IL CONSOLIDAMENTO DELLA NORMA GLOBALE D'IDENTITA'

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blankDI JOHN MEASOR e BENJAMIN J. MULLER

Tecnologie biometriche nella politica estera e nazionale

Negli anni trenta la città spagnola di Guernica diventò il simbolo di morte e distruzione gratuite. Negli anni novanta Grozny fu crudelmente rasa al suolo dai russi, e rimase in rovine.
Il momento indimenticabile di brutalità e di sterminio sistematico è Falluya.

Jonathan Steele e Dahr Jamail,’ This is our Guernica’
The Guardian, 27 aprile 2005 (i)

Prenderanno loro le impronte digitali, si scannerizzeranno le retine e dopo riceveranno una carta d’identità che permetterà loro di girare intorno alle loro case o andare ai vicini centri di soccorso che adesso vengono costruiti. I marines saranno autorizzati ad utilizzare forza letale contro coloro che violino le regole.

Richard Engel, giornalista di NBC, 8 dicembre 2004 (ii)

La Guernica del Secolo XXI: (Dis)Ordinando luoghi

A novembre 2004 il mondo osservò – periodicamente, grazie alla messa a fuoco dello sguardo mediatico – come il Corpo dei Marines USA affrontava i cosiddetti “insorti” in una brutale battaglia a Falluya, Iraq. Con tutto il loro armamento d’alta tecnologia, le loro munizioni di precisione, ed il loro allenamento eccezionale, le forze d’occupazione fecero quasi scomparire Falluya nelle missioni di rastrellamento e distruzione. Durante il mese d’assedio a Falluya da parte delle forze statunitensi, più di 200.000 residenti fuggirono dalla città. Le forze d’occupazione congetturarono che da quelle rovine sarebbe sorta una “città modello”, riempita con un’infrastruttura di sicurezza d’alta tecnologia centrata in strategie d’identificazione biometriche per amministrare i cittadini che fossero ritornati. A coloro che tornavano prendevano le impronte digitali, scannerizzavano le retine, e davano una targhetta obbligatoria d’identità che mostrava il domicilio dell’individuo e conteneva i dati biometrici. In questo contesto, come spesso risponde il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld quando gli fanno domande pressanti sugli attuali eventi in Iraq, la distruzione gratuita di Falluya sembrava essere precisamente “quanto pianificato”. Suona risaputo dire che viviamo in tempi interessanti; non tanto risapute, tuttavia, sono le meditazioni di numerosi pensatori e scrittori contemporanei su come la politica liberale moderna incarna ciò che si conosce ogni volta di più come “lo stato d’eccezione”. Nel contesto delle norme internazionali contemporanee, e perfino del costituzionalismo, uno dovrebbe considerare fino a che punto l'”eccezione” in sé si sta trasformando in una norma della politica mondiale. In un certo senso, la distruzione gratuita del nemico è una norma appena dissimulata della modernità, e non diciamo già il susseguente riordinamento ed il ripopolamento di quegli spazi/luoghi. L’evocazione di Jonathan Steele e Dahr Jamail della distruzione gratuita di Guernica e Grozny, ricorda il commovente quadro “Guernica” di Pablo Picasso. Completamente differente da qualunque altro, quella tela ordinata per la Fiera Mondiale del 1937 a Parigi, rappresenta gli orrori dei bombardamenti di superficie; edifici contorti, animali deformati e persone mutilate, intrecciati disperatamente in una carneficina che tradisce l’ordine della forma cubista. Come si (re)introduce l’ordine partendo da un simile sconcerto?

La violenza e la crudeltà di bombardare dei civili e d’annientare una città/un luogo con simile violenza sono palpabili nella pittura di Picasso; resta pertanto un sentimento di disperazione davanti all’opprimente capacità distruttiva della modernità. Tuttavia, è praticamente un cliché la misura nella quale questa capacità distruttiva si trova in marcato contrasto col simultaneo potenziale produttivo della modernità. In certa misura imbevuta di trionfalismo statunitense, parla ai residui di un orgoglio smisurato successivo alla Guerra Fredda. Persistente nell’immaginario politico statunitense, si trova una singolare arroganza (ri)produttiva che domina; la distruzione non costituisce oramai il problema, bensì piuttosto la rapidità della ricostruzione. (iii). In realtà, propugnatori delle tecnologie biometriche in Iraq (ed altrove) affermano di risolvere problemi di spelling di nomi locali e la presunta dipendenza esagerata da interpreti, poiché i dati personali sono raccolti con relativa facilità mediante mezzi tecnologici (iv). Inoltre, diventa evidente che il potenziale della modernità ovvia alla necessità di vedersi “faccia a faccia con l’Altro” (v. le cui ramificazioni sono multiple e generalizzate.

Evidentemente, lo stato d’eccezione agisce come una condizione che facilita tanto la distruzione gratuita come gli interessi privati della ricostruzione. Solo in uno stato d’eccezione costituisce misura accettabile lo sparare sui manifestanti, ed il controllo aperto della popolazione è una condizione per la ricostruzione, quando fattibile.

In questo lavoro, consideriamo l’introduzione di tecnologie biometriche a Falluya, o più precisamente, sulle rovine di Falluya. Variazioni delle strategie di gestione e controllo imposte a Falluya proliferano in tutto l’Iraq (ed Afghanistan) causando preoccupazioni simili rispetto all’amministrazione delle popolazioni locali – e per certo la definizione della loro appartenenza (cittadinanza) alla comunità – da parte delle forze militari occupanti. In realtà, il cosiddetto “equipaggiamento automatizzato biometrico” o BAT [dalla sua sigla in inglese] è arrivato ad essere parte integrante dell’arsenale delle autorità USA. Quanto diversi sono, allora, l’utilizzo e la giustificazione dell’applicazione di tecnologie biometriche come costituenti la sicurezza interna, se paragonati col loro impiego nel raggiungimento d’obiettivi di politica estera? Argomentiamo che l’uso della biometria per la gestione della popolazione è parte contemporanea della politica (d’eccezione) basata sulla sicurezza, e sebbene sia più evidente, il caso di Falluya non è dissimile delle iniziative “interne” della sicurezza interna e del controllo di sicurezza della cittadinanza. Inoltre, ci parla dello sviluppo di una norma globale d’identità basata sulla sicurezza, sottolineando la relazione mutuamente costitutiva tra la politica interna e quella estera, o per lo meno nella destabilizzazione di nozioni convenzionali sulla separazione tra questi due campi, che si concretizza nei discorsi e nei regimi/nella conoscenza disciplinari di Relazioni Internazionali e Politiche Comparative. (vi) Inoltre, parla di un tentativo di esercitare tecnologie biopolítiche di potere, come forme di soggiogamento e di controllo/amministrazione, che da parte loro costituiscono il soggetto di tali circostanze “d’eccezione” come l’homo sacer d’Agamben.

