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IL PROBLEMINO DEL CAPITALISMO


DI THOMAS WALKOM
Toronto Star

La crisi finanziaria che stritola gli Usa non è un’anomalia. È solo che abbiamo la memoria corta.

Ciò che sta accadendo ora a Wall Street viene visto come una storia nuova. Non lo è. È una storia molto vecchia.

Karl Marx scrisse a riguardo; e così fece pure John Maynard Keynes. Più recentemente il tycoon George Soros si è pronunciato su di ciò, e così ha fatto anche l’illustre Economist, una rivista finanziaria decisamente favorevole al libero mercato.

Questa vecchia storia è molto semplice: il capitalismo è instabile. È un sistema economico che può essere spietatamente produttivo. Ma è anche un sistema di meccanismi complicati—Marx le chiamava contraddizioni interne—che può sfuggire completamente al controllo. Cosa che regolarmente avviene.

A seguire: “Lenin aveva predetto la situazione attuale?” da Information Clearing House.
Marx, un filosofo tedesco arrabbiato perchè soffriva di problemi alla pelle, vide queste contraddizioni come opportunità: immaginò che l’autodistruzione del capitalismo potesse portare a un mondo migliore.

Keynes, un economista britannico che amava speculare sulle valute estere durante la sua colazione mattutina base di tè e toast, li vide come problemi che avrebbero potuto distruggere un mondo che gli piaceva parecchio. La costruzione dello Stato sociale che porta il suo nome fu progettata nel periodo post-1945 per, letteralmente, salvare il capitalismo da se stesso.

Le banche vennero regolamentate per impedire che i finanzieri facessero crollare l’economia con le loro truffe. I sindacati furono incoraggiati per dare ai lavoratori un modo di partecipare allo status quo e vaccinarli contro la politica radicale.

I ricchi si dichiararono d’accordo alle politiche governative di tassazione e spesa, sapendo che, alla fine, è meglio dare da mangiare ai poveri piuttosto che lasciare chi ti tagliano la gola.

Fu un gigantesco e tacito compromesso—forzato dalla depressione degli anni ’30, temprato dalla guerra e forgiato sotto la minaccia del comunismo.

Per molto tempo ha funzionato.

Ma il grande compromesso non avrebbe mai potuto risolvere quelle incoerenze che sono inerenti all’economia mondiale. Col tempo nuove forze entrano in gioco.

Quegli stessi investimenti stranieri che consentirono alle aziende statunitensi di prosperare nel mondo del dopoguerra incoraggiarono lo sviluppo dei rivali: prima la Germania ovest e il Giappone, da ultime la Cina e l’Unione Europea.

In tutto l’Occidente industrializzato, i lavoratori sindacalizzati imbottiti dalle politiche di pieno impiego dello Stato sociale, chiesero e ottennero un’impennata delle paghe che eccedeva i loro guadagni produttivi. Questo è il motivo per cui, negli anni ’70, l’inflazione decollò.

Nel frattempo, il crollo del comunismo e il discredito delle politiche rivoluzionarie rimosse la pressione dai datori di lavoro. Perché preoccuparsi di creare un grande compromesso con i propri lavoratori se questi non sono una minaccia?

E così venne la fase della riduzione delle spese —la distruzione dello Stato sociale. In Inghilterra iniziò come Thatcherismo, negli Usa come Reaganomics. In entrambi i casi i leader si impegnarono per limitare il potere dei sindacati nei loro paesi. Entrambi ci riuscirono, la Thatcher affrontando i minatori, Reagan licenziando i controllori di volo sindacalizzati.

Il loro scopo non era il tradizionale conservatorismo fiscale. Di fatto, sotto Reagan, le finanze federali Usa spiraleggiarono verso il deficit.

Il loro scopo era, piuttosto, di alterare l’equilibrio di forze all’interno della società. I tagli delle tasse di Reagan erano progettati per aiutare i ricchi; il monetarismo della Thatcher si concentrò sullo stritolamento dei salari.

In Canada avemmo Paul Martin e Mike Harris—politiche simili ma su una scala diversa.

Come risultato il divario nei salari si allargò in tutto il mondo industriale. I ricchi diventarono più ricchi, la classe media rallentò e i poveri divennero più poveri.

La fase due riguardò lo smantellamento di quelle stesse salvaguardie finanziarie erette dopo la debacle degli anni ’30. I particolari variarono da paese a paese, ma lo scopo era lo stesso: deregolamentare le industrie finanziarie in modo che si centralizzassero e concentrassero le loro tremende risorse in nuove e più profittevoli aree.

Negli Usa una deregulation finanziaria portò a stralciare le leggi che avevano protetto i proprietari di piccoli depositi—cosa che portò nei tardi anni ’80 al crollo delle cosiddette banche “savings and loans” [letteralmente di “risparmi e prestiti”, in pratica semplici casse di risparmio che fallirono a causa di politiche avventurose soprattutto nel mercato immobiliare. N.d.t.].

A sua volta esso portò il governo Usa a progettare il suo primo grande salvataggio del dopoguerra.

In Canada, la deregolamentazione portò a fare a pezzi un sistema che aveva mantenuto varie porzioni dell’industria finanziaria isolate le una dalle altre. Sotto il nuovo regime, assicuratori, società fiduciarie e società di investimento si unirono e mischiarono. Le restrizioni al prestito vennero attenuate.

Ironicamente la fase tre fu innescata proprio dal successo del mondo industriale nel combattere l’inflazione. Come l’inflazione scese così fecero anche i guadagni tramite i normali canali di investimento. Gli investitori, alla ricerca di maggiori guadagni, iniziarono a cercare opzioni più rischiose e più remunerative.

Così arrivò l’infatuazione per i cosiddetti nuovi strumenti finanziari. Molte famiglie si accontentavano di cose non troppo esotiche come i fondi comuni d’investimento. Ma per individui e aziende benestanti la nuova frontiera era molto più esotica: derivati, fondi speculativi [Hedge funds], index funds [Fondi comuni di investimento volti a replicare movimenti dell’indice di uno specifico mercato finanziario. Da Wikipedia. N.d.t.], collateralized debt obligations [Titolo obbligazionario garantito da crediti ed emesso da una società appositamente creata, a cui vengono cedute le attività poste a garanzia. Si veda Wikipedia. N.d.t.].

Tutti questi strumenti lavoravano sul venerabile principio della leva finanziaria: mettere poco per guadagnare tanto. Purtroppo, come ci saremmo dovuti ricordare dall’esperienza degli anni ’30, la leva funziona solo quando l’economia sale. Quando le cose iniziano ad andar male un bene sottoposto a leva finanziaria può diventare un’intollerabile zavorra. [Altri, tra cui J. K Galbraith, si veda il suo “Il Grande Crollo”, spiegano che il meccanismo della leva finanziaria funziona anche in negativo: i titoli e i beni con una forte leva scendono e portano al fallimento in situazioni di crisi con molta più rapidità che titoli a bassa leva. N.d.t.].

In fin dei conti le società private equity e i sottoscrittori di mutui sub-prime stavano facendo praticamente la stessa cosa: prendere a prestito denaro che non si sarebbero potuti permettere di restituire, nella speranza che un qualunque bene da loro acquistato sarebbe continuato a crescere di valore.

Si è trattato di un gigantesco schema Ponzi che non poteva durare. E così è stato. [Lo “Schema di Ponzi”, dal nome del suo inventore, l’immigrato italiano negli USA Charles Ponzi, è un modello economico di vendita truffaldino che promette forti guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi “investitori”, a loro volta vittime della truffa. Vedi Wikipedia. N.d.t.]

Così siamo di nuovo punto e accapo. Il sistema è vicino al collasso. Il presidente della Federal Reserve Bernanke potrebbe ricordarsi la sua storia (egli è un’autorità sulla Depressione degli anni ’30). Ma pochi altri se la ricordano.

