Home / ComeDonChisciotte / LA MORTE DEL MACHO

LA MORTE DEL MACHO

DI REIHAN SALAM
Foreign Policy

L’era della dominazione maschile sta giungendo alla fine.

Seriamente,

Per anni il mondo e` stato testimone di un silenzioso ma monumentale cambiamento, il trasferimento del potere dagli uomini alle donne. Oggi, la Grande Recessione ha trasformato quello che era un cambiamento evolutivo in una rivoluzione. Tra le conseguenze non vi sara` solo un colpo mortale a quel club di macho-men detto capitalismo finanziario che ha gettato il mondo nell’attuale catastrofe economica; sara` una crisi collettiva per milioni e milioni di uomini intorno al globo.

I segni dell’agonia del macho sono facili da individuare se si sa dove guardare. Considerate, per cominciare, l’impatto incredibilmente sproporzionato che la crisi attuale sta avendo sugli uomini – tanto che la recessione viene chiamata da alcuni economisti e in alcuni recessi angoli della blogosfera “lui-cessione”. Piu` dell’80 percento dei posti di lavoro perduti negli Stati Uniti dall’inizio di novembre appartenevano a uomini, secondo l’Ufficio delle Statistiche del lavoro degli Stati Uniti. Ed i numeri sono largamente simili in Europa, arrivando a formare un gruppo di uomini senza lavoro tra Stati Uniti ed Europa di circa 7 milioni piu` numeroso che non prima della recessione. Settori economici tradizionalmente dominati da uomini (costruzioni e manifattura pesante, per esempio) stanno subendo un piu` pesante e piu` rapido declino di settori tradizionalmente dominati da donne (come i lavori nel settore pubblico, la sanita` e l’educazione). Si prevede che alla fine del 2009 si conteranno fino a 28 milioni di uomini tra le vittime della recessione globale.Le cose stanno quindi peggiorando per gli uomini, poiche` la recessione va ad aggiungersi alle tribolazioni causate dalla globalizzazione. Secondo una stima dell’economista di Princeton Alan Blinder, tra 28 e 42 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti sono a rischio di outsourcing. Peggio ancora, gli uomini stanno restando sempre piu` indietro nell’acquisizione delle credenziali educative necessarie al successo in un’economia basata sulla conoscenza, come quella che dominera` il mondo post-recessione. Presto ci saranno tre laureate per ogni due laureati negli Stati Uniti, e le prospettive sono similarmente dispari nel resto del mondo sviluppato.

Certo, il macho e` una disposizione d’animo, non solo una questione di impiego. E mentre gli uomini vengono copiti piu` duramente dalla “lui-cessione”, sono persino peggio equipaggiati ad affrontare i profondi e prolungati costi psicologici dovuti alla perdita del lavoro. Secondo il American Journal of Public Health [“Giornale Americano della Salute Pubblica” N.d.t.], “la tensione finanziaria della disoccupazione” ha conseguenze molto piu` significative sulla salute mentale maschile che non femminile. In altre parole, preparatevi ad un bel po’ di uomini infelici la’ fuori – con tutte le conseguenze negative che questo comporta.

Con l’evolversi della crisi, le conseguenze si riveleranno sempre piu` nell’arena delle politiche di potere. Considerate le risposte elettorali che cominciano a delinearsi di fronte a questa catastrofe globale. Quando l’economia islandese e` implosa, gli elettori di quella nazione hanno fatto quanto nessun altro paese prima di loro: non soltanto hanno mandato a casa l’elite tutta maschile che aveva supervisionato l’evolversi della crisi, ma hanno nominato primo ministro la prima leader al mondo apertamente lesbica. E` stato, ha detto Halla Tomasdottir – a capo di una delle poche banche islandesi ancora solventi – una risposta perfettamente ragionevole alla “competizione tra peni” in un sistema di investimenti bancari dominato dai maschi. “Il novantanove percento e` andato alla stessa scuola, guida la stessa macchina, indossa gli stessi completi ed ha lo stesso atteggiamento. Ci hanno messo in questa situazione – e si sono divertiti un sacco facendolo” si e` lamentata Tomasdottir con un giornalista di Der Spiegel. Poco dopo una Lituania stremata dai debiti ha preso una strada simile, eleggendo la sua prima donna presidente: un’esperta economista con una cintura nera di karate, che risponde al nome di Dalia Grybauskaite. Nel giorno della vittoria elettorale il titolo di apertura del maggiore quotidiano di Vilnius era: “La Lituania ha deciso: il paese deve essere salvato da una donna”.

Benche` non tutte le nazioni risponderanno gettando via i maschi fannulloni, la reazione e` reale – ed e` globale. Ed e` probabile che il grande trasferimento del potere da maschi a femmine venga drammaticamente accelerato dalla crisi economica. Piu` e piu` persone si renderanno conto che il comportamento aggressivo ed amante del rischio che ha consentito agli uomini di trincerarsi nel loro potere – il culto del macho – si e` dimostrato distruttivo ed e` insostenibile in un mondo globalizzato.

Certo, si puo` dire che il lascito piu` duraturo della crisi non andra` affrontato su Wall Street. Non sara` la morte della finanza. E non sara` la morte del capitalismo. Queste idee ed istituzioni sopravvivranno. Quello che non sopravvivera` sara` il macho. E la scelta che gli uomini dovranno fare – se accettare o combattere questo nuovo fatto storico – avra` effetti sismici per tutta l’umanita`, donne e uomini.

Per molti anni ormai e` stato stabilito che, come dimostrato memorabilmente dagli economisti di finanza comportamentale Brad Barber e Terrance Odean nel 2001, tra tutti i fattori che possono correlarsi con investimenti di eccessiva fiducia nei mercati finanziari – eta`, stato civile, e simili – il piu` ovvio colpevole e` il possesso di un cromosoma Y. Ed ora viene fuori che non soltanto i macho della finanza globale, dominata pesantemente dai maschi, creano le condizioni per un tracollo economico globale, ma sono stati favoreggiati dalle loro controparti soprattutto maschili ai governi, le cui politiche, consciamente o no, hanno sostenuto artificialmente il machismo.

Un esempio e` la “housing bubble” degli Stati Uniti, la bolla di sapone, la crisi dell’immobiliare, esplosa ora con piu` violenza nell’ovest della nazione. E` la rappresentazione di una politica economica che ha dissimulato le prospettive in declino degli operai maschi. Negli Stati Uniti il boom delle costruzioni ha generato posti di lavoro relativamente ben retribuiti per i relativamente meno specializzati uomini che costituivano il 97,5 percento della forza lavoro – una media di $814 alla settimana. In paragone, la media per impieghi nel settore sanitario, dominato dal femminile, e` di $510 alla settimana, mentre un lavoro nel commerciale paga una media di $690 alla settimana. La bolla dell’immobiliare, secondo l’Ufficio delle Statistiche del Lavoro degli Stati Uniti, aggiunse quasi 3 milioni di impieghi nel settore delle costruzioni residenziali. Altri settori, anch’essi dominati dai maschi, come beni immobili, produzione cementifera, trasporto merci ed architettura, videro grandi benefici. Questi profumati salari nelle costruzioni consentirono agli uomini di mantenere un vantaggio economico sulle donne. Quando si chiede ai politici perche` non abbiano agito per contenere l’inflazione della bolla immobiliare, invariabilmente citano come il settore immobiliare fosse un pilastro dell’occupazione. Indubbiamente sostenere il macho aveva gran benefici, mentre far scoppiare la bolla sarebbe stato un suicidio politico.

Eppure la bolla immobiliare e` solo l’ultimo di una lunga serie di sforzi nel sostegno del machismo, il piu` potente dei quali fu il New Deal, come sostiene la storica Gwendolyn Mink. All’apice della Grande Depressione nel 1933, 15 milioni di Americani erano disoccupati, in una forza lavoro composta per circa il 75 percento da uomini. Questo minava il modello dell’uomo procacciatore di cibo per la famiglia, e vi era una pressione tremenda per recuperarlo. Ed e` proprio questo che fece il New Deal, creando posti di lavoro per gli uomini. Ed isolare le donne dal mercato tenendole a casa divenne uno status symbol per gli uomini, un obiettivo che la maggior parte degli uomini raggiunse nella famiglia nucleare del dopoguerra (“Rosie la rivettatrice”, simbolo del femminismo degli anni della guerra nella leggendaria illustrazione “possiamo farcela” fu solo un contrattempo). In questo modo, secondo la storica Stephanie Coontz, la Grande Depressione ed il New Deal rinforzarono i tradizionali ruoli dei generi: alle donne veniva promessa la sicurezza economica in cambio della istituzionalizzazione del potere economico del maschio.

Oggi questo antico patto si e` sciolto, e nessun intervento di stato lo portera` indietro. Effettivamente, negli Stati Uniti, il pacchetto di stimolo dell’economia non porta molte similitudini con un programma di lavori pubblici sullo stile del New Deal. Nonostante iniziali discussioni riguardo ad una possibile concentrazione del pacchetto di stimolo su progetti di infrastrutture pronti a partire, linee ferroviarie ad alta velocita`, ed altre iniziative che avrebbero sostenuto pesantemente settori prevalentemente maschili dell’economia, la gran parte dei fondi sta andando – direttamente o indirettamente – all’educazione, alla sanita` ed ad altri servizi sociali. Di gia` negli Stati Uiniti le donne costituiscono quasi la meta` di biologi e scienziati medici e quasi tre quarti dei lavoratori nel settore sanitario. Persino il presidente statunitense Barack Obama ha commentato sul trasferimento del potere da uomini a donne quando ha detto al New York Times che, sebbene lavori in costruzione e settore manifatturiero non scompariranno del tutto, “costituiranno una percentuale inferiore dell’economia nel suo insieme”. Ed il risultato, ha detto, sara` che “sara` altrettanto probabile, se non di piu`, che siano le donne ad essere il principale procacciatore di cibo in famiglia”.

Questo significa che il macho scalpitante e fin troppo lautamente remunerato sta ora diventando un macho disoccupato e senza direzione – un fenomeno diverso ma possibilmente altrettanto distruttivo. L’anno scorso uno studio pubblicato su Social Science & Medicine [“Scienze Sociali e Medicina” N.d.t.] ha trovato che lunghi periodi di disoccupazione conducono spesso a un forte consumo di alcolici, specialmente per uomini tra i 27 ed i 35 anni. E questo macho vittima della globalizzazione puo` scordarsi il matrimonio: il sociologo Andrei Cherlin dice che “tra i lavoratori che sproporzionatamente vedono il loro lavoro spostarsi all’estero o sparire tra chips di computer, sempre meno giovani adulti penseranno di potersi sposare”. E cosi continuera` a svanire quell’effetto disciplinare che il matrimonio ha sui giovani uomini.

Come si sviluppera` questa transizione al mondo del post-macho? Dipende dalle scelte che gli uomini faranno, ed hanno solo due alternative.

La prima possibilita` e` adattarsi: che gli uomini accettino le donne come partner paritari ed assimilino le nuove sensibilità` culturali, istituzioni ed accordi paritari che questo potrebbe comportare. Questo non significa che tutti gli uomini dell’occidente si trasformeranno in dandy metrosexual, mentre gli ascolti delle partite di football ed i consumi di birra crolleranno. Ma con la morte del macho, un nuovo modello di mascolinità` potrebbe farsi strada, particolarmente tra alcuni uomini istruiti che vivono nel benestante Occidente del mondo.

L’economista Beth Stevenson ha descritto il declino di un logoro tipo di matrimonio, nel quale gli uomini si specializzano nel lavoro retribuito mentre le donne si occupano dei figli, in favore di un matrimonio di consumo, “nel quale entrambi i coniugi contribuiscono equamente alla produzione nel mercato, e sono uniti piu` da un condiviso desiderio di come consumare e vivere la propria vita”. Questi matrimoni tendono a durare piu` a lungo, ed a comportare una divisione piu` paritaria dei compiti casalinghi.

E non e` una coincidenza il fatto che una maggiore adattabilità` alla vita familiare negli uomini istruiti si estende alla vita economica. L’economista Eric D. Gould ha riscontrato nel 2004 che il matrimonio tende a rendere gli uomini (particolarmente quelli con salari piu` bassi) piu` seri nella propria carriera – piu` proni a studiare di piu`, lavorare di piu` ed a desiderare lavori da impiegato piuttosto che da operaio. Questo dell’adattamento degli uomini puo` essere uno scenario ottimistico, ma non e` del tutto improbabile.

Poi, comunque, c’e` l’altra possibilita`: resistere. Gli uomini potrebbero decidere di lottare all’ultimo sangue per la sopravvivenza del macho, sacrificando le proprie prospettive nel tentativo di interrompere e rallentare una potente tendenza storica. Ci sono abbondanti precedenti in questo campo. Difatti, uomini che non hanno maniere costruttive di dare sfogo alla propria rabbia potrebbero diventare una fonte di estremismo militante; pensate ai nostalgici del KGB in Russia o alle reclute della Jihad alla ricerca dell’onore perduto, per nominare solo un paio di esempi. E ci sono ancora parecchi uomini nell’Occidente che vogliono “ostacolare la storia, urlare STOP”. Malgrado questi, comunque, i paesi dell’occidente sviluppato questa volta non sembrano per la maggior parte cercare di conservare il vecchio squilibrio tra i generi del machismo.

Invece, la scelta tra adattamento e resistenza potrebbe svilupparsi in una divisione geopolitica: mentre gli uomini del Nord America e dell’Europa dell’Ovest in gran parte – anche se non sempre felicemente – potrebbero adattarsi al nuovo ordine egalitario, le loro controparti nei giganti emergenti dell’Est e Sud Asia, senza parlare della Russia, tutti luoghi in cui le donne ancora spesso affrontano una brutale oppressione domestica, potrebbero avviarsi verso una ancora piu` esagerata ineguaglianza dei generi. In società tali, il potere statale verra` usato non per promuovere gli interessi delle donne, ma per mantenere il macho in vita.

Guardiamo alla Russia, dove la situazione si e` sviluppata in questo senso nell’ultimo decennio. Nonostante ci siano 10,4 milioni piu` donne russe che non uomini, la maggioranza numerica non si e` tradotta in un potere politico o economico. Dopo il collasso dell’Unione Sovietica, l’ideale dell’uguaglianza delle donne e` stato completamente abbandonato, e molti Russi hanno rianimato il culto della casalinga a tempo pieno (con il governo Putin che offriva persino un bonus alle donne incinte). Ma gli uomini russi, confusi dalla dislocazione del collasso sovietico e da un decennio di crisi economica, semplicemente non hanno saputo adattarsi. Secondo la scrittrice moscovita Masha Lipman “era comune per gli uomini cadere in depressione e spendere giorni a bere e fumare sdraiati sul divano”. Tra tassi altissimi di mortalità, incarcerazione ed alcolismo, e bassi tassi di educazione, solo un basso numero di uomini russi furono anche lontanamente capaci (o desiderosi) di essere i soli a lavorare in famiglia.

