La natura ed il significato delle elezioni

L'ultimo dibattito elettorale intrapreso dalla società italiana sembra riecheggiare un'antica diatriba metafisica

La natura ed il significato delle elezioni

Le ultime elezioni europee hanno suscitato una vexata quaestio non ancora cessata del tutto, soprattutto a causa del fatto che in Italia, per la prima volta nella storia, la maggioranza del paese ha deciso di non esercitare la facoltà di votare. Il paese degli astensionisti, sebbene l’elezione riguardasse il parlamento europeo, è ufficialmente la maggioranza ufficiale della nazione. Questo fatto inedito pone un importante problema politico, non soltanto per la legittimità democratica del governo, ma anche nella misura in cui il popolo dei non votanti è in questo momento l’indice di un potenziale ripensamento generale di mentalità che, sia l’establishment sia i consapevoli antisistema dovrebbero prendere in seria considerazione. Tuttavia, a riguardo l’opinione pubblica è ancora in subbuglio, nonostante alea iacta est: da un lato chi accusa gli astensionisti di pigrizia o di “falsa coscienza” per usare una formula marxista, perché il non voto equivarrebbe allo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia lasciando il corpo alla mercé dei predatori. Dall’altro lato chi invece, in varia misura, insiste sul problema di democraticità del sistema e ne fa conseguire l’inutilità di partecipare alle elezioni.

Lungi dal voler prendere in mano uno dei due vessilli, nonché dal voler pensare di sciogliere i nodi rimanendo all’interno di una tale dimensione, l’interesse di chi scrive è quello di intraprendere una breve speculazione intorno all’essenza, alla natura dell’istituto del voto e più in particolare, anche per restringere il campo del tema altrimenti vastissimo, poterne scovare la portata metafisica, semmai ve ne fosse una.

Filosofia del voto

Il voto è sia una pratica procedurale che un concetto. Nel primo senso, il voto è l’effetto del comportamento razionale di una collettività. Tale comportamento manifesta una pratica collettiva ben precisa, adottata all’interno di un meccanismo di regole e procedure finalizzate a produrre un determinato risultato. Quest’ultimo consiste nella selezione di determinati individui preordinati ad essere scelti ed in seguito organizzati sempre secondo regole prestabilite. In parole povere, l’istituzione del voto (politico) ha innegabilmente un carattere procedurale-deterministico: indipendentemente da altri fattori di diversa natura, come il carattere degli individui, lo stato della cultura, l’”indice di democraticità” della nazione, i sentimenti o le idee degli attori ecc., il meccanismo del voto politico è un mezzo che, quando è in atto, produce e produrrà sempre un output finale (un risultato politico elettorale) a partire da degli input iniziali (votazioni). Quanto appena detto è ovviamente banale, ma necessario al fine di scogliere il nodo gordiano anticipato sopra.

Allo stesso tempo il voto politico non ha solo una natura materialistica, bensì anche concettuale, nella misura in cui gli attori che lo mettono in pratica sono esseri umani, non automi od ingranaggi. Chi vota infatti trasmette anche un messaggio ed il risultato stesso delle elezioni è un segno od un indice dotato di una funzione significante, una intentio (intenzione) per dirla in gergo filosofico. Alla resa dei conti, i votanti non azionano semplicemente le leve di un sistema idraulico, bensì hanno a che fare con un vero e proprio ente concettuale-semantico. Per definire meglio cosa si intende con natura concettuale-semantica, basti osservare che, un risultato elettorale non è solamente il procedimento (innegabilmente concreto e fondamentale) che giunge a spostare attori in determinate posizioni, bensì è anche il segnale del “sentire degli elettori”. Per fare un esempio recente, le ultime elezioni “dicono” che gran parte del paese ha poco interesse nella politica europea, soprattutto se si prende in considerazione il funzionamento del parlamento di Bruxelles e Strasburgo. Inoltre, l’astensionista odierno è scettico o disincantato rispetto all’efficacia delle elezioni così come si sono svolte negli ultimi anni. Addirittura, c’è chi ha interpretato l’astensione come un segnale positivo per il sistema stesso in quanto «chi non ha votato […] è perché ritiene il voto ininfluente perché sa che tanto la democrazia è solida[1](sic!)». Insomma, il voto (ed il non voto) è una pratica che va interpretata, ha una effettiva portata intenzionale, ossia rimanda a dei significati che trascendono il mero meccanismo di selezione dei candidati e tutto ciò non è altro che la conferma del lato invisibile, ma parimenti reale, di enti e fenomeni.

A suffragio della doppia natura degli enti concettuali come può essere il voto, interviene, senza che ci si debba inventare nulla, molta filosofia metafisica, soprattutto medievale[2]. Gli enti concettuali, più precisamente le specie e le categorie[3], sono, secondo la speculazione di Gilberto Porrettano, sia nelle cose singole (in re) sia esistenti in sé stessi (ante rem) o discendenti da un regno di pura idealità originaria (per il medievale Gilberto tale regno non poteva che essere la mente di Dio). Vale a dire che, aristotelicamente, un fenomeno esistente deve per forza di cose avere la sua forma peculiare a priori, cioè prima ancora che la cosa stessa esista nel mondo materiale, perché altrimenti tale ente non potrebbe tendere verso la sua forma finale, analogamente al seme che deve per forza di cose avere dentro di sé la forma finale della pianta per poter essere il seme di tale pianta e non generare altre cose totalmente diverse in modo casuale[4]. Inoltre, continua il Porrettano, l’universale (qui inteso come sinonimo di ente concettuale) è, alla fin fine, nient’altro che l’unità di una molteplicità, o più precisamente la collezione delle singole cose che classifica.

