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Energia alternativa: cosa si nasconde dietro le accuse rivolte alla “sicurezza” dell’industria Tesla?

DI LOCALORG

globalresearch.ca
Diverse associazioni portavoce degli interessi delle industrie automobilistiche e petrolifere stanno guidando una campagna mediatica su larga scala ostile alla compagnia di produzione di macchine elettriche e sviluppo di energie alternative Tesla.
La compagnia Tesla, specializzata nello sviluppo di tecnologie a energia alternativa tra cui macchine elettriche e batterie, che di recente ha incluso nel suo catalogo di vendita anche pannelli solari domestici e sistemi di batterie precedentemente prodotti da SolarCity, rappresenta una pericolosa minaccia per numerosi fondamenti dei monopoli occidentali sia in ambito industriale quanto in ambito finanziario.

Considerato il manifesto tentativo di rimpiazzarle dal mercato, era solo una questione di tempo prima che Elon Musk, co-fondatore, attuale CEO e progettista della Tesla attirasse su di sé l’ostilità delle industrie di produzione automobilistica e del petrolio mondiali. Il genuino entusiasmo provato nei confronti dell’azienda californiana e dei suoi prodotti e la contemporanea campagna mediatica finalizzata a ostacolarne (se non annullarne) l’influenza nel campo dell’energia e del trasporto sono stati gli indizi a prova dell’esistenza di un’altalenante battaglia combattuta tra i due fronti appena al di sotto della facciata nota al grande pubblico.

Più di recente, alcuni tentativi di complicare ulteriormente la produzione della Tesla negli Stati Uniti sono stati portati avanti dalla United Automobile Workers (UAV), un’organizzazione di Detroit che ostenta struttura e finalità sindacali.

Parte di questa campagna è consistita in diverse “investigazioni”, avanzate sia da corporazioni di mass media sia da varie organizzazioni come Worksafe – un’associazione “poco trasparente” che dichiara di lavorare per la difesa della sicurezza sul posto di lavoro -, che hanno portato alla recente pubblicazione di un reportage inerente alla sicurezza dei lavoratori nelle fabbriche della Tesla in California. L’inchiesta è stata largamente divulgata attraverso i mezzi di comunicazione di massa in quella che appare come una manovra coordinata diretta all’isolamento e all’indebolimento della Tesla.

I tentativi di accertamento delle affiliazioni e dei finanziamenti di Worksafe hanno portato solo a un’ ambigua dichiarazione presente sul sito web dell’associazione:

«Worksafe è alleata con gruppi di sostegno, scienziati ed esperti accademici, unioni e attivisti sindacali, diverse comunità lavorative, tra cui quelle dei tecnici nei saloni di bellezza e dei lavoratori negli autolavaggi, ambientalisti, programmi di aiuto legale – e con te.»

Il fatto che la UAW riporti tale dichiarazione in primo piano sul proprio sito web lascia alcuni indizi riguardo a quale tipo di “unioni sindacali” sia “alleata” Worksafe. Parrebbe che l’associazione sia parte di una campagna più ampia della UAW mirata a creare “un sindacato” interno alla Tesla, descritta in un articolo di Bloomberg dal titolo “La spinta dell’unione dei Lavoratori della Tesla  ottiene il supporto della UAW negli stabilimenti in California” (Tesla Workers’ Union Push Gets UAW Support at California Plant):

La United Auto Workers ha inviato alcuni responsabili per coordinare l’organizzazione dei dipendenti nelle fabbriche di macchine elettriche della Tesla Inc., una mossa che – se dovesse avere successo – potrebbe portare all’agognata presenza del sindacato nelle case automobilistiche statunitensi.

«Un gruppo di  impiegati della Tesla ha contattato l’unione per cercare assistenza organizzativa e le parti stanno discutendo», racconta ai giornalisti Dennis Williams, presidente dell’unione, nel corso della tavola rotonda di giovedì a Detroit. Williams afferma che i responsabili dell’associazione hanno ricevuto diverse lamentele riguardo a orari eccessivamente lunghi e a condizioni lavorative potenzialmente pericolose nello stabilimento Tesla di Fremont, in California.

E se la United Automobile Workers fosse un cavallo di Troia di Wall street, camuffato da difensore dei diritti dei lavoratori?

Nonostante si atteggi come un sindacato dei lavoratori, la UAW non è niente di simile.

É invece un affiliato della American Federation of Labor e del Congress of Industrial Organizations (AFL-CIO), che rappresentano a oggi forse il tentativo più riuscito di Wall Street di infiltrarsi, cooptare e gestire i movimenti le unioni sindacali legittimi non solo negli Stati Uniti ma, attraverso il finanziamento e l’associazione con la Fondazione Nazionale per la Democrazia (Department’s National Endowment for Democracy – NED), in tutto il mondo.

