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I ritmi frenetici di Amazon mettono a rischio i dipendenti

 

Will Evans
www.theatlantic.com

Quando Candice Dixon si era presentata per il suo primo giorno di lavoro nel magazzino Amazon di Eastvale, in California, era entrata in un mondo meraviglioso di automazione, efficienza e velocità. All’interno del tentacolare edificio di quattro piani nell’Inland Empire della California meridionale, centinaia di tozzi robot arancioni sfrecciavano sul pavimento, trasportando enormi scaffalature gialle.

Come ‘stower,’ [stivatrice] il suo compito era quello di stare in un determinato punto sul pavimento, come centinaia di altre persone in quel magazzino di più di 90.000 metri quadrati, e riempire di merci una infinita parata di scaffali. Un altro operaio, denominato “ragno d’acqua,” le portava scatoloni su scatoloni di prodotti: vasetti di proteine in polvere, unicorni gonfiabili da piscina, laptop, trucchi, sale marino dell’Himalaya, vibratori, macchinine di plastica. Doveva prendere ogni oggetto dallo scatolone, scannerizzarlo, sollevarlo sullo scaffale e scannerizzarlo nella sua nuova posizione. Doveva usare una scala a pioli per mettere gli oggetti in cima allo scaffale. Per i pacchetti pesanti (in particolare ricorda il cibo per animali domestici) doveva accovacciarsi, sollevarli e poi fare un passo indietro per afferrare l’oggetto successivo. Appena riempito uno scaffale, doveva premere un pulsante e un robot lo portava via, mentre un altro robot ne consegnava uno nuovo da riempire.

Nel momento in cui un cliente Amazon avesse cliccato su “effettua il tuo ordine,” un robot avrebbe treasportato uno di quegli scaffali ad un ‘picker,’ [raccoglitore] che avrebbe preso l’articolo giusto per l’ordine e lo avrebbe inviato tramite una serie di lunghi nastri trasportatori a un ‘packer,’ [impacchettatore] che lo avrebbe imballato in una di quelle sorridenti e familiari scatole di cartone.

L’orologio scandiva sempre i tempi di consegna promessi da Amazon. Dixon doveva scansionare un oggetto nuovo ogni 11 secondi per raggiungere la sua quota e Amazon sapeva sempre quando non ce la faceva.

La velocità di scansione di Dixon, oltre 300 articoli all’ora, migliaia di singoli prodotti al giorno, veniva monitorata costantemente, i dati venivano trasmessi ai manager in tempo reale, per poi essere elaborati da un software proprietario denominato ADAPT. Lei sapeva, come le migliaia di altri lavoratori della struttura, che, se non avesse raggiunto la quota prefissata, sarebbe stata ammonita e, se non avesse migliorato, licenziata.

La tecnologia all’avanguardia di Amazon, l’onnipresente sorveglianza e i continui ammonimenti disciplinari avevano costretto gli operai di Eastvale a lavorare così duramente che, nelle feste di Natale dell’anno scorso, avevano raggiunto un ambito obiettivo: un milione di pacchi spediti nelle 24 ore. Amazon aveva distribuito le magliette celebrative per il loro ingresso nel “Million Unit Club.”

Candice Dixon

Ma Dixon, 54 anni, non era lì per quello. Aveva iniziato il lavoro nell’aprile 2018 e, dopo due mesi e quasi 100.000 articoli sollevati, la sua schiena era irrimediabilmente rovinata. Un medico di fabbrica di Amazon le aveva riscontrato una protrusione dei dischi intervertebrali e le aveva diagnosticato una distorsione lombosacrale, infiammazione articolare e dolore cronico, riscontrando che le sue lesioni erano al 100% per causa di lavoro. Non ha più potuto lavorare in Amazon. Oggi riesce a malapena a salire le scale. Portare fuori il cane, lavare i piatti, alzarsi dalla sedia; tutto le è molto doloroso. Vista la prognosi, è improbabile che le sue condizioni possano migliorare.

Quindi, in questo periodo di shopping natalizio, mentre il ritmo feroce di Amazon è spinto al massimo, Dixon è a un punto morto. Ha detto a Reveal a metà ottobre che la sua liquidazione stava per esaurirsi. Stava facendo di tutto per trovare un nuovo lavoro e temeva di perdere la casa.

Sono ancora troppo giovane per sentirmi come se avessi 90 anni,” ha detto Dixon, sedendosi nel salotto di casa sua a Corona, in California, decorato con frasi ispiratrici (“Non sai mai quanto sei forte fino a quando essere forti è l’unica scelta che hai”). “Non so nemmeno come farò a cavarmela tra un paio di mesi.”

La velocità e l’innovazione tecnologica di Amazon hanno contribuito alla massiccia espansione globale dell’azienda, portandola ad un valore di mercato ben oltre gli 800 miliardi di dollari. Questi fattori hanno anche contribuito a rendere Amazon il secondo più grande datore di lavoro privato della nazione dopo Walmart e il suo CEO, Jeff Bezos, è uno degli uomini più ricchi della Terra. Ora, un’indagine di Reveal, del Center for Investigative Reporting, ha scoperto che l’ossessione della società per la velocità ha trasformato i suoi magazzini in fabbriche di infortuni.