Ora, tutto ciò sembra sovrapporsi benissimo all’ermeneutica delle elezioni: i singoli voti individuali hanno di per sé, in quanto voti, la doppia natura loro propria di pratica procedurale (in re) mossa da una volontà dotata di idee e messaggi nella mente dell’elettore prima ancora che la scheda entri nel seggio (ante rem). Infine, il risultato di tutti i voti dà luogo ad un ulteriore concetto, che è, parafrasando Gilberto, la collezione di tutti i voti raccolti, la quale corrisponde ad una rappresentazione dotata di significati di secondo ordine. Riguardo a quest'ultimo punto, un pensiero di primo ordine può essere del tipo: «Esistono le idee?»; quello di secondo ordine è allora un pensiero del tipo: «Perché mi chiedo se esistono le idee?». Nel caso dell’istituto del voto quindi, si ha una natura concettuale di due ordini: quello individuale legato alla volontà degli agenti singoli (ed alle loro preoccupazioni, i loro calcoli, le idee, valori ecc.); quello collettivo finale che rappresenta l’idea universale di ciò che è l’aggregato a cui inerisce (basta vedere che già i c.d. exit poll ci permettono di “farci un’idea del paese”, del comportamento elettorale e di tutti segnali che ne sono immanenti).

Al contrario, Roscellino, riteneva che gli enti universali o concettuali fossero nient’altro che un fiato di voce (flatus vocis). Per i nominalisti[5], non esiste che il mondo della natura empiricamente sensibile e pertanto l’universo della semantica e dei significati astratti è puramente convenzionale, sebbene ne riconoscano l’utilità e l’importanza. Guglielmo di Ockham nega fino all’estremo che nella realtà vi possano mai essere concetti universali in quanto sarebbero contraddittori rispetto alla pura individualità di cui sono costituite tutte le cose, nonché nella misura in cui, secondo il noto principio del rasoio, non ha alcun senso moltiplicare gli enti oltre a quelli già presenti in natura e l’esistenza delle specie sarebbe semplicemente un’inutile moltiplicazione di cose intermediarie tra la realtà empirica ed il soggetto che la conosce, moltiplicazione che non rende giustizia al principio di economia della natura (frustra fit per plura quod potest fieri per pauciora).

Al di là dei realisti, come Gilberto, e nominalisti estremi, come Ockham, vi sono anche vie di mezzo degni di considerazione quali Abelardo, Pietro Ispano e non solo. L’originalità del primo, al quale viene attribuita la paternità della definizione di universale come collezione delle cose singole, risiede nell’aver deviato l’attenzione sulla funzione dei concetti universali invece che sulla loro natura. In questo senso, per Abelardo i concetti significano cose non perché sono “fatti di significato” ma perché è la loro funzione. Metafisicamente Abelardo rimane nel convenzionalismo (per cui i concetti sono convenzioni umane) ma senza finire nel campo dei nominalisti puri, perché, al contrario di questi, il concetto pensato da Abelardo non è vox ma sermo, cioè discorso denso di significato, ed in questo senso l’universale presuppone il riferimento ad una determinata realtà significata: non è, in parole povere, un semplice segno convenzionale ed intercambiabile a piacimento, il cui unico scopo è quello di permettere un intendimento tra soggetti. Anche un realista come Gausleno riprende la formula di Abelardo dell’universale-collezione-di-cose, dotandola tra l’altro, ed è degno di nota in questa sede, di un significato politico: «Questa collezione […] è considerata una sola specie, un solo universale, una sola natura, al modo in cui si parla di un solo popolo, nonostante esso risulti costituito da molte persone».

Inoltre, sempre un medievale come Pietro Ispano già aveva anticipato quella che in epoca contemporanea, a partire da J.S. Mill e Frege, è la distinzione tra denotazione e connotazione (o senso): Pietro parla di significazione (significatio) per intendere l’intenzione di un termine con il suo bagaglio descrittivo; la supposizione (suppositio) è invece la mera proprietà che ha un termine di poter stare in luogo di molteplici nomi, avvicinando sempre più i termini allo studio di variabili prive di valenza ontologica. Tradotto: la suppositio è l’artificio che permette alla logica di separare il suo campo di azione dalla metafisica e quindi di poter agire su mondi diversi (ossia quello naturale in senso esclusivo ed altri universi convenzionalmente accettati) da quelli considerati sino ad allora, cioè l’universo cristiano. Ancora, si trattava, di separare la scienza logica dai vincoli della dimostrazione degli enti non naturalistici, cioè metafisici e teologici. Tuttavia, come già detto, Pietro Ispano era comunque lungi dal negare la valenza semanticamente ricca dei concetti.