Un esempio più approfondito di tutto ciò può essere esaminato attraverso il Democracy Now’s 2005 report,  “La non-santa Alleanza? L’AFL-CIO e la Fondazione Nazionale per la Democrazia in Venezuela” (Unholy Alliance? The AFL-CIO and the National Endowment for Democracy in Venezuela), e una specifica menzione dell’inclusione dell’UAW nei programmi della NED può essere trovata nel stessi siti web della NED in Russia e in Asia.


La NED rappresenta alcuni dei più grandi e profondamente radicati interessi delle corporazioni finanziarie sulla Terra, tra le quali sono incluse le industrie di produzione automobilistica e del petrolio. Il conflitto di interessi dovrebbe essere chiaramente messo in luce in ogni news riguardante il crescente conflitto che vede contrapposte la UAW e la Tesla. Ma non lo è.

La UAW è specificatamente elencata nei vari programmi internazionali della NED come diretta collaboratrice per la sostituzione e la gestione dei movimenti sindacali stranieri. La Fondazione si serve di questi sindacati-fasulli (così come sfrutta l’AFL-CIO) per sfruttare i diritti dei lavoratori nell’occultamento dei proprio interessi privati, così come sfrutta la tutela e la salvaguardia dei diritti umani per il soddisfacimento degli interessi speciali statunitensi nel mondo. La chiave del suo successo risiede nella complicità con le corporazioni mediatiche – il che spiega come mai l’ovvio conflitto di interessi che sorge tra la UAW e le industrie automobilistiche non viene mai menzionato nei reportage di tali corporazioni.

Insidiare una compagnia relativamente indipendente e dirompente come la Tesla facendo leva su presunte lamentele sindacali fa parte della strategia dell’AFL-CIO e della UAW – e di fatto è il motivo per cui tali organizzazioni sono state create.

I diritti dei lavoratori sono una preoccupazione legittima a ogni livello industriale nel mondo, ma gli sforzi per appellarsi a essi devono essere messi in pratica in modo trasparente e onesto, seguendo percorsi ufficiali, legittimati e indipendenti da terze parti. I tentativi dell’AFL-CIO e della UAW di sfruttare tali diritti contro la Tesla, o di costruire creare un “sindacato” all’interno della stessa non sono né legittimi né indipendenti.

Una maggiore consapevolezza pubblica riguardo a questi tentativi e alla generale corruzione, sfruttamento e abuso della difesa del lavoro operati dalle due associazioni potrebbe servire a rimuovere questi insidiosi strumenti dalle mani degli interessi privati e riportare la lotta sindacale nelle mani dei lavoratori, ai quali davvero appartiene.

 

Fonte: www.globalresearch.ca

Link: http://www.globalresearch.ca/alternative-energy-whats-really-behind-the-assault-on-tesla-factory-safety/5592073

27.05.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di LUCA ROMANO

Pubblicato da Davide

  • Holodoc

    La questione energetica è fondamentale per chi detiene il potere. L’importante è che la produzione dell’energia rimanga centralizzata e non distribuita, in questo modo il popolo è dipendente da chi la produce e distribuisce, si tratti di petrolieri o compagnie elettriche.

    Per questo la tecnologia di Tesla per l’accumolo di elettricità è mal vista, dato che rende l’utilizzo dei pannelli solari indipendente dalla connessione alla rete di distribuzione elettrica.

    • Tonguessy

      Mal vista? Ti ricordo che anche in Italia esiste la possibilità di staccarsi dall’ENEL e avere la produzione elettrica autosufficiente (?) tramite fotovoltaico e celle di accumulo. Sono tempestato di tali “incredibili offerte” quasi quotidianamente. Pensi davvero che se fosse “mal vista” questa tecnologia avrebbe acquisito così tanta visibilità?
      Al contrario la “green economy” tanto cara a Obama si basa anche su queste tecnologie, che non risolvono una beata fava ma rilanciano le vendite, creando nuovi miti su cui credere.

      • Holodoc

        Sei sicuro? Io so che gli impianti solari domestici non hanno batteria ma sono connessi permanentemente alla rete elettrica, verso la quale riversano l’energia in surplus non consumata. Tu sei quindi sempre dipendente dalla rete, hai solo un tornaconto economico, che può essere anche rilevante se tutta l’elettricità prodotta è riversata alla rete.

        In questo modo il POTERE ha trovato il modo di annullare L’INDIPENDENZA che potrebbe dare la produzione distribuita di energia lasciandoti solo la possibilità di fare denaro.

        Se conosci qualche azienda che vende sistemi solari elettrici AD ACCUMULATORE, cioè SCONNESSI DALLA RETE e che non siano dei giocattolini da 70W ma sufficienti alle esigenze di una famiglia fammi sapere!

