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Il potere dei super-ricchi significa tirannia o rivoluzione

 

CHRIS HEDGES
truthdig.com

All’età di dieci anni, ero stato mandato, come studente borsista, in un collegio per super-ricchi, in Massachusetts. Negli otto anni successivi avevo vissuto in mezzo agli Americani più facoltosi. Avevo ascoltato i loro pregiudizi e avevo visto tutto il loro nauseabondo egocentrismo. Asserivano di essere ricchi e privilegiati perché erano i più intelligenti e i più dotati. Disprezzavano e deridevano tutti quelli al di sotto della loro condizione economica e sociale, anche chi era semplicemente benestante. La maggior parte di questi super-ricchi non riusciva a provare empatia o compassione. Formavano gruppetti elitari che ridicolizzavano, tormentavano e provocavano tutti i non conformisti che non si adeguavano o non trovavano posto nel loro autocompiacente universo.

Era stato impossibile costruire un’amicizia con la maggior parte dei figli dei super-ricchi. Per loro l’amicizia significava “e io che cosa ci guadagno?” Fin dal momento in cui erano venuti al mondo erano stati circondati da persone che provvedevano ai loro bisogni e alle loro necessità. Erano incapaci di tendere una mano ad un estraneo in difficoltà, qualunque insignificante capriccio o problema momentaneo dominava il loro universo e aveva la precedenza sulle sofferenze altrui, anche su quelle dei loro familiari. Sapevano solo prendere. Non riuscivano a dare. Erano persone deformi e profondamente infelici, in preda ad un insaziabile narcisismo.

E’ essenziale comprendere le patologie dei super-ricchi. Hanno conquistato il potere assoluto. Queste patologie influenzano le scelte di Donald Trump, dei suoi figli, dei Brett Kavanaugh e dei miliardari che gestiscono la sua amministrazione. I super-ricchi non riescono a vedere il mondo da nessun’altra prospettiva che non sia la loro. Le persone che li circondano, comprese le donne, prede designate per chi se ne arroga il diritto, sono oggetti destinati alla soddisfazione di piaceri momentanei o ad essere manipolati. I super-ricchi sono quasi sempre amorali. Giusto. Sbagliato. Bugie. Giustizia. Ingiustizia. Questi sono concetti fuori dalla loro portata. Tutto quello che porta vantaggi o piaceri è buono. Quello che non lo fa deve essere distrutto.

La patologia dei super-ricchi è quella che permette a Trump e al suo inesperto genero, Jared Kushner, di cospirare, de facto, con il reggente saudita Mohammed bin Salman, un altro prodotto di una legittimazione e di un nepotismo sfrenato, per giustificare l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, con cui avevo lavorato in Medio Oriente. I super-ricchi passano la vita protetti dalla loro ricchezza ereditaria, dal potere che essa comporta e da un esercito di amministratori, compresi gli altri membri della confraternita dei super-ricchi, con i loro avvocati e i loro addetti stampa. Non ci sono quasi mai conseguenze per i loro fallimenti, per i loro abusi, per i maltrattamenti altrui e per i loro crimini. Questo è il motivo per cui il principe ereditario saudita e Kushner hanno fatto comunella. Sono gli homunculi che i super-ricchi generano di continuo.

Per questo motivo, il dominio dei super-ricchi è terrificante. Non conoscono limiti. Non hanno mai rispettato le regole della società e mai lo faranno. Noi paghiamo le tasse, loro no. Noi lavoriamo sodo per poter entrare in un’università famosa, loro no. Noi dobbiamo pagare per i nostri fallimenti, loro no. Noi veniamo inquisiti per i nostri reati, loro no.

I super-ricchi vivono in una bolla artificiale, una terra chiamata Ricchistan, un luogo di Frankenmansions e jet privati, completamente distaccato dalla realtà. La ricchezza, l’ho visto, non solo si autoperpetua, ma viene utilizzata per monopolizzare le nuove opportunità di arricchimento. La mobilità sociale per i poveri e la classe operaia è in gran parte un mito. I super-ricchi mettono in pratica la forma suprema di discriminazione positiva, catapultando maschi bianchi e mediocri, come Trump, Kushner e George W. Bush, in scuole elitarie che preparano i rampolli della plutocrazia per le posizioni di potere. I super-ricchi non sono mai costretti a crescere. Spesso rimangono per tutta la vita dei bambini, che strillano per avere quello che vogliono e che quasi sempre ottengono. E questo li rende molto, molto pericolosi.