In televisione, uno sconcertato presidente George W. Bush ricordava il proverbiale cervo abbagliato dai fari. Qui in Canada, il primo ministro Stephen Harper insiste a dire che i fondamenti economici del paese sono buoni, cosa che, anche fosse vera, è largamente irrilevante nel contesto di un possibile crollo mondiale.

I contribuenti americani si sono comprensibilmente scocciati della richiesta di salvare l’intero sistema capitalista globale. Proprio adesso la loro ira è rivolta ai ricconi di Wall Street. Ma nei loro cuori riconoscono che questo non è un cattivo affare.

Il piano di salvataggio da $ 700 miliardi potrebbe salvare il sistema finanziario. Ma dopo che le persone comuni avranno pazientemente accumulato questi soldi, la loro ricompensa non sarà altro che un ritorno alla situazione di prima? Persino i politici stanno iniziando a riconoscere che qualunque soluzione duratura deve affrontare qualcosa di più che la struttura economica della crisi.

Ironicamente ciò per cui annaspano è lo stesso tipo di soluzione che ci hanno fatto smantellare negli scorsi quarant’anni. E’ tempo di un altro grande compromesso—non necessariamente lo stesso che ci diede lo Stato sociale del dopoguerra, ma uno che fornisca un simile do ut des. E sarà qualcosa del genere: salveremo il vostro dannato vecchio capitalismo; vi lasceremo avere le grandi case e i grandi salari (anche se forse non tanto grandi quanto erano prima). Ma in cambio dovrete restituirci qualcosa, in posti di lavoro, in salari e nelle cose di cui abbiamo bisogno per vivereuna vita civile. Né vi lasceremo distruggere tutto ciò che ci è caro perché voi possiate farvi un bel gruzzolo.

E non rifilateci ancora le solite stupidaggini sul libero mercato. Perché sappiamo, e lo sapete anche voi, che in momenti di forte pressione, il libero mercato non funziona. La crisi ce lo ha ricordato.

Thomas Walkom scrive di politica economica. La sua colonna appare regolarmente il mercoledì e il sabato.

© Copyright Toronto Star 1996-2008

Titolo originale: “A Little Problem With Capitalism”

Fonte: http://www.thestar.com
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29.08.2008

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

VLADIMIR LENIN AVEVA PREDETTO LA SITUAZIONE ATTUALE?


Brani Tratti da “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”. V. I. Lenin, 1916

L’epoca dell’imperialismo inizia quando l’espansione del colonialismo ha coperto il globo, nessuna nuova colonia può essere acquisita dalle grandi potenze se non strappandosele le une alle altre e la concentrazione di capitale è cresciuta al punto in cui il capitale finanziario diventa dominante sul capitale industriale.

Lenin elencò le seguenti cinque caratteristiche dell’epoca dell’imperialismo:

1) la concentrazione della produzione e del capitale, che ha raggiunto un grado talmente alto di sviluppo da creare i monopoli con funzione decisiva nella vita economica;

2) la fusione del capitale bancario col capitale industriale e il formarsi, sulla base di questo “capitale finanziario”, di un’oligarchia finanziaria;

3) la grande importanza acquistata dall’esportazione di capitale in confronto con l’esportazione di merci;

4) il sorgere di associazioni monopolistiche internazionali di capitalisti, che si ripartiscono il mondo;

5) la compiuta ripartizione della terra tra le più grandi potenze capitalistiche.

L’imperialismo è dunque il capitalismo giunto a quella fase di sviluppo, in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l’esportazione di capitale ha acquistato grande importanza, è cominciata la ripartizione del mondo tra i trust internazionali, ed è già compiuta la ripartizione dell’intera superficie terrestre tra i più grandi paesi capitalistici. [Dal Capitolo VII].

[L’imperialismo] è già qualche cosa di ben diverso dall’antica libera concorrenza tra imprenditori dispersi e sconosciuti l’uno all’altro, che producevano per lo smercio su mercati ignoti. La concentrazione ha fatto progressi tali, che ormai si può fare un calcolo approssimativo di quasi tutte le fonti di materie prime (per esempio i minerali di ferro) di un dato paese, anzi, come vedremo, di una serie di paesi e perfino di tutto il mondo. E non solo si procede a un tale calcolo, ma le miniere, i territori produttori vengono accaparrati da colossali consorzi monopolistici [ora definiti conglomerati multinazionali N.d.r.]. Si calcola approssimativamente la capacità del mercato che viene “ripartito” tra i consorzi in base ad accordi. Si monopolizza la mano d’opera qualificata, si accaparrano i migliori tecnici, si mettono le mani sui mezzi di comunicazione e di trasporto: le ferrovie in America, le società di navigazione in America e in Europa. Il capitalismo, nel suo stadio imperialistico, conduce decisamente alla più universale socializzazione della produzione; trascina, per così dire, i capitalisti, a dispetto della loro coscienza, in un nuovo ordinamento sociale, che segna il passaggio dalla libertà di concorrenza completa alla socializzazione completa.

Viene socializzata la produzione, ma l’appropriazione dei prodotti resta privata. I mezzi sociali di produzione restano proprietà di un ristretto numero di persone. Rimane intatto il quadro generale della libera concorrenza formalmente riconosciuta, ma l’oppressione che i pochi monopolisti esercitano sul resto della popolazione viene resa cento volte peggiore, più gravosa, più insopportabile.

[…]L’evoluzione del capitalismo è giunta a tal punto che, sebbene la produzione di merci continui come prima a “dominare” e ad essere considerata come base di tutta l’economia, essa in realtà è già minata e i maggiori profitti spettano ai “geni” delle manovre finanziarie. Base di tali operazioni e trucchi è la socializzazione della produzione, ma l’immenso progresso compiuto dall’umanità, affaticatasi per giungere a tale socializzazione, torna a vantaggio… degli speculatori. [Dal Capitolo I]

Monopoli, oligarchia, tendenza al dominio anziché alla libertà, sfruttamento di un numero sempre maggiore di nazioni piccole e deboli per opera di un numero sempre maggiore di nazioni più ricche o potenti: sono le caratteristiche dell’imperialismo, che ne fanno un capitalismo parassitario e putrescente. Sempre più netta appare la tendenza dell’imperialismo ‘a formare lo “Stato rentier“, lo Stato usuraio, la cui borghesia vive esportando capitali e “tagliando cedole“. Sarebbe erroneo credere che tale tendenza alla putrescenza escluda il rapido incremento del capitalismo: tutt’altro. Nell’età dell’imperialismo i singoli paesi palesano, con forza maggiore o minore, ora l’una ora l’altra di quelle tendenze. In complesso il capitalismo cresce assai più rapidamente di prima sennonché tale incremento non solo diviene in generale più sperequato, ma tale sperequazione si manifesta particolarmente nell’imputridimento dei paesi capitalisticamente più forti (Inghilterra). […] [Dal Capitolo X]

Parliamo del parassitismo, che è proprio dell’imperialismo.

Come abbiamo visto, la base economica più profonda dell’imperialismo è il monopolio, originato dal capitalismo e trovantesi, nell’ambiente generale del capitalismo, della produzione mercantile, della concorrenza, in perpetuo e insolubile antagonismo con l’ambiente medesimo. Nondimeno questo monopolio, come ogni altro, genera la tendenza alla stasi e alla putrefazione.

Certo la possibilità di abbassare, mediante nuovi miglioramenti tecnici, i costi di produzione ed elevare i profitti, milita a favore delle innovazioni. Ma la tendenza alla stagnazione e alla putrefazione, che è propria del monopolio, continua dal canto suo ad agire, e in singoli rami industriali e in singoli paesi s’impone per determinati periodi di tempo.

Il possesso monopolistico di colonie particolarmente ricche, vaste ed opportunamente situate, agisce nello stesso senso.