Il lavoro comincia con una breve introduzione sullo stato d’eccezione, e fin dove l’introduzione di tecnologie biometriche rappresenta la politica dell'”eccezionalismo”. Come indica il titolo del lavoro, consideriamo che queste azioni per raggiungere la sicurezza, vale a dire l’introduzione di tecnologie biometriche, pongono l’accento sulle tendenze costituzionalizzanti, o per lo meno, sull’indifendibile differenziazione tra la politica interna e quella estera. In questo caso specifico, in modo molto simile a come la tecnologia moderna ha fatto cadere in disuso le articolazioni convenzionali di spazio e tempo, l’uso simultaneo di tecnologie biometriche come parte degli obiettivi delle strategie tanto interne, quanto di politica estera, comincia a mettere in discussione i limiti articolati d’identità e luogo. Quindi esaminiamo il caso di Falluya, che può considerarsi un esempio di ciò che succede nel caso più generale dell’Iraq, nel quale la lotta per conquistare il dominio biopolítico del potere sovrano è imposta dalle forze d’occupazione in uno sforzo per controllare la biopolitica/l’amministrazione della vita. Come risultato della violenza distruttiva delle forze d’occupazione, l’identità è riarticolata sulla base dei principi di biometria e, utilizzando il lavoro di Giorgio Agamben, alcuni iracheni sono articolati come homo sacer; cioè, i maschi tra i 15 ed i 45 anni che non ottennero l’opzione di abbandonare Falluya prima dell’assedio del novembre 2004. In questo senso, ancora esperti dell’inquietante storia di distruzione rappresentata nella “Guernica” di Picasso, la storia in questo caso è piuttosto sulla distruttività della ricostruzione, e la lotta per il potere sovrano nella sua forma biopolitica.. Concludiamo con alcune riflessioni sugli argomenti presentati, e la loro applicazione più ampia nel contesto iracheno.

L’Homo Sacer e lo Stato d’eccezione

Facendo uso del lavoro del teorico costituzionale nazista Carl Schmitt, ma anche di un patrimonio hobbesiano e weberiano, il rinascimento delle deliberazioni sullo stato d'”eccezione” si trova in lavori contemporanei del filosofo italiano Giorgio Agamben. Sebbene molti che non sono indebitati col trionfalismo che si trova in commenti posteriori al 1989 si rivoltassero verso Schmitt, mancavano alcune risonanze specifiche. In particolare, uno dei punti critici per Agamben è che lo stato d’eccezione si sta trasformando nella norma; questo portò a che diversi scrittori e pensatori polemizzassero tra di loro. Dopo gli eventi dell’11 settembre 2001 e l’introduzione successiva di legislazione antiterrorista e di strategie di sicurezza interna, tuttavia, questo argomento è molto meno radicale. Pezzi specifici della legislazione antiterrorista come la Legge C-36 in Canada, o il Patriot Act in USA, la Legge di Riforma dei Servizi Segreti e di Prevenzione del Terrorismo del 2004 (IRTPA), od anche la Legge statunitense di Sicurezza Interna del 2002, includono appena qualche clausola di decadenza quando non sottomettono tutto il corpo della legislazione ad una simile clausola. Di particolare importanza, è il come tali clausole di decadenza diano una certa transitorietà a poteri eccezionali o d’emergenza. Mentre il sovrano potrebbe certamente prendere qualcosa della massima di Schmitt: “il sovrano è quello che decide l’eccezione”, questa non significa che gli si dia un potere di carta bianca. Se così fosse, i poteri eccezionali non sarebbero più “eccezionali”, bensì la norma, o quello che viene qualificato come stato permanente d’eccezione. La domanda è, pertanto, che cosa conferisce allo stato d’eccezione la sua permanenza, e quali sono le implicazioni per i membri della comunità politica di questo stato d’eccezione?

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D’altra parte, per continuare l’esempio d’Agamben, lo stato d’eccezione appare nell’intersezione tra ciò che è legale e ciò che è politico, una guerra civile, un’insurrezione, una resistenza armata. (vii) Lo stato d’eccezione inoltre è il risultato di una “crisi politica”, e ciò indica che dovrebbe essere inteso in termini politici e non su basi giuridico-costituzionali. (viii) Per Agamben particolarmente sfidante circa lo stato d’eccezione è la forma nella quale funziona in una zona di “indecisibilità”, ovvero quella che lui ed altri hanno definito “zona d’indistinzione”. (ix) Come il sovrano è contemporaneamente la legge ed è fuori dalla legge, e conseguentemente ha il potere di sospendere la legge, esiste una specie di sanzione legale per lo stato d’eccezione che è extra-giuridica. Per ciò, come sostiene Agamben, lo stato d’eccezione riceve un certo status legale, così come la nozione di “guerra civile legale” che esplora. (x) Inoltre, e forse è la cosa più importante in quanto a che la trasformazione dello stato d’eccezione si converta nella norma, è come i poteri eccezionali, o gli stati permanenti d’emergenza, si trasformano in tecnologie importanti di controllo governativo. Qui Agamben segnala correttamente, lo stato d’emergenza non è sempre dichiarato apertamente in un senso tecnico, e nonostante ciò emendamenti e cambiamenti statutari che avvengono in un secondo piano parlano direttamente della permanenza dello stato d’eccezione. (xi) Inoltre, la sospensione dei poteri legislativo e giudiziario convenzionali e la concentrazione e centralizzazione del potere nelle mani del nucleo esecutivo, costituiscono lo stato d’eccezione. I modi in cui questa condizione si infiltra in statuti occulti che sono conservati, pronti per uscire alla luce quando richiesti, ed il modo generale in cui questo stato d’eccezione sembra essersi convertito in una tecnologia effettiva di comando per governi contemporanei enfatizzano la permanenza dello stato d’eccezione. Gran parte di questo si relaziona direttamente col punto di Michel Foucault che la politica moderna è biopolitica, in quando il potere sovrano si preoccupa in una misura molto maggiore del controllo della vita come tecnologia particolarmente importante del potere. (xii) Come segnala Foucault:

La biopolitica tratta della popolazione, con la popolazione come problema politico, come un problema che è contemporaneamente scientifico e politico, come un problema biologico così come un problema di potere. (xiii)

Per Giorgio Agamben, quello che è particolarmente importante nella tesi di Foucault è il modo in cui si comprende il senso della trasformazione verso la biopolitica ed il “controllo della vita”. Di qui il diálogo d’Agamben sulla “forma di vita” ed i poteri che costituisco in molteplici forme di vita come la “forma di vita”. In altre parole, sembra impossibile isolare la “vita nuda” dalla “forma di vita” che è la vita politica. (xiv)

Dato che i suoi abitanti [dell’editto] sono stati spogliati d’ogni status politico e ridotti completamente alla vita nuda, l’editto è anche lo spazio biopolítico più assoluto che sia stato mai creato – un campo nel quale il potere non confronta un’altra cosa che la pura vita biologica, senza nessuna mediazione. (xv)