I teorici politici, da Aristotele, a Karl Marx, fino a Sheldon Wolin, hanno messo in guardia contro il governo dei super-ricchi. Una volta arrivati al potere, scrive Aristotele, le uniche opzioni sono la tirannia e la rivoluzione. Non sanno né coltivare né costruire. Conoscono solo il modo di soddisfare la loro smisurata avidità. Questa è la cosa ridicola dei super-ricchi: nonostante tutti i miliardi che possiedono, non ne hanno mai abbastanza. Sono gli spettri affamati del Buddismo. Accumulando potere, denaro ed oggetti cercano una felicità irraggiungibile. Queste vite, fatte di desideri infiniti, spesso finiscono male, con i super-ricchi estraniati dalle consorti e dai figli, senza veri amici. E quando passano a miglior vita, come aveva scritto Charles Dickens nel “Canto di Natale,” la maggior parte della gente è contenta di essersene liberata.

C. Wright Mills, in The Power Elite” [L’elite al potere], uno dei suoi studi migliori sulle patologie dei super-ricchi, aveva scritto:

Hanno sfuttato le risorse nazionali, si sono fatti la guerra economica l’uno con l’altro, si sono associati, hanno trasformato la cosa pubblica in capitale privato e hanno usato tutti i metodi possibili e immaginabili per raggiungere i loro scopi. Hanno fatto accordi per avere sconti sulle ferrovie, hanno acquistato quotidiani e si sono comprati gli editori, hammo ammazzato la concorrenza e gli imprenditori autonomi e hanno utilizzato avvocati di grido e politici famosi per sostenere i loro diritti e mettere al sicuro i loro privilegi. C’è qualcosa di demoniaco in questi signori della creazione, non è solo retorica chiamarli baroni rapinatori [robber barons].

Il capitalismo corporativo, che ha distrutto la nostra democrazia, ha dato ai super-ricchi un potere incontrollato. E, una volta capite le patologie di queste elites oligarchiche, è facile prevedere il nostro futuro. L’apparato statale controllato dai super-ricchi serve unicamente i loro interessi. Questa gente è sorda alle grida di dolore dei diseredati. Sono ai posti di comando di quelle stesse istituzioni che ci opprimono (i sistemi di sicurezza e di sorveglianza nazionali, la polizia militarizzata, la Homeland Security e l’esercito) e distruggono dall’interno o degradano quelle istituzioni o quei programmi che dovrebbero mitigare le diseguaglianze sociali, economiche e politiche, come la scuola pubblica, la sanità, la previdenza sociale, un sistema fiscale equo, i buoni pasto, il trasporto pubblico, le infrastrutture e i tribunali. I super-ricchi estraggono sempre più denaro da quelli che rendono sempre più poveri. E quando i cittadini obbiettano o resistono, li schiacciano o li uccidono.

I super-ricchi tengono in modo esagerato alla loro immagine. Sono ossessionati dall’autocompiacimento. Sono al centro del loro personale universo. Fanno di tutto e non badano a spese per crearsi personalità fittizie, stracolme di virtù e di caratteristiche inesistenti. Questo è il motivo per cui i super-ricchi si danno ad attività filantropiche molto ben pubblicizzate. La filantropia permette ai super-ricchi  uno sdoppiamento della loro morale. Possono così ignorare lo squallore etico delle loro vite, caratterizzate spesso da quel genere di degenerazione e dissolutezza che, secondo loro, costituirebbe la maledizione della povera gente, per presentarsi, attraverso piccoli atti di carità, come persone altruiste e caritatevoli. Chi sgonfia questa immagine, come aveva fatto Khashoggi con Salman, viene particolarmente disprezzato. Questo è il motivo per cui Trump, come tutti i super-ricchi, considera la stampa critica alla stregua di un nemico. Questo è il motivo per cui lo zelo con cui Trump e Kushner hanno cospirato per giustificare l’omicidio di Khashoggi è inquietante. Gli incitamenti che Trump rivolge ai propri sostenitori (che in lui vedono l’onnipotenza che a loro manca e che vorrebbero raggiungere) affinché compiano atti di violenza contro i suoi denigratori sono solo pochi passi più indietro degli sgherri del principe ereditario che smembrano Khashoggi con una sega da ossa. E, se voi pensate che Trump stia scherzando quando lascia intendere che con la stampa bisognerebbe usare la forza, allora significa non avete capito niente dei super-ricchi. Farà tutto quello per cui sarà sicuro di cavarsela, anche l’omicidio. Come la maggior parte dei super-ricchi non ha una coscienza.

