Vi presento Ghislaine: degna figlia di tanto padre

Assenti dal discorso mainstream sul processo in corso a Ghislaine Maxwell sono i legami, non solo suoi ma dell'intera famiglia, con l'intelligence israeliana. Questi legami, stretti dal padre di Ghislaine, Robert Maxwell, sono fondamentali per capire la storia di Ghislaine e il suo ruolo nella rete di ricatti e traffici sessuali di Jeffrey Epstein.

Whitney Webb
unlimitedhangout.com

Il processo a Ghislaine Maxwell, la presunta maitresse della rete di ricatti sessuali e traffici sessuali di Jeffrey Epstein ha attirato una considerevole attenzione da parte sia dei media mainstream che di quelli indipendenti, in ogni caso non quella che avremmo potuto aspettarci, visto lo scalpore che aveva circondato l’arresto e la morte di Epstein nel 2019 e l’interesse del pubblico per lo scandalo Epstein/Maxwell e le sue vaste implicazioni.

Non sorprende quindi che questi aspetti dello scandalo Epstein/Maxwell siano stati in gran parte, se non del tutto, assenti dalla copertura dei media mainstream (e di alcuni media indipendenti) del processo a carico di Ghislaine Maxwell, così come sono assenti dallo stesso caso giudiziario.

Per esempio, nonostante le prove fisiche dei ricatti sessuali conservate nelle residenze di Epstein siano state mostrate dall’accusa (con i nomi degli incriminati notevolmente modificati), l’accusa ha scelto di non menzionare nemmeno la possibile esistenza di un movente ricattatorio nelle attività e negli intenti di Ghislaine Maxwell in relazione al suo coinvolgimento nello sfruttamento della prostituzione minorile insieme a Jeffrey Epstein. Non solo, ma i nomi dei contatti più stretti di Ghislaine e persino quelli di alcuni dei suoi testimoni della difesa, insieme a numerose informazioni di pubblico interesse sul suo ruolo nella rete di Epstein, saranno archiviati e nascosti per sempre al pubblico a causa di “accordi” patteggiati tra l’accusa e la difesa o a causa di decisioni da parte del giudice incaricato.

Nel caso in questione, insieme alla prospettiva del ricatto c’è lo spettro dei legami della famiglia di Ghislaine Maxwell con le agenzie di intelligence, così come i legami con l’intelligence dello stesso Epstein. Dato che il ricatto, soprattutto quello sessuale, è stato usato dalle agenzie di intelligence – in particolare negli Stati Uniti e in Israele – fin dagli anni ’40, è assai preoccupante che né la prospettiva del ricatto né quella dei legami con l’intelligence siano state prese in considerazione dall’accusa o dai media mainstream che seguono il processo.

Per rimediare a questa mancanza di copertura, Unlimited Hangout uscirà con un rapporto investigativo in due parti intitolato “Vi presento Ghislaine” tratto da un libro di prossima pubblicazione di questa autrice. L’inchiesta descriverà in dettaglio gli aspetti chiave dei legami di Ghislaine Maxwell con le agenzie di intelligence e le pratiche di ricatto sessuale rilevanti ai sensi delle accusa nei suoi confronti e, probabilmente, spiegherà anche il silenzio dell’accusa e il suo interesse a sottrarre dal pubblico scrutinio prove potenzialmente incriminanti nei confronti di Ghislaine.

La prima parte di questo articolo si concentrerà sul padre di Ghislaine, Robert Maxwell, una figura “straordinaria” a cavallo tra il mondo degli affari e quello dello spionaggio, da cui, dopo la sua morte, avvenuta nel 1991, le figlie avevano ereditato diversi contatti e attività di spionaggio, insieme a tutta la sua influenza.