Ed ancora. L’imperialismo è l’immensa accumulazione in pochi paesi di capitale liquido, che, come vedemmo, raggiunge da 100 a 150 miliardi di franchi di titoli. Da ciò segue, inevitabilmente, l’aumentare della classe o meglio del ceto dei rentiers, cioè di persone che vivono del “taglio di cedole”, non partecipano ad alcuna impresa ed hanno per professione l’ozio. L’esportazione di capitale, uno degli essenziali fondamenti economici dell’imperialismo, intensifica questo completo distacco del ceto dei rentiers dalla produzione e dà un’impronta di parassitismo a tutto il paese, che vive dello sfruttamento del lavoro di pochi paesi e colonie d’oltre oceano

Occorre rilevare come in Inghilterra la tendenza dell’imperialismo a scindere la classe lavoratrice, a rafforzare in essa l’opportunismo, e quindi a determinare per qualche tempo il ristagno del movimento operaio, si sia manifestata assai prima della fine del XIX e degli inizi del XX secolo. Ivi, infatti, le due importanti caratteristiche dell’imperialismo, cioè un grande possesso coloniale e una posizione di monopolio nel mercato mondiale, apparvero fin dalla metà del secolo XIX. Marx ed Engels seguirono per decenni, sistematicamente, la connessione dell’opportunismo in seno al movimento operaio con le peculiarità imperialiste del capitalismo inglese. Per esempio Engels scriveva a Marx il 7 ottobre 1858:

“… l’effettivo, progressivo imborghesimento del proletariato inglese, di modo che questa nazione, che è la più borghese di tutte, sembra voglia portare le cose al punto da avere un’aristocrazia borghese e un proletariato accanto alla borghesia. In una nazione che sfrutta il mondo intero, ciò è in certo qual modo spiegabile”.

Circa un quarto di secolo più tardi, in una lettera dell’11 agosto 1881 egli parla delle “peggiori Trade-unions inglesi che si lasciano guidare da uomini che sono venduti alla borghesia o per lo meno pagati da essa”.

In una lettera a Kautsky del 12 settembre 1882, Engels scriveva:

“Ella mi domanda che cosa pensino gli operai della politica coloniale. Ebbene: precisamente lo stesso che della politica in generale. In realtà non esiste qui alcun partito operaio, ma solo radicali, conservatori e radicali-liberali, e gli operai si godono tranquillamente insieme con essi il monopolio commerciale e coloniale dell’Inghilterra sul mondo”

Lo stesso dice Engels anche nella prefazione alla seconda edizione (1892) della “Situazione della classe operaia in Inghilterra” .

La situazione odierna è contraddistinta dall’esistenza di condizioni economiche e politiche tali da accentuare necessariamente l’inconciliabilità dell’opportunismo con gli interessi generali ed essenziali del movimento operaio. L’imperialismo, che era virtualmente nel capitalismo, s’è sviluppato in sistema dominante, i monopoli capitalistici hanno preso il primo posto nell’economia e nella politica; la spartizione del mondo è ultimata, e d’altro lato in luogo dell’indiviso monopolio dell’Inghilterra osserviamo la lotta di un piccolo numero di potenze imperialistiche per la partecipazione al monopolio, lotta che caratterizza tutto l’inizio del XX secolo. In nessun paese l’opportunismo può più restare completamente vittorioso nel movimento operaio per una lunga serie di decenni, come fu il caso per l’Inghilterra nella seconda metà del secolo XIX; ma invece in una serie di paesi l’opportunismo è diventato maturo, stramaturo e fradicio, perché esso, sotto l’aspetto di socialsciovinismo, si è fuso interamente con la politica borghese. [Dal Capitolo VIII]

Titolo originale: “Did Vladimir Lenin Predict The Banking Disaster Of 2008?”

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info/
Link
04.10.2008

Traduzione trascritta dall’Organizzazione Comunista Internazionalista (Che fare), a cura di Marxist Internet Archive.

Pubblicato da Das schloss

  • lino-rossi

    quello degli ultimi 30 anni non è capitalismo! è pirateria.
    “La quota di reddito nazionale lordo che va ai salari netti è in costante riduzione: dal 56% del 1980 al 47% del 1990 al 40% del 1999.” dice Alvi in un articolo del Corriere del 15 gennaio 2001.

    questi furfanti hanno teorizzato:
    – che chi lavora deve farlo per compensi sempre inferiori; infatti trichet continua con questa litania: GUAI ad aumentare gli stipendi!
    – che i consumi devono andare avanti coi debiti!!!
    come aveva previsto Kalecki https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4610
    non era necessaria una grande intelligenza per capire che portando via delle risorse da un contesto senza immettervele, prima o poi ci sarebbe stato un impoverimento generalizzato, tranne che per i ladroni.

    Marx c’entra come i cavoli a merenda; questa è la resa dei conti di Keynes.

  • lino-rossi

    http://www.ipernity.com/doc/stangrof/3022022

    There is a cartoon by Robert Minor, published in 1911, showing Karl
    Marx surrounded by enthusiastic Wall Street financiers. They love what
    the Communist ideas have done for them. Never has this classic cartoon hit home so much as today, with a bailout of bankers suddenly
    prominent in the news.

  • alcenero

    Ciao, scusa ma per quanto possa essere d’accordo che bisogna vedere tutto in un contesto più ampio e non solo con Marx, a me sembra che i due punti che elenchi si possano benissimo vedere nel contesto di quanto trattato da Marx, (anzi il primo Marx lo ha trattato ampiamente) e che quindi non è che il filosofo tedesco c’entri proprio come i cavoli a merenda…

    La caduta del potere d’acquisto dovuta ai salari decrescenti è alla base della teoria marxista della crisi da sovrapproduzione (ne è infatti la causa vedi ad es. qui [digilander.libero.it])
    Poi io non sono certo un economista (e nemmeno un marxista ortodosso) a parte qualche lettura e sono aperto a qualunque considerazione più elaborata!

  • alcenero

    (nel postare pi ero perso questa riga dopo il link):

    mentre il sostenimento del potere d’acquisto tramite prestiti e mutui è solo un tentativo di evitare la crisi, si fornisce cioè denaro in prestito ai consumatori per evitare che le merci rimangano invendute: mi sembra di ricordare di avere messo in passato un articolo che diceva che molta parte dell’economia USA, mutui a parte, è (era) sostenuta tramite l’uso di carte di debito a rateizzazioni…

  • lino-rossi

    il punto è: il sistema capitalistico nel suo complesso va rimosso?

    a mio avviso il sistema capitalistico ha un mare di difetti, ma è l’unico che fa i conti con la natura dell’uomo. si tratta di domarlo, imbrigliarlo, regolamentarlo, ecc..
    chi a quella domanda risposponde SI, deve dire con cosa si sostituisce.
    io, che rispondo NO, dico che il capitalismo va domato, imbrigliato, regolamentato, ecc..
    è quindi Keynes il principale punto di riferimento e non certo Marx, che è stato usato da wall street in maniera eclatante e sfacciata.
    http://reformed-theology.org/html/books/bolshevik_revolution/
    ciao

  • alcenero

    Ok, ora capisco cosa intendi. Si in effetti la questione se il capitalismo va sostituito o meno non è certo di facile risposta, anche perchè, almeno secondo me, coinvolge troppi piani diversi da quello economico.

    Ad esempio quando si parla di socialismo bisogna tenere in considerazione anche la struttura sociale e non solo quella economica: come la storia insegna il socialismo di stato è un’opzione molto negativa perchè degenera nell’oppressione e diventa quello che la critica di sinistra allo stalinismo definiva come “capitalismo di stato” per sottolinearne l’incoerenza rispetto alle dichiarazioni d’intenti. Del resto come definire la Cina attuale?

    Dunque, c’è spazio per qualcosa di diverso dal capitalismo? Magari l’utopia per eccellenza, il socialismo senza stato di Bakunin e Kropotkin?

