OSCURATI IN TV, PRESENTI SULLA STRADA: LA CALABRIA SVEGLIA L'ITALIA
Di Alessandro Di Renzo — 16 ottobre 2026
Ci hanno raccontato per anni che la Calabria è periferia. Oggi la Calabria — con i suoi svincoli, i suoi porti, le sue strade — è il termometro che misura la sopravvivenza stessa del Paese.
Il 16 ottobre non è il giorno dei trattori. È il giorno in cui una filiera intera ha detto basta a lavorare in perdita. Agricoltori e autotrasportatori calabresi non stanno protestando: stanno facendo i conti. E i conti dicono che con il gasolio ben oltre i 2 euro al litro non si accende nemmeno il motore, e che a 20 euro al quintale il grano non si raccoglie.
Ieri sera eravamo in 222.518 a condividere, eppure non c'è stato un solo secondo di copertura su Rai, Mediaset, Sky e La7. Zero. Eppure la Calabria si è fermata lo stesso.
La gente non è sprovveduta: vede che Rai, Mediaset, Sky e La7 parlano degli scioperi in Francia o in Spagna, o di cronaca nera ad oltranza, ma ignorano deliberatamente una Sicilia ferma dal 16 al 20 ottobre e una Calabria paralizzata dai camion nei piazzali. Vi viene davvero da credere che sia un caso? O forse a Palazzo Chigi il governo Meloni teme a tal punto questo contagio da aver calato un sipario di ferro sull'informazione?
La gente, tutto questo, lo chiama con il suo vero nome: censura di Stato.
Perché questo silenzio imposto? Perché se il governo ammettesse che la Calabria si ferma, dovrebbe spiegarvi cosa succede un minuto dopo. Se si ferma Gioia Tauro, se si bloccano gli svincoli della A2, i camion non partono. Se i camion non partono, la merce non viaggia. E se la merce non viaggia, tra tre giorni gli scaffali dei supermercati saranno vuoti. Non è una minaccia: è semplice logistica.
Vogliono farvi credere che siano solo quattro trattori isolati per evitare che vi rendiate conto della realtà: è la vostra spesa che non arriva.
Questa non è solo la battaglia degli agricoltori o dei camionisti calabresi. È la battaglia di tutti. Se oggi si ferma la Calabria, domani si ferma il pescatore travolto dal caro-gasolio, l'artigiano che non riesce a consegnare, il commerciante che non incassa, l'operaio della fabbrica che non riceve le materie prime. Siamo tutti legati alla stessa corda.
Per questo dalla Calabria parte un appello che non dice "venite qui", ma: fate come la Calabria, ognuno nella propria terra.
Pescatori della Puglia, presidiate i vostri porti. Artigiani della Lombardia, fermate le consegne. Commercianti del Veneto, abbassate le saracinesche. Allevatori del Piemonte, pastori della Sardegna, balneari dell'Emilia, edili, operai e ristoratori: non dovete venire in Calabria, dovete fare la Calabria dove vi trovate. Un presidio in ogni regione.
Se ci fermiamo solo noi, diranno che siamo quattro gatti e il governo continuerà a far finta di nulla. Se vi fermate anche voi, allora sarà un Paese intero che si alza. E un popolo che si alza non lo si può oscurare, nemmeno con il controllo delle reti e dei telegiornali.
Ieri eravamo oltre duecentomila: oggi dobbiamo raddoppiare. Non con i click, ma con la presenza sul territorio. Loro hanno i palazzi e le emittenti di regime; noi abbiamo la strada, i cellulari e la forza di ogni regione d'Italia.
Non mollate. Non è finita: è appena iniziata.
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L' ITALIA SI E' FERMATA, MA IN TV NON C'È. Mentre parlano di Garlasco, il Sud è in ginocchio
Di Gaetano Rotondo - 17 Ottobre 2026
Accendi il telegiornale. Garlasco. Vent'anni fa. Un delitto riesumato, analizzato, romanzato. Poi il gossip, poi il meteo, poi una polemica inventata su qualcosa che non esiste. Spegni la TV e vai in strada. L'Italia reale è ferma.