La doppia natura del voto

Quindi, tornando più strettamente al discorso iniziale, la vexata quaestio elettorale, sebbene la sua risoluzione né è nell’intenzione dell’autore né probabilmente esiste definitivamente, può essere vista, forse in modo insolito, sotto la prospettiva di una disputa sugli universali tra chi, da una parte, nega la portata intenzionale dei risultati elettorali, affermando ovvero che conta solo il meccanismo procedurale, il sistema che legittima i nuovi governanti indipendentemente dal numero di votanti (in assenza di quorum), nonché a discapito dell’effettiva “adeguazione tra volontà democratica e governo” per parafrasare Tommaso d’Aquino (adaequatio rei et intellectus). Dall’altra chi invece è convinto che ci sia da ricavare un significato più profondo al di là del mero risultato materiale delle elezioni. Come sempre, ma soprattutto alla luce di quanto detto fino a questo punto, è di pari, se non superiore, dignità la semplice osservazione che dopo ogni elezione si verificano due fatti: viene formato un governo, parlamento ecc. in modo burocraticamente concreto: “ha votato il 45% degli elettori? Bene, i voti sono questi, ha vinto il partito A; tutto il resto segue. Fine”. In questo senso il voto è di fatto ed innegabilmente una pratica importante che incide sulla vita di tutti e di conseguenza l'astensione ha una stessa “capacità indiretta” di incidere in quanto modifica il peso e le percentuali dei voti in proporzione al rapporto tra preferenze e numero di voti effettivi.

Allo stesso tempo, come si fa a non rendersi conto dei segnali che emergono dai risultati? Come detto sopra, il voto non esiste in natura, ma è una pratica realizzata da una collettività secondo certe motivazioni, idee e per questo è un fenomeno che va interpretato. L’interpretazione è non solo possibile, ma necessaria. Da un astensionismo del 51% (senza contare schede bianche, nulle ecc.) si viene a sapere che c’è un problema non soltanto partecipativo da parte del popolo, ma anche una seria questione di democraticità del governo se si rimane dell’idea che la maggioranza è in qualche modo elemento fondamentale della democrazia. Inoltre, è indice di altri fattori: di cambiamenti avvenuti rispetto a dieci, venti, trenta anni fa, della mentalità delle nuove generazioni, del rapporto tra società e politica, dello stato della cultura ecc. Che cosa segnala la fotografia politica del paese? Che c’è sfiducia nelle istituzioni? Nei partiti? Che sta cambiando la società? Tali e tante altre domande confermano che v'è una realtà di significati che parlano oltre il mondo materiale. Altrimenti non avrebbe senso intraprendere analisi statistiche, sociologiche, o ricorrere ai concetti filosofici, per lavorare sull’invisibile significato di determinati fenomeni.

Questo insolito paragone filosofico-elettorale può chiarire, si spera, che nei casi un cui vi sono divergenze causate da parziali visioni degli oggetti di cui si parla, basti ricordare che la realtà, a maggior ragione quella sociale, è costituita da "almeno due dimensioni".

«Quel che è nato dalla carne è carne. Quel che è nato dallo spirito è spirito» Gv 3,6.


Di Matteo Parigi per comedonchisciotte.org


Note

[1] https://youtu.be/Kerv8bAy-bo?si=JNaHa3K-eaVEdx0z

[2] Durante il medioevo gran parte dei filosofi dibatterono intorno alla domanda se gli enti concettuali siano enti realmente esistenti (realismo) oppure siano semplicemente segni convenzionali (nominalismo). A riguardo gli storici della filosofia hanno coniato la formula “Disputa sugli universali”.

[3] Le specie sono le essenze delle cose che in natura si trovano in numero molteplice (per esempio, la specie “uomo” per tutti gli uomini esistenti), mentre con categorie si intendono quelle aristoteliche.

[4] Questo è il principio, semplificato, dell’infondatezza dell’evoluzionismo, ed in particolare la versione classica ed atea, ma si tratta di un altro argomento che esula da questa sede.

[5] Oggi il discorso vale per gran parte, ma non l’interezza, della c.d. filosofia analitica.

Commenti (61)

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Mostra commenti 61 caricati
    1. XL 9 luglio 2024

      "Guglielmo di Ockham nega fino all’estremo che nella realtà vi possano mai essere concetti universali in quanto sarebbero contraddittori rispetto alla pura individualità di cui sono costituite tutte le cose"

      Riprendo perché è un esempio perfetto da confutare.

      • i concetti sono "ens rationis" quindi presenti nella realtà in questa fattispecie.
      • se le cose fossero costituite dai "pura individualità" non esisterebbe l'articolo indeterminativo. Ma a parte il corrispettivo grammaticale, se ogni cosa fosse un unicum non sarebbe conoscibile a partire dalle altre. Invece noi leggiamo una definizione o descrizione su un dizionario o su una enciclopedia e poi siamo in grado di riconoscere un esemplare di quella stessa cosa (che non abbiamo mai visto) quando la incontriamo nella realtà. Quindi è l'esatto contrario di ciò che dice Ockham: le cose sono conoscibili a partire da concetti universali e individualizzabili come caso particolare; il linguaggio stesso è formulato in forma universale.
      • Esiste una ammissione logica di impossibilità dell'universale a partire dagli elementi individuali (teorema di o-mega incompletezza, dimostrabile grazie agli sviluppi post goedeliani dei numeri non-standard), questo è matematicamente provato. Al tempo stesso tutte le leggi scientifiche (ad esempio quelle fisiche) sono formulate in forma universale: per tutti gli x vale Px. Poiché tale formulazione universale non è ricavabile da alcun formalismo, bisogna accettare il fatto che sia un prodotto umano, il quale uomo, grazie a una qualche facoltà superiore, coglie la natura universale degli enti. Questa scoperta logico-matematica, ha rivalutato l'ipotesi dell'intelletto agente.
    2. Matteo Parigi 9 luglio 2024

      Finalmente un commento all'altezza e soprattutto IN TEMA!
      Grazie della preziosa riflessione! Un abbraccio

    1. Rama 9 luglio 2024

      Per davvero? Mai letto una marea di porcate in un singolo articolo! E non ho letto tutto...

    1. BrunoWald 9 luglio 2024

      Qualche considerazione.

