Giorgetti si lamenta delle famiglie italiane che non investono in BTP. Sarà forse che hanno finito i soldi!

Il ministro dell'Economia ha parlato della necessità di fare investire di più i risparmiatori italiani in BTp. I dati macro-economici sulla situazione delle famiglie italiane dimostrano che l'uomo "ombra" di Draghi al governo, in maniera del tutto miope, si sta rivolgendo ad una platea che non esiste più!

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di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Ormai i nostri politici quando parlano, non solo esprimono concetti del tutto astrusi rispetto alla realtà che viviamo e sempre più spesso privi del seme della Verità, ma addirittura le loro parole, da tempo, sono ormai “ululati” al vento nelle notti più buie per un pubblico che ormai non esiste più.

E’ il caso delle ultime esternazioni del fresco Ministro del MEF, il leghista Giancarlo Giorgetti, il quale in uno dei suoi recenti interventi mostra tutta la sua insoddisfazione, a proposito del fatto che le famiglie italiane continuano ad investire poco in BTp.

Puntualizza il ministro: “a fine 2021 appena il 6,4% degli investitori italiani (privati e famiglie) aveva in portafoglio titoli del debito pubblico italiano”. [1]

E per questo, all’interno dello sviluppo del suo pensiero – che realizzerete privo totalmente di senso nel proseguo della lettura – il ministro dell’economia si prodiga a prospettare la necessità di disegnare appositi e nuovi “strumenti finanziari”, per appetire i risparmiatori italiani.

Giorgetti in questa sua esposizione della realtà e nel suo intento finale, dimostra la sua più totale ignoranza (nel senso che ignora), in materia economica e di analisi dei dati, oltre a confermare per l’ennesima volta che ogni ragionamento mentale dei nostri politici sul tema debito pubblico, è costantemente affetto dal falso “dogma” che lo Stato avrebbe bisogno del risparmio dei cittadini per poter finanziare la propria spesa.

Se da quasi tre decadi solo il 5% circa delle famiglie e dei cittadini italiani, detengo BTp, questo significa che il dato è consolidato e soprattutto palesa il fatto che il restante 95% (ovvero, la quasi totalità), non investe in BTp, non per puro snobismo o mancanza di interesse; ma per una evidente mancanza della materia prima, senza la quale è impossibile per loro acquistare i titoli che lo Stato emette: sto parlando dei soldi!

Sarebbe stato sufficiente che Giorgetti si fosse fatto portare sul suo tavolo, dai suoi collaboratori, i recenti dati Istat – che evidenziano come oltre un quarto del paese sia a rischio di povertà o esclusione sociale (25,4%) [2] e che 6 famiglie italiane su 10 non riescono ad arrivare a fine mese (fonte Bankit) – per evitare di perdere la faccia di fronte agli italiani. Anche se ormai i nostri politici la faccia se la sono giocata da tempo nel patto diabolico siglato con il “Potere” e per il potere.

E’ sempre analizzando gli stessi dati forniteci dall’Istat, che si rafforza in noi la certezza di quanto Giancarlo Giorgetti sia inetto, per il ruolo che svolge: il reddito netto medio delle famiglie (compreso le famiglie Agnelli e Berlusconi, che come possiamo ben dedurre, alzano notevolmente la media) è di 32.812 euro annui nel 2020 – ora ditemi voi, con questi dati abbinati al caro vita attuale, come possa il ministro delle finanze pensare ad una capacità diffusa di risparmio tra le nostre famiglie.

Del resto già quel dato del 6,4% è la chiara evidenza che stiamo parlando di una ristretta élite di famiglie e vi ricordo che questo dato negli anni 80’/90′ era addirittura del 60%, a dimostrazione che allora, la ricchezza finanziaria era distribuita ben diversamente rispetto ad oggi.

Quindi, Giorgetti nel suo intento manca clamorosamente il bersaglio; ovvero, per far tornare gli italiani in modo diffuso ad investire nei BTp, a niente serve il renderli più appetibili, semmai occorrerebbe che il suo governo operasse a livello di politica fiscale, nella direzione di una massiccia ridistribuzione dei redditi, affinché la maggioranza possa recuperare quella capacità di risparmio persa negli anni, in modo tale da poter poi tornare ad acquistare i titoli del debito pubblico.

