Il “colpo di stato” russo a Minsk è una provocazione dei servizi di sicurezza ucraini

Aleksandr Kots
stalkerzone.org

Il 29 luglio, 33 Russi erano stati arrestati a Minsk. Erano stati tutti considerati un distaccamento di una PMC, la compagnia militare privata “Wagner,” accusata di “prepararsi a partecipare a rivolte di massa” e collegata al caso degli oppositori locali Sergey Tikhanovsky e Nikolay Statkevich, che erano stati arrestati in precedenza. La maggior parte degli appartenenti a questo gruppo aveva combattuto nel Donbass dalla parte degli indipendentisti e Kiev ha già chiesto la loro estradizione. Nel frattempo, un controllo completo effettuato dalle forze dell’ordine russe mostra che tutte queste persone che avevano deciso di guadagnare denaro extra con servizi di protezione all’estero … erano state semplicemente usate e tenute all’oscuro.

E così, come mai questi “33 eroi” si sono ritrovati a Minsk?

IL RECLUTAMENTO
Secondo la nostra fonte nei servizi di sicurezza russi, il reclutamento del gruppo era iniziato con una telefonata dalla Siria. Un certo “Sergey Petrovich” aveva chiamato (questo è importante) gli ex combattenti del cosiddetto PMC “Wagner” con un’offerta allettante, quella di lavorare alla protezione degli impianti petroliferi in Siria.

Allo stesso tempo, i telefoni cellulari mostravano il codice della Repubblica Araba (+ 963-931-42-562), ma, come si è scoperto in seguito, il numero era virtuale. Non è registrato sulle reti cellulari, non è possibile determinarne la posizione e ed è disponibile solo per chiamate in uscita.

“Sergey Petrovich” non aveva perso tempo, aveva chiamato i “soldati di ventura” e si era mostrato interessato al loro passato di combattenti. Aveva detto che [il loro passato bellico] sarebbe stato un indicatore del livello di esperienza e formazione. Come un astuto psicologo, si era poi impegnato in interrogatori più approfonditi, scavando in eventi e fatti, per cui era stato perfettamente comprensibile arrivare alla conclusione che si trattasse sicuramente di uno dei capi della PMC “Wagner.” O magari era un alto funzionario della difesa. Colonnello, come minimo! Così, nessuno aveva minimamente diffidato quando aveva chiesto informazioni sulle capacità di gestione dei missili antiaereii “Buk” o sulla familiarità con l’esercito russo nella zona delle operazioni antiterroristiche.

Uno dei veterani delle operazioni militari nel Donbass, Artem Milyaev (nome di battaglia “Shaman”), era stato talmente convinto dalla telefonata di “Sergey Petrovich” che si era offerto volontario per aiutarlo a reclutare un gruppo per il “lavoro all’estero.” A metà maggio si era poi unito ai negoziati il “responsabile della sicurezza di Rosneft,” Sergey Viktorovich Bezinsky (anche se un simile nominativo non esiste nello staff di Rosneft). La sua posta elettronica utilizzava il dominio della compagnia petrolifera, ma l’indirizzo ([email protected]) non è registrato in Russia e aveva smesso di funzionare il 31 luglio, due giorni dopo l’arresto dei Russi.

Ma questo succederà dopo.

Nel frattempo “Shaman” aveva iniziato a cercare volontari, rivolgendosi ad un vecchio amico, un tenente colonnello in pensione dell’esercito russo, Krivenko, al cui fianco aveva combattuto nel Donbass. Il “cliente” aveva bisogno di 90 persone, alcune erano state trovate dallo stesso tenente colonnello, altre erano state raccomandate da Milyaev. Allo stesso tempo, Krivenko aveva personalmente condotto interviste con altri candidati tramite WhatsApp. Una volta aveva persino ricevuto una telefonata da “Sergey Petrovich,” che gli aveva fatto una buona impressione.

Alla fine di maggio, a “Shaman” era stato proposto di raddoppiare il gruppo, portandolo a 180 persone. Ed è quello che aveva fatto, inviando tutti i dati personali con foto e dettagli delle carte di credito al'”indirizzo di Rosneft,” in vista dei futuri pagamenti. Allo stesso tempo, Milyaev, per qualche motivo, nel reclutare persone aveva utilizzato i dati della PCM “Mar,” fuori attività dal 2018.

CINQUE GRUPPI
Il 6 luglio “Shaman” aveva ricevuto una brutta notizia da Rosneft. “Sergey Petrovich” era morto eroicamente in Libia. Pochi giorni dopo, si era fatto vivo un nuovo curatore, chiamando dal numero venezuelano (+ 5-841-291-01-091). E dopotutto, Artem Milyaev potrebbe anche averlo fatto perchè questo è, in realtà, il numero della sezione consolare dell’ambasciata russa a Caracas. Ma si tratta del telefono di un ufficiale in servizio, senza possibilità di chiamate internazionali in uscita; si trattava quindi di un numero assolutamente virtuale, come quello siriano.

