Home / Attualità / Golpe ?
Foto LaPresse - Guglielmo Mangiapane 24/09/16 Palermo ITA Cronaca Primo giorno di 'Italia 5 Stelle' la festa nazionale del Movimento 5 Stelle che si svolge per la prima volta sul prato del Foro italico di Palermo. Nella foto: Beppe Grillo e Davide CasaleggioPhoto LaPresse - Guglielmo Mangiapane 24/09/16 Palermo ITA News Opening day at the 5-Star Movement national meeting in Palermo, Sicily. In the picture: Beppe Grillo with Davide Casaleggio

Golpe ?

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

La notizia del passaggio al gruppo liberale, a Bruxelles, del M5S non ha stupito soltanto i simpatizzanti o gli stessi deputati europei, ha destabilizzato l’universo grillino in Italia che si sono scoperti, da domani, alleati in Europa col gruppo di Mario Monti.

C’è da dire che le regole europee richiedono l’affiliazione ad un gruppo politico, pena la quasi “scomparsa” dal panorama parlamentare, ossia diritti d’intervento, votazioni e roba del genere. Con questa scusante, potremmo approvare la scelta di Grillo.

Ma, sull’opposto versante, c’è la constatazione che l’appartenenza ad un gruppo già c’era – ossia quello di Farage, che sarebbe sopravvissuto anche alla defezione degli inglesi – e, quindi, è da altre parti che dobbiamo cercare la risposta a questa, improvvisa, scelta di campo.

“Dillo a Bruxelles per farlo capire a Roma”, verrebbe da dire.

Forse non tutti sono informati degli effettivi poteri del parlamento di Bruxelless: nulli. Il Parlamento Europeo non nomina nessun governo, a questo ci pensano i “commissari” nominati dai capi di Stato delle varie nazioni. E’, in sostanza, un’istituzione di facciata, uno dei tanti non-sense di questa Europa, nata male ed invecchiata peggio.

Per farli star buoni, tutto ha l’apparenza di un vero parlamento, ossia si producono dei buoni documenti programmatici (“le famose “Carte” o “Libri Bianchi” dell’UE) che, successivamente, nessuno legge o adopererà più, e vengono passati, allo scadere, nel tritarifiuti (con recupero della carta, per carità!)

Nel tempo – dopo i regolamenti sulla curvatura delle banane, quella dei cetrioli, sul diametro di fragole e piselli (oh, ma sono tutti ortolani?) – hanno prodotto anche buoni documenti, come “Il libro bianco sui trasporti 2001-2010” che lessi attentamente prima di scrivere un libro.

Il problema è la colossale finzione che esiste nelle istituzioni europee, la cesura fra il segmento elettori/Parlamento e quello commissari/Nazioni: è qui che il potere economico si fonda per dettare le regole.

Ora, che Grillo non fosse a conoscenza di questi andazzi ci sembra perlomeno stravagante, e non ce la sentiamo d’accomunare il comico genovese al suo grande concittadino, Gian Domenico Fracchia.

Per questa ragione, pensiamo ad altro.

Le stesse modalità del voto sono state strambe: il destino europeo del M5S – per quel che vale, d’accordo – è stato deciso da 40.000 voti favorevoli (circa) su 60.000 (circa) votanti. Un movimento che dovrebbe rappresentare più di 8 milioni d’italiani e che è stato, alle ultime elezioni politiche, la forza che ha ricevuto più voti?

Anche i tempi sono stati sospetti: dalla sera alla mattina, due giorni per votare, nessun dibattito – anzi, nessuna informazione che la decisione fosse da prendere – al punto che gli stessi parlamentari europei non sapevano nulla. Spediti come francobolli, da una parte all’altra del parlamento, dal voto on-line che “uno vale uno”. A noi, sembra che uno + uno faccia due, ossia Giuseppe Grillo e Davide Casaleggio, che (forse) erano gli unici a sapere.

Una simile decisione ci sembra arruffata: oltretutto (dai commenti sul blog) si nota una decisa avversione di molti sostenitori per una forma di democrazia interna inesistente, ancora tutta da inventare. Non a caso, il gruppo Verde europeo, prima dell’accettazione dei liberali, ha motivato la negazione all’ingresso dei 5S nel suo gruppo proprio per i non chiari rapporti del M5S con la Casaleggio & Associati.

Sembra, dallo schema seguito, non tanto una scelta di campo (quella europeista) quanto un’affermazione di sovranità su un partito politico: è roba nostra, decidiamo noi (Beppe & Davide) come vogliamo e cosa vogliamo. Che è una posizione un poco assurda per chi pretende di governare un Paese.

Con questa scelta, Grillo ha voluto rimarcare l’inclinazione fideista del proprio (a questo punto, nel senso del “di lui”) movimento, lontano mille miglia da un’ispirazione democratica e da un dialogo interno. Vuote parole d’ordine: “uno vale uno”, ossia io e Davide decidiamo per tutti, la Raggi va bene, Pizzarotti no.

