Il Cuore Ribelle delle ristoratrici: “Così resistiamo all’assalto delle multinazionali”

Rosanna e Adriana, da Chivasso a Roma: cronache da una neonata società parallela

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Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

ROMA – Due universi, due società, addirittura “due civiltà”, come le definisce Rosanna Spatari della “Torteria” di Chivasso. La ritroviamo assieme a Adriana Perugini del “Cuore Ribelle”. Un ristorante ormai simbolo ed avamposto, luogo della resistenza capitolina al confinamento, a due passi dal ministero dell’economia.

Nell’antichità, proprio da queste parti – e per secoli – Divide et impera, dividi e comanda era l’imperativo della conquista e del governo. Oggi, nella lingua delle multinazionali, si chiama green pass. E spacca, frattura la collettività e le famiglie, mentre dalle tv si fomentano gli animi: gli uni contro gli altri. O meglio, tutti contro i “no vax”.

Adriana e Rosanna (rigorosamente in ordine alfabetico) sono due leonesse e non si sentono affatto in gabbia, anzi, sono i terminali di una rete di cittadini che fanno vivere le loro attività, mentre il governo dimostra coi fatti di volerle morte.

Riusciamo a lavorare grazie alla gente – dice Adriana –, quella parte di cittadinanza che definirei “realista”, ossia che cerca e trova una informazione davvero attinente alla realtà, notizie che si possono andare direttamente a verificare. Parliamo di dati ufficiali al netto della propaganda di regime”. E continua: “Ci sono persone che si sono vaccinate perchè sotto ricatto e costrette dalle proprie esigenze di lavoro e di vita, ma vogliono la libertà per tutti e continuano a venire a mangiare qui, nonostante io non chieda la carta verde. Hanno il green pass, ma non lo esibiscono neppure. Quindi, vaccinati e non, siamo in tanti. È una rete numerosa che sta crescendo”.

Rosanna, con voce ferma, fotografa le ingiustizie che ha subìto nei mesi delle chiusure forzate. Una spietata lotta di classe dall’alto verso il basso: “Il caffè che prima prendevi alla Torteria di Chivasso te lo avevano proibito, però potevi tranquillamente andare all’Autogrill di Benetton o al bar interno dell’ospedale, un franchising. Questo è un progetto criminale”.

A vantaggio di chi? Se non fosse chiaro, l’imprenditrice piemontese non lascia dubbi: “affossare la ristorazione a vantaggio delle grosse industrie, delle grandi multinazionali che poi useranno la robotica per cucinare, come già succede in Cina e Giappone. Il piatto pronto uscirà da un distributore automatico, dove per adesso puoi acquistare solo bibite”.

Era lo scorso maggio quando il rapporto regionale sulle piccole medie imprese, realizzato da Confindustria-Cerved in collaborazione con Intesa Sanpaolo, rilasciava dati impressionanti, non trascurabili neppure per Rainews24: “Rischio fallimento per il 40% dei ristoranti e un terzo degli alberghi. I due terzi tra le società che organizzano fiere e convegni a rischio default nei prossimi 12 mesi. 1,3 milioni di posti di lavoro persi (1)”.

“Andrà tutto bene”, questo era il mantra profuso dai grandi media; proprio ciò che cantavano dai loro balconi una buona parte degli italiani nella disastrosa primavera 2020, quando una grandissima fetta delle attività commerciali e di ristorazione fu forzatamente messa in quarantena.

Il Cuore Ribelle delle ristoratrici: “Così resistiamo all’assalto delle multinazionali”
© Riccardo De Luca / AGF

Arrivati a fine estate 2021, secondo Fipe-Confcommercio, si dovrebbero recuperare almeno 10 miliardi di euro: “Una crescita importante che tuttavia va interpretata sapendo che il confronto viene fatto su un trimestre in cui le aziende sono state chiuse per 48 giorni consecutivi. L’incremento sarebbe stato ben più consistente se non ci fossero state le tante restrizioni (…). Il confronto con il 2019 mostra che il fatturato del settore resta ancora inferiore del 34,4 % (2).”

Un po’ come dire: non tutti siamo tornati a vivere. E se non fossimo stati costretti a serrare, sarebbe andata molto, ma molto meglio!.

