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La Guerra

DI JEAN PINIARSKI

lesakerfrancophone.fr

Non passa un mese, a volte neanche una settimana, senza che un media evochi i rischi di guerra. Ricavando le lezioni da secoli di storia, e in particolare per la Francia da annate come il 1870, il 1914 -18 o il 1939-1945, i nostri insostituibili mezzi di comunicazione possono presentare il nemico: la Russia. La Russia, il più grande paese del pianeta, probabilmente uno dei più ricchi di materie prime, chiaramente abitato da una popolazione insufficiente, che essendosi ritirata dall’Europa dell’Est dopo avervi combattuto e vinto il fascismo, adesso sognerebbe di invadere tutta l’Europa per distrarsi un po’; la Russia, potenza militare di primo piano e che per secoli non è mai stata vinta in casa sua.

Poche persone si stupiscono di questo continuo ritornello di canti guerrieri, ma sappiamo veramente che cos’è la guerra? Non parlo degli omicidi di massa, per esempio i bombardamenti delle città e dei civili da parte dei militari, innovazione del regime nazista durante la Seconda guerra mondiale, che fu ripresa con entusiasmo da altri, e neppure delle altre eredità nauseabonde di questo regime, del resto. Vorrei parlare di cose semplici, della vita di tutti i giorni che deve continuare.

Quando ci promettono la guerra, quell’azione sempre rapida grazie alla quale noi trionferemo senza fatica dei peggiori nemici, che cosa significa per davvero?

Immaginiamo delle bombe che atterrano sulle nostre centrali elettriche. Per cominciare, delle bombe sulle nostre centrali nucleari. Ecco saremo proprio comodi in una situazione che ci metterebbe alle prese con i nostri propri prodotti radioattivi sparsi un po’ dovunque. Non ci sarebbe più bisogno di riciclare i rifiuti, sarà tutto il paese che dovrà essere riciclato. E non bisognerà trovarsi troppo vicini a una centrale nucleare e che il vento soffi nella direzione giusta.

Quanto alle conseguenze dirette: niente elettricità. Ovvero niente più divertimento radiotelevisivo; niente più internet; niente più portatili e tablet; niente più collegamenti a distanza, tutte le macchine elettriche della casa immediatamente in panne. Senza elettricità vuol dire non potersi più scaldare per la maggioranza di noi. Se la guerra viene d’inverno, bisognerà comprare delle coperte e se mancano bisogna sperare di non essere anche in guerra contro la Cina che le fabbrica. Se avete dei pannelli solari, forse siete salvi, ma sbrigatevi almeno ad andare a comprare del materiale a 12 volt, perché non ce ne sarà per tutti: non si immagazzina più niente da molto tempo, e voi sapete dove è sostanzialmente fabbricato.

Senza elettricità, niente acqua nelle cisterne e niente acqua al rubinetto. Chi si sacrificherà per andare a cercare i 200 o 300 litri quotidiani “necessari”, alle nostre famiglie moderne? e dove andrà? anche gli idranti antincendio non funzioneranno più. Se ci sarà ancora un po’ di elettricità sarà consumata dalle chiamate telefoniche dei consumatori furiosi.

Immaginate che qualche bomba caschi su qualche punto di rifornimento di carburanti, quelli che i camionisti bloccavano quando erano in sciopero: niente carburante; niente più spostamenti in camion o in macchina; niente più trasporti di merci e ben presto niente più prodotti nei supermercati. Qui cominciamo ad arrivare all’essenziale.

Dove trovare gli alimentari?

Il congelatore (in panne dopo il taglio totale di elettricità) permetterà di resistere per quanto tempo?

Il felice proprietario di un giardino si dedicherà alla coltivazione delle patate?

Quante ne servono per nutrire una famiglia?

E come si fa, e quanto bisogna aspettare?

L’allevamento dei conigli e la fabbricazione del paté?

Tra l’altro, che cosa mangia un coniglio se non abbiamo più le crocchette del supermercato?

E il mio gatto che non avrà più il suo menu a tre stelle, che cosa diventerà quando avrà fame?

