Il rimedio è la povertà

DI GOFFREDO PARISE

corrieredellasera

«Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare indietro», scritta nel mio ultimo articolo.

Per la prima volta hanno scritto che sono “un comunista”, per la seconda alcuni lettori di sinistra mi accusano di fare il gioco dei ricchi e se la prendono con me per il mio odio per i consumi. Dicono che anche le classi meno abbienti hanno il diritto di “consumare”.

Lettori, chiamiamoli così, di destra, usano la seguente logica: senza consumi non c’è produzione, senza produzione disoccupazione e disastro economico. Da una parte e dall’altra, per ragioni demagogiche o pseudo-economiche, tutti sono d’accordo nel dire che il consumo è benessere, e io rispondo loro con il titolo di questo articolo.

Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di “classe”. Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra “ideologia” nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell’acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo è oggi la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.

Povertà non è miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Povertà non è “comunismo”, come credono i miei rozzi obiettori di destra.

Povertà è una ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”.

Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perché necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.

Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perché la nostra sola cultura è l’uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà.

Il nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello (vedi Carosello e poi vai a letto, è la nostra preghiera serale) e non dei propri occhi, della propria mente, del proprio palato, delle proprie mani e del proprio denaro. Il nostra paese è un solo grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, una investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l’illusione della ricchezza e invece sono schiavitù. Il nostro paese è pieno di gente tutta contenta di contrarre debiti perché la lira si svaluta e dunque i debiti costeranno meno col passare degli anni.

Il nostro paese è un’enorme bottega di stracci non necessari (perché sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori. Si mettano bene in testa gli obiettori di sinistra e di destra, gli “etichettati” che etichettano, e che mi scrivono in termini linguistici assolutamente identici, che lo stesso vale per le ideologie. Mai si è avuto tanto spreco di questa parola, ridotta per mancanza di azione ideologica non soltanto a pura fonia, a flatus vocis ma, anche quella, a oggetto di consumo superfluo.

I giovani “comprano” ideologia al mercato degli stracci ideologici così come comprano blue jeans al mercato degli stracci sociologici (cioè per obbligo, per dittatura sociale). I ragazzi non conoscono più niente, non conoscono la qualità delle cose necessarie alla vita perché i loro padri l’hanno voluta disprezzare nell’euforia del benessere. I ragazzi sanno che a una certa età (la loro) esistono obblighi sociali e ideologici a cui, naturalmente, è obbligo obbedire, non importa quale sia la loro “qualità”, la loro necessità reale, importa la loro diffusione. Ha ragione Pasolini quando parla di nuovo fascismo senza storia. Esiste, nel nauseante mercato del superfluo, anche lo snobismo ideologico e politico (c’è di tutto, vedi l’estremismo) che viene servito e pubblicizzato come l’élite, come la differenza e differenziazione dal mercato ideologico di massa rappresentato dai partiti tradizionali al governo e all’opposizione. L’obbligo mondano impone la boutique ideologica e politica, i gruppuscoli, queste cretinerie da Francia 1968, data di nascita del grand marché aux puces ideologico e politico di questi anni. Oggi, i più snob tra questi, sono dei criminali indifferenziati, poveri e disperati figli del consumo.

La povertà è il contrario di tutto questo: è conoscere le cose per necessità. So di cadere in eresia per la massa ovina dei consumatori di tutto dicendo che povertà è anche salute fisica ed espressione di se stessi e libertà e, in una parola, piacere estetico. Comprare un oggetto perché la qualità della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona.

Per le ideologie vale la stessa regola. Scegliere una ideologia perché è più bella (oltre che più “corretta”, come dice la linguistica del mercato degli stracci linguistici). Anzi, bella perché giusta e giusta perché conosciuta nella sua qualità reale. La divisa dell’Armata Rossa disegnata da Trotzky nel 1917, l’enorme cappotto di lana di pecora grigioverde, spesso come il feltro, con il berretto a punta e la rozza stella di panno rosso cucita a mano in fronte, non soltanto era giusta (allora) e rivoluzionaria e popolare, era anche bella come non lo è stata nessuna divisa militare sovietica. Perché era povera e necessaria. La povertà, infine, si cominci a impararlo, è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza. Ma non mettiamola sul mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una proprietà privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che ormai, ne sono profondamente convinto, salverà il nostro paese».

 

Goffredo Parise

Questo articolo è apparso sulla pagine del Corriere della Sera il 30 giugno 1974

 

visto su: http://www.globalist.it/culture/articolo/77560/il-rimedio–la-povert.html

67 Commenti
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gianni
Utente CDC
5 Gennaio 2017 14:48

” il rimedio e’ la povertà”….da un po’ di anni ho questa cosa nella testa , i soldi e il materialismo ci hanno avvelenato il cuore

ws
Utente CDC
Risposta al commento di  gianni
6 Gennaio 2017 13:16

” il rimedio e’ la povertà”. …

… dei poveri , che sazii della loro “felice povertà” non romperanno i coglioni ai ricchi

Divoll79
Utente CDC
Risposta al commento di  gianni
9 Gennaio 2017 0:23

Io credo che il cuore ce l’abbia avvelenato la cronica mancanza di lavoro e di soldi, l’impossibilita’ di poterci progettare la vita e viverla secondo le nostre inclinazioni intellettuali, spirituali, professionali. La materialita’ e il materialismo hanno fatto il loro tempo. Dal punto di vista ideologico, sono un fenomeno in recessione, ancche se ancora non si nota troppo.

gianni
Utente CDC
Risposta al commento di  Divoll79
9 Gennaio 2017 8:32

la maggior parte dei soldi che spendono gli italiani li spendono per cose superflue e vizi

Divoll79
Utente CDC
Risposta al commento di  gianni
9 Gennaio 2017 20:07

Lei e’ rimasto indietro di qualche decennio, temo. Oppure, ha abbastanza denaro da spendere in cose superflue. Non sa che, stando alle stime nazionali, gli italiani hanno cominciato a risparmiare perfino sul cibo?