E cosi` le forti donne russe sono state lasciate al lavoro, dovendo contemporaneamente accettare livelli di sfruttamento sessuale sempre piu` alti al lavoro ed un’enorme ipocrisia a casa. Secondo la ricerca di Elena Mezentseva, del Centro di Ricerca sui Generi di Mosca, in Russia e` impiegata una percentuale maggiore di donne in eta` lavorativa che in quasi ogni altra nazione, ma secondo le statistiche del 2000 una donna russa guadagnava solo la meta` di un uomo russo per lo stesso lavoro. In tutto questo tempo Putin ha favorito questo atteggiamento negli uomini, trasformando la loro nostalgia del macho perduto in tempi sovietici in un’ideologia.

Se questo rappresenta lo scenario peggiore di dove potrebbe portare la morte del macho, un altro genere di pericolo si sta sviluppando in Cina. Il suo pacchetto di stimolo di 596 miliardi di dollari porta una molto maggiore somiglianza ad un programma di coinvolgimento pubblico sullo stile del New Deal che non qualsiasi altro programma proposto dal partito democratico degli Stati Uniti. Se il settore sanitario e l’educazione hanno attratto la maggior parte dei fondi dello stimolo statunitense, piu` del 90 percento dello stimolo cinese e` diretto alle costruzioni: case popolari, autostrade, ferrovie, dighe, impianti di trattamento dei rifiuti, griglie elettriche, aeroporti, e molto altro.

Questa febbre di spesa e` diretta a contenere il danno catastrofico causato dalla perdita di impieghi nel settore manifatturiero delle esportazioni cinesi. Il Partito Comunista Cinese da tempo vede i 230 milioni di lavoratori migranti, circa due terzi dei quali sono uomini, come una fonte di potenziale fermento politico. Decine di milioni hanno gia` perso il lavoro nel manifatturiero, e si sono finora dimostrati riluttanti a tornare nelle loro province di origine.

Come negli Stati Uniti la bolla immobiliare era una politica maschilista, cosi` la traiettoria economica della Cina negli ultimi due decenni e` fortemente legata al tentativo di arginare la minaccia posta dall’enorme popolazione migrante maschile. L’economista del MIT [Massachussets Institute of Technology] Yasheng Huang sostiene che mentre il primo decennio dopo le riforme economiche di Deng Xiaoping ha visto un’incredibile crescita economica e dell’imprenditoria nell’interland cinese, i due decenni successivi hanno visto un marcato declino delle prospettive economiche della Cina rurale insieme ad un concertato tentativo di promuovere il rapido sviluppo delle citta` costiere. Imprese statali e corporazioni multinazionali hanno goduto di generose sovvenzioni, agevolazioni fiscali ed altri accordi favorevoli ed in cambio hanno impiegato milioni di lavoratori migranti. Questo ha esacerbato la migrazione interna, che ha visto milioni di uomini lasciare la poverta` rurale in cerca di impieghi urbani a breve termine, ma dopo la rivolta di Piazza Tienanmen le citta` cinesi hanno dato loro il benvenuto in quanto strumento per evitare fermenti nelle citta`.

Oggi, comunque, e` difficile immaginare come i leader cinesi possano dipanare questa matassa. La situazione e` resa peggiore dal declino della popolazione – nascono in media 119 maschi ogni 100 femmine – e la nazione ha gia` visto proteste violente da parte di una popolazione maschile sempre piu` alienata. Certo, e` possibile che la Cina incanali costruttivamente questo surplus di macho-energia nella direzione dell’imprenditoria, rendendo il paese una fonte globale di innovazione radicale, con tutte le implicazioni anche militari che questo comporterebbe. Piu` probabilmente, se la natura del pacchetto di stimolo cinese e` di qualche indicazione, Bejing continuera` a privilegiare l’economia industriale urbana – poiche` se questa valvola di sfogo per il macho si sbriciolasse, ci sono buone ragioni di credere che il Partito Comunista si sbriciolerebbe con essa.

Potrebbe sembrare allettante pensare che la morte del macho sia una semplice correzione ciclica e che i maschi alfa del mondo finanziario saranno in grado di tornare presto al lavoro. Allettante, ma sbagliato. La “competizione tra peni” resa possibile da infinite agevolazioni, arcani strumenti finanziari e puro e semplice capitalismo, sara` ora addomesticata in maniera conclusiva.

La lui-cessione sta creando punti di contatto tra persone tipicamente non ritenute spiriti affini, da economisti comportamentali a storiche femministe. Mentre molti incolpano l’uomo del corrente disastro economico, molte discussioni si sono finora concentrate sugli effetti della recessione sulle donne. E questi effetti ci sono e sono reali. Le donne avevano un tasso globale di disoccupazione piu` alto prima della recessione, e continuano ad averlo. Questo fatto porta molti a concordare con il rapporto dell’ONU dell’inizio di quest’anno: “La crisi economica e finanziaria mette un carico sproporzionato sulle spalle delle donne, che sono spesso concentrate in settori di impiego vulnerabili, tendono ad avere minori indennità di disoccupazione e previdenza sociale, e subiscono un accesso ed un controllo diseguale alle risorse economiche e finanziarie”.

Questa e` una preoccupazione valida, e non incompatibile con il fatto che miliardi di uomini intorno al globo, non solo un gruppo di banchieri screditati, ci rimetteranno sempre di piu` nel nuovo mondo che sta prendendo forma dall’attuale naufragio economico. Le donne cominciano a guadagnare quel potere sociale, economico e politico che e` stato loro lungamente negato, e sara` niente meno che una vera e propria rivoluzione, tale che la civiltà` umana non ha mai visto.

Questo non vale a dire che uomini e donne si faranno la guerra separati da barricate. Il conflitto prendera` forme piu` sottili, ed il principale campo di battaglia saranno cuori e cervelli. Ma siate certi che l’asse del conflitto globale di questo secolo non saranno ideologie in guerra, o geopolitiche in competizione, o civilizzazioni che si scontrano. Non sara` la questione razziale o etnica. Saranno i generi. Non vi sono precedenti per una guerra dopo la morte del macho. Ma possiamo aspettarci che la transizione sara` lancinante, irregolare, e possibilmente molto violenta.

Titolo originale: “THE DEATH OF MACHO”

Fonte: http://www.foreignpolicy.com
Link
11.11.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MADDY

Pubblicato da Das schloss

  • Hassan

    Siti antifemministi:

    http://antifeminist.altervista.org
    http://fematrix.altervista.org
    http://www.altrosenso.info
    http://giubizza.blogspot.com
    http://www.uomini3000.it
    http://www.maschiselvatici.it
    http://maschiselvatici.blogsome.com
    http://ilvolodidedalo.blogspot.com
    http://www.landriscina.it/wiki/doku.php?id=qm:indice
    http://archeodada.altervista.org/totalitarismototale/category/antifemminismo/

    Letture consigliate:

    “Cruel Hoax: Feminism and the New World Order”, di Henry Makov
    “Il mito del potere maschile”, di Warren Farrell
    “L’ uomo maschio”, di Éric Zemmour
    “Questa metà della terra”, di Rino della Vecchia Barnart

  • MadMax

    questo documento mi sembra il classico tentativo di Dividi et Impera

    invece di mettere il popolo truffato contro gli speculatori della crisi si sposta l’attenzione sul conflitto dei sessi. gli uomini resteranno senza lavoro? qualche donna dovrà pur pigliarseli e quindi anche loro avranno la loro dose di problemi, tutto qui.

  • Eleonora_

    Se gli uomini sono in percentuale maggiormente occupati e, a parità di posizione, hanno una retribuzione più alta rispetto alle donne, è palese che siano quelli più colpiti dalla recessione economica. Curioso come piuttosto che rivolgersi al sistema -specie della finanza- che ha messo in ginocchio l’America l’autore si preoccupi di farne una questione di gender. Gli uomini vengono licenziati? Colpa delle donne. Patetico. Ma non è l’era dell’uomo che sta giungendo alla fine, bensì quella dell’homo oeconomicus.

  • rosacroce

    PERFETTAMENTE D’ACCORDO

  • myone

    ……macio ????? …… ma di che…….?!?

  • Rossa_primavera

    Tentare di spiegare l’attuale crisi finziaria globale come una differenza tra l’impostazione culturle maschile e femminile e’ decisamente fuorviante:questa crisi e’ figlia degli speculatori finanziari che sono degli affamatori del popolo,senza volto ne sesso,e come tali andrebbero trattati da una giustizia sommaria.L’avidita’,il materialismo e l’assenza di qualunque valore etico e sociale di costoro trascende il concetto di sesso.Non fu infatti una donna,di fronte al popolo francese che reclamava giustamente il pane,a rispondere con aristocratica e colpevole indifferenza,a proporre di mangiare brioches?

  • Boero

    Ancora una volta,cazzate su cazzate,qual è l’errore idiota di questo genere di articoli:confondere l’elite di uomini alpha,con gli uomini beta.
    Dominio maschile?Se stiamo parlando dell’1% degli uomini alpha è ben lungi dal finire.Dominio maschile degli uomini beta?Ma quanto siete buffoni per sostenere che quel mendicante affettivo dell’uomo beta abbia un dominio?Davvero tanto.Il femminismo ha trasformato una differenza di classe in una differenza di genere,e i maschi alpha hanno fatto di tutto per favorirlo,in questo genere di impostazione.

  • Boero

    Dominazione maschile?Parlatene con gli uomini beta.
    Il movimento
    di Fabrizio Marchi
    Tutti i sistemi sociali, politici ed economici che si sono avvicendati nel corso della storia in tutte le epoche e in tutti i contesti, hanno sempre visto al proprio interno la compresenza di ceti dominanti e ceti dominati. Non è mai esistito fino ad oggi un sistema capace di superare nei fatti questa contraddizione e di costruire una società realmente nuova, fatta di uomini e donne realmente liberi/e ed eguali.

    Naturalmente questo assioma è valido più che mai, nonostante le apparenze, anche per i sistemi sociali e politici attuali. Viviamo in una società formalmente ispirata a principi democratici e liberali ma sostanzialmente dominata dalla ragione strumentale ed utilitaristica e dal dominio assoluto del mercato e della sua ideologia.

    La peculiare caratteristica di questa moderna forma di dominio è la sua altissima capacità di condizionare e controllare l’esistenza dei suoi membri a qualsiasi livello, sia nella sfera pubblica che soprattutto in quella privata. In pratica non esiste un solo anfratto della vita umana che sia sottratto al suo controllo, né potrebbe essere altrimenti.

    Infatti è la natura stessa di questo genere di dominio, la sua peculiarità e la sua complessità che rendono necessaria questa forma di controllo totale e totalizzante della vita degli individui, soprattutto del loro foro interiore e dei loro aspetti psicologici più profondi.

    Questa forma di controllo così sofisticata e altamente pervasiva è la caratteristica delle forme moderne di dominio. Infatti le tirannie e i sistemi dispotici e totalitari della storia passata e recente non avevano la necessità assoluta di controllare ogni angolo, anche il più profondo e remoto, della vita degli individui. E questo perchè il contratto sociale, cioè la relazione fra il sovrano e i suoi sudditi, era in ultima istanza fondata sui rapporti di forza, cioè sul tasso di terrore che il primo era in grado di esercitare sui secondi al fine di ottenere la loro obbedienza e il rispetto delle leggi e dell’ordine costituito.

    Ma queste forme di organizzazione sociale e politica sono assolutamente inadeguate a governare e a gestire società complesse come quelle capitalistiche occidentali (e non solo occidentali ormai…) contemporanee le quali, per sopravvivere e autoalimentarsi, hanno bisogno di meccanismi sociali, culturali e psicologici estremamente più complessi del semplice esercizio della forza che strutturalmente non può essere sufficiente a promuovere e mobilitare forze e risorse produttive, sia in termini quantitativi che soprattutto qualitativi, necessarie ad alimentare l’intero sistema.

    Tali meccanismi non possono quindi poggiare le loro fondamenta tanto sulla coercizione quanto sull’utilizzo puntuale e sapientemente centellinato di ciò che usiamo definire col termine di incentivo che diventa, nell’attuale contesto, lo strumento determinante per la sopravvivenza del sistema stesso. Naturalmente, in questa situazione testè descritta, la più potente e principale forma di incentivo è data dalla possibilità di arricchirsi o dalla speranza di poterlo fare. Arricchirsi diventa tanto più fondamentale soprattutto in una società dove tutto è stato mercificato, in primis la sfera sessuale e affettiva che, in una società che ha superato l’era del pane, diventa il primo e più importante bisogno primario da soddisfare. Ma soddisfare questo bisogno, in un contesto sociale siffatto, significa piegarsi o comunque adattarsi alle leggi del mercato e ai suoi dettami ideologici, pena l’esclusione dal consumo del bene (la sessualità, in questo caso) o l’emarginazione dal contesto sociale; cosa questa che comporta automaticamente l’esclusione dal consumo del bene stesso.

    Da ciò si evince che la sessualità, questa grande, potente e meravigliosa forza della natura, che in quanto tale dovrebbe essere messa nelle condizioni di esprimersi liberamente e pienamente, è stata ridotta dal sistema capitalistico attuale a due concetti fondamentali: merce e consumo.

    Naturalmente non è certo da ora che la sessualità è stata ingabbiata in logiche che con questa non hanno nulla a che vedere. Nei secoli e nei millenni che abbiamo alle spalle essa è stata pesantemente condizionata dalle religioni organizzate e dalle loro istituzioni nonché da una montagna di precetti e pseudo costruzioni moralistiche che avevano come unico obiettivo quello di disinnescare la potenza dirompente contenuta in quell’energia che la sessualità, se non fosse compressa da vincoli e catene di ogni sorta, sarebbe in grado di liberare.

    Tuttavia questo sistema di condizionamenti a sfondo religioso-moralistico (di cui comunque non abbiamo nessuna nostalgia), anche se ancora in grado di esercitare un peso sulla vita degli individui, appare oggi notevolmente indebolito. Un indebolimento non casuale ma dovuto al trionfo della ragione strumentale e utilitaristica che ha travolto anche quel sistema fino a sostituirlo con quello dell’ideologia della mercificazione totale dei corpi e delle anime degli individui.

    Tutto ciò non è avvenuto casualmente. E’stato un processo estremamente complesso e sofisticato che ha avuto bisogno, per poter essere messo in atto, di nuovi attori sociali e di nuove alleanze fra le parti in causa.

    Ed è qui che entra in ballo il ruolo del femminismo, quel movimento che era nato e si era sviluppato una quarantina di anni fa e che si proponeva, nelle sue migliori intenzioni, la trasformazione radicale dello stato di cose presenti attraverso la liberazione delle donne, e che invece ha finito per essere lo strumento privilegiato proprio di quel sistema che avrebbe dovuto combattere.

    D’altronde non è certo la prima volta che nella storia accadono fenomeni simili. Tante rivoluzioni sono purtroppo fallite e/o degenerate sull’onda dello stesso perverso meccanismo.

    Le donne, che sembrava dovessero rappresentare il soggetto di una trasformazione sociale e culturale epocale, hanno finito col diventare, nella loro grande maggioranza, uno strumento attivo e spesso consapevole del sistema, facendo proprie le logiche strumentali di cui è portatore, diventandone complici e ricavandosi uno spazio di potere al suo interno.

