LA MORTE DEL MACHO

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI REIHAN SALAM
Foreign Policy

L’era della dominazione maschile sta giungendo alla fine.

Seriamente,

Per anni il mondo e` stato testimone di un silenzioso ma monumentale cambiamento, il trasferimento del potere dagli uomini alle donne. Oggi, la Grande Recessione ha trasformato quello che era un cambiamento evolutivo in una rivoluzione. Tra le conseguenze non vi sara` solo un colpo mortale a quel club di macho-men detto capitalismo finanziario che ha gettato il mondo nell’attuale catastrofe economica; sara` una crisi collettiva per milioni e milioni di uomini intorno al globo.

I segni dell’agonia del macho sono facili da individuare se si sa dove guardare. Considerate, per cominciare, l’impatto incredibilmente sproporzionato che la crisi attuale sta avendo sugli uomini – tanto che la recessione viene chiamata da alcuni economisti e in alcuni recessi angoli della blogosfera “lui-cessione”. Piu` dell’80 percento dei posti di lavoro perduti negli Stati Uniti dall’inizio di novembre appartenevano a uomini, secondo l’Ufficio delle Statistiche del lavoro degli Stati Uniti. Ed i numeri sono largamente simili in Europa, arrivando a formare un gruppo di uomini senza lavoro tra Stati Uniti ed Europa di circa 7 milioni piu` numeroso che non prima della recessione. Settori economici tradizionalmente dominati da uomini (costruzioni e manifattura pesante, per esempio) stanno subendo un piu` pesante e piu` rapido declino di settori tradizionalmente dominati da donne (come i lavori nel settore pubblico, la sanita` e l’educazione). Si prevede che alla fine del 2009 si conteranno fino a 28 milioni di uomini tra le vittime della recessione globale.Le cose stanno quindi peggiorando per gli uomini, poiche` la recessione va ad aggiungersi alle tribolazioni causate dalla globalizzazione. Secondo una stima dell’economista di Princeton Alan Blinder, tra 28 e 42 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti sono a rischio di outsourcing. Peggio ancora, gli uomini stanno restando sempre piu` indietro nell’acquisizione delle credenziali educative necessarie al successo in un’economia basata sulla conoscenza, come quella che dominera` il mondo post-recessione. Presto ci saranno tre laureate per ogni due laureati negli Stati Uniti, e le prospettive sono similarmente dispari nel resto del mondo sviluppato.

Certo, il macho e` una disposizione d’animo, non solo una questione di impiego. E mentre gli uomini vengono copiti piu` duramente dalla “lui-cessione”, sono persino peggio equipaggiati ad affrontare i profondi e prolungati costi psicologici dovuti alla perdita del lavoro. Secondo il American Journal of Public Health [“Giornale Americano della Salute Pubblica” N.d.t.], “la tensione finanziaria della disoccupazione” ha conseguenze molto piu` significative sulla salute mentale maschile che non femminile. In altre parole, preparatevi ad un bel po’ di uomini infelici la’ fuori – con tutte le conseguenze negative che questo comporta.

Con l’evolversi della crisi, le conseguenze si riveleranno sempre piu` nell’arena delle politiche di potere. Considerate le risposte elettorali che cominciano a delinearsi di fronte a questa catastrofe globale. Quando l’economia islandese e` implosa, gli elettori di quella nazione hanno fatto quanto nessun altro paese prima di loro: non soltanto hanno mandato a casa l’elite tutta maschile che aveva supervisionato l’evolversi della crisi, ma hanno nominato primo ministro la prima leader al mondo apertamente lesbica. E` stato, ha detto Halla Tomasdottir – a capo di una delle poche banche islandesi ancora solventi – una risposta perfettamente ragionevole alla “competizione tra peni” in un sistema di investimenti bancari dominato dai maschi. “Il novantanove percento e` andato alla stessa scuola, guida la stessa macchina, indossa gli stessi completi ed ha lo stesso atteggiamento. Ci hanno messo in questa situazione – e si sono divertiti un sacco facendolo” si e` lamentata Tomasdottir con un giornalista di Der Spiegel. Poco dopo una Lituania stremata dai debiti ha preso una strada simile, eleggendo la sua prima donna presidente: un’esperta economista con una cintura nera di karate, che risponde al nome di Dalia Grybauskaite. Nel giorno della vittoria elettorale il titolo di apertura del maggiore quotidiano di Vilnius era: “La Lituania ha deciso: il paese deve essere salvato da una donna”.

Benche` non tutte le nazioni risponderanno gettando via i maschi fannulloni, la reazione e` reale – ed e` globale. Ed e` probabile che il grande trasferimento del potere da maschi a femmine venga drammaticamente accelerato dalla crisi economica. Piu` e piu` persone si renderanno conto che il comportamento aggressivo ed amante del rischio che ha consentito agli uomini di trincerarsi nel loro potere – il culto del macho – si e` dimostrato distruttivo ed e` insostenibile in un mondo globalizzato.

Certo, si puo` dire che il lascito piu` duraturo della crisi non andra` affrontato su Wall Street. Non sara` la morte della finanza. E non sara` la morte del capitalismo. Queste idee ed istituzioni sopravvivranno. Quello che non sopravvivera` sara` il macho. E la scelta che gli uomini dovranno fare – se accettare o combattere questo nuovo fatto storico – avra` effetti sismici per tutta l’umanita`, donne e uomini.

Per molti anni ormai e` stato stabilito che, come dimostrato memorabilmente dagli economisti di finanza comportamentale Brad Barber e Terrance Odean nel 2001, tra tutti i fattori che possono correlarsi con investimenti di eccessiva fiducia nei mercati finanziari – eta`, stato civile, e simili – il piu` ovvio colpevole e` il possesso di un cromosoma Y. Ed ora viene fuori che non soltanto i macho della finanza globale, dominata pesantemente dai maschi, creano le condizioni per un tracollo economico globale, ma sono stati favoreggiati dalle loro controparti soprattutto maschili ai governi, le cui politiche, consciamente o no, hanno sostenuto artificialmente il machismo.

