La non reciprocità del vittimismo e la logica occulta

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Dmitry Orlov
cluborlov.wordpress.com

Analizziamo la seguente affermazione: “Gli Ucraini non possono essere nazisti perché il loro presidente è Ebreo.” Questa affermazione, a prima vista, non ha senso. Ma, se si cerca di trovarci un po’ di logica, si finisce inevitabilmente con “Un Ebreo non può essere un nazista” e “Se il vostro presidente non può essere un nazista, allora non potete esserlo nemmeno voi.” Mentre quest’ultima affermazione consente un certo margine di manovra – alcuni Ucraini potrebbero essere nazisti, ma non tutti – la prima sembra più una regola di logica. Il punto chiave è l’Olocausto, durante il quale gli Ebrei erano stati vittime dei nazisti. Se gli Ebrei erano stati vittime dei nazisti, allora gli Ebrei non possono essere nazisti, giusto? Perché?

Non importa il perché, questa è solo una regola astratta. E allora che dire dei più di 150.000 Ebrei (tecnicamente chiamati “Mischling” o meticci) avevano servito nella Wehrmacht (un posto sicuro per gli Ebrei a quel tempo), alcuni di loro in modo molto coraggioso (infatti centinaia  si erano guadagnati la Croce di Ferro e venti erano stati addirittura insigniti della più alta decorazione del Terzo Reich, la Croce di Cavaliere, la Ritterkreuz)? Un esempio piuttosto famoso, infinitamente lodato come “il perfetto soldato tedesco” dalla stampa nazista, era stato Werner Goldberg, alto, biondo, con gli occhi azzurri e dall’aspetto eroico, il cui padre era ebreo. Quindi, di fatto, gli Ebrei potevano essere, ed erano, nazisti. Chiaramente, questa non è una regola basata sulla realtà; ma allora cos’è?

Si tratta, in senso stretto, di una regola occulta. La parola “occulto” deriva dal verbo latino “occultare” (oscurare, nascondere) e lo scopo di questa regola è quello di nascondere la realtà e agire come un blocco mentale. Non ha nulla a che fare con la religione, poiché la parola “culto” deriva dal verbo latino “colere” (coltivare, adorare). Questa regola funziona come un articolo di fede all’interno di un certo tipo di culto, un culto secolare. Questo culto adora le vittime e, per estensione, tutto ciò che è inferiore, degenerato o debole, e impone ai suoi seguaci una disciplina di tipo cultuale. Infrangere questa regola non è sacrilegio o blasfemia, ma un “crimine d’odio.”

Il fatto curioso è che non è necessario provare odio per commettere un crimine d’odio; al contrario, l’odio può provenire del membro della setta che vi accusa di un crimine d’odio. Pertanto, in un crimine d’odio, l’autore del crimine non è necessariamente il soggetto, ma può essere l’oggetto dell’odio. Per i membri della setta che hanno interiorizzato questa regola, reagire con l’odio diventa automatico e istantaneo.

Una volta, durante una cena con i genitori di un amico ebreo, avevo tristemente fatto notare che era un peccato che gli Ebrei stessero facendo ai Palestinesi quello che i nazisti avevano fatto agli Ebrei. La reazione era stata un silenzio stupito, la cena si era conclusa in modo piuttosto imbarazzante e senza dessert, e non ero stato mai più invitato. Eravamo tutti persone cortesi e ragionevoli, ma io avevo infranto la regola sacra e quindi non avevano altra scelta che quella di odiarmi.

Avendo definito la regola astratta di non reciprocità del vittimismo come “Se X è vittima di Y, allora X non può essere un Y,” come nel caso degli Ebrei e dei nazisti, vediamo altri campi di applicazione. Un esempio che viene subito in mente è la negazione della possibilità stessa che i Neri possano essere razzisti. Ciò che l’Olocausto è per gli Ebrei, la schiavitù dei Neri e il razzismo dei Bianchi lo sono per gli Afroamericani. Poiché gli Afroamericani sono stati vittime del razzismo dei Bianchi nei confronti dei Neri, il razzismo dei Neri verso i Bianchi non è possibile e laddove esiste (ed esiste) deve essere ignorato e attirare l’attenzione su di esso è automaticamente un atto razzista e un crimine d’odio.