    Oppure un capitalismo stabilmente imbrigliato come dici tu, con redistribuzione di risorse e profitti tramite l’investimento pubblico, dunque Keynes. Qualcosa che ha già funzionato del resto. Il mio dubbio però è dato dal fatto che, a quanto mi sembra, un sistema del genere può degenerare facilmente anche nel famoso “keynesismo militare”, una cosa certo non prevista da Keynes ma che è avvenuta regolarmente: i soldi dati al complesso militare-industriale dallo stato.

    In tempi di vacche grasse inoltre lo welfare state viene aggredito da chi cerca più profitti, ed è proprio quanto è successo negli ultimi decenni, deregulation e via dicendo. Ed è qualcosa che non deve ripetersi se no vorrebbe dire che si tratta di un’altra instabilità intrinseca al sistema

    A parte comunque queste considerazioni, il fatto che oggi nasca questa discussione dice molto su quali sono i tempi attuali!

  • V267

    Che il Capitalismo sia instabile è cosa risaputa. Lo si studia in tutte le facoltà di Economia del mondo.

    Il punto è che l’alternativa radicale ad esso, il COMUNISMO, è incompatibile con lo stadio culturale ed evolutivo della specie umana.

    Insomma, nei paesi comunisti di una volta si diceva che “tutti erano uguali”, ma c’era sempre “chi era più uguale degli altri”.
    Mi riferisco ai membri della nomenklatura del Partito Comunista, che si spartivano poltrone e potere nelle industrie di stato sovietiche.

    Riproporlo non funzionerebbe. Sarebe ancora pù cleptocratico, come nell’Unione Sovietica negli anni prossimi alla sua dissoluzione.

    Forse, si dovrebbe proporre un modello neokeynesiano dell’Economia, dove il mercato è uno degli attori principali, ma non l’unico grande contorniato da tanti nanetti come è adesso, compreso lo Stato.

    Anzi, è proprio lo Stato che dovrebbe tornare ad essere tale, liberandosi di quelle leadership cleptocratiche che lo hanno ridotto a semplice luogo di incontro di interessi lobbistici.

    V267

  • NullPointer

    “quello degli ultimi 30 anni non è capitalismo! è pirateria”

    E’ una questione puramente semantica. Non è il capitalismo che è piratesco; casomai è la pirateria che è un’attività squisitamente capitalistica.

    Riguardo al fatto che il capitalismo sia il sistema più adatto alla natura umana, mi sembra più che altro un ragionamento circolare: è ovvio che in un sistema fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione il capitalismo è l’organizzazione più adeguata. Secondo me è come dire che il naso si è sviluppato per sostenere adeguatamente gli occhiali… Non sarà che è proprio il capitalismo che favorisce gli aspetti più deteriori della natura umana? Una mia misera opinione, per carità.

    Saluti a tutti.

  • lino-rossi

    Keynes viene attaccato brutalmente anche dagli anarcocapitalisti di Rothbard, propugnatori della moneta merce aurea, acerrimi nemici dello Stato. il loro modello porta inevitabilmente alla sopraffazione dei più deboli da parte dei più forti, con tanto di ritornello darwiniano a corredo.
    il darwinismo deve la sua sopravvivenza al materialismo marxista. fu Marx che intravvide in quell’accozzaglia di idiozie il punto centrale del superamento della vecchia entità chiamata Dio.
    gli oligarchi si sono buttati a capofitto giustificando TUTTE le loro malefatte, in medicina, in agricoltura, in economia, ecc. con le baggianate di darwin.
    basta guardare il viscerale materialismo dei medici di oggi, incapaci di capire la differenza che passa fra una causa ed un effetto: il materialismo più bieco.
    lo stesso liberismo, che oggi è una bestemmia, lo è perchè sono stati eliminati tutti i paletti che l’esperienza tragica del ’29 aveva fatto introdurre in tutti i Paesi.
    credo che ci avvicineremo ad una società migliore quando la sinistra saprà essere liberista keynesiana, senza derive darwiniane.

    Keynes e la guerra.
    lo strumento economico keynesiano può essere correttamente usato per fare bombe e per fare grano. sta alla Politica decidere. Keynes non c’entra (anche se era consapevole, eccome, che ci facevano la guerra).
    lo strumento economico dei suoi nemici serve solo per arricchire una ristretta oligarchia.

    anche la Scienza può essere usata bene o usata male.
    invece la $cienza (quella del nobel a quel ballista di montagnier) serve solo per arricchire una ristretta oligarchia.

    finora la sinistra ha applaudito darwin, ha fatto finta di non vedere il gioco sporco degli oligarchi (chiedendogli di salire in barca) ed ha supportato il gioco sporchissimo degli $cienziati (vedi referendum del ’95), con la scusa dei diritti civili.

  • lino-rossi

    sarebbe perfetta, la tua gradita opinione, se proponessi l’alternativa.

  • NullPointer

    Considerato che appartengo alla schiera dei salariati morti di fame con nulla da perdere è ovvio che aderirei entusiasticamente ad una rivoluzione comunista. Di certo non si può cominciare a parlare di cambiamento prima di aver eliminato la classe parassitaria al comando, con l’ausilio dei soliti e collaudati corde e forconi.
    Ma tutto ciò non accadrà perché non esiste un partito rivoluzionario organizzato come in Russia nel 1917, nè in Italia nè all’estero. Quindi, qualunque cambiamento avverrà all’interno del sistema e si risolverà semplicemente in un cambio dei dominanti e avanti con un altro giro. Che siano monetaristi, keynesiani o adoratori del verbo di Von Mises poco cambia, una volta installati lassù è lo stesso.
    Detto in altri termini, i c***i cambiano ma i culi sono sempre gli stessi, pardon per il gergo da trivio

    In effetti potrei anche concordare sul fatto che il capitalismo sia il meglio a cui una creatura patetica come l’uomo possa aspirare.

    Coridali saluti

  • lino-rossi

    non ti andrebbe bene se al lavoro arrivassero molte più risorse di oggi? mettere nello stesso calderone Keynes ed i monetaristi mi sembra eccessivo.

  • lino-rossi

    referendum del 2005

  • _bardamu_

    Sono d’accordo con te. Ce lo meriteremmo ampiamente se non fosse per il fatto che a pagare sono sempre gli ultimi. Quanto alle alternative, bisogna ripensare l’economia così come ci è stata insegnata finora non prima di aver appesso per i piedi i responsabili di questo disastro!! Saluti

  • Grossi

    E’ che appena le cose vanno male incominciano a pontificare portando ad esempio questi due criminali responsabili della vita in miseria e del’uccisione di 50.000.000 di persone come nulla fosse.
    Almeno il capitalisto di massima ci ha dato un buon livello di vita, e se non ci fossero stati questi disgraziati tutto sarebbe proseguito bene, un livello di vita più basso ma pur sempre un livello di vita decente.

    Con il comunismo la certezza della miseria è un dato di fatto, Marx piuttosto che far vivere la famiglia nella miseria come ha fatto, avrebbe fatto meglio a lavorare durante il giorno come facciamo noi e pontificare la sera, invece non ha fatto nulla per tutta la sua vita, e devo ascoltare uno che non ha mai praticato il lavoro ?
    E’ demenza pura, segno che il problemino lo ha lui !
    Lenin non brilla neppure lui come figura, sbiadito e vecchio patetico può tornare nei libri di storia o ad essere adorato come un cadavere rinsecchito in una bara di vetro.

  • _bardamu_

    No comment

  • albertgast

    Ah… mi mancava qualcuno che tirasse fuori dal solito cilindro il “Komunistaccio” mangiatore di bambini e portatore di ogni sventura! Chissà che ne pensano quei comunistacci dei cinesi che vedono il loro tasso di crescita a due cifre!!! Cmq, è vero, il comunismo ha portato tempi difficilissimi, molto meglio tenersi lo zar!
    Da “storia della Russia” : Una grande folla di operai guidati da un pope, Gapon, si recò di fronte al Palazzo d΄Inverno, residenza dello Zar, per consegnare a questi una supplica. Malgrado che la dimostrazione fosse pacifica e composta da fedeli sudditi, le truppe di guardia, Ulani e Cosacchi caricò la folla facendo uso di fucili e sciabole. Al termine dell΄eccidio, secondo dati della polizia, si contarono circa mille morti e duemila feriti. (Allora sì che si stava bene!)