Un esempio e` la “housing bubble” degli Stati Uniti, la bolla di sapone, la crisi dell’immobiliare, esplosa ora con piu` violenza nell’ovest della nazione. E` la rappresentazione di una politica economica che ha dissimulato le prospettive in declino degli operai maschi. Negli Stati Uniti il boom delle costruzioni ha generato posti di lavoro relativamente ben retribuiti per i relativamente meno specializzati uomini che costituivano il 97,5 percento della forza lavoro – una media di $814 alla settimana. In paragone, la media per impieghi nel settore sanitario, dominato dal femminile, e` di $510 alla settimana, mentre un lavoro nel commerciale paga una media di $690 alla settimana. La bolla dell’immobiliare, secondo l’Ufficio delle Statistiche del Lavoro degli Stati Uniti, aggiunse quasi 3 milioni di impieghi nel settore delle costruzioni residenziali. Altri settori, anch’essi dominati dai maschi, come beni immobili, produzione cementifera, trasporto merci ed architettura, videro grandi benefici. Questi profumati salari nelle costruzioni consentirono agli uomini di mantenere un vantaggio economico sulle donne. Quando si chiede ai politici perche` non abbiano agito per contenere l’inflazione della bolla immobiliare, invariabilmente citano come il settore immobiliare fosse un pilastro dell’occupazione. Indubbiamente sostenere il macho aveva gran benefici, mentre far scoppiare la bolla sarebbe stato un suicidio politico.

Eppure la bolla immobiliare e` solo l’ultimo di una lunga serie di sforzi nel sostegno del machismo, il piu` potente dei quali fu il New Deal, come sostiene la storica Gwendolyn Mink. All’apice della Grande Depressione nel 1933, 15 milioni di Americani erano disoccupati, in una forza lavoro composta per circa il 75 percento da uomini. Questo minava il modello dell’uomo procacciatore di cibo per la famiglia, e vi era una pressione tremenda per recuperarlo. Ed e` proprio questo che fece il New Deal, creando posti di lavoro per gli uomini. Ed isolare le donne dal mercato tenendole a casa divenne uno status symbol per gli uomini, un obiettivo che la maggior parte degli uomini raggiunse nella famiglia nucleare del dopoguerra ("Rosie la rivettatrice", simbolo del femminismo degli anni della guerra nella leggendaria illustrazione “possiamo farcela” fu solo un contrattempo). In questo modo, secondo la storica Stephanie Coontz, la Grande Depressione ed il New Deal rinforzarono i tradizionali ruoli dei generi: alle donne veniva promessa la sicurezza economica in cambio della istituzionalizzazione del potere economico del maschio.


Oggi questo antico patto si e` sciolto, e nessun intervento di stato lo portera` indietro. Effettivamente, negli Stati Uniti, il pacchetto di stimolo dell’economia non porta molte similitudini con un programma di lavori pubblici sullo stile del New Deal. Nonostante iniziali discussioni riguardo ad una possibile concentrazione del pacchetto di stimolo su progetti di infrastrutture pronti a partire, linee ferroviarie ad alta velocita`, ed altre iniziative che avrebbero sostenuto pesantemente settori prevalentemente maschili dell’economia, la gran parte dei fondi sta andando – direttamente o indirettamente – all’educazione, alla sanita` ed ad altri servizi sociali. Di gia` negli Stati Uiniti le donne costituiscono quasi la meta` di biologi e scienziati medici e quasi tre quarti dei lavoratori nel settore sanitario. Persino il presidente statunitense Barack Obama ha commentato sul trasferimento del potere da uomini a donne quando ha detto al New York Times che, sebbene lavori in costruzione e settore manifatturiero non scompariranno del tutto, “costituiranno una percentuale inferiore dell’economia nel suo insieme”. Ed il risultato, ha detto, sara` che “sara` altrettanto probabile, se non di piu`, che siano le donne ad essere il principale procacciatore di cibo in famiglia”.

Questo significa che il macho scalpitante e fin troppo lautamente remunerato sta ora diventando un macho disoccupato e senza direzione – un fenomeno diverso ma possibilmente altrettanto distruttivo. L’anno scorso uno studio pubblicato su Social Science & Medicine [“Scienze Sociali e Medicina” N.d.t.] ha trovato che lunghi periodi di disoccupazione conducono spesso a un forte consumo di alcolici, specialmente per uomini tra i 27 ed i 35 anni. E questo macho vittima della globalizzazione puo` scordarsi il matrimonio: il sociologo Andrei Cherlin dice che “tra i lavoratori che sproporzionatamente vedono il loro lavoro spostarsi all’estero o sparire tra chips di computer, sempre meno giovani adulti penseranno di potersi sposare”. E cosi continuera` a svanire quell’effetto disciplinare che il matrimonio ha sui giovani uomini.

Come si sviluppera` questa transizione al mondo del post-macho? Dipende dalle scelte che gli uomini faranno, ed hanno solo due alternative.

La prima possibilita` e` adattarsi: che gli uomini accettino le donne come partner paritari ed assimilino le nuove sensibilità` culturali, istituzioni ed accordi paritari che questo potrebbe comportare. Questo non significa che tutti gli uomini dell’occidente si trasformeranno in dandy metrosexual, mentre gli ascolti delle partite di football ed i consumi di birra crolleranno. Ma con la morte del macho, un nuovo modello di mascolinità` potrebbe farsi strada, particolarmente tra alcuni uomini istruiti che vivono nel benestante Occidente del mondo.

L’economista Beth Stevenson ha descritto il declino di un logoro tipo di matrimonio, nel quale gli uomini si specializzano nel lavoro retribuito mentre le donne si occupano dei figli, in favore di un matrimonio di consumo, “nel quale entrambi i coniugi contribuiscono equamente alla produzione nel mercato, e sono uniti piu` da un condiviso desiderio di come consumare e vivere la propria vita”. Questi matrimoni tendono a durare piu` a lungo, ed a comportare una divisione piu` paritaria dei compiti casalinghi.