Quindi le nuove e supposte più redditizie emissioni di BTp, che Giorgetti ci rivende come indirizzate alle famiglie, di fatto rappresentano un regalo a quel 6,4% che compone la platea degli italiani più ricchi. E con i tassi attuali in salita, tale misura fiscale, raffigura un vero e proprio reddito di cittadinanza che questo nuovo governo ha deciso di fornire a chi non ha bisogno mentre, al contempo, si è prodigato a toglierlo (il reddito di cittadinanza), a chi invece, il bisogno lo ha realmente.

Insomma, anche con questo governo la musica e la direzione dei flussi dei soldi pare proprio continuare ad andare nella direzione sbagliata, rispetto a quello che ci si aspetterebbe in uno stato democratico e solidale.

La storia recente delle emissioni dedicate al retail conferma in pieno quando evidenziato in merito alla salute del risparmio degli italiani.

Ad oggi, sono stati due i titoli del debito pubblico destinati agli investitori individuali domestici. I primi furono inventati dall’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sebbene debuttarono sul mercato pochi mesi dopo le sue dimissioni. Sono proprio i BTp Italia, presenti sin dal 2012.

In diciotto emissioni, il Tesoro ha raccolto circa 193 miliardi di euro. Sembrano tanti, ma si tratta di una media di poco superiore ai 10 miliardi per emissione. Tanto che dopo un’iniziale esclusiva riservata alle famiglie, il Tesoro è stato costretto ad aprire agli investitori istituzionali per attirare maggiori ordini. Questa è la prova che da tempo, ormai la maggioranza delle famiglie italiane non dispongono di risparmio da poter investire.

E se guardiamo anche a tempi più recenti, tra il 2020 e il 2021, il governo ci riprovò con i BTp Futura. Titoli di stato con cedole crescenti e premio fedeltà legato al PIL nominale. Non hanno fatto faville neppure questi. Pur essendo stati legati ufficialmente alla pandemia, non si sono avute più emissioni del genere nell’ultimo anno. E per un motivo semplice: per quanto il governo s’impegni ad offrire condizioni apparentemente positive, gli ordini delle famiglie non decollano. Infatti, la loro quota sembra crescere di poco negli ultimi trimestri ed i motivi sono più che chiari.

Trenta anni di avanzi primari conseguiti da tutti i governi; fedeltà assoluta ai parametri di Maastricht, interrotta solo nei due anni della pandemia, hanno prosciugato i risparmi della maggioranza degli italiani, consegnando una media di 70/80 miliardi all’anno di deficit finanziato con il prelievo fiscale a quel 6,4% di rentier italiani ed al mondo finanziario nazionale ed estero. Il più grosso trasferimento di ricchezza finanziaria mai avvenuto nella storia del nostro paese, a tutti gli effetti un vero e proprio furto legalizzato in barba alla nostra democrazia, di cui un giorno qualcuno dovrà pur renderne conto di fronte ad un apposito Tribunale, in nome del popolo italiano.

Siamo ora in attesa di capire di quale altra frode nei confronti del popolo si farà portatore Giorgetti, non appena chi lo ordina, avrà definito la forma di questi nuovi “prodotti finanziari” super speciali per attrarre un retail che conta poco più del 5 per cento degli investitori privati italiani. Che si possa trattare di un incentivo sul piano fiscale e magari legale, come ad esempio, una sorta di scudo incondizionato per gli investimenti, quali ne sia stata l’origine (evasione fiscale, attività illecite, ecc.), a beneficio del sistema masso-mafioso che gestisce il nostro paese, non ci sarebbe per niente da meravigliarsi.

Nel caso, noi saremmo qua a mostrarvelo!

di Megas Alexandros

Fonte: Giorgetti si lamenta che le famiglie italiane non investono in BTP. Sarà forse che hanno finito i soldi! – Megas Alexandros

Note:

[1] Giorgetti per ‘nuovi strumenti finanziari’ per investire italiani in BTp (investireoggi.it)

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