      Secondo l'autore la natura concettuale del voto sarebbe sia di ordine individuale (legato alla volontà dei singoli), che di ordine collettivo (l'aggregato o "idea" risultante).

      Il problema è che la "volontà" individuale (e figuriamoci quella popolare...) è un falso presupposto.

      La volontà richiede chiara coscienza di ciò che si vuole. Votare Le Pen perché "odio gli immigrati" o Melenchon perché "odio i fascisti" non esprime alcuna volontà, ma solo stati d'animo, "impressioni", spesso subite passivamente.

      Venendo meno l'elemento volontà - ossia la consapevolezza di ciò che si vuole, che a sua volta dipende dall'effettiva comprensione dei problemi che ci vengono sottoposti, crolla il castello di carte della presunta volontà popolare e della democrazia, e ci si rivela la nuda realtà: il concretissimo potere di un'elite, in possesso delle conoscenze necessarie a manipolare la coscienza delle masse, e capace all'occorrenza di truccare le elezioni.

    2. absitiniuriaverbis 9 luglio 2024

      La volontà popolare si chiama specchietto per le allodole.
      Perché la volontà richiede fatica e non poca. E potrebbe anche piovere, per dire.

    1. Martin 8 luglio 2024

      Analisi che francamente non afferro, in un' ottica pragmatica.
      Il voto a suffragio universale in un sistema multipartitico è l'unica maniera per sottoporre i governanti ad un controllo da parte del popolo, ossia degli elettori.
      Non esiste nessuna altra alternativa valida o migliore. Senza il voto, sarebbe molto peggio, quindi per me il discorso si chiude.

    2. mago 8 luglio 2024

      Ma scusa la meloni si è fatta eleggere cito lei xche è ultima promettendo sfracelli e che sta facendo ti sembra che si sia o sia sottoposta ad un controllo da parte del popolo, non penso che i suoi elettori vogliano vivere in mezzo agli africani o vedere i loro soldi fumati in carri armati che bruciano al nord e poi il debito è ancora salito …

    1. Eugiorso 8 luglio 2024

      Non servono disquisizioni come quella presentata nell'articolo, del quale conta concretamente solo la premessa, perchè il voto demokrattiko di questi ultimi decenni è il biglietto da visita di una tirannia dei poteri esterni nella colonia Italia sempre più malridotta, quindi, non avendo alcuna rappresentanza dentro il sistema perverso che osserviamo e che chiama il popolume al rito del voto, almeno fin tanto che il voto demokratttiko non diventerà obbligatorio con tanto di sanzioni per chi non va alle urne, l'astensione presumibilmente aumenterà, fino a lambire i 2/3 o i 3/4 dei cosiddetti aventi diritto, ma anche se gli astenuti raggiungessero il 90%, a livello pratico e di potere esercitato su di noi e contro di noi non cambierebbe nulla.

      Chi punta alla pertecipazione elettorale per ottenere un cambiamento di rotta e di potere effettivo, o è una TdC (uso l'acronimo per "delicatezza"), o è un imbroglione servo del sistema, tenendo conto che le TdC sono anncora in numero molto superiore agli imbroglioni.

    1. ailavioni 8 luglio 2024

      Votare, o non votare, tale è il problema.
      È egli più decoroso per l’anima di tollerare
      i colpi del comunque ingiusto governo,
      o impugnare le armi tutti contro tutti
      e, affrontandoli, finirli tutti ?
      Morire?
      Dormire?
      Null' altro?
      Io, quel dì non avendo niente da fare,
      uscii di casa e andai a votare.

    2. Niloleum 9 luglio 2024

      E da allora, solo oggi, non farnetico più,
      a guarirmi chi fu?
      Ho paura a dirty che seh tu!

      Come può uno scoglio...namentare il mare?

      @Nonso, posso fartcela!

    3. Nonso 9 luglio 2024

      Niloleum...
      In bella mostra in piazza, proprio perché tutti lo sappiano: a me sembrano atti di mea culpa, mea culpa, mea grandissima ceppa di minchia, con il quale hanno soggiogato le menti più raffinate per secolare historia.

      Il senso di colpa cristiano rallenta, non è utile. La qualità dell'intenzione, l'autenticità dello spirito, vanno bene, non sono tentazioni sataniche, è la vita che non PUO' AVERE UN COPIONE. Non svenderti per indulgenze che nessun essere umano meriterà mai più, a questo punto.
      Dai, non andare a votare, nemmeno per una candidatura post amplesso! Nemmeno per una pennellata sbrigativa.
      Ti prego, Nilo.

    4. Niloleum 19 luglio 2024

      Ho imparato a scirvere.
      Nessuna pennelalta sbrigativa, non dipingo da quando eravamo piccoli.
      Vorrei la tavolazzo di colori a disposizonie, ma non v'è

    1. fiurdesoca 8 luglio 2024

      e vai!!! continuate pure a celebrare le cose morte!!!
      la democrazia, l'illusione da dare al popolo che conti qualcosa...
      non è mai esistita democrazia...

    1. Heidrek 8 luglio 2024

      Personalmente sono arciconvinto che oltre la metà, direi almeno due terzi di quel "51%" di astenuti sia composto da ex-elettori di sinistra che non si sentono rappresentati dai partiti o che comunque sono delusi e sfiduciati da decenni di pasticci e inciuci pre/post-elettorali.
      Il resto sono giovani e giovanissimi apatici e indifferenti alla politica.

    1. davec.dj 8 luglio 2024

      ???

