Il “secolo albanese” è iniziato e cambierà i Balcani

di Emanuel Pietrobon
osservatorioglobalizzazione.it

Nei Balcani occidentali sta nascendo un nuovo ordine, albano-centrico, costituito dalla triade Albania–Kosovo–Macedonia del Nord. Nessuno sembra essersene accorto né interessato, ma questa triade riscriverà le relazioni internazionali nei Balcani, o meglio le sta già riscrivendo.

Il 16 settembre di quest’anno ha avuto luogo un evento politico tanto importante quanto trascurato – in Italia come all’estero –, ovverosia la prima riunione intergovernativa di Kosovo e Macedonia del Nord. Il vertice si è concluso con la firma di più di dieci accordi di cooperazione bilaterale e con una promessa che ha l’aria di un giuramento, di un voto inestinguibile: è soltanto l’inizio. I posteri giudicheranno le promesse tra Pristina e Skopje, relegandole all’ambito dei tradimenti o dei compimenti, ma alcuni eventi sembrano suggerire che il percorso tracciato alcuni giorni fa sia destinato a durare.

Prima che le diplomazie kosovara e nordmacedone si incontrassero a Skopje per discutere di collaborazione avanzata, più precisamente all’indomani della fuga in fretta e furia dell’Alleanza Atlantica dall’Afghanistan, dalle vette degli Acrocerauni era stata lanciata un’altra iniziativa all’insegna del concerto: la decisione di accogliere profughi afghani.

Traslando in realtà quel detto albanese per cui “un patto è adesso, un patto è per sempre”, e dando concretezza a quella cultura dell’ospitalità nota come Mikpritja, i governi di Albania, Kosovo e Macedonia del Nord avevano aperto i confini agli afghani in fuga dai talebani. Dietro l’iniziativa, chiaramente, c’era e c’è la volontà di inviare un messaggio all’Unione Europea – alla quale questa triade  desidera aderire – ma ridurre il tutto ad una mera mossa politica sarebbe più che riduttivo: sarebbe sbagliato.

Nessuno sembra essersene accorto, forse perché gli studi di previsione sociale sono in via di estinzione in questo Occidente disinteressato al lungo termine e ancorato ad una visione poststorica delle relazioni internazionali, ma nei Balcani occidentali sta sorgendo un nuovo ordine: l’albanosfera.

Le origini dell’albanosfera sono antichissime – le prime attestazioni sul microcosmo albanese precedono Cristo di due secoli – ma la sua rinascita è relativamente recente – perché scaturita dalla disgregazione della Iugoslavia – ed è destinata ad incidere in maniera profonda, forse indelebile, sulla geografia del potere e delle identità della polveriera d’Europa.

L’albanosfera, come già anticipato, nasce dalle ceneri della Iugoslavia – espressione imperiale della Serbia – e riceve un impulso vitale determinante dalla trasformazione del Kosovo in un intoccabile protettorato occidentale. Ma c’è un altro evento che ha contribuito alla formazione di questa realtà: la demografia.

Se è vero che l’Albania va spopolandosi, lo è altrettanto che gli albanesi non cessano di crescere tra Kosovo e Macedonia del Nord. E il risultato, data la crisi delle culle sperimentata dall’intero vicinato balcanico, è stato l’emergere di un ordine albano-centrico. Prova di ciò, oltre alla vitalità dell’asse adamantino tra Tirana e Pristina, è la situazione della vicina Skopje, sul cui fato vorrebbero decidere Sofia e Atene ma che, lentamente, va trasformandosi in una provincia del micro-universo civilizzazionale albanese a causa della demografia.

Fantapolitica? No, tutt’altro. La Macedonia del Nord ha già vissuto un’insurgenza armata nei primi anni Duemila, favorita dal mancato riconoscimento di diritti alla minoranza albanese da parte della classe dirigente, e ha atteso ben diciannove anni per esperire un nuovo censimento della popolazione a causa della paura. Paura di dover ammettere che gli albanesi, che nel 2002 costituivano un quinto del totale, possano essere diventati molti di più con il tempo, forse un terzo della (multi)nazione.

Paura più che fondata – dato che nel settentrione più di due neonati su tre sono di etnia albanese, mentre a livello nazionale la media è di uno su tre – e che ha favorito la recente apertura di Zoran Zaev verso Kosovo e Albania, due realtà aliene e rivali che vengono percepite in maniera crescente come parenti.