  • NerOscuro

    Avere delle opinioni controcorrente è una risorsa, ma certe affermazioni mi sembrano alquanto spericolate. Dire che Darwin giustifica lo stato attuale delle cose è una balla grossa come una casa. Darwin era un naturalista e ha descritto ciò che accade in natura, non quello che dovremmo prendere ad esempio per costruire le nostre società. Inoltre me ne frego di Darwin: poteva pure essere un nazista e non per questo la sua teoria è sbagliata. Watson è uno che quantomeno è autore di battute di cattivo gusto sui neri, per non dire che è un vero e proprio razzista, non per questo il DNA che ha scoperto smette di essere un fatto oggettivo.
    Potrei attaccare quello che hai detto ricorrendo a qualche basso trucchetto, tipo ricordarti quante guerre ha promosso il Dio che tanto stimi nella Bibbia, e quante ne sono state fatte dagli adoratori di quell’altro che presumo segui anche tu (Cristo/Mithra/Horus), oppure infierire sul tuo uso della logica che hai dimostrato sopra per squalificare interamente ciò che dici. Invece leggo con piacere sia i passati interventi sia gli altri articoli da te postati.
    Spero che il Darwinismo, che dovrebbe quanto meno essere studiato per poterne parlare con cognizione, non venga più tirato in ballo tanto per fare brodo. Ciao

  • liberamente

    tu invece sei un miserabile

  • lino-rossi

    mi dispiace, ma non posso che confermare che hanno molta più valenza scientifica biancaneve ed i sette nani rispetto all’evoluzione di darwin, oggi dominante. quest’ultima è una enorma idiozia, alla stessa stregua dell’HIV come causa dell’AIDS.

    per quanto affermato mi riferisco a questi due libri.
    http://puntoacroce.altervista.org/Proiezioni/606-Trattato_critico_evoluzione_Ori.htm
    http://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_rivoluzione_silenziosa_della_medicina_del_cancro-dellaids.php
    il primo per l’evoluzione ed il secondo per l’aids.
    si tratta semplicemente di dire cosa si contesta di quei due libri.
    di libri che affermano il contrario ce n’è un mare (come di economisti che dicevano che andava tutto bene). dimmi a quali vuoi riferirti e cominciamo ad entrare nel merito. ammetto che gran parte del folle darwinismo attuale non è frutto del darwin ma dei darwinisti del ventesimo secolo (darwin non era così ottusamente materialone come i suoi seguaci, tant’è che Rudolf Steiner l’ha apprezzato a più riprese). ciao.

  • lino-rossi

    ci metteresti le mani sul fuoco sulla verità di ciò che c’è scritto su “Storia della Russia”?
    non sarà che chi vince scrive quello che gli fa più comodo?
    lo Zar ha avuto facoltà di replica?
    lo Zar ha subito un regolare processo?
    la rivoluzione bolscevica è stata voluta dal popolo russo?
    o da wall street?
    http://reformed-theology.org/html/books/bolshevik_revolution/index.html
    la conosci bene la storia dei comunisti italiani che sono andati in Russia negli anni ’20 e ’30?

    di errori ne hanno fatti tutti. qui siamo di fronte ad un crollo di un sistema economico oligarchico. ne deve arrivare uno nuovo, subito. è il comunismo l’alternativa realistica?
    la popolazione è disponibile a percorrere questa strada?
    ho forti dubbi. mi sembra che il modello keynesiano possa essere assai più realistico e condivisibile. Marx sta spopolando sul web in queste ore; mi sembra tempo perso.

  • geopardy

    Non entro del merito del keynesismo e non voglio dare ricette facili, non ne sarei assolutamente in grado, ma penso che neanche ad “alti livelli” (ammesso che lo siano) ne sappiano gran che, su come risolvere il tumore inarrestabile di sperpero di risorse, per finalità per lo più superflue, in atto da decenni.
    Parliamo, parliamo, sistemi economici aperti, chiusi, semiaperti e così via, intanto c’è una cosa che è senz’altro un sistema chiuso, la Terra e se non cambiamo in maniera efficace i nostri comportamenti, addio qualsiasi tipo di sistema economico, perchè non ci sarà più niente da sfruttare.
    Voglio riprendere l’intervento su Darwin (mi sembra di Lato oscuro, non me ne voglia se sbaglio nome), sono d’accordo qui si mischia e mistifica qualsiasi cosa, purchè le caste religiose si riapproprino della “realtà” del mondo in questo momento di confusione.
    Secondo me, poche sono le cose valide dei passati esperimenti nelle società e bisognerebbe, innanzitutto, tornare a contemplare la perfezione della natura e non a vederla soltanto come risorsa economica.
    Tra poco sarà colpa di Galileo Galilei se vediamo lo spazio come un luogo da sfruttare economicamente e qualcuno (tanto per ritornare a quel brillante passato inquisitorio) dirà che Satana l’ha sicuramente ispirato nelle sue azioni per confondere l’essere umano ed allontanarlo dal Creatore, quando, in realtà, casomai, sarebbe il contrario, cioè, un’ulteriore affermazione della Sua grandezza, ammesso che esista, ma siccome è stao concepito nei testi antichi a misura d’uomo, non possiamo fargli fare questo grande salto, sarebbe troppo irraggiungibile per noi ed al tempo stesso, risulteremmo troppo piccoli ed insignificanti, come gli isolani di Rapanui.
    Siccome una “mano invisibile”, detta mercato, sta sputtanando sia la ricerca, valida solo per i suoi discutibili fini, sia la cosiddetta tecnologia, utilizzata alla stessa maniera ed imposta anche se non richiesta, allora tutto ciò che è scienza va emarginato (stiamo appunto discutendo grazie ad una serie delle sue conoscenze applicate, internet) e magari i resti dei dinosauri , come sembra affermino certi creazionisti, sono stati messi lì per testare la nostra fede in Dio, in sintesi, sono un falso artistico del Creatore.
    Pensavo che saremmo arretrati culturalmente, ma non così tanto e presto.
    Gli antichi greci avevano una buona conoscenza delle leggi fisiche, praticamente pari all’era galileiana e sapevano calcolare anche, con buona approssimazione, le orbite dei pianeti, non mi risulta ci fosse una persecuzione o un pregiudizio nei confronti di questi scienziati e tantomeno per motivi religiosi, anzi, venivano annoverati al pari dei filosofi, non c’era, quindi, alcuna tara sulla conoscenza, semmai ci sarebbe da chiedersi, perché abbiamo dovuto aspettare il Rinascimento per riscoprirle.
    Tornando alla crisi finanziaria ed economica odierna, si vuole porre un’ennesima pezza ad un concetto del mondo che va cambiato, ma non credo utilizzando pedissequamente esperimenti passati, peraltro già falliti, ma con un nuovo Umanesimo prima e Rinascimento poi.
    Il baraccone dei predoni, altrimenti, si salverebbe comunque, come si è già più volte salvato in passato ed a che prezzo (tanto per citare: un paio di guerre mondiali, più tutte le altre).
    In ogni epoca i sopraffattori hanno utilizzato la guerra, al tempo stesso, sia come coesione sociale sia come distruzione di dissenso, oltre che per propria brama di conquista e potere.
    Tanto per citare Marx, diceva che lo stato nazione (nato tra il XV e XVI sec d.C.) portava già in se i germi della sopraffazione dei pochi sui tanti, quindi, a meno che, lo stato non sia inteso come realmente socialista (ed anche qui abbiamo assistito alle medesime degenerazioni elitarie, nelle sue sperimentazioni), qualsiasi cosa che tenga in vita un privilegio, degenererebbe nuovamente, una volta passata la buriana finanziaria, verso ciò a cui abbiamo già assistito, magari con forme apparentemente differenti.
    Ad esempio, le odierne caste improduttive (se escludiamo la produzione dell’enorme volume dei debiti per i più e delle favolose loro ricchezze) di speculatori, assomigliano a quei nullafacenti degli aristocratici del passato (mi riferisco in particolare alle ultime dinastie), i quali, appunto, gozzovigliavano, retti dalla forza dei loro eserciti e delle loro burocrazie, a sbafo della popolazione sofferente, a causa, principalmente, del loro stile di vita altamente dissipatore, non necessita ulteriormente che si carichi la collettività dei loro errori.
    Per i nobili, venne la Rivoluzione Francese e cominciò a spazzarli via, ci volle un po’ di tempo, ma in Europa, in effetti, non vi è più traccia (a parte le folkloristiche monarchie rimaste).
    Piano piano, però, si sono formate altre dinastie di differente lignaggio e per un periodo storicamente breve, seppur lungo qualche generazione, queste nuove caste hanno portato un certo tipo di società piena di comodità (confort), come non se n’erano mai viste nella storia, tutto ciò, naturalmente, grazie soprattutto alle applicazioni della scienza distribuite in massa.
    Ora, però, dopo circa un secolo e mezzo di dietrologia del potere, ci stiamo accorgendo, grazie, principalmente, alla diminuzione dell’analfabetismo ed allo sviluppo scientifico delle telecomunicazioni, con annesso il crescente accesso ad esse da parte della popolazione (forse uno dei pochi reali meriti di questo sistema), che qualcosa di molto grave ci hanno taciuto, cioè, tutti i disastri passati e presenti (se li lasciamo sopravvivere indisturbati, anche quelli futuri), i cui nodi stanno venendo gradualmente al pettine.
    Siamo profondamente delusi e cominciamo a comprendere che le miriadi di luci ed immagini che ci propongono, sono un grande inganno.
    La scienza, a questo punto, rischia di essere identificata con il potere, grazie anche alla benevolenza di tanti accademici, attirati da facili ricchezze e da un sistema che li subordina sempre più al ciclo produttivo, portandola al di fuori della sua vera sfera di competenza, che è la conoscenza, anche se, personalmente, la ritengo uno dei modi per porre un approccio alla conoscenza delle leggi dell’universo, oltretutto abbastanza limitato, ma non ne contesto la validità in generale.
    In conclusione, tornando nuovamente alla sfera economico-finanziaria, si dovrebbe aver tempo di riflettere, prima di qualsiasi intervento, ma non te lo lasciano fare, anzi, potresti anche avere il legittimo sospetto, che sia tutta una macchinazione ben congegnata, nel senso del tempismo e della velocità, ma potrebbero averla velocizzata, poiché, ancora per un mese le condizioni sono a loro nettamente favorevoli (Bush è ancora lì, uno dei loro sicuramente, insieme a Paulson).
    Non nutro, naturalmente, molti dubbi sulla realtà della crisi, altrimenti sarebbe la fine della logica razionale dei numeri.
    Ciao

