LA COSTRUZIONE DI UNA MOSCHEA NEI PRESSI DI GROUND ZERO:

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

E’ SOLO UNA QUESTIONE DI POSIZIONAMENTO?


DI CHEMS EDDINE CHITOUR
Mondialisation.ca

Le parole sono oggi delle battaglie: le parole giuste sono delle battaglie vinte, le parole false sono delle battaglie perse.

Erich Friedrich Ludendorff, Generale tedesco morto nel 1937


Dalla minaccia saracena evocata nella Chanson de Roland, testo base della letteratura francese, al pericolo islamico denunciato nei sondaggi occidentali e dai media: tutta una letteratura della paura. Ed è sorprendente constatare come il suo sguardo rivolto all’Islam non è cambiato. Ne risulta un discorso impregnato da pregiudizi millenari. Dall’espressione: «gentem perfidam sarracenorum» (la perfida nazione dei saraceni, ndt), utilizzata dalla Chiesa onnipotente nella prima metà del VIII secolo in Occidente, all’etichetta: « les Arabes, peuple brigand » [gli Arabi, popolo brigante, ndt] scritto da Montesquieu in De l’esprit des lois [Dello spirito delle leggi, ndt], gli Arabi sinonimo di musulmani presso gli Occidentali, sono percepiti come un pericolo per il mondo cristiano. Parecchi secoli dopo, questo discorso non ha fatto una piega. Barbarie, fatalismo, arcaismo, terrorismo. Mediante qualche idea forte in «ismo», la rappresentazione occidentale dei musulmani sembra scolpita nei secoli avvenire. L’Islam, il terzo escluso dalla rivelazione abramitica, ha regalato alla popolazione giudaico-cristiana, il modo per demonizzare i musulmani. Il saraceno è sostituito dal terrorista. Triste rappresentazione.Un esempio? Il grido generale dei benpensanti in Occidente relativo alle velleità di un’associazione americana di costruire una moschea a qualche isolato da « Ground Zéro », nella posizione che era occupata dalle twin towers distrutte l’11 settembre 2001.


Ma occupiamoci del vero significato di “Moschea”. La moschea è il luogo di culto dei musulmani. Il termine in lingua originale “Masdjid”, sarebbe un termine semitico nel senso di tempo e di preghiera. Si ritrova nel Corano che parla di Gerusalemme come «El Mesdjed El Aqsa» (Corano, capitolo 17, versetto 1). Ed è anche evocato a proposito della Kaâba « Al Mesdjed El Haram », l’oratorio sacro. In origine l’Islam non approva il bisogno di disporre un luogo di culto specifico. In un editto riportato da El Boukhari, il Profeta (Qsssl) dichiara di aver ricevuto la terra intera come Mesdjed. A titolo d’esempio, Mostefa Lacheraf, il rimpianto uomo di lettere, parla di cultura e tolleranza interreligiosa nella sua piccola citta di Sidi Aïssa:

«….E dopo, la scuola ufficiale della città di Sidi Aïssa era una scuola detta “indigena” dove non c’era un solo alunno europeo ma una grande maggioranza di musulmani e una dozzina di piccoli israeliani che parlavano l’arabo come lingua madre e fortemente arabizzati nel loro modo di vivere. (…). Forse la moda religiosa non era, all’epoca, quella del: “mi hai visto” e la spettacolarizzazione del culto esagerata come oggi, perché, in questo villaggio - ben situato e popolato da spirituali mistici o affermati monoteisti – non esistevano né una moschea ufficiale, né chiese o sinagoghe, né luoghi di culto specifici » (1)