Ma questo solleva una questione spinosa: è vero che gli Afroamericani non possono essere razzisti (a causa della schiavitù), ma potrebbero comunque essere antisemiti? Si potrebbe pensare che per i Neri debba valere la regola “i Neri non possono essere antisemiti” perché gli Ebrei non avevano mai posseduto schiavi… se non fosse che ne avevano posseduti, eccome! Gli Ebrei erano tra i maggiori commercianti di schiavi di New Orleans, tanto per fare un esempio. E, se iniziamo a fare eccezioni per gli Ebrei, che dire degli Italiani? E degli albanesi? E dei maledetti Elboniani?

I Russi otterrebbero certamente un’esenzione speciale: non solo non hanno mai posseduto schiavi neri, ma, negli anni Sessanta, erano stati determinanti nell’aiutare una ventina di nazioni africane a liberarsi dal dominio coloniale. È quindi chiaro che questa non è la strada giusta da seguire. La realtà è disordinata e lo scopo di questa regola è quello di nascondere – “oscurare” – la realtà, per evitare di affrontarla.

Il modo giusto per risolvere questo problema è dare una precedenza formale alle vittime. Gli Ebrei, con il loro leggendario Olocausto, vengono prima e gli Afroamericani, con la loro schiavitù e la loro discriminazione, vengono dopo. Pertanto, il razzismo nero non è possibile (ma l’antisemitismo nero esiste: basta chiedere a Louis Farrakhan della Nation of Islam)03. Il terzo posto nell’ordine gerarchico è occupato dalle vittime LGBTQ+ dell’omofobia. In virtù della regola della non reciprocità del vittimismo, possono essere eterofobici e possono odiare gli eterosessuali quanto vogliono, ma, in virtù della regola della precedenza del vittimismo, non possono essere razzisti e antisemiti, perchè, in questo caso, sarebbero colpevoli di un crimine d’odio.

Nell’ordine di priorità delle vittime ci sono poi le persone con disabilità. In fondo alla scala gerarchica ci sono gli uomini bianchi, eterosessuali e fisicamente sani. Sono gli oppressori e le vittime per eccellenza; pertanto, non possono essere a loro volta oppressi o vittimizzati – questa è giustizia – e possono solo commettere crimini d’odio contro chiunque si trovi al di sopra di loro nella gerarchia delle vittime, che si tratti di Ebrei, Afroamericani, LGBTQ+ o persone con disabilità.

Ma questo solleva un’altra questione spinosa: chi dovrebbero odiare gli uomini bianchi, eterosessuali e fisicamente sani? Le regole che impediscono di fare qualcosa tendono ad essere deboli se vengono applicate nel vuoto; deve esserci un esempio perfettamente valido di odio da indicare per dire: “Vedete, questo? Non fatelo (a qualcun altro)!” In altre parole, nel Culto della Vittima, come in ogni culto degno di questo nome, deve esserci una vittima sacrificale.

E, in questo caso, la vittima sacrificale sono i Russi. In teoria, i Russi sono ottime vittime per questo particolare culto: sono bianchi, prevalentemente eterosessuali e rifiutano di conformarsi alle regole del Culto della Vittima: per loro, gli Ebrei possono essere nazisti, i Neri possono essere razzisti, le persone LGBTQ+ possono essere malate di mente e l’essere maschi, sani, bianchi ed eterosessuali è bellissimo. Ancora peggio, invece di un Culto della Vittima, hanno un Culto della Vittoria. Amano dire: “La Russia non inizia mai le guerre, ma le conclude sempre.” E, cosa peggiore, negano lo status di vittima ai loro nemici sconfitti, invitandoli invece a diventare Russi e a lavorare insieme per preservare e coltivare la loro lingua, la loro cultura e la loro religione.

Lo status dei Russi come vittime sacrificali dei crimini d’odio fa parte della presunzione di vittimismo. Essere ebreo non ha salvato nessun oligarca russo dalla confisca dei suoi beni all’estero, e l’accettazione [in Occidente] degli attivisti LGBTQ+ russi è subordinata al loro obbligatorio tradimento: come prezzo di ammissione, devono diffamare pubblicamente il loro governo e il loro esercito. Anche la disabilità non è un’eccezione: i paralimpici russi sono stati banditi dalle competizioni internazionali.