Reveal ha raccolto a livello nazionale i dati interni sugli infortuni di 23 dei 110 centri di distribuzione della società. Nel complesso, il tasso di infortuni gravi di queste strutture era più del doppio della media nazionale per il settore dello stoccaggio: 9,6 infortuni gravi per 100 lavoratori a tempo pieno nel 2018, rispetto ad una media del settore per quell’anno di 4.

Anche se la media di qualche centro era pari o inferiore alla media globale del settore, Reveal ha scoperto che alcuni di questi, come il magazzino di Eastvale, erano particolarmente pericolosi. Dixon è stata uno dei 422 infortuni registrati l’anno scorso [in questo centro]. La percentuale degli infortuni gravi, quelli che comportano restrizioni o giorni di assenza dal lavoro, era oltre quattro volte la media del settore.

Secondo i dati interni di Amazon, il rischio di infortuni sul lavoro nei centri di smistamento è allarmante, inaccettabilmente elevato,” ha affermato David Michaels, ex capo dell’Amministrazione Federale per la Sicurezza e la Salute sul Lavoro, attualmente professore del corso di sanità pubblica alla George Washington University. “Amazon deve valutare attentamente le strutture in cui si registrano così tanti infortuni tra i lavoratori e deve riprogettare i processi lavorativi o sostituire i top manager o fare entrambe le cose, perché tassi così elevati di infortuni gravi non dovrebbero essere accettabili per nessun datore di lavoro.

I funzionari di Amazon hanno rifiutato le ripetute richieste di intervista. Invece, una portavoce della compagnia, Ashley Robinson, ha fornito una risposta scritta ad alcune delle domande di Reveal. Robinson ha affermato che i tassi di infortuni di Amazon sono elevati perché l’azienda è cristallina nel registrare gli infortuni dei lavoratori ed è cauta nel consentire ai lavoratori infortunati di tornare al lavoro prima della guarigione.

Sappiamo che, facendo la scelta conservativa di non far ritornare al posto di lavoro un dipendente infortunato, stiamo aumentando le percentuali aziendali degli infortuni parziali e totali, questo però con l’intento di beneficiare il dipendente,” ha scritto Robinson.

Molti lavoratori hanno riferito che quella non era la loro esperienza. Hanno detto con indignazione di essere stati messi da parte come merce danneggiata o rimandati a fare lavori in grado di danneggiarli ulteriormente. Dixon ha detto di avere avuto ordine da parte del medico di non tirare o sollevare oggetti pesanti e di alternare la posizione, da seduta a in piedi, ma che non le era stata fornita nessuna sedia, mentre gli scatoloni pesanti erano continuati ad arrivare.

In Amazon“, ha detto Dixon, “tutto ciò che interessa è che il lavoro sia portato a termine nel più breve tempo possibile e non si rendono conto di come la cosa riguardi noi e il nostro stesso corpo.”

L’azienda istruisce i lavoratori sul modo giusto di spostare il corpo e maneggiare le attrezzature. Ma diversi ex lavoratori hanno affermato di aver dovuto infrangere le norme di sicurezza per stare al passo [con i ritmi di lavoro]. Dovevano saltare o allungarsi per raggiungere un ripiano alto invece di usare la scaletta. Torcersi e piegarsi per alzare gli scatoloni invece di farlo con calma, accovacciandosi e sollevandosi sulle gambe. Dovevano alzare da soli oggetti molto pesanti per evitare di perdere tempo nel chiedere aiuto. Dovevano fare così, dicevano, altrimenti avrebbero perso il lavoro. Perciò accettavano il rischio.

Se si fossero fatti male, avrebbero comunque perso il lavoro. Perfino quei lavoratori che amavano il ritmo, il cameratismo e la paga dei centri logistici Amazon hanno detto a Reveal che erano stati rapidamente sostituiti subito dopo il loro infortunio.

I problemi scoperti da Reveal vanno ben oltre le comuni distorsioni, gli stiramenti e le lesioni da stress ripetitivo. Quando una perdita di gas aveva interessato il magazzino di Eastvale, dove lavorava Dixon, i dirigenti non avevano fatto rallentare la produzione, come avevano riferito numerosi dipendenti, anche se la gente aveva le vertigini e vomitava. Era stato detto loro che, se volevano andarsene, avrebbero dovuto prendere ferie.

E quando era successo un disastro in un magazzino dell’Indiana, la potenza economica di Amazon aveva aiutato l’azienda a sfuggire alle proprie responsabilità. Quando un addetto alla manutenzione di quel centro era stato ucciso da un carrello elevatore, i funzionari statali dell’Indiana, che in quel momento stavano facendo di tutto per avere [nel loro stato] il secondo quartier generale di Amazon, si erano schierati dalla parte della compagnia, contro il loro stesso investigatore.

Quando ordini qualcosa da Amazon e hai lavorato all’interno di Amazon, ti chiedi, ‘Ehi, non è che l’ordine del mio prodotto causerà la morte di qualcuno?’”, ha detto un ex responsabile della sicurezza che aveva lavorato in diverse strutture di Amazon.

La radice del successo di Amazon sembra essere anche la radice del suo problema di infortuni: il ritmo vertiginoso della consegna dei pacchi ai suoi clienti.

Il momento più impegnativo per Amazon, che la società chiama “picco“, inizia con il periodo precedente al Black Friday. Amazon ha dichiarato di aver spedito ai clienti Prime oltre un miliardo di articoli durante le feste natalizie. Quest’anno Amazon ha fatto una nuova promessa: la consegna gratuita in un giorno per i clienti Prime.

