Emilia Romagna: Territorio ed eventi atmosferici, si possono controllare?

L'Italia delle continue emergenze resilienti

Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

 

Stiamo assistendo ancora una volta ad un’altra emergenza che sta devastando i territori della ricca e avanzata Emilia Romagna. Territori inondati dalla furia delle acque che hanno travolto non solo gli edifici ma anche persone inconsapevoli che non sono state allertate in tempo.

Poteva essere evitato? Stefano Bonaccini presidente della regione, come uomo politico di tutto rispetto, nega ogni responsabilità, fa sproloqui e chiede aiuti finanziari. Ormai è un copione che si ripete, verrà nominato un commissario straordinario che dovrebbe gestire l’emergenza e l’ipotetica ricostruzione. Come sempre le vere responsabilità vengono rivolte ai non colpevoli: i cittadini, gli ecologisti, i cambiamenti climatici, l’abuso edilizio, ecc. ma chi sono i veri responsabili?

Come cittadini ci chiediamo dove sono finite tutte quelle risorse che dovevano migliorare il territorio e rendere la vita degli abitanti più sicura?

Cito la Direttiva 2007/60/CE cosiddetta “Direttiva alluvioni”, entrata in vigore il 26 novembre 2007, che ha istituito “un quadro per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni volto a ridurre le conseguenze negative per la salute umana, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche connesse con le alluvioni all’interno della Comunità”, recepita nell’ordinamento italiano con il D.Lgs. 49/2010.

Ai sensi della Direttiva, tutti gli Stati membri dovevano dotarsi di piani di gestione del rischio di alluvioni che contemplassero tutti gli aspetti della gestione del rischio e in particolare “la prevenzione, la protezione, e la preparazione, comprese la previsione di alluvioni e i sistemi di allertamento”.

In seguito a questa Direttiva sono stati istituiti i Piani di gestione del rischio di alluvione dalle Autorità di bacino distrettuali dei 5 distretti idrografici in cui è suddiviso il territorio nazionale (fiume Po, Alpi Orientali, Appennino settentrionale, Appennino centrale, Appennino Meridionale) nonché dalle regioni Sardegna e Sicilia.

I Piani dovrebbero essere adeguati ogni 6 anni per consentire una efficiente gestione del rischio di alluvioni alle mutate condizioni del territorio e del probabile impatto dei cambiamenti climatici sul verificarsi di alluvioni.

Il Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare ha messo a disposizione del pubblico e della Comunità Europea tutte le informazioni relative alla valutazione preliminare, alle mappe di rischio e pericolosità ed ai Piani di gestione del rischio di alluvioni sul Geoportale Nazionale.

L’Emilia Romagna fa parte del Bacino distrettuale del fiume Po e ha aggiornato il piano di gestione per il periodo dal 2021-2027 con delibera 5/2021 sottoscritto dal Ministero della Transizione ecologica.

C’è da chiedersi cosa hanno fatto in tutti questi anni? Sono passati 13 anni senza considerare le precedenti leggi statali che risalgono al DPCM 29 settembre 1998 che dovevano in teoria già provvedere alla salvaguardia del territorio. Dove sono gli interventi che dovevano difendere abitanti e territorio? Cosa ha fatto la regione più progredita d’Italia? Ha soltanto prodotto tantissima documentazione utilizzando enormi risorse finanziarie che non si sono concretizzate.

Come sempre si urla che è un evento eccezionale, ma signori miei.. secondo voi un‘alluvione cos’è? Eppure dall’archivio “Allerta Meteo Emilia-Romagna Sito ufficiale gestito dall’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile e da ARPAE” si possono visualizzare i report di tutti gli eventi dal 2017 in poi, da dove si evince che ogni anno si verificano circa 20 eventi eccezionali (vento, neve nubifragi, grandinate, alluvioni, frane), nel 2023 sono già stati 9, eppure si continua a non far nulla. Ci sono gli allerta meteo e quelli dati dalle stazioni di rilevamento dei livelli dei corsi d’acqua, ma questo vuol dire portare l’ammalato al pronto soccorso perché non è stato curato in tempo.

Come mai gli abitanti non sono stati preventivamente informati del rischio di alluvioni e dei piani di gestione attivati? Come mai nella pianificazione territoriale sia comunale che regionale sono state scelte delle aree a rischio idrogeologico per gli insediamenti urbani e non sono state predisposte le opere necessarie per la difesa dei territori già urbanizzati? Le domande sono tante come i vari regolamenti che hanno portato ad un eccesso di burocrazia tale che ha reso difficile anche la salvaguardia del territorio da parte dei residenti, l’abbandono delle zone montane, la difficoltà anche nella gestione dei canali di scolo o degli alvei dei fiumi ha portato a un lento degrado del sistema idrico.