E non e` una coincidenza il fatto che una maggiore adattabilità` alla vita familiare negli uomini istruiti si estende alla vita economica. L’economista Eric D. Gould ha riscontrato nel 2004 che il matrimonio tende a rendere gli uomini (particolarmente quelli con salari piu` bassi) piu` seri nella propria carriera – piu` proni a studiare di piu`, lavorare di piu` ed a desiderare lavori da impiegato piuttosto che da operaio. Questo dell’adattamento degli uomini puo` essere uno scenario ottimistico, ma non e` del tutto improbabile.

Poi, comunque, c’e` l’altra possibilita`: resistere. Gli uomini potrebbero decidere di lottare all’ultimo sangue per la sopravvivenza del macho, sacrificando le proprie prospettive nel tentativo di interrompere e rallentare una potente tendenza storica. Ci sono abbondanti precedenti in questo campo. Difatti, uomini che non hanno maniere costruttive di dare sfogo alla propria rabbia potrebbero diventare una fonte di estremismo militante; pensate ai nostalgici del KGB in Russia o alle reclute della Jihad alla ricerca dell’onore perduto, per nominare solo un paio di esempi. E ci sono ancora parecchi uomini nell’Occidente che vogliono “ostacolare la storia, urlare STOP”. Malgrado questi, comunque, i paesi dell’occidente sviluppato questa volta non sembrano per la maggior parte cercare di conservare il vecchio squilibrio tra i generi del machismo.

Invece, la scelta tra adattamento e resistenza potrebbe svilupparsi in una divisione geopolitica: mentre gli uomini del Nord America e dell’Europa dell’Ovest in gran parte – anche se non sempre felicemente – potrebbero adattarsi al nuovo ordine egalitario, le loro controparti nei giganti emergenti dell’Est e Sud Asia, senza parlare della Russia, tutti luoghi in cui le donne ancora spesso affrontano una brutale oppressione domestica, potrebbero avviarsi verso una ancora piu` esagerata ineguaglianza dei generi. In società tali, il potere statale verra` usato non per promuovere gli interessi delle donne, ma per mantenere il macho in vita.

Guardiamo alla Russia, dove la situazione si e` sviluppata in questo senso nell’ultimo decennio. Nonostante ci siano 10,4 milioni piu` donne russe che non uomini, la maggioranza numerica non si e` tradotta in un potere politico o economico. Dopo il collasso dell’Unione Sovietica, l’ideale dell’uguaglianza delle donne e` stato completamente abbandonato, e molti Russi hanno rianimato il culto della casalinga a tempo pieno (con il governo Putin che offriva persino un bonus alle donne incinte). Ma gli uomini russi, confusi dalla dislocazione del collasso sovietico e da un decennio di crisi economica, semplicemente non hanno saputo adattarsi. Secondo la scrittrice moscovita Masha Lipman “era comune per gli uomini cadere in depressione e spendere giorni a bere e fumare sdraiati sul divano”. Tra tassi altissimi di mortalità, incarcerazione ed alcolismo, e bassi tassi di educazione, solo un basso numero di uomini russi furono anche lontanamente capaci (o desiderosi) di essere i soli a lavorare in famiglia.

E cosi` le forti donne russe sono state lasciate al lavoro, dovendo contemporaneamente accettare livelli di sfruttamento sessuale sempre piu` alti al lavoro ed un’enorme ipocrisia a casa. Secondo la ricerca di Elena Mezentseva, del Centro di Ricerca sui Generi di Mosca, in Russia e` impiegata una percentuale maggiore di donne in eta` lavorativa che in quasi ogni altra nazione, ma secondo le statistiche del 2000 una donna russa guadagnava solo la meta` di un uomo russo per lo stesso lavoro. In tutto questo tempo Putin ha favorito questo atteggiamento negli uomini, trasformando la loro nostalgia del macho perduto in tempi sovietici in un’ideologia.

Se questo rappresenta lo scenario peggiore di dove potrebbe portare la morte del macho, un altro genere di pericolo si sta sviluppando in Cina. Il suo pacchetto di stimolo di 596 miliardi di dollari porta una molto maggiore somiglianza ad un programma di coinvolgimento pubblico sullo stile del New Deal che non qualsiasi altro programma proposto dal partito democratico degli Stati Uniti. Se il settore sanitario e l’educazione hanno attratto la maggior parte dei fondi dello stimolo statunitense, piu` del 90 percento dello stimolo cinese e` diretto alle costruzioni: case popolari, autostrade, ferrovie, dighe, impianti di trattamento dei rifiuti, griglie elettriche, aeroporti, e molto altro.

Questa febbre di spesa e` diretta a contenere il danno catastrofico causato dalla perdita di impieghi nel settore manifatturiero delle esportazioni cinesi. Il Partito Comunista Cinese da tempo vede i 230 milioni di lavoratori migranti, circa due terzi dei quali sono uomini, come una fonte di potenziale fermento politico. Decine di milioni hanno gia` perso il lavoro nel manifatturiero, e si sono finora dimostrati riluttanti a tornare nelle loro province di origine.

Come negli Stati Uniti la bolla immobiliare era una politica maschilista, cosi` la traiettoria economica della Cina negli ultimi due decenni e` fortemente legata al tentativo di arginare la minaccia posta dall’enorme popolazione migrante maschile. L’economista del MIT [Massachussets Institute of Technology] Yasheng Huang sostiene che mentre il primo decennio dopo le riforme economiche di Deng Xiaoping ha visto un’incredibile crescita economica e dell’imprenditoria nell’interland cinese, i due decenni successivi hanno visto un marcato declino delle prospettive economiche della Cina rurale insieme ad un concertato tentativo di promuovere il rapido sviluppo delle citta` costiere. Imprese statali e corporazioni multinazionali hanno goduto di generose sovvenzioni, agevolazioni fiscali ed altri accordi favorevoli ed in cambio hanno impiegato milioni di lavoratori migranti. Questo ha esacerbato la migrazione interna, che ha visto milioni di uomini lasciare la poverta` rurale in cerca di impieghi urbani a breve termine, ma dopo la rivolta di Piazza Tienanmen le citta` cinesi hanno dato loro il benvenuto in quanto strumento per evitare fermenti nelle citta`.