È anche il momento più critico per la salute fisica dei dipendenti, che devono affrontare l’esaurimento dei turni obbligatori di 12 ore, con i magazzini affollati di lavoratori stagionali non abituati alla routine. I registri societari del 2018 mostrano che il numero di infortuni settimanali era aumentato proprio nei due periodi in cui Amazon aveva fatto le offerte speciali: il Cyber Monday e il Prime Day.

Robinson, la portavoce di Amazon, ha affermato che gli infortuni totali aumentano durante i periodi di punta, ma è solo perché la società assume più lavoratori. Robinson ha affermato che il tasso di infortuni è rimasto storicamente stabile o è addirittura diminuito nei periodi critici. Amazon ha rifiutato di fornire dati a sostegno di tale affermazione.

Con i sempre più elevati target di produzione che arrivano dai piani alti dell’azienda, i manager regionali si rifanno sui direttori di magazzino, che fanno pressioni sui supervisori, che, a loro volta, supervisionano i vari ragni acquatici, stivatori, raccoglitori e imballatori. E la chiave per l’avanzamento sono i grandi numeri di produzione.

Ti incentivano ad essere un figlio di puttana senza cuore,” ha affermato un ex senior manager operativo che aveva avuto ruoli di leadership in diverse strutture.

Questo ex senior manager responsabile delle operazioni ha detto di essere passato dall’onnisciente sistema ADAPT ad un concorrente di Amazon, dove, per trovare i dati sulla produttività, doveva consultare fogli di calcolo Excel, aggiornati di tanto in tanto.

Marc Wulfraat, presidente della società di forniture e consulenza logistica MWPVL International, ha descritto Amazon come la più aggressiva di tutte le aziende del settore per tutto quello che la società si aspetta dai lavoratori. “E non perdono tempo con gente che non rende,” ha agggiunto.

Il modo in cui Amazon ha trattato Parker Knight, un veterano disabile che quest’anno ha lavorato nel magazzino di Troutdale, Oregon, mostra la spietata precisione del sistema Amazon. A Knight, dopo aver riportato ferite alla schiena e alla caviglia lavorando nel magazzino, era stato permesso di lavorare in turni più brevi, ma ADAPT non lo ha risparmiato. Knight è stato ammonito tre volte a maggio per aver mancato la sua quota.

Gli ordini erano chiari. Doveva movimentare ogni ora 385 oggetti piccoli o 350 oggetti medi. Una settimana era arrivato al 98,45% del suo tasso previsto, ma non andava ancora bene. Quel calo di rendimento dell’1,55% gli ha fatto arrivare il suo ultimo ammonimento scritto, l’ultimo prima del licenziamento.

Lei è tenuto ad arrivare al 100% delle previsioni sulle prestazioni di produttività,” si legge nell’ammonimento. Alcuni giorni dopo, la compagnia lo aveva informato che era stato licenziato a causa di un precedente battibecco sulla gestione burocratica della busta paga.

Robinson ha affermato che Amazon ha aspettative di rendimento “come la maggior parte delle aziende.”

Misuriamo le prestazioni effettive in rapporto a queste aspettative,” ha detto. “Le prestazioni dei dipendenti vengono misurate e valutate per un lungo periodo di tempo, almeno sei settimane, poiché sappiamo che c’è tutta una varietà di fattori che potrebbero influire sulla capacità di soddisfare le aspettative in un certo giorno o in una determinata ora.”

Le aggressive richieste di produttività da parte dell’azienda hanno sopraffatto gli sforzi delle squadre addette alla sicurezza e alla protezione dei lavoratori, secondo cinque ex responsabili della sicurezza di Amazon, a cui era affidata la sicurezza dei centri di smistamento di tutto il paese e che hanno parlato in condizioni di anonimato perché temono ritorsioni.

Uno di loro, un ex responsabile senior della sicurezza, ha affermato che all’interno dell’azienda sanno benissimo che i tassi di infortunio sono troppo alti, ma che Amazon non rallenterà in alcun modo [i propri ritmi di produzione]. “Non è una cosa per cui serva parlarne,” ha detto l’ex manager. “Non risolveremo mai il problema della sicurezza in Amazon, perché non riusciremo mai a risolvere quello che è il vero problema.”

Amazon ama mostrare la sua innovazione in grado di modificare tutto il settore: i robot, afferma, non solo accelerano la produzione, rendono anche il lavoro dei dipendenti più semplice e sicuro. Invece di dover percorrere tutti i giorni parecchi chilometri nei magazzini, i raccoglitori stanno fermi in un punto, mentre sono i robot ad andare da loro.

Ma i registri degli infortuni e le interviste con i tre ex dirigenti della sicurezza di Amazon fanno capire che l’introduzione dei robot ha portato ad un numero ancora maggiore di infortuni. Secondo i dati ottenuti da Reveal, la maggior parte dei magazzini con il più alto tasso di infortuni utilizza i robot. Una di queste strutture a Kent, nello stato di Washington, che, secondo un responsabile delle operazioni senior, era “il fiore all’occhiello dell’efficienza,” uno dei pochi centri ad aver spedito nel 2016 un milione di pacchi in un giorno, l’anno scorso ha registrato 292 infortuni gravi, con un tasso di circa 13 infortuni gravi ogni 100 lavoratori.