  • delupis

    Bisognerebbe capire qual e’il suo concetto di miseria:
    per me miseria e’ non avere un servizio sanitario garantito, non avere diritto ad un tetto,non avere da riscaldarsi, non disporre di generi alimentari non aver diritto ad un posto di lavoro certo.
    Di conseguenza e’ il capitalismo a generare MISERIA non il comunismo che certe esigenze primarie comunque le garantisce in egual misura a tutti i cittadini.
    Mettiamoci anche che se vedo il mio simile nelle mie stesse identiche condizioni mi incazzo comunque meno che se mentre non ho da mangiare vedo altri scialacquare e sprecare…
    insomma …punti di vista …ma sicuramente e’ falso che il comunismo generi miseria,semmai il contrario.

  • albertgast

    Caro Lino Rossi, SEMPRE chi vince scrive quello che gli fa più comodo, infatti a noi italiani ci hanno sempre detto che siamo stati “liberati”, ma…..ancora abbiamo i “liberatori” qui nel nostro paese a spadroneggiare (vedi Dal Molin ecc ecc). Detto questo, cosa mi vorresti affermare? Che il popolo russo sotto gli zar stava bene? Mah…Che poi sotto il comunismo sono stati male? Beh… e chi lo nega? Io non credo affatto che il comunismo così come lo conosciamo sia un rimedio al disastro compiuto dal liberismo selvaggio, credo anzi che si debba cambiare, ma in che modo proprio non lo so e da quel che sento dai cosiddetti esperti non lo sanno neppure loro. Solo mi dà fastidio che anche ora, di fronte all’evidenza, ci sia qualcuno che si prende la briga di addossare la colpa al Komunismo di tutti i mali del mondo. Il colmo è proprio vedere lo sviluppo della Cina che credo si autodefinisca ancora comunista (sbaglio?), e dire che il comunismo genera SEMPRE povertà. Per ora, qui, in questo momento esatto (ed anche nelle mie poverissime tasche) è il liberismo che sta generando un disastro epocale e mondiale.