Oggi, comunque, e` difficile immaginare come i leader cinesi possano dipanare questa matassa. La situazione e` resa peggiore dal declino della popolazione – nascono in media 119 maschi ogni 100 femmine – e la nazione ha gia` visto proteste violente da parte di una popolazione maschile sempre piu` alienata. Certo, e` possibile che la Cina incanali costruttivamente questo surplus di macho-energia nella direzione dell’imprenditoria, rendendo il paese una fonte globale di innovazione radicale, con tutte le implicazioni anche militari che questo comporterebbe. Piu` probabilmente, se la natura del pacchetto di stimolo cinese e` di qualche indicazione, Bejing continuera` a privilegiare l’economia industriale urbana – poiche` se questa valvola di sfogo per il macho si sbriciolasse, ci sono buone ragioni di credere che il Partito Comunista si sbriciolerebbe con essa.

Potrebbe sembrare allettante pensare che la morte del macho sia una semplice correzione ciclica e che i maschi alfa del mondo finanziario saranno in grado di tornare presto al lavoro. Allettante, ma sbagliato. La “competizione tra peni” resa possibile da infinite agevolazioni, arcani strumenti finanziari e puro e semplice capitalismo, sara` ora addomesticata in maniera conclusiva.

La lui-cessione sta creando punti di contatto tra persone tipicamente non ritenute spiriti affini, da economisti comportamentali a storiche femministe. Mentre molti incolpano l’uomo del corrente disastro economico, molte discussioni si sono finora concentrate sugli effetti della recessione sulle donne. E questi effetti ci sono e sono reali. Le donne avevano un tasso globale di disoccupazione piu` alto prima della recessione, e continuano ad averlo. Questo fatto porta molti a concordare con il rapporto dell’ONU dell’inizio di quest’anno: “La crisi economica e finanziaria mette un carico sproporzionato sulle spalle delle donne, che sono spesso concentrate in settori di impiego vulnerabili, tendono ad avere minori indennità di disoccupazione e previdenza sociale, e subiscono un accesso ed un controllo diseguale alle risorse economiche e finanziarie”.

Questa e` una preoccupazione valida, e non incompatibile con il fatto che miliardi di uomini intorno al globo, non solo un gruppo di banchieri screditati, ci rimetteranno sempre di piu` nel nuovo mondo che sta prendendo forma dall’attuale naufragio economico. Le donne cominciano a guadagnare quel potere sociale, economico e politico che e` stato loro lungamente negato, e sara` niente meno che una vera e propria rivoluzione, tale che la civiltà` umana non ha mai visto.

Questo non vale a dire che uomini e donne si faranno la guerra separati da barricate. Il conflitto prendera` forme piu` sottili, ed il principale campo di battaglia saranno cuori e cervelli. Ma siate certi che l’asse del conflitto globale di questo secolo non saranno ideologie in guerra, o geopolitiche in competizione, o civilizzazioni che si scontrano. Non sara` la questione razziale o etnica. Saranno i generi. Non vi sono precedenti per una guerra dopo la morte del macho. Ma possiamo aspettarci che la transizione sara` lancinante, irregolare, e possibilmente molto violenta.

Titolo originale: "THE DEATH OF MACHO"


Fonte: http://www.foreignpolicy.com

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11.11.2009


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MADDY

Commenti (33)

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Nascondi area commenti 13 caricati
    1. alinaf 8 gennaio 2010

      Questo Salam è un salam che ha una rubrica settimanale su Forbes. Ti credo che è preoccupato se il macho non compra più auto di lusso o fa viaggi da favola ! Mavalàmavalàmavalà :) 'Sti americani che profonda delusione.

    1. guru2012 8 gennaio 2010

      "L’economista Beth Stevenson ha descritto il declino di un logoro tipo di matrimonio, nel quale gli uomini si specializzano nel lavoro retribuito mentre le donne si occupano dei figli, in favore di un matrimonio di consumo, “nel quale entrambi i coniugi contribuiscono equamente alla produzione nel mercato, e sono uniti piu` da un condiviso desiderio di come consumare e vivere la propria vita”. Questi matrimoni tendono a durare piu` a lungo, ed a comportare una divisione piu` paritaria dei compiti casalinghi." Che tristezza.
      Stiamo correndo a grosse falcate verso il gay assoluto, fantastico.

    1. Cornelia 8 gennaio 2010

      C'è un antico sistemino per dare impiego a frotte di giovanotti disoccupati e senza mogli a tenerli buoni.


      Si chiama guerra.

    1. Drachen 8 gennaio 2010

      che articolo demenziale.
      auspica come aspetto positivo che gli uomini lavoreranno di più e vorranno fare gli impiegati.
      c'è nella mentalità femminista un tarlo inaffrontabile che è quello di considerare il potere sessuale femminile come un assoluto e parimenti c'è la pretesa interiorizzata che l'uomo sia al servizio della donna.
      è implicito nell'articolo: l'uomo per avere un matrimonio duraturo e se appartiene ad una classe sociale umile si sentirà più responsabilizzato sul lavoro.
      in realtà l'uomo non si sposa se è umile, in primis perchè viene scartato, ed in secondo luogo perchè il matrimonio è diventato un luogo di sofferenza.