Il nuovo curatore “Artur” aveva proposto di concentrarsi nuovamente sui “progetti Rosneft,” dove servivano 180 persone. Ma avrebbero dovuto essere divise in 5 gruppi, cosa che era stata fatta. Ognuno con il proprio comandante: “Shaman” (Milyaev), “Yurich” (Krivenko), “Sanych” (Belik), “Paradoks” (cognome sconosciuto), “Admin” (cognome sconosciuto).

Quattro gruppi avrebbero dovuto trasferirsi a Minsk il 24 luglio, il 26 luglio, il 4 agosto e il 6 agosto. Il gruppo “Yurich” avrebbe dovuto essere trasferito via mare in Venezuela. Secondo la nostra fonte dei servizi segreti russi, il valore dei servizi di reclutamento di “Shaman” erano stati stimati in 14.000 dollari, che erano stati depositati sul suo conto attraverso un bancomat da uno sconosciuto con la barba.

Il primo gruppo, “Shaman,” era composto principalmente da persone che avevano in precedenza avuto la cittadinanza ucraina e che avevano combattuto nel Donbass. A questo gruppo si era aggiunto Andrey Bakunovich, che si trovava già a Minsk.

I BIGLIETTI ERANO STATI ACQUISTATI A… LVOV
La partenza dalla capitale della Bielorussia sulla rotta Istanbul-L’Avana – Caracas era prevista per il 25 luglio. Dieci giorni prima, Milyaev aveva ricevuto copie dei biglietti aerei per un volo della compagnia aerea turca in partenza da Minsk il 25 luglio. I biglietti sembravano essere stati acquistati tramite il sito Internet della compagnia “Must Go” (registrata a Kiev, tel. +380509468296), con i dati della compagnia di viaggi “Coral Travel” indicati sui biglietti. Ma, tramite l’ufficio di Mosca delle compagnia aerea turca, è stato possibile stabilire che erano stati acquistati … “in un’agenzia autorizzata registrata in Ucraina, come risulta dalla risposta dell’ufficio di rappresentanza di Mosca della compagnia aerea turca.”

Al momento della prenotazione, le informazioni di contatto erano state fornite indicando il numero di telefono +380509468296, che è il numero di telefono della società “Travel Set” con sede a Kiev in 6 Vatslava Gavela Boulevard, edificio 17 A, ufficio 706/1, come confermato dai documenti dell’ufficio di rappresentanza di Mosca della compagnia aerea turca. L’azienda specificata e la sua direttrice, la cittadina ucraina Nina Leonidovna Kalyuzhnaya, sono stati identificate. La società è stata registrata nel gennaio 2020.

Inoltre, è stato stabilito che la società ucraina “Easy Travel Ukraine” (registrata a Lvov, tel. +380975500325) era stata integrata nella catena degli acquirenti di biglietti con il marchio “Must Go.” Allo stesso tempo, Anna Aleinik è indicata come consolidatrice di questo gruppo di biglietti nel sistema di prenotazione, numeri di telefono +380442228500 e +380952945511.

Anche i biglietti per il gruppo “Sanych” erano stati acquistati da una compagnia ucraina, la “Air Life Logistics” (Kiev, quartiere Pechersky, via Predslavinskaya 11), direttrice: Alena Aleksandrovna Kasperska, anche questa azienda era stata registrata nel gennaio 2020.

E, mentre il gruppo “Shaman” si preparava a partire, i loro biglietti per Istanbul erano stati cancellati e riprenotati per il 30 luglio, cosa di cui i viaggiatori non erano stati informati. Mentre il gruppo era in viaggio [via terra] da Mosca a Minsk, anche la prenotazione per il giorno 30 era stata cancellata per la maggior parte dei  membri.

Al confine bielorusso, i Russi avevano mostrato le loro copie dei contratti con “RN-Zapad.” I biglietti sarebbero stati consegnati al luogo dell’appuntamento da un cittadino bielorusso, Gennady Kompan, a cui erano stati inviati dallo stesso indirizzo Rosneft non registrato ([email protected]) e avrebbero dovuto essere stampati nella stazione di servizio più vicina al confine. Kompan (la nostra fonte suggerisce che nella fase finale dell’operazione aveva cooperato con i servizi speciali della Bielorussia) aveva portato gli uomini a Minsk in due minibus. Inutile dire che questi contratti erano falsi, i sigilli erano falsi e il capo dell’azienda, Rustamov, che li aveva firmati, aveva vissuto per molto tempo a Samara, non a Minsk.