In questa “zona d’indistinzione” che è lo spazio politico dell’eccezione, l’homo sacer o uomo sacro si fa indistinguibile dal cittadino. Di lì, allo stesso modo come la “zona di in distinzione” è eccezionale – extra-giuridica – anche la soggettività degli abitanti è extra-giuridica, dal momento che vengono privati dei diritti e prerogative fino all’estremo che commettere qualsiasi atto contro di loro non sembra oramai essere un crimine. (xvi)

Secondo la nostra analisi, se Falluya è certamente uno spazio/luogo d’eccezione – in termini più ampi potremmo arguire che l’Iraq nel suo insieme è sommesso ad uno stato d’eccezione, come lo è lo spazio interno degli USA sotto le condizioni della guerra contro il terrore, ciò che sottolinea ancora di più la mutua relazione costitutiva tra la politica interna ed estera – allora in che misura gli abitanti sono homo sacer? Considerando gli elementi specifici del caso di Falluya, sebbene non tutti gli abitanti siano chiaramente articolati come homo sacer, certamente coloro che sono percepiti come più minacciosi per i forze occupanti sono presentati come tali. Inoltre, la nostra analisi sottolinea la misura in cui l’applicazione di tecnologie biometriche da parte di forze dirette dagli USA è per lo meno un fattore contribuente a questa (ri)articolazione degli iracheni od in questo caso degli abitanti di Falluya come homo sacer, o potrebbe certamente essere una condizione necessaria sebbene insufficiente per questa (ri)articolazione in particolare. Prima di discutere del caso specifico di Falluya, tuttavia, vediamo alcuni brevi parole sulle tecnologie biometriche e sugli aspetti specifici d’applicazioni contemporanee in Iraq ed Afghanistan.

Biometria ed il BAT

Le tecnologie biometriche includono la misurazione delle caratteristiche fisiologiche, generalmente in forma digitale. (xvii). La gamma di caratteristiche fisiche presumibilmente misurabili sembra illimitata, per lo meno secondo la bibliografia dell’industria. Le applicazioni biometriche più comuni sono il riconoscimento della fisionomia relazionata con la scannerizzazione del viso, dell’iride, della retina, ed il rilevamento delle impronte digitali in forma digitale. Queste applicazioni biometriche convenzionali rafforzano la nozione del corpo come un’entità solida, stabile, della quale parti definibili e quantificabili possono essere sottoposte a misurazioni. Tuttavia la cosiddetta “biometria esoterica” non include solo gli aspetti unici del corpo, ma anche la fisiologia reale che, in mancanza di un’espressione più adeguata, misura la “produzione” del corpo. La biometria esoterica comprende: termografia facciale (il modello del calore del viso causato dal caratteristico flusso del sangue sotto pelle); DNA; odore corporeo (la misurazione di “volatili”: le sostanze chimiche che producono odore); modo di camminare; dinamica del piede (che considera non solo il volume del piede, bensì la dinamica, come l’analisi della pressione relazionata con la forma del piede, la “geometria del piede” considerando il ritmo dei passi, e la “dermatoglífica”, che utilizza la misurazione della protuberanza dell’orma per misurare l’attrito. (xviii). La ragione per offrire alcuni esempi di biometrica esoterica non è semplicemente il peso del suo impatto, bensì sottolineare la visione e la credenza nel “corpo come contrassegno”, che impregna l’industria della biometria e la relativa letteratura. Mette anche allo scoperto la visione a lungo termine dell’industria e dei suoi propugnatori, che indicano la loro fede nella necessità ininterrotta di tecnologie biometriche, e delle loro (ri)soluzioni adeguatamente futuriste per quelle necessità.

Sembrerebbe che le possibili applicazioni della biometria, abbiano come unico limite l’immaginazione. Le tecnologie biometriche sono state generalmente impiegate nel settore privato, ad esempio in luoghi d’alta sicurezza come le istituzioni finanziarie, con lo scopo di assicurare installazioni nucleari o chimiche, o per la sicurezza di prodotti speciali, quali i narcotici richiesti dagli anestesisti. Le tecnologie biometriche non sono nemmeno estranee alla sfera panóptica della vigilanza, utilizzate in modo consistente per investigare il vai e vieni d’impiegati in grandi istituzioni. I dibattiti contemporanei sulle applicazioni della biometria dipendono da alcuni fenomeni molto particolari dell’età contemporanea dell’informazione e del contesto di sicurezza posteriore al 11-S.

Gli eventi dell’11 settembre 2001 ebbero indubbiamente un impatto sull’industria della biometria, anche solo per il fatto che aprirono una finestra politica per i legislatori che già la stavano appoggiando. Tuttavia, facendo molto di più che predicare a coloro che già erano convertiti, le tecnologie biometriche furono presentate strategicamente come panacea per i problemi di sicurezza nel mondo posteriore al 11-S. Aggrappati al paradosso tra la sicurezza delle frontiere ed i corpi e gli imperativi dell’economia liberale globale, gli Stati si mostrarono concordi con la rappresentazione del problema della sicurezza che l’industria della biometria articolò con tanta rapidità. (xix)

Le applicazioni della biometria proposte col proposito di assicurare le frontiere ed i corpi sono generalmente passaporti, visti, carte di residenza permanente e nazionali d’identità, biometrici o preparati per la biometria. L’enfasi generale è posta sui Documenti di Viaggio Leggibili dalle Macchine (MRTD, secondo la sigla in inglese) che si presuppone contribuiscano ad un aumento dell’efficienza ed ad una maggiore sicurezza, soddisfacendo così i doppi requisiti dell’imperativo del libero movimento dell’economia globale e dei supposti imperativi di sicurezza successivi al 11-S. In tutti questi dibattiti, tuttavia, sembra generalmente che l'(im)possibilità di rendere sicuri i corpi e le frontiere cada fuori dallo spazio della politica della biometria. Come sostiene Simón A. Cole basandosi sulle sue supposizioni sulla sicurezza del corpo in sé, tutto questo progetto potrebbe, in realtà essere mal orientato:

Certamente il corpo stesso può diventare un modo abbastanza antiquato di definire l’individuo. Un’ampia varietà di nuove tecnologie – rideterminazione del sesso, ciberspazio, intelligenza artificiale, chirurgia plastica, trapianto d’organi, etc. – mirano tutti al fine della nozione del corpo della Secolo XIX, come un’entità solida, stabile e l’arrivo di un una certa nuova concezione dei corpi come mutabili e flessibili. potremmo smettere di pensare a noi stessi, o di identificarci, strettamente come corpi fisicamente singoli e cominciare a pensare a noi com’entità più eteree per le quali i corpi e le parti corporee sono solo risorse. (xx).

