La nuova crisi missilistica cubana che non esiste

 

Dmitri Orlov – The Saker Blog – 2 novembre 2022

 

L’espressione “crisi missilistica cubana” è fuorviante e malsana. Cuba non ha mai avuto missili nucleari; Cuba aveva temporaneamente ospitato alcuni missili sovietici.

La crisi aveva avuto inizio quando gli Americani avevano dislocato in Turchia i loro missili nucleari a medio raggio, una evidente minaccia per l’Unione Sovietica che aveva pareggiato i conti installando missili analoghi a Cuba. Washington era andata su tutte le furie, ma, alla fine, si era tranquillizzata e aveva ritirato i missili dalla Turchia. Lo stesso avevano fatto i Sovietici a Cuba e la crisi era finita. In effetti, dovrebbe essere chiamata la “crisi missilistica americana.”

Quello che sta accadendo oggi è tutt’altra storia. A meno che non vi siate ritirati in un eremo, avrete sicuramente sentito parlare di una specie di crisi nucleare in corso a causa di una “minaccia nucleare di Putin” o qualcosa del genere. In conseguenza di ciò, alcune persone hanno sofferto un esaurimento nervoso e trascurato i propri doveri, scivolando in uno stato generale di abbandono. Ne è un esempio, l’ex premier britannico Liz Truss. La sciocchina si è fissata sulle parole di Putin “Il vento può soffiare da qualsiasi direzione” (prova dell’assoluta inutilità delle armi nucleari tattiche). Dopodiché, ha fatto colare a picco l’economia britannica, mentre cercava ossessivamente la direzione del vento in Ucraina. Povera Liz, non è le è andata molto bene. Non fate come lei.

Sono qui per dirvi che non è successo niente di nuovo, eccezion fatta per la solita propaganda mistificatrice dell’Occidente, ecco cosa sta succedendo.

Nello specifico, tutto questo non ha niente a che fare con Putin o con la storia del nucleare. Al contrario, non è altro che un disperato tentativo di raddrizzare una narrazione fallimentare, ma sempre di un tentativo fallito si tratta. Il problema dell’Occidente collettivo è semplicemente questo: l’80% della popolazione mondiale si è rifiutata di appoggiare la scelta di condannare, imporre sanzioni o punire in qualche altro modo la Russia, unendosi così ad altri grandi Paesi (Cina e India) che la appoggiano o si dichiarano neutrali.

La maggior parte del mondo, tra cui Asia, Medio Oriente, Africa e America Latina, guarda con attenzione alla Russia che, sistematicamente, fa a pezzi quello che è stato fino a oggi il più grande e potente esercito del mondo, armato e comandato dalla NATO (sì, l’esercito ucraino), consapevole del fatto che ciò che sta avvenendo è la Waterloo di Washington. Alcuni Paesi (per esempio l’Arabia Saudita) sono così certi dell’esito conclusivo che hanno già iniziato a disobbedire agli ordini di Washington. Questo è un problema, perché tutto ciò che Washington sa fare è imporre la propria volontà al mondo. Trattare gli altri alla pari o cercare conclusioni vantaggiose per tutti non fa per niente parte delle sue virtù principali o, per dirla tutta, di nessuna delle sue virtù. Privi delle loro zanne, gli USA sanno solo abbaiare e sbavare.

Per far fronte a questa situazione, i contaballe di Washington e Bruxelles hanno deciso di giocarsi la carta della minaccia nucleare, accusando la Russia di ricatto nucleare. Nel frattempo, la Russia non ha fatto altro che decimare l’esercito ucraino numerose volte e annettere quattro ex regioni ucraine alla Federazione Russa, facendosi forte di referendum di risultati schiaccianti, attentamente monitorati da un buon numero di osservatori internazionali. Poi, ha dichiarato che, se fosse stato necessario, avrebbe difeso quelle regioni da qualsiasi attacco esterno con ogni mezzo a disposizione. E, tra questi mezzi, ci sono anche le armi nucleari che, chiaramente, la Russia possiede e che userebbe secondo la propria dottrina nucleare, che però non ne prevede l’impiego in prima battuta.

Parallelamente, la dottrina nucleare degli Stati Uniti non prevede una simile auto-limitazione, anzi, ha già utilizzato armi nucleari contro i civili (in Giappone) e, per decenni, ha sognato di sviluppare la capacità di sferrare un primo attacco nucleare che non potesse essere neutralizzato. Se è vero che esiste una minaccia nucleare, questa è rappresentata dagli Stati Uniti, non certo dalla Russia, a parte il fatto che, come spiegherò in seguito, gli Stati Uniti non rappresentano più una seria minaccia nucleare. Putin aveva vagamente accennato a qualcosa del genere, ma già questo minimo cenno era bastato a far andare fuori testa di l’establishment militare degli Stati Uniti, il cui peggior nemico non è altro che la verità. Putin ha fatto presente che, attualmente, la Russia ha nel proprio arsenale di deterrenza nucleare armi molto più potenti di quelle dell’Occidente.