Leno Lazzari
Utente CDC
Risposta al commento di  Divoll79
11 Gennaio 2017 6:03

Avrei bisogno di fare un impianto, un premolare . La capsula che ho attualmente è ai limiti. Non so se questo fa di me un povero ma sto rimandando il più possibile il lavoro .

Da quello che leggo e sento in TV molti italiani stanno ben peggio di me :

https://www.left.it/2016/06/08/aumentano-gli-italiani-che-non-si-curano-e-gli-incassi-della-sanita-privata/

E intanto all’ospedale di Nola (o sbaglio ?) Sono stati sospesi dal lavoro (De Luca li vorrebbe licenziare) dei medici del pronto soccorso per i malati soccorsi sul pavimento.
Ci scommetto la faccia che le responsabilità siano di dirigenti tanto del nosocomio quanto della regione Campania . So di cosa sono capaci questi quadri nel caso del Policlinico Umberto I, diciamo dal di dentro, e dopo tutti gli arresti e denunce degli ultimi tempi ne gli assenteisti ne i ladri hanno benché minimamente pensato di “ridimensionarsi” e a subirne le conseguenze sono, nel caso specifico, i malati oncologici .

Tizio.8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Divoll79
11 Gennaio 2017 12:21

Risparmiare sul cibo?
Magari!
Non ci sono mai stati tanti sfratti (per morosità) come negli ultimi tre anni.

nicolass
Utente CDC
5 Gennaio 2017 15:09

come essere poveri e felici… se solo si cominciasse a insegnarlo nelle scuole.

Toussaint
Toussaint
5 Gennaio 2017 15:15

Ho cominciato a leggere, ma non ce l’ho fatta a continuare. Credo che un po’ di vivacità espressiva possa molto giovare all’autore. Così, per dare un non richiesto contributo di sintesi, direi che c’è differenza fra consumo e consumismo. Semplificando al massimo, il primo è la domanda aggregata, il secondo potrebbe essere definito come una forma di consumo veicolata dall’immagine, dal prestigio e dallo status-symbol.

Ha senz’altro contribuito ad eliminare la coscienza di classe, facendo aumentare i consumi in una fase del capitalismo in cui le disuguaglianze dovevano diminuire in funzione anti comunista. Ma non mi sento di andare oltre. Quanta gente lavora nella moda e nel suo indotto (“consumismo”, quindi, e non “consumo”)? Della Valle ha assunto 100 persone nel cratere del terremoto per produrre le Tods … negativo anche questo?

La povertà eretta a sistema, i decrescisti …. Mah. Non li ho mai capiti.

SanPap
Utente CDC
Risposta al commento di  Toussaint
5 Gennaio 2017 17:23

strano che non capisci, perché è semplice rimanendo nel tuo esempio certo che le assunzioni fatte da Della Valle sono una benedizione, e continueranno ad esserlo se Della Valle non inizierà ad inquinnare l’ambiente in modo irresponsabile, se retribuirà adeguatamente i suoi lavoratori, dirigenti impiegati operai, e non li costringerà a lavorare come schiavi, a dover far lavorare le loro mogli per necessità, o peggio i loro figli, se non li licenzierà pur sapendo che questo distruggerà la loro vite in nome di una concorrenza ottusa, insomma se riuscirà metter insieme una comunità umana degna di questo nome. (prima della globalizzazione le aziende più importanti, quali Pirelli, Olivetti, Zegna, Alitalia, IBM, le alcune Banche, ecc avevano degli uffici studi che calcolavano le retribuzioni dei lavoratori in base ad un loro “basket” commisurato a quello che chiedevano ai lavoratori; ad es. una società o una banca pretendeva un certo modo di vestirsi, il basket prevedeva l’acquisto di un adeguato numero di vestiti l’anno; arrivavano ad ipotizzare stili di vita: qualità del cibo, possibilità di recarsi al teatro o al cinema un certo numero di volte al mese, praticare degli sport, acquisto di una casa, l’educazione scolastica, cure mediche particolari ed eccezionali… Leggi tutto »

Toussaint
Toussaint
Risposta al commento di  SanPap
5 Gennaio 2017 19:31

Purtroppo continuo a non capire. Ma non è per polemica, è che proprio non capisco. Che c’entra l’inquinamento con la teoria della povertà che ci salva tutti? Non è che non esista il problema del consumo delle risorse planetarie. Ma è proprio il progresso tecnologico che può risolverlo, progresso che non fa rima con decrescita e povertà. Ed i salari ed i fringe benefits che c’erano una volta (ma senza esagerare) cosa c’entrano, a loro volta? Se li vuoi aumentare significa che anche tu non sei molto d’accordo con il ritorno alla sana povertà di una volta (sana soprattutto per chi non l’ha mai sperimentata. C’è chi ha scritto che solo i ricchi elogiano la povertà). Se invece mi fai il discorso del globalismo (liberismo) che ha impoverito tutti (notizia di questi giorni, le 85 persone più ricche posseggono quanto le 3,5 miliardi di persone più povere), sono molto più che d’accordo. Ma che c’entra, anche stavolta, la teoria della sobria povertà o della decrescita? Il consumo non è sempre buono, siamo d’accordo, ma non è nemmeno sempre cattivo. Ed in recessione, magari ce ne fosse di più. E poi la crescita del Pil non è più fatta solo di… Leggi tutto »

