Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org
MARINA DI GROSSETO -
In questi giorni, la tranquilla cittadina di Marina di Grosseto si è trasformata in una sorta di fortezza. Per permettere lo svolgimento del raduno ebraico per la Pesach (la Pasqua ebraica in cui si celebra liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto) che ha riunito circa 400 persone in strutture ricettive della costa maremmana, il Comune ha isolato l'area.
Transenne, presidi, un perimetro di sicurezza stretto attorno a chi voleva celebrare la propria festa. La motivazione ufficiale è la "sicurezza". Ma la domanda sorge spontanea: sicurezza da chi? Di quali minacce concrete potrebbe correre il rischio un raduno di turisti in una pacifica località balneare?
Forse quell'isolamento, quel cordone sanitario tirato attorno all'evento, non serviva a proteggere i partecipanti da attacchi esterni, ma a proteggerli dallo sguardo scomodo di noi cittadini. Perché è innegabile: c'è qualcosa di profondamente paradossale nel festeggiare la liberazione dalla schiavitù rinchiusi in un perimetro blindato, mentre a poche ore di volo da lì il governo di Israele sta seminando distruzione in Libano, proseguendo la strage a Gaza e portando l'intera regione sull'orlo del baratro aggredendo l'Iran.
La Pesach racconta l'esodo, il passaggio dalla morte alla vita. Eppure, in quelle stesse ore in cui a Grosseto si rispettavano i precetti della Kasherut, le bombe israeliane radevano al suolo case, uccidevano donne e bambini, giustificate da una logica di puro potere militare. Si parla apertamente di distruzione sistematica, di pulizia etnica, di un massacro che ha poco a che fare con la difesa e molto con l'arroganza di chi brandisce la forza.
Ed è qui che nasce la domanda più scomoda, quella che il "politicamente corretto" vieta, ma che la coerenza morale impone. Se la cultura ebraica è fondata sulla memoria storica, perché le grandi comunità ebraiche internazionali, che hanno una forza politica e mediatica immensa, non scendono in piazza in massa per fermare questo scempio? Perché non impongono al governo di Gerusalemme di fermare la carneficina?
Invece di blindarsi in un hotel di Grosseto per non essere disturbati durante i festeggiamenti, non dovrebbero essere in prima linea a condannare Netanyahu e la sua folle strategia?
A questo punto, dobbiamo guardare a ciò che è accaduto qui, in Maremma, solo pochi mesi fa. A fine gennaio, durante il Giorno della Memoria, si è chiuso un progetto dedicato alla storia del campo di concentramento di Roccatederighi. E lì, incisa su una lapide, c'è una frase che dovrebbe far accapponare la pelle a chiunque legga le notizie di oggi.
Recita così:
"IN QUESTO LUOGO, PARZIALMENTE TRASFORMATO IN CAMPO DI CONCENTRAMENTO, TRA IL 28 NOVEMBRE 1943 E IL 9 GIUGNO 1944 FURONO RINCHIUSI NUMEROSI EBREI, VITTIME DELLA PERSECUZIONE RAZZIALE VOLUTA DAL FASCISMO. 38 DI LORO – UOMINI, DONNE E BAMBINI, 29 STRANIERI E 9 ITALIANI – FURONO DEPORTATI NEI CAMPI DI STERMINIO DEL III REICH, DA DOVE QUASI NESSUNO TORNÒ. LA MEMORIA DI QUEL DOLORE NON PUÒ RISARCIRE, MA RIMANE COME DOVERE E ESPRESSIONE DI FERMA VOLONTÀ DI OPERARE PERCHÉ CIÒ CHE È ACCADUTO NON DEBBA MAI PIÙ RIPETERSI."
"Ciò che è accaduto non debba mai più ripetersi". L'ha scritta l'Istituto Storico Grossetano della Resistenza, la Diocesi, la Provincia, ma anche la Comunità Ebraica di Livorno. Quelle parole sono state poste lì come monito per l'umanità intera.
Come fa, allora, una parte del mondo ebraico a guardare altrove oggi? Come si può incastonare la lapide di Roccatederighi con una mano, e con l'altra giustificare, tacere o persino applaudire l'assedio, la distruzione e lo sterminio di migliaia di innocenti in Medio Oriente?
Se il "Mai più" valeva solo per gli ebrei del passato, e non per i palestinesi, i libanesi, gli iraniani o chiunque altro subisca la violenza oggi, allora quella lapide non è un monito per la pace: è solo un esercizio di retorica ipocrita.
Il vero risarcimento alle vittime di Roccatederighi non sono i convegni chiusi in sala o le transenne di sicurezza a Marina di Grosseto. Il vero risarcimento sarebbe la ferma, intransigente condanna di ogni guerra di aggressione e di ogni forma di pulizia etnica, a prescindere da chi la compie.
Condannare la guerra non si fa a parole, recitando preghiere di pace dentro hotel a cinque stelle, mentre altrove piovono bombe. Si fa rompendo il silenzio. Finché la memoria sarà selettiva ed il dolore misurato con due pesi e due misure, ogni festa resterà solo finzione, e quella lapide a Roccatederighi rimarrà lì, a ricordarci l'enorme fallimento della nostra umanità.
Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org
13.04.2026
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Le opinioni espresse in questo articolo riflettono il pensiero dell’Autore ma non necessariamente la linea editoriale di ComeDonChisciotte.
nicolcass 15 aprile 2026
la famosa maremma maiala