    1. Boero 8 gennaio 2010

      ...Le donne, che sembrava dovessero rappresentare il soggetto di una trasformazione sociale e culturale epocale, hanno finito col diventare, nella loro grande maggioranza, uno strumento attivo e spesso consapevole del sistema, facendo proprie le logiche strumentali di cui è portatore, diventandone complici e ricavandosi uno spazio di potere al suo interno. Hanno scelto di essere ridotte ma in larga parte di autoridursi a merce, non solo dal punto di vista pratico ma soprattutto da quello psicologico, cioè del loro modo di essere, di vivere e di concepirsi all’interno della relazione con l’altro genere. Questa scelta è stata profumatamente pagata dal sistema dominante che ha avuto e ha un grande bisogno di loro. Le donne insomma sono state promosse, hanno acquistato uno spazio notevolissimo all’interno del sistema stesso senza però metterne in discussione le fondamenta che anzi, oggi, grazie al loro contributo, sono ancora più solide rispetto al passato. Ma perché la scelta di promuovere le donne? Perché è stata attribuita loro tanta importanza? Per un motivo molto semplice. Perché la sessualità femminile costituisce da sempre un fattore straordinariamente potente di incentivazione per gli uomini; una spinta nei confronti della quale, specie per gli uomini in giovane età, è praticamente impossibile opporre resistenza. Attribuendogli un valore di mercato e un valore d’uso e rendendola conseguentemente accessibile solamente a coloro che sono in grado di esserne fruitori, viene così a costituire uno strumento formidabile e ineguagliabile al fine di alimentare il sistema stesso non solo dal punto di vista economico ma anche da quello culturale e psicologico; tutti aspetti intimamente connessi e non separabili nei moderni sistemi sociali. Le donne si sono di fatto prestate a questa operazione, anche se con differenti livelli di consapevolezza. Rimangono subalterne e subordinate alle elite dei cosiddetti maschi dominanti (che denomineremo col termine di maschi alpha) che sono al vertice della catena di comando insieme alle nuove elite femminili, ma hanno acquistato, o meglio, è stato loro conferito, un ruolo dominante sul resto della popolazione maschile (che denomineremo col termine di maschi beta) che si trova a sua volta in una posizione di subalternità e subordinazione non solo nei confronti delle elite dominanti, maschili e femminili, ma anche nei confronti della grande maggioranza delle donne che sono forti del peso specifico rappresentato dalla loro sessualità e dal valore di mercato a questa attribuito. Il paradosso a questo punto, ammesso e non concesso che le premesse del movimento femminista siano autentiche e che la sua interpretazione della storia sia infallibile, è dunque questo. E cioè che le donne (per lo meno la grandissima maggioranza) rimangono subalterne a quegli uomini, i maschi alpha dominanti, (cioè coloro che hanno un ruolo dirigente nella società e comunque, nei più disparati settori, sono uomini di potere e/o di successo) che le hanno da sempre tenute in una posizione di subordinazione ma abbattono la scure della loro vendetta storica sugli uomini “normali” (cioè i maschi beta non dominanti), coloro la cui colpa e la cui sfortuna è unicamente quella di essere nati uomini nel momento sbagliato, cioè in una fase storica nella quale, se non si appartiene alla elite dei maschi alpha dominanti, si è considerati meno di zero.

    1. Boero 8 gennaio 2010

      Dominazione maschile?Parlatene con gli uomini beta.
      Il movimento
      di Fabrizio Marchi
      Tutti i sistemi sociali, politici ed economici che si sono avvicendati nel corso della storia in tutte le epoche e in tutti i contesti, hanno sempre visto al proprio interno la compresenza di ceti dominanti e ceti dominati. Non è mai esistito fino ad oggi un sistema capace di superare nei fatti questa contraddizione e di costruire una società realmente nuova, fatta di uomini e donne realmente liberi/e ed eguali.

      Naturalmente questo assioma è valido più che mai, nonostante le apparenze, anche per i sistemi sociali e politici attuali. Viviamo in una società formalmente ispirata a principi democratici e liberali ma sostanzialmente dominata dalla ragione strumentale ed utilitaristica e dal dominio assoluto del mercato e della sua ideologia.

      La peculiare caratteristica di questa moderna forma di dominio è la sua altissima capacità di condizionare e controllare l’esistenza dei suoi membri a qualsiasi livello, sia nella sfera pubblica che soprattutto in quella privata. In pratica non esiste un solo anfratto della vita umana che sia sottratto al suo controllo, né potrebbe essere altrimenti.

      Infatti è la natura stessa di questo genere di dominio, la sua peculiarità e la sua complessità che rendono necessaria questa forma di controllo totale e totalizzante della vita degli individui, soprattutto del loro foro interiore e dei loro aspetti psicologici più profondi.

      Questa forma di controllo così sofisticata e altamente pervasiva è la caratteristica delle forme moderne di dominio. Infatti le tirannie e i sistemi dispotici e totalitari della storia passata e recente non avevano la necessità assoluta di controllare ogni angolo, anche il più profondo e remoto, della vita degli individui. E questo perchè il contratto sociale, cioè la relazione fra il sovrano e i suoi sudditi, era in ultima istanza fondata sui rapporti di forza, cioè sul tasso di terrore che il primo era in grado di esercitare sui secondi al fine di ottenere la loro obbedienza e il rispetto delle leggi e dell’ordine costituito.

      Ma queste forme di organizzazione sociale e politica sono assolutamente inadeguate a governare e a gestire società complesse come quelle capitalistiche occidentali (e non solo occidentali ormai…) contemporanee le quali, per sopravvivere e autoalimentarsi, hanno bisogno di meccanismi sociali, culturali e psicologici estremamente più complessi del semplice esercizio della forza che strutturalmente non può essere sufficiente a promuovere e mobilitare forze e risorse produttive, sia in termini quantitativi che soprattutto qualitativi, necessarie ad alimentare l’intero sistema.