SimSim
SimSim
Risposta al commento di  Toussaint
6 Gennaio 2017 3:26

Se Keynes venisse seguito tout-court, oggi non saremmo a parlare di questo. Questo discorso era impossibile da risolvere in un solo articolo, perchè investe diverse sfere di azioni a diversi livelli della società contemporanea. La decrescita di per sè sottintende la fine del capitalismo per come lo conosciamo, cioè della fine di un’economia basata sul “vendere vendere vendere” ad un’economia magari meno vivace dal punto di vista della varietà e dei numeri, ma più salutare per tutti. Alla fine, banalmente parlando, tolti i disoccupati, noi tutti siamo abituati a lavorare chi 8, chi 10 ore ogni giorno, facendo vite spesso tristi o accontentandoci dei pochi e giusti momenti belli e liberi che ne restano a margine. Questo sempre che si abbia la fortuna, alla fine della giostra, di permettersi quello che si vorrebbe fare.

Per come la vedo io, certamente la decrescita dal basso non è il primo passo. Ma è una condizione che, in presenza di un cambiamento profondo dell’economia, si può tranquillamente avverare, ma SE e SOLO SE. E che a mio parere è anche salutare.

Ma ribadisco, SE e SOLO SE.

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  Toussaint
6 Gennaio 2017 18:58

La zappa e il rastrello sono obsoleti. Parise non voleva tornare a zappa e rastrello ma ricuperare una coscienza che già nel 1974 era in via di sparizione. Ciò che Parise dice è distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, e così via. Una coscienza della qualità aiuta i consumi, parolaccia che scandalizza tutti, perché vedere giovani e poveri che affollano i MacDonald’s ingerendo schifezze, quando in Italia si producono ingredienti e preparazioni alimentari immensamente migliori e a prezzi abbordabili, è disperante.
Il cibo è una necessità e usare il cibo come prodotto nocivo di consumo e status symbol come fanno i fast food d’importazione americana è criminale.
Questa posizione, insieme a molte altre “snob”, è una crescita e non una decrescita.

fastidioso
Utente CDC
Risposta al commento di  Toussaint
6 Gennaio 2017 13:33

Le scarpe di Della Valle durano vent’anni e più, quindi chi le acquista (anche se costose) è in linea con quanto espresso nell’articolo.

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  fastidioso
6 Gennaio 2017 19:00

vent’anni??? ma scherza…

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  Toussaint
6 Gennaio 2017 18:47

Se 100, 1000, 10000 persone fossero assunte per produrre costruzioni antisismiche sarebbe immensamente più utile che produrre ciabatte. Si continua a produrre SOLO effimero. Le ciabatte possono avere un significato SOLO se c’è la costruzione antisismica, perché alla prossima scossa il disastro si allarga e le Tod’s non servono a nessuno.
Questa non è decrescita, è programmazione per una crescita cosciente. Parise, il cui articolo è del 1974, insieme al citato Pasolini, avevano una visione.
Chi ha incrementato unicamente il consumismo compulsivo visioni non ne ha.

Tizio8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Bella di Giorno
7 Gennaio 2017 13:32

Credo sia la prima volta che sono d’accordo con te.

Fra l’altro, le risorse non sono infinite.
Il produrre oggetti che non durano, è un doppio errore.
Primo, perchè produrre prodotti dalla vita breve esaurisce le risorse.
Secondo, perchè con poca spesa in più (a livello produttivo , non parlo di prezzo d’acquisto) si possono avere prodotti durevoli.

L’obsolescenza programmata e tutta la rincorsa al “nuovo sempre”, servono all’industria per rimanere a galla.
Ci sono attrezzature costruite “per durare” che veramente misurano la loro vita nell’arco dei decenni, e costano sì di più di quelle “da poco”, ma non nell’ordine dei due zeri.

Case costruite per durare, isolate, confortevoli, la cui manutenzione sia possibile senza grosse spese, sarebbero una opportunità.
Invece si è continuato a ristrutturare edifici assurdi, con consumi altissimi, a spese della comunità

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  Tizio8020
7 Gennaio 2017 17:23

il costo delle cose viene deciso da chi stabilisce i prezzi, non c’è ragione per fare costare molto di più una cosa, un ortaggio, un manufatto di qualità migliore. Se il prezzo viene stabilito per la rarità è un’altra cosa.

Servus
Utente CDC
5 Gennaio 2017 15:17

Articolo scritto 40 o 50 anni fa? “se la benzina aumentasse fino a mille lire “, “vedi Carosello e poi vai a letto, è la nostra preghiera serale” ?

RenatoT
Utente CDC
Risposta al commento di  Servus
5 Gennaio 2017 16:01

mi stavo chiedendo la stessa cosa 🙂

yakoviev
Utente CDC
Risposta al commento di  Servus
5 Gennaio 2017 16:17

Sicuramente non ieri, visto che l’autore è morto una trentina di anni fa 😀

Tizio.8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Servus
5 Gennaio 2017 18:24

Goffredo Parise

Questo articolo è apparso sulla pagine del Corriere della Sera il 30 giugno 1974

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  Servus
6 Gennaio 2017 19:41