        • Primadellesabbie

          Non occorre andare lontano:
          https://www.tesla.com/en_GB/powerwall

          • Holodoc

            Cavolo fanno anche tetti solari indistinguibili da quelli normali!

        • Tonguessy

          Sono sicurissimo! Cerca “fotovoltaico isola” su google e compaiono dozzine di ditte che sono in grado di offrirti impianti anche da 10kW (e oltre) che ti permettono di staccarti dall’ENEL e gestire autonomamente l’energia prodotta. Quello a cui fai riferimento è il conto energia (ce ne sono parecchi) che ti paga un tot a kW immesso in rete, ma è tutt’altra storia.

          • Holodoc

            Grazie per la dritta.

        • ton1957

          Tutti gli impianti possono essere sconnessi dalle rete, anche per la potenza non ci sono problemi, basta aumentare il numero di batterie, ma le batterie hanno vita corta, necessitano di manutenzione costante e costano carissime…..tantè che accumulare corrente diviene non interessante economicamente (costa troppo)……l’ultima frontiera su cui si stà lavorando è l’idrogeno….col pannello produco elettricità che uso per produrre idrogeno che accumulo e lo uso quando mi serve…..accumulare idrogeno costa meno…..ma ci sono ancora problemi per la capacità delle celle e per la sicurezza (credo che in futuro si andrà in quella direzione anche per l’auto)

          • Tonguessy

            Le batterie al litio di ultima generazione per sistemi off grid sono garantite 10 anni, ma è vero che costano una fortuna. Comunque per alcune tipologie abitative l’isola può ancora essere una soluzione adeguata, pensa ad una casa distante dalla distribuzione che richieda un investimento importante per l’allaccio. Ma ci sono anche persone che vogliono staccarsi dalla rete comunque, per motivi loro. Oggi con il petrolio così a buon mercato i kW non costano molto, ma se dovesse salire ecco che anche la soluzione off grid diventerebbe appetibile economicamente. Se hai qualche soldo da parte perchè non investirlo in questo modo? Meglio un impianto a isola di una Tesla nuova, io la penso così.

          • ton1957

            Ho solo parlato di costi e di convenienza, non ho escluso che in particolari condizioni sia tecnologia da scartare……le batterie al litio, garantite 10 anni, possono anche durarne 20 ma se per le batterie spendo più di quanto spenderei all’enel per 20 anni di fornitura elettrica (tasse comprese) il gioco non vale la candela….. e pure l’investimento è sbagliato…….poi come ben dici tu, ognuno la pensa come vuole e dei suoi soldi ne fà ciò che vuole……..

          • BEP

            “Manutenzione costante”? Zero. Le batterie al litio necessitano di zero manutenzione.
            Quanto al costo, in alcuni mercati pannelli + batterie hanno già raggiunto la parità con la rete. Con i costi in picchiata, a breve saranno convenienti ovunque.
            La durata delle batterie è già ottima oggi, con garanzie a 10 anni (e dopo non è che smettono di funzionare di colpo).

          • ton1957

            Ho come l’impressione che di mestiere vendi batterie, un amico rappresentante nel settore elettronico, mio fornitore…..spesso mi diceva : ” io non conto balle, coloro solo un pò la verità”
            Tutto ciò che hai scritto è certamente verità…..ma è verità colorata…….non sò se per mestiere o per fede nella tecnologia (passione) …..io invece mangio pane ed elettronica sin da quando avevo 12 anni, non uso coloranti ma volmetri ed amperometri……è ribadisco che le batterie hanno necessità di manutenzione costante (anche quelle al litio, non ci metti più l’acqua, ma hanno l’effetto memoria, hanno morsetti che si ossidano, hanno collegamenti (fili elettrici) che i topi amano particolarmente) garanzia 10 anni è altra verità colorata stavolta del costruttore (una volta si scriveva vita media), che non smettano di funzionare di colpo……è vero…….ma continuano sin dal primo anno a rendere sempre meno, dopo 5 anni han già perso il 50 % (quindi dovrei raddoppiare il parco batterie per avere la stessa resa) a 10 o 20 anni, ammesso che siano ancora vive, con tutto il parco batterie ci accendo la lampadina del frigorifero.
            P.S. stesso principio anche per i pannelli solari, la resa nel tempo non è costante, rendono sempre meno…..ed ogni conto fatto con la resa dei pannelli nuovi, appena installati è altra verità colorota su cui sono caduti tutti quelli che ci hanno investito i risparmi…….scusami ma io sono un tecnico non un venditore…

          • Invisible man

            “Ho come l’impressione che di mestiere vendi batterie”..
            Ahahaha la stessa cosa che ho pensato io!