      Tali meccanismi non possono quindi poggiare le loro fondamenta tanto sulla coercizione quanto sull’utilizzo puntuale e sapientemente centellinato di ciò che usiamo definire col termine di incentivo che diventa, nell’attuale contesto, lo strumento determinante per la sopravvivenza del sistema stesso. Naturalmente, in questa situazione testè descritta, la più potente e principale forma di incentivo è data dalla possibilità di arricchirsi o dalla speranza di poterlo fare. Arricchirsi diventa tanto più fondamentale soprattutto in una società dove tutto è stato mercificato, in primis la sfera sessuale e affettiva che, in una società che ha superato l’era del pane, diventa il primo e più importante bisogno primario da soddisfare. Ma soddisfare questo bisogno, in un contesto sociale siffatto, significa piegarsi o comunque adattarsi alle leggi del mercato e ai suoi dettami ideologici, pena l’esclusione dal consumo del bene (la sessualità, in questo caso) o l’emarginazione dal contesto sociale; cosa questa che comporta automaticamente l’esclusione dal consumo del bene stesso.

      Da ciò si evince che la sessualità, questa grande, potente e meravigliosa forza della natura, che in quanto tale dovrebbe essere messa nelle condizioni di esprimersi liberamente e pienamente, è stata ridotta dal sistema capitalistico attuale a due concetti fondamentali: merce e consumo.

      Naturalmente non è certo da ora che la sessualità è stata ingabbiata in logiche che con questa non hanno nulla a che vedere. Nei secoli e nei millenni che abbiamo alle spalle essa è stata pesantemente condizionata dalle religioni organizzate e dalle loro istituzioni nonché da una montagna di precetti e pseudo costruzioni moralistiche che avevano come unico obiettivo quello di disinnescare la potenza dirompente contenuta in quell’energia che la sessualità, se non fosse compressa da vincoli e catene di ogni sorta, sarebbe in grado di liberare.

      Tuttavia questo sistema di condizionamenti a sfondo religioso-moralistico (di cui comunque non abbiamo nessuna nostalgia), anche se ancora in grado di esercitare un peso sulla vita degli individui, appare oggi notevolmente indebolito. Un indebolimento non casuale ma dovuto al trionfo della ragione strumentale e utilitaristica che ha travolto anche quel sistema fino a sostituirlo con quello dell’ideologia della mercificazione totale dei corpi e delle anime degli individui.

      Tutto ciò non è avvenuto casualmente. E’stato un processo estremamente complesso e sofisticato che ha avuto bisogno, per poter essere messo in atto, di nuovi attori sociali e di nuove alleanze fra le parti in causa.

      Ed è qui che entra in ballo il ruolo del femminismo, quel movimento che era nato e si era sviluppato una quarantina di anni fa e che si proponeva, nelle sue migliori intenzioni, la trasformazione radicale dello stato di cose presenti attraverso la liberazione delle donne, e che invece ha finito per essere lo strumento privilegiato proprio di quel sistema che avrebbe dovuto combattere.

      D’altronde non è certo la prima volta che nella storia accadono fenomeni simili. Tante rivoluzioni sono purtroppo fallite e/o degenerate sull’onda dello stesso perverso meccanismo.

      Le donne, che sembrava dovessero rappresentare il soggetto di una trasformazione sociale e culturale epocale, hanno finito col diventare, nella loro grande maggioranza, uno strumento attivo e spesso consapevole del sistema, facendo proprie le logiche strumentali di cui è portatore, diventandone complici e ricavandosi uno spazio di potere al suo interno.

      Hanno scelto di essere ridotte ma in larga parte di autoridursi a merce, non solo dal punto di vista pratico ma soprattutto da quello psicologico, cioè del loro modo di essere, di vivere e di concepirsi all’interno della relazione con l’altro genere. Questa scelta è stata profumatamente pagata dal sistema dominante che ha avuto e ha un grande bisogno di loro. Le donne insomma sono state promosse, hanno acquistato uno spazio notevolissimo all’interno del sistema stesso senza però metterne in discussione le fondamenta che anzi, oggi, grazie al loro contributo, sono ancora più solide rispetto al passato. Ma perché la scelta di promuovere le donne? Perché è stata attribuita loro tanta importanza? Per un motivo molto semplice. Perché la sessualità femminile costituisce da sempre un fattore straordinariamente potente di incentivazione per gli uomini; una spinta nei confronti della quale, specie per gli uomini in giovane età, è praticamente impossibile opporre resistenza. Attribuendogli un valore di mercato e un valore d’uso e rendendola conseguentemente accessibile solamente a coloro che sono in grado di esserne fruitori, viene così a costituire uno strumento formidabile e ineguagliabile al fine di alimentare il sistema stesso non solo dal punto di vista economico ma anche da quello culturale e psicologico; tutti aspetti intimamente connessi e non separabili nei moderni sistemi sociali.

      Le donne si sono di fatto prestate a questa operazione, anche se con differenti livelli di consapevolezza. Rimangono subalterne e subordinate alle elite dei cosiddetti maschi dominanti (che denomineremo col termine di maschi alpha) che sono al vertice della catena di comando insieme alle nuove elite femminili, ma hanno acquistato, o meglio, è stato loro conferito, un ruolo dominante sul resto della popolazione maschile (che denomineremo col termine di maschi beta) che si trova a sua volta in una posizione di subalternità e subordinazione non solo nei confronti delle elite dominanti, maschili e femminili, ma anche nei confronti della grande maggioranza delle donne che sono forti del peso specifico rappresentato dalla loro sessualità e dal valore di mercato a questa attribuito.

      Il paradosso a questo punto, ammesso e non concesso che le premesse del movimento femminista siano autentiche e che la sua interpretazione della storia sia infallibile, è dunque questo. E cioè che le donne (per lo meno la grandissima maggioranza) rimangono subalterne a quegli uomini, i maschi alpha dominanti, (cioè coloro che hanno un ruolo dirigente nella società e comunque, nei più disparati settori, sono uomini di potere e/o di successo) che le hanno da sempre tenute in una posizione di subordinazione ma abbattono la scure della loro vendetta storica sugli uomini “normali” (cioè i maschi beta non dominanti), coloro la cui colpa e la cui sfortuna è unicamente quella di essere nati uomini nel momento sbagliato, cioè in una fase storica nella quale, se non si appartiene alla elite dei maschi alpha dominanti, si è considerati meno di zero.