La moschea, un luogo di incontro e di sapere all’aperto (il musulmano può pregare ovunque egli si trovi nell’ora della preghiera). Punto di clero e di decoro. Come dire che la preghiera ha più importanza del luogo dov’essa si svolge. D’altronde, la moschea di Medina servì all’inizio come luogo di ricevimento delle delegazioni straniere. Lo stesso Profeta (Qsssl) autorizzò una tribù arabo-cristiana, i Nadjranites, a pregare nella moschea. La moschea di Medina servì anche da rifugio dei poveri della città e anche come luogo di discussione e di scambio. Nel corso dei secoli, la moschea sarà sempre più sacra: i musulmani non potevano accedervi se non scalzi e purificati. Doveva restare in principio come un luogo di pace e di concordia. La Khotba doveva, secondo la tradizione, essere breve per non stancare il credente e permettergli di andare a lavorare, cioè, secondo il Corano: «andare a spargersi sulla terra».


Dal medioevo in Occidente la Chiesa Cattolica, negando all’Islam la natura di religione abramitica, non mette la preghiera islamica sullo stesso piano di quella cristiana, indicando i luoghi di culto musulmani come “mahometterie” privi di essenza divina e semplicemente opere di un uomo: Moametto. Pertanto, è innegabile che nella religione musulmana, lo spirituale e il temporale sono di fatto in stretta simbiosi. E’ fin dall’inizio, una professione di fede di ogni musulmano. Lo stesso Profeta, che Sia lode a Lui, liberava i prigionieri che non avevano i mezzi per pagare la cauzione per la loro liberazione, domandando loro soltanto di istruire 10 musulmani.


Ogni moschea è una scuola di potere che forma alle missioni spirituali e temporali. Il numero così elevato di moschee ad Alger (176) è stato il bersaglio della colonizzazione e spiega l’ecatombe di demolizioni del potere coloniale. 30 anni dopo l’inizio dell’invasione coloniale, restavano ad Alger soltanto una dozzina di moschee.


Rittornando al progetto di realizzazione di una moschea nei pressi dell’attentato dell’11 settembre 2001, malgrado il sostegno di Michael Bloomberg, sindaco di News York, e il voto favorevole della commissione municipale incaricata della gestione del patrimonio comunale [e il manifesto e pubblico avallo di Barack Obama di pochi giorni fa, ndt] il progetto di costruzione di un centro culturale musulmano in prossimità di Ground Zero, suscita numerosi dibattiti oltre Atlantico. Il fabbricato, battezzato dai media americani come «la moschea di Ground Zero», è stato concepito sul modello delle YMCA (Young Men’s Christian Association), centri culturali cristiani molto popolari negli USA.


Questo progetto si trascinava da qualche anno nella testa di Feisal Abdul Rauf che predicava, dalla fine degli anni ’80, un Islam moderato in una moschea vicina a Ground Zero. Nel suo libro pubblicato nel 2004, “Quello che è buono per l’Islam è buono per l’America”, l’imam spiega che gli USA rappresentano la “società islamica ideale” in quanto permissivi di ogni libertà di religione, contrariamente all’operato di Bush in Medio Oriente, che ha del tutto inevaso tale presunta tolleranza e libertà di religione.


«L’imam - scrive Adèle Smith che beneficia di numerosi sostegni anche tra le comunità giudaiche - è il fondatore della “Maison Cordoba”. L’associazione, il cui nome si ispira alla città medievale spagnola dove vissero insieme per 800 anni, giudei, arabi e cristiani, afferma di avere la missione di “promuovere il dialogo interreligioso”. Il progetto di costruzione di un complesso islamico, stimato in 100 milioni di dollari, prevede un immobile di circa 14 piani con un luogo di preghiera per i musulmani, un auditorium di 500 posti, una piscina e un ristorante. L’influentissima “Lega antidiffamazione di lotta contro l’antisemitismo” ha qualificato il progetto come choccante in quanto troppo vicino al sito dell’attentato, considerato da molti, come sacro». (2)

Il sostegno di Barack Obama


Dopo aver accuratamente evitato per diverse settimane la controversa questione, Barack Obama si è finalmente pronunciato in favore della realizzazione della moschea, nei pressi di Ground Zero.