Queste nuove armi, di cui parleremo più avanti, dimostrano come un qualsiasi attacco nucleare alla Russia sarebbe una mossa suicida. Vale a dire che l’Occidente non ha modo di distruggere in modo efficace la Russia (è troppo grande ed il suo nucleo economico è troppo indipendente e troppo ben protetto dai suoi sistemi di difesa aero-spaziali). Al contrario, la Russia può distruggere in modo efficace l’Occidente (che non possiede affatto analoghi sistemi di difesa), ma non lo farà, a meno che sia l’Occidente a sferrare il primo colpo. A differenza dei vecchi tempi sovietici, la Russia non ha alcun fervore missionario ed è ben contenta di starsene seduta a guardare l’Occidente che muore di stenti (a causa della carenza di fertilizzanti provenienti dalla Russia) e al buio (a causa della mancanza di gas e petrolio russo). Il suo obiettivo è solo quello di rimettere insieme i pezzi sparsi del mondo russo, riunendo tutti i popoli e le terre che, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, erano rimasti al di là di qualche confine stabilito dai Bolscevichi. Di fronte a questo scenario, il rischio di una guerra nucleare è praticamente pari a zero. Vi invitiamo a sedervi comodi, a fare un profondo respiro e a godervi la buona notizia. Gioite!

Se però ascoltate le parole di qualche vile idiota pagato per mentirvi sulla “minaccia nucleare di Putin”, è probabile che questa gioia abbia i minuti contati. Ad esempio, quando Jack Philips scrive che “Mosca ha minacciato di usare…le armi nucleari tattiche… in Ucraina, per salvare la sua guerra laggiù”, non fa altro che mentirci, non una, bensì tre volte nella stessa frase: la Russia non ha minacciato di usare armi nucleari tattiche, ma ha ribadito la loro inutilità per poi sottolineare che l’operazione speciale russa è un successo. L’assenza della minaccia è la notizia principale di questo articolo, ma divaghiamo un attimo dal punto centrale e vediamo come apparirebbero la vittoria dell’Ucraina e la sconfitta della Russia.

L’Ucraina ne esce vittoriosa in quanto, secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2022 il suo PIL è in calo del 35%; secondo la banca nazionale ucraina, l’inflazione ha raggiunto il 30% e non accenna a diminuire; secondo la Banca Mondiale, l’anno prossimo il 55% degli Ucraini vivrà sotto la soglia di povertà, con meno di $2.15 dollari al giorno; secondo il Ministero dell’economia ucraino, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 30%; secondo il Primo Ministro non sarà in grado di pagare pensioni e stipendi senza un immediato supporto estero; secondo le Nazioni Unite, il 20% della popolazione ha abbandonato il Paese e un altro 33% è composto da sfollati interni; secondo il Ministro dell’energia, ha già perso il 40% della sua capacità di produrre energia. L’esercito ucraino sta reclutando chiunque abbia meno di 60 anni perché ha esaurito i riservisti e le perdite che sta soffrendo al fronte sono a dir poco raccapriccianti.

Nel frattempo, la Russia è sconfitta perché, secondo Reuters, il rublo russo è la valuta più forte al mondo; secondo il Guardian, Putin ha più potere ed è più popolare che mai; secondo il Ministro dell’agricoltura russo, la raccolta di cerali di quest’anno ammonta a più di 150 milioni di tonnellate, di cui 50 milioni sono destinate all’esportazione, facendo così della Russia il più grande esportatore di cereali al mondo; secondo The Economist, la Russia sta uscendo dalla recessione, esattamente come l’Occidente sta entrando in recessione e, secondo Goldman Sachs, l’indice dell’attività economica in Russia è, ad oggi, più alto di quello dell’Occidente. La Russia ha appena finito di richiamare 300 mila uomini, ovvero l’1%, dei suoi riservisti addestrati ed esperti che si stanno attualmente esercitando per fronteggiare le nuove strategie di combattimento della NATO, prima di essere mandati sul fronte ucraino.

