Di Federico Cantore per ComeDonChisciotte.org
Rio De Janeiro, 1946. Alicia Huberman (una spia reclutata dall'agente Devlin, dei servizi segreti americani) è lentamente avvelenata attraverso piccole dosi di arsenico nel caffè. Alicia sapeva: sapeva ormai troppo e andava eliminata in modo discreto, quasi invisibile. I nazisti non perdonavano e Sebastian (capo locale dei cospiratori) era pienamente cosciente di questo fatto (Notorious, regia di Alfred Hitchcock). Pianeta Terra, XXI secolo. Il genere umano si trova davanti all'ennesimo medioevo storico; davanti a quella cosiddetta "era di mezzo" che funge da sottile linea a separare due epoche nettamente differenti: l'era della coscienza e quella dell'incoscienza. Un'incoscienza che odora di quel déjà vu da dove fa capolino un solo massimo comune denominatore: la paura.
Un tempo erano il potere spietato della Chiesa, il timore del fuoco dell'inferno, le grandi epidemie (guarda caso. Il termine pandemia non era ancora in auge), le guerre (guarda caso per la seconda volta) a farla da veri padroni, coadiuvati dalla grandissima ignoranza di un popolo che, nonostante i vari episodi rivoluzionari, aveva sempre finito col sottomettersi. I tempi cambiano, ma solo in apparenza. I macchinisti si succedono uno dopo l'altro sempre più rapidamente, ma il treno non cambia mai binario e viaggia, imperterrito, nella medesima direzione.
La paura ha un brutto vizio: come un tarlo si insinua nel legno, così essa si insinua nella mente umana e, derivando in terrore, la pone nelle stesse condizioni di un asse tarlato. Instabile e fragile. Apatia, disorientamento, rassegnazione, mancanza di lucidità, rabbia repressa ne sono le logiche nonché preoccupanti conseguenze. E quale medicina pensa di usare quel fantomatico sistema che dice, giura e spergiura di volere sempre e solo il "nostro bene"? Una medicina peggiore del male.
Sì; e poiché la paura non va scacciata ma va costantemente alimentata, buttando un altro bel poco di benzina su un fuoco (che si allarga sempre più, tra una fiammata e l'altra, tra uno scoppio e l'altro), i presunti salvatori non sono altro che carnefici camuffati.
La cosiddetta "pillola del terrore" è ormai diventato il nostro integratore quotidiano: notizie costantemente negative, volutamente imprecise, sordidamente manipolate nonché anelanti alle catastrofi a tenere la corda sempre ben tesa, ma senza soffocare (deve e dovrà solamente continuare a far male); speranze continuamente distrutte dalle scosse telluriche provocate dalle grida di tutti coloro (servi consapevoli o meno) che vengono eretti a oracoli sui giornali, in televisione, nel web, nell'ambito social.
Gridare, gridare, gridare. Gli adulti gridano, i bambini (di conseguenza) gridano; i presentatori gridano, i commentatori gridano; i finti guru del web gridano, i politici gridano.
E sempre più forte, dato che una voce non riesce mai a prevaricare l'altra.
Il mondo, invece, resta in silenzio tra un impulso di sgomento e un altro di ribrezzo.
L'anno 2020 ha segnato un momento cruciale nella fase di questa, aberrante terapia: l'alba dell'era pandemica, l'alba di andrà tutto bene, l'alba di (sic!) è per il tuo bene. La paura: la paura ha fatto tutto quasi automaticamente. La paura senza ragione, il terrore senza coscienza. Nulla di male, in fondo: è bastato produrre dei nemici; è bastato inventare qualcuno da perseguitare per sentirsi superiore (come a scuola), arrivando poi, contro ogni logica, alla reiterata negazione di fronte a quell'oceano di evidenze che sta mutando sempre più in tempesta perfetta.
Ogni terapia di manipolazione sociale, però, presenta immancabilmente quel lato mai considerato allo stesso modo dell'abitudine (diffusa assai) di evitare la lettura del "bugiardino" di un medicinale: gli effetti collaterali.
La "pillola del terrore", dunque, presenta i suoi "effetti avversi": il primo è sicuramente il derivare dell'assetto sociale oltre il limite di guardia (che potrebbe essere difficile da gestire persino dal sistema ben oliato che ci circonda: Jurassic Park docet), rischiando così un feedback (effetto di ritorno) assolutamente dannoso per tutti mentre il secondo è il "rischio" (o la salvezza?) che qualcuno si "svegli" (ossia, prenda coscienza), legga il "bugiardino", getti definitivamente la scatola nell'immondizia al suono di "never again!" (cit.) e adotti un sistema di reazione tanto incisivo quanto non-distruttivo (il distruggere farebbe solamente ridere tutti coloro che non vedrebbero l'ora di mettere in moto il business della ricostruzione).
Questo prodigiosamente malefico intruglio, dolce come il miele per la dopamina e amaro come il tossico per la ghiandola pineale, ha la particolarità del dare assuefazione; ha l'abitudine di funzionare come un malware informatico: si radica nelle profondità del sistema operativo tanto da minarne l'integrità in caso di tentata sua rimozione.
Sempre tutti in allerta, sempre tutti in emergenza: il piano, in fondo, è proprio questo.
"Nice and quiet", direbbe qualcuno. Una schiera di "al lupo, al lupo!" che ha funzionato molto bene, distogliendo letteralmente l'attenzione delle masse da ciò che, a differenza della tanta spazzatura mediatica, avrebbe dovuto destare preoccupazione. E se per caso lo sguardo dovesse improvvisamente focalizzare le vere problematiche, vai con la "pilloletta", come diceva il buon Totò ne La Banda degli Onesti (1956, regia di Camillo Mastrocinque).
Il sopraccitato sistema sa benissimo, tra le altre cose, che, anche se la cosiddetta "pilloletta" dovesse venir meno, ci sarebbe ancora un arco di tempo bonus per recuperare terreno proprio grazie alla regola del menzionato "al lupo, al lupo!": a forza di lanciare allarmi falsi a go-go, la gente finirebbe per cestinare anche quei pochi veri senza manco abbozzare una logica nonché necessaria reazione. Ben poco da dire: un meccanismo dal funzionamento quasi ineccepibile (d'altra parte, chissà quante "teste di serie" ci avranno lavorato sopra) che, da tantissimo tempo oramai, ha sempre provveduto a "impasticcare" debitamente coscienza, ragione, istinto (vai di fluoro e il terzo occhio si ridurrà a non vedere più nulla).
L'agente Devlin (la coscienza), però, a un certo punto, non ce l'ha più fatta: ha fatto irruzione nella casa di Sebastian (il servo del sistema) per amore di Alicia (la libertà). Sebastian, minacciato, ha dovuto cedere per poi tremare di fronte ai nazisti (il sistema), ansiosi (e anche leggermente alterati, quasi "incazzati", come Zorg ne Il Quinto Elemento di Luc Besson) di avere una spiegazione. E in Notorious (così come nella realtà: basterà solamente aspettare che il "diavoletto" cartesiano faccia il suo dovere), il sistema era già caduto: solo, non l'aveva ancora accettato.
Di Federico Cantore per ComeDonChisciotte.org
28.10.2026
Federico Cantore. Tecnico IT, Laurea in Lettere Moderne e Contemporanee presso l'Università degli Studi di Torino.
Commenti (0)
Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.
Accedi per commentare Registrati