    Hanno scelto di essere ridotte ma in larga parte di autoridursi a merce, non solo dal punto di vista pratico ma soprattutto da quello psicologico, cioè del loro modo di essere, di vivere e di concepirsi all’interno della relazione con l’altro genere. Questa scelta è stata profumatamente pagata dal sistema dominante che ha avuto e ha un grande bisogno di loro. Le donne insomma sono state promosse, hanno acquistato uno spazio notevolissimo all’interno del sistema stesso senza però metterne in discussione le fondamenta che anzi, oggi, grazie al loro contributo, sono ancora più solide rispetto al passato. Ma perché la scelta di promuovere le donne? Perché è stata attribuita loro tanta importanza? Per un motivo molto semplice. Perché la sessualità femminile costituisce da sempre un fattore straordinariamente potente di incentivazione per gli uomini; una spinta nei confronti della quale, specie per gli uomini in giovane età, è praticamente impossibile opporre resistenza. Attribuendogli un valore di mercato e un valore d’uso e rendendola conseguentemente accessibile solamente a coloro che sono in grado di esserne fruitori, viene così a costituire uno strumento formidabile e ineguagliabile al fine di alimentare il sistema stesso non solo dal punto di vista economico ma anche da quello culturale e psicologico; tutti aspetti intimamente connessi e non separabili nei moderni sistemi sociali.

    Le donne si sono di fatto prestate a questa operazione, anche se con differenti livelli di consapevolezza. Rimangono subalterne e subordinate alle elite dei cosiddetti maschi dominanti (che denomineremo col termine di maschi alpha) che sono al vertice della catena di comando insieme alle nuove elite femminili, ma hanno acquistato, o meglio, è stato loro conferito, un ruolo dominante sul resto della popolazione maschile (che denomineremo col termine di maschi beta) che si trova a sua volta in una posizione di subalternità e subordinazione non solo nei confronti delle elite dominanti, maschili e femminili, ma anche nei confronti della grande maggioranza delle donne che sono forti del peso specifico rappresentato dalla loro sessualità e dal valore di mercato a questa attribuito.

    Il paradosso a questo punto, ammesso e non concesso che le premesse del movimento femminista siano autentiche e che la sua interpretazione della storia sia infallibile, è dunque questo. E cioè che le donne (per lo meno la grandissima maggioranza) rimangono subalterne a quegli uomini, i maschi alpha dominanti, (cioè coloro che hanno un ruolo dirigente nella società e comunque, nei più disparati settori, sono uomini di potere e/o di successo) che le hanno da sempre tenute in una posizione di subordinazione ma abbattono la scure della loro vendetta storica sugli uomini “normali” (cioè i maschi beta non dominanti), coloro la cui colpa e la cui sfortuna è unicamente quella di essere nati uomini nel momento sbagliato, cioè in una fase storica nella quale, se non si appartiene alla elite dei maschi alpha dominanti, si è considerati meno di zero.

    Questi ultimi, e non altri o altre, sono oggi il gruppo sociale e di genere che si trova a vivere in una condizione di totale subalternità, discriminazione e oppressione nei confronti degli altri gruppi sociali, delle vecchie e nuove classi dominanti maschili e femminili e dell’intero genere femminile. Completamente privi di ogni potere di contrattazione, senza alcun peso specifico, a differenza della grande maggioranza delle donne, da mettere sulla bilancia, disarmati dal punto di vista culturale e psicologico, colpevolizzati da decenni di pseudocultura femminista che li ha criminalizzati, costantemente sottoposti ad un pestaggio morale portato avanti da una campagna mediatica senza precedenti, gli uomini beta costituiscono la massa di manovra destinata a sostenere e ad alimentare questo complesso sistema di sfruttamento e oppressione sociale e di genere. L’ultimo ma necessario anello della catena. Il nuovo proletariato della società del mercato totale e totalizzante.

    La liberazione degli uomini beta da questa condizione di oppressione umana, sociale e di genere, è l’obiettivo strategico per cui è nato questo Movimento.

    Naturalmente, per questo fine è necessario lavorare affinchè essi stessi prendano consapevolezza della loro condizione di subalternità. Consapevolezza che oggi non hanno.

    Nel corso di questi ultimi decenni gli uomini beta sono stati martellati senza sosta dal punto di vista psicologico e culturale, le loro identità di uomini sono state distrutte con una raffinatissima tecnica di manipolazione psicologica e mediatica fino a farli addirittura sentire colpevoli di essere nati uomini.

    Calpestati e derisi in quanto uomini e in quanto uomini non dominanti, privati di ogni valore ma soprattutto di qualsiasi strumento per la comprensione della realtà e della loro condizione, gli uomini beta hanno cominciato, gradualmente ma inesorabilmente, a non sentirsi più neanche uomini. Completamente inermi e devastati sotto ogni punto di vista, non è rimasto loro che cercare di adeguarsi ad una realtà che considerano immutabile e scimmiottare i modelli maschili dominanti, senza averne però le possibilità e gli strumenti. Uno spettacolo penoso e avvilente, una rincorsa affannosa e stentata, una recita disperata con la quale cercano faticosamente di conquistarsi un piccolo spazio e di essere socialmente e umanamente accettati, soprattutto dall’altro sesso.

    E’ necessario un lavoro molto lungo, profondo e paziente per aiutare gli uomini beta a ricostruire la loro identità negata e vilipesa. Per convincerli a rifiutare un sistema che li ha indotti a credere che si è degni di considerarsi Uomini solo se si ha un determinato reddito, se si occupa una determinata posizione all’interno del contesto sociale e se si compare sugli schermi di questo o quel network televisivo.

    Per spronarli a riconquistare con forza e dignità una nuova e diversa relazione con l’altro sesso. Una relazione costruita sui valori di una VERA EGUAGLIANZA, di una VERA RECIPROCITA’, di una VERA AUTONOMIA e di un RECIPROCO RISPETTO E RICONOSCIMENTO DELL’ALTRO/A, e non sulla sottomissione dell’uno ad opera dell’altra, come è invece oggi.

    Per far questo è necessario liberarsi da tante catene ma soprattutto è necessario compiere un grande sforzo individuale e collettivo. E’ fondamentale rivisitare completamente la propria maschilità all’interno dei profondi cambiamenti avvenuti e, sulla base di questo, rivedere completamente il proprio atteggiamento nei confronti del genere femminile. Smettere di proporsi sempre e comunque, di recitare copioni preconfezionati, di assumere sempre l’iniziativa, di vestire dei panni che non sono i propri pur di assecondare i desideri altrui. Proporsi invece, quando se ne ha voglia, per quello che si è e non per quello che si ha o che si rappresenta (o che si fa finta di avere o di rappresentare…), senza finzioni o recite di sorta, con la massima disinvoltura, con la giusta tempistica e senza MAI tradire la propria indole, la propria dignità e la propria libertà. Non dare affatto per scontato che i ruoli delle donne e degli uomini “da che mondo è mondo”, come si suol dire ipocritamente, non potranno mai cambiare. Se questo fosse vero il femminismo non avrebbe potuto rivendicare l’eguaglianza e la pari dignità delle donne, cosa che invece ha sacrosantamente fatto mettendo in discussione proprio quell’assunto.

    Ebbene, il concetto di eguaglianza, come quello di libertà, comporta diritti ma anche doveri. Non è pensabile ipotizzare un sistema di diritti senza al contempo anche dei doveri. E quindi, se veramente siamo tutti eguali, è evidente che uomini e donne devono vivere e comportarsi in egual modo all’interno dello stesso sistema di regole. Ciò deve valere in ogni ambito della vita, sia esso sociale, economico, politico o relazionale. Se si chiedono a gran voce le quote rosa nelle assemblee elettive si devono coerentemente chiedere anche per lavorare nelle miniere, nei cantieri edili, negli altiforni, sulle piattaforme petrolifere, nelle acciaierie. Così come, se si professa l’eguaglianza nelle relazioni fra i sessi allora non si può continuare a pensare che questa possa continuare a svolgersi sempre e comunque a senso unico, con l’uomo che, da una posizione di oggettiva subordinazione, si propone, investe tempo, denaro ed energie, rischia il rifiuto, e la donna che, comodamente collocata dal punto di vista psicologico, sul suo metaforico piedistallo, decide come, quando e soprattutto PERCHE’ e CON CHI (ma in base a quali criteri selettivi?…). In questa siffatta modalità di relazione non c’è nulla di spontaneo, naturale, reciproco e umano ma tutto viene giocato sul terreno del potere, subdolamente gestito a livello psicologico, dell’una sull’altro, sul ricatto sessuale e sullo scambio concettualmente mercantile. In parole più povere sul do ut des applicato alla sessualità e all’affettività.

    Naturalmente siamo consapevoli che nessuno cederà mai neanche una minima quota del potere che detiene se non ci sarà qualcuno che glielo toglierà. Ce lo dice la storia e non saremo noi a mettere in discussione questo insegnamento.

    E’ quindi ovvio che gli uomini beta dovranno misurarsi in una fase di grandissima conflittualità con il genere femminile e con il sistema economico, sociale, politico e culturale di cui è sostanzialmente alleato.

    Non ci saranno sconti, scorciatoie e improbabili vie d’uscita per nessuno e per nessuna. Noi per primi lavoreremo affinché lo scontro, oggi latente e apparentemente inesistente a causa della quasi totale assenza di consapevolezza da parte degli uomini beta, diventi il più possibile esplicito.

    Non è possibile fare altrimenti. L’acquisizione di una nuova coscienza, sia a livello individuale che di genere da parte degli uomini beta e la possibilità per loro di prefigurare nuovi e più dignitosi orizzonti esistenziali, non può che passare attraverso una palese e consapevole conflittualità nei confronti di coloro che hanno interesse a mantenerli in una posizione di subalternità e oppressione.

    Il Movimento degli Uomini Beta si propone di lavorare per un radicale riequilibrio della relazione fra i sessi, considerata propedeutica per una più ampia e profonda trasformazione dello stato di cose presenti. Tale riequilibrio potrà avvenire solo attraverso la presa di coscienza, da parte degli Uomini Beta, della loro condizione di oppressione e subordinazione e attraverso un processo di palese e consapevole conflittualità con tutte/i coloro che hanno interesse a mantenerli in una tale condizione.

    Il Movimento degli Uomini Beta si rivolge quindi a tutti gli Uomini non appartenenti alle elite dominanti, invitandoli ad aderire e ad autoorganizzarsi per la difesa dei propri interessi di genere e dei propri diritti.

    In egual misura, il Movimento degli Uomini Beta invita le Donne non appartenenti alle nuove elite dominanti femminili a fare una scelta di campo, ad abbandonare a qualsiasi livello le logiche strumentali e mercantili e i privilegi di sempre, per vivere una relazione con l’altro sesso all’insegna della reciprocità, dell’autenticità, della spontaneità e di una vera eguaglianza fra i generi.

    Questa è secondo noi la vera rivoluzione e questa è la sfida che lanciamo e per la quale ci batteremo con tutte le nostre forze. In quanto Uomini Beta, consapevoli della nostra condizione, sappiamo di non avere nulla da perdere se non le nostre catene. Ma anche un mondo da guadagnare.

    Fabrizio Marchi

  • Boero

    …Le donne, che sembrava dovessero rappresentare il soggetto di una trasformazione sociale e culturale epocale, hanno finito col diventare, nella loro grande maggioranza, uno strumento attivo e spesso consapevole del sistema, facendo proprie le logiche strumentali di cui è portatore, diventandone complici e ricavandosi uno spazio di potere al suo interno. Hanno scelto di essere ridotte ma in larga parte di autoridursi a merce, non solo dal punto di vista pratico ma soprattutto da quello psicologico, cioè del loro modo di essere, di vivere e di concepirsi all’interno della relazione con l’altro genere. Questa scelta è stata profumatamente pagata dal sistema dominante che ha avuto e ha un grande bisogno di loro. Le donne insomma sono state promosse, hanno acquistato uno spazio notevolissimo all’interno del sistema stesso senza però metterne in discussione le fondamenta che anzi, oggi, grazie al loro contributo, sono ancora più solide rispetto al passato. Ma perché la scelta di promuovere le donne? Perché è stata attribuita loro tanta importanza? Per un motivo molto semplice. Perché la sessualità femminile costituisce da sempre un fattore straordinariamente potente di incentivazione per gli uomini; una spinta nei confronti della quale, specie per gli uomini in giovane età, è praticamente impossibile opporre resistenza. Attribuendogli un valore di mercato e un valore d’uso e rendendola conseguentemente accessibile solamente a coloro che sono in grado di esserne fruitori, viene così a costituire uno strumento formidabile e ineguagliabile al fine di alimentare il sistema stesso non solo dal punto di vista economico ma anche da quello culturale e psicologico; tutti aspetti intimamente connessi e non separabili nei moderni sistemi sociali. Le donne si sono di fatto prestate a questa operazione, anche se con differenti livelli di consapevolezza. Rimangono subalterne e subordinate alle elite dei cosiddetti maschi dominanti (che denomineremo col termine di maschi alpha) che sono al vertice della catena di comando insieme alle nuove elite femminili, ma hanno acquistato, o meglio, è stato loro conferito, un ruolo dominante sul resto della popolazione maschile (che denomineremo col termine di maschi beta) che si trova a sua volta in una posizione di subalternità e subordinazione non solo nei confronti delle elite dominanti, maschili e femminili, ma anche nei confronti della grande maggioranza delle donne che sono forti del peso specifico rappresentato dalla loro sessualità e dal valore di mercato a questa attribuito. Il paradosso a questo punto, ammesso e non concesso che le premesse del movimento femminista siano autentiche e che la sua interpretazione della storia sia infallibile, è dunque questo. E cioè che le donne (per lo meno la grandissima maggioranza) rimangono subalterne a quegli uomini, i maschi alpha dominanti, (cioè coloro che hanno un ruolo dirigente nella società e comunque, nei più disparati settori, sono uomini di potere e/o di successo) che le hanno da sempre tenute in una posizione di subordinazione ma abbattono la scure della loro vendetta storica sugli uomini “normali” (cioè i maschi beta non dominanti), coloro la cui colpa e la cui sfortuna è unicamente quella di essere nati uomini nel momento sbagliato, cioè in una fase storica nella quale, se non si appartiene alla elite dei maschi alpha dominanti, si è considerati meno di zero.

  • Drachen

    che articolo demenziale.
    auspica come aspetto positivo che gli uomini lavoreranno di più e vorranno fare gli impiegati.
    c’è nella mentalità femminista un tarlo inaffrontabile che è quello di considerare il potere sessuale femminile come un assoluto e parimenti c’è la pretesa interiorizzata che l’uomo sia al servizio della donna.
    è implicito nell’articolo: l’uomo per avere un matrimonio duraturo e se appartiene ad una classe sociale umile si sentirà più responsabilizzato sul lavoro.
    in realtà l’uomo non si sposa se è umile, in primis perchè viene scartato, ed in secondo luogo perchè il matrimonio è diventato un luogo di sofferenza.