Benché ci siano forme in cui le affermazioni di Cole potrebbero mettere in dubbio l’introduzione e le affermazioni della biometria, l’introduzione di questa potrebbe essere interpretata anche come fattore contribuente a quella descrizione un po’ feticistizzata del corpo. In altre parole, se il corpo si trasforma in contrassegno, cessa d’essere corpo? (xxi). Gli studi e le relazioni commissionate dal governo, ed i fori pubblici, generalmente mantengono il silenzio davanti a tali temi.

Continuiamo con argomenti di forma presentati da Robert Putnam ed altri. Yale Ferguson e Richard Mansbach sostengono che la separazione tra la politica interna ed estera è sempre di più insostenibile; le politiche interne influenzano gli affari internazionali, e viceversa (xxii). Con questo fine, le strategie biometriche verso la (re)articolazione del corpo come contrassegno e la salvaguardia della sicurezza/criminalizzazione generale di ciò che Agamben definisce come “la vita nuda” o perfino lo stesso homo sacer sembrano rafforzarsi vicendevolmente negli spazi della politica interna ed estera. Nello spazio interno, la nuova relazione biopolitica “normale” tra il cittadino e lo Stato permette al potere sovrano la capacità di appropriarsi di registrare la vita biologica dei corpi. (xxiii) Nello spazio “internazionale” la biometria sta diventando lo strumento ogni volta più potente nel campo di battaglia del giorno: la guerra contro il terrore. Invece di semplicemente “amministrare il campo di battaglia” nel senso strategico classico della parola, le tecnologie biometriche servono per limitare il campo della politica, nel quale il cittadino si trasforma sempre di più in un sospetto, o come direbbe Agamben, homo sacer, che può essere legittimamente sottomesso a tali tecnologie disciplinari. (xxiv) Nel caso dell’Iraq e dell’Afghanistan, lo Strumento Automatizzato di Biometria, anche conosciuto come BAT [dalla sigla inglese], è impiegato in ogni teatro d’operazioni al fine di mantenere un database su insorti terroristi, lavoratori locali, detenuti. (xxv) Come la nozione di Simón A. Cole di “identità sospette”, o in modo più adatto, l’homo sacer d’Agamben, l’individuo è privato di diritti e prerogative, e può essere legittimamente dominato, controllato, disciplinato, e perfino distrutto. Come indicano le categorie enumerate, i terroristi si trovano nella stessa categoria dei lavoratori locali, poiché si persegue un controllo generale dell’identità, nel quale le soggettività dei danneggiati sono, (ri)articolate come homo sacer; possono essere arrestati, ammazzati a revolverate, torturati, sono ormai corpi spogliati nella zona d’eccezione dell’indistinzione. Della stessa rilevanza in questo caso è la proliferazione dell’uso di queste misure, per non parlare della rapidità con la quale possono essere impiegate.

Secondo rapporti del Corpo dei Marines USA, il sistema BAT è efficace, mobile e facile da utilizzare.

Nel giro di secondi un marines che lavori in una porta o punto di controllo può raccogliere dati biometrici di un individuo, cercare nel database del computer, e cercare una coincidenza nel database. “Il successo del BAT deriva dalla relativa facilità di raccogliere dati biometrici di buona qualità e quindi passare a cercare una persona cui corrispondano quei dati”, disse Jon E. Davis (xxvi)

Il sistema utilizza la scannerizzazione dell’iride, prendendo l’immagine digitale dell’occhio e conservandola nel database con altre informazioni personali e la storia personale rilevante. A parte la presunta affidabilità dei dati biometrici raccolti, la capacità di eludere perfino un gesto superficiale verso la sensibilità culturale si nota quando si elogiano le virtù del BAT.

La biometria risolve anche l’attuale problema di uniformare l’ortografia dei nomi locali che spesso esiste persino quando c’è un interprete. La maggioranza dei marines che lavorano alle postazioni possono imparare come operare col sistema in questione di giorni (xxvii)

Invece di affrontare faccia a faccia l’Altro, uno può evitare di farlo in qualsiasi modo sostantivo mediante tali misure, poiché l’Altro è semplicemente riarticolato mediante applicazioni biometriche nell’identità sospetta. Inoltre, le possibilità produttive di simili incontri faccia a faccia sono sradicate; esigono troppo tempo, richiedono troppo investimento culturale e rispetto per la conoscenza locale di fronte alle “nuove” misure biopolítiche “normali” dello Stato. Bisogna ricordare che la maggioranza dei marines possono imparare ad operare il BAT nel giro di pochi giorni; comprendere la complessità delle identità locali richiede molto più tempo. Per tornare girare a “Guernica” di Picasso, questo sembra essere il vero orrore della distruttività della guerra contemporanea: non l’annientamento di strutture ed il bombardamento dell’infrastruttura, bensì la razionalizzazione della conoscenza di fronte alla riarticolazione dell’identità.

Falluya: luogo “eccezionale” e la creazione dell’homo sacer.

L’invasione statunitense e la distruzione quasi totale di Falluya nel novembre del 2004 cercarono di creare uno spazio d’eccezione straordinariamente potente all’interno dell’Iraq, conformato dalla politica USA. Marines statunitensi assaltarono la città utilizzando bombardamenti aerei e forze terrestri in uno sforzo per pacificare Falluya ed i suoi abitanti, per debilitare l’appoggio alla resistenza, al fine di imporre il controllo centrale per le elezioni nazionali pianificate per il 30 gennaio del 2005. È risultato particolarmente difficile investigare la natura del nuovo ordine geopolitica – e le strategie biopolítiche associate con questo – poiché le autorità USA, agendo come sovrani de facto con l’occupazione dall’Iraq, ostacolarono un’osservazione indipendente dell’attacco e delle azioni successive e la situazione generale della sicurezza nel paese continuarono il loro deterioramento, impedendo persino un’investigazione irachena indipendente od una umanitaria internazionale. Tuttavia, rapporti indicarono che si utilizzò in modo generalizzato fosforo bianco, attacchi e chiusure di ospedali all’interno la città, in un sforzo per sopprimere relazioni di testimoni oculari sul tipo e sulla gravità di ferite e di morti, e per implementare un stretto controllo biometrico degli abitanti della città.

È difficile situare Falluya nel contesto della politica irachena e la sua esperienza con le forze d’occupazione per identificare la sua collocazione all’interno dei disegni dei pianificatori della politica per l’Iraq. La sua esperienza trascorsa aveva condotto quelli che prendono le decisioni in USA a vedere Falluya come uno spazio che richiedeva la “sospensione della norma”. Emerse come un spazio di in-distinzione tra ordine e disordine dentro il quale un potere sovrano decide il confine tra la vita e la morte e dove, partendo da quel confine, cerca di mettere ordine in quello che si trova “fuori”. Falluya, con la su prolungata storia di resistenza contro il potere centrale, magnificato soltanto dalla sua esperienza con l’occupazione statunitense, aveva indubbiamente rifiutato i tentativi statunitensi di controllare la città. Questi tentativi portarono al fatto che le forze militari USA la identificassero ogni volta di più come unica ed eccezionale per il suo ruolo nella resistenza.

