Geopoliticamente corretto

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di Nestor Halak
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Sembra oramai piuttosto chiaro che il potere attualmente al comando negli Stati Uniti e in Europa, non sia principalmente espressione dei meccanismi politico istituzionali che storicamente avevano portato al governo determinate fazioni politiche che, seppure molto indirettamente, rispondevano alle popolazioni attraverso i sistemi elettorali, ma sempre più espressione di poteri economico finanziari che non hanno più alcun collegamento con la gente e rispondono esclusivamente a se stessi e seguono piani molto autarchici da loro elaborati in segreto e con pochissimi collegamenti con la realtà nella quale vivono le masse.

La presa del potere è avvenuta in forma nascosta, occupando dall’interno le istituzioni preesistenti. La ricerca del consenso avviene oramai quasi esclusivamente attraverso una sofisticata propaganda resa possibile dal controllo assoluto dei media e, in prospettiva, dal controllo capillare dei singoli consentito da dispositivi elettronici sempre più perfezionati. Già al momento attuale, il regime al potere in occidente ha pochissimo a che vedere con le vecchie “democrazie liberali” ed assomiglia sempre di più ad una rigida oligarchia totalitaria.

Dopo la caduta del vecchio sistema di sfere di influenza contrattato a Yalta alla fine della guerra, il nuovo potere oligarchico originatosi negli Stati Uniti si è sentito in grado di conquistare il mondo (non saprei come altro dirlo), proprio come i cattivi tipo Spectre nei film di James Bond, e ha tentato e sta ancora tentando, di prendere il controllo assoluto del pianeta e conformarlo ai propri progetti. Ha intenzione di decidere a tavolino cose come a chi è delegata la produzione industriale, a chi quella di materie prime, la trasformazione della società, la mentalità sociale, la composizione etnica degli stati, il livello di benessere, il livello della popolazione, il modo di produzione, insomma, tutto quanto. Ma tutto è stato deciso nelle segrete stanze, fra di loro, senza discussioni pubbliche, in maniera autarchica.

Due grandi centri di potere mondiali sembrano, però, essere almeno in parte sfuggiti al controllo di questa elite occidentale: la Cina e la Russia. La Russia era stata inizialmente sottomessa ed il suo ruolo doveva essere quello di fornitore di materie prime a basso costo con al comando un’oligarchia locale fatta sostanzialmente di criminali che svendevano i concittadini in cambio del loro privilegio: qualcosa di simile a quanto avviene da sempre in America Latina, feudo statunitense.

Qualcosa però è andato storto e successivamente il potere in Russia è andato nelle mani di una classe dirigente ancorata ai vecchi schemi che pensava di poter contrattare con il potere occidentale su basi di parità. Il fine era quello di diventare una potenza tra le altre, collaborare con loro, ma vedersi riconosciuta la possibilità di sviluppare la propria nazione raggiungendo un livello di benessere simile a quello occidentale, che poi era stato il sogno delle masse sovietiche prima della caduta. Pensavano che l’occidente fosse ancora quello di un tempo, che poteva accettare un nuovo membro del club, ma in realtà non era più così: il nuovo potere occidentale non concedeva nulla agli stati vassalli tenuti soltanto ad obbedire e non rispettava più neppure i suoi stessi popoli sulle spalle dei quali aveva storicamente fondato il suo potere.

Putin ha cercato molte volte di accordarsi facendo concessioni su concessioni, ma alla fine ha dovuto concludere che l’occidente avrebbe tollerato solo una Russia povera, ad alta criminalità, privata di vasti territori, subordinata agli ordini e votata esclusivamente alla produzione di materie prime a basso costo da usarsi per la prosperità altrui. Di fatto non è rimasta altra via che quella di cedere o contrapporsi con la forza. E, con qualche incertezza, è stata scelta la contrapposizione, sia pure tentando in tutti i modi di mantenere posizioni moderate al fine di conservare pur sempre uno spiraglio per arrivare ad un accordo. Putin, lungi dall’essere il pazzo che i nostri media vogliono che sia, sembra agire con razionalità e molta prudenza.

La Cina, d’altra parte, era stata individuata come produttore industriale con manodopera a basso costo. Anche in Cina il potere del partito comunista doveva essere svuotato dall’interno e sostituito usando una elite locale infiltrata attraverso la nuova economia capitalistica. Occorreva creare una nuova classe avida di lussi, ma con nessuna considerazione per gli interessi nazionali cinesi che sostituisse la burocrazia comunista.

I cinesi, che sono gente pratica e con una grande considerazione per i soldi, lasciarono volentieri la rivoluzione culturale di Mao per il nuovo benessere capitalista, ma quanto a mollare il potere, è tutto un altro discorso. Un tentativo di rivoluzione colorata ante litteram del 1989 fallì clamorosamente. Dopo i fatti di Tien An Men, i potentati cinesi sono stati molto attenti a questo pericolo. D’altra parte il consenso popolare non è mai mancato perché in pochi anni gran parte della Cina è passata da una povertà estrema, ad un accettabile benessere.