Quello che i media dimenticano di dire, è che durante l’ultima guerra si crepava di fame nelle città. La popolazione delle campagne allora era numerosa e gli abitanti delle città facevano decine di chilometri in bicicletta, senza pedalata assistita, per andare a cercare in campagna del cibo. Ma nelle nostre città diventate tentacolari, circondate di campagne desertificate o saccheggiate sostanzialmente dall’agricoltura industriale, come trovare il cibo se non ci forniscono tutto? I cetrioli spagnoli, le mele neozelandesi, la carne dell’Europa dell’Est, è lunga andarci in bici. Come fare?
Niente elettricità, dunque bucato a mano. Bisognerà chiedere alla nonna come si fa. Speriamo anche che vi siano riserve sufficienti di carburante e altre cose negli ospedali perché altrimenti, senza energia e senza approvvigionamenti, le urgenze saranno trattate in modo meno allegramente spensierato di quello che ci fanno vedere nelle serie televisive attuali. Senza carburanti, se il posto di lavoro è lontano, quante persone faranno domani decine di chilometri per arrivare al lavoro o per portare i bambini a scuola? dormire al lavoro e i bambini a scuola? Chi custodirà la casa? Senza elettricità, anche la produzione completamente computerizzata avrà Il singhiozzo. Senza lavoro, niente salario. Ma le banche porteranno pazienza per le mungiture.

Allora siamo pronti? Per cominciare: niente elettricità, niente riscaldamento, lavarsi con l’acqua fredda se la troviamo, spostarsi a piedi, non più trovare cibo o medicine.

Tra la guerra in casa d’altri che guardiamo alla televisione e quella che viene a battere alla nostra porta, c’è una bella differenza! È certo che i nostri “responsabili politici” e i “giornalisti” dei media che sono pronti alla guerra hanno previsto tutto questo da molto tempo, ma noi, come vivremo noi questo? Per quanti giorni accetteremo di abbandonare le nostre comodità perché per esempio un presidente lettone o un responsabile della NATO possa mostrare i muscoli alla Russia o magari alla Cina?

Quando la guerra sarà cominciata, forse allora ci ricorderemo dei nostri nonni che non si sono affatto divertiti anche se non erano al fronte, e forse cercheremo di capire, un po’ tardi, come ci hanno fatto arrivare fin lì.

 

Jean Piniarski

Fonte: http://lesakerfrancophone.fr

Link: http://lesakerfrancophone.fr/la-guerre

3.12.2018

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a a cura di GIAKKI49

Pubblicato da Davide

13 Commenti

  1. È esattamente quello che ho scritto in diversi dei miei commenti.

    Ancora durante la 2a guerra mondiale le città dipendevano per gli approvvigionamenti alimentari dal proprio contado, adesso in Italia non abbiamo più neanche piantagioni di barbabietole e raffinerie per fare lo zucchero!

    Basterebbero una manciata di missili cruise su viadotti, elettrodotti e acquedotti per metterci in ginocchio, riducendoci in pochi giorni nelle condizioni dei profughi siriani, cioè alla fuga per la sopravvivenza. Non abbiamo nemmeno più una struttura statale e militare in grado di mettere in piedi un sistema di razionamento degli alimenti ed impedire lo sciacallaggio.

    Una guerra risulterebbe in una carneficina anche senza che nessuno venga ucciso per mano del nemico.