Tuttavia, l’opposizione di Falluya alle azioni USA, ed il ruolo dei suoi abitanti all’interno della resistenza erano relazionati più con l’ubicazione geografica e la composizione storica della popolazione della città. Situata in un crocevia del fiume Eufrate, la strada Amman-Baghdad, ed il corridoio nord-sud che collega la penisola arabo-occidentale con Mossul ed Aleppo al nord – un’antica rotta commerciale – Falluya era stata un nodo importante nello sviluppo dei flussi di commercio e cultura tra molteplici società. Secoli di flussi matrimoniali, tribali e commerciali avevano cementato una cultura locale che ebbe grande prosperità negli impetuosi giorni dello sviluppo iracheno grazie all’influsso dei petro-dollari. La sua precoce accettazione di salafiti e perfino di varietà wahabite di pensiero islamico dal Nejd al sud e la sua adozione di vincoli commerciali e culturali con Mossul ed Aleppo, crearono una visione del mondo diversa da quella di Baghdad. Sotto una dittatura baathista dichiaratamente laica Falluya resistette al controllo centrale ed alle tendenze moderniste che derivavano dai ministeri di Baghdad. Come tutto l’Iraq soffrì sotto i bombardamenti aerei della guerra del 1991.(xxviii) e le privazioni e la devastazione umana provocate dalle sanzioni economiche tra il 1990 ed il 2003.

Tuttavia, quando avvenne l’invasione statunitense nel marzo del 2003, Falluya rimase fuori dai principali combattimenti così come dalle incursioni delle forze d’occupazione statunitensi nella città propriamente detta. Alla caduta di Saddam, i dirigenti tribali locali espulsero i funzionari del Partito Baath locale, stabilirono il controllo locale della città, impedirono i saccheggi e selezionarono il filo-statunitense Taha Bidaywi come nuovo sindaco della città. Le forze USA non entrarono nella città fino all’aprile del 2003, azione che eliminò parte della buona volontà, specialmente perchè molti in città avevano sperato che l’esercito USA rimanesse fuori. Scontrandosi con l’emergente resistenza in tutta la provincia di Anbar le forze USA lavorano con Bidaywi e stabilirono la “Forza di Protezione di Falluya”, composta da uomini di Falluya, per mantenere l’ordine nella città ed aiutare a combattere la resistenza. Il 28 aprile del 2003, una folla di 200 giovani si riunì davanti ad una scuola locale nella quale le forze USA avevano stabilito la loro base operativa in città, per protestare in generale contro la presenza delle forze USA in città, ed in particolare affinché liberassero la scuola e le lezioni potessero cominciare. Questo portò ad un litigio nel quale morirono 15 civili iracheni e dozzine furono feriti dagli spari statunitensi. Continue proteste, provocate dalla crescente collera per il dispiegamento delle forze USA all’interno della città, obbligó una reubicazione nei dintorni della città, ma riorientò anche la tradizionale opposizione di Falluya contro il controllo esterno verso l’opposizione verso gli ordini governativi tirannici statunitensi.

L’ubicazione strategica della città all’interno della provincia Anbar, centro della crescente opposizione insurrezionale all’occupazione del paese da parte degli USA, causó una crescente azione militare USA nei villaggi e nelle città circostanti. Questo portò l’apparato comunitario fortemente compenetrato, vincolato da legami di matrimoni, clan e tribù, ad un contatto intimo con il conflitto. Falluya ed i suoi paraggi fornivano agli insorti agli insorti accessi e vie di trasporto critiche per l’occupazione militare USA e le sue incarnazioni politiche – l’Autorità Provvisoria della Coalizione ed il Consiglio Governativo Iracheno [CPA e IGC, dalle sigle inglesi]. Inoltre, la comparsa di elementi della jihad islamica all’interno d’un movimento insurrezionale ogni volta più diverso – dipinto come “combattenti stranieri” dai militari USA – si fuse con lo storico carattere islamista della città per renderla uno scenario indulgente verso tali combattenti – reali od immaginari. La voce crescente dell’Associazione degli Eruditi Mussulmani (Hayat Al-Ulama Al-Muslimin) un gruppo con base a Falluya che rappresenta circa 3.000 moschee in tutto l’Iraq, solamente incrementò la percezione.

Il 31 marzo 2004, insorti a Falluya ammazzarono quattro contrattisti privati di sicurezza che lavoravano per la Blackwater Security USA. Gli insorti scomparvero rapidamente dopo l’attacco e dopo un gruppo di giovani locali cominciò a colpire con tiri di pietre i veicoli ed i corpi, finendo per appendere i resti smembrati da un ponte sulla strada. Le immagini dei cadaveri e del trattamento che ricevettero, ebbero un’immensa copertura mediatica in tutto il mondo, e le forze militari USA reagirono rapidamente accerchiando e ponendo in quarantena la città.

Quando il municipio non poté, o non volle, identificare e consegnare i responsabili dell’atto, le forze USA lanciarono un attacco contro la città il 4 aprile 2004. L’attacco contro la città incontrò una feroce resistenza e dopo vari giorni di combattimenti gran parte della città non era sotto controllo militare USA Gli attacchi contro moschee da parte delle forze USA che li identificarono come obiettivi militari legittimi per il loro uso da parte degli insorti, e l’attacco contro un’importante popolazione urbana, provocarono l’espansione dell’urgenza tanto nella sua cornice geografica – del sud di Baghdad a Mossul e nell’effetto letale degli attacchi contro le forze USA e gli amministratori iracheni selezionati. Con una crescente riprovazione irachena ed internazionale dell’attacco, i militari USA dichiararono il cessate il fuoco il 9 aprile, e le negoziazioni risultanti tra dirigenti della città e Baghdad sfociarono in un accordo formale dichiarato il 19 aprile 2004. L’intento delle forze della coalizione di riconquistare il controllo di Falluya, battezzata dai pianificatori militari “Operazione Risoluzione Vigilante”, portò a più di 40 militari USA morti ed i calcoli di morti iracheni nell’attacco vanno da 271 (secondo il Ministero della Sanità dell’Iraq) a 731 (secondo Rafie al-Issawi, direttore dell’ospedale della città). Il fallimento dei militari USA nella pacificazione della città la convertì in un símbolo della varietà specifica della identità irachena ed in un centro locale concreto di resistenza all’occupazione USA. Dichiarazioni di militari e di politici USA lasciarono la marcata impressione che l’assalto fu una rappresaglia per l’attacco contro il personale della Blackwater, piuttosto che parte di una strategia più grande di lotta all’insurrezione o per imporre l’applicazione del diritto in tutto l’Iraq. (xxix) La visione delle azioni USA come reazionarie, dominó in modo crescente la copertura mediatica degli avvenimenti in Iraq. Il fatto che non siano riusciti a presentare evidenza del possesso di armi di distruzione di massa in Iraq, debilitò la giustificazione – e la base legale – per l’invasione, la tortura e la detenzione di migliaia di iracheni innocenti, fece sì che le autorità USA apparissero vendicative di fronte alla resistenza, ed il lancio dell’attacco contro Falluya che distrusse un paesaggio urbano ed i suoi abitanti per amministrare una rappresaglia contro un pugno d’insorti che presumibilmente si trovavano tra essi – vendicativo e gratuito nella sua distruzione. Tuttavia, le autorità USA non abbandonarono i loro sforzi contro Falluya. La crescente insurrezione, e le sue varianti islamiste accrebbero soltanto l’importanza della posizione di Falluya di fronte agli occhi delle autorità d’occupazione. Erano necessarie una giustificazione ed un progetto alternativo per imporre il controllo militare USA su Falluya. Sette mesi più tardi, dopo le crescenti attività insurrezionali in tutta la provincia di Anbar, e con la copertura nominale del governo ad interim “sovrano” iracheno di Iyad Allaui, le forze USA tornarono ad assediare e ad invadere la città. Col nome di “Operazione Furia Fantasma” dato dalle forze USA e al-Fajr (l’Alba) dai partecipanti iracheni, l’attacco contro la città cominció il 7 novembre 2004.

