Il “super-banchiere” e la soluzione al debito che non risolve

«Noi in Italia non abbiamo un problema di sostenibilità del debito pubblico» «i fondamentali economici dell'Italia sono solidi come una roccia» queste le incoraggianti parole del CEO di Intesa Sanpaolo di fronte alla ripartenza della speculazione sul nostro debito. Ma quando espone la sua soluzione per non essere più dipendenti dalla BCE cadono le braccia

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Di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani), ComeDonChisciotte.org

Il cambio di politica monetaria sui tassi da parte della BCE, ma soprattutto la decisione di togliere di fatto la garanzia sui debiti dei paesi membri, ha messo in moto i più esperti nell’ennesimo tentativo di trovare la soluzione ideale per non essere più dipendenti da Francoforte.

Come al solito si tentano tutte le soluzioni, tranne che indicare quella unica e giusta: ovvero la garanzia di una banca centrale dipendente dal governo.

Tra questi spicca l’intervento a dir poco ottimistico di un super-banchiere, il CEO di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina. [1]

“Niente panico”. L’Italia ha fondamenta robuste ed è in grado di resistere a turbolenze ben più violente di quelle innescate dal maldestro balletto della Bce sulle prossime mosse di politica monetaria. Neanche la recessione deve spaventare più di tanto, perché il Paese, tassi o non tassi, dimostrerà di saper crescere anche in un contesto avverso.

Fa piacere e fa bene all’umore leggere dalle colonne di Libero Quotidiano, che ancora nel nostro paese ci siano persone autorevoli che nonostante la drammaticità della situazione, sprizzino ottimismo ed al popolo seduto sul lettino dello psicologo, gridino con forza: “non mollate, ce la faremo”.

A dire il vero se analizziamo attentamente i presupposti con cui il manager della più grande banca italiana – intervenendo al convegno Young Factor organizzato a Milano dall’Osservatorio permanente Giovani -Editori – ha posto la questione relativa alla soluzione per il nostro debito, resta difficile non trovarsi d’accordo.

Leggiamoli, i presupposti:

«Noi in Italia non abbiamo un problema di sostenibilità del debito pubblico»

«Il tema, però, è se vogliamo essere liberi e indipendenti. Che si parli solo di indipendenza energetica e alimentare e non si parli anche di indipendenza finanziaria mi pare un’idiozia».

Esatto Egregio Dott. Carlo Messina, il punto è proprio questo: nel nostro paese da tre decadi è vietato persino parlare, oltre che prendere in considerazione l’eventualità di far tornare i nostri governi ad essere indipendenti dall’Eurotower. O addirittura quando a qualcuno, come nel Suo caso, è consentito parlarne, lo si permette solo attraverso soluzioni approssimative e non risolutive, per non dire completamente sbagliate.

Intanto, visto che il Dott. Messina ci ha immersi nell’immaginario di questa propedeutica seduta psicologica, prendiamoci il buono di quello che lui stesso fa emergere: finalmente un manager autorevole si accorge che il problema dei problemi, quello che va risolto immediatamente per fare in modo che il nostro paese possa ricominciare a vivere, è la sua dipendenza finanziaria da soggetti esterni.

Il famoso “vincolo esterno”, ne avrete certamente sentito parlare.

Per lungo tempo, in Italia, autorevoli esponenti delle istituzioni e stampa di regime a seguito, ci hanno narrato una favola: quella secondo cui il “vincolo esterno” imposto dall’Unione monetaria europea sulla gestione della moneta, del tasso di cambio e del bilancio pubblico, avrebbe finalmente costretto i piccoli “ranocchi” del frammentato e arretrato capitalismo italiano a crescere, rafforzarsi e diventare grandi “principi” del capitalismo globale contemporaneo.

Oggi sappiamo che le cose sono andate diversamente.

L’aver ceduto la nostra sovranità monetaria alla Banca Centrale Europea, ovvero non essere più emettitori in regime di monopolio della moneta che usiamo, in aggiunta alle folli regole dei trattati, ha letteralmente legato le mani ai nostri governi nelle scelte di politica fiscale.

Ma continuiamo la seduta nella speranza di alzare ancora il nostro umore attraverso le altre affermazioni di Messina:

«L’Italia è forte, ha la forza e le condizioni strutturali per fare le cose in autonomia»

«e deve fare le cose in autonomia senza essere attaccata al bocchettone di Francoforte, soprattutto considerato che è un Paese che ha dieci trilioni di risparmi. Servono piani che accelerino la crescita, ma riducano la dipendenza dalla Bce. Partiamo da quello che abbiamo nel nostro Paese, sempre nella logica di avere sostenibilità e indipendenza». E nell’Europa bisogna starci, ma bisogna starci da leader, perché altrimenti «diventeremo completamente marginali e lo diventerà anche l’Europa stessa», e quindi «rimarranno solo Cina e Usa».

Qualcosa comincia a non tornare e la depressione ricompare improvvisa. I più esperti già cominciano ad intravedere la soluzione che Messina sta per proporre: ricorrere al risparmio degli italiani per riportare dentro i confini nazionali tutta la proprietà del nostro debito.

La solita storia!

Intanto cominciamo a dire che più della metà delle famiglie italiane, esattamente 6 su 10, secondo uno studio del 2021 di Banca d’Italia, non riesce ad arrivare a fine mese [1]. Certamente per loro sarà impossibile avere accumulato risparmio per comprare i titoli del debito italiano.