  • Cornelia

    C’è un antico sistemino per dare impiego a frotte di giovanotti disoccupati e senza mogli a tenerli buoni.

    Si chiama guerra.

  • guru2012

    “L’economista Beth Stevenson ha descritto il declino di un logoro tipo di matrimonio, nel quale gli uomini si specializzano nel lavoro retribuito mentre le donne si occupano dei figli, in favore di un matrimonio di consumo, “nel quale entrambi i coniugi contribuiscono equamente alla produzione nel mercato, e sono uniti piu` da un condiviso desiderio di come consumare e vivere la propria vita”. Questi matrimoni tendono a durare piu` a lungo, ed a comportare una divisione piu` paritaria dei compiti casalinghi.” Che tristezza.
    Stiamo correndo a grosse falcate verso il gay assoluto, fantastico.

  • alinaf

    Questo Salam è un salam che ha una rubrica settimanale su Forbes. Ti credo che è preoccupato se il macho non compra più auto di lusso o fa viaggi da favola ! Mavalàmavalàmavalà 🙂 ‘Sti americani che profonda delusione.

  • Davide71

    Ciao a tutti:
    io penso che il minimo livello di “machismo” lo si raggiunge quando l’integrazione nel tessuto sociale (femminile) si fa più forte, e non è questo il momento. Penso che il massimo livello sia stato raggiunto negli anni Settanta, e adesso stiamo scivolando verso l’anarchia, dove vige la legge dell’animale più forte. Magari mi sbaglio.

  • Boero

    Perchè mi avete censurato un commento?Non siete in grado di rispondere forse?
    L’80% dei licenziati è uomo?O sarebbe meglio dire che l’80% dei licenziati appartiene al settore privato(come riconosce anche l’articolo ),mentre il settore pubblico è principalmente femminile ed ha ricevuto nuovi posti di lavoro grazie all’obamismo?

    E perchè il settore pubblico da lavoro soprattutto alle donne?Forse perchè negli Stati Uniti esiste una cosa chiamata ”discriminazione positiva” per cui il settore pubblico è diventata una enclave delle lobby del chiagnifottismo,fra cui spicca quella femminista,per cui assumono quasi solo più donne e appartenenti a minoranze?A questo punto non si potrebbe pensare che la nostra società ”maschilista” sta trasferendo soldi dal genere maschile a quello femminile,discriminando quest’ultimo?
    Il dato pubblicato da questo ”illuminato” ne è la prova lampante.Chi è che mantiene queste donne che ”lavorano” nel settore pubblico?Forse i pochi uomini ”machi” che sono sopravissuti nel settore privato?O forse i ”machi cinesi che continuano a comprare il debito pubblico americano permettondo loro di mantenere la burocrazia e non licenziarla?
    Ma non potrà durare per sempre(anche se non finirà subito) prima o poi il debito pubblico americano salterà,e con esso finiranno in mezzo alla strada anche quelle categorie che si sono avvantaggiate finora di una burocrazia che per ragioni politico-elettorale assumeva e manteneva solo più loro.
    Di più,l’articolo parla di uomini machi pieni di soldi che vengono licenziati,ma poi ci spiega che la maggior parte dei licenziati appartengono a settori come ”industrie pesanti”,e costruzioni,notoriamente dei settori di uomini privilegiati.
    Menomale che arriva la globalizzazione e fa licenziare questi uomini machi,erano tutti lì che esibivano i loro muscoli da macho su ponteggi pericolanti,o in mezzo a presse trancia dita(il 95% dei morti sul lavoro è maschio non femmina)ora per fortuna questi privilegi sono finiti, e sono stati buttati in mezzo a una strada come loro meritano.E ora che sono in mezzo alla strada pensa un pò,protestano pure,e potrebbero persino diventare frustrati,ma guarda un pò,quindi care donne non fateli entrare in casa,potrebbero rubarvi i soldi del vostro stipendio pubblico,o dell’assegno di mantenimento del vostro ex…
    Una sola domanda,questi privilegiati che voi chiamate machi,una volta non erano chiamati proletari?Perchè duole dirglielo all’articolista, ma i machi di goldmann sachs,di wall street e della city di londra sono tutti ancora lì.Non ne è stato licenziato nessuno,casualmente,perchè oramai wall street ingrassa,mentre main street muore.Chi si salva?Gli uomini più ricchi,e le donne.Ergo chi è discriminato?Ma al nostro amico poco importa,LUI APPARTIENE ALLA CATEGORIA DEGLI UOMINI ALPHA,PRIVILEGIATI,SCRIVE SU FORBES E INFATTI PUO’ PERMETTERSI DI SCRIVERE QUELLO CHE SCRIVE,QUESTO SISTEMA LO FAVORISCE E LUI NON SARA’ MAI TOCCATO,LUI FA PARTE DI QUEI ”MACHI” CHE SOPRAVVIVERANNO,e che desidera impliciatamente la morte di tutti i beta proletari,così giusto per eliminare la concorrenza residua che può venire da essi.

  • Boero

    Se la colpa di tutto il male e di tutti i problemi è degli uomini,che bisogno c’è di analizzare la società e tentare di cambiarla?tanto poi basta sostituire gli uomini con le donne e tutti i problemi magicamente finiscono.In questo senso è comprensibile perchè il femminismo è funzionale al sistema,meglio un’articolo sulla famosa ”imprenditoria rosa che ci salverà dalla crisi”,piuttosto che uno sulla scellerata politica di greenspan e di bernanke che ci ha portato fin qui.
    Se poi l’80% dei licenziati è uomo,donne di che vi preoccupate,in fondo non tutto il male viene per nuocere,e così la globalizzazione sta portando acqua al vostro mulino…utilizzare le donne e le minoranze come fattore di controllo sociale,è l’ultima fallimentare strategia di questo sistema che tenta,in tutti i sistemi di strizzare l’occhio alle donne ”il futuro è rosa”,criminalizzando le persone distrutte dal sistema (principalmente uomini)che guarda un pò dopo essere stati licenziati,sono diventati frustrati.Se le donne abboccano ne riceveranno una bella batosta,il futuro non è rosa,i posti nel settore pubblico non potranno essere mantenuti in eterno e presto la globalizzazione che ”aiuta le donne nel prendere il potere” le butterà in mezzo a una strada come è già successo agli uomini.Il futuro,è guerra,guerra per il pane,fine del sistema industriale ma anche fine del terziario e del settore pubblico,le donne presto dovranno contendersi il pane con gli uomini ”machi”, sopra descritti,e assicuro loro,che se aderiscono al progetto di cui sopra,difficilmente questi ultimi le risparmieranno nella disperata lotta per la vita.

  • Galileo

    Il “machismo” c’è ed esiste.

    Il Grande Fratello ce lo dimostra ogni giorno. Una scopata in diretta, con tanto di sorrisino, perché era quello che dovevo fare, macho…ma è questo l’esempio che stiamo dando in tutto il mondo? Perchè il Gran fratello, è iel Gran hermano in Spagna…

  • NerOscuro

    No, ti prego.

  • Cornelia

    Ehh, purtroppo è così che ha sempre funzionato.

  • tersite

    Non è vero Cornelia..è proprio l’opposto!

  • helios

    L’articolo è intitolato ‘ la morte del macho’ …..poi l’autore scrive”Per anni il mondo e` stato testimone di un silenzioso ma monumentale cambiamento, il trasferimento del potere dagli uomini alle donne. ”
    Ma sono stati gli uomini a trasferire il potere alle donne oppure il ‘macho’…..? oppure tutti e due….Insomma uiomini o ‘machi’ non trasferiscono nula alle donne.

    ” Le donne cominciano a guadagnare quel potere sociale, economico e politico che e` stato loro lungamente negato, e sara` niente meno che una vera e propria rivoluzione, tale che la civiltà` umana non ha mai visto.”
    accidenti…..quasi quasi ci credo!

  • Hassan

    [b]TIZIANO TERZANI[/b]
    [img]http://qm.ottone.org/test/Siti/U3000/SITO/img_Content/2006/03/terzani.jpg[/img]

    “Una guerra a cui non ero abituato, essendo vissuto per più di 25 anni in Asia, era la guerra dei sessi, combattuta in una direzione soltanto: le donne contro gli uomini.
    Seduto ai piedi di un grande albero a Central Park, le stavo a guardare.
    Le donne: sane, dure, sicure di sé, robotiche. Prima passavano sudate, a fare il loro jogging quotidiano in tenute attillatissime, provocanti, con i capelli a coda di cavallo; piu tardi passavano vestite in uniforme da ufficio – tailleur nero, scarpe nere, borsa nera con il computer -, i capelli ancora umidi di doccia, sciolti. Belle e gelide, anche fisicamente arroganti e sprezzanti.
    Tutto quello che la mia generazione considerava “femminile” è scomparso, volutamente cancellato da questa nuova, perversa idea di eliminare tutte le differenze, di rendere tutti uguali e fare delle donne delle brutte copie degli uomini.
    Folco, mio figlio, anche lui cresciuto in Asia, mi aveva raccontato che, pochi giorni dopo essere arrivato da studente alla New York University Film School, aveva cercato di aprire la porta di un’aula per lasciar passare una sua compagna e quella lo aveva freddato, dicendo: “Ehi, tu, credi che io non sia capace di aprire questo cazzo di porta da sola?” Avevo pensato che fosse un’eccezione. No. Era la regola. E più le donne svillupano muscoli e arroganza, piu gli uomini si fanno impauriti e titubanti. Se sono necessari per concepire un figlio, capita loro di essere convocati per la bisogna e rimandati a casa dopo l’uso.
    Il risultato? una grande infelicità, mi sembrava, specie se quello che mi capitava di osservare in silenzio, da sotto l’albero o dalla mia finestra, era il secondo atto della stessa storia: tante donne sole, sui quaranta, cinquant’anni , molte con la sigaretta in bocca, a portare a spasso un cane che mi pareva avesse il nome di qualche loro uomo che non c’era più. “Bill, vieni qui da me”, “No, Bill, non traversare la strada da solo”, “Avanti, Bill, vieni, ora andiamo a casa.” Erano le stesse donne che anni prima correvano per costruirsi dei bei corpi, ora comunque attempati; le stessa donne che avevano investito la loro gioventù nel preteso sogno di una libertà guerriera, finita ora in solitudine, piccoli tic, tante rughe e almeno per me che osservavo, in una pesante malinconia.
    Mi venivano spesso in mente le donne indiane, ancora oggi così femminili, così diversamente sicure di sé, così più donne a 40, 50 anni che a 20. Non atletiche, ma naturalmente belle. Davvero, l’altra faccia della luna. E poi, le donne indiane, come le europee della generazione di mia madre, mai sole; sempre parte di un contesto familiare, parte di un gruppo, mai abbandonate a se stesse.
    Dalla finestra assistevo spesso a un vero proprio trasloco: una ragazza che, da una qualche parte d’America, arrivava a New York con tutta la sua vita in una borsa. La immaginavo leggere gli annunci economici di un giornale, trovarsi una camera d’affitto, una palestra in cui fare aerobica e un impiego davanti allo schermo di un computer. La immaginavo, durante la pausa pranzo, andare in una salad bar a mangiare, in piedi, con una forchetta di plastica, verdure biologiche messe con delle pinze in una vaschetta e pagate a peso.
    E la sera? Un corso di Kundalini Yoga che promette di risvegliare tutte le energie sessuali per quell’atto un tempo potenzialmente divino e ora ridotto, nel migliore dei casi, a una prestazione sportiva… a punteggio: John batte Bob quattro a due.
    Alla fine anche quella ragazza, attratta come una falena dalle luci di N. York sarebbe finita nel grande falò di umanità che ricarica in continuazione questa particolarissima città.
    Fra dieci, vent’anni potrà toccarle di essere una di quelle tristissime donne che osservavo, silenziose e impaurite, senza un amico o un familiare aspettare nelle poltroncine dell’MSKCC (ospedale oncologico famosissimo, n.d.r.) di essere operate o di avere il responso di un qualche preoccupante esame.”

    Da: “UN ALTRO GIRO DI GIOSTRA” (ed. Longanesi, Milano 2004) pagg. 56-57

  • Hassan

    [b]MASSIMO FINI[/b]

    “Questo dettava la saggezza prima che le “maschiette”, l’emancipazione e il femminismo facessero della donna, per l’uso e il consumo dell’efficentismo industriale, un lavoratore, un uomo senza le palle, un’imitazione, una parodia, mentre nel contempo si degradava il fuco ad ape operaia, disposto anche a mettersi il grembiulino e a lavare i piatti. Adesso al posto dell’uomo c’è solo un bambino che piange in silenzio. Ma a queste donne denaturate, ridicole nelle loro ambizioni da segretariette, è passata anche la voglia di fargli da madre.

    L’uomo è cacciatore proprio perché non ha sempre il colpo in canna. Ecco perché tocca a lui aprire la partita mentre il compito di lei è di farsi inseguire (cosa che, tra l’altro, attraverso il meccanismo della ripulsa e del divieto, contribuisce a eccitare il maschio, a metterlo in funzione).
    C’è perciò sempre un momento in cui lui deve fare necessariamente un atto intrusivo nella persona e nella sfera latu sensu sessuale di lei (una carezza sui capelli o sul collo, uno sfioramento del corpo, il tentativo di un bacio). Oggi se lei si impunta o, per qualsiasi ragione, ha intenzione di marciarci, anche atti così lievi possono costituire molestia sessuale e, nel clima di femminismo sessuofobo, portare a condanne penali o avere conseguenze comunque pesanti (un impiegato delle poste di New York è stato licenziato per aver mandato un mazzo di rose a una collega). Si è creato un clima irrespirabile che ha reso l’uomo ancor più timoroso di quanto già non sia. Soprattutto se è in una posizione particolarmente ricattabile.”

