GLI IMMORTALI

Perché le moltitudini possono vincere contro l’Impero.

“Un impero strapotente e pervasivo, contro il quale siamo praticamente a mani nude.
Si può fare realmente qualcosa contro di esso? Oppure ogni cosa che si fa è simile a svuotare l’acqua del mare con un cucchiaio?”

Così scrivono più o meno, con vari gradi di sfiducia ed inadeguatezza, tanti che si impegnano per un mondo migliore.
La risposta è che certamente si può. Basta diventare immortali.

di Truman Burbank

Li chiamavano briganti, sandinisti, terroristi. Essi combattevano contro forze impari. Morivano in molti, ma per uno che moriva ne sorgevano cento.
Quando vincevano l’impresa era memorabile ed il popolo ne tramandava all’infinito le gesta. Quando perdevano e morivano ritornavano alla terra che avevano seminato in vita, continuando a seminarla da morti. Ma il mito viveva nella memoria popolare.

 

Mentre i potenti venivano dimenticati. Chi ricorda più qualcuno dei soldati messicani che combattevano contro Pancho Villa o Emiliano Zapata?

Chi ricorda qualcosa di Golia che fu sconfitto da Davide? Golia era solo un gigante, ma nella memoria popolare quello che è rimasto come un gigante è Davide.

Grazie al mito ed alla memoria le moltitudini diventano immortali. E chi è immortale non può mai essere realmente sconfitto.

“Ma combattere a mani nude? E’ possibile vincere disarmati?” direbbe qualcuno.
Gesù Cristo (o meglio i suoi discepoli) e Ghandi combatterono contro grandi imperi con la sola forze delle idee e vinsero contro questi imperi che sembravano smisurati e onnipotenti. Anche a mani nude si può. Basta essere immortali.

C’è almeno un’eccezione. Il generale Custer, pur essendo un simbolo del potere, riuscì a diventare immortale quando fu ucciso a Little Big Horn dalle truppe di Toro Seduto. Egli rimase come un simbolo dell’imbecillità militare che portò a morire il Settimo Cavalleggeri. Quello stesso Settimo Cavalleggeri (oggi fanteria meccanizzata) che sta perdendo in Iraq la guerra contro il popolo iracheno.

Truman Burbank

Nota: in realtà sembra che Custer non fosse un generale quando comandava il Settimo Cavalleggeri, ma un semplice tenente colonnello. Del resto il Settimo Cavalleggeri è un reggimento, che dovrebbe essere comandato da un colonnello.

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