«Tanto come cittadino, quanto come presidente, credo che i musulmani abbiano il diritto di praticare la loro religione, come qualunque altro in questo paese », ha dichiarato venerdi Barack Obama in occasione di un pasto di fine digiuno del Ramadhan organizzato alla Casa Bianca.

« Questo include il diritto di costruire un luogo di culto e un centro socio-culturale su un terreno privato nel quartiere di Manhattan, in rispetto delle leggi e dei decreti locali », ha aggiunto davanti ad un centinaio di invitati. « Noi siamo in America », ha insistito il capo della Casa Bianca. « Il nostro impegno in favore della libertà di religione deve essere irremovibile ». (3)




Ciò nonostante, temendo le ricadute politiche di una levata di scudi dopo i suoi propositi a difesa della realizzazione della moschea a due passi da Ground Zero, Barack Obama ha rapidamente cercato di limitare i danni, soprattutto dopo i forti mugugni registrati sabato negli USA. « Io non mi esprimevo non mi esprimerò sulla decisione di realizzare la moschea. Io mi esprimevo specificamente sul diritto che la gente ha dalla fondazione degli USA (…) ». Il tanto decantato tentativo del Presidente di restaurare i rapporti con il mondo musulmano è stato mitigato con una più cauta affermazione: « i musulmani hanno lo stesso diritto di praticare la loro religione di quello di chiunque altro in questo Paese », tenuta in occasione della cena di fine Ramadhan suddetta.


Due diverse scuole di pensiero, entrambe legittime, si scontrano, ci dice Ross Douthat:


«Un’America in cui la fedeltà alla Costituzione rispetta le differenze etniche, le barriere linguistiche e religiose. La stessa America, insomma, dove il nuovo arrivato è americano tanto quanto il pro-nipote dei Padri fondatori.


Ma c’è anche un’altra America che si vede come una cultura unica piuttosto che come insieme di regole politiche (…). Essa si riconosce in un’eredità religiosa in particolare: il protestantesimo inserito in un consenso giudaico-cristiano, comprendente anche giudei e cattolici. Quest’America si attende dai nuovi arrivati che adottino queste regole, e subito.


Queste due concezioni dell’America, l’una costituzionale, l’altra culturale, sono state in conflitto nel corso di tutta la nostra storia ».


Senza sorpresa, la prima America considera il progetto [di realizzare la moschea nei dintorni di Ground Zero, ndt] come espressione perfetta dei nobili ideali del nostro Paese. “Noi siamo in America” ha scandito il presidente Obama venerdi 13 agosto “e il nostro attaccamento alla libertà religiosa deve essere irremovibile”.


La seconda America non è di questo parere, vedendo il progetto suddetto come un affronto alla memoria del 13 agosto e come un segno di mancanza di rispetto per i valori di un Paese in cui l’Islam non è ancora pienamente accettato. Ma dietro queste inquietudini, si nasconde il sospetto che l’Islam è incompatibile con lo stile di vita americano ». (4)


Ian Gurvitz s’interroga sulla reale necessità di una moschea a Ground Zero, così ribattendo ai sostenitori dei fautori del progetto:

«Non si tratta di sapere se bisogna o meno autorizzare un’associazione a costruire una moschea-centro culturale così vicino a Ground Zero, ma di sapere perché lo si voglia fare. Anche se lo si sospettava, gli autori del progetto sembrano animati dalle peggiori intenzioni – di voler portare l’insulto al suo apice – in che l’insulto potrebbe raggiungere il livello delle sofferenze subite? (…). Se si accetta il principio che la compassione debba essere alla base di tutte le tradizioni religiose, e se l’intento anche parziale del progetto è quello di tendere la mano alle vittime e di mostrar loro compassione, ebbene questo progetto non è assolutamente compassionevole. Se le persone all’inizio del progetto premevano per rivelare sinceramente la vera natura dell’Islam, perché farlo con un edificio?». (5)