Adesso però non lasciamo che questi fatti intralcino la strada della narrazione dominante: l’Ucraina deve vincere e la Russia deve perdere, perché altrimenti cos’altro potrebbe rendere la Russia così disperata da minacciare il mondo con le sue armi nucleari? Questo passaggio è semplice, ma la parte meno ovvia è capire perché i propagandisti occidentali sono così disperati da mettere in piedi e diffondere la falsa narrazione del “ricatto nucleare di Putin”.

La motivazione di tutta questa frenetica propaganda sta nel fatto che l’Occidente collettivo non può sperare di sopravvivere dal punto di vista politico ed economico, a meno che la Russia non venga messa in ginocchio e non accetti di cedere le sue risorse energetiche e minerarie in cambio di cifre elettroniche appena “coniate” nei computer delle banche centrali dell’Occidente, che possono essere confiscate da un momento all’altro e per qualsiasi motivo. La situazione è catastrofica: gli Stati Uniti stanno attingendo a piene mani alle proprie riserve strategiche di petrolio e, nonostante ciò, stanno facendo i conti con la penuria di carburante diesel e con i prezzi della benzina che non accennano a diminuire. Hanno un debito enorme da rinnovare ed ampliare e possono farlo solo immettendo moneta, incrementando l’inflazione, che è già superiore al 10% e che è sempre più elevata. L’Europa si sta preparando ad un inverno rigido a causa del ridicolo rincaro delle bollette, delle chiusure delle industrie e dell’enorme tasso di disoccupazione, mentre negli Stati Uniti la situazione non è molto diversa. Le tanto osannate estrazioni petrolifere [da scisto] degli Stati Uniti non sono mai state sufficientemente redditizie e adesso restano uno, o forse due anni, prima che si esauriscano. Dopodiché, il sogno del gas naturale liquefatto americano che rimpiazza i gasdotti russi in Europa si trasformerà in una chimera e morirà per sempre, mentre anche oltreoceano le industrie inizieranno a chiudere.

Per far fronte a questa situazione, sono state adottate delle misure precipitose, che sono tutte fallite. Innanzitutto, il piano delle sanzioni infernali, che ha obbligato molte aziende occidentali ad interrompere il commercio con la Russia, impedendo loro di fare affari in quel Paese. Questo ha provocato ingenti danni alle imprese occidentali e, al contempo, ha dato alla Russia l’opportunità di sottrarre loro quote di mercato. Quello che non poteva essere rimpiazzato da una produzione locale è stato rimpiazzato dalle “importazioni parallele” attraverso Paesi terzi.

Inoltre, l’Occidente (in particolare l’Europa) ha ridotto le importazioni di energia russa attraverso una serie di strumenti, come le sanzioni imposte alle petroliere russe, la riduzione della capacità dei gasdotti che attraversano l’Ucraina e la Polonia, il palese attacco terroristico ai danni dei gasdotti russi nel Baltico. Un evidente divieto di importazione del petrolio russo verso l’Unione Europea è in programma per il mese di dicembre e, come è prevedibile, peggiorerà la situazione. Il risultato è che la Russia ha iniziato ad esportare petrolio e gas ai suoi alleati in Asia, soprattutto in Cina, e adesso invita l’Occidente a contendersi quest’energia sul mercato spot, fino ad esaurimento scorte. Ma non si esauriranno perché, a causa dell’aumento dei prezzi, la Russia esporta meno energia ma ottiene più profitto dalle entrate estere.

E così è stato messo a punto un piano macchinoso per una provocazione nucleare in Ucraina. Gli Ucraini, con l’aiuto degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, avrebbero recuperato un missile balistico dell’era sovietica (un Tochka-U), lo avrebbero caricato di scorie nucleari provenienti da una delle centrali nucleari ucraine, lo avrebbero fatto esplodere nella zona di esclusione di Chernobyl (che è già contaminata da radionuclidi a lunghissimo tempo di dimezzamento) e poi i media occidentali e le fonti diplomatiche avrebbero rivelato istericamente l’accaduto, accusando all’unisono la Russia, sperando che alcuni dei Paesi che avevano rifiutato di adottare le sanzioni contro la Russia sarebbero poi stati indotti ad unirsi a loro.

Com’è andata? A quanto pare, malissimo!

