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La macchina sanzionatoria di Washington

 

PHILIP M. GIRALDI
strategic-culture.org

Probabilmente è il background culturale di tipo affaristico che induce Trump a credere che, se si fa soffrire economicamente qualcuno fino al punto giusto, alla fine si arrenderà e farà tutto quello che si vuole. Anche se un approccio di questo tipo potrebbe funzionare nel settore immobiliare di New York, non è certo la via del successo nei rapporti internazionali, dal momento che le nazioni non risentono delle pressioni economiche allo stesso modo degli investitori o dei costruttori.

L’ultima scorreria di Washington nel mondo delle sanzioni nei confronti della Cina è stupefacente, considerando anche i precedenti, veramente infimi, dei passati presidenti americani, partendo da Bill Clinton. Pechino sta già confrontandosi con le sanzioni americane imposte la settimana scorsa nei confronti dell’ente governativo Equipment Development Department of the Chinese Central Military Commission [Dipartimento Equipaggiamento e Sviluppo della Commissione Militare Centrale Cinese] e del suo direttore, Li Shangfu, per “essersi impegnati in transazioni significative” con un produttore di armi russo che è nell’elenco delle aziende sanzionate dagli Stati Uniti. Le transazioni comprendevano l’acquisto di aerei da combattimento russi Su-35 e materiale relativo al moderno sistema missilistico terra-aria S-400. Le sanzioni includono il divieto di ingresso negli Stati Uniti per il direttore cinese, la confisca di tutte le sue proprietà o conti bancari negli USA, così come il congelamento delle risorse locali del Dipartimento Equipaggiamento e Sviluppo.

Cosa più importante, queste sanzioni proibiscono qualsiasi transazione commerciale che utilizzi il sistema finanziario degli Stati Uniti. E’ l’arma più potente che Washington ha a sua disposizione, ma sta venendo contestata, perché numerose nazioni stanno studiando il modo di aggirarla. In ogni caso, dal momento che, attualmente, quasi tutte le transazioni internazionali avvengono in dollari e passano attraverso il sistema bancario americano, ciò significa che per il governo cinese sarà impossibile acquistare armi da molti produttori stranieri. Se delle banche estere dovessero aiutare la Cina ad eludere le restrizioni, verrebbero sanzionate anch’esse .

Riassumendo, Pechino ha acquistato armi da Mosca e per questo motivo è stata sanzionata dagli Stati Uniti, perché Washington disapprova il governo russo. Le sanzioni imposte alla Cina vengono definite “sanzioni secondarie” perché dipendono dalle “sanzioni primarie”, comminate all’azienda o alla persona straniera che si vuole, in realtà, colpire. Le sanzioni secondarie possone essere estese all’infinito, perché chiunque sia collegato alla transazione iniziale, entra a far parte del numero dei trasgressori potenzialmente perseguibili.

Non sorprende che l’ambasciatore americano sia stato convocato e che Pechino abbia cancellato diversi incontri bilaterali con i rappresentanti del Dipartimento della Difesa Americano. Il governo cinese ha espresso “indignazione” e ha chiesto che gli Stati Uniti revochino il provvedimento.

Secondo quanto riportato dai media, il Dipartimento Cinese aveva acquistato gli armamenti dalla Rosoboronexport, il principale esportatore russo di armi. Questo in violazione di una legge approvata dal Congresso nel 2017 chiamata, come al solito, Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act [Contrastare gli Avversari dell’America con Metodi Sanzionatori], volta a punire il governo russo e le sue diverse agenzie per l’interferenza nelle elezioni americane del 2016, per il suo presunto coinvolgimento in Ucraina, in Siria e per la sua abilità nella guerra informatica. Con questa normativa erano state colpite anche Iran e Corea del Nord.

Illustrando le nuove sanzioni, la portavoce del Dipartimento di Stato USA, Heather Nauert, ha rilasciato una dichiarazione, spiegando che le sanzioni iniziali nei confronti della Russia erano state adottate per “imporre dei costi aggiuntivi al governo russo, in risposta alle sue attività maligne”. Aveva aggiunto che gli Stati Uniti “faranno pressioni su tutte le nazioni affinché limitino le relazioni con i settori della difesa e dell’intelligence russa, entrambi implicati a livello mondiale in attività maligne”.

Essere implicati in “attività maligne” è un‘accusa che potrebbe tranquillamente essere rivolta a Washington e ai suoi alleati in Medio Oriente; non è chiaro se c’è qualcun altro, oltre ai barboncini francesi ed inglesi, che crede alle razionalizzazioni di Washington per difendere l’indifendibile. Il sistema di “Contrastare gli Avversari dell’America con Metodi Sanzionatori” è, anche come suggerisce il titolo, ridicolo. Washington è preda ad un furore sanzionatorio. La Russia, dopo l’approvazione del fraudolento Magnitsky Act, è stata sanzionata a più riprese, senza nessun riguardo per le sue legittime proteste, secondo cui interferire nella politica interna delle altre nazioni è inaccettabile. La Cina sta attualmente facendo osservare, del tutto ragionevolmente, che la compravendita di armi fra paesi diversi è perfettamente legale e in linea con la legislazione internazionale.

L’Iran è stato sottoposto a sanzioni, anche se aveva rispettato un accordo internazionale riguardante il suo programma nucleare e, dopo le prime sanzioni, ne sono state aggiunte delle nuove. E, fra cinque settimane, gli Stati Uniti sanzioneranno CHIUNQUE acquisterà petrolio dall’Iran e, a quanto dicono, non saranno ammesse eccezioni. Il Venezuela è sottoposto a sanzioni americane come punizione per il suo governo, la Turchia, membro della NATO, per aver acquistato armi dalla Russia e Cuba, l’eterno ragazzaccio dell’emisfero occidentale, è sotto diversi embarghi fin dal 1960.

Bisogna notare che le sanzioni generano un sacco di sentimenti ostili e, di solito, non risolvono nulla. Cuba sarebbe probabilmente una  nazione normalissima, se non fosse per le restrizioni e le altre forme di pressione degli Stati Uniti che hanno dato al suo governo la possibilità di mantenersi saldo al potere. La stessa cosa potrebbe valere anche per la Corea del Nord. E le sanzioni sono una pessima cosa anche per gli Stati Uniti. Un giorno, quando gli USA cominceranno a perdere la presa sull’economia mondiale, tutti i paesi che erano stati sanzionati si metteranno in fila per avere la loro vendetta, e non sarà piacevole.

Philip M. Giraldi

Fonte: strategic-culture.org
Link: https://www.strategic-culture.org/news/2018/09/27/washington-sanctions-machine.html
27.09.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.