    Tratto da:
    http://www.uomini3000.it/366.htm

  • Hassan

    IL “MASCHIOPENTITO”
    Il nuovo missionario del verbo femminista

    Dal sito dei MaschiSelvatici:

    Il maschio pentito è il maschio politicamente corretto e cioè addomesticato, o meglio l’uomo della rinuncia. Rinuncia ad una presenza significativa in famiglia, rinuncia all’ educazione affettiva alla vita del figlio che si è concepito, rinuncia alla propria storia. Il Maschio Pentito oggi consiglia, promuove e pratica quell’autodafè per maschi che è il processo al maschio. Il processo di solito si compie pubblicamente in televisione o sui giornali, viene ormai promosso e gestito direttamente dal maschio, non c’è più bisogno nemmeno della corte al femminile. L’imputato è naturalmente colpevole, infatti si processa la sua natura di maschio. Il processo consiste in una sequenza ormai proceduralizzata che prevede nell’ordine: accusarsi in quanto maschio pubblicamente di ogni infamia trascinando solidarmente nella colpa tutti gli altri maschi, con a seguire la dichiarazione di vergogna e abiura della propria identità, la promessa di cambiarla in base al nuovo modello del giorno meglio se suggerito da una donna psicologa, che normalmente propone una specie di collezione estate inverno dell’identità maschile, la dichiarazione di superiorità delle donne in tutti i campi e l’invocazione finale alla futura città delle donne, nuovo e ultimo nonché unico paradiso realizzabile in Terra. In questo modo il maschio pentito ottiene il perdono di essere maschio, la riammissione nella simpatia del direttore della rete o del giornale o del conduttore o del pubblico con connesso applauso,il semaforo verde all’ingresso del nuovo mondo dove tutti sono felici magari con la garanzia di qualche passettino in carriera in più. Tuttavia non basta, e a convincere che indietro non si torna, ovvero maschi non si è proprio più, ci vuole anche una serie di atti di degradazione. Così con naturalezza, entusiasmo e commozione buonista, in tutti i talkshow e le rubriche televisive di stato e private che contano, appaiono, accolti come modelli del Nuovo Maschio, similmente ai forzati del pentimento di ogni tempo e di ogni identità, nel passato politica o sociale o religiosa o di razza, oggi di genere, pensionati anticipati alle prese con centrini, poveracci che per arrotondare si spogliano in pubblico fra i gridolini di eccitazione delle donne, maschi letteralmente demoliti psicologicamente ed esibiti con fierezza dalla ” Donna liberata che ha impostato un nuovo rapporto con il partner anch’esso liberato”, castrati psicologici di tutti i tipi e motivazioni che hanno rinunciato ad ogni recupero e ben si prestano a far professione di quella tragica e vergognosa resa e rinuncia a se stessi come maschi e padri che la cultura e il potere di oggi chiede loro. Rinuncia e resa che trovano oggi il loro punto definitivo, di non ritorno, nel sentirsi delegittimati ad esprimersi sui temi della vita in quanto maschi, delegittimazione che nasconde, dietro al falso omaggio alla “autogestione” femminile, una fuga davvero poco virile dall’assunzione di responsabilità e carica le donne di un peso che spesso le schiaccia, come alcune ammettono con sincerità.

    Tratto da:
    http://www.uomini3000.it/278.htm

  • Hassan

    Bastonare il cane che annega

    Oggi, in Italia come in tutto l’Occidente, sono proprio gli uomini i più entusiasti sostenitori dell’ascesa delle donne. Basta vedere come moltissimi di loro si entusiasmino di fronte a ogni nuovo record femminile quasi augurandosi un’ipotesi di “sorpasso” da parte delle femmine nei confronti degli uomini per superiorità cerebrale o muscolare.
    E’ significativo notare come costoro non facciano il minimo tentativo per affermare in modo positivo l’identità virile, rinunciando a qualsiasi forma di orgoglio di Genere. Addirittura, alcuni di loro hanno sostenuto che l’ingresso nell’esercito delle spocchiose femminucce, capaci, in questa epoca, soltanto di scimmiottare (male) gli uomini, in tutto e per tutto, ha portato …”tenerezza e sentimenti” (sic!) fra i soldati, come se gli uomini ne fossero del tutto privi.
    Un atteggiamento non solo irritante e ridicolo, ma anche e soprattutto falso. Perché non vi è alcun dubbio che nel tono trionfale con cui viene commentata l’ascesa femminile ci sia un chiaro accento di falsità. Un atteggiamento che di maschile e di “Verticale” non ha nulla e che ricorda quello che succedeva nei cortei femministi quando gli uomini (?) facevano timidi girotondi plaudenti attorno alle donne che li insultavano, sperando, dopo, di combinarci qualcosa. E le femmine, ovviamente e astutamente, raddoppiavano gli insulti verso questi sostenitori non richiesti della loro causa.
    Il motivo per cui il “nuovo sesso forte” si incazzava ancor di più? Semplice. Perché questi “senza palle” puzzavano di menzogna lontano un miglio.
    Lo stesso succede oggi nelle “entusiastiche” cronache maschili della disfatta dell’uomo, una maniera “opportunista” per ingraziarsi le femmine. Viene anche il “sospetto”che questi pseudo uomini seguano una realistica raccomandazione di Mao: “Bastonare il cane che annega”.
    Ovvero, accelerare una fine guadagnandosi qualche prebenda presso quello che loro immaginano essere il Genere Vincitore. Un genere, quello femminile, che ormai per (quasi…) tutti è il “vero sesso forte” non solo per le ultra presuntuose femminucce, ma anche e soprattutto per la massa di castrati mentali che si “aggira” in Occidente.
    Ma su quali dati si basa questa convinzione? Forse perché vivono mediamente 6/7 anni di più? Oppure perché a scuola ottengono risultati (mediamente) migliori? Oh sì, certo, ma è anche vero (visto e considerato che “loro” si “aggrappano” da tutte le parti…) che in alcuni paesi poveri come lo Yemen vivono mediamente 41 anni contro i 45 dei maschi; è sicuro che gli uomini sono fisicamente più forti e che la stragrande maggioranza delle persone “super intelligenti” appartengano al genere maschile…(rapporto di 4 a 1- Studi pubblicati in un recente passato su “Science”).
    Sarà perché in mezzo alle gambe hanno un “qualcosa” di straordinariamente potente? Sul fatto che sia potente, non vi è alcun dubbio, ma se non erro, quel “potere” lo avevano anche 2000 anni fa, ai tempi degli antichi (e grandi) Romani.
    …e poi,dove sta scritto che quello che abbiamo in mezzo alle gambe noi uomini vale meno della loro fica?
    Sarà perché partoriscono? Sì, ma se non ricordo male, senza la collaborazione maschile, ciò non potrebbe mai accadere.
    Sarà perché in futuro l’ingegneria genetica e le biotecnologie permetteranno loro di fecondarsi da sole? Ma anche in questo caso dovranno ringraziare gli uomini perché sono loro i Padri dell’ingegneria genetica e delle biotecnologie…
    …e dopo cosa faranno? Lesbicheranno fra di loro? Elimineranno definitivamente il contatto con quel “coso brutto sporco cattivo e puzzolente”? Rimarranno da sole sul pianeta?
    Insomma, queste presuntuose, cosa cavolo faranno? E già che ci siamo, come mai i due terzi delle persone depresse, i tre quarti di quelle esposte agli attacchi di panico e il 90% di quelli che soffrono di anoressia e di bulimia sono donne? Come mai i centri di cura, malgrado si moltiplichino, hanno enormi liste d’attesa (femminile)?
    Non sarà che la loro è semplicemente una “maschera sociale”?
    …non sarà che questi dati stanno a significare che tra le appartenenti al genere femminile il disagio mentale è una realtà più che diffusa? E che la “debolezza”, la crisi di “ruolo” non è un fenomeno che tocca solo gli uomini?
    Non sarà che prima o poi sentiremo una … Grande Esplosione?

    -[b]Caronte – Febbraio 2003[/b]

    Tratto da:
    http://www.uomini3000.it/208.htm

  • Hassan

    Maschi Pentiti:gli odierni Kapos e sacerdoti di una nuova religione

    Contrariamente a quanto si pensi, i famigerati Kapos dei campi di concentramento nazisti, non erano affatto degli addetti nazisti e “ariani”, ma essi stessi prigionieri, e per di più ebrei. Primo Levi, superstite di Auschwitz, in quel capolavoro del suo libro “Se questo è un uomo”, spesso si sofferma con amarezza sulla bruta figura dei Kapos, una sorta di capi-prigionieri che si occupavano, per conto della direzione del campo, di impartire ordini e disposizioni agli altri prigionieri loro subalterni. Spietati e feroci nell’ umiliare e percuotere i loro consaguigni prigioneri sottoposti, i Kapos ebrei, che avevano acquisito questo grado di prominenza ingraziandosi la considerazione e la “simpatia” dei guardiani(le SS) e dei responsabili del campo, potevano conservare quel così agiato ruolo solamente attraverso una costante oppressione dei loro compagni di ruolo inferiore; insomma il grado di brutalità e ferocia era un indispensabile requisito da esibire al cospetto delle SS, per ottenere e mantenere quel grado di prominenza che fatiche e stenti risparmiava, con conseguente incremento della possibilità di sopravvivenza. Casi simili di oppressione di schiavi su altri schiavi, si sono riscontrati- in un periodo antecedente a quello nazista- nelle Americhe, nel periodo più acuto della tratta dei negri, allorchè tra gli schiavi neri dei bianchi proprietari di terre e piantagioni, venivano reclutati dei capi schiavi che-anche loro come i futuri i kapos- si occupavano di sorvegliare i loro compagni consaguigni prigionieri e di frustarli,in caso di mancanze o insubordinazione, al grido di “sporco negro”. Il principio di base su cui si reggeva la struttura sociale della gerarchia schiavistica nelle piantagioni americane e nei lager nazisti era lo stesso sui cui, oggi, poggiano i presupposti del “maschiopentitismo”. I Maschi Pentiti, rappresentano, purtroppo, in Occidente, una fetta considerevole-e forse, maggioritaria- del genere maschile, e la loro influenza negativa sulla dignità maschile-accompagnata al contempo dalla divininizzazione nei confronti del genere femminile- è così devastante, che essi possono essere considerati le pedine fondamentali attraverso cui la dittatura femminista e femminile-imperante in Occidente- esercita la sua egemonia e il suo controllo sia nei sistemi politici, economici e produttivi, sia nelle coscienze delle persone. I maschi pentiti sono la ragione stessa dell’ esistenza, della sopravvivenza e della consolidamento del Sistema Vaginocentrico-cioè di quella vasta struttura di privilegi giuridici, sociali, morali ed economici di cui godono le donne occidentali a tutto discapito degli uomini- in quanto,con la loro presenza nei sistemi di potere politici, economici e giuridici, permettono alle donne di usufruire dei suddetti privilegi, e, inoltre, la loro genuflessione nei confronti del genere femminile, unita all’autodenigrazione del genere a cui fanno parte-quello maschile- sancisce di fatto la vittoria delle tesi femministe, in quanto accreditatesi presso il popolobue(“se lo dicono i maschi stessi…”). Per quanto riguarda il parallelismo prima constatato va detto che mentre quella dei capi-schiavi neri e dei kapos, era una reazione che, tutto sommato, rispondeva ad una logica di sopravvivenza in un contesto di morte e distruzione umana, quello dei maschi-pentiti, è, invece, semplicemente, un modo sado-masochistico- nel senso psichico della sua accezione-di relazionarsi con le persone appartenenti al “gentil sesso”, insomma, una sorta di schiavismo psicologico autoindotto finalizzato ad acquisire considerazione e credito presso le donne e in generale verso il Sistema imperante. E così mentre il regime vulvocratico regna arrogante e incontrasto-insinuandosi fin dentro le menti umane, manipolandole-i Maschi Pentiti hanno il compito di redarguire e bastonare moralmente, ostraciandoli dalla collettività, tutti quegli uomini(ma anche donne) che-vuoi per difesa della dignità maschile, vuoi per reazione a ingiustizie femminili subite, vuoi per un semplice amore per la verità- sono riottosi, o semplicemente restii ad accettare questa becera cultura sessista di dominio femmile. Oltre a quella psico-schiavistica, il maschiopentitismo, tuttavia, presenta anche una componente parareligiosa, infatti così come in tutte le religioni-e in specie le tre grandi religioni monoteiste- il pentimento è propedeutico al culto verso il relativo Dio, nel maschiopentitismo la divinizzazione del genere femminile è necessariamente associata ad una professione-meglio se pubblica-della propria inferiorità rispetto alla donna, sotto forma di un Mea Culpa, di un pentimento(per quest’ ultimo aspetto, i massimi teorici della Questione Maschile, hanno coniato questo termine per etichettare questi maschi di niente), anche se non per comportamenti o azioni commesse, bensì solamente per l’essere nati maschi, ritenuta, quindi, una “colpa originaria”; si rende necessario, quindi, un’ autoflagellazione pubblica attraverso l’autodenigrazione di se stessi e del genere a cui appartengono(quello maschile,appunto), che funge come una sorta di lavacro dal “peccato originale” di essere nati di sesso maschile, ottenendo,così, il perdono e la remissione del “peccato”, con conseguente incremento della possibilità di accedere all’ organo genitale femminile. Insomma, una sorta di battesimo, che, però-a differenza di quello cristiano che conferisce all’ individuo battezzato privilegi dell’anima senza per questo intaccare la sua natura umana(anzi la eleva)-è tutto finalizzato allo svuotamento e all’autoannichilimento della propria natura e dignità maschile, attraverso umilianti e striscianti genuflessioni volte a rendere gloria e culto alla Vagina, assurta come entità Divina(e unica ammessa), di cui i maschi pentiti sono, a tutti gli effetti, sommi sacerdoti.

    http://ilvolodidedalo.blogspot.com/2008/10/maschi-pentitigli-odierni-kapos-e.html

  • Hassan

    Merde dal volto umano

    Per quanto possa sembrare disgustoso scrutare, con il microscopio, gli escrementi-come fa il biologo analista- ciò è assolutamente necessario per diagnosticare particolari malattie, altrimenti non rilevabili . A questo punto, qualcuno si chiederà cosa c’entra questa cosa con le tematiche del mio blog? C’entra eccome. Perchè coloro che vengono definiti come “Maschi Pentiti”, dal variegato movimento per la Questione Maschile, altro non sono che cacche intrise di germi che infestano e contagiano la dignità maschile. Per questo motivo, sarebbe più idoneo chiamarli Sterco-Maschiettini, o anche Maschi-Fecali, quindi vanno trattati ed analizzati alla stregua di tutti gli escrementi, umani e animali. Però, a differenza di tutte le altre cacche, che almeno hanno effetti concimanti, queste cacche qui non sono utilizzabili per scopi agrari, perchè, appunto, sono intrisi di germi patologici. Un approfondita analisi di questi strani escrementi “dal volto umano”, sarà fatto in qualche prossimo post, per ora sarebbe bene, semplicemente, far “odorare” una di queste:

    Alessandro Gassman: “Nella mia terza età vorrei diventare semplicemente un uomo oggetto e occuparmi dell’intrattenimento di meravigliose creature. Sugli uomini condivido il pensiero di mio padre. Se il mondo fosse governato dalle donne oggi ci troveremmo in una situazione migliore. Le ritengo superiori ai maschi in tutto. Tranne in una cosa: noi siamo più bravi a raccontare fiabe, ci sappiamo fare con il lato ludico in generale”.

    Così, il “bello” e muscoloso Gassman si è sentito in un certo modo spinto a sdebitarsi nei confronti del genere femminile per le dosi di fica a iosa ricevute, e lo ha fatto nella maniera più consona alla categoria dei maschiettini di merda: svuotarsi della maschilità per poi mettersi, contenti, di loro volontà, il guinzaglio al collo, con cui le loro sadiche padrone li porteranno a “spasso”.

    http://ilvolodidedalo.blogspot.com/2008/10/i-maschi-fecali.html

  • Hassan

    Famose Citazioni Femministe

    “La famiglia nucleare dev’essere distrutta… qualunque sia il significato finale, lo sfascio delle famiglie è adesso un processo obiettivamente rivoluzionario” — Linda Gordon

    “Ritengo che l’odiare i maschi sia un onorevole e vitale atto politico, gli oppressi hanno il diritto di odiare l’intera classe che li sta opprimendo” — Robin Morgan, Ms. Magazine Editor.