Poco importa l’appartenenza a questo o quel gruppo europeo: l’importante è stato rimarcare un concetto per la politica nazionale, il dopo-Raggi.

Con un colpo di testa, Grillo ha voluto scegliere fra la “destra” e la “sinistra” interne – ossia una possibile alleanza con la Lega o con le forze a sinistra del PD – compiendo una non-scelta, ossia pigiando ancora di più sull’acceleratore fideista.

Riflettiamo su un dato nuovo e dirompente (per un movimento come il M5S): un terzo degli “elettori certificati” (a questo punto, “Grandi Elettori”), ha votato contro il Capo. Perché Grillo ha compiuto questo passo?

Evidentemente, la partita delle prossime elezioni è cominciata e il M5S vuole tenersi le mani libere per future alleanze parlamentari, da decidere – ovviamente – con i soli Grandi Elettori nel volgere di ventiquattr’ore.

Così gli avranno raccontato gli spin doctor della Casaleggio & Associati, che la scelta meno dolorosa era una non-scelta, ossia porre soltanto il proprio carisma a garanzia delle future operazioni politiche del movimento. O del gruppo Casaleggio?

Sia come sia, il M5S ha compiuto ugualmente una scelta: ha perso probabilmente parecchi consensi – non fidatevi delle proiezioni elettorali…basta avere soldi… – e domani avremo, come classe dirigente, gli epigoni del no-euro confluiti nel gruppo con Mario Monti.

Per chi si accontenta…

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/01/golpe.html

09.01.2017

Pubblicato da Davide

  • Toussaint

    Povero Grillo, quando arriverà la morte non gli servirà a niente conoscere Briatore.

  • natascia

    Resta da capire se il sicuro diniego di quanti voteranno, sarà considerato e reso pubblico.

  • PersicusMagus

    Notizia superata.
    Il gruppo liberale di Verhofstadt ha rifiutato l’adesione del M5S.
    Situazione incomprensibile che se dimostra qualcosa è che quell’adesione aveva realmente una funzione solo strategica.
    Il sistema avrebbe avuto tutto l’interesse a cooptare Grillo e se non l’ha fatto è perché si è reso conto che il M5S rimaneva comunque una forza antagonista.
    Ma fino a che punto?
    Quanto davvero Grillo è contro l’euro?
    Messo alle strette il M5S starebbe dalla parte della Le Pen o di Mario Draghi?

    Rimane il fatto che questa piazzata potevano evitarla e visto che tanto li hanno rifiutati facevano prima a rimanere da soli senza sputtanarsi così davanti a tutti.

    • CarloBertani

      Ancora peggio.

      • Stodler

        Ormai qua ogni flatulenza di Grillo sembra chissà quale grande trovata strategica.

  • FC

    Sì, ma alla fine conta vedere come votano. Le alleanze nel PE sono gruppi d’interesse. Comunque li hanno respinti quindi il problema non si pone; semmai sono stati ingenui.

  • alessandroparenti

    Ma Bertani non ha niente di meglio da fare che pensare al Movimento 5 stelle? Grillo ne facesse una giusta! Per il momento comunque è il solo,senza appoggi,finanziamenti e con tutto il potere e la stampa venduta contro ad aver creato un movimento che raccoglie il 30 per cento dei consensi in pochissimi anni. E lo ha fatto in una società corrotta e partitocratica che lo rendeva inimmaginabile ai più.

    • CarloBertani

      Io non ce l’ho con Grillo, sia chiaro. In una situazione simile, però – visto quanto è squalificata la partitocrazia – avrei capito se Grillo avesse iniziato a selezionare una vera classe dirigente. Invece, appena ne spunta uno bravo, che rischia di fargli ombra, lo espelle. Alla fine, capitano le disgrazie come quella della Raggi: dall’altra parte, non dimentichiamolo mai, sono più scaltri nel costruire trappole che nel buongoverno. La gente ha capito, ma oggi vuole vedere qualcosa di veramente solido ed alternativo: se Grillo fa così, spreca tutto.

      • alessandroparenti

        E chi sarebbe che fa ombra a Grillo e che viene espulso? Non mi dire il povero Pizzarotti, quello più che ombra potrà far pena a Grillo. Sono le solite critiche generiche di chi non ha argomenti perchè essendo di parte vuole colpire più che può e si fa prendere la mano.

        • CarloBertani

          Ma quando mai! Non sono mai stato nel PCI, nel PdS, nei DS né nel PD. Ma non bastano 10 anni di articoli, ripresi proprio da CDC, per capire le critiche da una persona? Ti rendi conto che sei come quelli che danno del “fasista” a chi li critica? Siete diventati un poco taliban?