Dopo che, cinque anni fa, Amazon aveva introdotto i robot a Tracy, in California, il tasso di infortuni gravi è quasi quadruplicato, passando da 2,9 per 100 lavoratori nel 2015 a 11,3 nel 2018, come mostrano i dati.

Jonathan Meador, il cui compito è caricare gli scatoloni sui rimorchi degli autoarticolati ha vissuto di persona la trasformazione della sua mansione. I robot del magazzino di Tracy erano così efficienti che gli esseri umani riuscivano a malapena a tenere il passo. Improvvisamente, i raccoglitori e gli imballatori si erano trovati a dover spostare sempre più prodotti ogni minuto e gli scatoloni arrivavano sempre più in fretta a Meador lungo il nastro trasportatore.

Prima dei robot, tutto sommato era difficile, ma gestibile,” ha detto. “Dopo, era una lotta che non potevamo vincere.”

La struttura dell’Oregon in cui lavorava Knight aveva iniziato ad utilizzare la robotica nell’agosto 2018 e ha il più alto tasso di infortuni gravi riscontrato da Reveal: quasi 26 su 100 dipendenti, oltre sei volte la media del settore.

A volte i nuovi magazzini vengono aperti in fretta, ancora prima di essere pronti, hanno affermato due ex dirigenti della sicurezza, costringendo la direzione a saltare l’addestramento e ad iniziare le operazioni senza le squadre di sicurezza al loro posto.

Robinson ha rifiutato di commentare gli elevati tassi di infortuni nei magazzini robotizzati. Ma ha detto che Amazon non fa partire le nuove strutture finché non sono “pronte e sicure per i dipendenti.”

I registri degli infortuni dovrebbero essere un modo per accertare le responsabilità societarie per quanto riguarda gli obblighi relativi alla sicurezza. Il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti sotto l’amministrazione Obama aveva proposto di pubblicare i dati online, ma, sotto il presidente Donald Trump, l’agenzia ha invertito la rotta ed ha anche combattuto le richieste di rendere pubblici i documenti. E Amazon non ha diffuso i propri dati sulla sicurezza.

Reveal ha presentato all’OSHA numerose richieste per ottenere i rapporti sugli infortuni nelle strutture di Amazon in più di una dozzina di stati, e molti di questi sono stati rilasciati con informazioni importanti modificate; Reveal ha aperto un’azione legale per contestare queste modifiche.

Tuttavia, secondo la legge, i datori di lavoro devono fornire la documentazione completa sugli infortuni a qualsiasi dipendente, o ex dipendente, che li richieda. Reveal ha contattato un certo numero magazzinieri ed ex magazzinieri di Amazon e ha spiegato loro come richiedere la documentazione per il loro luogo di lavoro, ricevendo alla fine 2018 registrazioni per 23 centri di smistamento ordini in 14 stati. Due dei registri degli infortuni provenivano da una collaborazione di gruppi di difesa dei lavoratori, tra cui New York Communities for Change e Make the Road New York.
Reveal ora sta cercando ottenere le registrazioni degli infortuni che ancora mancano. (Se avete lavorato per Amazon, ecco come potete ottenere le registrazioni e condividerle con Reveal.)

In almeno una dozzina di casi, Amazon ha ignorato queste richieste dei dipendenti o ha fornito solo dati parziali, in palese violazione delle normative federali. Amazon aveva comunicato ad alcuni ex dipendenti che avevano diritto alle registrazioni solo per il periodo di tempo in cui avevano lavorato nella struttura; una portavoce dell’OSHA, Kimberly Darby, aveva ribadito che le cose non stavano così. E quando Amazon aveva fornito i dati, i responsabili del magazzino avevano usato un linguaggio identico, definendoli confidenziali e richiedendo che fossero tenuti segreti. Tuttavia, la normativa dell’OSHA ribadisce, e Darby lo ha confermato, che i datori di lavoro non sono autorizzati ad impedire ai lavoratori di condividere i registri. Alcuni lavoratori avevano dichiarato di essersi sentiti intimiditi dalla richiesta dell’azienda, temendo di poter essere citati in giudizio da Amazon per aver condiviso i dati con un’organizzazione mediatica.

Diversi anni fa, secondo tre ex dirigenti della sicurezza, Amazon seguiva la politica di nascondere sistematicamente tutti gli infortuni. Un ex specialista della sicurezza di un magazzino aveva confermato il loro racconto. Aveva detto che i superiori lo avevano incaricato di cercare scappatoie per non registrare infortuni che, secondo la legge, avrebbero invece dovuto essere riportati.

Dopo che l’OSHA aveva denunciato Amazon per non aver registrato decine di infortuni in un magazzino del New Jersey nel 2015, Amazon aveva cambiato il suo modo di fare e gli ex responsabili della sicurezza hanno dichiarato che la società è diventata più diligente nel registrare gli infortuni. (L’OSHA impone alle aziende di registrare gli infortuni sul lavoro in modo ufficiale solo quando comportano una perdita di giornate lavorative, impedimenti al lavoro o cure mediche oltre il primo soccorso).

Robinson ha affermato che Amazon non ha mai avuto una politica per la sottostima degli infortuni, ma che nel 2016 ha implementato un cambio di politica, dopo aver riconosciuto la sfida di garantire “coerenza e accuratezza.”

Amazon ha preso la decisione di passare ad un modello di reporting completamente trasparente poiché preferiremmo esagerare e primeggiare nel campo della sicurezza dei nostri collaboratori piuttosto che cercare un’ottimizzazione solo di facciata,” ha affermato.