      Questi ultimi, e non altri o altre, sono oggi il gruppo sociale e di genere che si trova a vivere in una condizione di totale subalternità, discriminazione e oppressione nei confronti degli altri gruppi sociali, delle vecchie e nuove classi dominanti maschili e femminili e dell’intero genere femminile. Completamente privi di ogni potere di contrattazione, senza alcun peso specifico, a differenza della grande maggioranza delle donne, da mettere sulla bilancia, disarmati dal punto di vista culturale e psicologico, colpevolizzati da decenni di pseudocultura femminista che li ha criminalizzati, costantemente sottoposti ad un pestaggio morale portato avanti da una campagna mediatica senza precedenti, gli uomini beta costituiscono la massa di manovra destinata a sostenere e ad alimentare questo complesso sistema di sfruttamento e oppressione sociale e di genere. L’ultimo ma necessario anello della catena. Il nuovo proletariato della società del mercato totale e totalizzante.

      La liberazione degli uomini beta da questa condizione di oppressione umana, sociale e di genere, è l’obiettivo strategico per cui è nato questo Movimento.

      Naturalmente, per questo fine è necessario lavorare affinchè essi stessi prendano consapevolezza della loro condizione di subalternità. Consapevolezza che oggi non hanno.

      Nel corso di questi ultimi decenni gli uomini beta sono stati martellati senza sosta dal punto di vista psicologico e culturale, le loro identità di uomini sono state distrutte con una raffinatissima tecnica di manipolazione psicologica e mediatica fino a farli addirittura sentire colpevoli di essere nati uomini.

      Calpestati e derisi in quanto uomini e in quanto uomini non dominanti, privati di ogni valore ma soprattutto di qualsiasi strumento per la comprensione della realtà e della loro condizione, gli uomini beta hanno cominciato, gradualmente ma inesorabilmente, a non sentirsi più neanche uomini. Completamente inermi e devastati sotto ogni punto di vista, non è rimasto loro che cercare di adeguarsi ad una realtà che considerano immutabile e scimmiottare i modelli maschili dominanti, senza averne però le possibilità e gli strumenti. Uno spettacolo penoso e avvilente, una rincorsa affannosa e stentata, una recita disperata con la quale cercano faticosamente di conquistarsi un piccolo spazio e di essere socialmente e umanamente accettati, soprattutto dall’altro sesso.

      E’ necessario un lavoro molto lungo, profondo e paziente per aiutare gli uomini beta a ricostruire la loro identità negata e vilipesa. Per convincerli a rifiutare un sistema che li ha indotti a credere che si è degni di considerarsi Uomini solo se si ha un determinato reddito, se si occupa una determinata posizione all’interno del contesto sociale e se si compare sugli schermi di questo o quel network televisivo.

      Per spronarli a riconquistare con forza e dignità una nuova e diversa relazione con l’altro sesso. Una relazione costruita sui valori di una VERA EGUAGLIANZA, di una VERA RECIPROCITA’, di una VERA AUTONOMIA e di un RECIPROCO RISPETTO E RICONOSCIMENTO DELL’ALTRO/A, e non sulla sottomissione dell’uno ad opera dell’altra, come è invece oggi.

      Per far questo è necessario liberarsi da tante catene ma soprattutto è necessario compiere un grande sforzo individuale e collettivo. E’ fondamentale rivisitare completamente la propria maschilità all’interno dei profondi cambiamenti avvenuti e, sulla base di questo, rivedere completamente il proprio atteggiamento nei confronti del genere femminile. Smettere di proporsi sempre e comunque, di recitare copioni preconfezionati, di assumere sempre l’iniziativa, di vestire dei panni che non sono i propri pur di assecondare i desideri altrui. Proporsi invece, quando se ne ha voglia, per quello che si è e non per quello che si ha o che si rappresenta (o che si fa finta di avere o di rappresentare…), senza finzioni o recite di sorta, con la massima disinvoltura, con la giusta tempistica e senza MAI tradire la propria indole, la propria dignità e la propria libertà. Non dare affatto per scontato che i ruoli delle donne e degli uomini “da che mondo è mondo”, come si suol dire ipocritamente, non potranno mai cambiare. Se questo fosse vero il femminismo non avrebbe potuto rivendicare l’eguaglianza e la pari dignità delle donne, cosa che invece ha sacrosantamente fatto mettendo in discussione proprio quell’assunto.

      Ebbene, il concetto di eguaglianza, come quello di libertà, comporta diritti ma anche doveri. Non è pensabile ipotizzare un sistema di diritti senza al contempo anche dei doveri. E quindi, se veramente siamo tutti eguali, è evidente che uomini e donne devono vivere e comportarsi in egual modo all’interno dello stesso sistema di regole. Ciò deve valere in ogni ambito della vita, sia esso sociale, economico, politico o relazionale. Se si chiedono a gran voce le quote rosa nelle assemblee elettive si devono coerentemente chiedere anche per lavorare nelle miniere, nei cantieri edili, negli altiforni, sulle piattaforme petrolifere, nelle acciaierie. Così come, se si professa l’eguaglianza nelle relazioni fra i sessi allora non si può continuare a pensare che questa possa continuare a svolgersi sempre e comunque a senso unico, con l’uomo che, da una posizione di oggettiva subordinazione, si propone, investe tempo, denaro ed energie, rischia il rifiuto, e la donna che, comodamente collocata dal punto di vista psicologico, sul suo metaforico piedistallo, decide come, quando e soprattutto PERCHE’ e CON CHI (ma in base a quali criteri selettivi?…). In questa siffatta modalità di relazione non c’è nulla di spontaneo, naturale, reciproco e umano ma tutto viene giocato sul terreno del potere, subdolamente gestito a livello psicologico, dell’una sull’altro, sul ricatto sessuale e sullo scambio concettualmente mercantile. In parole più povere sul do ut des applicato alla sessualità e all’affettività.