… ma come se fosse stato scritto oggi, colle dovute differenze di valuta e di pubblicità televisiva. Perché, se si andassero a rivedere le pubblicità di Carosello (che fu seppellito nel 1976, due anni dopo l’articolo di Parise), si scoprirebbe che, allora, PERFINO certa pubblicità istruiva un paese ancora semianalfabeta su storia, arte, musica, geografia, e così via, e il linguaggio usato spingeva a riflettere, era narrativa, raccontava storie: arriva Lancillotto, succede un 48 (e già ci sono due informazioni letterarie e storiche: chi sa oggi chi era Lancillotto e che cos’è un 48?); e così via. Alle pubblicità intervenivano attori e registi come De Filippo, Fo, Gassman, Tognazzi, Fabrizi, e tutto il gran mondo di allora. Il linguaggio era immensamente più ricco e pertinente; istruiva, in un certo qual modo. “È notte, Biol lava” e si introduceva per la prima volta nelle famiglie il concetto di detergenti enzimatici e biologici… e così storie e storielle, inzuppate spesso nel kitsch, ma che oggi brillano come opere d’arte. Certo, si proponeva un’immagine della donna relegata a casalinga, MA, se si faceva pubblicità a un prodotto alimentare, si dava anche la rapida e semplice ricetta per preparare da mangiare in casa anziché… Leggi tutto »

Tizio8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Bella di Giorno
7 Gennaio 2017 13:38

Conosco parecchie donne che sarebbero ben felici di “poter” fare la casalinga, SE le condizioni economiche lo permettessero!
La donna può realizzare sé stessa anche dedicandosi alla casa ed ai figli.
Il problema è che l’introduzione della donna nel mondo del lavoro è servita ad abbassare le retribuzioni, non ad elevare la donna.
Ora è già difficile campare lavorando in due, hanno raggiunto l’obiettivo.

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  Tizio8020
7 Gennaio 2017 17:20

non c’entra nulla con ciò che ho scritto

Tizio8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Bella di Giorno
8 Gennaio 2017 21:42

Se rileggi, vedrai attinenze.
Il sistema aveva bisogno di introdurre la donna nel mondo del lavoro, contestualmente c’è stata l’invasione dei supermercati e del “cibo pronto” che fanno risparmiare tanto tempo.
Tempo , che una volta iniziato a lavorare, la donna non ha più.
Nello stesso momento, hanno introdotto il desiderio di cose “nuove”, che solo il magior introito dato da un secondo stipendio, poteva far comprare.
La televisione, la lavatrice, l’automobile, una marea di oggetti utili e meno utili.
Ma che hanno legato mani e piedi la generazione dei nostri padri a quest’idea di consumismo.

Non noti una manovra di accerchiamento?

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  Tizio8020
9 Gennaio 2017 5:26

Mah… forse lei è disinformato. Le donne lavoravano, se per lei lavoro significa quello svolto fuori dalle mura domestiche, già da molto tempo prima che nascessero la televisione e la pubblicità di massa. Facevano le operaie, le mondine, le contadine, le dattilografe, le commesse, le cameriere, le insegnanti, le ricamatrici, le sarte, le infermiere, le cuoche… E poi dovevano pure occuparsi di casa e famiglia, oltre al “lavoro”. La nuovissima, allora, pubblicità televisiva, che era rivolta a una classe media che si stava faticosamente riformando dopo l’azzeramento causato dalla Seconda Guerra Mondiale, mostrava giovani mogli con giovani mariti, secondo un modello americano dove la moglie faceva la “signora” e basta e “consumava”. Lo sapeva che le famiglie del dopoguerra, quelle già esistenti, erano spesso prive della figura maschile perché molti uomini erano morti in guerra o erano rimasti menomati? Le donne, per potere sopravvivere e far sopravvivere i vecchi e i bambini, lavoravano, continuavano a lavorare, hanno sempre lavorato, con una mole di lavoro inimmaginabile. E la televisione non era ancora nata. Le mie nonne, mia madre, le loro sorelle, le mie cugine e le mie sorelle, io, abbiamo sempre lavorato. In casa e fuori. Di quale “tempo” parla? Di… Leggi tutto »

Tizio8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Bella di Giorno
9 Gennaio 2017 23:42

Perdonami, ma faccio sempre più fatica a capire se “ci sei” o “ci fai”. Se leggi le mie risposte in altri articoli, vedrai che la condizione della donna la conosco bene. Mia nonna era del 1915, ha lavorato nei collettivi agricoli fino ad oltre 64 anni, mia mamma e mia zia (risp. del 1940 e del 1942) sono andate a servizio in un’altra città nel 1952 (quando avevano 12 e 10 anni), per paghe da fame, fino al matrimonio. Mia mamma anche dopo sposata, dal 1965 al 1985 , NON aveva l’acqua in casa, quindi NON poteva avere la lavatrice: lavava a mano. Già a 40 anni (ed ancora adesso…) aveva le dita perennemente piegate per artrite reumatoide. Data la miseria patita in gioventù ha l’ospeoporosi e mille altri acciacchi. Non pensare che fosse un problema solo di tanto tempo fa: in alcuni posti è ancora così. No, la “bolla dorata” credimi non l’ho mai vista! E’ palese che le donne abbiano sempre lavorato, chi ha mai detto il contrario? IL punto, che tu non vuoi capire, è che fino alla metà degli anni ’60 la donna “doveva” scegliere: o faceva la casalinga, o lavorava fuori. Le mondine, per la… Leggi tutto »

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  Tizio8020
10 Gennaio 2017 11:58

