Financial Times: “Italia anello debole con la politica aggressiva BCE”. È in gioco la vita dell’Euro ma soprattutto quella degli italiani

Il quotidiano economico londinese conferma le enormi paure di Draghi sugli effetti che l'azione di Francoforte avrà su Euro e Unione Europea. Secondo la direttrice generale del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva: "Nel 2023 metà Europa sarà in recessione".

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Ci siamo, sembra proprio che stia per arrivare la “tempesta perfetta” sopra l’Europa. La serie di eventi catastrofici messi in fila, l’uno dietro l’altro, dai Potenti della Terra, senza far respirare i popoli, hanno creato le basi per una completa distruzione dei nostri sistemi economici e delle nostre vite per come le abbiamo sognate di vivere.

Dalla crisi dei debiti sovrani, passando per la pandemia, fino al fenomeno inflattivo attuale che a Francoforte stanno curando con il cianuro, rappresentato da un aumento selvaggio dei tassi e dal disimpegno dell’istituto centrale nel garantire i debiti pubblici; stiamo parlando di tutti fenomeni ed azioni messi in atto volutamente attraverso la frode, da chi ha il potere di controllarci e la pretesa di decidere delle nostre vite, con il solo scopo di arricchirsi.

Ed ora ci siamo, l’Unione Europea è a rischio come lo è la moneta euro, e Draghi ed il suo “governo ombra” agente esclusivo della nostra élite, lo sanno perfettamente. E per questo si affannano in gridi di allarme puro, ma senza arrivare allo scontro, verso Francoforte e Bruxelles.

Come ben sappiamo, a loro interessa solo e soltanto la sopravvivenza della moneta di stampo coloniale rappresentata dall’euro; ovverosia quello strumento che negli ultimi 30 anni ha consentito ad una ristretta élite di rentier di casa nostra ed al mondo finanziario nazionale ed internazionale di arricchirsi come non mai. Un fiume di ricchezza di oltre 2 mila miliardi che è corso a ritroso verso l’alto della scala sociale del nostro paese e che qualcuno sogna di poter proseguire ancora, stante l’impennarsi nuovamente dei tassi sui nostri Btp.

Lo scontro fra poteri oggi, vede da una parte coloro che vorrebbero preservare lo strumento euro per continuare un saccheggio lento ma duraturo nel tempo, mentre dall’altra parte, c’è chi invece desidera la “stangata” finale e poi si vedrà cosa fare con quello che riemergerà dalle macerie.

Le diverse posizioni sono evidenti, basta leggere quanto dichiarato pochi giorni fa dalla direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), che nonostante preveda l’entrata dell’Europa nel tunnel della recessione, con un forte rallentamento della crescita, non si fa nessuna remora ad invitare le banche centrali a dare priorità alla lotta all’inflazione ed andare avanti nella stretta monetaria senza indugi.

 “La nostra grande preoccupazione – ha sottolineato – è che con il rallentamento dell’economia a livello globale” le autorità monetarie possano “farsi prendere dalla paura e dire: ‘Oh, mio Dio, la crescita sta rallentando, rallentiamo la lotta all’inflazione. Rischiamo allora che l’inflazione diventi più persistente. Quindi, il nostro messaggio alle banche centrali è: dovete vedere un calo credibile dell’inflazione e solo allora potrete pensare di ricalibrare la politica dei tassi”. [1]

Quindi, come potete constatare, nessun tentennamento e rimorso di coscienza di fronte alle sofferenze che i popoli europei (italiani e greci in primis), dovranno ancora affrontare in virtù di queste scelte scellerate. L’inflazione che viene prima di tutto e tutti, persino della pace nel mondo e della vita delle persone. Questo è quello che vogliono i potenti, un “dogma” che per essere sicuri venga rispettato, è stato addirittura inserito nello statuto della BCE.

Chi preoccupa in modo particolare i saccheggiatori è il nostro paese, dove lo stato recessivo dell’economia ormai dura da decenni, e quindi possiamo ben immaginare, cosa potrà provocare questo ulteriore ed imponente salasso in corso. A dare voce alle preoccupazioni è il noto quotidiano londinese il Financial Times, che in un articolo di pochi giorni fa ha riportato un sondaggio dove 9 economisti su 10 hanno identificato l’Italia come il paese della zona euro “più a rischio di una svendita non correlata nei suoi mercati dei titoli di Stato”. [2]

Siamo l’anello più debole della zona euroe questo certifica che per dimensioni la nostra economia può veramente mettere fine a questa unione monetaria.

Il problema come ben sappiamo è la sostenibilità del nostro debito pubblico e soprattutto se ancora ci sono soldi nelle tasche degli italiani per far fronte al pagamento degli interessi che tanto importa a chi comanda il gioco. Sappiamo bene che se la BCE toglie la garanzia, comandano i mercati e lo sa bene anche Mario Draghi, che più volte è intervenuto in tal senso, con l’unico scopo di salvare la moneta unica.

Nonostante l’evidenza del problema ed i mugugni, anche il governo di centro-destra, che ha preso il potere a ottobre sotto il primo ministro Giorgia Meloni, non intende abbandonare le politiche di austerity che hanno caratterizzato ogni nostro governo negli ultimi 15 anni. Ha previsto che il deficit fiscale del paese scenda dal 5,6% del PIL nel 2022 al 4,5% nel 2023 e al 3% l’anno successivo.

Quindi un deficit in discesa che stante l’aumento dei tassi – e quindi l’aumento notevole della spesa per interessi – le possibilità che ciò si trasformi nel solito avanzo primario, sono estremamente alte. Ovvero si continua a raschiare il barile sempre più vuoto, rappresentato dalle tasche degli italiani.

Certo, politici ed i giornali di regime, ci ricorderanno che ci sono i fondi del PNRR, che oltre ad essere insufficienti numericamente a livello macroeconomico per una ripresa della nostra economia, sappiamo essere più o meno, già preda del “sistema” masso-mafioso che gestisce il nostro paese.

Nonostante che alcuni analisti ritengano che la BCE stia sopravvalutando i rischi per l’inflazione e sottovalutando la prospettiva di una recessione, si continua con il pilota automatico verso l’iceberg che si avvicina. Poi ci sono altri che invece raccomandano la BCE di tenere la barra dritta verso l’obiettivo di sconfiggere l’inflazione ad ogni costo, una posizione che rappresenta quanto più di ignoranza e diabolicità possa esserci dentro le menti di questi soggetti, sulle cui mani scorrerà il sangue della distruzione che tali decisioni si porteranno dietro.

In conclusione, tutto questo conferma la spaccatura tra i vari poteri, su come procedere nel loro disegno predatorio. Se questo “tsunami” che sta per abbattersi sul continente europeo travolgerà anche l’euro e questa folle unione monetaria, ancora non è dato saperlo; quello che invece è certo è che ad essere travolte saranno le nostre famiglie e le nostre imprese.

di Megas Alexandros

 

Fonte: FMI e Financial Time confermano le paure di Draghi per la politica monetaria della BCE. E’ in gioco la vita dell’euro ma ad essere distrutta sarà quella degli italiani. – Megas Alexandros

 

NOTE

[1] Fmi vede nero: “Il 2023 sarà un anno duro, più del 2022: mezza Ue sarà in recessione” (msn.com)

[2] ECB rate rises expose fears for Italy as eurozone’s weakest link | Financial Times (ft.com)

 

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