  • geopardy

    Non entro del merito del keynesismo e non voglio dare ricette facili, non ne sarei assolutamente in grado, ma penso che neanche ad “alti livelli” (ammesso che lo siano) ne sappiano gran che, su come risolvere il tumore inarrestabile di sperpero di risorse, per finalità per lo più superflue, in atto da decenni. Parliamo, parliamo, sistemi economici aperti, chiusi, semiaperti e così via, intanto c’è una cosa che è senz’altro un sistema chiuso, la Terra e se non cambiamo in maniera efficace i nostri comportamenti, addio qualsiasi tipo di sistema economico, perchè non ci sarà più niente da sfruttare. Voglio riprendere l’intervento su Darwin di Nero Oscuro, sono d’accordo qui si mischia e mistifica qualsiasi cosa, purchè le caste religiose si riapproprino della “realtà” del mondo in questo momento di confusione. Secondo me, poche sono le cose valide dei passati esperimenti nelle società e bisognerebbe, innanzitutto, tornare a contemplare la perfezione della natura e non a vederla soltanto come risorsa economica. Tra poco sarà colpa di Galileo Galilei se vediamo lo spazio come un luogo da sfruttare economicamente e qualcuno (tanto per ritornare a quel brillante passato inquisitorio) dirà che Satana l’ha sicuramente ispirato nelle sue azioni per confondere l’essere umano ed allontanarlo dal Creatore, quando, in realtà, casomai, sarebbe il contrario, cioè, un’ulteriore affermazione della Sua grandezza, ammesso che esista, ma siccome è stao concepito nei testi antichi a misura d’uomo, non possiamo fargli fare questo grande salto, sarebbe troppo irraggiungibile per noi ed al tempo stesso, risulteremmo troppo piccoli ed insignificanti, come gli isolani di Rapanui. Siccome una “mano invisibile”, detta mercato, sta sputtanando sia la ricerca, valida solo per i suoi discutibili fini, sia la cosiddetta tecnologia, utilizzata alla stessa maniera ed imposta anche se non richiesta, allora tutto ciò che è scienza va emarginato (stiamo appunto discutendo grazie ad una serie delle sue conoscenze applicate, internet) e magari i resti dei dinosauri , come sembra affermino certi creazionisti, sono stati messi lì per testare la nostra fede in Dio, in sintesi, sono un falso artistico del Creatore. Pensavo che saremmo arretrati culturalmente, ma non così tanto e presto. Gli antichi greci avevano una buona conoscenza delle leggi fisiche, praticamente pari all’era galileiana e sapevano calcolare anche, con buona approssimazione, le orbite dei pianeti, non mi risulta ci fosse una persecuzione o un pregiudizio nei confronti di questi scienziati e tantomeno per motivi religiosi, anzi, venivano annoverati al pari dei filosofi, non c’era, quindi, alcuna tara sulla conoscenza, semmai ci sarebbe da chiedersi, perché abbiamo dovuto aspettare il Rinascimento per riscoprirle. Tornando alla crisi finanziaria ed economica odierna, si vuole porre un’ennesima pezza ad un concetto del mondo che va cambiato, ma non credo utilizzando pedissequamente esperimenti passati, peraltro già falliti, ma con un nuovo Umanesimo prima e Rinascimento poi. Il baraccone dei predoni, altrimenti, si salverebbe comunque, come si è già più volte salvato in passato ed a che prezzo (tanto per citare: un paio di guerre mondiali, più tutte le altre). In ogni epoca i sopraffattori hanno utilizzato la guerra, al tempo stesso, sia come coesione sociale sia come distruzione di dissenso, oltre che per propria brama di conquista e potere. Tanto per citare Marx, diceva che lo stato nazione (nato tra il XV e XVI sec d.C.) portava già in se i germi della sopraffazione dei pochi sui tanti, quindi, a meno che, lo stato non sia inteso come realmente socialista (ed anche qui abbiamo assistito alle medesime degenerazioni elitarie, nelle sue sperimentazioni), qualsiasi cosa che tenga in vita un privilegio, degenererebbe nuovamente, una volta passata la buriana finanziaria, verso ciò a cui abbiamo già assistito, magari con forme apparentemente differenti. Ad esempio, le odierne caste improduttive (se escludiamo la produzione dell’enorme volume dei debiti per i più e delle favolose loro ricchezze) di speculatori, assomigliano a quei nullafacenti degli aristocratici del passato (mi riferisco in particolare alle ultime dinastie), i quali, appunto, gozzovigliavano, retti dalla forza dei loro eserciti e delle loro burocrazie, a sbafo della popolazione sofferente, a causa, principalmente, del loro stile di vita altamente dissipatore, non necessita ulteriormente che si carichi la collettività dei loro errori. Per i nobili, venne la Rivoluzione Francese e cominciò a spazzarli via, ci volle un po’ di tempo, ma in Europa, in effetti, non vi è più traccia (a parte le folkloristiche monarchie rimaste). Piano piano, però, si sono formate altre dinastie di differente lignaggio e per un periodo storicamente breve, seppur lungo qualche generazione, queste nuove caste hanno portato un certo tipo di società piena di comodità (confort), come non se n’erano mai viste nella storia, tutto ciò, naturalmente, grazie soprattutto alle applicazioni della scienza distribuite in massa. Ora, però, dopo circa un secolo e mezzo di dietrologia del potere, ci stiamo accorgendo, grazie, principalmente, alla diminuzione dell’analfabetismo ed allo sviluppo scientifico delle telecomunicazioni, con annesso il crescente accesso ad esse da parte della popolazione (forse uno dei pochi reali meriti di questo sistema), che qualcosa di molto grave ci hanno taciuto, cioè, tutti i disastri passati e presenti (se li lasciamo sopravvivere indisturbati, anche quelli futuri), i cui nodi stanno venendo gradualmente al pettine. Siamo profondamente delusi e cominciamo a comprendere che le miriadi di luci ed immagini che ci propongono, sono un grande inganno. La scienza, a questo punto, rischia di essere identificata con il potere, grazie anche alla benevolenza di tanti accademici, attirati da facili ricchezze e da un sistema che li subordina sempre più al ciclo produttivo, portandola al di fuori della sua vera sfera di competenza, che è la conoscenza, anche se, personalmente, la ritengo uno dei modi per porre un approccio alla conoscenza delle leggi dell’universo, oltretutto abbastanza limitato, ma non ne contesto la validità in generale. In conclusione, tornando nuovamente alla sfera economico-finanziaria, si dovrebbe aver tempo di riflettere, prima di qualsiasi intervento, ma non te lo lasciano fare, anzi, potresti anche avere il legittimo sospetto, che sia tutta una macchinazione ben congegnata, nel senso del tempismo e della velocità, ma potrebbero averla velocizzata, poiché, ancora per un mese le condizioni sono a loro nettamente favorevoli (Bush è ancora lì, uno dei loro sicuramente, insieme a Paulson). Non nutro, naturalmente, molti dubbi sulla realtà della crisi, altrimenti sarebbe la fine della logica razionale dei numeri. Ciao

  • geopardy

    Caro Grossi,
    dissento in maniera sostanziale dal suo discorso.
    Sono d’accordo sulla gran quantità di vittime del cosiddetto comunismo reale, anche se non so quante siano realmente.
    Nessuno, però, si è preso la briga di verificare quante ne ha fatte, direttamente e indirettamente il capitalismo (credo che, ammessa la cifra sopra riportata, siano un numero enormemente superiore).
    La nostra visione, quando si parla di capitalismo, riguarda soltanto (e questo la dice lunga su come consideriamo il mondo) le nostre società, che si sono sviluppate in esso.
    Un particolare non da poco, però, ci sfugge:
    qual’è stato il prezzo del nostro “buon livello di vita” per gli altri continenti?
    Quante guerre, feroci dittature e pseudo-regimi definitesi democratici, ma in realtà fortemente autoritari, con tutto quello che comporta?
    Quanti morti di fame e sete, per l’immenso divario generato dal capitalismo?
    Tutto questo per ciucciargli le risorse gratuitamente o quasi, nei casi migliori, indebitandoli col FMI nei casi peggiori, quindi oltre a prenderglieli senza pagar dazio, li abbiamo strozzati e continuiamo a farlo, con gli interessi usurai.
    Per quanto riguarda Marx, non è assolutamente stato il responsabile diretto di alcuna morte e non ha mai parlato in questi termni che io sappia.
    Il fatto che non lavorasse, nel senso che lei dà a questa parola, è inesatto, ha lavorato un’intera vita ed il risultato del suo lavoro, lo sta godendo anche lei, dato che ogni diritto acquisito, dallo stato di totale schiavitù dei lavoratori, precedente la stesura del Capitale, alle sue idee dobbiamo.
    Inutile citare solo la parte negativa ed in questo concordo con lei anche nei confronti del capitalismo.
    Lenin ha avuto così tanto poco tempo a disposizione che, oggettivamente, imputargli tutte quelle vittime (di cui, particolarmente Stalin e Polpot andrebbero menzionati) mi sembra eccessivo.
    Quello a cui assistiamo oggi siamo liberi di imputarlo ad una banda di avvoltoi, ma c’è da aggiungere che, guardacaso, la cosa è stata quasi perfettamente prevista da questi due “criminali”, come lei li giudica.
    rRtornando al lavoro, del mio e del suo, probabilmente, morti i nostri cari ed amici, nessuno se ne ricorderà, quindi rispetto per quello dei teorici, dei filosofi e dei veri religiosi.
    Senza la teoria, non staremmo qui a parlare in internet, poichè da essa si genera tutta la sperimentazione di qualsiais tipo.
    Per quanto riguarda la povertà delle famiglie sotto il comunismo, aimè, purtoppo anche qui le devo fare un’osservazione derivata da personale esperienza.
    Prima le presento il mio inquadramento politico familiare, che tanto mi influenzò.
    Sono cresciuto in una famiglia cattolica e profondamente anti-comunista.
    Con quel bagaglio culturale e con tutti i pregiudizi del caso, andai in Ungheria nei primi anni ottanta e, sebbene notai una certa non eccessiva abbondanza nei negozi, c’era, comunque, un po’ di tutto e di buona qualità.
    Era pieno inverno e nelle case bisognava tenere le finestre aperte, la notte, per il gran caldo, tutti avevano una casa senza ricorrere a mutui, di diritto, appunto.
    Quello che mancava era il superfluo e loro lo desideravano, poichè, lo conoscevano attraverso la nostra presenza lì (di noi occidentali capitalisti).
    In centro c’erano anche dei negozi di Benetton (forse l’Ungheria era un po’ a parte in questo).
    Non ho mai visto barboni o senzatetto, chissà, forse, erano in qualche gulag (battuta).
    L’unica cosa, a cui io personalmente, non rinuncerei mai, era una scarsissima libertà di parola ed un fottuto timore dei russi (visti gli antefatti del 1956).
    Una cosa grvissima, la mncanza di potersi esprimere liberamente, non ci avrei mai vissuto in un tal posto, ma per quanto riguarò la disinformazione dei clichè che mi attendevo, mi ricredetti ampiamente.
    Quindi le cose erano differenti, nel senso che, beni per cui noi dedichiamo una vita di sacrifici (farsi una casa, riscaldarla adeguatamente ed approvvigionarsi di cibo) e frequentare l’università, lì erano scontati, la varietà di scelta dei beni matreriali, il viaggiare liberamente e la libertà di parola, erano un miraggio.
    Conclusi che, comunque, preferivo vivere da noi che lì, ma senza grosse drammatizzazioni da raccontare.
    La saluto e non me ne voglia