L’ex responsabile senior alla sicurezza ha detto che alcuni responsabili di magazzino trovano ancora il modo di non mandare i lavoratori nell’infermeria aziendale, facendoli andare, ad esempio, a riposarsi in mensa, in modo che le loro lesioni non vengano registrate. Alcuni lavoratori hanno affermato che i loro supervisori si arrabbierebbero se denunciassero lesioni o richiedessero cure mediche.

I registri ottenuti da Reveal parlano di lacerazioni, commozioni cerebrali e fratture, ma la maggior parte delle lesioni sono etichettate come distorsioni e stiramenti. Il dolore di queste lesioni può essere debilitante. Circa un terzo dei lavoratori infortunati ha dovuto assentarsi dal lavoro per più di un mese per potersi riprendere.

Alcuni infortuni sono però molto più gravi.

Nel settembre 2017, Amazon aveva annunciato l’intenzione di aprire un secondo quartier generale, affermando che avrebbe investito oltre 5 miliardi di dollari e che avrebbe portato fino a 50.000 posti di lavoro in qualunque città avesse vinto la gara.

Il governatore dell’Indiana Eric Holcomb aveva saputo la notizia durante un viaggio in Giappone. Era tornato a casa un venerdì sera e aveva passato il fine settimana a pianificare. Il lunedì aveva annunciato che il suo stato sarebbe entrato nella guerra delle offerte. Aveva incaricato la Indiana Economic Development Corporation di mettere insieme un pacchetto di incentivi locali e statali.

Stiamo facendo ciò che Amazon ci ha chiesto di fare: coordinare gli sforzi con tutte le regioni dello stato interessate a far avanzare la nostra migliore offerta,” aveva dichiarato.

Aveva dovuto combattere contro un’agguerrita concorrenza. Arlington, Virginia, aveva offerto 550 milioni di dollari in contanti e un eliporto. Atlanta aveva pensato ad una lounge privata all’aeroporto, con un parcheggio gratuito per i dirigenti Amazon. La contea di Montgomery, nel Maryland, aveva offerto 6,5 miliardi di dollari in incentivi fiscali.

Gli sforzi dei funzionari statali dell’Indiana nel fare gli interessi di Amazon stavano per interferire con la vita di un dipendente locale della stessa Amazon, il 59enne Phillip Lee Terry.

Terry era in Amazon da circa due anni. Aveva iniziato come raccoglitore in un centro logistico di Plainfield, poi era passato al reparto manutenzione. Aveva un background relativo ad un campo completamente diverso, quello del marketing, ma aveva rapidamente imparato a gestire apparecchiature industriali complicate.

Terry aveva un forte carisma sui suoi collaboratori, anche in un grande e frenetico magazzino. Chiacchierava con loro e li faceva ridere ogni volta che poteva, aveva detto Jennie Miller, che lavorava alla ricezione degli ordini insieme a Terry. “Nella vita si incontrano solo poche persone con quel genere di personalità brillante,” aveva aggiunto.

Il 24 settembre, pochi giorni dopo aver mangiato un gelato e aver visto una partita football universitario con i nipoti, Terry era andato al lavoro e gli era stato ordinato di fare manutenzione ad un carrello elevatore. Si era infilato sotto il braccio elevatore e sotto la piattaforma di metallo della macchina per poterci lavorare con la chiave inglese.

All’improvviso, il macchinario, pesante più di 600 kg, era caduto e lo aveva schiacciato. Il suo corpo era rimasto lì per quasi due ore prima che un collega notasse la pozza di sangue.

Il giorno successivo, un ispettore della sicurezza dell’OSHA dello stato dell’Indiana si era recato in Amazon per le indagini.

La sicurezza era sempre stata una questione di famiglia per John Stallone. Suo padre aveva fatto tutta la gavetta fino a diventare direttore esecutivo dell’OSHA per lo stato dell’Alaska. Alcuni anni dopo, quando Stallone era entrato nell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti e aveva prestato servizio in Afghanistan, suo padre gli aveva detto che, dovunque lo avesse portato la carriera, avrebbe dovuto sempre impegnarsi nel campo della sicurezza. E così aveva fatto, da volontario nei comitati per la sicurezza delle forze armate, poi lavorando per la sicurezza industriale nel settore gas-petrolifero. In uno scaffale vicino alla porta di casa tiene una collezione di caschi, ricordi dei suoi lavori in tutto il mondo nel campo della sicurezza.

Mentre esaminava il luogo dell’incidente, Stallone aveva subito capito il problema: un lungo palo che giaceva in terra a pochi passi di distanza e che avrebbe dovuto essere usato per sollevare il carrello elevatore durante la manutenzione. Nella registrazione della sua ispezione, Stallone aveva chiesto ad un dirigente di Amazon se ci fosse stata una documentazione scritta sull’addestramento avuto da Terry per compiere l’operazione.

No, signore“, dice il supervisore nella registrazione. Aveva poi detto a Stallone che Terry era stato addestrato in modo informale da un collega.

Stallone aveva intervistato il collega di Terry, che aveva dato la colpa [dell’incidente] alla [scarsa] cultura della sicurezza di Amazon, sempre in secondo piano rispetto alle richieste di produzione.