          • BEP

            I topi? L’ossidazione? Stiamo parlando di prodotti di qualità certificati per uso esterno, quindi resistenti alla pioggia; da dove dovrebbero entrare i topi?
            Le batterie al litio hanno l’effetto memoria? Si vede che sei un esperto.
            E il dato che “dopo 5 anni han già perso il 50 %” dove l’hai trovato? Totalmente fuori dal mondo. Per essere un tecnico non mi sembri molto aggiornato sugli sviluppi tecnologici.
            Comunque Tesla in Europa ti garantisce una capacità rimanente minima dell’80 % dopo 10 anni, eccetto Italia e Portogallo dove garantisce il 70 %. Oltre ovviamente alla garanzia generale di funzionamento, quindi anche la tua corrosione e i tuoi topi escapisti sarebbero coperti da garanzia.
            Da ultimo, per quanto può valere, no, purtroppo non vendo batterie di mestiere. Dico purtroppo perché è un mercato che esploderà nei prossimi anni.

            Di seguito il link alla garanzia europea delle batterie (o meglio, batterie e inverter integrato) Tesla: https://www.tesla.com/sites/default/files/pdfs/powerwall/Powerwall_2_DC_Warranty_Europe_1-1_English.pdf

        • Tizio.8020
        • Sepp

          Una cosa cosi’ italiana per giunta:
          http://armonia.forumcommunity.net/?t=15488497
          Magnegas.

      • DeChecco

        Io so che fino a poco tempo fa non ci si poteva disconnettere dall’Enel, a patto di non fare un lungo percorso burocratico. Non so se ora le cose sono cambiare, ma conosco persone che all’epoca rinunciarono a staccarsi dall’Enel per questo motivo

    • Primadellesabbie

      Mi risulta che i pannelli solari, che non si producono con il fai da te, abbiano una durata, mi pare 16 anni (con rendimento decrescente).

      Se dovessero diffondersi al punto da prevalere, vedrai che sorprese al momento opportuno!

      • Tizio.8020

        No guarda: già quando ho fatto io i corsi per installaet il fotovoltaico, nel 2002, i pannelli di silicio monocristallino erano “garantiti 20 anni”, ma la loor vita stimata arrivava a 30 anni.
        Poi come giustamente hai detto ogni anno l’efficienza cala in percentuale, quindi considerando questo conviene ricomprarli.
        Ma funzionano.
        Il problema è che a fronte di un costo al KW di meno di 5 €cent, perchè mai lo Stato dovrebbe pagare oltre 40 €cent a chi quel KWph lo produce?

        Fra l’altro, già all’epoca uno dei maggiori produttori mondiali di pannelli era la Shell!!!!!

        • Primadellesabbie

          Grazie per l’aggiornamento.

          Sai dire qualche cosa a proposito della manutenzione (pulizia, usura collegamenti, ecc.) ed altre problematiche, come componenti difettosi in garanzia (quando il mercato tira i produttori rilassano il controllo di qualità!) ?

          • Tizio.8020

            Mah, tanti anni fa il punto critico, secondo me , era l’Inverter.
            All’epoca c’erano due scuole di pensiero: inverter unico grande o diversi più piccoli.
            Considerando che nel 2002 un Inverter costava oltre 4000 €, se ti si bruciava quello erano cavoli.
            Adesso son calati tantissimo di prezzo.
            Io però sono un installatore “anomalo”: non li ho mai consigliati, perchè secondo me saranno “l’Eternit del futuro”.
            Quando sarà ora di smaltire le migliaia di pannelli, chi credete che pagherà???
            Solo le grandi Aziende ci hanno guadagnato, perchè il loro guadagno lo abbiamo pagato tutti nella bolletta.
            Se pensi a quanto costa alll’industria un KWh, vedi bene che i pannelli non hanno senso.
            Diciamo che i difetti li vedi con il tempo, adesos è troppo presto per sapere se ci abbiamo guadagnato: il primo bando “10.000 tetti fotovoltaici” è del 2002, i pannelli sono ancora efficienti.

    • Gino2

      ” in questo modo il popolo è dipendente da chi la produce e distribuisce”.
      Esattamente! Sottoscrivo!

      E questo non vale ahimè solo per l’elettricità ma la “nuova era” è proprio il rendere sempre piu intimamente dipendente la gente dai “sistemi”. Che sia il cibo, l’energia, i soldi, la salute, il lavoro, l’autosostentamento in genere etc.

      Spesso alcune manovre o leggi appaino favorevoli alle condizioni dei popoli ma bisogna sempre guardare se il risvolto è più o meno dipendenza dai sistemi. Questa considerazione è una cartina al tornasole per distinguere, in mezzo a tanti inganni, ciò che viene proposto davvero per i popoli o solo apparentemente.

