Intelligenza artificiale e ristorazione

Intelligenza artificiale e ristorazione

Nestor Halak per Comedonchisciotte.org

L’altra sera siamo andati a cena fuori, al ristorante cinese. Al tavolo accanto hanno preso a parlare non di coronavirus, come succedeva regolarmente fino a pochi mesi fa, ma di intelligenza artificiale.

Un tizio diceva di avere a casa uno di quelli apparecchi elettronici con cui si può anche parlare. Be, non credo si facciano grandi conversazioni, però parlare si può. E’ un inizio.

Gli puoi ordinare a distanza di accendere la caldaia e quello, l’intelligenza artificiale, l’accende. Una specie di termostato intelligente, anche se qualcuno potrebbe non essere entusiasta del fatto che un termostato rivaleggi con lui in intelligenza. Specie se parla. Potrebbe divenire petulante e obbedire agli ordini del “ministro della transizione ecologica” o di Greta piuttosto che ai tuoi.

Discutevano anche di auto che si guidano da sole. Sperabilmente accetteranno ordini su dove andare, ma probabilmente non su come guidare, campo in cui saranno certo migliori di noi.

Ho pensato che anche un ristorante come questo potrebbe essere completamente automatizzato e fornito di intelligenza artificiale: il cuoco potrebbe essere un robot, i camerieri dei robot con fattezze umanoidi, il cassiere una macchina che ti legge la tessera di credito miniaturizzata impiantata tra gli occhi e sottrae il dovuto compresa la mancia.

In questo modo sarebbe tutto più razionale ed efficiente: il cameriere non ti metterebbe il dito nella minestra e un gigantesco cuoco che somiglia a Bud Spencer non arrotolerebbe graziosamente col mignolo in su due spaghetti in salsa improbabile dentro un tondino perso in un piatto immenso a cinquanta euro lo spaghetto. Mi chiedo quale sarebbe la sua reazione a servirgli una cosa del genere quando ha fame: lo vedo più adatto ad una padella colma di fagioli con le cotiche ancora fumanti.

Ma divago. Dicevo che il ristorante potrebbe essere tutto automatizzato, così come l’auto per arrivarci e perfino la casa da cui siamo partiti, tutto sarebbe molto efficiente, ma mi rendo conto che anche così non saremmo arrivati fino in fondo, che l’automazione non sarebbe ancora completa. C’è un elemento che rimane impreciso, imprevedibile, fonte continua di errori e intoppi in un meccanismo così perfetto: il cliente.

Cosa ce ne facciamo di un tipo che arriva in ritardo, prenota per sei e poi porta cinque persone, urta le sedie mentre passa, non si sa dove appende il cappotto, tocca così poco igienicamente il menù con quelle sue mani unte ed ha perfino bisogno di andare al cesso? Che poi, ben inteso, va pure pulito.

Per fare un lavoro completo, semplice, professionale e senza sbavature, bisogna sostituire anche l’avventore umano con una intelligenza artificiale, capace di scegliere i piatti con velocità e sicurezza, di non ordinare il vino rosso col pesce e di non versare la salsa sulla tovaglia pulita.

Che poi a quel punto non c’è più neppure bisogno di muovere nulla, solo gli elettroni. L’intelligenza artificiale della casa può tranquillamente comunicare a quella del ristorante che vuole prenotare un tavolo per la tale ora, e a quel punto eseguire tutta la transazione in modo ecologico, semplice e veloce, efficiente e inclusivo, senza inquinare né spostare masse di lardo. Be, forse bio non sarebbe, ma non si può avere tutto, comunque si farebbe tutto per bene e non si sporcherebbe in giro.

Eh già, però il problema restano gli umani. Che cosa ne facciamo degli umani nel settore della ristorazione se non servono più come imprenditori, lavoratori e nemmeno come clienti?

Una risposta si potrebbe trovare nella realtà artificiale, la realtà aumentata, la realtà esagerata, la realtà irreale o come mai volete chiamarla. Gli umani se ne stanno a casa con una siringa nel braccio per il nutrimento, due begli occhialoni neri da realtà artificiale, una cuffia agli orecchi e via: se ne possono andare al mare senza intasare le autostrade, possono salire sull’Everest anche se faticano a salire le scale, fingere di interessarsi ai musei vaticani ed invece recarsi al porno Vaticano con le suore nude nei sotterranei. Tutto comodissimo senza muoversi da casa, ognuno comodamente sdraiato nel suo bel loculo.