Innanzitutto, l’intelligence russa ha scoperto i particolari dell’intera operazione, grazie a una fonte interna, o forse anche due o tre. Questo non dovrebbe sorprenderci, dato che nessun ingegnere nucleare che si rispetti sarebbe così entusiasta di prendersi la responsabilità di una farsa del genere. Poi, il Ministero della difesa russo Sergei Shoigu, per diretto ordine di Putin, ha raggiunto telefonicamente le sue controparti nel resto del mondo per mostrar loro le prove. Inoltre, la Russia ha espressamente richiesto che la IAEA andasse ad indagare in Ucraina, in quelle due aree in cui era stata escogitata la farsa. Il risultato è che adesso gli Ucraini stanno distruggendo le prove in fretta e furia per cancellare le proprie tracce. Dato che ogni grammo di queste sostanze altamente controllate deve essere inventariato e ogni movimento deve essere registrato, l’insabbiamento delle prove potrebbe causare incidenti, infortuni ed eventi di forza maggiore. Non va escluso neanche il più piccolo e perfido incidente, magari causato da una tazzina di scorie nucleari e un petardo. E, chiaramente, sarà colpa della Russia.

Nel frattempo, nel mondo reale del confronto tra superpotenze nucleari, si sono verificati due eventi interessanti. Giovedì 20 ottobre 2022, il sottomarino nucleare americano West Virginia, un sottomarino classe Ohio che trasporta 24 missili balistici Trident II, ognuno dei quali dispone di 10 testate nucleari, è emerso nel Mar Arabico per ricevere la visita di Michael Kurilla, comandante delle forze armate dello United States Central Command. Immagino che abbia schierato l’equipaggio sul ponte, che si sia messo di fronte a loro con addosso la divisa bianca della marina, che si sia abbassato i pantaloni e abbia gridato: “Non me ne può fregar di meno”. Sarebbe stato molto verosimile. Il senso di un sottomarino nucleare è nella sua furtività, perché i sistemi di difesa aerea russi sono in grado di intercettare i missili Trident II con estrema precisione purché si conosca la loro posizione di partenza. Pertanto, la decisione di riemergere e fare una parata sul ponte, non fa altro che annunciare al mondo che il sottomarino è temporaneamente fuori servizio.

Perché gli Americani farebbero una cosa del genere? È forse un goffo gesto di pace, un misterioso atto di resa o una velata richiesta d’aiuto? O forse sono tutti rimbambiti perché, quale che sia, il disturbo di Biden è contagioso? È difficile dirlo. Quale che sia il motivo, non sembra importare alla Russia. Il sottomarino nucleare russo Belgorod ha recentemente preso il largo, seminando una certa quantità di panico nei paesi della NATO. Imbarca alcuni  Poseidon, i nuovi droni sottomarini a propulsione nucleare, che hanno tutti a che fare con il numero 100. Ognuno di essi possiede una carica di 100 megatoni. I Poseidon hanno un raggio d’azione pressoché illimitato, viaggiano a una velocità di 100 km/h e ad una profondità di 1.000 metri (tre volte di più di un qualsiasi sottomarino nucleare) e, se fatti esplodere in prossimità di una dorsale oceanica, possono provocare uno tsunami con onde di 100 metri. Ne bastano solo cinque per distruggere entrambe le coste degli Stati Uniti e dell’Europa settentrionale. Queste sarebbero delle esercitazioni nucleari condotte in acque internazionali, poco amichevoli senza dubbio, ma non sarebbero esattamente attacchi nucleari sul territorio di qualcun altro e, pertanto, non classificabili come casus belli. E lo tsunami che verrà dopo? Oh, che imbranati, scusateci! Nessuno scriverebbe nella dottrina nucleare degli Stati Uniti “in caso di tsunami, distruggete la Russia”. E il bello è che i Poseidon possono rimanere in attesa per anni, riemergendo di tanto in tanto per ricevere nuovi ordini. Ma se è la Russia ad essere distrutta, riemergeranno per distruggere il resto del mondo, perché, come dice Putin, “A cosa serve il mondo se la Russia non ne fa parte?”

Possiamo essere certi che la Russia non inizierà una guerra nucleare perché è troppo rischioso e non ha bisogno di correre questo rischio per ottenere la vittoria. Possiamo essere certi che neanche gli Americani lo faranno perché sarebbe un suicidio. Pertanto, possiamo metterci tutti comodi mentre i ciarlatani della “minaccia nucleare di Putin” latrano rabbiosamente. E, a tutti quei media venduti che terrorizzano la gente con le loro assurdità per suscitare scalpore, vergognatevi!

 

Dmitri Orlov è un ingegnere e scrittore americano che si occupa di temi legati al “potenziale declino e collasso economico, ecologico e politico degli Stati Uniti”, che ha definito “crisi permanente”. Orlov ritiene che il collasso sarà il risultato di enormi bilanci militari, deficit governativi, un sistema politico poco reattivo e una produzione petrolifera in calo.

 

Link: https://thesaker.is/the-new-cuban-missile-crisis-that-isnt/

 

Traduzione di Nadia Dabbene per ComeDonChisciotte

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