  • Tonguessy

    Ma che razza di articolo! “La NED rappresenta alcuni dei più grandi e profondamente radicati interessi delle corporazioni finanziarie sulla Terra” come Mc Donald, Boeing, Hilton, il Dipartimento di Stato e la camera di commercio (vedi “sponsor” della NED).
    Non conosco il citato sindacato, ma arrivare a dire che sia al soldo della finanza senza portare uno straccio di prova mi sembra proprio esagerato. Che poi ci sia un boicottaggio generale contro le auto elettriche mi sembra un’ulteriore ipotesi fantasiosa, basta guardare al crescente interesse delle case automobilistiche verso le ibride, e osservare con quanta attenzione questa tecnologia viene valutata da parte del pubblico. Insomma, un pessimo articolo.

    • Gilberto Virdis

      Perfettamente in sintonia.

    • Leo Pistone

      Al di la della questione affrontata dall’articolo, non so te, ma al giorno d’oggi non conosco alcun sindacato che non sia giallo.

      • Tonguessy

        Te ne cito solo uno (ma ce ne sono altri): CUB.

        • Leo Pistone

          Sulla carta potrei darti ragione, e con grande entusiasmo, credimi.
          Però quando dalla teoria si passa alla pratica, anche quelli finiscono sempre più di frequente col dimostrare una tendenza innata: quella di seguire l’approccio più conveniente.

          • DesEsseintes

            No il CUB è diverso per esempio da un altro sindacato di base della stessa azienda a cui mi riferisco (senza nominarla).
            Sono coraggiosi e in buona fede ma terribilmente arruffoni.

            A scanso di veementi interventi a difesa faccio presente che so perfettamente nei minimi dettagli di cosa parlo.

            Quindi il CUB non va doce gli conviene ma dove lo obbligano i suoi inderogabili principi.
            Fatto sta che non hanno i mezzi per realizzare alcunché al di fuori della fase di protesta per di più solo ed esclusivamente nei momenti nei quali usi arriva a un punto di insostenibilità assolutamente esagerato.
            Al di fuori di questi momenti non sono in grado di combinare nulla e come fanno tutti i sindacalisti, sia quelli con dei principi che i ruffiani, cominciano a dire che la gente è quella che è, non c’è interesse etc etc

            Un sindacato deve avere fra i suoi compiti (compiti) quello di sensibilizzare l’opinione dei lavoratori, di renderli partecipi, informati e incazzati.
            Se questo non succede il sindacato deve interrogardi perché in gran parte queste situazioni dipendono non dalla natura intrinseca della gente di oggi (che è ciò che dicono testualmente i sindacalisti) ma dall’incapacità e miopia di chi si pone come classe dirigente dei lavoratori.
            Invece questo aspetto non viene minimamente considerato con il risultato che dopo un po’ di attività il sindacalista diventa o un incazzato a priori inconcludente o un ruffiano o direttamente un venduto.
            E lo può fare sentendosi con la coscienza a posto perché dà la colpa di tutto ai colleghi disimpegnati e menefreghisti rifiutando di guardare in faccia la realtà ossia che è il suo gruppo di attivisti sindacali che deve pensare a dare il tono della categoria, il “tono” non è un dato di fatto da cui partire, è uno scopo da raggiungere.

            Per questo temo che il cambiamento non potrà avvenire solo dal basso ma partirà dalla fascia medio alta se (se) si convincerà di essere sul punto di venire messsa da parte dalla oligarchia e se (sempre se) si deciderà a fare l’unica cosa che le resta se vuole sopravvivere e cioè rivolgersi direttamente al popolo in nome di un nuovo patto.

  • Ronte

    Soltanto una cosa può essere veramente ‘alternativa’: Il capovolgimento del Sistema!

  • Alberto Capece Minutolo

    La Tesla (in realtà una filiale nascosta della General motors) è l’ennesimo truffone acchiappa citrulli americano: questi prendono scocche dalla Lotus, batterie dai giapponesi e dai coreani, motori elettrici dalla Cina, elettronica banale già messa a punto alla fine degli anni 80 e fanno la super auto elettrica col bricolage spacciando tra l’altro percorrenze inesistenti, del 35 per cento inferiori al dichiarato, ma che diventano ridicole se si vuole schiacciare davvero l’acceleratore. Cosa personalmente provata sul campo e del resto assolutamente logica viste le caratteristiche degli accumulatori la cui durata diminuisce in termini non lineari con l’aumento delle tensioni e il tempo di erogazione. Non a caso la media di tempo tra l’uscita dal concessionario al mercato dell’usato è meno di sei mesi. Se uno volesse fare una auto elettrica davvero attenta all’ambiente di certo non farebbe la Tesla per motivi inerenti alla logica dei motori elettrici: farebbe magari auto da città e ancor meglio furgoni e mezzi per il trasporto di merci e persone sui tragitti urbani, dove le caratteristiche della trazione elettrica (coppia masima subito disponibile) permetterebbero enormi risparmi altro che pseudo sportive.