    “Non ho la più pallida idea di quale ruolo rivoluzionario i maschi bianchi eterosessuali possano avere, visto che essi sono l’incarnazione stessa di un potere rivoluzionario basato sui propri privilegi. D’altra parte, ho comunque parecchia difficoltà a capire cosa in genere gli uomini potrebbero fare riguardo questa questione. A parte iniziare a fare tutti i lavori degradanti che le donne hanno fatto per generazioni, magari potrebbero anche suicidarsi in massa ? No, non volevo davvero dire questo. Invece si, volevo proprio dir questo.” — Robin Morgan

    “Non possiamo distruggere le iniquità fra gli uomini e le donne finchè non distruggeremo il matrimonio” — Robin Morgan (Sisterhood Is Powerful, (ed), 1970, p. 537)

    “Io sostengo che lo stupro esista ogni volta che il rapporto sessuale non è stato avviato dalla donna, scaturito dal proprio desiderio e affetto genuino” — Robin Morgan

    “Definire un uomo come un animale e fargli un complimento; l’uomo è una macchina, un vibratore ambulante”. Valerie Solanas, Authoress of the SCUM Manifesto

    “Io voglio vedere un uomo picchiato a sangue e con un tacco a spillo conficcato nella sua bocca, come una mela nella bocca di un porco” — Andrea Dworkin

    “Il matrimonio è un’istituzione che si è sviluppata dalla pratica dello stupro” — Andrea Dworkin

    “Domanda: La gente crede che lei è ostile agli uomini.
    Risposta: Lo sono.” — Andrea Dworkin

    “L’istituzione dei rapporti sessuali è anti-femminista” — Ti-Grace Atkinson; Amazon Odyssey (p. 86)

    “Il Femminismo è la teoria, il Lesbianismo è la pratica” — Ti-Grace Atkinson

    “Lo stupro altro non è che un processo più o meno consapevole di intimidazione con cui tutti gli uomini mantengono tutte le donne in uno stato di paura” — Susan Brownmiller; Autrice di “Against Our Will” p.6

    “Gli uomini ingiustamente accusati di stupro possono comunque imparare da tale esperienza” –Catherine Comins

    “Le donne hanno le loro colpe. Gli uomini ne hanno solo due: tutto ciò che dicono e tutto ciò che fanno” –Popolare Graffitto Femminista

    “Quando una donna raggiunge l’orgasmo con un uomo lei sta solamente collaborando al sistema Patriarcale, erotizzando la propria oppressione…” – Sheila Jeffrys

    “I rapporti sessuali etero sono la pura, formalizzata espressione di disprezzo per il corpo delle donne” — Andrea Dworkin

    “Tutti gli uomini sono stupratori, questo è ciò che sono”. — Marilyn French

    “L’unica cosa a cui son buoni gli uomini è per scopare, e per investirli con un camion”. Dichiarazione fatta da un’amministratrice Femminista della Maine Univiersity, quotata da Richard Dinsmore, il quale poi vinse una causa civile contro l’università per un totale di 600,000 dollari.

    “Non voglio mettermi nella condizione di spiegare a un bambino maschio di 9 anni il perchè io sono convinta che sia OK per le bambine di indossare magliette che rivelino la loro superiorità nei confronti dei bambini maschi” –Treena Shapiro

    “In genere io supporto il diritto di una bambina di offendere ogni membro del sesso opposto che le passi davanti. Infatti, preferisco vedere una piccola bambina indossare una maglietta che prende in giro i bambini maschi piuttosto di una che li faccia arrapare” –Treena Shapiro

    “Noi siamo, come genere, infinitamente superiori agli uomini.” — Elizabeth Cady Stanton

    “Sono fermamente convinta che una donna ha il diritto di giustiziare un uomo che l’ha stuprata” –Andrea Dworkin

    “Solo quando la maschilità sarà morta- e perirà quando la femminilità saccheggiata smetterà di sostenerla” –Andrea Dworkin

    “La fissazione di Bill Clinton per il sesso orale -e non il sesso reciproco- mette le donne in uno stato di perenne sottomissione. E’ il più feticista, senza cuore e freddo scambio sessuale che si possa immaginare” –Andrea Dworkin

    “Qualsiasi rapporto sessuale, anche il sesso consensuale all’interno del matrimonio, è un atto di violenza perpetrato contro una donna”. –Catherine MacKinnon

    “Dobbiamo terrorizzarli ancora ed ancora e distruggerli come potere, finchè anche l’ultima loro voce verrà azzittita… allora avremo distrutto il nucleo della famiglia, la norma eterosessuale… e questo sarà il nostro contributo alla storia del mondo” —Françoise d’Eaubonne, 1974

    “Ho raggiunto un punto in cui non sono più spaventata o irritata da quegli uomini che sono fieri della loro mascolinità” –Trille Nielsen

    “Gli uomini sono di un altro pianeta, mandati qui in astronavi per copulare con le abitanti femmine del pianeta terra e propagare la specie- una missione per il quale la scienza li ha adesso resi del tutto inutili. Dobbiamo solamente tenere un gruppetto di donatori in una fattoria per lo sperma, dove potranno sussistere mangiando pizza e bevendo birra”. –Rosie DiManno, giornalista del Toronto Star, Alberta Report, Gennaio 11, 1999, pag. 31

    “Tutti gli uomini che stanno combattendo e piangendo per ottenere la custodia condivisa dei figli sono proprio quegli uomini che non meritano nessuna custodia. Non sono altro che violentatori e pedofili”. –Cindy Ross

    “La questione è molto semplice, ogni donna deve essere desiderosa di essere indentificata come una lesbica se vuole essere completamente femminista” –National NOW Times, Gennaio, 1988 (NOW= “National Organization of Women”, la più grande e potente organizzazione femminista americana.)

    “Dal momento che il matrimonio costituisce una schiavitù per le donne, è chiaro che il Movimento delle Donne debba concentrarsi per attaccare questa istituzione. La libertà per le donne non potrà essere acquisita finchè il matrimonio non verrà abolito” –Sheila Cronan, Leader Femminista

    “Il matrimonio è da sempre esistito per il beneficio degli uomini; ed è stato un metodo legalmente sanzionato per controllare le donne… Dobbiamo distruggerlo. La fine dell’istituzione del matrimonio è una condizione necessaria per la liberazione delle donne. E’ per noi quindi importante incoraggiare le donne a lasciare i loro mariti e non vivere da sole con gli uomini… Tutta la storia dovrà essere riscritta in termini di oppressione delle donne. Dobbiamo ritornare alle antiche religioni femminili come la stregoneria” –dalla “Dichiarazione di Femminismo”, Novembre 1971

    “Affinchè i bambini vengano cresciuti con parità, dobbiamo portarli via dalle famiglie e crescerli in comuni appositi” –Dr.Mary Jo Bane, femminista e assistente professore di educazione al Wellesley College

    “Essere una casalinga è una professione illegittima. La scelta di servire ed essere protetta, e di pianificare una vita familiare è una scelta che non dovrebbe esistere. Il cuore del femminismo radicale è di cambiare tutto ciò.” –Vivian Gornick, autrice femminista -Università dell’Illinois. Aprile 25, 1981.

    “La cosa più misericordiosa che una famiglia numerosa possa fare ad uno dei suoi bambini più piccoli è ucciderlo”. –Margaret Sanger, autrice di “Women and the New Race,” p. 67

    “Più divento famosa e potente, e più potere ho per far del male agli uomini” –Sharon Stone

    “Gli uomini sono degli animali.” –Ireen von Wachenfeldt (femminista svedese)

    “Gli uomini devono essere ridotti e mantenuti ad una percentuale di circa il 10% della razza umana” –Sally Miller Gearhart

    “In una società patriarcale, ogni rapporto sessuale etero è uno stupro perchè le donne, come gruppo, non sono forti abbastanza per dare un consenso vero e proprio” –Catharine MacKinnon

    “Gli uomini che sono in galera per stupro credono che sia la cosa più stupida di questo mondo… son stati messi in galera per un qualcosa che differisce molto poco da ciò che la maggior parte degli uomini fa e poi chiama “sesso”. L’unica differenza è che quelli in galera son stati arrestati”. –Catharine MacKinnon

    “In questa società la vita, nel migliore dei casi, è una noia totale e nulla riguarda le donne: dunque, alle donne responsabili, civilmente impegnate e in cerca di emozioni sconvolgenti, non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l’automazione globale e distruggere il sesso maschile.” –Valerie Solanas

    “Il maschio è un animale domestico che, se trattato con fermezza… può essere addestrato per fare molte cose.” –Jilly Cooper

    “Buona parte, e certamente la parte più divertente, di essere una femminista è quella di terrorizzare gli uomini.” –Julie Burchill

    “La mia opinione riguardo agli uomini è il prodotto della mia esperienza. Nutro poca simpatia per loro. Come un Ebreo appena liberato da Dachau, guardo il bel giovane soldato Nazista cadere per terra nel dolore con un proiettile nello stomaco, lo guardo con scarso interesse, poi vado per la mia strada. Non mi fa nè caldo nè freddo. Semplicemente non m’interessa. Che persona lui fosse, le sue colpe e i suoi desideri, semplicemente non m’interessa” –Marilyn French

    “MASCHIO: … rappresenta una variante o una deviazione della categoria della femmina. I primi maschi erano mutanti, il sesso maschile rappresenta una degenerazione e una deformazione di quello femminile.

    UOMO: … una obsoleta forma di vita, una creatura ordinaria che ha bisogno di essere controllata. Un polemico uomo-bambino.” –Estratto da un Dizionario Femminista (ed. Kramarae and Triechler, Pandora Press, 1985)

    “I mass media trattano la violenza sulle donne, ad esempio lo stupro, le percosse e l’omicidio di mogli e fidanzate, o l’incesto maschile con i propri figli, come aberrazioni che riguardano solo l’individuo. Nascondendo il fatto che in verità qualsiasi violenza maschile nei confronti delle donne fa parte di una operazione pianificata.” –Marilyn French

    “Io sono convinta che le donne abbiano una capacità di comprensione e compassione di cui gli uomini sono strutturalmente sprovvisti, non ce l’hanno perchè non possono avercela. Sono semplicemente incapaci di tutto ciò.” –Barbara Jordan

    “Probabilmente l’unico posto in cui un uomo può davvero sentirsi sicuro è in una cella di massima sicurezza, salvo ovviamente la minaccia di una imminente liberazione.” –Germaine Greer

    “Una donna ha bisogno di un uomo tanto quanto un pesce ha bisogno di una bicicletta.” –Irina Dunn (1970)

    “Ho molta difficoltà con l’idea che possa esistere un uomo ideale. Per quanto mi riguarda, i maschi sono il prodotto di un gene danneggiato. Loro fanno finta di essere normali ma tutto ciò che fanno è stare lì seduti con un sorrisino sulla faccia nel mentre che producono sperma. Lo fanno tutto il tempo. Non si fermano mai.” –Germain Greer

    “Regola Numero 10: picchialo regolarmente sulla testa con la tua scarpa” –Sharon Stone (dichiarazione fatta durante il talk show ‘On David Letterman’, in cui presentò una lista di 10 cose da fare per mantenere il tuo uomo)

    “Uno degli impliciti, seppur non ammessi, pilastri del femminismo è stato un fondamentale disprezzo per i maschi” –Wendy Dennis (scrittrice)

    “Quando le donne si potranno mantenere da sole, e avere accesso a tutti i settori e professioni, con una casa propria e un conto in banca… solo allora potranno possedere il loro corpo ed essere delle dittatrici nella vita sociale” –Elizabeth Cady Stanton

    “La sessualità dei maschi è sporca e violenta, e gli uomini talmente potenti che sono in grado di penetrare le donne per fotterle e riprogrammarle dal di dentro. Come Satana, gli uomini possiedono le donne, facendo si che le loro perverse fantasie finiscano poi per appartenere anche alle donne. Una donna che fa sesso con un uomo, quindi, lo fa contro la sua volontà, anche se non si sente costretta. ” –Judith Levine

    “Il sesso è la croce nel quale le donne vengono crocifisse. Il sesso può quindi solamente essere definito come stupro universale” –Hodee Edwards

    “Mi chiedo se (Martin Luther King) abbia mai fatto qualcosa d’importante, o solamente fatto arrabbiare molta gente e causato un sacco di sommosse” –Pat Poole, membra del Consiglio della città di Melbourne, che si è opposta a nominare una via in onore a Martin Luther King

    “Compara i resoconti delle vittime di stupro con quelli delle donne che hanno fatto sesso. Sono molto simili… L’unica grande differenza fra il sesso (normale) e lo stupro (anormale) è che il normale capita così spesso che è difficile far notare ad una persona ciò che di sbagliato c’è in esso” –Catherine MacKinnon

    “Sotto il patriarcato nessuna donna è libera di vivere la propria vita, o di amare, o di crescere i propri figli. Sotto il patriarcato ogni donna è una vittima, del passato, del presente e del futuro. Sotto il patriarcato, la figlia di ogni donna è una vittima, del passato, del presente e del futuro. Sotto il patriarcato il figlio di ogni donna è il suo potenziale traditore e anche l’inevitabile stupratore o violentatore di un’altra donna” — Andrea Dworkin

    “La scoperta dell’uomo che i propri genitali possono essere usati come un’arma per generare paura dovrà essere considerata come una delle più importanti scoperte della preistoria, assieme all’uso del fuoco, e alla prima ascia di ferro” –Susan Brownmiller

    “Il romanticismo altro non è che stupro adornato da un aspetto prezioso” –Andrea Dworkin

    “La famiglia nucleare è un focolaio di violenza e depravazione” –Gordon Fitch

    “Le femministe hanno da sempre criticato il matrimonio come un luogo di oppressione, pericolo e schiavitù per le donne” –Barbara Findlen

    “Dio cambierà. Noi donne… cambieremo il mondo talmente tanto che Lui non troverà più spazio qui.” –Naomi Goldenberg

    “Chi se ne frega come si sentono gli uomini, o cosa fanno, o se soffrono ? Hanno avuto più di 2000 anni per dominare e hanno combinato un pasticcio completo. Adesso è il nostro turno. Il mio unico commento per gli uomini è, se non vi va bene, buona fortuna – e se vi mettete sulla mia strada, io vi metto sotto.” –Herald-Sun, Melbourne, Australia – 9 February 1996

    “IL problema è che la maggior parte degli uomini sono dei coglioni. Il problema è che la maggior parte delle donne continuano ad aver a che fare con questi coglioni.” –Cher

    “Gli uomini hanno sempre detestato i pettegolezzi delle donne perchè quello che sospettano è la verità: le loro misure (del pene) vengono prese e poi paragonate.” –Erica Jong

    “Gli uomini si aspettano molto, e fanno troppo poco.” –Allen Tate

    “Il cuore degli uomini è freddo. Essi sono indifferenti.” –Mother Jones

    “Il Cromosoma maschile è un cromosoma femminile incompleto. In altre parole, il maschio è un aborto che cammina, abortito allo stadio genetico. Essere maschio è essere deficiente, emozionalmente limitato: la mascolinità è una malattia di deficienza e i maschi sono storpi emotivi.” –Valerie Solanas

    “Se vuoi che venga detto qualcosa, chiedi ad un uomo, se vuoi che venga fatto qualcosa, chiedi ad una donna.” –Margaret Thatcher

    “Gli uomini sono come le gomme da masticare, dopo che le mastichi perdono il sapore”. –Ally McBeal (personaggio televisivo del celebre telefilm americano “Ally McBeal”)

    “Tutti gli uomini sono qualcosa di ridicolo e grottesco, proprio perchè son uomini.” –Friedrich Von Schlegel

    “Ciao, io mi chiamo Mary Odiare-gli-Uomini-è-Divertente. Da quando ho imparato ad accettare la mia natura femminista, ho scoperto la grande gioia nel minacciare le vite degli uomini, frustando i fratelli dei club [NdR- le famose “fraternities” dei College Americani] e complottando per uccidere il patriarcato. Io odio i maschi proprio perchè son maschi.” –Inizio di un discorso tenuto da una ragazza di nome Mary durante una conferenza femminista tenutasi all’Università del New Hampshire il 10 Marzo 2005. Dopo queste prime frasi della ragazza il pubblico, composto interamente da femministe, ha iniziato ad applaudire ed ha intonato una canzone sulla castrazione dei maschi.