Attraverso la collaborazione con l’occidente, l’economia si è sviluppata talmente che non ci sono voluti molti anni per acquisire un potere economico tale da non poter essere più controllata. Gente pratica, dicevo, hanno collaborato quando c’era da collaborare, e lo fanno tuttora se occorre, hanno sostenuto l’America comprandole il debito pubblico, hanno agito sempre sottotraccia, ma alla fine la loro mole è divenuta tale che non ha più potuto essere nascosta. E il potere centrale resta saldo. La Cina sembra sfuggita per sempre a qualsiasi possibilità di controllo di coloro che gli hanno delegato la produzione industriale cercando di farne un mezzo per i loro progetti.

Del resto le relazione tra grandi potenze sono in genere ambigue, mutevoli e ambivalenti: si collabora in certi campi, si lotta in altri, si finge di non vedere e allo stesso tempo si spia. La rivalità è raramente alla morte, succede solo se non c’è altra via, il più delle volte si cercano compromessi, complicità, modi di convivere, anche se in pubblico si fa la voce grossa. Non combattere una guerra, spesso è più conveniente che vincerla. Il famoso laboratorio di Wuhan dimostra la collaborazione tra cinesi e americani in campo biologico, il che non esclude affatto che i cinesi possano al contempo temere l’uso di un agente patogeno contro di loro: le relazioni sono complesse e collaborare in un ambito, può essere compatibile con l’essere nemici e con il lottare in un altro. La Cina fa entrambe le cose, è uno degli attori geopolitici più attenti e razionali, anche se la razionalità non esclude certo che si facciano degli errori.

Tra i grandi protagonisti della geopolitica mondiale di oggi, il meno razionale sembra essere proprio l’occidente. Pare perso nelle proprie illusioni, non essere più in contatto con la realtà. Non parlo solo dell’Europa che agisce quasi esattamente all’opposto del proprio interesse che, ovviamente, sarebbe quello di avere rapporti collaborativi con la Russia per acquisire da essa materie prime ed esportare prodotti industriali, ma degli stessi Stati Uniti.

Il nuovo potere americano sembra del tutto incapace di distaccarsi dal progetto globalista e di contemplare la Russia come qualcosa di diverso da una “stazione di servizio travestita da nazione” e la Cina come fabbrica industriale a basso prezzo al servizio dell’elite anglosassone, anche se questo progetto è diventato evidentemente irrealizzabile. Pur essendo chiaro che, dati gli attuali rapporti di forza, non ci sono più le condizioni per ottenere un simile risultato, continuano a perseguirlo a costo di correre rischi gravissimi.

Per di più il tentativo è contemporaneo al folle piano di trasformazione interna dello stesso mondo occidentale, con tutto il suo armamentario psicomedico e ideologico che lo sta velocemente impoverendo e destabilizzando. Gli oligarchi sembrano preda e vittime dei loro stessi progetti, sembrano credere talmente nelle loro macchinazioni da essere incapaci di modificarle quel tanto che basta per adattarle al nuovo contesto. Dopo oltre due anni di politiche pandemiche rovinose e di propaganda incessante di ideologie deliranti che hanno determinato un evidente indebolimento economico, culturale e sociale, insistono contemporaneamente nel tentativo di distruggere la Russia attraverso un cambio di governo che vorrebbe rimettere al potere un traditore sul modello di Eltsin indotto da una guerra per procura sempre più pericolosa. Anche se tutto fa pensare che la Russia non cederà e che l’occidente non ha più la forza di contrapporsi militarmente.

Varano sanzioni che sembrano danneggiare le loro stesse società ben più severamente di quanto non facciano con la società russa. Non sembra esserci un piano B: se quello principale non funziona, si raddoppia la posta. Se il santo non concede la grazia, non si cessa di aver fiducia nelle grazie, si prega più forte. Il quadro generale è desolante e quasi incredibile per un attore che dovrebbe essere razionale. Mentre “pandemia”, politiche migratorie, ideologie masochiste “woke”, sanzioni economiche, politiche “sostenibili” e “inclusive” stanno mangiando l’occidente dall’interno, si pretende anche di combattere militarmente contro Cina e Russia con eserciti sempre più fantasma. Una strada che pare inesorabilmente portare verso una catastrofe oramai non più molto lontana.

Perché? Possibile che non si rendano conto del pericolo? Forse il fatto di aver fatto tutto tra di loro, in segreto, senza discussioni pubbliche, in un processo essenzialmente autoreferenziale, ha portato a questa cecità? Si ha l’impressione che veri e propri dementi siano stati messi a capo di intere nazioni e che la gente sia completamente ipnotizzata da una propaganda onnipresente ed incessante. Possibile non vedere che un’Europa già devastata si sta definitivamente suicidando con le auto sanzioni? Possibile che si creda di poter ancora sostenere un’immigrazione di massa?

Anche se la guerra alla Russia non sfocerà in un conflitto militare aperto con l’Europa, anche a tacere dell’immane crisi economica che si innescherà, persino la sola importazione armi e bagagli di gran parte del Pravyj Sektor ucraino, che sarà inevitabilmente cacciato dalle sue sedi attuali, ci garantirà un sicuro rischio di destabilizzazione. L’imprevidenza, l’improvvisazione, l’inadeguatezza, l’inanità degli stati europei paiono addirittura troppo plateali per essere veri, il presidente americano persino troppo caricaturale per essere reale, ovvio che Putin sembri un genio a confronto. Eppure si procede lo stesso, nessuno pare accorgersene e si sventolano graziose bandierine gialle e azzurre sull’orlo dell’abisso.

Nestor Halak

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