Ma che c’entra? Continuo a non capire cosa c’entri tutto questo col mio intervento che ha aperto le porte alla sua graforrea incontenibile. Il considerare poi la tecnologia solo negativamente (“Il convincere il “consumatore” a dotarsi di tanti elettrodomestici, serve all’industria, da un lato a vendere tali oggetti, dall’altro a garantirsi manodopera femminile, meno costosa e specializzata.”) o strumentalmente, senza considerare che un elettrodomestico sia realmente utile e faccia migliorare la salute delle persone, lasciando anche più tempo per sé stessi, è incomprensibile. Certamente chi produce degli elettrodomestici ha interesse a venderli ma l’invenzione di per sé non è negativa. Secondo ciò che scrive è invece esclusivamente strumentale per garantirsi manodopera femminile. Se non avessimo la lavabiancheria, e tante altre invenzioni, oggi, chissà come sarebbero le nostre mani, le nostre schiene, le nostre braccia. Ma ben vengano l’aspirapolvere, il mixer, la pentola a pressione. Non sono solo consumismo ma invenzioni che ci hanno facilitato la vita, a maschi e femmine. Riguardo a ciò che lei asserisce: “IL punto, che tu non vuoi capire, è che fino alla metà degli anni ’60 la donna “doveva” scegliere: o faceva la casalinga, o lavorava fuori. Le mondine, per la maggior parte andavano in… Leggi tutto »

Tizio8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Bella di Giorno
10 Gennaio 2017 20:51

E ridaglie.
La lavabiancheria, l’aspirapolvere ed il mixer in case isolate sui monti, senza acqua e senza corrente, cosa sarebbero serviti?
E soprattuttto: come potevano permetterselo?
Dai ricordi dei miei, la prima volta che andarono al ristorante tutti insieme fu per il loro matrimonio!

Puoi farmi un esempio di lavoro che veniva svolto in quel periodo e lasciasse tempo per la famiglia?
O mi parli di gente che aveva botteghe artigiane sotto casa, o comunque lì vicino, sennò diventa difficile.

Tolto il mezzadro , non vedo nessun lavoro che lasciasse tmepo a sufficienza per fare le due cose.

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  Tizio8020
11 Gennaio 2017 2:55

l’insegnante, l’infermiera, la dattilografa, la cameriera, la portiera, la commessa, la fornaia, la contadina, la parrucchiera, la fruttivendola, la cuoca, l’operaia, e molti altri lavori sono quelli che hanno fatto molte donne che conosco e che hanno pure tirato su delle famiglie senza i mariti. I bambini piccoli andavano a scuola, fino alle 13. Poi, se le madri o i padri non potevano preparare il pranzo ci pensavano le nonne o le zie che non lavoravano. Le nonne, quelle non analfabete, spesso seguivano anche i bambini nei compiti pomeridiani, altrimenti poteva succedere che i bambini andassero all’oratorio dove c’era il prete che li faceva studiare (e se non studiavano volavano scappellotti) e poi giocare al pallone, mentre le bambine erano seguite da volontarie che tramandavano i lavori considerati “femminili”. Poi, può darsi che le mie conoscenze siano limitate e che invece la stragrande maggioranza delle donne, come quelle che conosce lei, non lavorassero fuori casa e non facessero tutto ciò che le racconto io. Io parlo di ciò che so, che ho visto e che ho vissuto. Le case isolate tra i monti senza corrente, gas e acqua erano una grande minoranza rispetto alle abitazioni del resto del paese e… Leggi tutto »

redfifer
redfifer
5 Gennaio 2017 16:22

Mai avrei pensato di applaudire un giornalista del corriere della sera, ma l’articolo appena letto, dice cose pesate e sensate, per cui non si può essere che d’accordo a meno di non essere semplicemente ottusi.

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  redfifer
9 Gennaio 2017 5:34

sul Corriere della Sera di oltre quarant’anni fa ci scriveva pure Pasolini…

Tizio8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Bella di Giorno
10 Gennaio 2017 21:42

Impossibile: è morto nel 1975!

ignorans
ignorans
5 Gennaio 2017 17:14

Un bell’articolo, anche se uno potrebbe pensare che delle persone “consapevoli” possano (perchè hanno capito come stanno le cose) determinare il proprio destino. In realtà non possono, a meno che non abbiano delle regole stringenti. Potrebbe essere il caso degli Amish, per esempio, i quali scelgono di aderire alle loro regole fregandosene di quello che succede intorno a loro.
Ma un umano inserito in un contesto “liberale”, e magari liberale lui stesso non può fare nulla. Semplicemente va dove va la barca, perché la barca è più forte di lui.
Non abbiamo fatto nulla per diventare ricchi e se dovremo diventare poveri, lo diventeremo. Almeno ci servisse di lezione per comprendere quanto siamo impotenti!! (ma non è così a livello individuale, però. A livello individuale uno può anche darsi a una povertà volontaria)

Tizio.8020
Utente CDC
Risposta al commento di  ignorans
5 Gennaio 2017 18:26

NI.
Anche per gli Amish , vale il detto “fatta la legge, trovato l’inganno”.
La loro “legge” vieta di allacciarsi alle linee della corrente elettrica?
Nessun problema, basta acquistare un generatore!

Adriano Pilotto
Utente CDC
5 Gennaio 2017 17:50

Potessi conversare con Parise, mi piacerebbe chiedergli se “sobrietà” non sarebbe un termine più preciso, più indicato per conquistare le menti.

gnorans
Utente CDC
5 Gennaio 2017 17:51

La tesi dell’articolo è povertà = oculatezza.
In altre parole la povertà come unico rimedio all’imbecillità umana.
Io credo che sarebbe possibile essere ricco e oculato insieme.
Tanto per cominciare vieterei la pubblicità.