Io non ho mai chiuso, neppure davanti all’ordine dei carabinieri”. Il racconto di Rosanna si fa incandescente: “la porta del mio locale è sempre stata aperta, anche a marzo dello scorso anno, in pieno lockdown generale. E mi sono messa a studiare, soprattutto la Costituzione che garantisce il diritto al lavoro, un lavoro dignitoso tale da poter mantenere la mia famiglia. Se il governo prima ti chiude e poi non ti risarcisce i danni, tu come fai a mantenerti? Devi lavorare. Di fatto, non sei un criminale ma stai lavorando onestamente. Se non te lo permettono allora diventa dittatura, diventa una guerra e allora tu, che sei lo Stato, dovresti dichiararla ufficialmente. Invece ti scagli contro il singolo fingendo di proteggere la collettività, mentre oggi in realtà stai fomentando la guerra civile fra chi è vaccinato e chi non lo è”.

Il Cuore Ribelle delle ristoratrici: “Così resistiamo all’assalto delle multinazionali”
Chivasso (Torino)

Questa combattiva signora non è certo una terrorista degli anni ’70 o un’affiliata di al-Qaida dei primi 2000. Eppure, a seguito di alcuni aperitivi sociali promossi dalla caffetteria che hanno coinvolto, a più riprese, decine e decine di persone nel piazzale antistante la sua attività, le forze dell’ordine sono arrivate addirittura a sbarrare la vicina statale per circa seicento metri. Ben sette camionette tra carabinieri e polizia in tenuta antisommossa; ma anche guardia di finanza, vigili urbani e digos. Tutti quanti mobilitati per lei.

Incredibile ma vero: almeno cento agenti sono intervenuti per bloccare il lavoro di una torteria caffetteria, una impresa familiare che esercita regolarmente da anni in un locale di appena 50 metri quadri.

Il Cuore Ribelle delle ristoratrici: “Così resistiamo all’assalto delle multinazionali”
Rosanna Spatari

Alla fine, lo scorso maggio hanno apposto i sigilli al negozio: questo il costo della disobbedienza e della conseguente inadempienza verso multe e ordini di chiusura. Per la titolare non è una questione individuale, ma politica: “Loro puntano l’intera categoria. Vogliono chiuderci del tutto e da ottobre ci proveranno di nuovo”.

Interviene Adriana: “non vogliamo fallire, non vogliamo chiudere le nostre attività. La rete dei cittadini “realisti” sta crescendo e noi riusciamo a stare in piedi proprio grazie a loro; continueremo a lavorare con chi non accetta la “nuova normalità” imposta dall’alto.”

Due universi, due società, addirittura “due civiltà parallele” le definisce Rosanna; è davvero ciò che sta nascendo a causa dalla carta verde o green pass? “Da una parte si vive nella paura e nell’isolamento, dall’altra si ricerca il valore umano e di comunità, l’importanza dello stare insieme, una dimensione spirituale che va assolutamente coltivata per trovare consapevolezza di sé. Nessuno può dirti come vivere la tua vita e la tua sessualità. Facciano i loro esperimenti, ma non su di noi. Controllano la moneta, cioè stampano il denaro, quindi già hanno un potere di fatto illimitato. Ora vorrebbero pure il nostro corpo. Non glielo permetteremo mai”.

Il Cuore Ribelle delle ristoratrici: “Così resistiamo all’assalto delle multinazionali”
Adriana Perugini

Per la ristoratrice romana, la rete che sta nascendo è un argine che presto sarà in grado di reggere l’onda d’urto della nuova emergenza autunno invernale: “Siamo tanti, tantissimi e pronti a fare resistenza per il rispetto dei nostri diritti. Non solo imprenditori, ma anche infermieri, insegnanti, tecnici di laboratorio, assistenti odontoiatri. In tanti stanno rischiando di perdere il lavoro ma fanno opposizione con tutte le loro forze per non cedere alla dittatura. Alla tv ci fanno sembrare pochi e strampalati, ma non lo siamo. E molti di noi andranno fino alla fine.”

Sarà “Il mio viaggio italiano“. Rosanna ha sviluppato un progetto: “si chiamerà così e non sarò sola, ma saremo in tanti; partiremo in camper per il Belpaese per coinvolgere persone, cercando anche di veicolare informazione. Vogliamo raccogliere adesioni per un obiettivo comune in antitesi alla società della paura e della proibizione. La costruzione fattiva di una rete, gli albori di una società parallela dove le persone saranno libere di autodeterminarsi, dove resteremo così come siamo nati: in sintonia con la natura, cercando di disinnescare il controllo tecno-totalitario che purtroppo sarà sempre più pervasivo. Restando uniti ci sarà spazio per tutti: mai dei lasciapassare determineranno esclusione o inclusione. E chi ha scelto di vaccinarsi è benvenuto. C’è una massa critica là fuori, ma attualmente è quasi invisibile. Bisogna provare a metterla in connessione, e non virtualmente. Cercheremo insieme di costruire qualcosa di importante, di umano.”

