Di Nilo Vlas
Che in Italia abbia vinto, già quarant'anni fa, la mentalità piccoloborghese, è un fatto assodato. Che la mentalità piccoloborghese sia ancor più dominante nel cosiddetto "popolo del dissenso" mi sembra ancora più evidente.
Così, di fronte alle sommosse in Francia e Nord Italia, il "dissenziente" duro e puro, il più antisistema di tutti, colui che dopo la pandemia giammai si sarebbe fidato del "potere", oggi diventa un feroce difensore dello stesso. Egli non vede un'opportunità nella crisi attuale, ma ragiona unicamente in base a paure basilari e puramente egoistiche: "e se la prossima volta distruggono il MIO negozietto?", "e se la prossima volta bruciano la MIA macchina?".
Che poi questi ragionamenti sono gli stessi in base a cui, durante la pandemia, i cortei No Green Pass sono stati banditi dai centri città: perché danneggiavano le attività commerciali durante i finesettimana. E noi abbiamo accettato, remissivi, di essere relegati a fare cortei in periferia, dove a guardarci erano soltanto le mucche nei campi, perché noi "non eravamo contro i piccoli commercianti" ma contro il "sistema".
Il "dissenso" non è mai stato una vera forza antisistema: è una massa eterogenea con obbiettivi diversi (quando ci sono...), ma guidata in primo luogo dai propri interessi contingenti e immediati. Tutti i discorsi sui massimi sistemi vengono pronunciati per giustificare una presa di posizione temporanea, che poi potrà essere cambiata quando l'interesse individuale della persona è cambiato esso stesso. A dire il vero, l'unico motivo per cui il dissenziente medio è mai stato "antisistema" era per la sua paura (giustificata, ma è un altro discorso) di vaccinarsi durante la pandemia, non da una presa di posizione ideologica contro il funzionamento del sistema corrente. Che per inciso, è sia quello che ci propinava la punturina sia quello che ha importato milioni di migranti non integrabili nelle città europee.
Non c'è da stupirsi se adesso il dissenziente ha eletto a suo principale nemico il maranza: la mentalità piccoloborghese non gli permette di andare oltre l'indignazione per il sintomo della malattia, mentre per indagare l'essenza della malattia, e come queste sommosse permettano di affrontarla, al dissenziente manca sia l'immaginazione che la forza d'animo.
Così la pace sociale tra il covidiota e il novax si può dire finalmente ristabilita nell'unione contro lo straniero.
Parliamoci chiaro: non c'è niente di nobile nei saccheggi indiscriminati delle bande immigrate. L'errore è tuttavia pensare che ciò sia il problema, quando in realtà è soltanto il sintomo della malattia terminale dell'Unione Europea in generale e dell'Italia nello specifico.
Ed è un sintomo importante da cogliere: dietro ai maranza ci sono centinaia di migliaia di onesti cittadini che manifestano contro il carovita e il riarmo, fatto a spese del settore sociale. Sono persone che protestano, consapevoli o meno, contro la guerra alla Russia e il sacrificio delle giovani generazioni sull'altare dell'Unione Europea e delle sue mire accentratrici e di potenza.
Il "dissenziente" ormai "prosistema" però non vede tutto questo, accecato dalle immagini degli stranieri "in casa nostra" al punto da diventare sostenitore dello status quo che fino a ieri diceva di detestare.
Di Nilo Vlas
22.10.2026
Dario Lampa 24 ottobre 2026
Esatto! Perfetto!
Ma oggi chi è in grado o ha la volontà di organizzare e indirizzare la protesta verso un unico e giuso obbettivo? I partiti del cosiddetto "arco costituzionale" ove maggioranza e opposizione sono, a parte qualche sfumatura nel colore, due facce dello stesso sistema? I sindacati i quali (tranne le poche eccezioni) oramai sono diventati "di sistema" e in un certo qual modo paragonabili a quelli del "Ventennio" d'antan?
Come possiamo ben costatare le proteste di muovono in ordine sparso ognuna finalizzata ai propri scopi, non finalizzate a produrre un cambiamento radicale e pianificato dell'ordinamento socio/economico.
Un cambiamento guidato da gruppi consapevoli, dotati di una chiara ideologia, di propaganda e di una precisa stratetegia politica per rinnovare una società che altrimente perirebbe sotto il peso delle sue insormontabili contraddizioni.
E soprattutto un cambiamento atto a scalzare dal potere una casta delegittimata dal popolo che cerca di diffendere con la violenza (di Stato?) i suoi assurdi e illegittimi privilegi. La rivoluzione oramai è in atto e bisogna solo indirizzarla sui giusti binari!
Marchesi 24 ottobre 2026
"bisogna"
"Si deve"
Sempre la solita storia.
"Qualcuno" "deve" fare qualcosa, ma non dici mai chi.
Sempre se escludiamo "l'uomo comune" che anche qui è una figura mitologica persa nelle nebbie del qualunquismo più becero.
Poi arriva il too del top:
Hai passato anni e anni e anni a menarla con "le rivoluzioni dal basso" e adesso, inversione a 180° e ce la rimeni sostenendo che non vanno nella direzione nella quale dovrebbero andare essendo organiche al sistema.
Un capolavoro di NIENTE.
Il tutto condito da una marea di "dovute eccezioni" paracule per rispondere a chi ti fa notare che l'accostamento fra i sindacati ti oggi e il ventennio è una boiata di proporzioni epiche.
akel 24 ottobre 2026
il suo commento è proprio l'espressione del «del qualunquismo più becero»
Deheb 25 ottobre 2026
"Un cambiamento guidato da gruppi consapevoli, dotati di una chiara ideologia, di propaganda e di una precisa stratetegia politica per rinnovare una società che altrimente perirebbe sotto il peso delle sue insormontabili contraddizioni."
Questo è invece un commento "tipo" o "modello" che centra esattamente il nocciolo della situazione. Un po’ come il misto lana, va bene per tutte le stagioni.
In parole povere, se fate come diciamo noi (Un cambiamento guidato da gruppi consapevoli) siete nel giusto, altrimenti cxxxxi vostri (perirebbe sotto il peso delle sue insormontabili contraddizioni).
Siete fantastici continuate così, avete un futuro. (GUIDATO ovviamente)