La formazione di un Maxwell

Per capire la storia di Ghilaine Maxwell, si deve iniziare con l’analizzare a fondo l’ascesa del padre, Robert Maxwell. Nato in quella che ora è una provincia dell’Ucraina, “Robert Maxwell” era l’ultimo di una serie di nomi usati in precedenza, tra cui Abraham Hoch, Jan Ludvick e Leslie Du Marier. Il nome Robert Maxwell era stato scelto da uno dei suoi superiori nell’esercito britannico. Maxwell, dopo aver lasciato il suo villaggio natale prima dello scoppio delle ostilità, quando il Terzo Reich aveva iniziato la sua espansione, si era unito all’esercito britannico durante la Seconda Guerra Mondiale. Si ritiene che i genitori di Maxwell e i suoi fratelli siano morti nell’Olocausto.

Robert e Betty Maxwell nel giorno del loro matrimonio,1945; Fonte

 

Durante la guerra, Robert Maxwell aveva collaborato con il servizio segreto britannico MI6 e, successivamente, era entrato in amicizia con il conte Frederich vanden Huevel, che aveva lavorato a stretto contatto con Allen Dulles durante la guerra. Dulles era diventato il primo direttore della Central Intelligence Agency (CIA) e, durante la guerra, si era impegnato a creare diversivi a favore dei nazisti più importanti e a minare attivamente la politica di “resa totale” di FDR nei confronti degli alti dirigenti nazisti.

Il caos dell’Europa postbellica aveva permesso a Maxwell di piantare i semi di quello che sarebbe diventato il suo futuro impero mediatico. Grazie ai suoi contatti con le forze alleate nella Berlino del dopoguerra era stato in grado in grado di acquisire i diritti di pubblicazione di importanti riviste scientifiche europee e, nel 1948, questi interessi si erano concretizzati con l’acquisizione della società editoriale britannica Butterworth, che aveva legami di lunga data con l’intelligence britannica. Nei primi anni ’50, l’azienda era stata rinominata Pergamon Press e la società sarebbe presto diventata la pietra angolare dell’impero mediatico di Maxwell.

I contatti di Pergamon con importanti accademici, scienziati e governi non solo avevano consentito a Maxwell di acquisire una grande ricchezza, ma avevano anche attirato l’interesse di varie agenzie di intelligence – britanniche, russe e anche israeliane – che avevano tentato di reclutare Maxwell come risorsa o come spia. Quando l’MI6 aveva tentato di arruolare Maxwell, aveva concluso, dopo aver condotto un ampio controllo dei suoi precedenti, che Maxwell era un “sionista fedele solo ad Israele.” I successivi rapporti con l’MI6 erano stati discontinui e largamente opportunistici da entrambe le parti, tant’è che Maxwell, in seguito, avrebbe attribuito parte dei suoi problemi finanziari proprio a presunti tentativi dell’MI6 di “sovvertirlo.”

Maxwell era stato ufficialmente reclutato nell’intelligence israeliana nel 1961, ma il suo ruolo critico nell’assicurare armi e parti di aerei per la guerra del 1948 (quella che aveva consentito la nascita dello Stato di Israele) fa pensare ad una salda relazione con importanti politici e militari israeliani fin dall’inizio, come era certamente stato il caso di altri importanti uomini d’affari che avevano aiutato ad armare i paramilitari sionisti prima e durante il 1948. Nei primi anni ’60, Maxwell era stato formalmente avvicinato dall’intelligence israeliana, interessata alla sua introduzione presso numerosi e importanti uomini d’affari e leader mondiali con cui [Maxwell] aveva stretto contatti durante lo sviluppo del suo impero mediatico.

Nel 1964, pochi anni dopo essere stato ufficialmente reclutato dall’intelligence israeliana, Maxwell era sceso in lizza per una carica pubblica, diventando membro del Parlamento britannico per il Partito Laburista. Nel 1970, il suo tentativo di rielezione era fallito e, in quello stesso periodo, aveva anche perso il controllo della Pergamon Press, anche se lo avrebbe riacquistato qualche anno dopo.