I problemi di sicurezza che ho sollevato sono stati respinti e non affrontati,” aveva dichiarato il dipendente in una dichiarazione firmata. “Voglio vedere cambiare la cultura della sicurezza in Amazon e voglio la garanzia che gli addetti alla manutenzione dispongano della formazione adeguata. Non c’è formazione, non c’è sicurezza, è tutto un ‘fallo e basta’.”

John Stallone

Stallone aveva più volte richiesto ad Amazon i documenti che dimostrassero che Terry era stato addestrato per quel particolare tipo di macchina operatrice. Alla fine, aveva scoperto che Amazon non aveva fornito un addestramento adeguato, esponendo Terry ad un pericolo mortale.

L’OSHA dell’Indiana aveva emesso quattro citazioni per gravi carenze di sicurezza, per una sanzione totale di 28.000 dollari. Stallone avrebbe voluto di più, ma, in questo, aveva incontrato seri ostacoli. Il 20 novembre 2017, Stallone era insieme al suo superiore, la direttrice dell’OSHA dell’Indiana Julie Alexander, mentre quest’ultima parlava al telefono con i funzionari di Amazon. Aveva registrato in segreto la conversazione, cosa che è legale nello stato, e ha condiviso la registrazione con Reveal.

Durante la telefonata, Alexander aveva detto ai funzionari di Amazon quello che bisognsva fare per spostare la colpa dalla società alla “cattiva condotta del dipendente,” secondo la registrazione.

E li aveva istruiti su come negoziare al ribasso le multe. “A volte prendiamo in considerazione l’unificazione delle varie citazioni per ridurre gli importi delle penalità,” aveva continuato.

Aveva suggerito che Amazon avrebbe potuto collaborare con la sua agenzia come “leader nel settore della sicurezza” per dare il via ad un programma di promozione per le migliori pratiche in campo logistico.

Dopo aver riattaccato, Alexander aveva aggiunto: “Probabilmente accetteranno l’offerta e diranno: ‘Ehi, stiamo collaborando con lo stato dell’Indiana. Diventeremo i leader.’”

Aveva poi detto a Stallone: “Spero che tu non la prenda sul personale se dovremo modificare un po’ le tue denunce.”
Amazon aveva detto che avrebbe fatto ricorso contro le citazioni e di essere in possesso di ulteriori informazioni che avrebbe condiviso nei negoziati per una risoluzione confidenziale del caso. Alexander si era chiesta di che cosa si potesse trattare. Poi aveva ipotizzato ad alta voce che le informazioni avrebbero potuto riguardare lo stesso Terry, dicendo: “Immagino che probabilmente il ragazzo fosse drogato o qualcosa del genere.”

Al momento, il medico legale non aveva trovato nulla nel suo sangue, tranne nicotina e caffeina.

Stallone aveva detto di essere rimasto disgustato. Ma le pressioni per placare Amazon non si erano fermate qui.
Stallone aveva dichiarato che, alcuni giorni dopo la teleconferenza con i funzionari di Amazon, il Commissario del Lavoro dell’Indiana, Rick Ruble, lo aveva chiamato nel suo ufficio. Secondo Stallone c’era anche il governatore, in piedi accanto alla scrivania del commissario,.

Ricorda che Holcomb gli aveva detto quanto avrebbe significato per Indiana se lo stato avesse firmato l’accordo per il nuovo quartier generale di Amazon. A questo punto, secondo Stallone, il commissario gli aveva detto di ritirarsi dal caso Amazon o di dimettersi.

Stallone ha detto di aver dato le dimissioni subito dopo. Il 6 dicembre 2017, Stallone aveva lanciato l’allarme contattando un funzionario federale OSHA. In un’e-mail che ha condiviso con Reveal, Stallone aveva comunicato al funzionario federale che “qualcuno più in alto della direttrice Alexander” voleva che il caso Amazon venisse chiuso, “nella speranza di mantenere Indianapolis in corsa per la sede del loro nuovo HQ.

L’ufficio del governatore aveva negato l’incontro con Stallone,  il commissario del lavoro aveva confermato questa versione e l’addetto stampa, Rachel Hoffmeyer, aveva dichiarato: “Il governatore non viene mai coinvolto nei casi del Dipartimento del Lavoro.”

Lo stesso giorno in cui Stallone aveva inviato la sua e-mail di denuncia, gli uffici di Amazon a Seattle avevano offerto un contributo di 1.000 dollari alla campagna elettorale del governatore dell’Indiana. Dovevano ancora passare parecchi anni prima della rielezione di Holcombe e Amazon non gli aveva mai fatto una donazione, nè prima nè dopo.

Un anno dopo la morte di Terry, i funzionari dell’Indiana avevano tranquillamente firmato un accordo con Amazon per cancellare le denunce e le multe sulla sicurezza. L’accordo affermava che Amazon aveva soddisfatto i requisiti di una “difesa contro i comportamenti imprevedibili dei dipendenti.” Il rapporto ufficiale ora incolpa Terry della propria morte.

A quel punto, Indianapolis era una dei 20 finalisti per l’accordo sul quartier generale di Amazon. Tre settimane e mezzo dopo la cancellazione delle citazioni, Amazon aveva organizzato ad Indianapolis una tavola rotonda per le piccole imprese. Holcomb era presente, seduto accanto ad un rappresentante dell’azienda.

“I nostri regimi fiscali e normativi  non sono solo attraenti, sono anche allettanti,” aveva dichiarato ad un giornalista televisivo locale durante l’evento. “E vogliamo crescere insieme.”