Durante la settimana che precedette l’attacco, si esortarono civili e non-combattenti ad evacuare la città e circa 200.000 dei 250.000 residenti della città fuggirono in esilio come sfollati interni (IDP, dalla sigla in inglese), senza aiuti da parte del governo o dell’occupazione. In quest’azione, reclamizzata come gesto umanitario delle forze USA, si trovava la base di un nuovo Iraq così come lo strutturava l’occupazione. Perché, dal momento che le pressioni internazionali e regionali fermarono la mano dell’azione militare contro la città nell’aprile del 2004 su basi umanitarie, ciò che impediva la sconfitta militare della resistenza era il fatto che le autorità USA non riuscirono a decifrare e sbaragliare l’articolazione dell’identità degli abitanti di Falluya: la rete di connessione tra gruppi locali affini ed i legami famigliari, linguistici ed altri marcatori d’identità che permettevano alla popolazione di mantenere un senso del proprio luogo e della propria solidarietà. Sarebbe necessario rompere quella solidarietà per spezzare il consenso tacito alla resistenza in Anbar.

Facendolo, tuttavia, si richiedeva la creazione di nuove identità, create per le necessità della logica straniera implementata mediante l’uso della forza. Gli abitanti di Falluya vennero sistematicamente divisi in quattro categorie definite. Donne, bambini, ed anziani sarebbero stati trasferiti in un luogo sconosciuto – non si presero misure umanitarie né dà parte delle forze militari USA né da parte delle autorità irachene a Baghdad. Identificati nominalmente come “iracheni” dovevano rimanere da un lato mentre si procedeva alla pulizia degli elementi non-iracheni in Falluya e quindi tornare per “votare” nelle elezioni per scegliere rappresentanti e confermare la loro condizione di “nuovi iracheni”. I non-combattenti che non potessero o non volessero andarsene dovevano evitare ogni contatto fuori delle loro case, sopravvivere senza acqua potabile né elettricità, che furono tagliate prima dell’invasione, e con i pochi alimenti che potessero ottenere. Persi davanti ai capricci della fortuna, la loro sopravvivenza fu abbandonata poiché le “regole di combattimento” stipulate dalle forze d’invasione, espandevano la loro portata letale. Questi non-combattenti, sfollati nella periferia della città ed abbandonati sotto le macerie delle loro case, furono designati come i “nuovi iracheni” ed affinché fossero la personificazione di ciò per cui combattevano le forze USA – per la loro qualità di iracheni, sua prossima identità democratica. Il ritorno in città – alle case ed alle vite degli abitanti di Falluya – venne predicato sulla base dell’eliminazione del vecchio e l’accettazione della nuova identità biometricamente catalogata e determinata.

Combattenti, insorti, combattenti stranieri, combattenti della jihad, e residui del regime dovevano essere eliminati di Falluya – estirpare il “vecchio Iraq” – l’identità non sarebbe più formata dal linguaggio, dalla storia, dall’architettura (in una città conosciuta come la “città delle moschee”), o legami di famiglia, clan o tribù – bensì l’uso di informazione biometrica, ottenuta con precisione tecnologica antisettica, determinerebbe chi era iracheno, e tutti gli altri occorreva ammazzarli. Non determinerebbero oramai l’individuo od il collettivo i marcatori di identità per decisione propria, bensì questa sarebbe loro impiantata dalle autorità dell’occupazione. Il nuovo sovrano colorerebbe i suoi sudditi; eliminerebbe l’alternativa, il passato, l’indecifrabile – l'”altro”. In nessun altro caso ciò fu tanto evidente come in quello di un gruppo finale non identificato dalle autorità USA, che era quello dei maschi tra i 15 ed i 45 anni, che erano non-combattenti per decisione propria. Furono rifatti per forza del loro genere ed età come homo sacer e non poterono abbandonare la città. Colpevoli del crimine di esistere come “vecchi iracheni” capaci di sfidare il nuovo ordine – benché avessero deciso di non farlo – li si escluse dalla società ed il sovrano di fatto revocò tutti i loro diritti come cittadini, certamente come esseri umani. Giorgio Agamben identificò come maschi santi homo sacer gli individui ai quali non si applicava oramai il diritto romano. L’immagine specchio dell’homo sacer sovrano fu escluso dalla validità della legge, permettendo che fosse morto per chiunque – la sorte esatta dei maschi iracheni tra i 15 ed i 45 anni a Falluya. Agamben segnala che dalle sue origini, il diritto ha mantenuto il potere di definire ciò che era “vita nuda” mentre al suo tempo guadagnava potere su questa trasformandola in soggetto del controllo politico. Il potere della legge attribuiva al sovrano la capacità di separare attivamente i cittadini (esseri politici) dagli esseri umani (“vita nuda”). Nella Falluya del 2004. la zona d’eccezione creata dalla forza militare sovrana USA – l’applicazione della legge in se’ – è tenuta in sospeso.