Leno Lazzari
Utente CDC
Risposta al commento di  gnorans
5 Gennaio 2017 20:22

Vietare la pubblicità “anima del commercio” ? Forse in Russia ai tempi che furono. Ma scherzi a parte e detto fuori dai denti, troppo spesso vedo fare scelte come suggerisci tu in base alla pubblicità . Eppure basterebbe un minimo di raziocinio per capire che la pubblicità è un messaggio interessato di una parte interessata che potrebbe non dire la verità, o dirla soltanto in parte.
Insomma, personalmente, e forse sono un po’ duro, ma io non ho mai avuto grande considerazione delle masse, del popolo bue . Del resto, da un popolo che sa di più del calcio che dei propri diritti-doveri costituzionali cosa di più ci si può aspettare ?

brunello di M.
brunello di M.
5 Gennaio 2017 18:51

bei tempi…si era ancora in tempo…ma tanto, queste parole sarebbero rimaste comunque inascoltate; anche oggi c’è qualcuno che le considera esagerate.

Leno Lazzari
Utente CDC
5 Gennaio 2017 20:08

………”Il nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello”……… Faccio spesso spesa in un negozio e panetteria di qui, non esattamente economico, perché ci sono certe cose per cui mi rifiuto di risparmiare . Il Gorgonzola di riserva per dirne una. Il titolare del negozio che conosco da tempo mi ha spiegato il motivo per cui tiene anche, in palese contraddizione, il provolone dolce di un noto marchio (la notorietà poi non è garanzia di nulla !)…………. “Che vuoi, mi devo tenere informato con la pubblicità TV per fare cassa” . Si, troppe persone “assorbono” acriticamente la pubblicità sparata, in maniera ormai ossessiva anche sul web .Non distinguono tra pubblicità e informazione. Errore, questo, in cui il vero povero non cade. Non se lo può permettere. Ci sono persone meno fortunate di me che hanno, esempi concreti, un’auto più figa della mia e/o il cellulare sempre di ultima generazione che in questi giorni, da Natale a tutto oggi, non si sa dove siano . Sta di fatto che ancora oggi a Monterotondo in pieno orario d’apertura dei negozi per parcheggiare c’è l’imbarazzo della scelta . Tutti ne parlano, tutti la temono ma a quanto pare tutti… Leggi tutto »

GioCo
Utente CDC
6 Gennaio 2017 0:06

Girando l’Italia, ma poi anche la Francia e la Spagna (meno so della Germania, ma non temo si ripeta la storia ovunque nel mondo) si vedono sorgere parchi di ipermercati. Parlo di “parchi” perché somigliano un poco a quei parchi a tema, come Disneyland o Gardaland: li ricordano alla lontana. Marchi e colori sono ricorrenti: per i vestiti e le scarpe, per lo sport, per fast food, per l’acquisto generico. Alcuni cambiano ma la divisione rimane. Li troviamo a volte dentro un unico gigantesco centro al chiuso a volte attorno ad un enorme piazza all’aperto che fa da parcheggio. Impressionante come il passaggio da un area del tutto periferica, come può essere il piacentino, il triveneto, ma anche più giù in Abruzzo o in Sicilia, i luoghi si ripetono sempre identici. Paiono ricordare quella corsa alla realizzazione di chiese che fu un segno di altri tempi, secoli e secoli or sono. Chiaramente è il radicamento di un culto che a questo punto mi pare di capire centra con il denaro, più o meno come l’ostia centra con la comunione. Cioè il denaro è una parte del tutto marginale di un complesso ben più strutturato. Quando dico “marginale” non intendo che… Leggi tutto »

ignorans
ignorans
Risposta al commento di  GioCo
6 Gennaio 2017 7:11

Ottimo il parallelo con la bomba atomica. Infatti è la scienza, la civiltà “scientifica” quella che beneficia del contributo inconsapevole che noi razza umana forniamo al sistema.
Il denaro in sé non sarebbe il vero problema. Il vero problema è che tutto è finalizzato all’affermazione delle macchine quali vertice della creatività umana. Siamo “bravi” perchè creatori di macchine. Applausi!!!

Gino
Gino
Risposta al commento di  GioCo
6 Gennaio 2017 10:12

Vedi GioCo, tu parli di “cronica dipendenza emotiva”. In realtà tutto il discorso si dovrebbe riassumere nella continua ricerca di “felicità” o “benessere” dell’ “Uomo”. Il fatto è che non sappiamo come essere felici. La società consumista ha radicalizzato in noi (ma c’era anche prima) l’idea che la felicità si compra! Come la droga (o il sesso), l’acquisto di qualcosa di desiderato, anche solo per “sfizio”, da un effimero senso di benessere che come per tutto il resto svanisce in fretta. Esattamente come la droga dunque, l’acquisto deve essere ripetuto per mantenere un livello di benessere e non scadere in una depressione che ormai è sempre piu diffusa. Il danaro dunque, è quel mezzo che mantiene l’idea di poter sempre comprare la felicità. Più ho soldi più potrò essere felice comprando tutto ciò che mi rende felice. Si può ancora andare oltre, trovando nel semplice possesso del denaro la fonte diretta della felicità eliminando il passaggio successivo dell’acquisto che può addirittura diventare doloroso per la separazione dal denaro. Ma la ricerca della felicità non è patologica. E’ insita nella nostra natura ed è causata dalla separazione dalla felicità che avviene crescendo ed essendo indottrinati. Venendo separati dal nostro “involucro” di… Leggi tutto »

ignorans
ignorans
Risposta al commento di  Gino
6 Gennaio 2017 10:33

Però sei in contraddizione, perché dici:
1- è colpa del danaro
2- è colpa del fatto che cerchiamo una felicità “esterna”
Poi concludi che è il denaro è il demonio perché ti illude di poter ottenere la felicità comprandola. Ma la vera causa mi pare che risiede nel numero 2.
E dunque la cosa migliore che possiamo fare è dire con Epiteto “l’uomo è felice. Se non è felice la colpa è sua”.