Per adesso è presto, lo riconosco, ma col tempo si potrebbe anche andare oltre, come già preconizzano certi racconti di fantascienza, si potrebbe trasferire su supporto di silicio l’intera personalità contenuta nei cervelli organici e vivere una vita potenzialmente lunghissima nel nuovo mondo elettronico dove, senza inquinare, si potrebbero riprodurre tutte le belle cosette del mondo fisico, case e città, le autostrade coi lavori in corso e la borsa di Wall Street.

Qualcuno potrebbe dire: ma se dobbiamo riprodurre il mondo fisico, non possiamo temerci direttamente quello? Il punto è che il mondo altro potremmo controllarlo completamente, costruire qualsiasi cosa che qui non possiamo e allo stesso tempo “salvare il pianeta” che, non faccio per dire, resta uno scopo nobile e alto che ti conferisce un certo prestigio ed una certa distinzione tra la folla: ti fa sembrare un umano molto onorevole e responsabile, sensibile alla sorte dei panda e di figli e nipoti non necessariamente tuoi.

Certo gli umani sono troppi per destinarli tutti al nuovo futuro. “Il numero,sapessi, lascia il segno”, cantava Battiato, per cui bisognerà pure trovare la maniera di ridurlo a dimensioni più consone, cominciando certo dagli umani riusciti peggio, i più “deplorevoli” che magari vivono per strada, sporcano in giro o non hanno mezzi per sostentarsi e per curarsi e sono già vecchi. Un compito benemerito di cui si potrebbe ben occupare la nostra intelligenza artificiale.

Per quanto riguarda la ristorazione, che poi è il nostro argomento, resta un altro punto importante da discutere: che cosa gliene frega all’intelligenza artificiale di andare fuori a cena? Voglio dire, perché mai dovrebbe aver voglia di farlo? Del resto lo stesso in teoria vale per noi umani: cosa ci spinge ad andare fuori a cena quando potremmo benissimo restare a mangiare a casa? Il fatto è che noi abbiamo un desiderio, una spinta, una voglia che ci porta a riunirci a chiacchierare insieme, a svagarsi ad andarcene in giro, perfino ad assaggiare piatti diversi.

Razionalmente, ne convengo, non ha senso, ma, badate bene, non ha senso nemmeno vivere in generale: desideriamo farlo solo perché hanno impiantato un istinto dentro di noi che imperiosamente ce lo comanda, ma una ragione vera non c’è: vivere è il più delle volte più dolore che gioia, tant’è vero che persino il grande Omero l’aveva detto fin dai primordi della letteratura: l’uomo più fortunato è quello che non è mai nato. E per di più abbiamo pure una paura fottuta della morte, sempre senza sapere perché.

Quindi, per far sì che la nostra intelligenza artificiale abbia davvero voglia di andare fuori a cena, dobbiamo inserire nelle sue profondità un istinto, un desiderio, una motivazione che glielo faccia sentire come cosa piacevole e desiderabile e opportuna. Ne va del futuro della ristorazione. Il resto l’intelligenza lo farà da sola, imparerà, migliorerà, si riprodurrà e noi potremo ritirarci nel nostro divino nulla.

Questa, mi sa, potrebbe essere la fine che farà la ristorazione ai tempi dell’intelligenza artificiale a meno che non abbiamo un progetto di società in mente e che sappiamo esattamente cosa stiamo facendo. Ma è realistico aspettarsi che sappiamo cosa stiamo facendo se il nostro unico fine è il profitto e se le nostre uniche leggi sono “le leggi del mercato”? Pare un orizzonte un pochino limitato.

Se le decisioni vengono prese nelle riunioni segrete degli oligarchi o nei consigli di amministrazione delle multinazionali anziché nei dibattiti, nei partiti politici, nei parlamenti, alle assemblee dell’Onu o comunque in qualche luogo di pubblico accesso e di pubblica discussione, mi pare sicuro che non sappiamo e non sapremo mai cosa stiamo facendo.