Alla fine, l’Indiana non aveva vinto la grande lotteria; Amazon aveva scelto Arlington per la sua seconda sede. L’OSHA federale si è rifiutata di indagare sul reclamo di Stallone.

L’ufficio del governatore e i funzionari del lavoro dell’Indiana hanno rifiutato di farsi intervistare. Il Dipartimento del Lavoro dell’Indiana, che sovrintende all’OSHA statale, ha risposto via e-mail alle domande relative alla dichiarazione di Stallone sull’incontro [con il governatore] e alle dichiarazioni di Alexander, scrivendo che “le accuse sono a dir poco bizzarre e fantastiche, oltre ad essere assolutamente false.

In una dichiarazione successiva, il dipartimento aveva affermato di non poter dimostrare che Amazon avrebbe dovuto sapere che Terry non sarebbe stato in grado di alzare correttamente il carrello elevatore. Una portavoce del Dipartimento del Lavoro, Stephanie McFarland, ha dichiarato che Amazon aveva fornito le prove della corretta formazione di Terry, incluso un video di Terry che, in una precedente occasione, gestiva le apparecchiature nel modo corretto. Ma l’agenzia non ha fornito alcuna documentazione delle prove di Amazon o dati che confermassero la versione del dipartimento.

Due degli ex responsabili della sicurezza di Amazon che all’epoca erano a conoscenza della morte di Terry avevano accusato Amazon di non utilizzare professionisti della manutenzione opportunamente addestrati. Uno di loro, l’ex senior manager responsabile della sicurezza, aveva affermato che Amazon soffre di un problema sistemico, rammentando bene un rapporto di un altro magazzino, in cui un addetto alla manutenzione non era riuscito a bloccare in modo corretto un carrello elevatore durante la sua manutenzione, alcuni mesi dopo la morte di Terry.

Se c’è stata della cattiva condotta, questa è stata metter una persona con poca o nessuna esperienza [a lavorare] su questa particolare attrezzatura,” ha detto l’altro ex responsabile della sicurezza, che aveva lavorato in più strutture. “Chiunque abbia permesso che ciò accadesse deve sapere che la cattiva condotta è la sua.”

Ashley Robinson, la portavoce di Amazon, non ha voluto commentare le circostanze della morte di Terry, citando problemi di privacy.

Stallone era rimasto così turbato dall’incidente che aveva partecipato al funerale di Terry.

Qualcuno è morto sul posto di lavoro perché non hanno la giusta cultura della sicurezza,” ha detto Stallone. “Penso che ad Amazon sia stato permesso di farla franca e sono stati in grado di uscire da questo incidente mortale senza sporcarsi le mani di sangue.

Dopo più di due anni, il figlio di Terry, Zach, pensa ancora tutti i giorni a suo padre.
Si è accumulata molta rabbia a causa di tutto quello che è successo,” ha detto. “Non è stato un incidente. Era il patriarca della famiglia.”

Terry

Candice Dixon ricorda la sua eccitazione quando, nel marzo 2018, era stato aperto il magazzino Amazon ad Eastvale. Il nuovo centro logistico avrebbe contribuito a rendere Amazon il più grande datore di lavoro privato dell’Inland Empire, offrendo un salario dignitoso e l’assicurazione sanitaria, anche senza esperienze preventive. Quell’autunno, un dirigente di Amazon, Dave Clark, aveva scelto il magazzino di Eastvale per annunciare che il nuovo salario minimo di Amazon sarebbe stato di 15 dollari l’ora. Le centinaia di lavoratori che lo circondavano avevano applaudito e gridato di gioia.

Ma i posti di lavoro, aveva presto scoperto Dixon, erano arrivati insieme ad un ritmo di lavoro brutale. Lei ed altri lavoratori di Eastvale hanno affermato che nulla doveva ostacolare gli obiettivi di consegna di Amazon.

Il giorno di Capodanno 2019, nel gigantesco magazzino c’era stata una fuga di gas e gli operai avevano iniziato a sentirsi male.

Una chiamata era arrivata al centralino locale del 911 subito dopo la mezzanotte del 2 gennaio, cinque ore e mezza dopo l’inizio del turno di notte.

C’è molta gente che si sente male,” aveva detto una dipendente Amazon.
La persona in linea, Christina Van Vorce un monitor del reparto robotizzato, aveva sentito l’odore di gas fin dall’inizio del suo turno. Alcuni operai erano stati trasferiti in un’altra parte dell’edificio ed altri erano stati inviati in mensa per brevi periodi, ma il magazzino non era stato evacuato, secondo i resoconti di Van Vorce e di altri quattro al lavoro quella notte.

Dopo aver visto i raccoglitori che vomitavano nei bidoni della spazzatura, Van Vorce era uscita per chiamare il 911. Aveva detto al centralinista che non voleva che Amazon sapesse che era stata lei ad aver chiamato.

Nel reparto dov’ero, praticamente tutti quelli presenti stavano male,” si può sentirla dire nella registrazione. “Due colleghi che conosco sono certa stessero vomitando. Una ragazza è quasi completamente svenuta. Abbiamo dovuto portarla via con una sedia a rotelle. E poi tutti gli altri hanno, tipo, mal di testa e bruciore al petto e al naso.”

Il centralinista aveva detto che tutti avrebbero dovuto evacuare l’edificio. Robinson ha riferito a Reveal che Amazon aveva chiuso il sito per circa un’ora e mezza, mentre una squadra della manutenzione riparava la perdita. Ma Van Vorce aveva detto al centralinista che la direzione non avrebbe fermato le operazioni.