La Regione e il suo presidente conoscono benissimo le problematiche del loro territorio, hanno sicuramente almeno letto gli atti da loro sottoscritti, sapevano ad esempio che il Fiume Lamone, nella zona di pianura, si presenta arginato e pensile, e che la ristrettezza dell’alveo avrebbe determinato rischi di esondazione e di rotture arginali nei periodi di maggiore portata; sapevano benissimo che il bacino del Fiume Savio è stato chiuso in prossimità della città di Cesena e che scorre per la maggior parte arginato per 30 km. Questi sono solo alcuni esempi di come l’attività umana, con il controllo artificiale del territorio, ha alterato la naturale regimazione dei corsi d’acqua che per loro natura si adattano alle varie esigenze ambientali, ma se si delimitano artificialmente, si creano delle dighe, degli sbarramenti infrastrutturali, chiaramente non hanno la possibilità di espandersi. La natura non è nemica e certo non sono i cambiamenti climatici che hanno causato l’alluvione, ma solo l’incuria ed un uso del suolo da predatore senza nessun rispetto per un territorio che è stato soggetto a bonifiche e soprattutto ricco di corsi d’acqua pensili, che scorrendo ad un livello superiore rispetto alla pianura circostante se non vengono manutenuti causano allagamenti.

Certo Bonaccini preferisce sottoscrivere il programma regionale FERS 2021-2027, che è il documento con cui l’Emilia-Romagna ha delineato la propria strategia per rilanciare la regione in una dimensione sempre più competitiva e internazionale, perseguendo un modello di sviluppo in grado di coniugare equità e sostenibilità, con attenzione ai territori e alle imprese. Uno degli obiettivi specifici riguarda l’adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione dei rischi di catastrofe e la resilienza, prendendo in considerazione approcci ecosistemici. Utilizzando 58.300.000 € per interventi sia di adeguamento sismico che per contrastare il dissesto idrogeologico.

È interessante capire come intervenire tramite un approccio ecosistemico e privilegiando approcci e tecnologie Nature Based Solution (NBS) possa risolvere il problema.

Bonaccini con entusiasmo fideistico sta attuando l’Agenda 2030 e considera le tecnologie informatiche innovative uno strumento necessario per la gestione del territorio e per mitigare l’impatto del cambiamento climatico, vuole incrementare per questo l’utilizzo di big data, intelligenza artificiale e algoritmi di macchine learning in quanto secondo lui sono in grado di fornire dati e informazioni utili a valutare in maniera predittiva le necessità e i rischi a cui l’ecosistema e le infrastrutture saranno esposti.

Mi nasce spontaneo un dubbio: forse non si interviene per continuare ad instillare la paura nei cittadini e in tal modo convincerli che la soluzione migliore è quella proposta da loro!

Sulla stessa linea del suo amico Bonaccini la segretaria del Pd Elly Schlein, che di questa regione è stata vicepresidente dal febbraio del 2020 all’ottobre dello scorso anno, e che a quanto pare non è riuscita ad attuare dei piani concreti contro il rischio alluvioni. Ora candidamente propone di aumentare i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) destinati al contrasto del dissesto idrogeologico, oltre a quelli già stanziati di 2,49 miliardi di euro, ma dove sono finiti tutti questi euro già incassati? Eppure si devono rendicontare tutte le spese.

In conclusione mi sembra che come al solito si proceda per slogan che servono solo alla propaganda del partito che ha sempre governato la regione Emilia Romagna, con il risultato che attualmente questa bella immagine di una regione evoluta e bellissima è ben lontana dai veri problemi dei cittadini: la salute, la sicurezza, la possibilità di avere un tetto sicuro dove ripararsi, un territorio dove vivere senza pericolo di perdere tutto, conservando le tradizioni e luoghi con amore senza quella burocrazia che condiziona e continua a distruggere invece di preservare.

Di Patrizia Pisino per ComeDonChisciotte.org

Patrizia Pisino. Architetto, insegnante e scrittrice.

FONTI

https://pianoalluvioni.adbpo.it/wp-content/uploads/2021/12/Delibera_5_PGRAPo.pdf Atti Della Conferenza Istituzionale Permanente

http://www.pcn.minambiente.it/mattm/direttiva-alluvioni/https://www.adbpo.it/

https://www.adbpo.it/PDGA_Documenti_Piano/PGRA2021/Piano_2021/allegato3_APSFRregionali/3_1_Relazione_ASPFR_RER.pdf

https://allertameteo.regione.emilia-romagna.it/tutti-report-post-evento

Guida-sintesi_FESR 21-27_WEB

https://www.adbpo.it/PDGA_Documenti_Piano/PGRA2021/Piano_2021/00_relazione_metodologica/RELAZIONE_PGRA_Rev.Giugno2022.pdf

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