GLI INVISIBILI

DI ALESSANDRO GUARDAMAGNA 

comedonchisciotte.org

Da pochi giorni sono state vinte le riserve del M5S sull’iniziativa fortemente voluta dal ministro dell’Agricoltura Bellanova per regolarizzare i braccianti agricoli clandestini. Si tratterebbe di un’iniziativa all’insegna della civiltà, dovuta ad altri esseri umani e voluta per combattere la piaga del caporalato nel Mezzogiorno. Da oggi in poi questi esseri umani non saranno più “invisibili”.

Il ministro minacciava di stracciarsi le vesti e di abbandonare la carica se questa iniziativa non fosse stata accolta; lo è stata. Rimarrà un mistero se la scelta, non essendo la proponente Eva Green, sia stata dettata per evitare il rischio di orrori senza veli che si sarebbero aggiunti allo scempio logico-politico, che invece c’è stato tutto. Infatti salta all’occhio l’assurdità di un esecutivo che, piuttosto che stroncare il caporalato e fare leggi che impediscano il proliferare di clandestini, decide di togliere apparentemente manodopera illegale al primo e regolarizza i secondi, nell’attesa di regolarizzare in progress altra manovalanza eventualmente utilizzabile, lasciando il problema tale e quale.

Le mosse del M5S che finge dissenso ormai non fanno neppure più notizia: come insegna il “SI” dei rivoluzionari aziendalisti della San Francesco e associati dato a VAX, TAV, EU e MES, non poteva mancare l’immancabile approvazione all’ennesima porcata “per il bene del paese”, probabilmente di cuccagna.

E così, a fronte di 31.000 morti dovuti al Coronavirus, vengono regolarizzati 300.000 migranti africani e mediorientali, fra la meglio gioventù che l’Italia potesse augurarsi di accogliere, molti dei quali da tempo vivono di espedienti e senza regolare permesso nel nostro paese. Il tutto è stato fatto con l’ennesimo accordo decretato, perché il governo del Bisconte con i decreti ad hoc ci va a nozze. Sono perfetti per far approvare in tempi ristretti tutto quello che gli va, e per accogliere le istruzioni dei piani alti anche all’ultimo minuto.

Dunque con i decreti “chiudi, cura, apri e ri-lancia Italia” il governo ha gestito la crisi Coronavirus che ha contribuito a creare, inaugurando a Febbraio campagne anzi-razzismo e parlando del sistema sanitario di controllo e prevenzione migliore d’Europa, andato però in crisi dopo 10 giorni, invece di assicurarsi di avere mezzi e uomini necessari ad affrontare l’emergenza. La cosa singolare è che per gestire la crisi il governo ha chiesto la collaborazione dell’opposizione, che però non si è potuta recare in Parlamento a discutere di nulla, e che dei circa 200 emendamenti ed integrazioni che aveva proposto ai decreti, se n’è visti approvare una manciata.

Il tutto è stato guidato con decreti decisi in remoto che hanno più o meno il valore delle sentenze del TAR, e che ciononostante sono stati utilizzati per sospendere libertà costituzionali, mentre nel frattempo ci si è avvalsi di uno stuolo di 450 consulenti riuniti in gruppi, task force e comitati, “conosciuti” da Conte, che fu inizialmente “proposto” alla carica di presidente del consiglio da Bonafede, in arte DJ Fofò, che “conosceva” Lanzalone. Anche il Vaticano sembrava “conoscere” Conte, e ha gioito alla notizia della sua riconferma alla guida del secondo esecutivo nell’Agosto 2019.

E mentre l’agricoltura Italiana ha dato lezione di civiltà nell’introiettare clandestini, la scuola non è da meno nel fornire esempi di efficienza ed uguaglianza, con il ministro Azzolina diffidata dai sindacati e che la gestisce senza circolari, ma con zoomate dal suo studio e qualche comparsata in conferenza stampa e programmi TV, dove parla di didattica a distanza garantita da video-lezioni, poi smentite e successivamente riconfermate. Si nota subito la competenza di chi non distingue fra la materia e il mezzo didattico. Infatti la video-lezione è solo uno degli strumenti, e neppure il più importante, di cui si avvale chi opera nel campo dell’insegnamento e gestisce programmi di e-learning, o didattica a distanza.