Avendo perso quasi tutto, Maxwell si era dedicato a perfezionare il controllo della sua crescente rete di società interconnesse, trust e fondazioni (che ora comprendeva molto più dei soli media), mentre, allo stesso tempo, intrecciava legami anche con importanti uomini politici, affaristi e i loro faccendieri, un gruppo che Maxwell chiamava orgogliosamente “le sue fonti.” Tra queste prime “fonti” c’erano il futuro primo ministro britannico Margaret Thatcher, il più grande trafficante di armi di Israele e uno dei suoi potenti oligarchi, Saul Eisenberg, colossi finanziari come Edmund Safra e maestri manipolatori come Henry Kissinger. Un’altra “fonte” precoce era stata George H. W. Bush, che allora faceva parte dell’amministrazione Nixon e che presto avrebbe ricoperto la carica di direttore della CIA prima di diventare vicepresidente di Reagan e, infine, presidente degli Stati Uniti.

Le fonti e l’influenza di Maxwell si estendevano ben oltre l’Occidente, visto che molti dei suoi contatti più importanti erano nell’Europa Orientale e in Unione Sovietica. Aveva rapporti intimi con dittatori, funzionari dei servizi segreti e persino signori del crimine organizzato, come Semion Mogilevich, a volte indicato come il “capo dei capi” della mafia russa. Era stato proprio Robert Maxwell ad orchestrare l’ingresso negli Stati Uniti delle società collegate a Mogilevich, una mossa compiuta dopo che Maxwell aveva fatto pressioni affinchè lo Stato di Israele concedesse il passaporto israeliano a Mogilevich e ai suoi associati, permettendo loro un più facile accesso alle istituzioni finanziarie statunitensi.

L’espansione degli importanti contatti di Maxwell era maturata parallelamente alla crescita del suo impero mediatico. Nel 1980, aveva acquisito la British Printing Corporation, da lui rinominata Maxwell Communication Corporation. Alcuni anni dopo aveva acquisito il Mirror Group, editore del tabloid britannico Daily Mirror. A questa era seguita l’acquisizione degli editori americani Prentice Hall e MacMillan e, più tardi, del New York Daily News. Gran parte del denaro con cui Maxwell aveva acquistato il Mirror Group e molte delle altre società proveniva da finanziatori dell’intelligence israeliana. Il denaro “preso in prestito” da mezzi di comunicazione di proprietà di Maxwell, come il Mirror Group e il suo fondo pensione, veniva utilizzato per finanziare le attività del Mossad in Europa e altrove. Successivamente, i fondi venivano ripristinati prima che l’ammanco venisse notato dai dipendenti della società non al corrente di queste operazioni. Maxwell aveva poi fatto deragliare questo sistema ben oliato attingendo a quegli stessi fondi per finanziare le proprie abitudini ostentate e volgari.

Robert Maxwell posa con la prima edizione del giornale “The European” fondato nel 1990; Fonte

 

Durante questo periodo, i legami di Maxwell con l’intelligence israeliana si erano ulteriormente approfonditi, in particolare durante il periodo in cui era stato primo ministroYitzhak Shamir. Shamir, in precedenza un leader del gruppo terroristico sionista conosciuto come Lehi o Banda Stern, detestava profondamente gli Stati Uniti, un sentimento che aveva confidato a Maxwell durante una delle sue visite in Israele. Shamir aveva confidato a Maxwell che riteneva gli Americani responsabili dell’Olocausto, a causa del mancato sostegno degli Stati Uniti al trasferimento degli Ebrei europei in Palestina prima della guerra. In questo periodo e proprio tramite l’operato di Maxwell, le opinioni di Shamir sugli Stati Uniti avevano probabilmente contribuito a rendere più aggressivo lo spionaggio di Israele nei confronti degli Stati Uniti.

Maxwell e l’Affare PROMIS

Le notevoli implicazioni di Maxwell nello scandalo del software PROMIS e nell’affare Iran-Contra durante gli anni ’80 erano state facilitate dall’acquisto di numerose aziende israeliane, molte delle quali erano società fittizie o “fornitori di servizi” per l’intelligence israeliana. La più importante era Scitex, di cui il figlio di Yitzhak Shamir, Nachum, era stato un importante dirigente durante gli anni ’90 e i primi anni 2000, e Degem, una società di computer con una grande introduzione in America centrale e meridionale e in Africa.