    1. mago 8 luglio 2024

      Votare votare Berlusconi ebbe una maggioranza Bielorussa i 5 stelle pure tanto che vollero a parole aprire il parlamento come una scatola di tonno e quasi impicciare mattarella morale siamo ancora a parlare su quanto sia utile votare.poi si comincia a parlare di toghe rosse dei mercati dei poteri forti di brogli di voti di scambio.. salvo che le elezioni poi non fossero taroccate dalle solite manine sante… non ne posso più che venga un dux conductor con delega che poi al massimo lo si sistema in qualche modo questi democraticamente eletti fanno disastri poi passano il cerino agli altri dopo aver sistemato figli amici parenti e amanti e democraticamente si godono la pensione che a noi comuni mortali danno quando sei morto … morale a che vi serve votare ??

    1. emilyever 8 luglio 2024

      Ma sono così vecchia da ricordare solo io quest'articolo della gazzetta ufficiale ?
      https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=115&art.versione=1&art.codiceRedazionale=057U0361&art.dataPubblicazioneGazzetta=1957-06-03&art.idGruppo=9&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=1

      Mi sembra di ricordare che solo più di trent'anni dopo fu tolto, per i dipendenti pubblici, questa "esposizione dei nomi" in Comune, che a me da piccola sembrava così minacciosa. L'idea che il mio nome rimanesse scritto in pubblico in comune mi aveva sempre terrorizzato.

    1. Heidrek 8 luglio 2024

      Quando le premesse sono errate trovo del tutto inutile buttare tempo nella lettura integrale di un articolo. Cito dal primo paragrafo:

      "Questo fatto inedito [l'astensionismo oltre il 50%] pone un importante problema politico, non soltanto per la legittimità democratica del governo"

      Ma ce lo vogliamo mettere in testa oppure no che qualsiasi voto, che l'affluenza sia al 90% o al 5% legittima il governo (o meglio, legittima il parlamento che a sua volta legittima il governo, dettaglio mai ripetuto a sufficienza) secondo l'attuale ordinamento costituzionale?
      Perché discutere del peso e del valore dell'astensionismo se questo fatto è immutabile, scritto nella carta e quindi del tutto ininfluente rispetto al dibattito?
      Non ci si vuole rassegnare? Non lo si ritiene giusto?

      Bene, avete due strade:

      1. Legge di iniziativa popolare per riformare la carta costituzionale in modo che renda nulla qualsiasi consultazione democratica che non raggiunga un quorum prestabilito.
      2. Una rivoluzione di un qualche genere che abbia come finalità la modifica dei criteri di rappresentanza democratica in modo da fornire un qualche genere di peso all'astensionismo.

      Altrimenti, di nuovo: andate a votare, perché questi discorsi sono aria fritta.

    2. uomospeciale 8 luglio 2024

      No, io a votare non ci andrò mai più.
      E mi sento pienamente giustificato a seguire solo le leggi che mi fa comodo seguire.
      Esattamente come i politici che una volta ricevuto il mandato elettorale, fanno il çazz0 che gli pare.

    3. TM 31-210 8 luglio 2024

      Ma ce lo vogliamo mettere in testa oppure no che qualsiasi voto, che l’affluenza sia al 90% o al 5% legittima il governo

      Sbagliato. Non legittima proprio una beata fava.

      Al massimo rende legale un governo, il che può voler dire tutto e niente, visto che una legalità posticcia i potenti se la possono sempre inventare da zero per giustificare il loro arbitrio.

      Mi permetto di ricordare che fino a non molti anni fa - in base alle leggi vigenti in molti Stati - era perfettamente legale escludere il 70/90% della popolazione da ogni processo decisionale per considerazioni di censo e classe, era perfettamente legale sfruttare bambini di 10 anni per 12 ore al giorno nelle miniere o nelle industrie tessili, era perfettamente legale possedere e commerciare schiavi, era perfettamente legale sottoporre a sterilizzazione forzata vari gruppi etnici e popolazioni native, era perfettamente legale infilare la gente in campi di concentramento o di sterminio, eccetera eccetera.

      Era legale tutto questo? Certamente.

      Era legittimo? Secondo me, e secondo tutte le persone antropologicamente conformate come me, no.

      Dire che un governo è illegittimo (in questo caso perché composto da kapò masso-mafiosi al guinzaglio di Washington, Londra e Bruxelles) è infinitamente più grave del dire che è illegale.

      Potranno continuare a fare governi legali pure con una percentuale di votanti scesa al 10%? Certamente, tanto non esiste quorum per le elezioni politiche.

      Potranno continuare a fare governi legittimi pure con una percentuale di votanti scesa al 10%? Qualcuno sarebbe tenuto a dare loro obbedienza?
      No.
      Tutti avrebbero il diritto naturale di resistere contro simili governi (https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_di_resistenza).

      Lorsignori vorranno continuare a pretendere obbedienza anche in un simile scenario? Allora saranno costretti a farlo alla vecchia maniera: con le mitragliatrici piazzate agli angoli delle strade, con le baionette nella schiena della povera gente.

      Così il pilastro centrale della loro propaganda collasserà ("tutto quello che facciamo è giusto perché noi siamo i democratici e amiamo il popolo!!"), la gente capirà finalmente con chi ha a che fare, e si potrà iniziare a parlare seriamente della "strada 2." a cui accenni.

      Perché l'astensionismo massiccio non è il punto di arrivo, è il punto di partenza.