    “Gli uomini sono delle bestie, anche se persino le bestie non si comportano come gli uomini.” –Brigitte Bardot

    “Più vedo come son fatti gli uomini, e più preferisco i cani.” –Madame de Staël

    “Gli uomini sono geneticamente inferiori alle donne.” –Andrea Lynne

    http://antifeminist.altervista.org/risorse/citazioni_femministe.htm

  • Hassan

    Il matrimonio in una società femminista

    di AntiFeminist – Mi scrive Icarus, collaboratore di questo blog e autore di SonoAttila, che ha ricevuto questa email da un suo lettore:

    “Ciao sono un ragazzo di 23 anni che per ora non ha decisamente intenzione di sposarsi, ma dato che sento ogni giorno di padri mandati in sciagura da divorzi con figli, cioè casa persa auto etc etc… mi domandavo se ci fosse un metodo per far si che ciò non accada? e se questo che sto per proporvi sia un buon metodo:

    prima del matrimonio dichiarare la casa in cui si andrà ad abitare(qualora fosse di mia proprietà) ad uso ufficio di una SRL e di prendere sempre prima del matrimonio un’auto aziendale sempre della stessa srl.

    fissare come residenza della mia famiglia in una casa affittata oppure facendo una dichiarazione di ospitalità , anche se in teoria non ci abiterò.

    so che è brutto pensare ciò prima del matrimonio, ma sentendo certi casi penso che vedermi sottratto le mie proprietà in modo quasi incondizionato mi faccia sentire usurpato. Addirittura in casi in cui la mia cara ex porta in casa un nuovo tizio e non lo sposa, pagando vitto e alloggio per tutti e due. Per non parlare di un senso di inferiorità che spesso gli uomini sono costretti a subire durante il matrimonio, dato che un passo falso gli potrebbe scoinvolgere la vita.Ciao“

    L’unico metodo certo per evitare di perdere casa, figli, soldi, auto e salute psicofisica è non sposarsi. Ogni strategia, piano d’azione e precauzioni varie, per quanto ben architettate possano essere, non risolvono i due problemi principali legati al matrimonio in una società femminista come la nostra.

    Il primo di questi due problemi principali sorge appena ci si sposa: la moglie da quel preciso momento prende il coltello dalla parte del manico. Il secondo problema è che, in caso di separazione, nella stragrande maggioranza dei casi è l’uomo a rimetterci.

    Per quanto riguarda il Primo Problema, la tua ragazza appena diventa “moglie” viene automaticamente investita di un potere che prima, durante la relazione normale, non aveva.
    E’ il potere di ricattarti usando come arma lo Stato (Femminista), cioè minacciando la separazione con tutto ciò che ne consegue (il Secondo Problema). Tutte le grane del Primo Problema possono manifestarsi in un’infinità di modi. Un esempio: avete dei figli, tu vuoi mandarli alla scuola privata, tua moglie alla scuola pubblica. Discutete, litigate, e non arrivate ad un compromesso. La sera, o le sere, dopo il litigio, tua moglie decide di “ammorbidirti” un pò: non te la dà. E non te la dà nemmeno il giorno dopo, quello dopo ancora, e magari non si concede per settimane o addirittura mesi. Quest’arma, quella cioè del ricatto sessuale, l’aveva anche prima del matrimonio, ma era spuntata, perchè tu le potevi opporre altre armi: ti lascio, vado con un’altra, vado a prostitute, etc.etc. Tutte queste armi, adesso, non le hai più. O meglio, le hai ma potenzialmente ti si possono ritorcere contro: se la lasci, vai con un’altra, vai a prostitute o altro tua moglie potrà utilizzare il suo Nuovo Potere, che prima non aveva, e invocare lo Stato (Femminista) per chiedere la separazione e punirti con tutto ciò che ne consegue.

    Durante la vita coniugale tua moglie può fare il bello e il cattivo tempo, e dovrai sempre aver presente che per quanto “terreno” tu possa guadagnare, lei avrà sempre e comunque il controllo dell’intero campo di gioco. E’ questa una di quelle situazioni in cui, l’unico modo per non perdere, è non giocare. Non sposarsi. Non si può e non si deve affidare il proprio destino esclusivamente al “buon cuore” della persona con cui si sta insieme. Per gli uomini mancano tutta una serie di garanzie che rendono il matrimonio l’equivalente della roulette russa.

    Una volta che si prende coscienza di questo, bisogna valutare il problema a monte, e prima di chiedersi “mi conviene sposarmi ?“, sarebbe meglio chiedersi “perchè voglio sposarmi ?“.

    Per i credenti, potrebbe sorgere il bisogno di realizzare il sacramento del matrimonio. Ma ha senso realizzare questo sacramento in una società corrotta, in cui il matrimonio sembra esser diventato una scusa per fare baldoria in chiesa per un giorno, e poi spassarsela per una settimana nella “luna di miele” alle Maldive, salvo poi dissolvere questo “legame sacro” quando Lei decide che è tempo di “liberarsi dalle catene del marito” (ma non dal suo conto in banca) ? Non è forse questa, per i credenti, una grave offesa al sacramento del matrimonio ?
    Così come in una chiesa adibita per le messe nere e l’adorazione del demonio non si dovrebbe celebrar messa, così in una società corrotta dal tumore femminista non si dovrebbe far uso di tradizioni che di pulito gli è rimasto solo il guscio, ma il cui interno è in putrefazione.
    Chi compra una mela perchè attratto dalla buccia lucente e apparentemente sana, per poi scoprire che al suo interno è marcia e con i vermi, non ha certo colpa. E’ stato ingannato. Ma chi ha capito, sa, e ha visto che la mela è marcia, e nonostante ciò decide ugualmente di comprarla, ha solo se stesso da biasimare quando poi verificherà quel che già sapeva prima.

    Per i non credenti, invece, la questione è molto più semplice, e decidere di non sposarsi prende un significato di indipendenza dal potere sempre più oppressivo dello Stato.
    Perchè regalare allo Stato ulteriori libertà di entrare fin dentro le nostre stanze da letto, dandogli in mano ancora più strumenti per punirci nel caso in cui Lei decidesse che è giusto così ?
    Questo potere, che lo Stato ha usato e continua ad usare per trasferire soldi dalle tasche degli uomini alle tasche delle donne, e per allargare a dismisura la libertà delle donne a discapito di quella degli uomini, vede oggi la sua più grande espressione proprio nel Matrimonio. Ed è per questo che, proprio mentre si ha il crollo del numero dei matrimoni [1], cioè mentre si va ad indebolire uno degli strumenti che lo Stato usa per allargare il proprio potere sui cittadini, si inizia a parlare di “nuove soluzioni” per sostituire questa tradizione ormai marcescente. Ecco dunque l’entrata in scena di “matrimoni moderni”, cioè i DICO, i PACS, e altre diavolerie simili, che vorrebbero -con la scusa dei diritti degli omosessuali- far cadere nel calderone femminista proprio quegli uomini eterosessuali che iniziano a guardare con diffidenza il matrimonio tradizionale [2].
    Se questi uomini non si sposano, come farà poi lo Stato a trasferire parte dei loro soldi ad altrettante donne ? E come farà a restringere ulteriormente le loro libertà, impoverendoli, se questi non sposandosi hanno deciso di privare lo Stato di quest’arma ?

    L’unica soluzione è non sposarsi. Se si vuole vivere l’esperienza della vita coniugale, si può sempre sperimentare con delle convivenze più o meno lunghe [3], sempre a patto che non vengano fatte leggi insidiose e ingannevoli per equiparare la convivenza al matrimonio.
    Una cosa, infine, va detta con grande chiarezza: chi compera una mela avvelenata, sapendo che è avvelenata, non si aspetti poi alcuna “solidarietà” da parte dei suoi simili quando l’effetto letale del veleno inizierà a farsi sentire.

    Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

    di AntiFeminist, 28.1.2009
    [Autore di AntiFeminist Online Journal]

    Note:
    [1] Negli ultimi trent’anni sono diminuiti del 32,4%, dati ISTAT 2006.
    [2] Secondo recenti statistiche dell’ISTAT, le coppie di fatto eterosessuali sono attualmente circa 555.000, mentre 10 anni fa erano meno della metà: 227.000. Lo Stato (Femminista) sta cercando, e trovando, nuovi metodi creativi per continuare a saccheggiare le proprietà degli uomini, bloccando di fatto ogni possibile convivenza fra uomo e donna che non sia sanzionata, controllata, e circoscritta in un campo minato con ordigni anti-uomo che garantisca la punizione della parte maschile della coppia in caso di separazione. In questo scenario, un uomo che decide di sposarsi non ha tutte le rotelle apposto.
    [3] Sulla questione della convivenza, vedere questo link.

    http://fematrix.altervista.org/?p=149

  • Hassan

    Le femmine ? Sono inutili.

    Immagina, un giorno, di comprare un quotidiano qualsiasi, magari La Repubblica, e di trovare in prima pagina un titolo del tipo “Le femmine ? Sono inutili “. Immagina poi di proseguire nella lettura dell’articolo e scoprire di fantomatici studi che prefigurano la scomparsa del Genere Femminile, il tutto fortemente auspicato da qualche sogghignante “intellettuale” maschio. Immagina, ad esempio, che in quell’articolo ci sia una frase del genere:

    “Perchè continuare ad avere femmine in questo pianeta ? Ogni cultura deve iniziare a dichiarare che il futuro sarà maschile. La responsabilità della specie deve esser riportata nelle mani degli uomini in ogni cultura. La proporzione delle femmine deve venir ridotta e mantenuta ad una percentuale del 10% della razza umana”

    Immagina che l’intellettuale maschio in questione sia un “maschilista” dichiarato, ma cosa ben più importante un docente universitario in un corso di laurea chiamato “Studi degli Uomini”. Immagina cosa sarebbe successo, a tale persona, se davvero avesse osato portare avanti una tesi riguardante un progetto che si prefigge di sterminare il 90% del Genere Femminile. Come minimo tale individuo avrebbe immediatamente perso la propria cattedra universitaria, costretto alle dimissioni, poi sarebbe stato esposto alla pubblica gogna in ogni talk-show televisivo di tutto il mondo, innumerevoli organizzazioni femministe ne avrebbero chiesto la decapitazione (o i testicoli su un piatto, come la madre di Zidane…) e avrebbero usato tale storia per i prossimi 200 anni per colpevolizzare l’intero Genere Maschile, definendolo “misogino”, “maschilista”, e tante altre belle paroline.

    Quella frase sopra riportata in grassetto è stata pronunciata per davvero. Così come esiste per davvero una persona (anzi, più di una ) che crede fermamente in un genocidio di genere dove solo il 10% di un certo genere dovrà essere mantenuto in vita. Tale persona era anche un docente universitario, e di un corso che si chiamava (si chiama) “Womens Studies”. Ovvero “Studi delle Donne”. Quella persona è infatti una donna, Mary Daly, ex-docente universitaria del Boston College, prestigiosa università statunitense. La Daly è anche una femminista dichiarata, e una delle più famose e influenti femministe del mondo. E quella frase sopra riportata in grassetto è stata sì pronunciata, ma con il termine “maschi” al posto di “femmine”. Infatti la frase originale è questa:

    “Perchè continuare ad avere MASCHI in questo pianeta ? Ogni cultura deve iniziare a dichiarare che il futuro sarà femminile. La responsabilità della specie deve esser riportata nelle mani delle donne in ogni cultura. La proporzione dei MASCHI deve venir ridotta e mantenuta ad una percentuale del 10% della razza umana”

    Questa frase era contenuta in un manifesto del 1982 scritto non dalla Daly ma da Sally Miller Gearhart (femminista americana) e intitolato “Il Futuro – Se ce n’è Uno – E’ Femmina”. La Gearhart è un’accanita sostenitrice della partenogesi, ovvero dello sviluppo di un ovulo femminile senza fertilizzazione (da parte del maschio) e quindi della possibilità di riprodursi senza bisogno di un uomo. Da tale processo, va sottolineato, possono nascere soltanto femmine, e non maschi. Da qui deriva la forte attrattiva che la Gearhart (e altre femministe come lei) nutre verso la partenogenesi :

    “Se una metà della popolazione si riproducesse per via eterosessuale, e l’altra metà per partenogenesi, nel giro di una sola generazione si potrebbe raggiungere una proporzione della popolazione del 75% di femmine e il 25% di maschi.” (-S.M.Gearhart)

    E se “quella metà” della popolazione continuasse a riprodursi per partenogenesi, dopo un pò si arriverebbe alla fatidica proporzione del 90% di femmine e il 10% di maschi. Questa è, in sintesi, la teoria e il sogno confessato di Sally M. Gearhart, di Mary Daly, e di altre femministe radicali come l’ormai defunta Valerie Solanas. Due anni dopo l’uscita del manifesto per il genocidio di genere, la Gearhart pubblicò un altro libro, una sorta di storia fantastica ambientata nel futuro in cui le donne vivono in un’enorme comunità lesbica nelle “colline” e sono in grado di comunicare per via telepatica tra di loro, e per di più son capaci di comunicare anche con gli animali e con gli alberi. Nel primo capitolo di questo libro la Gearhart assicura il lettore che i “maschi” sono creature piene d’odio e che perciò meritano di morire.