Stanno cercando di dirci che dobbiamo prendere ferie se vogliamo andarcene,” la si sente dire nella registrazione del 911. Un altra lavoratrice aveva chiamato il 911 con un rapporto simile, affermando che lei e i suoi colleghi avevano sentito l’odore di gas e che lei era uscita con il mal di testa, ma che la direzione non avrebbe evacuato [la struttura]. I vigili del fuoco erano arrivati e avevano scoperto che il vento aveva danneggiato una tubatura del gas, spingendolo all’interno dell’edificio.

Un’attuale dipendente di Eastvale, che, temendo ritorsioni, ha parlato in condizioni di anonimato, ha detto di essere stata portata da un’amica in ospedale ad Upland, dove aveva passato diverse ore sotto ossigeno, racconto questo confermato dall’amica. L’amica stessa ha poi affermato di non aver potuto tornare al lavoro per settimane a causa delle vertigini e del mal di testa. I registri degli infortuni di Amazon riportano per quel giorno un caso di “irritazione respiratoria” di un dipendente.

Robinson ha affermato che, prima dell’arrivo dei vigili del fuoco, era stata bloccata la mandata del gas nell’edificio e che il team addetto alla sicurezza “aveva stabilito che avevamo aria fresca nell’edificio e che non c’erano rischi” per i lavoratori. Ha insistito sul fatto che nessuno era stato ricoverato in ospedale.

Van Vorce ed altri dipendenti hanno affermato che Amazon aveva scalato dalle loro ferie le ore di assenza dal lavoro perse a causa della fuga di gas, anche se Robinson ha detto a Reveal che questo andava contro la politica aziendale. Ha confermato che chiunque avesse avuto le ferie decurtate avrebbe potuto recuperare le ore se lo avesse richiesto.

Era tutta una questione di numeri,” ha dichiarato Van Vorce in un’intervista. “Non volevano fermare la produzione.
Se la dirigenza Amazon di Eastvale non ha sospeso la produzione per una perdita di gas, di certo non si ferma per qualcosa di così banale come una visita alla toilette.

Nei centri logistici di Amazon le visite al bagno vengono monitorate attentamente, secondo diversi lavoratori e manager attuali ed ex, ed ogni periodo di assenza viene considerato come “tempo fuori incarico.” Troppo tempo fuori incarico può far scattare un’ammonizione scritta e i lavoratori riferiscono di essere combattuti tra il desiderio di perdere liquidi e il cercare di evitare delle lunghe camminate fino al bagno attraverso un magazzino gigantesco.

Robinson ha affermato che Amazon si accerta che ogni lavoratore abbia accesso ad una toilette a “breve distanza a piedi,” ogni volta che sia necessario. Ma non ha indicato se ai lavoratori queste pausa vengano contate come tempo libero. È stata questa minaccia a spingere alcuni dipendenti ad escogitare soluzioni alternative.

Adam Kester, che ha lavorato fino allo scorso anno come raccoglitore in un centro logistico a Phoenix, ha detto che lui ed altri lavoratori portavano con loro in bagno gli ordini dei clienti continuando a scannerizzarli anche in toilette. “Sembra disgustoso,” ha riconosciuto.

Kristi Shrum, che ha lavorato fino al 2018 come stivatrice in un altro magazzino di Amazon nel sud della California, ha detto che a volte c’erano amici che le scansionavano gli articoli mentre lei andava in bagno, per far sembrare che stesse lavorando. Tuttavia, ha riferito di aver sofferto di infezioni multiple del tratto urinario.

Dovevi tenerti la pipì o non raggiungere la tua quota. Cosa volevi fare?” Ha detto Shrum. “Ho dovuto fare la mia quota.”

Faith Gerdon di Anaheim ha dichiarato di aver sviluppato infezioni del tratto urinario mentre lavorava come stivatrice nel magazzino di Eastvale, l’anno scorso. Ad un certo punto, era così arrabbiata che aveva detto al suo supervisore: “La prossima volta porto dei tappetini da cani e faccio la pipì qui, sul pavimento.”

Mentre Eastvale, un membro del Million Unit Club dell’anno scorso, si prepara di nuovo per la frenetica stagione natalizia, Gerdon non avrà la possibilità di guadagnare, nonostante tutto lo straordinario che ci sarà da fare.

Lo scorso dicembre, secondo i registri di Amazon, le sue lesioni ad entrambi i pollici e ai polsi la escludono dal lavoro. Da allora non ha più lavorato.

Nel frattempo, il CEO di Amazon, Jeff Bezos, si concentra incessantemente sui propri clienti.

Stiamo accelerando i tempi per rendere la nostra 25° stagione natalizia la migliore in assoluto per i clienti Prime, con milioni di prodotti disponibili per la consegna gratuita in un giorno,” ha dichiarato in un comunicato stampa del 24 ottobre sull’ultimo rapporto riguardante i fatturati di Amazon. “I clienti adorano il passaggio del Prime da due giorni ad uno: quest’anno hanno già ordinato miliardi di articoli con consegna gratuita ad un giorno.”

Will Evans

Fonte: www.theatlantic.com
Link: https://www.theatlantic.com/technology/archive/2019/11/amazon-warehouse-reports-show-worker-injuries/602530/
25.11.2019

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.

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