Al contrario, Fareed Zakaraya, editorialista del celebre settimanale internazionale Newsweek, ha preso netta posizione a favore del progetto. Nel suo editoriale del 16 Agosto, fustiga duramente la lega Anti-Defamation League (la principale lobby antirazzista della comunità giudaica del Paese), che si è schierata contro il delirante progetto. Questa ubicazione, scrive Joachim Véliocas, si fonda su fragili argomentazioni: la supposta moderazione dell’Imam pilota del progetto, e il pretesto che l’imam abbia condannato il terrorismo …. Anche se si è sempre rifiutato di condannare Hamas (…). Zakaraya ha mostrato vivo entusiasmo per l’ultimo libro dell’imam Rauf, colui che auspica che la promozione della diversità possa permettere una maggiore maturazione dell’Islam:

«His last book, what’s right with Islam is What’s Right With America, argues that the United States is actually the ideal Islamic society because it encourages diversity and promotes freedom for individuals and for all religions» (6) [“Il suo ultimo libro 'Ciò che va bene per l'Islam va bene per l'America' sostiene che gli Stati Uniti siano in realtà la società islamica ideale perchè incoraggiano la diversità e promuovono la libertà per gli individui e per tutte le religioni”. N.d.r.]




In definitiva, noi non possiamo non militare per la pace e al rischio di essere monotoni, è bene ricordare i periodi di intesa tra le due grandi religioni. A titolo di esempio, è innegabile che lo spirito di tolleranza che ha animato i sovrani musulmani ha permesso alla spiritualità delle altre religioni di fiorire all’ombra dell’Islam. Anche a Béjaïa, la storia racconta che il sovrano aveva chiesto al Papa di nominare un vescovo a Béjaïa, sua capitale, per la sua piccola comunità cristiana il cui prete era morto. La vera essenza delle relazioni tra Islam e Cristianesimo che la storia ci racconta può sintetizzarsi nella celebre lettera del Papa Gregorio VII, scritta di suo pugno, indirizzata al sovrano ammadita Al Nacir: “Vostra Eccellenza ci ha scritto quest’anno per pregarci di consacrare vescovo, secondo gli statuti cristiani. Il Dio Onnipotente che vuole che tutti gli uomini siano salvati e che nessuno perisca, non vuole niente di più che l’amore dei nostri simili, dopo l’amore che noi gli dobbiamo e l’osservazione del precetto: 'Fate agli altri quello che voi vorreste sia fatto a voi'. Noi dobbiamo, più degli altri popoli, praticare la virtù della carità, voi e noi che, in modi diversi, adoriamo lo stesso Dio unico, e che ogni giorno lodiamo e veneriamo come creatore dei secoli e il Maestro della Terra ....” (7)


Sarebbe curioso conoscere la sua posizione su questo problema della moschea. Sul sito di Agoravox Phileas che dichiara di non comprendere il perché proprio a “Ground Zero”, vi vede una manipolazione dell’amministrazione (…). Io non penso che una moschea in quella posizione sia la più propizia per rappacificare gli animi (…). In altre parole. I dirigenti americani non sarebbero sul punto di lanciare un messaggio languidamente ammiccante verso paesi come Pakistan, Marocco, Arabia Saudita, Egitto, per meglio preparare un attacco sull’Iran che sembrerebbe sempre più ineluttabile e che causerebbe solo vittime militari? (8)


Questa ipotesi sarebbe portatrice dei peggiori orrori!!! E’ vero che il luogo scelto può, dal nostro punto di vista, risvegliare l’inquietudine occidentale, spinta dai media occidentali, ad attribuire all’Islam la distruzione del WTC senza prove decisive, come fu nel caso delle armi di distruzione di massa in Iraq.


Ma è eccessivamente ecumenico immaginare, in termini di tolleranza universale, una nuova epoca in cui le religioni dei tre monoteismi, ma anche tutte le altre spiritualità, potrebbero incontrarsi a pregare, perché no, in una moschea nei pressi di Ground Zero? Io sono sicuro che gli uomini di buona volontà potranno riconoscersi in questa utopia.