Gli insegnanti da Febbraio si sono sentiti dire in ordine che prima gli studenti, per i quali dovevano tenere le video-lezioni, andavano tutti promossi, poi promossi con voti diversificati, ed ora, con eccellente tempismo ad un mese dalla chiusura dell’anno scolastico, che la valutazione “avverrà sulla base di quanto effettivamente svolto” e gli alunni potranno essere ammessi… o respinti.

Il ministro che garantirebbe istruzione a bimbi ed adolescenti ha sorvolato però sul fatto che gli insegnanti precari, che in Italia sarebbero circa 200.000, un terzo di meno dei clandestini cari a Bellanova, non vengono regolarizzati e di recente neppure retribuiti, ma devono fare comunque lezione. Analogamente non si è mai curata del fatto che i mezzi per lavorare, in primis la connessione web da casa, il MIUR, datore di lavoro degli insegnanti e presieduto da Azzolina, non si è preoccupato di fornirla a nessuno. Quindi o te la paghi, ce l’hai e lavori, o non te la paghi perché non puoi o dove vivi non arriva, e sono kaxxi tuoi, morale finale ed espressione della lezione di rispetto impartita al docente che lavora.

A questo punto è legittimo chiedersi come mai non ci sia nessuno pronto ad abbandonare la carica di ministro se non si risolve il problema decennale del caporalato nelle scuole, dove i docenti precari sono sfruttati peggio dei braccianti irregolari nel sud – che almeno pochi soldi li prendono – e spesso restano alla mercé di presidi messi a capo di istituti-avamposti di partiti che promuovono agende “culturali” dove esiste solo l’Olocausto in chiave antifascista a fine gennaio di ogni anno e pochi temi “DOC”. Fra questi spiccano l’ambiente ripensato alla Gretina svedese, il male della schiavitù perpetrato dalle potenze coloniali in Africa nell’800 e Michelle Obama pronta alla rivoluzione – di cosa non è chiaro – argomenti per i quali anche le video-lezioni sono sprecate. Perché del problema del precariato nell’insegnamento è preferibile non occuparsi? Meglio continuare lasciare 200.000 insegnanti senza soldi, MA con l’obbligo di fare video-lezioni inutili ai fini dell’apprendimento, pena l’esclusione dalle graduatorie e il licenziamento, e senza dargli gli strumenti per lavorare.

Questi erano e restano invisibili, e non c’è pandemia o decreto che valga la pena approvare per dare loro i diritti e la dignità che gli spettano. La scelta del governo si commenta da sé, una politica che in tempo di crisi predilige la regolarizzazione di 300.000 clandestini, fra cui criminali e semianalfabeti che non è chiaro quale bene abbiano recato all’Italia che li ospita, invece di dare mezzi a docenti per fare il proprio lavoro e per rafforzare l’istruzione e la formazione di coscienze di milioni di giovani italiani, che forse qualche diritto a ricevere un’istruzione decente l’avranno. Si direbbe che nell’Italia del dopo-virus avere un’istruzione sia meno importate di assicurarsi consumatori e lavoratori precari, ignari dei propri diritti e che favoriscono dumping salariale abbassando gli standard di vita e le retribuzioni di tutti.

Invece di rimandare a casa propria dei clandestini, si preferisce trovare risorse per dargli supporto, farli dormire in alberghi e avviare tutta quella serie di manovre che li immettono nella catena della solidarietà a pagamento, dove le “risorse” di prodiana memoria creeranno altre risorse per pochi scelti. Insegnanti precari? Non pervenuti. Studenti? Non importanti. Ma tanto si sa, c’è la crisi dovuta ad una pandemia globale che non si poteva evitare, basta guardare il resto del mondo… mentre magari un governo all’avanguardia avrebbe capito che doveva guardare Taiwan, che proprio perché non ha seguito il modello cinese né le disposizioni dell’OMS a guida terroristica, la pandemia l’ha evitata. È questo l’ennesimo esempio del “Nuovo umanesimo” di Conte, dove i conti, quelli suoi e dei suoi compari, tornano. Il resto manca, e per quel che manca ci sono i decreti e le task force di esperti di soliti ignoti, modello “affonda la flotta”.

 

Alessandro Guardamagna

15.05.2020

Alessandro Guardamagna lavora come insegnante d’inglese e auditor qualità a Parma. In precedenza ha ottenuto un PhD in Storia e un Master in American Studies presso University College Dublin, in Irlanda, dove ha lavorato e vissuto per 10 anni. Da sempre sovranista, scrive articoli di politica e storia su ComeDonChisciotte dal 2017.

 

Pubblicato da Rosanna

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