GUIDO BERTOLASO – L'UOMO DALLA MANO D'ORO

IL DITTATORE DEI CATACLISMI E DEI GRANDI EVENTI

di Claudio Lanti

Roma 13 gennaio (La Velina Azzurra) – C’è un personaggio anomalo emerso nella fatiscenza istituzionale, un signore di nome Guido Bertolaso. E’ diventato l’uomo più potente della Penisola, capace di mettere in riga ministri e sottosegretari, pretendere, minacciare. Il segreto della sua forza è nei flussi di denaro che è in grado di gestire. Cifre impossibili da calcolare. Sia perché provengono da varie fonti, ministeri e tabelle sia perché l’attuale direttore e dittatore della Protezione civile li può spendere come vuole, esentato da ogni autorizzazione, norma e rendiconto. Persino i servizi segreti, dotati di una “gestione fuori bilancio” hanno certi obblighi di trasparenza che lui non ha.

Anche le ambizioni di Bertolaso e il suo proverbiale caratteraccio non hanno limiti. Da qui lo scontro con Governo e Farnesina, l’affermazione che volessero portargli via i 42 milioni di euro raccolti dai privati per il terremoto asiatico: un’accusa che ha raggelato Fini, Letta e lo stesso Berlusconi. E quindi a Palazzo Chigi sussurrano che Bertolaso si sta facendo terra bruciata attorno. Lui era un qualsiasi camice bianco, un medicuccio che lavorava nel terzo mondo a stipendio della Farnesina. Arrogante e litigioso, venne licenziato dopo un litigio con l’allora direttore generale della cooperazione Paolo Galli e, passato all’Unicef , ebbe anche uno scontro con il ministro degli esteri dell’Ulivo Lamberto Dini. Sembrava professionalmente morto. Ma nella seconda repubblica povera e stracciona, che non ha perduto i vizi clientelari della prima, basta poter gestire quattro soldi per diventare qualcuno. Figurarsi quando non devi renderne conto a nessuno.

Ed ecco la fortuna del nostro uomo esplodere con l’arrivo di Berlusconi e Letta a Palazzo Chigi, grazie allo scandalo Arcobaleno degli aiuti all’Albania (imputato al governo D’Alema), che aveva travolto l’agenzia della protezione civile diretta dal prof. Franco Barberi. Fulmineamente, con decreto governativo del 7 settembre 2001, il Cavaliere scioglieva l’agenzia e riunificava la materia in un dipartimento accorpato nella Presidenza del consiglio, mettendoci Bertolaso come direttore, teoricamente sotto l’alta guida dello stesso capo del governo. Quel salto di qualità veniva sponsorizzato proprio da Gianni Letta.

Il motivo di tanta attenzione da parte del Berlusca verso possibili terremoti e cataclismi è presto spiegato. Il decreto sulla protezione civile stabiliva anche che era compito della stessa occuparsi dei cosiddetti “grandi eventi”, cerimonie di Stato, vertici internazionali, raduni di massa. Con raro eclettismo, il medico Bertolaso passava teoricamente dalle dissenterie alle alluvioni e persino alle parate dei capi di stato. Come accadde con lo storico vertice Nato-Russia di Pratica di Mare del 2002, che fu gestito appunto dalla protezione civile.

In quell’occasione, secondo una teoria circolante a Palazzo Chigi, Berlusconi sperimentò il gran vantaggio di poter disporre della magica firma dell’ex medico, che permetteva di applicare ai grandi eventi l’assoluta discrezionalità di spesa, acquisti, appalti e requisizioni riservata alle emergenze nazionali. E così, evento dopo evento, la protezione civile è diventata il gestore ufficiale del vertice Fao nel 2002, del semestre italiano di presidenza europea nel 2003, della firma in Campidoglio della Costituzione europea nel 2004. E ogni volta i fondi erogati dal Tesoro sono stati spesi senza preventivi, regole e autorizzazioni, reclutando in tutta tranquillità architetti, studi professionali e ditte guarda caso del giro Fininvest.

Berlusconi ha scoperto la lampada di Aladino e Guido Bertolaso è stato il suo genio silenzioso per oltre tre anni, sempre pronto a firmare, salendo di influenza e di pretese ma accrescendo l’arroganza, le invidie e i nemici occulti. Fino all’improvvisa furia contro ignoti, gratuita e fantozziana. Perché nelle ore successive alla catastrofe l’ex medico era già corso da Berlusconi, ottenendo subito l’ordinanza che gli affidava la gestione dei fondi privati raccolti attraverso i gestori telefonici. E nessuno avrebbe potuto portarglieli via. Mentre quelle incomprensibili insinuazioni lanciate attraverso i giornali hanno turbato l’opinione pubblica e danneggiato all’estero l’immagine del Paese.

L’interpretazione corrente è che Bertolaso, innervosito da qualcosa, abbia voluto inutilmente riaffermare la propria forza, sovra esponendosi e attirando l’ostilità definitiva dei diplomatici, del capo della CRI Maurizio Scelli, delle ONG e dando molto da pensare al Cavaliere e a Gianni Letta, che fin qui l’avevano aiutato e sopportato. Esiste in ogni espansione del potere un limite tecnico che i dilettanti non riescono mai a cogliere, commettendo quell’errore di presunzione che li perderà.

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