Note


(1) Mostefa Lacheraf: “Des noms et des lieux” p. 19-30. Editions Casbah 1998.


(2) Adèle Smith: “Un projet de mosquée à : Ground Zero divise l’Amérique”, 04/08/2010


(3) Obama défend le projet de mosquée près de Ground Zero, Le Figaro.fr, 14/08/2010


(4) Ross Douthat: Une mosquée, deux Amériques, The New York Times, 17.08.2010


(5) Ian Gurvitz: A quoi bon une mosque à Ground Zero? The Huffington Post, 11.08.2010


(6) Joachim Véliocas: http://www.islamisation.fr/archive/2010/08/17/newsweek-defend-mordicus-la-mosquee-de-ground-zero.html, 17.08.2010


(7) Mas Latrie: Relations et commerce de l’Afrique septentrionale ou Maghreb avec les nations chrétiennes Paris. p.42-43. Revue Africaine 1886


(8) Une mosquée près de “Ground Zero”? Phileas Agoravox,17 agosto 2010

Chems Eddine Chitour, Ecole Polytechnique Alger, enp-edu.dz


Titolo originale: "La construction d’une mosquée près de Ground Zéro : Est-ce seulement une question d’emplacement ?"


Fonte: http://www.mondialisation.ca

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19.08.2010


Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ANTONIO PANTO'

Commenti (46)

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    1. Pellegrino 27 agosto 2010

      "da quali pulpiti scendono le prediche..."....non un bell'"italiano"...per uno "scrittore"...

    1. Pellegrino 27 agosto 2010

      la realtà, caro mio, è questione di interpretazioni, e si sà, la verità del Mondo è ingannevole...

    1. Pellegrino 27 agosto 2010

      ohhhhhhhhhhhh finalmente qualcosa di sensato!!
      dunque, ti seguo sulla questione dell'euro, mentre (e qui esco dalla polemica, pur divertente ma sterile, per parlare invece dal cuore da persona che cerca la verità a persona che, spero, cerca la verità) per quanto riguarda il caro Introvigne (che ho conosciuto personalmente) ti consiglio (ma davvero, fallo!!) di leggere un testo illuminante, si chiama "SPAGETTICONS-la deriva neo-con della destra cattolica italiana" di Luigi Cupertino. Fammi un piacere, davvero, trovalo e leggilo, se non ti convincerà potrai chiedermi i soldi del libro, sarò ben disposto a mandarteli!!!

    1. Pellegrino 27 agosto 2010

      Solo il fatto che NON sai con chi stai parlando ti permette di fare così il 'maestrino' senza sentirti ridicolo.

    1. TMan 26 agosto 2010

      puoi solo rispondere così di fronte alla REALTA'... non avendo null'altro da dire

    1. TMan 26 agosto 2010

      da quali pulpiti scendono le prediche...

    1. TMan 26 agosto 2010

      Altra cosa che mi sono dimenticato: la loggia P2 fondata dal banchiere livornese Lemmi è diventata negli anni 80 talmente potente che le logge americane ed inglesi hanno dovuto DISCONOSCERLA. Vai afare una ricerca sui morti tra generali, colonneli ed industriali al tempo legati alla p2. Non solo: ligio gelli, inquisito per traffico di armi, aveva contatti addirittura con le brigate rosse. La famosa stella a 5 punte delle brigate rosse è MASSONICA come lo è il simbolo della repubblica italiana. La stella a 5 punte circondata dagli allori e stata voluta dai massoni che all'inizio della nostra "repubblica" erano circa 300 in parlamento... dire che la p2 non contava nulla negli intrighi in italia e in europa negli anni 80 è come dire che il nazismo era un breve movimento culturale nell'europa degli anni '30...