    4. Gino 8 luglio 2024

      Bene, avete due strade

      le strade sono due: partecipare o non partecipere alla buffonata 'democratica'

    5. Heidrek 8 luglio 2024

      Le parole sono importanti: legittimità è una parola che ha un significato ben preciso e indica un'azione conforme al diritto. Ergo, dal momento che secondo il nostro ordinamento costituzionale non è previsto quorum per le elezioni, un parlamento eletto con il 5% dei voti è legittimo secondo ogni metro di giudizio.

      Al massimo puoi dire che un organo eletto con una partecipazione tanto bassa non sia rappresentativo, che è una cosa ben diversa e di fronte alla quale è sacrosanto non solo interrogarsi ma anche reagire -che poi questa reazione sia considerata giustificabile anche con tassi di affluenza più o meno alti è un altro paio di maniche: siamo nel territorio del "secondo me" e del "mi pare giusto/sbagliato", le opinioni personali che sono tante quante le teste di chi discute e che non valgono granché nel momento in cui non vi siano delle basi condivise da cui partire.

    6. TM 31-210 8 luglio 2024

      Se citi la prima definizione di "Legittimità" offerta dalla Treccani, allora pure io da lì attingo, e cito la seconda definizione che ingloba la prima, visto che è di natura più ampia:

      >

      Una maggioranza (che ha boicottato un sistema pseudo-democratico truffaldino non partecipandovi) non ha alcun dovere di obbedienza nei confronti di una minoranza composta da governi di kapò (che rappresentano soltanto i loro sporchi interessi e quelli di potenze straniere) e da un 10% di elettori totalmente plagiati dalla propaganda (perché è a quel tipo di percentuale che si arriverà).

      Questo risponde alla giustizia e al diritto nel senso più ampio possibile, alla ragione, alla logica, a un principio morale naturale che preesiste a qualsiasi struttura giuridica statale. In altre parole questa - per me e per tutte le persone antropologicamente conformate come me - è una realtà evidente di per sé stessa che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni o giustificazioni.

      Se per te le cose non stanno così, se per te è legittimo che maggioranze obbediscano a minoranze di sociopatici in base ad arzigogoli "legali", allora sei antropologicamente conformato in modo molto diverso da me e da quelli come me, e non c'è più nulla di cui discutere.

      siamo nel territorio del “secondo me” e del “mi pare giusto/sbagliato”, le opinioni personali

      Se gli orrori da me citati come la schiavitù, ecc. non esistono più - perlomeno non nella forma che avevano nel '600/'700/'800/'900 - significa che la maggioranza li ha rigettati, rifiutandoli in teoria e soprattutto combattendoli nella pratica.
      Opinioni dunque? Forse. Opinioni soltanto mie personali? No: opinioni della maggioranza.

      Oggi l'opinione della maggioranza - in Italia così come in tutti i Paesi sotto il tallone USA/NATO/UE - è completamente non ascoltata, non rispettata, non attuata.

      Se tu pensi che oggi gli strumenti più adatti per farla ascoltare, rispettare, ed attuare siano ancora matitine e fogliettini sei liberissimo di pensarlo. Ma siamo ancora una volta davanti a differenze antropologiche insormontabili fra quelli come te e quelli come me, che invece pensano che siano ormai necessari altri strumenti.

      E perciò non c'è più nulla di cui discutere.

    7. ric 8 luglio 2024

      vorrei darti torto , ma non ci riesco...

    8. Heidrek 9 luglio 2024

      Allora, tralascio tutta la geremiade legata alla semantica della parola "legittimo" perché altrimenti andiamo avanti per settimane.

      Ma per capirci: tu quale alternativa proponi all'attuale sistema delle democrazie rappresentative?
      Cioè in che modo vorresti che le maggioranze non ascoltate e non rispettate venissero finalmente ascoltate e rispettate?

    9. TM 31-210 9 luglio 2024

      Se mi fai questa domanda le possibilità sono soltanto due. O sei il solito tizio che gioca a fare il finto tonto cioè l’agente provocatore, oppure sei un po’ confuso in quanto vittima della propaganda degli oligarchi.

      Nel primo caso, ti porgo il dito medio e passo oltre.

      Nel secondo caso, ti faccio rispettosamente osservare che il sistema nel quale attualmente viviamo non è una “democrazia rappresentativa”. È la dittatura di una partitocrazia, composta da kapò masso-mafiosi al guinzaglio di Washington, Londra e Bruxelles. Questa dittatura assume le forme esteriori della democrazia per un motivo molto semplice: è più facile, economico e sicuro sfruttare gente convinta di vivere in democrazia piuttosto che gente consapevole di stare in dittatura.

      In Italia non esiste nessun sistema democratico. Qualcuno qui è davvero tanto ottenebrato da credere che in parlamento ci siano governi del popolo, dal popolo e per il popolo? Qualcuno qui è davvero convinto che governi che hanno portato avanti privatizzazioni, saccheggi di beni pubblici e industrie di Stato, precarizzazione e distruzione dei diritti dei lavoratori, abbassamento costante dei salari, innalzamento dell’età pensionabile, partecipazione alle guerre imperialiste USA/NATO contro popoli che non hanno mai mosso un dito contro l’Italia, distruzione della sanità pubblica a favore di quella privata, distruzione della scuola ridotta a centro d’indottrinamento pro cazzate liberiste/UE/Green/Gender/ecc., coprifuochi e arresti domiciliari di massa (lockdown), ricatti “vaccinali”, obbligo di tesserino del fascio verde (green pass) per poter svolgere le attività della vita quotidiana, appoggio politico e invio di armi ai banderisti ucraini e ai sionisti israeliani, eccetera eccetera… lo abbiano fatto perché incarnavano ed esprimevano la volontà popolare? Qualcuno qui è davvero convinto che governi presieduti da tizi che non hanno mai preso 1 singolo voto (come Monti, o come Draghi che parlava di "pilota automatico") siano legittimi e democratici? Qualcuno qui è davvero convinto che essere tenuti per le palle dall’UE (gestita dai tecnocrati non eletti della commissione UE), a sua volta tenuta per le palle dagli USA (ossia da un oligarcato finanziario travestito da democrazia), sia legittimo e democratico?