      Naturalmente siamo consapevoli che nessuno cederà mai neanche una minima quota del potere che detiene se non ci sarà qualcuno che glielo toglierà. Ce lo dice la storia e non saremo noi a mettere in discussione questo insegnamento.

      E’ quindi ovvio che gli uomini beta dovranno misurarsi in una fase di grandissima conflittualità con il genere femminile e con il sistema economico, sociale, politico e culturale di cui è sostanzialmente alleato.

      Non ci saranno sconti, scorciatoie e improbabili vie d’uscita per nessuno e per nessuna. Noi per primi lavoreremo affinché lo scontro, oggi latente e apparentemente inesistente a causa della quasi totale assenza di consapevolezza da parte degli uomini beta, diventi il più possibile esplicito.

      Non è possibile fare altrimenti. L’acquisizione di una nuova coscienza, sia a livello individuale che di genere da parte degli uomini beta e la possibilità per loro di prefigurare nuovi e più dignitosi orizzonti esistenziali, non può che passare attraverso una palese e consapevole conflittualità nei confronti di coloro che hanno interesse a mantenerli in una posizione di subalternità e oppressione.

      Il Movimento degli Uomini Beta si propone di lavorare per un radicale riequilibrio della relazione fra i sessi, considerata propedeutica per una più ampia e profonda trasformazione dello stato di cose presenti. Tale riequilibrio potrà avvenire solo attraverso la presa di coscienza, da parte degli Uomini Beta, della loro condizione di oppressione e subordinazione e attraverso un processo di palese e consapevole conflittualità con tutte/i coloro che hanno interesse a mantenerli in una tale condizione.

      Il Movimento degli Uomini Beta si rivolge quindi a tutti gli Uomini non appartenenti alle elite dominanti, invitandoli ad aderire e ad autoorganizzarsi per la difesa dei propri interessi di genere e dei propri diritti.

      In egual misura, il Movimento degli Uomini Beta invita le Donne non appartenenti alle nuove elite dominanti femminili a fare una scelta di campo, ad abbandonare a qualsiasi livello le logiche strumentali e mercantili e i privilegi di sempre, per vivere una relazione con l’altro sesso all’insegna della reciprocità, dell’autenticità, della spontaneità e di una vera eguaglianza fra i generi.

      Questa è secondo noi la vera rivoluzione e questa è la sfida che lanciamo e per la quale ci batteremo con tutte le nostre forze. In quanto Uomini Beta, consapevoli della nostra condizione, sappiamo di non avere nulla da perdere se non le nostre catene. Ma anche un mondo da guadagnare.

      Fabrizio Marchi

    1. Boero 8 gennaio 2010

      Ancora una volta,cazzate su cazzate,qual è l'errore idiota di questo genere di articoli:confondere l'elite di uomini alpha,con gli uomini beta.
      Dominio maschile?Se stiamo parlando dell'1% degli uomini alpha è ben lungi dal finire.Dominio maschile degli uomini beta?Ma quanto siete buffoni per sostenere che quel mendicante affettivo dell'uomo beta abbia un dominio?Davvero tanto.Il femminismo ha trasformato una differenza di classe in una differenza di genere,e i maschi alpha hanno fatto di tutto per favorirlo,in questo genere di impostazione.

    1. Rossa_primavera 7 gennaio 2010

      Tentare di spiegare l'attuale crisi finziaria globale come una differenza tra l'impostazione culturle maschile e femminile e' decisamente fuorviante:questa crisi e' figlia degli speculatori finanziari che sono degli affamatori del popolo,senza volto ne sesso,e come tali andrebbero trattati da una giustizia sommaria.L'avidita',il materialismo e l'assenza di qualunque valore etico e sociale di costoro trascende il concetto di sesso.Non fu infatti una donna,di fronte al popolo francese che reclamava giustamente il pane,a rispondere con aristocratica e colpevole indifferenza,a proporre di mangiare brioches?

    1. myone 7 gennaio 2010



      ......macio ????? ...... ma di che.......?!?

    1. rosacroce 7 gennaio 2010

      PERFETTAMENTE D'ACCORDO

    1. Eleonora_ 7 gennaio 2010

      Se gli uomini sono in percentuale maggiormente occupati e, a parità di posizione, hanno una retribuzione più alta rispetto alle donne, è palese che siano quelli più colpiti dalla recessione economica. Curioso come piuttosto che rivolgersi al sistema -specie della finanza- che ha messo in ginocchio l'America l'autore si preoccupi di farne una questione di gender. Gli uomini vengono licenziati? Colpa delle donne. Patetico. Ma non è l'era dell'uomo che sta giungendo alla fine, bensì quella dell'homo oeconomicus.

    1. MadMax 7 gennaio 2010

      questo documento mi sembra il classico tentativo di Dividi et Impera

      invece di mettere il popolo truffato contro gli speculatori della crisi si sposta l'attenzione sul conflitto dei sessi. gli uomini resteranno senza lavoro? qualche donna dovrà pur pigliarseli e quindi anche loro avranno la loro dose di problemi, tutto qui.

    1. Hassan 7 gennaio 2010

      Siti antifemministi:




      http://antifeminist.altervista.org
      http://fematrix.altervista.org
      http://www.altrosenso.info
      http://giubizza.blogspot.com
      http://www.uomini3000.it
      http://www.maschiselvatici.it
      http://maschiselvatici.blogsome.com
      http://ilvolodidedalo.blogspot.com
      http://www.landriscina.it/wiki/doku.php?id=qm:indice
      http://archeodada.altervista.org/totalitarismototale/category/antifemminismo/




      Letture consigliate:




      "Cruel Hoax: Feminism and the New World Order", di Henry Makov
      "Il mito del potere maschile", di Warren Farrell
      "L' uomo maschio", di Éric Zemmour
      "Questa metà della terra", di Rino della Vecchia Barnart



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