Gino
Gino
Risposta al commento di  ignorans
6 Gennaio 2017 10:41

non vedo nessuna contraddizione.
il tuo punto 1 (è colpa del danaro) è una tua personale interpretazione di uno scritto ben piu articolato.

1) Il “motore” di tutto è la ricerca della felicità a causa della separazione dalla “naturale felicità”. (un motore naturale inevitabile)

2) Il “problema” è che ricerchiamo felicità esternamente.

3)Il danaro è un ottimo surrogato della felicità (direi il surrogato perfetto) perchè ci permette di ottenere sempre nuovi surrogati (piu ho danaro piu compro ciò che mi fa stare bene, droga, sesso, materia, viaggi..e in sostanza tutto ciò che è esterno)

4)Nella società moderna c’è l’esplosione di mezzi esterni di felicità.

PS posso aggiungere che la societa moderna ha ridotto tutto al danaro restringendo sempre piu gli spazi in cui il danaro non è necessario.

ignorans
ignorans
Risposta al commento di  Gino
6 Gennaio 2017 11:48

Può essere una mia interpretazione. Non mi sembrava abbastanza chiara la vera causa.
Tra l’altro se fosse il denaro la vera causa, si tratterebbe ancora di una causa “esterna”, il che ci riporta fuori da noi stessi.

Gino
Gino
Risposta al commento di  ignorans
6 Gennaio 2017 12:50

Certo. Capisco. Infatti ho scritto che la causa di tutto è la ricerca del benessere. Ma non é un problema in quanto non evitabile, intrinseco in noi. Il problema nasce dalla ricerca esterna. Anche questo in realtà non è evitabile ma piu ci si fa prendere dai surrogati meno si rivolgera la ricerca verso la vera fonte. Più surrogati mantengono per più tempo nella ricerca esterna.
Finita la rierca esterna non si puo fare altro che cercare altrove. Con una vita semplice piu facile. Ecco perché i saggi predicano poverta e vita ritirata.

gianni
Utente CDC
Risposta al commento di  ignorans
6 Gennaio 2017 15:20

Belle riflessioni , difficili da fare con il 90 %della gente , grazie

Bella di Giorno
Bella di Giorno
Risposta al commento di  GioCo
6 Gennaio 2017 19:55

È molto interessante ciò che scrive, però vorrei farle notare che le scoperte e le invenzioni non sono moleste di per sé. Possono diventarlo a seconda dell’uso che se ne fa. Senza l’energia atomica non ci sarebbe la medicina e la diagnostica nucleare. Tutto deriva dalle scelte che si fanno, ciò che fa la differenza è la coscienza. Nel paese dei balocchi si può accedere come no, si può anche evitare che ci si trasformi in asini come Pinocchio e Lucignolo.

Primadellesabbie
Utente CDC
6 Gennaio 2017 0:51

Sarebbe l’unico sistema per togliere potere al gruppo di criminali che ci trattano come animali da allevamento, e disperderlo.

E ci farebbe crescere.

Ma siamo in balia di quelli che hanno deciso di non capire, e che ci hanno fatto arrivare a questo punto.

Primadellesabbie
Utente CDC
6 Gennaio 2017 7:13

E poi dobbiamo considerare che l’equilibrio neo aristocratico che si sta cercando di imporre é stato pensato con un respiro spirituale, e della dimensione spirituale ha la forza e l’efficacia, non si potrà fermare con meri provvedimenti economici, né con rattoppi politici di corto respiro.

Quella indicata qui dal brano di Parise é una buona base per contrapporre un bastione, alla realizzazione del quale ciascuno é chiamato a partecipare con il suo proprio contributo, che il momento stesso della presa di coscienza unisce in un progetto spiritualmente positivo, adatto a ritrovare la strada di riscatto dalle bassezze, che ostinatamene difendiamo e tra le quali annaspiamo impotenti.

natascia
Utente CDC
6 Gennaio 2017 7:42

Che nostalgia….quanto tempo passato nell’incoscienza a superare queste riflessioni per diventare ciò che siamo diventati oltre questo consumismo naif…..: schiavi. Schiavi in vendita al miglior offerente. Ormai il cibo spazzatura e i fac-simile della lana sono marginali. La falsa comunicazione, la falsa informazione, l’acqua manipolata, la salute intermittente, i trasporti assenti , la scuola deformante, sono le uniche priorità, vere o false in questo paese del sole non so , per le quali siamo siamo disposti a tutto. Beni e servizi che ai tempi di questo nobile scritto si riteneva fossero calmierati, diffusi e inattaccabili per tutti. Che tempi…. ma come è potuto accadere un capovolgimento di valori, di contenuti, di onestà intellettuale di tale portata. Fame, sete, sporcizia, freddo, malattia,miseria e squallore sociale sono le attuali prospettive dinanzi alla maggior parte di noi . La povertà oggi non esiste più perchè ad essa è sub-entrata la mistificazione.

fuffolo
fuffolo
6 Gennaio 2017 9:15

Siamo quello che consumiamo, altro che ideologie e lamentele da sfruttati.
Si può scegliere e chi non lo fa è responsabile delle conseguenze.
Io ho lasciato la città da oltre venti anni, ho azzerato i consumi per caldo/freddo, la famiglia produce oltre il 50% dei consumi alimentari e barattando rimedia una buona percentuale del resto, non ho alcun dispositivo smart solo il pc, mi tengo i vecchi in giro per casa (suocera compresa) ed i figli crescono contenti.

natascia
Utente CDC
Risposta al commento di  fuffolo
6 Gennaio 2017 10:15

Lo stato moderno dovrebbe risanare, bonificare, e abbattere al fine di permettere l’autoproduzione e l’autosufficenza. UNICA VIA D’USCITA.