      In Italia non esiste nessun sistema rappresentativo. Leggi elettorali più volte definite porcate incostituzionali, liste bloccate, nessuna scelta dei candidati, niente vincolo di mandato, premi di maggioranza enormi che consentono a partitini senza reale peso politico nel Paese di governare comunque, eccetera. Qualcuno qui è davvero convinto che questo sia rappresentativo?

      Aggiungo che in Italia non esiste più nemmeno un sistema parlamentare. Le prerogative del parlamento sono esautorate da governi di kapò che fanno le loro porcate (soprattutto ratificare normative dell'UE e ordini dell’ambasciatore USA a Roma che ci danneggiano tutti) a colpi di decreti-legge.

      Che fare dunque?

      Erigere una vera democrazia rappresentativa. Essa può essere “minima” oppure “massima”.

      Una democrazia rappresentativa minima deve necessariamente comprendere un sistema elettorale proporzionale pieno: la composizione del parlamento deve essere esatto specchio delle forze politiche presenti nel Paese. E deve anche comprendere il mandato imperativo o vincolo di mandato per gli eletti: tu eletto stai in parlamento non per rappresentare la tua volontà personale e per dire e fare il cazzo che ti pare, ma per rappresentare la volontà di quelli che ti hanno votato, se hai cambiato idea e non la vuoi più rappresentare ti viene revocata la delega e con un bel calcio in culo vieni rispedito a casa, facendo spazio a chi quella volontà popolare la vuole rappresentare.

      Una democrazia rappresentativa massima può assumere varie forme, che siano gli italiani a maturare e a scegliere quale vogliono. Per quel che mi riguarda consiglio di leggere la Costituzione dell’URSS del 1936: hai visto mai che si possa trovare qualche articolo da includere nella nostra “costituzione più bella del mondo”? (https://archive.org/details/23-miscellanea/Costituzione%20URSS%20-%201936%20%28ITA%29.pdf).

      Infine, se qualcuno domanda “Ma nella situazione d’oggi quali strumenti concreti bisognerebbe usare per erigere ‘sta vera democrazia rappresentativa?” non posso fare altro che rispondere con due cose già dette in passato:

      >

      e

      aTMosfera, se fos31 uno dei grandi a210nisti
      di certi folli progetti contro i popoli non dormirei sonni tranquilli. non vorrei mai fare il cambio con loro. perché quello da cui traggono ispirazione fa le pentole ma mai i coperchi. lo sanno tutti, c’è scritto ovunque.
      pure su wikipedia.
      basta voler capire e cercare>>.

      Passo e chiudo.

    10. Heidrek 10 luglio 2024

      Allora ricapitolando e riassumendo: tu proponi delle modifiche al sistema democratico attualmente in vigore che prevedano:

      1. una legge elettorale che preveda un proporzionale pieno
      2. un vincolo di mandato per gli eletti

      Allora, sul punto uno potrei anche essere d'accordo perché personalmente trovo congeniale e idealmente giusto il sistema proporzionale. Tuttavia abbiamo vari esempi nel mondo di sistemi proporzionali che non solo risultano disfunzionali per eccessiva frammentazione ma sono a loro volta platealmente "schiavi" del sistema di potere da te descritto: un esempio plateale di questa situazione è quello del parlamento israeliano.

      Il vincolo di mandato, onestamente, non l'ho mai trovato una soluzione incisiva né auspicabile.
      A che cosa dev'essere vincolato? Alla dirigenza del partito? Alla "linea" del partito? A quanto scritto nel programma elettorale?
      In ognuno di questi casi il mandato imperativo presenta rischi e incognite imprevedibili, perché imprevedibili sono le circostanze che il governo di un paese si trova ad affrontare e qualsiasi vincolo rischierebbe di incatenare la situazione ad un momentum irripetibile e sempre, tragicamente, passato.

      Senza considerare che il c.d. libero mandato presenta a sua volta dei vantaggi nel momento in cui, di fronte a scelte etiche o morali estremamente divisive (es. l'entrata in guerra) ad ogni eletto venga concessa la possibilità di agire secondo coscienza anche non rispettando la linea di partito.
      È un salto nel buio, certo: ma è anche l'unico strumento immaginabile per porre dei limiti al potere delle dirigenze dei partiti, quelle sì non rappresentative e che altrimenti eserciterebbero un potere ben più grande di quello dei parlamentari eletti.

      Sulla tua definizione di democrazia rappresentativa minima e massima confesso che non ho capito granché e non ne ho mai sentito parlare, anche perché per la massima ti limiti a menzionare la costituzione varata da Stalin nel 1936, e qui apro una piccola parentesi per sottolineare come le costituzioni dell'URSS siano stato modificate e ri-varate almeno 3-4 volte (vado a memoria) e sempre secondo le direttive e l'interesse del PCUS per la sopravvivenza e soprattutto il controllo dello stato sovietico e dei suoi cittadini: ora, per un momento solo, senza polemica e con sguardo obiettivo, diciamolo chiaramente: una costituzione redatta e approvata da un solo partito, il quale esercita un potere assoluto in un sistema monopartitico, dopo aver preso quel potere con la forza di una rivoluzione e averlo consolidato nella guerra civile... insomma, si possono dire molte cose buone dell'URSS e anche qualcuna brutta, ma le sue costituzioni non hanno mai avuto alcun peso e non costituiscono un esempio di buon esercizio del diritto.