  2. ma se lo ha fatto l’europa con la serbia ……

  3. Stavo pensando proprio a questo lugubre tema qualche ora fa. Avevo ed ho in mente uno scenario che tende ad escludere, almeno tendenzialmente, le ipotesi dell’ articolo: ovvero un guerra condotta con criteri ‘medievali’, cioe’ piccoli gruppi di combattenti/guerrieri di professione che stabiliscono il controllo su di un territorio o su certe risorse ( materie prime, ecc. ) SENZA devastare il restante paese. I contadini servivano allora in maniera essenziale, come oggi del resto…anche l’ approvvigionamento militare vi dipende alla lunga…Dunque, un accordo di questo tipo: vediamo chi prevale in questo settore di crisi, oppure chi e’ piu’ forte in mare o chi ha la tecnologia aerea superiore senza ‘danni collaterali’, ovvero riferibili a noi civili oppure alle fabbriche industriali. E’uno scenario che finora non ho individuato come possibile in nessun intervento, giudicato forse assurdo da chi pensa che ogni scontro debba essere ‘totale’. E’ possibile che ne sia l’ esito finale ma nel frattempo nulla escluderebbe che le crisi vengano pilotate anche in via bellica per circostanziarle, per limitarne i danni. Del resto non e’una novita’: i belligeranti della II G.M. si accordarono per evitare le battaglie col gas asfissiante ‘mostarda’come era avvenuto nella I, e l’ accordo rimase valido sino alla fine, pur essendo possibile per la Germania con la sua enorme industria chimica reagire e sterminare ad esempio l’Armata Rossa alle porte. Dunque, uno scenario meno ‘catastrofista’ e’ possibile anche in presenza di una guerra condotta tra superpotenze, come e’ possibile che i rispettivi stati nazionali siano da loro considerati ‘santuari’ da rispettare in modo assoluto. Questo probabilmente e’ l’ incubo di Putin: vedersi attaccati da forze assolutamente preponderanti oppure tecnicamente superiori senza utilizzo di armi atomiche: occorrerebbe allora difendersi con armi convenzionali in una guerra lunghissima di logoramento, essendo esposti al ludibrio mediatico se per primi fossero costretti ad usare anche solo atomiche tattiche. Per quanto abbiano asserito gia’ da qualche anno che non si sentono vincolati al loro non-utilizzo, mediaticamente per l’ opinione pubblica internazionale sarebbero immediatamente infangati come mostri senza pieta’. E generalmente, se non sono a stelle e strisce, i mostri perdono…

  4. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Dunque: “à la guerre comme à la guerre”! Ma non preoccupiamoci più di tanto, anche perchè non ci sarà nessuno che patirà tali stenti, durante e dopo la prossima guerra mondiale!

  5. Bell’articolo che pone in primo piano il significato reale e non ideologizzato della guerra. Non si tratta di principi, o signori, ma di muovere il c.lo più di quanto siamo mai stati abituati negli ultimi decenni. Niente più menu gourmet per cani e gatti, e l’idea è molto fastidiosa. Come faremo? Rinunceranno a installare missili alle porte di Mosca oppure preferiranno far morire di dispiacere i nostri amici a quattro zampe? Devo chiederlo al Dr. Strangelove…..

  6. Prima ancora del gatto senza bocconcini prelibati, o della frutta esotica fuori stagione, bisognerebbe preoccuparsi di ristabilire il contatto con la realtà, non quella che si vede in televisione, che è sterilizzata e asettica, anche quando ti mostra scene con morti e sangue, nelle guerre altrui. La realtà è appunto molto diversa, se vai sul campo di qualsiasi guerra (non solo quella classica, ma anche le altre…), scopri magari situazioni, accordi, alleanze, effettivo peso delle forze in gioco, ecc., magari impensabili se visti da lontano. A proposito, oggi anche i contadini si troverebbero in difficoltà, tra terreni irrigati con chissà quali sostanze, fertilizzanti a cui non si può più rinunciare, meccanizzazione delle varie attività, non sarebbe uno scherzo per nessuno tornare a coltivare la patata nel campetto dietro casa.

  7. Marco Echoes Tramontana

    In questo scenario confido nei giovani di oggi, che sapranno adattarsi rapidamente visto che sono figli di anni durissimi, dove per comprarsi i beni primari quali iphone e nike si scontrano quotidianamente con difficoltà inimmaginabili per i nostri bisnonni.

  8. Quando ero un ragazzo si poteva vedere la TV svizzera da Milano. Davano un telefilm inglese che si chiamava “I Sopravvissuti”. Un’epidemia aveva sterminato il 90% della popolazione mondiale, e chi era restato si arrangiava in un mondo sostanzialmente riportato indietro di un paio di secoli. Però non è che le invenzioni e la tecnologia, le conoscenze acquisite fossero state cancellate: se ne poteva ancora far conto. Il problema sottovalutato temo sarebbero le centrali nucleari abbandonate, che causerebbero un inquinamento insostenibile per la vita di molte specie animali e vegetali, che durerebbe migliaia di anni. Orwell scrisse che la guerra non è fatta per essere vinta. La guerra è fatta per alimentare se stessa. Quindi, se ci si pensa, i primi a non voler fare guerre nucleari totali, che ormai è chiaro avrebbero come esito lo sterminio dell’umanità, sono le elite militari, che invece stanno insistendo per avere uno stato di tensione costante, con alcuni picchi controllati.