Anche prima che venisse acquistata da Maxwell, la Degem veniva usata dal Mossad come copertura per i suoi agenti e, in particolare, per i suoi killer, che utilizzavano i suoi uffici come base per portare a termine rapimenti e omicidi di individui legati a gruppi con legami o simpatie per i nemici di Israele, in particolare l’OLP. Alcuni degli eventi più importanti si erano verificati in Africa, dove gli assassini del Mossad avevano usato la Degem come copertura per eliminare i membri dell’African National Congress. In America Latina, il Mossad aveva usato la Degem come copertura per infiltrarsi in organizzazioni terroristiche e narcoterroristiche, come Sendero Luminoso in Perù (noto in inglese come Shining Path) e l’Esercito di Liberazione Nazionale o ELN in Colombia.

Dopo essere stata acquistata da Maxwell, la Degem era servita ad Israele per portare a termine quella che, molto probabilmente, sarebbe stata l’operazione di spionaggio più ardita e di successo dell’epoca: il furto e la commercializzazione di un software conosciuto con il nome di PROMIS.

Rafi Eitan, il famigerato maestro di spionaggio israeliano, che era stato supervisore di Jonathan Pollard e che aveva avuto un ruolo chiave nella creazione del programma Talpiot, era a capo del (ora defunto) servizio di intelligence israeliano noto come Lekem e aveva sentito parlare di un nuovo e rivoluzionario software usato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Il programma era noto come Prosecutors Information Management System, meglio conosciuto con il suo acronimo PROMIS.

Rafi Eitan con il politico israeliano Ariel Sharon nel 1987; Fonte

 

Eitan aveva saputo di PROMIS da Earl Brian, un socio di lunga data di Ronald Reagan che aveva precedentemente lavorato per la CIA. PROMIS è spesso considerato il precursore del software PRISM usato oggi dalle agenzie di spionaggio statunitensi e alleate ed era stato sviluppato dall’ex funzionario della NSA Bill Hamilton. Hamilton, nel 1982, aveva affittato il software al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti attraverso una sua società, la Inslaw Inc.

Eitan e Brian avevano elaborato un piano per installare una “backdoor” nel software e poi vendere PROMIS in tutto il mondo, dando in questo modo ad Israele la possibilità di carpire informazioni preziose sulle operazioni dei suoi nemici e dei suoi alleati, garantendo, allo stesso tempo, enormi guadagni a Eitan e Brian. Secondo la testimonianza dell’ex ufficiale dell’intelligence israeliana Ari Ben-Menashe, Brian aveva fornito una copia di PROMIS all’intelligence militare israeliana, che aveva a sua volta contattato un programmatore israeliano-americano che viveva in California. Il tecnico aveva quindi modificato il software inserendovi una via di accesso, una backdoor.

Una volta installata la backdoor, Brian aveva tentato di usare la sua società, la Hadron Inc., per commercializzare in tutto il mondo il software PROMIS così infettato. Non essendo riuscito ad acquistare la Inslaw, Brian si era rivolto ad un suo caro amico, il procuratore generale Ed Meese, visto che il suo Dipartimento di Giustizia si rifiutava di pagare la Inslaw come da contratto, usando praticamente il software a titolo gratuito. Secondo Hamilton e la Inslaw si trattava di un furto. Alcuni hanno ipotizzato che il ruolo di Meese in quella decisione fosse dovuto non solo alla sua amicizia con Brian, ma anche al fatto che sua moglie era una importante investitrice nelle imprese commerciali di Brian.

Le azioni di Meese avevano portato la Inslaw alla bancarotta e, dopo che l’azienda aveva fatto causa al Dipartimento di Giustizia, la corte aveva stabilito che il dipartimento, sotto la guida di Meese, “aveva preso, convertito, [e] rubato” il software tramite “inganno, frode e falsità.” Nel frattempo, con la Inslaw apparentemente fuori dai giochi, Brian aveva venduto il software hackerato ai servizi segreti della Giordania (una vera manna per Israele) e ad un certo numero di aziende private. Eitan, tuttavia, non era soddisfatto dei progressi di Brian e si era rivolto alla persona che pensava potesse vendere più efficacemente PROMIS ai governi (ritenuti interessanti da Israele) di tutto il mondo: Robert Maxwell.