Dopo diverse settimane di intensi combattimenti, le autorità USA e dell’Iraq invitarono i cittadini iracheni a tornare. Alcuni arrivarono per recuperare i loro averi abbandonati nella fretta di partire, altri per valutare la fattibilità di tornare nelle loro case, ma la maggioranza restò lontano. Non essendo disposti a ritornare alla nuova realtà creata al posto della loro realtà precedente, non disposti ad accettare le restrizioni di un’identità biometricamente determinata, ed incapace di vivere nella devastazione della “nuova” Guernica, il popolo di Falluya si trova ora disperso nel paesaggio iracheno. L’attacco militare contro la città la ridusse a macerie e disperse i suoi abitanti, lo sforzo per riorientare o ricostruire l’identità politica localizzata fallì. Le connessioni con l’antica società – tribù, clan, famiglia, linguaggio, architettura, fede ed ideologia – vinsero sui tentativi dell’autorità dell’occupazione di creare un “nuovo iracheno”. In modo molto simile a come Gilles Deleuze e Félix Guattari articolano lo Stato come una “macchina di scrittura di copioni” che “sovra-codifica” forme alternative di codificare i corpi ed i territori (xxx) le forze USA, come agenti dello Stato, hanno cercato di “catturare” il popolo iracheno. Queste forze non possono avere accesso alla conoscenza ed alle tassonomie locali che formano l’identità le cui radici si trovano nell’antica società; pertanto, dipendono dai metodi statali di cattura. Inoltre, la soggettività o la soggettivizzazione di fronte allo Stato sono frequentemente abbastanza seduttive, poiché la disputa dell’esistenza all’interno un’organizzazione politica statale può essere in sé un modo mediante il quale si viene costituiti come “soggetti”. Come nel caso dei soggetti indígeni in Nordamerica, solo quando la loro stessa esistenza all’interno dello Stato è messa in discussione, arrivano ad essere costituiti come soggetti indigeni, e si rivela la capacità dello Stato come “macchina di cattura”. Le ramificazioni a lungo termine di simili tentativi continuano ad essere aperte nel caso che esaminiamo, ma la lotta tra i “codici” localizzati d’identità, lo spazio, i corpi ed i territori e le capacità di “sovra-codificazione” dello Stato è un aspetto critico dell’impatto materiale delle forze d’occupazione dirette dagli USA in Iraq.

Conclusioni.

In un certo senso, i problemi presentati in questo lavoro, si situano all’intersezione di vari problemi, dilemmi e letterature. Il caso materiale diretto dell’applicazione di tecnologie biometriche da parte delle forze dirette dagli USA in Iraq, occulta la complessità che soggiace a quest’applicazione /decisione strategica. Per la sua importanza storica, religiosa e strategica, le particolarità di Falluya come studio di un caso complicano le cose. La misura in cui il discorso che circonda l’applicazione di tecnologie biometriche è offuscato da preoccupazioni d’efficienza, rendimento, ed articolazioni specifiche di “sicurezza”, occulta il suo ruolo nelle ossessioni biopolítiche della recente autorità statale moderna, e del ruolo dello Stato come “macchina di cattura”. Alla fine, come la questione del potere sovrano nel senso weberiano nel migliore dei casi è ambigua nella situazione irachena, e si fa più tenebrosa col passare del tempo, le condizioni dello stato d’eccezione che amplificano la sovranità e ricostituiscono individui homo sacer è alla stesso tempo urgente ed inquietante.

Nel nostro lavoro, agiamo per esplorare la misura in cui l’applicazione di tecnologie biometriche dalle forze dirette dagli USA costituisce una parte importante della costruzione che costituisce al tempo stesso lo Stato sovrano d’eccezione come macchina di cattura, e che nel farlo, realizza tentativi per riarticolare /sovra-codificare gli iracheni, o in questo caso specífico, gli abitanti di Falluya come homo sacer. In termini di meccanismi biopolítici di disciplina e gestione, la ricostituzione di cittadini come homo sacer fortifica il potere cittadino nello stato d’eccezione, e permette atti extra-giuridici che oramai non sono considerati come un crimine. Per tanto, non sono solo tentativi fatti per sovra-codificare le conoscenze e tassonomie locali d’identità associata all’antica società, ma facendolo si (ri)articolano corpi e territorio, nell’ambito extra-giuridico dello stato d’eccezione; l’applicazione efficiente di tecnologie biometriche agisce semplicemente come la condizione materiale dalla possibilità per quest’azione. La domanda importante in termini umani, è quanto, successo o meno abbiano avuto tali azioni e l’abbiano attualmente.. Come rivela Guernica di Picasso, benché si possa dire molto sull'(ir)razionalità della guerra, la sua distruttività e la risultante sofferenza umana sono fondamentali.

Note

i Citato in Milan Rai “Turning Point Fallujah: How US Atrocities Sparked Iraqi Resistance” Electronic Iraq 4 maggio 2005 http://electroniciraq.net/news/1947.shtml (accessed 9 May 2005)

ii John Lettice:’ Marines Corps deploys Fallujah biometric ID scheme’ The Register http://www.theregister.com/2004/12/09/fallujah_biometric_id/print.html (consultato il 10 dicembre 2004)

iii Joxie – Rumsfeld Doctrine; creation of chaos…

iv Cpl. Chris Prickett, II Marini Expeditionary Force,’ Coming to your town soon? Tracking locals with the BAT of an eye’ Marini Corps News 28 marzo 2005 http://www.usmc.mil/marinelink/image1.nsf/lookup/2005327113726?opendocument (consultato l’11 maggio 2005)

v Vedi Emmanuel Levinas…

vi Sul ruolo della distinzione tra la politica interna ed estera rispetto alla conoscenza disciplinare di IR e CP, da una prospettiva critica si veda: David Campbell”: Writing Security: United States Foreign Policy and the Politics of Identity”, Manchester: Manchester University Press, 1992,; Yale H. Ferguson & Richard W. Mansbach:’ Political Space and Westphalian States in a World of’ Polities’: Beyond Inside/Outside’, Globale Governance Vol. 2, No. 1 (1996), pp. 261-287; Jim George”: Discourses of Globale Politics: A Critical, Re)Introduction of International Relations” (Boulder) CO: Lynne Rienner Publishers, 1994,; Michael J. Shapiro:. Methods and Nations: Culturale Governance and the Indigenous Subject, New York: Routledge, 2004,; R. B. J. Walker;. Inside/outside: International Relations asse Political Theory” (Cambridge: Cambridge University Press, 1993)

vii Giorgio Agamben”: State of Exception”, tradotto da Kevin Attell, Chicago: University of Chicago Press, 2005, p. 1. (G. Agamben, Stato di eccezione. Homo sacer, II, I, Bollati Borighieri, Torino 2003)

viii Ibíd.

ix Ibìd, p. 2. Si veda anche: Giorgio Agamben”: Homo Sacer: Sovereign Power and Bare Life” trad. di Daniel Heller-Raozan, Stanford: Stanford University Press, 1998,; Jenny Edkins;’ Sovereign Power, Zones of Indistinction and the Camp’, Alternatives Vol. 25, No. 1, pp. 3-26.

x Agamben”: State of Exception”, pp. 2-3.

xi Esistono diversi esempi che potrebbero essere menzionati al riguardo che parlano del modo in cui gli statuti sperano di esercitare il loro potere durante lo stato d’eccezione. Forse più interessanti e rilevanti delle discussioni su come lo stato d’eccezione diventa norma, vale la pena considerare alcuni emendamenti legali in particolare. Questi statuti non sono sottomessi a “clausole di caducità” pezzi di legislazione antiterrorista e di sicurezza interna, come il Patriot Act USA, che esigono una revisione legislativa e/o giudiziaria dopo un certo numero di anni. Per esempio, si consideri l’articolo emendato 38.13 della Legge di Evidenza del Canada che è un cambiamento legale, e che come tale non è sottomesso a quelle “clausole di caducità” tipiche dei “poteri di emergenza”, ma nonostante ciò contribuisce effettivamente al potere esecutivo e sospende il potere della revisione giudiziale, concentrando il potere nella mani del Pubblico Ministero Generale.