  9. Tipico pensiero “occidentale” per cui le cose accadono “a caso”.
    Assenza della capacita’ di individuare le cause. Da noi tutto e’ caso.

  10. La Russia, oggi, non ha alcun interesse ad attaccare militarmente l’Europa, ne a livello convenzionale ne tanto meno nucleare. Molto più facile isolarci e controllare i canali di rifornimento, per poi “occuparci” politicamente ed energeticamente. Gli USA stanno già iniziando a disimpegnarsi, presi come sono e saranno dal confronto con la Cina, e non escludo l’India, in direzione Australia. Noi siamo sacrificabili. Se gli USA se ne vanno, militarmente non abbiamo alcuna possibilità contro i russi. Putin lo sa benissimo e ci sta dicendo che vuole iniziare a trattare. Ma che la Russia sia destinata a “dominare” l’Europa continentale è cosa che si sa almeno da Pietro il Grande. Chiedere agli inglesi.

  11. Se viene a mancare la corrente la nostra moderna società collassa in un amen, milioni di morti e disordini incontrollabili sarebbero la conseguenza più immediata, un ridimensionamento drastico della popolazione sarebbe il risultato inevitabile.

  12. Il gatto tornerà ad essere un fiero animale cacciatore ed una buona pietanza, in compenso non sarà castrato o sterilizzato da amanti degli animali che li trattano come figli deficienti, idem per il cane. (credo che le due specie sarebbero felici di mantenere almeno le palle)
    Una guerra o una grave calamità naturale (quelle non le prende in considerazione nessuno) e nel giro di qualche mese si riporta la popolazione mondiale a livelli ante cristo, credo che il massimo delle perdite si avrà per interruzione volontaria della vita ( giovani smartphonati e laureati da tastiera, spariranno per primi, dopo 24 ore per eutanasia).
    C’è comunque da dire che non tutti i mali vengono per nuocere, in caso di guerra potrei girare, avendo gasolio, con la mia euro 4 senza che l’arpa mi accusi di inquinare più di un inceneritore, potrei mangiare carne senza rottura di palle dei vegani ( che presumo diverranno pure cannibali assaporata la fame) niente balletti gay per le strade ed in TV, il surriscaldamento globale diverrebbe positivo visto che bruciati i mobili, per scaldarsi resterebbe solo il trombare ( se ancora qualcuno si ricorda come si fà)
    Certo sto scherzando, ma l’articolo piuttosto scontato, solo un semplice di spirito non capisce le conseguenze di una guerra in un mondo che viaggia a corrente alternata, un mondo che si può spegnere con la stessa semplicità con cui spegniamo la luce in camera (basta un interruttore) ma quello che traspare dall’articolo è altro, quanto stupido e banale è il pensiero umano, tutto un impegno sui temi di scarsa rilevanza, (alcuni li ho già citati) ma nessuno che si preoccupa dell’interruttore, basta un clic accidentale da parte nostra o da parte del pianeta (già successo in passato) e tutto finisce.( piano B non c’è )
    Anche la politica, invece di preoccuparsi, con leggi, regolamenti e globalizzazione ci impone di sperare che quell’interruttore sia di marca buona e che nessuno lo tocchi mai ne per errore ne per burla.
    P.S.
    A proposito di burla, qualcuno si è mai chiesto perchè, quel buontempone di Bin Laden, non scelse una bella centrale nucleare per testare la resistenza dei Boeing…..sono dotate di contraerea ?

    • perché nelle centrali nucleari non c’erano i conti della Enron & co. Nessuno parla di tutti i processi annullati, per mancanza della documentazione presente nelle torri