Da cinque giorni l'Italia non la racconta nessuno.
Dall'11 ottobre agricoltori e camionisti hanno bloccato il Sud. Non è una protesta simbolica. È un fermo totale. Puglia, Calabria, Sicilia, Campania, Basilicata.
A Foggia sulla Statale 16 tra Foggia e San Severo, trattori in mezzo alla carreggiata. A Nola e Caianello in Campania, i Tir hanno chiuso gli ingressi autostradali. In Sicilia, sulla ex SS 114 davanti alla raffineria Sonatrach di Augusta, 50 agricoltori diventati 200 con l'indotto. A Gioia Tauro, Lamezia Terme, Vibo Marina, San Marco Argentano: quattro presidi fissi dal 16 ottobre. Dal 16 al 20 ottobre i camionisti siciliani e calabresi non muovono un semirimorchio nei porti. Sono fermi nei piazzali.
I distributori? Cartelli scritti a mano: "ESAURITO". In Puglia, Calabria e Basilicata dopo il blocco della raffineria Eni di Taranto non arriva più gasolio. Le cisterne sono ferme.
E i telegiornali nazionali? Silenzio. Per giorni solo l'ANSA e i giornali locali calabresi e pugliesi hanno scritto qualcosa. Il resto del Paese non doveva sapere.
COSA VOGLIONO? NON VOGLIONO SUSSIDI. VOGLIONO SOPRAVVIVERE.
1. Il caro gasolio li sta ammazzando. Non è un aumento. È un salasso. Un trattore consuma 30 litri all'ora. Un Tir non può più fare una consegna senza rimetterci. Chiedono i 440 milioni promessi dal governo a maggio per l'autotrasporto e per il gasolio agricolo. Soldi promessi e mai visti.
2. Il Mercosur, la coltellata finale. Il 9 gennaio l'Europa ha approvato l'accordo con Sud America, entrato in vigore il 1 maggio. L'Italia ha detto sì. Significa che arrivano a dazio zero tonnellate di grano, carne e frutta dal Brasile e dall'Argentina, prodotti con pesticidi e ormoni vietati da noi da vent'anni. L'agricoltore italiano deve rispettare 100 regole green, controlli, certificazioni. Quello brasiliano no. E poi devono competere sullo stesso scaffale. È concorrenza sleale legalizzata.
3. Costi di produzione triplicati. Non è solo gasolio. Sono concimi, mangimi, energia, olio. In Puglia il prezzo dell'olio d'oliva è crollato mentre il costo per produrlo è esploso. Come fai a stare in piedi?
PERCHÉ TI RIGUARDA, ANCHE SE VIVI A MILANO.
Ti riguarda perché se il camion non parte da Foggia, la tua mozzarella non arriva al supermercato. Se il trattore non va in campo a Siracusa, il tuo pomodoro costa il doppio. Se l'allevatore chiude in Calabria, tu mangerai carne brasiliana piena di ormoni, perché quella italiana non esisterà più.
Ti riguarda perché stanno difendendo l'ultima filiera italiana rimasta. Quando avranno chiuso tutti, dipenderemo al 100% dall'estero per mangiare. E il prezzo lo decideranno altri.
Il 21 ottobre è annunciata l'azione congiunta: agricoltori e camionisti insieme. Il 27 ottobre tutti a Roma. Non è una protesta di categoria. È la protesta di chi produce e di chi trasporta ciò che mangi.
Mentre in TV ti spiegano per l'ennesima volta chi ha ucciso a Garlasco vent'anni fa, fuori c'è gente che sta bloccando le autostrade con la pancia vuota per farti capire che senza di loro non mangi.
Gaetano Rotondo
Presidente
Comitato Liberi Pensatori
17 ottobre 2026
akel 18 ottobre 2026
Ma non fanno sempre così? lasciano che i problemi crescano, diventino insopportabili, provochino grandi casini per dopo poter con più facilità rifilarci un'altra bella legnata, quelle che i governi chiamano misure dure, impopolari ma necessarie.