Sarà il censimento della popolazione, attualmente in corso, a dirci cos’è successo in Macedonia del Nord negli ultimi diciannove anni, se uno stallo o un processo di albanesizzazione, ma i più sembrano essere convinti dell’ineluttabilità della sua trasformazione in una “provincia albanese”. Appellativo, quest’ultimo, impiegato di recente dal titolare del Ministero della Difesa di Bulgaria, Krasimir Karakachanov, per descrivere il futuro dell’ex repubblica iugoslava dal passato greco-bulgaro.

Ma che cosa accadrebbe se la Macedonia del Nord diventasse una provincia albanese? Che cosa succederebbe se l’albanosfera, altresì nota come la Cintura delle Aquile – una denominazione oggi in crescente uso al di là dell’Adriatico ed apparsa originariamente su InsideOver – Il Giornale –, diventasse una realtà effettiva e fattiva?

Potrebbero succedere varie cose, a seconda dell’evoluzione delle variabili in gioco in questo teatro che storia e demografia hanno trasformato da un luogo anonimo ad un pivot geostrategico nel cuore d’Europa. Tra i vari scenari, di seguito i più plausibili:

  • Un incremento significativo dell’influenza turca nello spazio balcanico, dati i legami di lunga data con il popolo albanese.
  • Un accerchiamento permanente della Serbia, all’esterno circondata dall’ascendente Cintura delle Aquile e all’interno costretta ad affrontare possibili spinte autonomistiche da parte di bosgnacchi (nella Raska) e albanesi (nella valle di Presevo).
  • Una riduzione dei margini di manovra della Russia nella balcanosfera, come conseguenza dell’accerchiamento serbo e del consolidamento della triade albanese, con l’unica eccezione della Macedonia del Nord, esposta a operazioni di destabilizzazione perché etnicamente e culturalmente divisa.
  • Un approfondimento dell’impronta italiana nei Balcani occidentali, possibile utilizzando l’Albania come trampolino di lancio verso il Kosovo e la Macedonia del Nord.

I cambi di paradigma non avvengono mai pacificamente, questo è scontato e fisiologico, perciò è legittimo attendersi un aumento delle tensioni interetniche in Macedonia del Nord nel prossimo futuro, ovverosia quando la componente albanese raggiungerà, e forse supererà, la massa critica. Tensioni che qualche potenza potrebbe sfruttare per indebolire questo ventre molle dell’Alleanza Atlantica – come la Russia, che non a caso sta soffiando sul nazionalismo slavo, e l’alleata Serbia – e che non farebbero dispiacere né alla Bulgaria né alla Grecia – anch’esse impegnate a fermare il processo di albanesizzazione della Macedonia del Nord tramite influenza culturale e passaportizzazione.

Macedonia del Nord a parte, comunque, fra Albania e Kosovo è già alleanza, è già unione informale – dagli affari esteri alla rete elettrica –, è già Cintura delle Aquile. Chi saprà cogliere questo cambio di paradigma epocale – simile per dimensioni ed impatto soltanto alla concomitante “rivoluzione rom” che sta avendo luogo nell’Europa centro-orientale – avrà il controllo del nuovo nucleo dei Balcani, spostatosi dalla defunta serbosfera – gravemente ferita dalla disgregazione della Iugoslavia e morta con lo scollamento del Montenegro dalla Serbia – alla vibrante albanosfera – sorta dalle ceneri dell’ordine serbo e favorita dalla demografia –, e dunque possederà una leva di pressione utilizzabile in una grande varietà di teatri: Adriatico, Balcani occidentali e orientali, Italia, Grecia e persino Turchia.

Le grandi potenze sono avvisate: non è più Belgrado il luogo del destino dei Balcani, ma Tirana. La Turchia parte avvantaggiata – sebbene le recenti schermaglie con il Kosovo spingano a rivalutare l’influenza americana in loco –, ma anche l’Italia avrebbe tanto da dire, fare e offrire, essendo legata alla nazione albanese da tempo immemorabile e preferibile come faccendiera in loco sia all’Europa sia agli Stati Uniti. Questa è un’ultima chiamata, come avevamo già spiegato nei mesi scorsi, che l’Italia risponda: il secolo albanese è qui ed è in attesa di essere compreso, coltivato e raccolto da qualcuno.

di Emanuel Pietrobon

FONTE: http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/il-secolo-albanese-e-iniziato-e-cambiera-i-balcani/

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Eugiorso
Utente CDC
10 Ottobre 2021 12:34

