LA MORTE? QUANDO ARRIVA, ARRIVA

DI ALESCO

È bello sapere che ai vertici delle istituzioni siedono persone di alto sentire come Loyola De Palacio, commissario dell’Unione Europea all’energia e ai trasporti, il quale nel corso di un incontro informale con la stampa spagnola a Bruxelles ha così commentato la notizia della caduta (in senso proprio, non metaforico) di Fidel Castro: «Tutti stiamo aspettando la morte di Fidel Castro. È l’unica soluzione per la democratizzazione di Cuba», aggiungendo poi: «Non dico che lo uccidano, io non auguro la morte a nessuno. Ma ho dubbi che con lui in vita possa cambiare qualcosa a Cuba».Io credo che tutti aspettino la morte di qualcun altro — personalmente, ho una lista così lunga che se dovessi sedermi sulla riva del fiume ad aspettare di veder passare i cadaveri avrei bisogno come minimo dell’Indo: aggiungere il nome di un funzionario spagnolo non mi costa niente. Ma non lo farò: perché se è vero che uno come Fidel Castro fa la differenza, l’eventuale scomparsa di un travet “europeo” che fa il gioco delle grandi democrazie non cambierebbe proprio nulla negli equilibri mondiali: morto un commissario, se ne fa un altro.
Se volessi scendere al livello dello scodinzolante funzionario, potrei dire che d’altronde non c’è da aspettarsi molto di più dall’esponente di un paese monarchico, cattolico e che ostenta la “corrida” come sport nazionale.

Lunga vita a Fidel Castro, e che Dio (se esiste) ce lo conservi.

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