    • Tonguessy

      assolutamente d’accordo. Che mi facciano vedere quanto tempo ci impiegano per andate da Milano a Napoli (non è poi neanche così tanta strada) invece che magnificare le doti di accelerazione. A cosa serve l’accelerazione senza un’adeguata autonomia?

    • Gino2

      si condivido! L’auto elettrica viene assieme a un cambio di mentalità per cui sti SUV e auto sportive da cui si richiedono “prestazioni” finiscono. L’auto elettrica è un mezzo pratico e poco dispendioso (in tutti i sensi) per arrivare dal punto A al punto B. senza pretesa di accelerazioni o altri inutili orpelli che costano però un botto (in tutti i sensi) Per i lunghi trasporti si deve andare verso altro

    • Leo Pistone

      Nel mondo reale non esiste solo il lato tecnologico di faccende simili, ma oltre al resto ci sono anche quello economico, politico e commerciale.
      Fingere di dimenticarsene, o meglio trascurarlo minuziosamente, serve a ben poco.
      Le logiche economiche che riconoscono esclusivamente la legge del profitto privano di senso qualsiasi produzione che non sia remunerativa. Non importa quali e quanti meriti possa avere a livello di sicurezza, basso inquinamento, condivisibilità, solidarismo ecc.
      Quindi mettersi a fare certi discorsi non ha proprio senso alcuno, se non ai fini dell’autoinganno che riporta direttamente alla casella del via, ossia a riconoscere l’insostituibilità delle fonti di energia fossili e di tutto quanto ruota ad esse intorno, rafforzando e perpetuando in definitiva il potere di chi ne detiene il controllo, come se già non ne avesse più che abbastanza.
      Di conseguenza modalità del trasporto non legate a petrolio e derivati non potranno mai affermarsi, proprio a causa del veto, implicito ma proprio per questo ancora più ferreo, opposto dalla lobby potentissima che li controlla, sulle ricerche volte a sviluppare le tecnologie necessarie.

      Da punto di vista commerciale, oggi il mercato dell’auto è quello che è e risponde a logiche ben precise.
      La maggior parte dei potenziali acquirenti di automobili e mezzi commerciali è chiusa all’interno di un frame che mitizza appunto le prestazioni, accelerazione, velocità massima, portata, velocità commerciale eccetera, le quali infatti continuano a essere magnificate dalla pubblicità, anche se in forma meno diretta che in passato. Il che è anche peggio, perché i concetti più subdoli sono quelli meglio in gradi di aggirare le difese del destinatario del messaggio.
      Il fatto che a causa delle condizioni del traffico e soprattutto la normativa vigente non siano sfruttabili a fondo non ha grande importanza. Tanto, soprattutto per quanto riguarda la seconda, chi ha soldi a sufficienza, com’è appunto l’acquirente medio di una Tesla, ha tutte le possibilità di aggirarla. Il che rappresenta un’ulteriore strumento di differenziazione di classe, oggi più che mai ambito.

      La realtà è che il diffondersi di modalità di trazione diverse dai derivati del petrolio andrebbe a scalfire il potere assoluto e onnipervasivo detenuto da chi controlla le fonti di energia fossili e ne impone l’assenza di alternative quale pilastro fondamentale del proprio predominio globale.
      Qualunque ragionamento che non tenga conto di questa realtà, e quindi anche l’andare a fare le pulci a chi in qualche modo, e per forza di cose deve restare bene all’interno delle logiche di mercato attualmente vigenti, è per forza di cose privo di fondamento.

      • Primadellesabbie

        Questo tuo ‘ammonimento’ mi spinge a farti osservare quanto segue.

        Da una ventina di anni l’automobile, oltre che primaria fonte, e al contempo testimonial, del potere dei produttori di carburanti, é divenuta veicolo (!) di un ulteriore messaggio.

        Dopo molti anni dalla loro adozione i motori, e le carrozze sulle quali erano montati, non avevano segreti per una gran fetta degli utenti, con predisposizione alla meccanica.

        Una ventina di anni or sono, complice anche l’inquinamento, le vetture sono state dotate, in parte per leggi ed in parte ad uso di seducenti gadget per gonzi, di una ‘copertura’ elettronica, a volte piuttosto rozza, a volte meno, indispensabile al funzionamento del veicolo, di cui nessuno riesce a venire a capo, a cominciare dalle costose officine specializzate che non sono più in grado di riparare nulla.

        Il messaggio (epocale, come si usa dire) al consumatore, chiaro e forte, omogeneo ad altri contemporanei da fonti diverse, é stato: cosa ti credevi, di renderti indipendente (per gli spostamenti in questo caso) con quattro soldi per il carburante, una chiave inglese ed il cacciavite?

        E così é chiaro a tutti chi comanda e come.