L’articolo sembra lucido e informato, ma forse sopravvaluta l’importanza di Kosovo, Metoja (Kosmet) a Albania-stato, trattandosi di un’area fra le più povere e derelitte d’Europa.
A parte questo, se si verificassero le prospettive (piccolo) geopolitiche contenute nell’articolo, sarebbe un disastro, perché limiterebbe l’influenza russa nei vicini Balcani, per la perdita di importanza della Serbia, e consentirebbe ai turkoidi di acquisire più influenza nell’Europa balcanica, proprio vicino a noi (Lo stretto di Otranto, che ci divide dall’Albania, nel punto di maggior prossimità delle due coste mediterranee è largo solo qualche decina di chilometri).
Nel caso del verificarsi dei “vaticini” geoplotici espressi dall’articolo, dubito che un paese come l’Italia, senza un minimo di sovranità, interamente occupato da nato e servi dell’élite finanz-globalista-giudaica occidentaloide potrebbe cogliere l’occasione per aumentare la sua influenza nell’area e fare affari … Un paese occupato non può e non potrà proiettare la sua “potenza” (sia pure solo commerciale) all’esterno, senza il placet dell’occupante.

Cari saluti

Vocenellanotte
Utente CDC
10 Ottobre 2021 12:52

Articolo alquanto indecifrabile. Prima di tutto accetta la sovranità del Kossovo, cioè la narrazione US, dimenticando che è sempre stata una regione storica della Serbia. Poi continua adombrando la fuga (dei tagliagole Isis) dai talebani in Afghanistan, come se fossero profughi mentre non sono altro che terroristi stipendiati dai fratelli musulmani. Infine dimentica la popolazione greca sia in Albania che in Macedonia.
Insomma una narrazione alquanto pilotata.

Eugiorso
Utente CDC
Risposta al commento di  Vocenellanotte
10 Ottobre 2021 13:32

Condivisibile l’appunto sulla sovranità del Kossovo albanese (Kossovo, culla della civiltà Serba), ma questa di fatta durerà finché ci saranno usa, nato e unione europoide.

Cari saluti

ducadiGrumello
Utente CDC
Risposta al commento di  Vocenellanotte
10 Ottobre 2021 19:08

per quel poco che capisco io di geopolitica, mi pare che si dia anche troppo per scontata la resa dei serbi, popolo fra i più cazzuti del pianeta

Mark.Twain
Utente CDC
Risposta al commento di  ducadiGrumello
10 Ottobre 2021 22:15

Infatti, l’ultima crisi etnica nel Kosovo ha portato la Serbia a spostare carri armati e truppe ai confini di questo stato fantoccio.

PietroGE
Utente CDC
10 Ottobre 2021 13:11

Una analisi che esagera la potenza albanese e sottovaluta il crescente rigetto dell’islam all’interno della UE. Vedere ad esempio la popolarità, esplosa in Francia negli ultimi mesi, di un candidato (ancora non ufficiale) alla presidenza come Eric Zemmour, il quale non solo vuole la fine dell’immigrazione musulmana ma vuole anche cacciare fuori dal Paese 2 milioni di islamici nel breve periodo. L’Albania non ha le risorse economiche per giocare un ruolo importante nei Balcani, la demografia da sola non basta. Può però fare da quinta colonna per la Turchia e allora si dovrà aprire il dibattito sulla presenza turca nel Mediterraneo e in Europa, tenendo sempre presente che ci sono milioni di turchi in Europa e che la loro integrazione è sempre stata una chimera.

Eugiorso
Utente CDC
Risposta al commento di  PietroGE
10 Ottobre 2021 13:35

L’articolo porta esattmante alla conclusione, ben poco simpatica, che gli albanesi tutti (volenti o nolenti) espandendosi demograficamente (soprattutto nella Macedonia del Nord) farannoda quinta colonna all’espansione turkoide in Europa , la quale, come ci insegna la storia, è l’ultima cosa che ci conviene …

Cari saluti

mingo
Utente CDC
Risposta al commento di  PietroGE
10 Ottobre 2021 21:44

E’ probabile che ci siano gli USA dietro tali manovre o forse la citata Turchia.

CaptainWildBillKelso
Utente CDC
10 Ottobre 2021 13:15

Chiamare stato la più grande base americana in Europa, nonché crocevia dei traffici di eroina, mi sembra un poco eccessivo. E definire “insurgenza armata” lo straripamento dei tagliagole dell’UCK in Macedonia nel 2001 sfiora il ridicolo. Quanto all’apertura ai profughi afgani, conoscendo un poco la politica albanese e i rapporti di forza nell’area resta solo da chiedersi chi sta pagando gli albanesi e quanto, anche se la prima domanda è piuttosto retorica. Non so, tutto l’articolo mi sembra pervaso da una certa aria di sciocco trionfalismo filo-albanoide che si potrebbe forse spiegare con un’infatuazione di tipo cultural-erotico. Forse una moglie albanese?