    • Xor

      Da oggi sicuramente raccoglie il 30% – 1 (io)

      • alessandroparenti

        Padronissimo,e avrai le tue ragioni. Non è che ogni mossa di un partito faccia raccogliere solo consensi. Il fine dovrebbe essere di raccoglierne più di quelli che si perdono. Se abolisci le slot perdi il consenso di chi ci lucra ma ottieni quello di tante mogli che vedono i mariti dilapidare lo stipendio. Di certo Bertani preferirebbe che il tuo voto venisse cambiato per aver letto il suo articolo.

  • Enrico S.

    Per quanto fosse surreale, la realtà dell’ultima ora è riuscita a superare questa ennesima farsa.
    La scelta alle prossime elezioni, quando si terranno, sarà questa: fra il PD e il Circo Barnum, ma senza Barnum e senza circo.

  • gix

    Sono tra quelli che sostengono una evoluzione del M5S in qualcosa di più organizzato e simile ad un partito tradizionale, perché ritengo necessario un riposizionamento per un eventuale futuro come forza di governo. Confesso però che questa mossa mi ha lasciato abbastanza interdetto, non ne capisco la strategia ed il fine ultimo. E’ vero che la cosa è superata ormai dai fatti poiché l’ accordo con il gruppo liberale europeista non è andato in porto, oltretutto perché rifiutato dagli stessi del gruppo europeista. Una mossa sottile per tentare di entrare nelle stanze del potere europeista e riformarlo dal di dentro? Lasciamo perdere, sarebbe na roba da spectre, ma sono proprio queste le cose che la gente non capisce, molto di più di questioni come la giunta Raggi a Roma. Forse Grillo è stato minacciato e deve far perdere consensi al movimento? Forse c’è un patto per una tregua momentanea tra forze di governo e opposizione per prendere tempo in attesa di qualche riposizionamento futuro, considerato l’inizio del mandato di Trump? Bisogna sforzarsi di comprendere le conseguenze di una mossa del genere e vedere come al solito chi ci guadagna

    • CarloBertani

      Anch’io ho pensato a delle minacce…ma poi? Se non hai prove o fonti sicure…

  • CarloBertani

    Che senso ha, per un movimento d’opinione – come dovrebbe essere il M5S – perdersi nelle alchimie di Bruxelles? Ma tira dritto per la tua strada! (se ce l’hai)

    • Enrico S.

      «(se ce l’hai)»
      Ecco!

  • Robert

    Scritto poco fa sul Blog di Grillo:

    Proviamo di vederla in modo positivo, ossia i “Beppe Grillo Probabili” (i “Beppe Grillo” ovviamente per modo di dire: potete metterci tutti i nomi che volete, per esempio Di Maio o Di Battista che considero intelligentissimi quanto il Beppe himself):

    1. il Beppe Grillo scemo, che si è fatto prendere per i fondelli dal cosiddetto establishment;

    2. il Beppe Grillo furbetto, che l’ha orchestrata apposta per quelli che ancora non avevano capito che l’europarlamento è diventato una oscenità;

    3. il Beppe Grillo lungimirante, intento a dimostrare che a tanti degli iscritti del M5S — quelli che hanno votato a favore “perché ce l’ha detto Beppe e quindi è giusto” — manca ancora il minimo di maturità per esercitare la democrazia diretta, quella vera.

    Tre Beppe probabili che non si escludono mutualmente, poi nessuno ci dice che non ce n’è un quarto, o un quinto…

    • Frank Brown

      Un quarto? un quinto? Ma no, ne basta uno solo: il Beppe Grillo attore (cosa che in effetti egli è sempre stato) al servizio di chi ha organizzato uno pseudo movimento per controllare il dissenso.

    • Enrico S.

      Non dimentichiamoci di quello che, a parer mio, è quello vero: il Beppe Grillo che in realtà non decide niente, come niente ha mai deciso perché è sempre e solo stato il testimonial-portavoce dei veri decisori: la Casaleggio Associati.

  • gianlu

    Finché il m5stelle non si libererà dei suoi padroni (Casaleggio associati è Beppe Grillo) non potrà mai essere credibile…

  • clausneghe

    Mah, devo dire che la faccenda è assai complicata, un’offerta quasi d’amore rifiutata, uno smacco senza dubbio. Ci saranno conseguenze dentro e fuori il moV5* e forse Beppe si tirerà da parte, specialmente se ascolterà le male parole che risuonano contro di lui anche sul suo Blog. C’hai fatto fare una figura di me.. è l’accusa principale seguita dai “fatti da parte”
    Ma io credo che senza di lui il movimento perderà l’anima, non vedo nessuno all’orizzonte capace di portare avanti questo progetto.
    Il mov 5 stelle probabilmente cambierà nome se Grillo lo vorrà.
    In fin dei conti l’entità 5* è una sua co-creatura protetta da tanto di copyright..
    Figura di m…. dicono in tanti, nebbia diradata dicono in pochi, vedremo..
    Sembra che nemmeno gli eurodeputati 5* fossero al corrente del repentino cambio di campo. Grillo e Casaleggio comandano, il Blog segue e gli Eletti si adeguano, questo mi sembra lampante.
    Così vanno le cose, la democrazia è una chimera lenta e a noi Italioti serve un Capo, altrimenti non ne usciamo.
    Un Capo comico. Appunto.
    Ma non sarà Grillo, troppo buono, si stuferà di questo ingrato popolo.