DISTRUGGETE BIGLIETTI E PROVE!
Larisa Nikolaevna Samarina, dipendente dell’Ambasciata russa a Istanbul e specialista di Rosneft, era la responsabile della sistemazione dei Russi a Minsk, il che, ovviamente, non corrisponde alla realtà (è elencata come Samokhina o Egorova, la sua identità dev’essere ancora stabilita.). Questa “dipendente” aveva utilizzato il falso numero di telefono + 7-903-399-96-97 registrato il 15 luglio, anch’esso virtuale e non registrato sulle reti cellulari.

La stessa “Samarina” aveva inviato a “Shaman” una carta d’identità con una sua presunta foto per un incontro all’aeroporto di Istanbul.

Aveva prenotato l’hotel “Belorusochka” per il gruppo dal 24 al 29 luglio, spiegando al direttore che stava sistemando un gruppo di passeggeri che avevano avuto il volo riprogrammato, senza sapere quando. Avevano perso tempo al confine, erano arrivati in ritardo per il check-in e dovevano fermarsi in hotel a Minsk.

Poco prima della partenza, il 25 luglio, a “Shaman” era stato riferito della cancellazione del volo e gli erano state date istruzioni per la distruzione dei vecchi biglietti. Prenderete, gli avevano detto, un altro volo il 30 luglio. Strappando i biglietti, i Russi hanno così distrutto prove importanti, una traccia che avrebbe portato a Lvov e Kiev, fino alla sede stessa della SBU. Tutti i pagamenti nell’ambito del “progetto” da parte dei “curatori” erano stati effettuati esclusivamente in contanti.

“PMC STRANIERE”
Beh, il resto lo sappiamo tutti. Il 29 luglio il gruppo “Shaman” era stato arrestato da un reparto dell’“Alfa” bielorussa, Bakunovich era stato catturato separatamente, il che sembra suggerire che Minsk abbia avuto da Kiev la lista dei “passeggeri.”

I media bielorussi avevano riferito che 33 persone “non si erano presentate al volo del 25 luglio.” In quella data, però, i loro biglietti erano già stati cancellati.

Nel frattempo, un agitato “Sanych” aveva cercato, senza successo, di contattare la Samarina. Lei gli aveva raccomandato di sciogliere il gruppo, mentre “i curatori risolvevano il problema.”

Subito dopo l’arresto, l’elenco dei detenuti era stato inviato all’ambasciata ucraina a Minsk, il che spiega l’adeguamento operativo sul sito “Mirotvorets,“ dove, ai sedici nominativi già presenti, erano state aggiunte le 12 persone del gruppo “Shaman.”

Qui possiamo solo supporre che i servizi speciali bielorussi fossero già in stretto contatto con quelli ucraini, avendo ricevuto da loro informazioni sull’arrivo dei “sabotatori.” Non per niente Aleksandr Lukashenko, durante una visita alla brigata delle forze speciali, aveva menzionato le “PMC straniere” che avrebbero causato disordini in Bielorussia il 24 luglio.

TRE COLPI
Di conseguenza, possiamo dire che i servizi speciali ucraini sono riusciti a creare un falso progetto che ha coinvolto 180 cittadini russi, includendo nel primo gruppo i veterani della guerra nel Donbass. Allo stesso tempo, è del tutto possibile che tutta questa storia affascinante e istruttiva sia stata riferita alla controparte bielorussa [dalla SBU] in forma molto ridotta, senza i dettagli sui biglietti aerei. L’intera operazione della SBU, a quanto pare, intendeva prendere diversi piccioni con una fava: colpire l’onnipresente, angosciante e terribile PMC “Wagner,” di rimbalzo avrebbe dovuto danneggiare Rosneft, una delle più grandi società russe, ma la mazzata principale era senza dubbio destinata alle relazioni russo-bielorusse. Per non parlare della possibile estradizione di cittadini Russi in Ucraina, cosa di cui Kiev sarebbe molto felice, un’opportunità per vendicare i marinai, che Poroshenko aveva mandato “al massacro” nello stretto di Kerch.

Secondo le nostre informazioni, i materiali su tutta questa operazione speciale sono già stati trasferiti al Comitato Investigativo, che, come ha detto il nostro interlocutore, darà una valutazione procedurale di questa “messa in scena.”

Possiamo solo sperare che anche Minsk la esamini più da vicino.

Aleksandr Kots

Fonte: stalkerzone.org
Link: https://www.stalkerzone.org/the-arrest-of-33-russians-in-minsk-turned-out-to-be-a-provocation-of-the-ukrainian-security-services/
07.08.2020