        • Leo Pistone

          Appunto, sono perfettamente d’accordo.
          Non riesco a vedere dove il tuo contributo entri in conflitto col mio.
          Mi sembra che entrambi descrivano la stessa realtà da prospettive simili.

          • Primadellesabbie

            Non ho una posizione conflittuale, infatti, anche se non vedo la ragione di criticare le puntuali osservazioni di Capace Minutolo, dato che il tiro é già stato posizionato al di sopra della dittatura tramite carburanti.

          • Leo_Pistone

            Se non vedi la ragione, a me pare invece molto evidente.
            Proprio perché, come ho scritto, nella sua critica trascura minuziosamente di tenere conto delle condizioni date attualmente.
            Così da fare al meglio il gioco delle elite, azione preferita tra i membri di determinate categorie sociali. Come certi pseudointellettuali, i quali eccellono appunto nell’arte dell’autoinganno, e tendono lo stesso tranello anche agli altri membri della comunità, con conseguenze evidenti per chiunque le voglia osservare.
            Del resto proprio questo era il senso del mio intervento iniziale.

          • Primadellesabbie

            Ma perché la critica al modo in cui é stata pensata e proposta questa auto impedirebbe la diversificazione? Per una malvagia influenza psicologica?

            Mi sembra difficile non vedere come questa gente traccheggi per non mettere in opera nulla di realmente rivoluzionario (questa della quale parliamo adotta una “batteria” costituita da 18.000 batteriole da orsacchiotto, ad esempio).

            L’acquisto e l’imboscamento del progetto avanzato, e pronto alla sviluppo su larga scala dell’auto ad aria compressa, metterei piuttosto nel conto.

          • Leo_Pistone

            Forse parlo arabo senza rendermene conto.
            Se è così me ne scuso e provo a ripeterlo ancora una volta, cercando di esprimermi in italiano, se ci riesco.

            Le condizioni date attualmente, ossia il riconoscere esclusivamente la legge del profitto da parte del sistema vigente, implicano che qualunque produzione debba rispondere innanzitutto all’esigenza di essere remunerativa.

            Ciò comporta che anche quella dei mezzi di trasporto a trazione alternativa debba essere redditizia, mentre qualsiasi altro suo pregio verrà trascurato.
            Queste, pertanto, sono le leggi cui deve rispondere Tesla come qualsiasi altro pinco pallino si metta in testa di fare qualcosa di diverso nel settore del trasporto.

            In quanto tali, pongono innanzitutto un limite invalicabile a qualsiasi nuova proposta e causano nell’attuale realtà tecnologica l’immobilismo di fatto. Dato che ne è fortemente influenzata e oggi si applicano anche alla ricerca, da cui si pretende la capacità di generare profitti nel tempo più breve.
            Tutto questo va per forza di cose ad azzerare il destino di ogni alternativa al bruciare petrolio per produrre energia.

            Pertanto, qualunque saputone esprima una critica nei confronti dei tentativi di mobilità alternativa che non tenga conto delle condizioni date, le quali sono oltremodo evidenti e causa a priori di fallimento, agisce di fatto come sostenitore del sistema di dominazione attuale.
            Nascondendosi però dietro un’immagine falsata, nella viltà tipica del collaborazionista, che vuol fare l’intellettuale ma di fatto si comporta da analfabeta funzionale.

            Quel sistema ha uno dei suoi pilastri fondamentali proprio nel controllo delle fonti energetiche, il quale a sua volta rafforza la sua posizione predominante impedendo persino che sia immaginabile qualunque ipotesi di alternativa al petrolio, mediante le leggi di mercato sopra descritte sommariamente dalle quali più nulla viene esentato.

            Non mi sembra così difficile da capire. Sempreché lo si voglia ovviamente.

          • Primadellesabbie

            “…Pertanto, qualunque saputone esprima una critica nei confronti dei tentativi di mobilità alternativa che non tenga conto delle condizioni date, le quali sono oltremodo evidenti e causa a priori di fallimento, agisce di fatto come sostenitore del sistema di dominazione attuale.

            Nascondendosi però dietro un’immagine falsata, nella viltà tipica del collaborazionista, che vuol fare l’intellettuale ma di fatto si comporta da analfabeta funzionale a uso e consumo dei poteri che sostiene. …”

            Non riesco ad immaginare che si possano imbastire degli attacchi personali di questo tenore, partendo dai presupposti leggibili qui sopra, nei confronti di colui “…che non tenga conto delle condizioni date…”.
            Queste valutazioni a me sembrano del tutto fuori luogo, nel senso che, se omesse, non se ne sentirebbe la mancanza, ma può darsi che la mia scarsa conoscenza dell’arabo, o qualche altra ragione o precedente, mi impediscano di cogliere il disegno che le sottende.