Commenti (15)

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    1. MGS 26 gennaio 2023

      E' il presupposto che e' sbagliato.
      Pensare di continuare ad andare al ristorante?
      Ma chi ti credi di essere? Schwab?
      Hai dimenticato? Non possiederai nulla e sarai felice! Che c'entra il ristorante, non e' previsto.

    1. gix 25 gennaio 2023

      Non hanno fatto i conti con un particolare, che passa inosservato anche nella discussione (nel nostro caso il ristorante, che è cinese...), ovvero il fatto che la ristorazione è ormai in buona parte, e sempre di più, in mano a stranieri, spesso cinesi o comunque con personale multietnico (tipo pizzaioli egiziani, camerieri marocchini, ecc). Se poi si tratta di nuovi imprenditori italiani, magari si buttano sul "poke", sull'aperitivo "sushi" ecc. questi, specie se stranieri, non cederanno tanto facilmente ad una macchina la loro opportunità di successo tanto faticosamente conquistata, anche se gli italiani, ormai completamente rincoglioniti, dovessero decidere di rimanere a casa e scordarsi persino l'abitudine di una pizza insieme.

    2. mago 25 gennaio 2023

      Da noi i nuovi ristoratori rampanti locali dopo aversi visto tutte le puntate di Master Chef e di Borghese si sono immedesimati negli stessi..per una cena ci lasci un rene ed esci che hai fame...i veci invece tengono ancora i prezzi onesti e mangi...poi scali e passi agli Albanesi e Rumeni mangi discretamente e spendi poco.

    1. emilyever 25 gennaio 2023

      Non so se sono l'unica che se deve andare al ristorante chiede prima se abbiano anche il menù cartaceo, altrimenti niente.
      Mentre leggevo l'articolo ho avuto un flash di un mio colloquio con un taxista che vide con sconcerto che rispondevo al telefono con il mio nokia 3310 e reagì con arroganza alla notizia che avevo insegnato storia. " E' una materia inutile signora, anzi, finita. La storia ce l'ho qui , nelle mie mani, e prese il suo smartphone, il passato non conta più niente, la storia comincia da quando è nato questo". E per confermare quanto fosse comodo mi mostrò che poteva accendere a distanza la lavatrice già caricata- D'istinto mi ricordai di un incidente di cui ero stata vittima da parte del condomino del piano di sopra e gli chiesi, ma non per provocarlo, per sincera curiosità:- Ma se le si dovesse rompere il tubo di scarico e stesse perdendo acqua in questo momento, lo smartphone la avverte?.- L'ho visto sbiancare, e per fortuna eravamo arrivati a fine corsa. Però l'interrogativo mi è rimasto

    2. mago 25 gennaio 2023

      Mitica, hanno fatto la replica nuova se non sbaglio..ad un amico fervente credente della domotica sono entrati nel WI FI tramite il citofono, hanno cambiato tutte le impostazione e quando è arrivato a casa manco è riuscito ad entrare,per capire la dinamica hanno impiegato qualche attimo ed un buon ingegnere informatico.

    3. emilyever 25 gennaio 2023

      Infatti mi riferivo al 3310 del 2016, il piccolo arancione, mitico

    1. mago 25 gennaio 2023

      Quello della caldaia passi,durante il Covid ho avuto il riscaldamento acceso per tutto il tempo senza poter minimamente abbassare la temperatura da remoto con un consumo elevato visto che i termostati erano del tipo tradizionale.Ora va meglio con la gestione da remoto ma con le telecamere e quanto altro sanno poi tutte le tue abitudini e chi sei.Per la Ristorazione le comande con il Tablet non le vedevo male peggio il menu su QR.
      Abbiamo in famiglia 40 anni alle spalle di Ristorazione,i clienti tradizionali vengono anche e in certi casi particolari per per un contatto umano e ti chiedono anche dei figli e si confidano dei propri dispiaceri e gioie. sono ancora quelli non incollati allo smartphone tutta la serata.I giovani che passano la vita sulla Smartphone ordinano con le App e anche se vi fosse un Robot a servirli non se ne accorgerebbero piu di quel tanto,piano piano andranno a finire tutti li.