Andiamo poi a vedere chi detiene il debito italiano e chi materialmente lo potrebbe ricomprare e soprattutto se lo potrebbero ricompare cittadini e famiglie.

Questo qua sotto è un grafico che ci fa vedere chi deteneva il nostro debito nel 1988 e chi lo detiene nel 2018. Non ho i dati ad oggi, ma certamente non saranno molto diversi, di sicuro non sarà aumenta la quota in mano ai cittadini italiani, che è quello che ci interessa per il nostro ragionamento. Sarà aumentata invece la quota in mano alla BCE in virtù dei noti massicci programmi di acquisto dei titoli intrapresi da quest’ultima durante la pandemia.

Guardando queste due torte, quello che balza subito all’occhio è il grosso cambiamento avvenuto nei colori amaranto, verde e giallo.

Si può notare con estrema facilità il dato che più ci interessa, ovvero che i possessori italiani di TDS dal 1998 al 2018 sono passati dal 57% ad un misero 6%, a vantaggio appunto dei colori giallo e verde che sono investitori stranieri e fondi ed assicurazioni.

Questo dimostra in modo inequivocabile come dal 1998 ad oggi un paese con risparmio diffuso si sia trasformato in un paese dove la ricchezza è sempre più concentrata in poche mani (6%) e nel mondo finanziario (46%).

Il fatto che nel 1999 il nostro paese abbia aderito all’euro e che questo processo di trasferimento di risparmio abbia coinciso proprio con gli anni di appartenenza alla moneta unica, certamente non è frutto del caso.

Ma torniamo alla proposta del super-banchiere di Intesa Sanpaolo. In pratica Messina vorrebbe riportare in mani italiane quel 32% in giallo della torta, in una sorta di ritorno ad uno status come avevamo nel 1988, quando appunto solo il 4% del nostro debito era in mani straniere.

Anche se questa operazione come vedremo dopo, non risolve il problema dell’indipendenza dalla BCE, ritornare ad una situazione come nel 1988 non è possibile per i motivi che ho evidenziato sopra, ovvero oggi gli italiani non dispongono più di quel risparmio diffuso da potere ritornare a quel 60%.

Chi invece possiede questo risparmio sono banche, fondi ed assicurazioni, ovvero tutto quel parco di soggetti che rappresenta il panorama del mondo finanziario.

A questo punto però dovremmo chiederci e la risposta dovrebbe darcela Messina: cosa cambierebbe a livello di “ricatto” dei mercati e di dipendenza dalla BCE, se un BTP invece che detenerlo Deutsche bank lo detenesse Intesa Sanpaolo?

Perché di questo tratta la Sua proposta.

Ecco, non cambierebbe niente: assolutamente niente

La BCE continuerebbe a svolgere la funzione di prestatore di ultima istanza a suo piacimento – e non perpetua come nel caso fosse dipendente dal governo – noi saremmo sempre utilizzatori di una moneta che non emettiamo e dipendenti come lo siamo adesso dalla BCE per quanto concerne le politiche monetarie e quindi il livello dei tassi che dovremmo pagare sul nostro debito. Cambierebbe solo il soggetto a cui dover pagare gli interessi: se ora li paghiamo a Deutsche bank, con la proposta di Messina andrebbero ad Intesa Sanpaolo.

Stante il fatto che pagare interessi per uno stato è una misura di politica fiscale, potrebbe cambiare qualcosa qualora potessimo realmente tornare ad una situazione simil 1988, ovvero tornare ad un risparmio diffuso dove lo stato pagherebbe interessi al 60% degli italiani anziché al 6%. In questo caso il pagamento di interessi si configurerebbe in un reddito aggiuntivo per la maggioranza degli italiani che potrebbe trasformarsi molto probabilmente in un benefico aumento dei consumi per la nostra economia.

Purtroppo abbiamo visto che non può essere così.

Per far comprendere al meglio la nullità della proposta fatta da Messina – non solo a livello di politica monetaria ma anche riguardo a quella fiscale – vi voglio ricordare ancora una volta, che il debito pubblico sono soldi che lo Stato ha già speso, ossia soldi che ha già messo nelle tasche del settore privato attraverso la spesa pubblica.

Quindi torno a dire che, cambiare la proprietà di un BTP non fa aumentare la quantità di denaro all’interno del settore privato stesso. Come non contribuisce ad una redistribuzione della ricchezza, anzi stante l’attuale concentrazione fa in modo che al contrario la ricchezza si concentri ancora di più in poche mani.

Si parla tanto della misura del “reddito di cittadinanza” a beneficio dei meno abbienti e della sua inutilità, tanto che certi leader politici ne urlano a gran voce la sua rimozione. Ma nessuno dice che di fatto il pagamento di interessi sul debito in una situazione di concentrazione di ricchezza, non è altro che un reddito di cittadinanza per i ricchi.

In conclusione, possiamo ben affermare che la proposta di Carlo Messina è da rimandare al mittente, visto che non assolve a nessuno degli obbiettivi che si prefigge, anzi lascerebbe intatta, così come è, la situazione del nostro paese.

Quello che ancora non trova spiegazione è perché si propone di tutto tranne che quella che è realmente l’unica soluzione corretta: una propria moneta ed una Banca Centrale alle dipendenze del governo.

Di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani), ComeDonChisciotte.org

NOTE

[1] Bce, il “vaffa” del super-banchiere italiano: “Ricompriamo il nostro debito”, qui crolla l’Europa – Libero Quotidiano

[2] Famiglie ridotte alla fame: 6 su 10 non arrivano a fine mese – Il Paragone

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