38.13 (1) il Pubblico Ministero Generale del Canada potrà spedire personalmente un certificato che proibisca la rivelazione d’informazione connesse con un procedimento col proposito di proteggere l’informazione ottenuta in modo confidenziale da, od in relazione con, un’entità straniera come è definita nella sottosezione 2(1) della Legge di Sicurezza dell’Informazione o col proposito di proteggere la difesa nazionale o la sicurezza nazionale. Il certificato potrà solo essere spedito dopo un’ordine od una decisione che deriverebbe nella rivelazione di un’informazione che sarà il soggetto del certificato sia stata fatta sotto questa o altra Legge del Parlamento.

http://laws.justice.gc.ca/en/C-5/text.html (consultato il 30 marzo 2005). La nostra comprensione di questi temi deve molto a discussioni con Benjamín Berger, Facoltà di Diritto, Università di Victoria.

xii Si veda Michel Foucault: “Society Must Be Difendete: Lectures at the Collège di France” 1975-1976 Tradotto da David Macey, New York: Minatore, 2003, passim, pp. 239-264.

xiii Ibid, p. 245.

xiv Giorgio Agamben”:’ Form-of-Life’ Means Without Ends: Nota on Politics” tradotto da Vincenzo Binetti e Cesare Casarino, Minneapolis: University of Minnesota Press, 2000, pp. 3-14; Agamben: “Homo Sacer: Sovereign Power and Bare Life”.

xv Agamben”: Means Without Ends”, p. 41.

xvi Ibid.

xvii Questa sezione basa la sua descrizione su tecnologie di biometria trovate nelle seguenti fonti: John Chirillo e Scott Blaul: “Implementing Biometric Security” (Indianapolis) In: Wiley Publishing, Inc., 2003,; John D. Woodward, (Jr, “Biometrics: Facing Up to Terrorism” (Santa Monica, CA: RAND Arroyo Center, 2001); John D. Woodward (Jr) “Super Bowl Surveillance: Facing Up to Biometrics” (Santa Monica, CA: RAND Arroyo Center, 2001); John D. Woodward (Jr), Katharine W. Webb, Elaine M. Newton, Melissa Bradley, e David Rubenson Army Biometric Applications: Identifying and Addressing Socioculturale Concerns, Ruscello Center, RAND, 2001,; John D. Woodward (Jr), Nicholas M. Orlans, e Peter T. Higgins Biometrics:. Identity Assurance in the Information Age (New York: McGraw-Hill, 2003).

xviii John D. Woodward (Jr), Nicholas M. Orlans, e Peter T. Higgins Biometrics:. Identity Assurance in the Information Age, New York: McGraw-Hill, 2003, pp. 115-136.

Xix “Canada-US Smart Border Declaration”, del 12 dicembre 2001 è un buon esempio, come altra legislazione approvata dopo gli eventi dell’11 settembre 2001.

xx Simón A. Colai:. Suspect Identities: A History of Fingerprinting and Criminale Identification (Cambridge MA: Harvard University Press, 2001).

xxi Per relazioni critiche sul corpo nel contesto della tecnologia e l’era digitale, si veda il lavoro di Arthur e Marilouise Kroker, del quale può trovarsi gran parte in http://www.ctheory.net

xxii Yale H. Ferguson & Richard W. Mansbach:’ Political Space and Westphalian States in a World of’ Polities’: Beyond Inside/Outside’, Globale Governance Vol. 2, No. 1 (1996), p. 261.

xxiii Giorgio Agamben:’ Bodies without Words: Against the Biopolitical Tatoo’ Germán Law Journal Vol. 50, No. 2, (2004, pp. 168-169

xxiv Si veda Ibid.

xxv Cpl. Chris Prickett”: II Marini Expeditionary Force,’ Coming to your town soon? Tracking locals with the BAT of an eye” Marini Corps News 28 di marzo di 2005 http://www.usmc.mil/marinelink/image1.nsf/lookup/2005327113726?opendocument (consultato l’11 maggio 2005)

xxvi Ibid.

xxvii Ibid.

xxviii Includendo molteplici incidenti di perdite massicce in mercati locali quando bombe della coalizione sviarono dei loro obiettivi – il ponte attraverso l’Eufrate.

xxix La denuncia internazionale della tortura che avviene nella prigione di Abù Ghraib da parte di personale statunitense scoppiò il 25 aprile 2004 dopo più di un anno di negazione ed occultamento da parte del CICR, di consultazioni umanitarie ed irachene sul trattamento dato a prigionieri dentro il sistema carcerario diretto dagli USA in Irak e l’efficacia delle operazioni militari di cattura USA contro la popolazione irachena nei loro sforzi per affrontare la resistenza.

xxx Si veda Gilles Deleuze e Félix Guattari: “Anti-Oedipus: Capitalism and Schizophrenia, traduzione di Robert Hurley, Mark Seem, e Helen R. Lane, New York: Viking, 1977, pp. 139-153. Si veda anche Michael J. Shapiro:. Methods and Nations: Culturale Governance and the Indigenous Subject, New York: Routledge, 2004, pp. 33-67. Si veda anche Gilles Deleuze e Félix Guattari”: A Thousand Plateaus: Capitalism and Schizophrenia” traduzione di Brian Massumi, Minneapolis: University of Minnesota Press, 2001, pp. 424-473.

…….

Scritto per essere presentato al “Globale Norms Under Siege: Dispari-Intervention, Human Rights, and Abstention from Torturi” [Le norme globali sotto assedio: non-intervento, diritti umani ed astensione dalla tortura], 20 maggio 2005, Queen’s University Belfast, Irlanda del Nord.

Per contattare gli autori:

John Measor
Institute of Arab & Islamic Studies
Stocker Road
University of Exeter
Exeter EX4 4ND UK
[email protected]

Benjamín J. Muller
Department of Political Science
University of Victoria
PO Box 3050
Victoria, BC V8W 3P5
Canadá
[email protected]

Data: 2 ottobre 2005

Fonte: Dahr Jamail’s Iraq Dispatches – Covering Iraq: Forum

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Traduzione di www.comedonchisciotte.org

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