena.html
Altre fonti:
http://www.archiviostampa.it/it/articoli/art.aspx?id=5742
http://www.ecn.org/reds/donne/mondo/mondo0509uzbechistanelena.html

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