Il sequestro della Torteria di Chivasso deciso dalla procura di Ivrea è stato un atto legittimo? Lo stabilirà la Corte di Cassazione il prossimo 9 novembre (3).

Intanto, a Milano, proprio in quella Milano dove è esploso il servizio di food delivery (4), si è appena tenuto (15 settembre u.s.) – nella sede della Borsa Valori – il primo summit multinazionale firmato Pambianco–PwC:

I settori del wine&food e la sfida della ripresa. La risposta delle aziende, della ristorazione e del retail nel nuovo contesto competitivo” (5).

Ecco la nuova frontiera, stretta alleata delle politiche di lockdown; la finanza che interroga se stessa e dibatte su come papparsi ciò che considera soltanto mercato, ma che Adriana, Rosanna ed i tanti imprenditori della loro categoria vogliono salvare: il proprio lavoro, l’economia reale, il territorio, l’identità, la tradizione italiana.

Chi sta in alto e chi in basso: ecco le “due civiltà” in guerra.

PricewaterhouseCoopers, Facebook e la compagnia Wine&Food, contro l’esercito dei “realisti”.

Quest’ultimo è più numeroso, ma diviso e frammentato, capitanato idealmente da Adriana e Rosanna. E quali intenzioni hanno? La loro risposta è all’unisono, ed è un grido di battaglia che dal “Cuore Ribelle” di via Cernaia potrebbe arrivare a scuotere Roma: “organizzarsi e resistere! ”.

Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

Il Cuore Ribelle delle ristoratrici: “Così resistiamo all’assalto delle multinazionali”

NOTE

  1. = http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Confindustria-Cerved-rischio-fallimento-per-il-40-per-cento-dei-ristoranti-e-un-terzo-degli-alberghi-39c2964e-f84d-4242-b0e3-8ea75959241c.html
  2. = https://www.fipe.it/centro-studi/news-centro-studi/item/7925-ristorazione-recuperate-perdite-per-oltre-6-miliardi-di-euro-ma-il-settore-resta-lontano-dai-risultati-pre-pandemia.html
  3. = https://www.quotidianocanavese.it/cronaca/chivasso-torteria-sotto-sequestro-per-gli-aperitivi-disobbedienti-a-novembre-la-decisione-della-corte-di-cassazione-34604
  4. = https://www.italiaatavola.net/tendenze-mercato/horeca-turismo/2021/9/3/i-milanesi-adorano-consegne-a-domicilio-per-sushi-fanno-follie/79673/
  5. = https://www.pambianconews.com/2021/09/10/mercoledi-15-settembre-il-primo-pambianco-pwc-winefood-summit-325085/

SULLO STESSO TEMA: 

“IO APRO, una lotta per il Lavoro e per l’Italia”

17.09.2021

AGGIORNAMENTO

Tolti i sigilli alla Torteria di Chivasso

Di Ivana Suerra, ComeDonChisciotte.org

Da ieri, 22 novembre, la Torteria di Chivasso non è più sotto sequestro.

Rosanna Spatari, la commerciante che aveva osato disobbedire alle norme anticontagio, potrà, pertanto, riaprire il suo locale.

L’apposizione dei sigilli era stata disposta, il 6 maggio scorso, dalla Procura di Ivrea e le operazioni di sequestro erano balzate, per giorni, all’attenzione delle cronache nazionali.

Dopo circa sette mesi, la Corte di Cassazione ha dato ragione alla titolare della Torteria ribelle accogliendo il ricorso del suo difensore, Avv. Alessandro Fusillo, il quale ha commentato in questi termini il dispositivo della Corte Suprema:

“La Cassazione ha ordinato la restituzione della Tortiera a Rosanna di Chivasso. Perché il fatto contestato non costituisce reato. Una vittoria per la disobbedienza civile, per lo stato di diritto e un importante segno di vitalità dei nostri magistrati.”

23.11.2021

link: https://comedonchisciotte.org/tolti-i-sigilli-alla-torteria-di-chivasso/

 

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