  • lino-rossi

    attribuire a chi la pensa diversamente da se stessi frasi idiote come quella dei dinosauri, non mi sembra granchè corretto. sarebbe buona norma, quando non si conosce in profondità una cosa, usare un minimo di prudenza.
    dare del creazionista a chi contesta darwin è estremamente gratuito. io, ad esempio, contesto integralmente darwin, ma non sono creazionista. faccio solo ed esclusivamente valutazioni di natura scientifica. mi hanno insegnato che quando una cosa non si sa, si dice che non si sa. punto. sulla questione delle nostre origini sono quindi agnostico; fino a quando non ci saranno prove scientifiche serie rimarrò su questa posizione.
    nessuno contesta Galileo sul piano scientifico; l’unico appunto che si può fargli è quello di non aver capito che prima viene la Politica e poi la Scienza (e l’Economia). se il sovrano dice che alcune ricerche non si fanno perchè sono pericolose, quelle ricerche non si fanno. vedi clonazioni, eugenetica, ogm e trojate varie.

  • lino-rossi

    concordo quasi integralmente. ho contestato il tentativo di riproporre Marx, anzichè Keynes. negli anni ’70 sono stati fatti tanti errori; anzichè correggerli ragionevolmente si è cambiato registro abbandonando Keynes ed abbracciando friedman (monetarismo). adesso che il modello di friedman è crollato, anzichè ritornare a Keynes, perfezionandolo, si tracima su Marx. allora qui ci prendiamo in giro? è così difficile stare lì con la testa, concentrati sul bene comune? negli anni ’70 la socializzazione delle rendite, per quanto enormemente migliore di oggi, era tutt’altro che accettabile. bene. mettiamo a punto queste cose.
    no! si preferisce andare per la tangente con Marx. che solfa!

  • geopardy

    Caro Lino rossi,
    non era una congettura riferita alla tua persona.
    Voleva essere un esempio generico, mi dispiace se l’hai presa come fatto personale, ma ti assicuro non lo era.
    Pensavo che la mia risposta contenesse altri spunti, comunque.
    Non è per fare facile diplomazia, ma ti leggo volentieri e non mi ricordo tue affermazioni, che possano farmi rietenere di aver a che fare con un crezionista (a parte che ce ne sono di varie concezioni, d cui, per esempio apprezzo la posizione dei Teisti).
    Volevo portarlo come esempio dei tempi strani in cui stiamo vivendo, un’autentica fase magmatica di cui non riusciamo a coglierne la prospettiva.
    Sono geologo e per me è difficile conciliare determinate concezioni con la realtà osservata.
    Ciao

  • Kartman

    A mio modo di vedere il problema del Capitalismo è il Capitalismo stesso…

    Questa teoria opposta a quella Marxista-Leninista… implica intrensicamente nella sua evoluzione storica, fisiologica, tecnologica e globale lo “sfruttamento”, in quanto necessario, di uomini, donne, bambini, risorse, materiali, ambiente, ecc.

    Implica la repressione del pensiero, della filosofia, della sociologia nelle sue forme più elevate ed anche mistiche.

    Implica soprattutto e per necessità, l’imperialismo, il colonialismo, il liberismo esasesperato…

    Poi mettuamoci anche degli usurai, assassini, miliardari a gestirlo a livello planetraio ed il quadro è completo.

    Non ho ricette facili… Ho la mia….

    Socialismo o barbarie

  • lino-rossi

    avevo voglia di lanciare qualche badilata di letame su darwin e mi sono appoggiato sul tuo intervento. non ti preoccupare per qualche tono acceso. fa parte del gioco. ciao.

    PS: premesso che l’evoluzione che modifica organi che ci sono, a mio avviso, esiste, così come affermano tutti, sia i darwinisti, che quelli dell’intelligeny design, ti chiedo: hai qualche prova di un “anello di congiunzione”? ovvero, esiste a tuo avviso la prova che in un determinato momento un essere aveva determinati organi tipici di una specie (la specie è rappresentata da quegli individui che incrociandosi tra loro generano potenzialmente una prole illimitatamente feconda), ed in seguito i suoi discendenti hanno introdotto organi di altre specie?
    Reinhard Junker e Siegfried Scherer, su “Trattato critico sull’evoluzione”, hanno veramente distrutto TUTTE le prove che conoscevo che gli evoluzionisti portano a sostegno della loro tesi. non ho trovato osservazioni intelligibili degli evoluzionisti.

  • geopardy

    Caro Lino,
    non sono un darwinista convinto e, sinceramente, della paleontologia mi ha sempre interessato la sua importanza per le datazioni geologiche, anche se mi ha affascinato e non poco, la storia evolutiva delle specie sulla terra.
    Se, poi, la scimmia fosse un mio progenitore, cosa che, credo, non abbia mei detto neanche Darwin (non sono un profondo conoscitore della teoria), tutt’al più avrà voluto dire, che la scimmia e l’uomo hanno avuto un progenitore in comune, ma potrei sbagliarmi.
    La teoria del disegno intelligente non la conosco e approfondirò in merito, ma per scalzare una teoria e sostituirla con un’altra, bisognerebbe avere prove evidenti anche di quella, se possibile, altrimenti, ammesso che la teoria darwiniana sia fallace o, come molti sostengono un atto di fede, l’avremmo sostituita con un altro atto di fede (non sarebbe un comportamento minimamente scientifico).
    Galilei, quando affermava le sue tesi, aveva prove certe, come il ciclo delle oscillazioni del pendolo e la caduta dei gravi, ma ancor di più, inventò il cannocchiale e con esso potè osservare molto bene il moto dei pianeti.
    Quindi, prima di pretenderne l’insegnamento a scuola, dovrebbero verificarne la veridicità, dopo aver dimostrato chiaramente che Darwin sbagliava.
    La scienza, se è applicata onestamente, troverebbe da sè la fallacia di una teoria prima o poi, ne sono sicuro è sua parte congenita ed è avvenuto più volte, oppure, se essa è valida in parte, correggerla ed integrarla.
    Non so quali osservazioni portino i sostenitori dell’ intelligent design, se le portano, oppure, viaggiano col:
    “tanto sull’evoluzionismo di Darwin non ci sono prove, quindi possiamo proporre anche la nostra senza porci alcun problema”.
    Se fosse così, sarebbe giusto?
    Ci farebbe evolvere?
    Di quale intelligenza si tratterebbe?

    Non so che dirti, ma prima di sparare a zero su di un’altra, bisognerebbe dimostrare la propria o, perlomeno, averne degli strumenti certi.
    Ciao

  • lino-rossi

    non sono d’accordo. non è necessario avere una teoria alternativa verificata galileianamente (ad usare la parola “scientificamente”, con l’uso gratuito che ne fanno i vari angela, cicap, veronesi, ecc., mi viene l’orticaria) per bombardare una teoria idiota. esiste l’agnosticismo scientifico che risolve un mare di problemi: quando una cosa non si sa, non si sa; è molto semplice. sono quei furfanti sopra indicati che hanno la pretesa di avere la risposta a tutte le domande e che non ci sono misteri.