          • Leo Pistone

            Lo so, chiamare le cose con il proprio nome, soprattutto nella fase attuale in cui predomina l’ipocrisia del politicamente corretto, può provocare frequentemente qualche reazione allergica.

            Comunque tranquillo non si tratta di attacchi personali, tantomeno nei tuoi confronti.
            Però se hai motivi particolari per difendere le persone che si comportano in un certo modo, ed è fondamentale individuarle per quello che sono e per il ruolo che assumono deliberatamente, forse sarebbe meglio palesarlo.

          • Primadellesabbie

            Ah! Me voici soulagée!
            (Asterix, Le Devin, p. 8)

          • Invisible man

            Se finisse il petrolio, l’auto elettrica non potrebbe più essere fabbricata.

  • gix

    A parte gli aspetti tecnici, già ben evidenziati, quello della Tesla potrebbe essere un classico esempio di quanto il sistema finanziario speculativo sia potenzialmente in grado di divorare se stesso. A parte che finchè non si tolgono le batterie dalle macchine elettriche e non si recupera l’energia libera dall’etere o come altro si voglia chiamare l’atmosfera, è un’offesa nominare il nome di Tesla invano, in realtà la Tesla è un fenomeno della cosidetta nuova economia, creato e sopravvalutato a livello mediatico e poco più, almeno per ora. Pare che la sua capitalizzazione in borsa risulti ormai paragonabile a quella delle grandi case americane, a fronte di una produzione che non raggiunge se non una minima parte di queste, con poche decine di migliaia di auto. E’ il frutto della massa di denaro creata dalle banche centrali, che non sanno più dove mettere i soldi che creano (quella americana li spaccia anche in giro per il mondo a chiunque possa rappresentare uno straccio di investimento). Certo, nella stessa cerchia del sistema ci sono gli speculatori della vecchia economia, in questo caso quella del petrolio, i quali per il momento fanno la guerra, ma piuttosto blanda, alla Tesla. Probabilmente i creatori del denaro aumenteranno lo spaccio della loro droga anche a questi ultimi, magari a condizione che si intraprenda la strada dell’energia pulita, ma sempre dopo aver individuato un sistema per specularci sopra. Siccome lavorano giorno e notte per fregarci, vedremo cosa si inventeranno

  • Invisible man

    Ma veramente credete che Elon Musk sia “alternativo”? Ma veramente credete ancora che le energie alternative servino a qualcosa?

  • riefelis

    Le batterie rappresentano il punto debole dei veicoli elettrici. Non c’è ancora la tecnologia che ne risolva i problemi fondamentali.
    La tesal non ha introdotta alcuna innovazione fondamentale. Puro marketing!

  • Cataldo

    Al momento Tesla è un bluff, ha ragione chi ci vede una speculazione finanziaria senza particolari contributi tecnologici o innovazioni di ciclo produttivo. Il problema è che a differenza del “pompamento” finanziario di google o facebook, che sono profezie autoavveratesi grazie ai deux ex machina della finanza, con Tesla c’è il problema che si tratta alla fine di oggetti reali, che dovranno andare sulla strada, quindi il bluff per essere vincente dovrà portare a qualcosa di concreto, non potrà durare in eterno, se si iniziano a guardare le carte non può che essere positivo.

  • marcobaldi

    Il complotto di Wall Strett contro Tesla non se po’ proprio leggere (senza ridere).

    Il complotto del mainstream verso Tesla poi….

    Ma fatemi il piacere!!

  • Invisible man

    Mah.. Vedo ancora che c’è gente che crede nella dicotomia energia rinnovabile/non rinnovabile in termini di possibile avvicendamento futuro. L’energia rinnovabile VERA ha i ritmi lenti della natura, la “modernità” non è possibile con la “rinnovabile VERA” mentre quella rinnovabile FALSA è in realtà energia da combustibili fossili con un passaggio in più di trasformazione (e quindi con tutti gli svantaggi in termini di impatto ecologico ma meno efficiente). Come credete siano costruite le batterie? Come credete sia prodotta l’elettricità che le carica? Come credete siano costruiti i pannelli fotovoltaici? Come credete siano costruite le turbine eoliche? Certo, qualcuna di queste energie in condizioni particolarmente favorevoli possono anche convenire, ma in linea di massima sono una grande cagata, ci credono solo quelli che dovrebbero essere i primi a non crederci, gli ingegneri, drogati di ottimismo scientifico. Per cui l’ipotesi delle lobby petrolifere che tramano contro Elon Musk mi sembra più o meno una barzelletta.

  • Sepp

    Se avete voglia di leggere e se avete la forza di arrivare fino alla fine dei
    commenti ecco un articolo contro gli incentivi al fotovoltaico:
    http://www.lindipendenzanuova.com/energia-vi-spiego-la-favola-del-fotovoltaico/