  • pingus

    secondo me non se l’e’ sentita, davanti al suo elettorato, di avvicinarsi all’inevitabile abbraccio con Trump, foto di strette di mano, sorrisi ecc

  • Carissimo Carlo, tu dici: “Anche i tempi sono stati sospetti: dalla sera alla mattina, due giorni per votare, nessun dibattito – anzi, nessuna informazione che la decisione fosse da prendere – al punto che gli stessi parlamentari europei non sapevano nulla”.
    – In realtà su Rousseau si vota sempre dalla mattina alla sera e le votazioni si chiudono in genere alle ore 18.00, stavolta invece sono state date due ore aggiuntive per il giorno dopo, dalle 10.00 alle 12.00, probabilmente per permettere agli iscritti di informarsi meglio.
    – Sul fatto che gli stessi parlamentari europei non sapessero nulla è vero, ma la colpa sembra essere di coloro che hanno condotto le trattative, cioè David Borrelli e Filippo Pittarello.
    Certo la responsabilità è anche dei vertici, ma soprattutto per il fatto che si sono affidati a due incapaci, che non hanno condotto un’operazione fallimentare che costerà al MoV un grave ritorno d’immagine, e che dovrebbero essere espulsi.

  • A proposito poi di un’altra tua affermazione: “ossia io e Davide decidiamo per tutti, la Raggi va bene, Pizzarotti no” … vorrei ricordarti che la Raggi sarà stata anche ingenua, però ha rispettato le regole del MoV, ha rifiutato le Olimpiadi, e ha preso decisioni di comune accordo con il MoV … Pizzarotti invece si è comportato in maniera molto ambigua fin da subito e ha condotto una politica del tutto contraria alle sue promesse elettorali, non rispettando il vincolo di mandato … infatti è stato votato per portare un cambiamento alla politica di Parma rispetto a quella dei vecchi partiti, invece non ha portato nessun cambiamento, anzi … e per essere più precisi la traiettoria del distacco del sindaco è avvenuta da tempo, ed ha subito una particolare accelerazione con l’annuncio che Parma è rientrata nel patto di sindacato per governare IREN, gigante societario nel settore dei servizi pubblici. Massima espressione del «capitalismo municipale», IREN nasce dalla fusione delle municipalizzate di Torino, Genova e dei Comuni emiliani, raccoglie rifiuti e distribuisce gas, luce e acqua a diversi milioni di cittadini del Centro-Nord, ma a dispetto della quotazione in Borsa, comandano ancora i Comuni, tutti a guida Pd, e attraverso il patto di sindacato concordano tutto, dalle nomine dei vertici alle decisioni strategiche. Ma l’assetto è stato messo in crisi dal fatto che i Comuni (Torino in primis) hanno venduto una parte delle azioni per fare cassa, però scendere sotto il 50% renderebbe la società scalabile, rompendo il giocattolo. E qui arriva l’aiuto di Pizzarotti, che nel 2014 era uscito dal patto di sindacato siglato dal suo predecessore del Pdl, e poi rientra. Sono trascorsi 5 anni dai comizi furenti, dai cortei contro l’inceneritore, dalla minaccia di portare le carte in Procura, dal timore (nel Pd) che il sindaco grillino provasse a smontare quell’equilibrio di potere politico-finanziario, però sembrano un’eternità, perché Pizzarotti formalizza il nuovo patto con il Pd per rientrare nel grande gioco. Altro che guerra al sistema, il sindaco di Parma ha nominato un membro del Consiglio di amministrazione, ha condiviso le decisioni strategiche con gli altri azionisti pubblici, e dunque il vantaggio per i sindaci del Pd è duplice: cooptano un avversario e blindano il controllo della società, grazie a una modifica dello statuto (condivisa anche da Parma) chiamata «voto maggiorato», che garantirà ai Comuni il doppio voto in assemblea. Questa è la sostanziale differenza tra la Raggi e Pizzarotti.
    http://www.lastampa.it/2016/03/24/italia/politica/il-grande-patto-tra-pizzarotti-e-il-pd-trionfa-il-capitalismo-municipale-QwsluonPuBCzdBgoCGomCL/pagina.html