    1. TMan 26 agosto 2010

      primo punto: il Codice da Vinci è una panzana galattica. D.Brown è ancora in tribunale per i diritti della storia in sè.... secondo punto: la storia relativa alla "piramide massonica" al Louvre è nata alla fine degli anni 90... allora del codice di dan brown manco si conosceva. La massoneria francese (ed in particolare la loggia di tebe) era potentissima in europa. Tanto che ha raccolto tutta una serie di ottimi personaggi che spaziavano dai birgatisti rossi tedeschi alle exe spie del kgb a banchieri fraudolenti. Curiosità: la massoneria francese ha speitno con gli elementi infiltrati sia a destra che a sinistra alla famosa legge sull'aborto. Alcune notize in merito le potrai vedere sul sito del CESNUR. Il buon vecchio introvigna ha un'ottima conoscenza dellle logge italiane ed europee. E l'Europa è la bufala bancaria più grande della storia: l'euro vale come la carta igenica. Vi ricordate le vecchie lire? sopra di esser c'era scritto pagare a vista la portatore: ciò significava che in seppur minima parte avevano un valore. L'euro ha valore STAMPATO ma 10 euro equivalgono a 10 euro di DEBITO. Spagna e Grecia insegano. Ma questa è un'altra storia...
      Al louvre ci sono stato: 4 volte per la precisione.

    1. Pellegrino 26 agosto 2010

      Ragioni solo per stereotipi, datti una calmata...

    1. Pellegrino 26 agosto 2010

      Sei stato al Louvre??? ohhhhh capperi!!!
      Anch'io, insiema a milioni di persone, e dunque??
      questo fa di te un esperto o una persona migliore di chi non ci è stato??
      ma guarda che ragionamenti....

    1. Pellegrino 26 agosto 2010

      per punti: la storia di Chirac l'hai letta sul Codice da Vinci, quindi non fare l'espertone...
      è ben noto che la massoneria francese è ultra-laicista e(palesemente) anticattolica, quella inglese invece cerca di mostrare la faccia buona per ingannare meglio i cristinai (fessi) che ci abboccano. Quanto alla P2 era solo una frangia di cerca massoneria atlantica ormai 'perdente' e per questo diventata 'sacrificabile' . Personalmente credo che l'enfasi data proprio alla storia della P2 sia servita per sviare da altre, più 'losche' trame.

    1. Pellegrino 26 agosto 2010

      "ma leggi i giornali ogni tanto? "
      forse tu di "giornali" ne leggi troppi...come se "la Verità" si trovasse sui giornali........roba da matti......

    1. Pellegrino 26 agosto 2010

      vabbè, non credo ci sia altro da dire, ti stai ampiamente qualificando per quello che sei...

    1. TMan 26 agosto 2010

      @telethont: mi chiedo da dove arrivano le persone come te... ma hai una vita sociale? Una famiglia? O sei cresciuto al Leoncavallo? è PREOCCUPANTE il livello intellettivo a cui si sta arrivando. Certa gente vota ed ha PURE la patente..

    1. TMan 26 agosto 2010

      Vedo che la composizione della frase è come al solito sviata dall'integralismo politico. STORICAMENTE (in base al numero di morti e DITTATURE instaurate) la frase corretta è questa: "visto che non capisco in che modo i torti degli USA giustifichino gli orrori della CINA e dell' URSS"... e per orrore si intendono i milioni di morti che le DITTATURE in questione avevano (e HANNO). La storia non è un opinione. (Infatti Il texas è pieno di campi di sterminio)....
      Nel caso non lo sapessi il governo PIU MASSONE degli utlimi 30 anni è stato proprio quello francese. Il "buon vecchio" Chirac aveva pure fatto un rituale massone al Louvre (che non credo tu abbia visto) alla famosa "piramide" che al suo interno. E nel suo governo aveva 12 esponenti massoni... invece di vedere se bush si "mette le dita nel naso"cerca la Loggia di Tebe o la P2 di licio gelli che era diventata la piu POTENTE loggia in Europa....
      http://www.cesnur.org/2005/mi_illuminati_it.htm