Gli Ucraini sono molto utili per rafforzare lo status dei Russi come vittime dell’invasione “non provocata” della Russia (“non provocata” da quasi nove anni di continui bombardamenti ucraini sulle aree civili abitate dai Russi e dalle minacce ufficiali di attaccare il territorio russo con armi nucleari), ma questo non ha importanza perché i Russi sono le vittime sacrificali.

Resta da vedere dove si collocheranno gli Ucraini nella gerarchia delle vittime; forse al di sotto dei disabili fisici e mentali. Anche se la loro rivendicazione di vittimismo venisse accettata come valida, etnicamente sono sospettosamente vicini ai Russi e potrebbero diventare essi stessi vittime sacrificali. In effetti, questo status è confermato dalla volontà del Pentagono di sostenere la loro lotta contro l’esercito russo fino all’ultimo Ucraino, compresi i giovani e gli anziani che, attualmente, vengono arruolati nell’esercito ucraino, inviati al fronte e fatti morire rapidamente.

Se gli Ucraini stessi sono visti come usa e getta, lo stesso vittimismo degli Ucraini potrebbe non essere troppo sostenibile. Un maschio europeo bianco ed eterosessuale potrebbe pensare che sposare una vedova di guerra ucraina, bella, talentuosa e squisitamente femminile, sia un modo per scalare la gerarchia delle vittime, ma questo lo metterebbe al di sotto di Ebrei, Neri, LGBTQ+ e disabili, una posizione non proprio invidiabile. Tuttavia, è meglio di niente e i mendicanti non possono scegliere.

Ma allora, cosa pensate che accadrà una volta che i Russi saranno stati vittoriosi (e per definizione devono esserlo) e avranno smantellato ciò che resta dell’ex Repubblica Socialista Sovietica Ucraina – una chimera nazionalista-bolscevica che era stata lasciato incustodita per un terzo di secolo? Succederà che gli ex Ucraini si guarderanno intorno stupiti, come se si svegliassero da un brutto incantesimo, e si renderanno conto di essere, in realtà, Russi. Infatti, parlano russo, la loro cultura è russa (la lingua principale della letteratura ucraina), la loro religione è russo-ortodossa,  possono ottenere un passaporto russo, stabilirsi in Russia, trovare un buon lavoro e integrarsi perfettamente senza fare troppi sforzi.

Credete che ci sia una differenza tra vincitori e vinti? Il buon senso suggerirebbe di sì. In questo caso, potrebbe anche esserci una differenza tra vincitori e vittime? Se siete uno, probabilmente non siete l’altro, e viceversa. Ma, supponiamo che vogliate essere un vincitore piuttosto che un perdente. In questo caso, il precedente della vittimizzazione non vi aiuterà molto. Un buon approccio costruttivo potrebbe essere quello di uccidere il concetto di vittimizzazione iniettandogli dosi letali di realtà. Gli argomenti che meritano di essere studiati e diffusi sono:

– Il nazismo ebraico (tedesco, israeliano e ucraino),
– Il razzismo dei Neri nei confronti dei Bianchi e il conseguente dilagante crimine dei Neri contro i Bianchi.
– LGBTQ+ come disfunzione sessuale instillata dalla propaganda tra i giovani e usata come metodo di riduzione della popolazione, e
– La russofobia come copertura politica per la corruzione del complesso militare-industriale statunitense, che si traduce in un fallimento della loro politica estera.

Dmitry Orlov

Fonte: cluborlov.wordpress.com
Link: https://cluborlov.wordpress.com/2022/11/21/the-non-reciprocity-of-victimhood-and-occult-logic/
21.11.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Dmitry Orlov è nato a Leningrado, nell’URSS, da una famiglia di accademici ed è emigrato negli Stati Uniti a metà degli anni Settanta. Laureato in ingegneria informatica e linguistica, ha lavorato in diversi campi, tra cui la fisica delle alte energie, il commercio su Internet, la sicurezza delle reti e la pubblicità. È autore di numerosi libri, tra cui Reinventing Collapse e The Five Stages of Collapse.

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