Venditore e spia

Attraverso la Degem ed altre aziende di facciata, Maxwell aveva commercializzato PROMIS con tale successo che l’intelligence israeliana aveva in breve tempo ottenuto l’accesso ai meccanismi più segreti di innumerevoli governi, società, banche e servizi di intelligence di tutto il mondo. Molti dei più grandi successi di Maxwell erano arrivati dalla vendita di PROMIS ai dittatori dell’Europa dell’Est, dell’Africa e dell’America Latina. Dopo l’acquisto, e dopo aver pagato a Maxwell la giusta parcella, PROMIS, con la sua impareggiabile capacità di sorvegliare qualsiasi cosa, dai flussi di denaro ai movimenti di persone, veniva usato da questi governi per commettere reati finanziari con maggiore sagacia e per dare la caccia e far “sparire” i dissidenti.

In America Latina, Maxwell aveva venduto PROMIS alle dittature militari di Cile e Argentina. Il software era stato usato usato per facilitare il genocidio dell’Operazione Condor, poiché gli amici e i familiari dei dissidenti e dei cosiddetti sovversivi erano facilmente identificabili con PROMIS. Questo programma era talmente efficace che, pochi giorni dopo la sua vendita al Guatemala, questa dittatura, sostenuta dagli Stati Uniti, era riuscita a rastrellare ventimila “sovversivi,” di cui non si è saputo più nulla.

Naturalmente, grazie alla backdoor di PROMIS, l’intelligence israeliana conosceva le identità degli scomparsi del Guatemala prima ancora delle famiglie delle vittime. Stati Uniti ed Israele erano anche strettamente coinvolti nell’armare e addestrare [le forze militari di] molte delle dittature latinoamericane a cui era stato venduto il software PROMIS così hackerato. Vale la pena notare che, allo stesso tempo, anche il governo e il complesso militare-industriale di Israele erano coinvolti nella vendita di armi a molti di questi governi.

Anche se l’intelligence israeliana aveva immediatamente trovato il modo di utilizzare questo flusso costante di informazioni sensibili e classificate, il suo premio più grande doveva ancora arrivare. Eitan aveva infatti ordinato a Maxwell di vendere PROMIS ai laboratori top secret del governo statunitense del complesso di Los Alamos, compresi i Sandia National Laboratories, che erano, e sono, il cuore della ricerca sulle armi nucleari degli Stati Uniti. Nella pianificazione di questa impresa, Maxwell aveva addirittura incontrato Henry Kissinger, che lo aveva consigliato di servirsi del senatore del Texas John Tower, che, all’epoca, era a capo della Commissione per i Servizi Armati del Senato. Kissinger non è mai stato accusato o anche solo interrogato per aver facilitato un’operazione di spionaggio estero che aveva come obiettivo informazioni altamente sensibili riguardanti la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

Maxell, usando il denaro del Mossad, aveva pagato Tower 200.000 dollari per i suoi servizi, che includevano l’apertura delle porte, non solo del complesso di Los Alamos, ma anche della Casa Bianca di Reagan. PROMIS era poi stato venduto ai laboratori [Sandia] attraverso una società con sede negli Stati Uniti che Maxwell aveva acquistato nel 1981 e trasformato in una copertura per il Mossad. Questa società, denominata Information on Demand, era stata diretta dalla figlia di Maxwell, Christine Maxwell, dal 1985 fino alla morte di Robert, nel 1991, periodo durante il quale la società aveva venduto il software PROMIS hackerato a diverse aziende di Fortune 500. Anche Isabel Maxwell, sorella di Ghislaine e Christine, aveva lavorato nella società prima della sua chiusura avvenuta nel 1991.

Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, Christine Maxwell aveva collaborato con il funzionario della CIA Alan Wade per vendere ai servizi di sicurezza degli stati Uniti un software per la sicurezza interna noto come Chiliad, mentre Isabel, nello stesso periodo, lavorava a stretto contatto con l’intelligence israeliana e il settore tecnologico privato. Ghislaine, insieme alle sue due sorelle legate all’intelligence e al settore tecnologico, aveva una partecipazione significativa in una società tecnologica che sembra essere la vera origine della relazione Bill Gates-Jeffrey Epstein, come spiegato in questo rapporto investigativo di maggio uscito su Unlimited Hangout.

Alcuni anni dopo la sua acquisizione da parte dei Maxwell, Information on Demand era stata indagata dall’FBI per i suoi legami con l’intelligence risalenti al 1983. Tuttavia, quell’indagine era stata più volte bloccata dai vertici del Dipartimento di Giustizia guidato da Meese, che, come già detto, era stato complice di tutto il sordido affare PROMIS. L’indagine era stata definitivamente chiusa nel 1985. L’insabbiamento, stranamente, continua ancora oggi, visto che l’FBI si rifiuta di rilasciare documenti riguardanti Robert Maxwell e il suo ruolo nello scandalo PROMIS.

All’epoca, la sospensione dell’indagine dell’FBI aveva consentito a Information on Demand di vendere PROMIS ai Sandia National Laboratories e questo aveva fornito all’intelligence israeliana un accesso diretto al cuore stesso dei programmi sulle armi nucleari degli Stati Uniti e alla tecnologia correlata. Questo accesso era stato una vera manna per il cospicuo (e ancora non dichiarato) arsenale di missili con testate nucleari di Israele e aveva fatto sì che Israele rimanesse l’unica potenza nucleare del Medio Oriente.

È evidente che l’acquisizione di armi nucleari da parte di Israele, vista alla luce dello scandalo PROMIS e dell’affare Pollard, era stata in gran parte realizzata con l’inganno, la frode e lo spionaggio piuttosto che con la perizia tecnica o scientifica di Israele.

In quello stesso anno, il 1985, la CIA aveva finalmente recuperato lo svantaggio sul suo omologo israeliano e aveva creato una propria backdoor in PROMIS, vendendolo poi ai servizi segreti alleati del Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e di altri Paesi. Non aveva però avuto lo stesso successo di Maxwell, che aveva venduto programmi PROMIS hackerati a favore di Israele per circa 500 milioni di dollari. La CIA, infatti, aveva ricavato dalle vendite solo 90 milioni di dollari, circa.

L’ereditiera di un impero di spionaggio

Dopo il grosso successo nelle vendite di PROMIS per conto dell’intelligence israeliana, Maxwell era stato reclutato per un’altra operazione guidata dall’intelligence israeliana: l’affare Iran-Contra. Nello stesso periodo dell’affare Iran-Contra Robert Maxwell aveva incontrato Jeffery Epstein e, nello stesso anno, lo aveva condotto all’ovile dell’intelligence israeliana con l’approvazione personale dei “piani alti” della stessa intelligence militare israeliana. All’epoca il capo dell’intelligence militare israeliana era Ehud Barak, che sarebbe stato poi indagato per i suoi ben documentati e stretti legami con Epstein. Nel 1985, in modo assai opportuno, Epstein aveva incontrato il miliardario dell’Ohio Leslie Wexner e aveva iniziato a curarne gli interessi finanziari dopo che il precedente faccendiere di Wexner, Arthur Shapiro, era stato freddato con un colpo alla testa in pieno giorno prima che potesse testimoniare davanti all’IRS [Internal Revenue Service l’agenzia delle entrate degli USA] su questioni relative alle finanze di Wexner. Nel 1991, Wexner aveva poi  co-fondato  [con il miliardario Charles Bronfman]  il Mega Group, che ospitava membri di spicco aventi stretti legami con esponenti politici e dell’intelligence israeliane e/o della criminalità organizzata con sede negli Stati Uniti, come il National Crime Syndicate.