    1. TMan 26 agosto 2010

      si certo... ne hanno parlato anche i gionalisti alla David Icke ... quei personaggi "saltati fuori dal cilindro" che si son fatti un bel mucchio di soldi vendendo ERESIE che la gente ha creduto. Non dimentichiamo quella di un ex agente del KGB (notizia comparsa al tg5 - che un telegiornale NAZIONALE ) che nel 2005 sosteneva la guerra civile negli Usa per il 2008... e che addirittura avrebbe diviso gli States in varie sfere di influenza di cui una messicana (sigh!). RISULTATO: non è successo proprio un bel niente e il tizio ha venduto 2 milioni di copie del suo libro strampalato...

    1. TMan 26 agosto 2010

      Davvero? Ma sei sicuro di cosa diceva il buon Gesù? O anche qui la storia NON l'hai studiata? Vai avedere i crisitani AMMAZZATI in Sudan, Nigeria o nei posti che TU sostieni liberi (andando contro ogni logica) tipo Cina o n Nord Corea.. ma leggi i giornali ogni tanto? .....roba da matti......

    1. TMan 26 agosto 2010

      Guarda gli insulti definiscono solo quello che la TUA CULTURA CONSERVATRICE va a sostenere: violenza ed INTEGRALISMO.
      Non sapendo controbbattere puoi solo ridurti a questo. Non c'è bisogno di di stare a confutare le CASTRONERIE che dici. Si CONFUTANO benissimo da sole.

    1. Tao 26 agosto 2010

      Si chiamava "Little Syria" il quartiere mediorientale della città la punta di Manhattan, nell´800, era una piccola replica di Damasco. Donne velate e uomini in fez: a due passi dal luogo dove, molti anni dopo, sarebbero nate le Torri Gemelle. Il New York Times svela un realtà ormai dimenticata: "Serve a ricordare che qui nessuno può vantare diritti esclusivi"

      Ground Zero come Damasco o Beirut? Non è una profanazione, è solo un ritorno al passato. Le polemiche sulla moschea da costruire a due isolati dall´ex-cratere dell´11 settembre si arricchiscono di un nuovo colpo di scena. A movimentare la controversia stavolta non è l´intervento di Hamas, o il contributo di capitali sauditi, o la scomunica di qualche leader della destra repubblicana. È dagli archivi del Museum of the City of New York che riemerge una litografia di fine Ottocento intitolata "La Colonia Siriana". Il disegnatore, dal nome non proprio anglo-protestante (Bengough), illustra una scena tipica di una città araba. In primo piano una donna col velo. Sul retro un anziano col fez, seduto davanti all´uscio di casa, intento a fumare il narghilé. Mercanti e bancarelle come si vedono a Marrakech: stessa frutta esotica, stesse spezie, stessi tessuti colorati. Ma la scena del quadro, che il New York Times riproduce in prima pagina, è ambientata a Washington Street. Nella punta meridionale di Manhattan, vicino alla sede del municipio.
      v

      Pochi isolati a Sud di Ground Zero, due secoli fa c´era il quartiere "Little Syria". Un pezzo di mondo arabo era a casa sua lì, molto prima che quella diventasse l´area del World Trade Center e dei potentati finanziari di Wall Street. Lo ricorda lo storico Jabaly Orfalea, autore di un saggio su "Gli Arabi Americani" e lui stesso di origini siriane. «Washington Street era una enclave di Medio Oriente dove gli arabi facevano commercio ambulante, lavoravano in misere botteghe artigianali, vivevano in dormitori collettivi. Mia nonna Jabaly Orfalea, arrivata a New York nel 1890, passeggiava per Washington Street offrendo la sua merce ai passanti». Il giornale più diffuso del quartiere si chiamava Al-Hoda. Le insegne dei negozi portavano i nomi dei Fratelli Sahadi, di Noor & Maloof, di Rahaim & Malhami. Oppure erano semplicemente scritte in arabo, incomprensibili per il resto della popolazione newyorchese. Uno studioso della storia cittadina, Konrad Bercovici, nel 1924 descriveva «le grida in arabo delle mamme che chiamavano i bambini, mescolate con le note di jazz di qualche locale, e con le bestemmie omeriche di un camionista» (la parte araba confinava con il quartiere greco).



