PUTIN FRA I MELONI: COME LA PROPAGANDA DI STATO CI HA PRESO PER COGLIONI

LA PROVA DEL NOVE? INVERTIRE I RUOLI.

governo meloni


Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org


Cosa succederebbe se venisse usato lo stesso modus operandi occidentale riservato come trattamento speciale alla Russia, ma nei confronti del giornalismo e del governo italiano?

La mia risposta è il delirio. Si, proprio questo, perché si innescherebbe un cortocircuito senza precedenti, che smaschererebbe una volta per tutte l’ipocrisia dei nostri tempi.

Prendiamo il caso Roggero. La stampa nostrana arriva addirittura a descriverlo come un santo che aveva il bisogno esistenziale di sparare, senza se e senza ma. Se dalla Russia, fosse trapelata la notizia secondo la quale un gioielliere siberiano avesse assunto un comportamento simile a Joe Lo Straniero di Sergio Leone, il giornalismo italiano lo avrebbe trattato come tale: un delinquente al pari dei suoi rapinatori, magari inventando - giusto per rendere ulteriormente il tutto più colorito - che egli era indottrinato dall’odio di regime e avvezzo al bere vodka dalla mattina alla sera.

Spostiamoci sul fronte delle proteste e della solita retorica dei “violenti contro la sicurezza e le regole dello Stato”. Nel Belpaese, la violenza viene condannata solo da una parte: i No TAV e i manifestanti nelle varie piazze, occultando le espropriazioni illecite delle case dei valsusini per mettere in piedi cantieri inutili per un’opera altrettanto inutile che non troverà mai attuazione. Se in Russia, ci fossero state proteste della stessa portata contro Putin, i cortei sarebbero dipinti come un’opposizione concreta alla dittatura “neostalinista”. Inoltre, gli esponenti sarebbero persino invitati al Quirinale, al Senato e alla Camera dei Deputati.

E le forze dell’ordine? Questi signori in uniforme che da tempi non sospetti organizzano repressioni in tutto il nostro Paese? La nostra politica, sin dall’epoca della Democrazia Cristiana ha sempre tacciato come “coercitivi” i poliziotti sovietici. Aspettiamo - ahimè a vuoto - il chiarimento totale sulla strategia della tensione durante gli anni di piombo, delle infiltrazioni dei servizi segreti nelle piazze, del G8 a Genova e Napoli, della caserma di Bolzaneto e delle torture ordinate dallo Stato.

Un altro cavallo di battaglia antirusso è la censura. Da qualche tempo sul web è impazzato lo scoop secondo cui in Russia la biografia di Pier Paolo Pasolini, curata da Roberto Carnero, è oscurata in quanto parte della propaganda LGBT. Il taglio, su una stima percentuale, riguarda quasi il 20% del libro.

E qui scendiamo nella becera propaganda dozzinale, visto e appurato che siamo stati proprio noi i primi a screditare il poeta bolognese per la sua omosessualità, a richiedere perizie psichiatriche per il suo orientamento, la messa al bando delle sue opere e, infine, ad ammazzarlo con la nostra omertà borghese che non ha mai accettato il suo essere intellettuale. Dopo il suo decesso, invece, da una parte abbiamo santificato Pasolini per mostrare la facciata innocente e cristallina della politica, dall’altra abbiamo continuato a censurarlo, senza mai discutere a lungo della sua attività e senza mai trasmettere un suo film su una rete televisiva; anche perché se un canale (di Stato e non) avesse davvero il coraggio di proiettare una pellicola del regista, verrebbe tacciato di sadismo, sfruttamento della prostituzione e misoginia. D’altronde i tempi cambiano, quindi quella che fu la mentalità ultraborghese di un tempo, oggi è una visione politicamente corretta denominata woke.

Affrontiamo un’altra delle grandi “paure russe” alla Calenda: la libertà di stampa e gli omicidi dei giornalisti. Anni e anni di accuse contro Putin per l’uccisione di Anna Politkovskaja, giornalista nota sul panorama internazionale. Durante il processo non è emerso un solo elemento a sfavore del Cremlino; ma nonostante ciò l’Occidente (compresa l’Italia) tratta il governo della Russia come il mandante del delitto. Verrebbe da chiedersi: perché Putin avrebbe dovuto ledere la sua immagine agli occhi di tutti, commissionando un brutale crimine? È lo stesso interrogativo collegato a Navalny, il sedicente oppositore osannato dalla comunità internazionale.

Usando i criteri da noi adottati come dogma, senza uno straccio di prova dobbiamo dire che è stata la Meloni a commissionare l’uccisione di Daniele Compatangelo, inviato di La7 in USA, trovato improvvisamente morto il 20 luglio 2026, dopo aver diffuso lo scoop secondo cui la Premier elemosinava foto dal Presidente Trump.

È fastidioso vero? Pensate a chi, ogni giorno, subisce una prassi simile. Non è solo la Russia, ma tutti gli altri Paesi al di fuori del nostro schema politico; quindi Cuba, l’Iran, la Palestina e tutti gli altri.


Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org

04.08.2026



Commenti (3)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Mostra commenti 3 caricati
    1. Dario Lampa 6 agosto 2026

      Purtroppo l' 80% degli italiani se non proprio coglioni sono stati di sicuro rincoglioniti. Non riescono a realizzare quello che gli accade intorno.

    1. Martin 6 agosto 2026

      L'autore ha scoperto l'esistenza della propaganda

    1. Martin 6 agosto 2026

      L'autore ha scoperto l'esistenza della propaganda

Visualizzati 3 di 3 commenti approvati.