L’ingresso di Epstein in questo mondo era stato facilitato dal suo legame romantico con Ghislaine Maxwell, secondo alcuni antecedente al riuscito tentativo di Robert Maxwell di condurlo nell’ovile dell’intelligence militare israeliana. Epstein era solo uno dei tanti fidanzati che Ghislaine aveva avuto negli anni ’80, ma Epstein era certamente il più simile al padre sia in termini di comportamento che di “talenti.”

Ghislaine Maxwell e la madre Betty posano accanto a una foto di Robert Maxwell a Gerusalemme, novembre 1991; Fonte

 

Gli altri fidanzati di Ghislaine durante e prima di questo periodo meritano certamente di essere menzionati. Uno dei più interessanti era un aristocratico italiano, il conte Gianfranco Cicogna, il cui nonno era stato ministro delle finanze di Mussolini e ultimo doge di Venezia. Cicogna aveva anche legami con strutture di potere sia occulte che palesi in Italia, in particolare con il Vaticano, con la CIA in Italia e con la parte italiana del Sindacato Nazionale del Crimine. L’altra metà di quel sindacato, naturalmente, era la mafia ebrea americana legata al Mega Group, a sua volta profondamente coinvolto nello scandalo Epstein e i cui membri erano frequenti partner commerciali di Robert Maxwell. Vale la pena notare che, nel 2012, Gianfranco Cicogna era andato incontro ad una macabra sorte quando l’aereo che stava pilotando era esploso in una gigantesca palla di fuoco durante una manifestazione aereo, uno spettacolo morboso che può sorprendentemente ancora essere visto su YouTube.

Nel Regno Unito, Ghislaine e Robert Maxwell erano stati anche coinvolti nello scandalo Harvey Proctor, quando un tabloid di Robert Maxwell – con la piena approvazione dello stesso Maxwell – aveva pubblicato un articolo sui presunti tentativi di ricattare Robert Maxwell su informazioni riguardanti una presunta relazione di Ghislaine con il futuro duca di Rutland. Maxwell voleva chiaramente che le informazioni che collegavano Ghislaine al duca fossero rese pubbliche, ma la storia è strana per tutta una serie di ragioni. Il motivo del ricatto era, apparentemente, quello di impedire ai giornali di proprietà di Maxwell di coprire lo scandalo Harvey Proctor. Ma il figlio del duca, che aveva avuto una relazione con Ghislaine, era stato anche amico intimo e poi datore di lavoro di Harvey Proctor.

L’apparizione di Harvey Proctor, un membro conservatore del Parlamento, in questa storia da tabloid è interessante. Nel 1987, Proctor si era dichiarato colpevole di atti osceni insieme a due giovani che, all’epoca, avevano sedici e diciannove anni e diversi testimoni intervistati nel corso dell’inchiesta lo avevano descritto interessato sessualmente a “giovani ragazzi.” Più tardi, in un controverso caso giudiziario Proctor era stato accusato di essere legato al ben noto pedofilo e procacciatore di bambini britannico Jimmy Savile e di aver fatto parte di un giro di abusi sessuali su minori che si diceva includesse l’ex primo ministro britannico Ted Heath. La stretta relazione di Savile con il Principe Carlo della famiglia reale britannica è ben nota e, come sarà menzionato tra poco, si ritiene che anche Ghislaine frequentasse i reali anche prima delle apparizioni pubbliche del Principe Andrea con Ghislaine ed Epstein, a partire dal 2000 circa.

Naturalmente, i giornali di proprietà di Maxwell, nel coprire i presunti tentativi di ricatto di Robert Maxwell, non avevano affatto menzionato il problema dei “ragazzini,” concentrandosi invece su affermazioni volte a distogliere l’attenzione dalle plausibili accuse di pedofilia, sostenendo invece che Proctor avrebbe semplicemente dato delle “sculacciate” e che, tra le altre cose, sarebbe stato un po’ “strambo.” È difficile sapere esattamente come fossero andate le cose in questo particolare incidente, ma la bizzarra vicenda dipinge un quadro interessante della cerchia sociale di Ghislaine dell’epoca.