      A "Little Syria" i linotipisti delle tipografie adattavano le macchine per stampare in caratteri arabi anziché latini, nella casa editrice di Naoum Salloum Mokarzel. Lo stesso New York Times in un articolo del 1948 cantava le lodi del suo concorrente locale in lingua araba, Al-Hoda: «Ha consentito e stimolato una straordinaria crescita del giornalismo arabo». L´archivio del New York Times ha foto di pasticcerie arabe con le caratteristiche baklava, rosticcerie con la carne marinata e aromatizzata alla libanese, la shawarma. Datate del primo Novecento. A poche centinaia di metri da dove sarebbero sorte, ma molto più tardi, le Twin Towers.
      A onor del vero l´impronta araba sul quartiere non coincideva con un influsso islamico. All´origine l´immigrazione a New York in provenienza dal Medio Oriente, in prevalenza dalla Palestina, era dominata da famiglie di religione cristiana. Anche siriani e libanesi erano soprattutto di fede cristiana. Al numero 103 della Washington Street c´era la cappella di San Giorgio, di rito melchita. Altri erano maroniti. C´erano anche arabi protestanti, convertiti dai missionari occidentali che a quell´epoca erano attivi nelle terre dell´Impero ottomano decadente. I musulmani rappresentavano solo il 5% sulla popolazione araba di Manhattan tra fine Ottocento e primo Novecento. Non risulta che ci fosse una moschea, mentre tre chiese servivano i libanesi e i siriani. Ma ritrovare quelle immagini d´epoca è una lezione. «Serve a ricordare - scrive David Dunlap sul New York Times - che questa città è fatta a strati, proprio come una baklava. Nessuno ha dei diritti esclusivi o definitivi su questo o quel quartiere».



      L´aggressione di un tassista musulmano pugnalato da un cliente ieri a Manhattan ha rilanciato la paura che questo paese sia attraversato da un´ondata di "islamofobia". Ma è una psicosi contraddetta dai fatti. Solo nel 2001, l´anno dell´attacco di Al Qaeda alle Torri Gemelle, l´Fbi registrò un balzo nelle aggressioni o minacce verbali contro cittadini di fede musulmana: +1.600%. Una percentuale che fa impressione ma il numero assoluto era basso: 481 casi. Assai meno dei "reati di odio" contro i neri o i gay. Passato lo choc dell´11 settembre, già nel 2003 le aggressioni contro musulmani erano ridiscese a 149. Negli anni successivi si sono assestate sulla media di sempre, circa un centinaio all´anno. Su una popolazione americana di 300 milioni, con oltre 5 milioni di musulmani praticanti e dichiarati, non si può parlare di un´ondata di intolleranza. Come ai tempi in cui la nonna siriana Jabaly Orfalea sbarcò nella "Little Syria" di Manhattan per sfuggire alla miseria, all´oppressione e all´intolleranza religiosa, per molti arabi l´America è un paese più ospitale della loro terra d´origine.

      Federico Rampini

      Fonte: www.repubblica.it

      26.08.2010

    1. telethont 25 agosto 2010

      @TMan:
      Per me sei un emerito infelice in kippah... Discorsi allo "svitol" come i tuoi danno fastidio sia al buon senso che alla storia... Inoltre mi sembri uno dei soliti davidini-arruolati... Parlare con te credo NON sia affatto un piacere, per cui qui comincio e qui finisco... Certo che se avessi la tua testa... ...mi farei circoncidere...

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