I super-ricchi di più larghe vedute, quelli dell’East Hampton e dell’Upper East Side, un reame che Ivanka e Jared bazzicavano tempo fa, considerano il presidente rozzo e volgare. Ma questa è una distinzione solo di stile, non di sostanza. Donad Trump sarà anche un personaggio imbarazzante per i facoltosi laureati di Harvard e Princeton che lavorano per Goldman Sacs, ma serve diligentemente i super-ricchi, proprio come avevano fatto Barak Obama e il Partito Democratico. Questo è il motivo per cui gli Obama, come i Clinton, sono sempre stati ammessi al pantheon dei super-ricchi. Ecco perché Chelsea Clinton e Ivanka Trump sono intime amiche. Provengono dalla stessa casta.

Non esiste nessuna forza all’interno delle istituzioni di governo che possa arrestare il saccheggio dei super-ricchi ai danni della nazione e dell’ecosistema. I super-ricchi non hanno nulla da temere dai media corporativi che controllano, dai rappresentanti di governo che finanziano o dai giudici che hanno scelto. Le università sono delle patetiche appendici corporative. Esse zittiscono o bandiscono tutti gli spiriti critici che potrebbero turbare i grossi finanziatori mettendo in dubbio l’ideologia dominante del neoliberismo, formulata dai super-ricchi proprio per ripristinare il potere di classe. I super-ricchi hanno distrutto i movimenti popolari, comprese le unioni sindacali, insieme a quei meccanismi democratici per le riforme che un tempo avevano permesso alla classe lavoratrice di opporre la forza contro la forza. Il loro campo di gioco ora è il mondo.

In “The Postmodern Condition” [La condizione postmoderna] il filosofo Jean-François Lyotard aveva fatto un quadro del futuro ordine neoliberale raffigurandolo come uno un cui “il contratto temporaneo” soppianta “le istituzioni permanenti nella sfera professionale, emotiva, sessuale, culturale, familiare e internazionale, come anche in politica.” Questo rapporto temporale con le persone, le cose, le istituzioni e la natura assicura l’autodistruzione collettiva. Non c’è nulla che per i super-ricchi abbia un valore intrinseco. Gli esseri umani, le istituzioni sociali e la natura sono beni da sfruttare per ottenere un guadagno personale, fino all’esaurimento o al collasso. Il bene comune, come il consenso di che deve essere governato, è un concetto morto. Questo rapporto temporale rappresenta la patologia fondamentale dei super-ricchi.

I super-ricchi, come aveva scritto Karl Polanyi, onorano la peggior specie di libertà, la libertà di “sfruttare i propri compagni, o la libertà guadagnare in modo esorbitante senza fornire un adeguato servizio alla società, la libertà di impedire che le novità tecnologiche vengano utilizzate per il bene comune o la libertà di trarre profitto da calamità pubbliche, occultamente manipolate per ricavarne un vantaggio privato.” Allo stesso tempo, aveva fatto notare Polanyi, i super-ricchi fanno guerra alla “libertà di coscienza, alla libertà di parola, alla libertà di riunione, alla libertà di sindacale, alla libertà di scegliersi il proprio lavoro.”

Le oscure patologie dei super-ricchi, glorificate dalla cultura di massa e dai mezzi di informazione, sono diventate le nostre. Abbiamo ingerito il loro veleno. I super-ricchi ci hanno insegnato a onorare le cattive libertà e a denigrare quelle buone. Andatevi a vedere un qualsiasi comizio di Trump. Guardate uno dei tanti reality show. Esaminate lo stato del nostro pianeta. Dobbiamo rifiutare queste patologie e organizzarci, in modo da scalzare i super-ricchi dal potere, o ci trasformeranno in quello che già ci considerano, la loro servitù.

Chris Hedges

Fonte: truthdig.com
Link: https://www.truthdig.com/articles/the-rule-of-the-uber-rich-means-tyranny-or-revolution/
22.10.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.