In questo stesso periodo, nel 1985, Ghislaine era anche stata coinvolta nella “filantropia” legata all’impero commerciale del padre, ospitando una “Giornata Disney per bambini” e una cena di beneficenza a nome del Mirror Group per la ONG Save the Children. Parte dell’evento si era svolto nella residenza della Marchesa di Bath, una cerimonia cui avevano partecipato anche membri della famiglia reale britannica. Vale la pena notare che la Marchesa di Bath, all’epoca, era una persona strana, che possedeva la più grande collezione di dipinti di Adolf Hitler e che era solita dire che Hitler aveva fatto “grandi cose per il suo Paese.” Nella stessa serata in cui si era conclusa la festa organizzata da Ghislaine, il figlio della Marchesa di Bath era stato trovato impiccato con un copriletto legato ad una trave di quercia dell’hotel Bath Arms e l’episodio era stato archiviato come suicidio.

La presenza dei reali a questo gala ospitato da Ghislaine non era dovuta ad un colpo di fortuna di Ghislaine o ai i suoi sforzi “filantropici,” ma al fatto che Ghislaine era già da anni intima con i reali, fatto confermato da numerosi dipendenti e vittime di Ghislaine, che avevano visto personalmente foto di lei che “cresceva” con i reali, una relazione presumibilmente facilitata dai legami dei Maxwell con la famiglia dei banchieri Rothschild. Ghislaine è stata udita in più di un’occasione parlare dei ricchi e influenti Rothschild come dei “più grandi protettori” della sua famiglia, ed è vero, visto che erano anche tra i più importanti banchieri di Robert Maxwell e che lo avevano aiutato a finanziare il suo vasto impero mediatico e la sua rete di società e di trust irrintracciabili.

Era stato proprio in questo periodo che Ghislaine aveva acquisito alcune abilità insolite, incluso il pilotare aerei, elicotteri e sottomarini, ed era diventata fluente in diverse lingue.

Poi, bruscamente, nel 1991, con la morte di Robert Maxwell, una morte che la famiglia e la maggior parte dei suoi biografi considerano un omicidio, un atto presumibilmente eseguito dalla stessa agenzia di intelligence che lo impiegava, Ghislaine e i suoi parenti avevano visto la loro fortuna cambiare drammaticamente, almeno in pubblico.

Secondo il giornalista John Jackson, che era presente quando Ghislaine e la madre Betty erano salite a bordo dello yacht di Maxwell poco dopo la sua morte, era stata Ghislaine “ad entrare con freddezza nell’ufficio del suo defunto padre e a fare a pezzi tutti i documenti incriminanti a bordo.” Ghislaine nega l’incidente, anche se Jackson non ha mai ritrattato l’affermazione, riportata in un articolo del 2007 pubblicato sul Daily Mail.

Se bisogna dar credito a Jackson, era Ghislaine – di tutti i figli di Robert Maxwell – la più intimamente a conoscenza dei segreti dell’impero finanziario e delle attività spionistiche del padre.

Come si vedrà nella seconda parte di questa serie, le prove indicano che le cose stanno proprio così, in particolare l’ingresso di Ghislaine nei circoli sociali elitari di New York era stato pianificato dal padre ancor prima della sua morte, avvenuta nel 1991. Naturalmente, queste connessioni sociali a New York, così come quelle in Europa e altrove, si sarebbero rivelate strumentali nel funzionamento e nella protezione della rete di sfruttamento della prostituzione e di ricatti di Jeffrey Epstein. Il comportamento viscido di Ghislaine negli anni successivi, comprese le attività collegate e non al traffico sessuale di minori, mostrano che Ghislaine ha ereditato molto più della personalità del padre, poiché proprio lei, insieme a molti dei suoi fratelli, ha giocato un ruolo chiave nel mantenere attivi i vari aspetti dell’eredità paterna, comprese le attività di spionaggio.

Whitney Webb

Fonte: unlimitedhangout.com
Link: https://unlimitedhangout.com/2021/12/investigative-reports/meet-ghislaine-daddys-girl/
16.12.2021
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

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