    Sally Miller Gearhart non è però una mosca bianca. Nel corso degli anni sono state numerose le accademiche femministe che si son favorevolmente espresse per una “decontaminazione del pianeta terra” attraverso un genocidio di genere. Mary Dely venne costretta a lasciare la sua cattedra del Boston College non in seguito alle polemiche riguardo il suo sperato genocidio di genere, ma per il più semplice motivo che aveva trasformato il suo corso di laurea del “Women Studies” in una zona off-limits per gli studenti maschi. La Daly aveva vietato infatti l’accesso a quel corso ad ogni studente dotato di un pene, in barba a tutte leggi contro le discriminazioni sessuali. Quando la Daly fu costretta a lasciare il suo posto, immediatamente nel campus universitario del Boston College gruppi di femministe manifestarono per contestare la decisione, e nell’occasione utilizzarono tali manifestazioni per celebrare la vita e le “opere” di Mary Daly. Una di queste opere è un libro che la femminista radicale pubblicò nel 1999, intitolato Quintessence. Il libro è un’opera di fantasia ambientata nel futuro e di cui il personaggio principale è la stessa Mary Daly. La Daly visita un utopico continente nel quale, grazie ai suoi stessi studi e libri, una comunità di lesbiche è riuscita a prendere il sopravvento ed ha sterminato sia il genere maschile che le donne eterosessuali. In questo fantasioso continente di sole lesbiche la vita viene creata tramite la partenogenesi.

    In un’intervista del 2001, contenuta nel magazine “What Is Enlightenment “, alla Daly venne chiesto cosa ne pensasse dell’idea di Sally Miller Gearhart di sterminare il 90% del Genere Maschile e di mantenerlo ad una percentuale fissa del 10%. La Daly rispose testuali parole:

    “Penso che non sia affatto una brutta idea. Se vogliamo che la vita continui in questo mondo, ci dovrà essere una decontaminazione del pianeta. Io penso che tutto ciò verrà accompagnato da un processo evolutivo il cui risultato sarà una drastica riduzione della popolazione maschile. La gente ha paura di fare affermazioni simili però.” (-Mary Daly, 2001)

    Immaginate cosa accadrebbe se un qualche scrittore, intellettuale o accademico maschio avesse il coraggio di affermare una cosa del genere. A questo punto il lettore disinformato, potrebbe pensare che la Daly, la Gearhart, Valerie Solanas (autrice nel 1968 del Manifesto SCUM, ovvero il “Manifesto per l’eliminazione dei maschi”), o altre femministe simili (come la scrittrice e giornalista femminista del NY Times Maureen Dowd, che nel 2005 ha pubblicato un altro libro intitolato “Gli Uomini Sono Necessari ?”) rappresentino solo una branca estrema dell’ideologia femminista. Così però non è, come dimostrato dal supporto che la Daly ricevette da innumerevoli organizzazioni e attiviste femministe. Infatti ad esprimere totale solidarietà ed ammirazione verso Mary Daly fu anche la più grande e potente organizzazione femminista del mondo, ovvero la NOW (National Organization of Women), la quale può contare in oltre 500’000 membri contribuenti ed in più di 550 filiali sparse per tutti gli Stati Uniti d’America. Il potere di lobby di una simile organizzazione è talmente forte che, si dice, è l’unica lobby a cui nessun politico ha mai osato mettere i bastoni fra le ruote. Questo in un paese, gli Stati Uniti, dove virtualmente ogni singola organizzazione, ideologia o persona può venir criticata senza troppi contraccolpi.

    Anche in Italia non siamo messi meglio. Nell’agosto del 2003 vari quotidiani e riviste riportarono le dichiarazioni di un certo scienziato di Oxford, tale Bryan Sykes, secondo cui tra circa 125’000 anni i maschi del pianeta terra andranno incontro all’estinzione. La notizia, tra risatine e sberleffi nei confronti degli “stupidi maschietti destinati all’estinzione”, fece il giro del mondo. Qui in Italia, tra i vari articoli ironici e sbeffeggianti, spiccò per “simpatia” quello della giornalista Daniela Romiti:

    “…uno scienziato di Oxford, Bryan Sykes, che immagina un mondo di sole donne costrette a riprodursi artificialmente per assicurare la sopravvivenza della specie umana. La colpa di questo disastro (o fortuna, a seconda dei punti di vista)… sarebbe tutta del cromosoma Y, quello che determina il sesso maschile dell’embrione”

    Quindi l’estinzione del Genere Maschile sarebbe un “disastro” o come meglio evidenziato più tardi una fortuna. A seconda dei punti di vista. L’articolo proseguì con l’onnipresente menzione alla partenogenesi, e ad un futuro “mondo delle donne”, segno inequivocabile che la voce delle femministe americane fa molto velocemente il giro del mondo:

    “…Ovviamente, senza piu’ sperma per fertilizzare gli ovuli, le donne non potranno assicurare la continuazione della specie. In loro soccorso potra’ arrivare pero’ la scienza. Al momento la fertilizzazione avviene attraverso la fusione di due set di materiali genetici, uno maschile e uno femminile. Nel futuro mondo delle donne la fusione potra’ avvenire tra due set di materiali genetici femminili…”

    La cosa più preoccupante di tutta questa storia, è che simili psicopatiche come Mary Daly, Sally Miller Gearhart, Maureen Dowd e altre femministe della stessa genìa, non solo vengono tollerate ma addirittura esaltate e celebrate. Queste sono persone che ricoprono ruoli di potere e quasi nessuno ancora oggi ha il coraggio di criticarle o mettere in aperta discussione le loro tesi misandriche di stampo neonazista. I libri di Mary Daly fanno parte delle letture che ogni giorno studenti e studentesse americane devono ascoltare e quindi assimilare durante le lezioni dei corsi di laurea “Women Studies”. E se qualcuno decidesse di tirare un sospiro di sollievo perchè tanto simili nefandezze stanno accadendo solo negli USA, è meglio che si ricreda, in quanto il famigerato corso di laurea “Women Studies” è stato recentemente importato in Italia, in via sperimentale, nell’Università di Bologna. Infatti gli Stati Uniti, oltre ad esportare cultura spazzatura, guerre illegali e di aggressione in giro per il mondo, e tante altre “belle cose”, esportano anche la feccia più marcia delle stupide ideologie razziste, sessiste, xenofobe che impregnano la loro società, una fra tutte il femminismo. C’è solo da sperare che prima di diventare un clone della società americana, qui in Italia si inizi a rigettare un pò della spazzatura che ci arriva da oltre oceano.

    http://antifeminist.altervista.org/risorse/femmine_inutili.htm

  • Hassan

    INVIDIA PENIS

    Un male negato, ma, alla fine, equo e paritario

    Padri fucilati, figli resi orfani, madri snaturate, mogli criminali, tribunali criminogeni

    Bresciaoggi – Lunedì 7 febbraio 2005.

    “Torino, la moglie gli nega la figlia. Uomo separato si toglie la vita”.

    “Torino: Sembra una storia di ordinaria disperazione quella che ha per protagonista l’operaio suicida trovato morto nel Po dai sommozzatori dei vigili del fuoco di Torino; ma in realtà è qualcosa di più, è la storia di un giovane padre di 39 anni disperato per la separazione dalla moglie e dal fatto che la donna gli impediva da un po’ di vedere la figlia di 2 anni. L’altra sera G. R. ha lasciato la sua auto con le frecce accese sul ponte Umberto I, sul Po e si è affacciato alla balaustra. Un passante gli è corso in aiuto, ma l’uomo lo ha rassicurato: “Mi è passata”. Pochi istanti dopo invece G. R. si è buttato nel fiume. Solo ieri mattina il corpo è stato trovato, a pochi metri dal ponte”.

    La misandria del sistema, l’odio per i maschi e i padri ha le sue manifestazioni sintomatiche ed estreme. Come questi padri che si uccidono o uccidono. Sono punte di un iceberg e dobbiamo come tali denunciarle. Siamo in una civiltà che ha fatto di tutto per far dimenticare ai maschi e alle donne che, nella crescita psicologica, le donne devono superare ed essere aiutate a superare una fase inconscia caratterizzata dall’odio verso i maschi. Scientificamente detta “invidia penis”.

    Era un sapere che ogni padre trasferiva istintivamente al figlio maschio insieme alla capacità di aiutare la donna a superare questo suo limite inconscio. Adesso tutto è costruito per impedire questa consapevolezza sia nei maschi sia nelle femmine. E i maschi vengono distrutti da quest’odio che non sanno riconoscere, che non sanno elaborare. Le donne non riescono a rendersi conto di quest’odio mistificato sotto mille femministiche e buonistiche ragioni, una più falsa e strumentale delle altre, e ne restano in totale balìa.

    Proprio nei tempi in cui il valore maschile è finalmente riuscito a creare le condizioni perché le donne possano emanciparsi dai limiti loro imposti dalla natura femminile e dalla durezza dei processi materiali di riproduzione della vita, invece di un naturale e doveroso sentimento di riconoscenza, l’odio femminile contro i maschi dilaga e acquista una sua pseudo legittimazione in una copertura razionalizzatrice: l’accusa di oppressione millenaria. Come se chi avesse interesse al dominio si facesse parte attiva per annullare il proprio dominio. Come se esistesse un dominio che si traduce in condizioni di vita così usuranti per il dominatore da campare in media, come i maschi, sette anni meno del dominato. Eppure chi avesse voglia di leggersi la letteratura femminista, scoprirebbe che, per la prima volta nella Storia, un genere teorizza, pianifica ed attua l’annientamento identitario dell’altro genere.

    Conclusione: si buttano giù dai ponti i maschi ed i padri, ma si buttano giù dai ponti anche le donne. Mentre a milioni vengono massacrati tramite le pratiche abortive i figli di tutti, maschi e femmine e ci stiamo estinguendo. Incomincio a pensare che il femminismo non abbia niente a che fare con fatti oggettivi da cui fa dipendere l’odio per i maschi e sia soltanto la razionalizzazione di un odio infantile.

    Ovvero, che siamo di fronte all’antichissimo problema di sviluppo della psicologia femminile, rispetto al quale i meccanismi in atto nel passato per aiutare la donna a superare questa fase di fissazione infantile non sono più in funzione. In sostituzione si è sviluppata questa proiezione razionalizzatrice che corrisponde al modello della donna fallica, modello funzionale alla società consumistica, con la conseguente follia del rifiuto di tutto ciò che è femminile: dal proprio sesso al proprio corpo, alla maternità. E del rifiuto di tutto ciò che è maschile con la pretesa di essere in quanto donna il vero maschio e il vero padre. Ma quand’anche dessimo alle donne di oggi tutto il potere e ci annientassimo ai loro piedi, questo non placherebbe il loro odio.

    Un odio che non è condizionato dall’ottenere o meno quanto chiedono, ma dalla possibilità di trovare la strada per diventare adulte. Quel che ci chiedono, ma non ne sono consapevoli, è l’antica virtù maschile che nasce dalla consapevolezza maschile che le donne hanno questo problema e dalla capacità di contrastare la loro delusione e disperazione con una forte rappresentazione/dono del maschile nei confronti della donna e al tempo stesso nel definire come irraggiungibile e tabù per loro l’identità maschile.

    Le donne, per guarire, hanno bisogno di fare esperienza di più maschilità, affettuosa, solidale e autorevole, e noi invece le ascoltiamo nella richiesta folle di autocastrarci.

    Una tragica follia a due.

    C. B.

    http://www.uomini3000.it/73.htm

  • Hassan

    Corsi di rieducazione
    RIEDUCARE GLI UOMINI

    I Comitati Pari Opportunità e le singole Consigliere di Parità all’interno degli enti e delle amministrazioni pubbliche hanno incominciato ad organizzare corsi pudicamente denominati di risocializzazione maschile.

    Non sarà inutile sapere cosa siano e a cosa servano

    “Sono gli uomini che debbono cambiare, non noi” così gridarono le Redstockings trent’anni fa ed i corsi di risocializzazione programmati presso Enti ed Aministrazioni pubbliche, in un trend che si va diffondendo, non sono che alcuni, benché tra i più significativi, degli infiniti momenti nei quali quella conversione viene evocata, attivata, promossa.

    Per favorirne l’accettazione li si presenta in veste dolce ed innocua, come fossero finalizzati alla crescita collettiva, alla maturazione comune, ad una nuova civilizzazione. Ecumenismo garantito talvolta dalla presenza nei Comitati promotori di componenti maschi.

    Si incomincia fugando il sospetto, vago ed indeterminato, che si tratti di un momento di condizionamento mirato, costruito mettendo insieme le acquisizioni della scienza psicologica e le finezze della psicologia intuitiva.

    Per dissimularne gli scopi si concederà benevolmente che “anche le donne devono cambiare” fingendo che La Docente e i discenti stiano sullo stesso piano. Si farà affidamento sul fatto che i convocati negheranno per primi di fronte a se stessi il sentimento di disagio che li pervade e li si aiuterà a liberarsi del sospetto che si stiano prestando ad un processo che mira a toccare qualcosa di profondo. E la procedura incomincerà.

    Si ricapitoleranno ancora una volta i secolari torti patiti dalle donne a causa degli uomini per metterli di fronte alla loro Colpa di Genere, all’imbarazzo di sentire ciò che sentono e di essere ciò che sono, dando atto però, con benevola condiscendenza e soave lusinga, che “…dei nostri colleghi, dei nostri maschietti, in fondo non ci si può lamentare…”.

    Si parlerà di molestie visibili ed invisibili, di discriminazioni palesi e occulte, di disparità dissimulate e manifeste, di offese dirette ed oblique.

    Si insegnerà che il giudizio sul comportamento maschile è di competenza della donna che lo riferirà al suo vissuto e, al tempo stesso, che l’intenzione degli uomini, il vissuto maschile, è irrilevante.

    Si definirà con precisione cosa siano discriminazioni e privilegi, offese e molestie ed al tempo stesso si ricorderà che spetta alla donna qualificarle a posteriori secondo il suo sentire, come spetta a lei ridescrivere i veri scopi che animano i comportamenti degli uomini.

    Si richiameranno avvenimenti di ogni epoca e di ogni luogo, si useranno aneddoti e metafore, le più sottili, per rappresentare quella fantasmagoria di modi nei quali si esprime in ogni ambito, dissimulata e negata, la pulsione alla discriminazione, alla denegazione, alla forclusione del femminile.

    Si indicheranno poi i modi e le forme cui il linguaggio ed il comportamento maschili debbono attenersi, le corrette linee guida dello studio e della ricerca, per gli uni, dell’applicazione intellettuale e operativa per gli altri.

    Si esemplificherà in qual modo si debba coltivare quel pensiero cosciente che vigila con prudenza sui propri assunti e sulle proprie conclusioni. Si suggeriranno amabilmente i modi con i quali far emergere dal profondo i principi occulti, le derive emotive che presiedono all’elaborazione di un pensiero e di un’azione antifemminili che solo all’interessato -misoginia latente- sembreranno innocue e innocenti.

    Vi è la certezza che nessuno oserà svelare, e con ciò svellere, i contenuti dell’insegnamento giacché la bocca degli uomini oggi è murata dalla paura della canzonatura e dell’irrisione, la stessa sanzione che colpisce noi che veniamo letti in questo momento: deliranti.

    Che si tratti di un processo indistinguibile dalla rieducazione, né chi la promuove né chi la subisce mai potrà riconoscere.

    Perciò è necessario riconoscerlo.

    R. B.

    Fonte: http://www.uomini3000.it/213.htm (http://www.uomini3000.it/213.htm)

  • Eleonora_

    E con tutti questi begli articoli cosa vorresti significare, s’è lecito saperlo?