Ronte
Utente CDC
6 Gennaio 2017 9:29

Dissento dal concetto di ‘povertà’ descritto da Parise. Forse sarebbe stato più attinente usare il termine ‘semplicità’.
La povertà è una condizione sociale tremendamente ingiusta, sancisce le differenze di vita volute dal Sistema Capitalista che si basa sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulle risorse della terra. Basta guardare ciò che succede negli USA, paradigma della libertà, della democrazia e dell’emancipazione: milioni di persone muoiono ogni anno per povertà e sperequazione.

Primadellesabbie
Utente CDC
Risposta al commento di  Ronte
6 Gennaio 2017 9:58

“…La povertà è una condizione sociale tremendamente ingiusta…”

Quando é inflitta, non quando é frutto di una scelta. Nel brano é ben chiarito cosa intenda l’autore, che non é uno caduto dal pero, per povertà.

Per ulteriori delucidazioni di questo concetto di povertà, vedere padre Davide Maria Turoldo e la sua distinzione tra miseria e povertà.

fastidioso
Utente CDC
6 Gennaio 2017 13:30

Questo articolo me lo stampo !!!

Truman
Staff CDC
6 Gennaio 2017 16:01

Di base l’articolo va bene. Per i giovani è esemplare.
Ursula K. Le Guin con “The Dispossessed” arricchisce secondo me il concetto.

Bella di Giorno
Bella di Giorno
6 Gennaio 2017 19:04

E già… bisognerebbe ripassare Parise e rileggere, o leggere per chi non ha mai letto, Lettere Luterane e Scritti Corsari di Pasolini.

Sergio Bulian
Sergio Bulian
6 Gennaio 2017 23:10

parlare di Povertà senza averla provata e Esaltarla secondo la mia esperienza è da “Incompetenti”. la Povertà si subisce e solo qualche Santo la sceglie. Quando sei povero non decidi ma prendi quello che viene e non la auguro a nessuno, è un ricordo del passato e spero che non torni almeno per me, se il Sig Parise vuol provare mi offro come Tutor.

Tizio8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Sergio Bulian
7 Gennaio 2017 13:44

Vi informo che :

“è mancato all’affetto dei suoi cari Parise Goffredo, di anni 56.
Treviso, 31 agosto 1986”.

Nell’articolo non intende la povertà come “mancanza di mezzi” ma come scelta consapevole.

Sergio Bulian
Sergio Bulian
Risposta al commento di  Tizio8020
7 Gennaio 2017 18:33

la povertà e stata largamente presente nel mondo occidentale fino alla fine della 2° guerra mondiale e sta sfortunatamente tornando, forse e meglio un pò più di storia dell’economia e meno filosofia.

Tizio8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Sergio Bulian
8 Gennaio 2017 21:48

“Sfortunatamente”, un par di balle: la povertà sta tornando come effetto voluto.
E’ semplicemente il risultato della guerra fra ricchi e poveri,, ed i poveri la stanno decisamente perdendo!
Il PIL mondiale è cresciuto tantissimo, semplicemente è stata accentrata la ricchezza nelle mani dell’ 1% della popolazione.
E’ sufficiente eliminare le condizioni di dittatura finanziaria che ci hanno imposto, e la povertà sparirà decisamente.
Studiatevi voi un pò di storia dell’economia!

Teopratico
Utente CDC
7 Gennaio 2017 2:04

L’abbondanza è il tema, non la povertà, che è il punto da dove gli uomini son partiti. Viviamo una condizione che non fa parte della natura selvaggia, l’abbondanza in natura può essere solo sporadica, è tramite la tecnologia che l’homo ha potuto sperimentare questa condizione e nessuno potrà più tornare indietro. Come consiglia questo vecchio articolo, ci si potrebbe pure limitare, ridimensionare ( con quali sforzi, quanto impegno etico e intellettuale ci vorrebbe? Chi lo infonderebbe alle masse, un dittatore, Gesù?) ma solamente per riprendere fiato un po’ e riprendere la corsa, prima o poi, verso l’abbondanza. Forse dovremo fare questo percorso più e più volte nella storia a venire e chissà? Tra qualche secolo riusciremo a superare questo dilemma, questa condanna cui ancora siamo sottomessi.

Tizio8020
Utente CDC
Risposta al commento di  Teopratico
8 Gennaio 2017 21:52

Non dimenticare che il deciso passo in avanti verso il benessere si è avuto grazie all’energia a basso costo garantita dai combustibili fossili.
Senza petrolio e derivati non avremmo i fertilizzanti azotati, e senza questi la resa dei terreni sarebbe infinatamente minore.
Immaginati di coltivare terreni con mezzi a trazione animale e senza azotati.
Nel volgere di pochi anni sparirebbe oltre il 50% della popolazione mondiale.

Divoll79
Utente CDC
9 Gennaio 2017 0:19

La “poverta’ ” di cui parla l’autore dell’articolo dovrebbe, pero’, presupporre l’assenza della “ricchezza” (metto entrambe le parole tra virgolette, perche’ rappresentano nel suo modo di vedere, se ho ben capito, un concetto, una filosofia), la quale non potra’ non prevaricare la “poverta’ ” fino a farla diventare miseria (senza virgolette) come vediamo oggi, 43 anni piu’ tardi.
Penso che se Parise avesse cocepito questo articolo aggi, lo avrebbe dedicato alla decrescita.