Tipheus
Utente CDC
10 Ottobre 2021 18:03

Nel merito non so, l’autore è più documentato di noi. Gli Albanesi ce li abbiamo a casa in Sicilia, da 600 anni, e non si mai dissolti del tutto. Parlano albanese, pregano in greco, hanno le vie con il bilinguismo, e sono rimasti un popolo a sé, anche se parlano anche in Siciliano all’occorrenza. Mi stanno particolarmente simpatici. Ma sono albanesi cristiani discendenti di Skanderberg. Lo so che ai molti atei post-cristiani di questo sito e di tutta la controinformazione non importa nulla, ma sul piano geopolitico quest’asse di cui si parla oggi è un asse musulmano, nel cuore dell’Europa, fino a ieri in posizione regressiva e in via di definitiva laicizzazione, e ora in crescita contro un’Europa romano-cristiana decrepita e a pezzi. Non esattamente una bella notizia per noi, qualunque concezione del mondo si abbia. Il Kosovo è basato sulla discriminazione dei cristiani. L’Albania è prevalentemente musulmana (nonostante l’ateismo di stato di Hoxha), la Macedonia del Nord ha un 40% di popolazione albanese e musulmana che, a quanto vedo, sta prendendo il sopravvento sulla componente bulgara (questo sono i Macedoni) ancora maggioritaria (fino a quando? boh). Ora arrivano in massa pure gli Afghani e la frittata è fatta. Si… Leggi tutto »

oriundo2006
Utente CDC
Risposta al commento di  Tipheus
10 Ottobre 2021 21:58

Guarda, sono Paesi alla ricerca di una identita’ propria ed anche comune, di riflesso. La presenza turca non va sottovalutata ma neanche enfatizzata. Sono stato a Pristina e di turchi con i turbanti non ce ne sono. Ci sono invece, e fanno paura, armigeri UCK protetti e sponsorizzati da questo occidente falso e criminale, c’e’ la popolazione intimorita che vuole vivere in pace e ( relativo ) benessere visto che hanno come moneta l’ Euro ( cosa demenziale che viene tenuta nascosta ma la paghiamo NOI ), ci sono le moschee questo si’ di impronta ottomana, anche uomini d’affari … ma tutto sommato penso che la presenza turca nei Balcani debba avere tempi lunghi per affermarsi. Non solo. Occorre anche una rivisitazione intelligente del passato, occorre l’accettazione da parte degli imam di un Islam ‘europeo’ e non asiatico ( donne velate sono rare ), occorre che i turchi si rendano conto che avere dei legami storici non significa far partire quei popoli come nel passato per le avventure militari della Sublime Porta: sono popoli COLTI, europei, multiconfessionali, desiderosi di integrarsi ma con dignita’. Ecco, mai dimenticare qui e altrove questo termine che da noi fa ridere: dignita’. Poi certo sulla… Leggi tutto »

Giovanni01
Utente CDC
10 Ottobre 2021 20:18

Speriamo Belgrado si sbrighi..

mingo
Utente CDC
10 Ottobre 2021 21:39

Ma l’Italia è finita cosa vuole che faccia!???
Lo penso anche io che sarebbe per noi facile e naturale fare ciò, ma con la nostra classe dirigente dove cavolo andiamo .
Lo potremmo fare solo su ordini dei nostri padroni USA ma penso che faranno da soli e non è neppure detto che dietro a tali manovre se andranno a buon fine non ci siano proprio loro , insomma staremo alla finestra immersi nei nostri guai che saranno sempre più grandi man mano che il tempo passa .
Spiego “stiamo collassando come nazione e anche come popolo”!

Ultimo aggiornamento 14 giorni fa effettuato da mingo
Primadellesabbie
Utente CDC
12 Ottobre 2021 0:34

Forse non capisco, si plaude all’invasione della Macedonia del Nord da parte degli Albanesi?

Perché, e per chi, sarebbe una buona cosa?

(Anni fa ho parlato con una signora macedone che mi ha descritto la faccenda in termini allarmanti e tutt’altro che positivi, come noi vediamo l’arrivo massiccio degli immigrati dal terzo mondo).

Ultimo aggiornamento 13 giorni fa effettuato da Primadellesabbie
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