    2. Darkman 25 gennaio 2023

      Restando in tema di ristorazione stavo pensando che teoricamente lo puoi costruire un robot avanzato che cucina. Prendi un cuoco vero, lo imbottisci di sensori e ne catturi i movimenti, poi costruisci delle braccia meccaniche che li riproducono. Otterresti una stupida macchina incapace di andare oltre gli standard che avrebbe in memoria e in grado di operare solo in condizioni rigidamente predisposte. E fabbricarlo sarebbe molto più costoso che stipendiare a vita un cuoco munito di cervello capace di pensare e sapersi regolare diversamente quando serve.

    3. mago 25 gennaio 2023

      Una cosa la otterresti...non soffrirebbe poi di tunnel carpale che ti viene con gli anni spadellando...lasciamo stare la clavicola.
      Si un bel cyborg senza pretese sindacali e acciacchi vari non sarebbe male...

    4. triny 25 gennaio 2023

      ma infatti è il cambio generazionale che asfalterà il vecchio modo di vivere, agevolando il piano degli psicopatici al potere
      sorrido amaramente al pensiero del futuro che attendei nostri figli
      molti cambiamenti sono già in atto, io li vedo anestetizzati, almeno una buona fetta, non attira più manco il sesso

    1. sbregaverse 25 gennaio 2023

      Nestorione , RASSEGNATI, con le IA ci manderanno in Paradiso PRIMA.

    1. Primadellesabbie 25 gennaio 2023

      "...le decisioni vengono prese nelle riunioni segrete degli oligarchi o nei consigli di amministrazione delle multinazionali..."

      In quanto a segretezza e discrezionalità di pochi, negli ultimi 2 mila anni non è andata diversamente.

      Si tratta di un tentativo di restaurazione in piena regola e, come ha detto il malefico innominabile:

      "Dio è morto, Gesù è una fake news e il World Economic Forum sta acquisendo poteri divini"

    1. absitiniuriaverbis 24 gennaio 2023

      Il computer umano abbisogna di energia e quindi di cibo: cibo per il corpo e cibo per la mente. I due cibi non sono necessariamente disgiunti: quattro chiacchiere davanti a qualche portata posdono assolvere il compito.
      Il corpo e la mente elaborano il cibo e rilasciano scorie che vengono disperse nell'ambiente: in qualche caso la dispersione provoca danni mentre, se opportunamente maneggiata, potrebbe aiutare a produrre ulteriori alimenti.

      Di cosa si nutre IA? Quali scarti produce? Come si riutilizzato gli scarti?

      Forse ho equivocato: parliamo di Intelligenza Alimentare, giusto?

    1. danone 24 gennaio 2023

      Il connubio Intelligenza Artificiale e ristorazione mi richiama alla memoria il formidabile sintetizzatore atomico alimentare dell'astronave Enterprise, praticamente un distributore automatico intelligente, dove si digita il piatto che si vuole mangiare sulla tastiera e la sua IA interna te lo elabora partendo dagli elementi atomici della tavola periodica degli elementi di Mendeleev e te li organizza in catene polipeptidiche e proteiche seduta stante.
      Ottima macchina indubbiamente e soprattutto utile, anche se per il momento è in dotazione solo sulle astronavi della flotta interstellare della Space Force di Trump.
      Quando si diffonderanno sul pianeta i sint atomici alimentari, per la cucina molecolare sarà la fine, masterchef chiuderà i battenti e finalmente i vari super chef miliardari alla Bottura e Barbieri faranno letteralmente la fame.
      Uno dei rari casi in cui l'implementazione della IA sarà un vero sollievo.

    1. Darkman 24 gennaio 2023

      Il tizio al tavolo accanto parlava presumibilmente di Alexa e dell'autopilot delle auto Tesla. Alexa lasciamola perdere direttamente mentre l'autopilot su un automobile è demenziale: la quantità di cose che non capisce nel determinare cosa sia ostacolo o meno è enorme e infatti il numero di incidenti che questo pilota automatico ha causato è statisticamente notevole. Pure una galleria può scambiartela per un ostacolo e tu vedi l'auto che frena di colpo senza senso. Per me la verità è che la cibernetica è una fuffa costosissima che pubblicizzano per narcotizzare le coscienze facendo fantasticare su mirabolanti futuri prodigi della tecnica, il tutto unicamente con l'idea di rendere digeribile l'ideologia transumanista che ottiene come unico risultato concreto la disumanizzazione di massa.

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