      E veniamo alla chiosa del tuo discorso, che si ricollega al mio commento originale:

      l’astensionismo massiccio non è il punto di arrivo, è il punto di partenza

      Ma il punto di partenza per cosa esattamente? È questo che non riesco a capire e che nessun astensionista è mai riuscito a spiegarmi.
      Cosa pensate che accadrà quando l'astensionismo avrà raggiunto e superato la soglia del 55,60,70%?
      Perché ci sono luoghi nel mondo in cui quella soglia è già stata superata, e non è accaduto proprio nulla. O credi veramente che tutti gli italiani che si sono astenuti nelle ultime elezioni lo abbiano fatto con un preciso disegno rivoluzionario in mente?
      Seriamente ci credi?
      Il fatto certo, incontrovertibile, è questo: l'astensionismo non ha mai cambiato nulla, da nessuna parte e mai.
      E non ci sono indizi che ciò possa accadere in futuro.

    11. absitiniuriaverbis 10 luglio 2024

      Posso non concordare, in tutto o parte, con quello che hai illustrato ma non è il punto che intendo sottolineare.
      Apprezzo il modo con cui lo hai fatto. È non sei il solo. Ben fatto.

    12. Heidrek 10 luglio 2024

      Grazie!

    13. TM 31-210 10 luglio 2024

      al sistema democratico attualmente in vigore

      Non esiste nessun sistema democratico attualmente in vigore in Italia. Esiste un sistema partitocratico incarnato da kapò masso-mafiosi al guinzaglio di Washington, Londra e Bruxelles.

      sistemi proporzionali […] “schiavi” del sistema di potere da te descritto: un esempio plateale di questa situazione è quello del parlamento israeliano.

      Proprio un bell’esempio sei andato a beccare, complimenti. Se quel sistema fosse meno frammentato e “schiavo” a quest’ora il livello già altissimo di barbarie inflitto a Gaza avrebbe raggiunto vette ancora più alte. Ricordo che il ministro israeliano Amichai Eliyahu ha proposto più volte di sganciare la bomba atomica su Gaza. Se i sociopatici alla guida dell’entità sionista avessero avuto a disposizione maggiore “governabilità” – parolina magica che piace molto anche da queste parti – con ogni probabilità ciò sarebbe accaduto.

      Il vincolo di mandato […] A che cosa dev’essere vincolato?

      Deve essere vincolato alla volontà della popolazione. Una parte della popolazione ha una posizione politica e istanze precise (per esempio tornare alla Lira, costruire più ospedali, eccetera). Quella parte di popolazione delega suoi rappresentanti, con il voto, affinché rappresentino quella posizione e quelle istanze in parlamento. Se quei rappresentanti una volta entrati in parlamento si rifiutano di farlo, e addirittura propugnano posizioni e istanze diametralmente opposte a quelle del loro elettorato, devono essere espulsi dal parlamento a calci in culo. Non c’è nulla di difficile da capire, per chi è in buona fede.

      imprevedibili sono le circostanze che il governo di un paese si trova ad affrontare e qualsiasi vincolo rischierebbe di incatenare la situazione ad un momentum irripetibile e sempre, tragicamente, passato

      E non scordiamoci il terapiatapioco prematurato e con scappellamento bitumato a destra, mi raccomando.

      libero mandato presenta a sua volta dei vantaggi nel momento in cui, di fronte a scelte etiche o morali estremamente divisive (es. l’entrata in guerra)

      Il cosiddetto “libero mandato” è lo strumento per consentire ai parlamentari di fare sempre e comunque tutto ciò che vogliono, infischiandosene della volontà di chi li ha eletti, accampando la scusa della loro personale libertà di coscienza, così giustificando e permettendo il mercato delle vacche. “Mi avete votato per aumentare i fondi per sanità, pensioni, salari, per far prevalere la legislazione nazionale contro ingerenze estere, per tenervi fuori dalla guerra, eccetera? Eeeeh scusate ma la mia piccola tenera coscienza mi impone di votare per tagli alla spesa sociale e per la dichiarazione di guerra contro quel Paese laggiù in fondo che possiede 6000 testate nucleari, scusate tanto”.

      È un salto nel buio, certo: ma è anche l’unico strumento immaginabile per porre dei limiti al potere delle dirigenze dei partiti, quelle sì non rappresentative

      È ovvio che la dirigenza di un partito non è rappresentativa, se con ciò intendi che non rappresenta tutto l’insieme della popolazione: lo scopo di un partito è di rappresentare gli interessi della classe sociale che lo vota, non di rappresentare tutto e tutti. Se invece intendi che le dirigenze dei partiti non sono rappresentative perché non sono scelte/votate democraticamente dalla popolazione, ti informo che esistono le primarie: quando una classe sociale ha scelto il vertice del suo partito di riferimento, quest’ultimo ha tutto il diritto di pretendere obbedienza al programma da parte dei candidati/eletti sottoposti. Ovviamente anche le elezioni primarie, in Italia come in tutti i paesi pseudo-democratici (USA in primis), sono una pagliacciata al pari delle elezioni politiche: preorganizzate con vincitori decisi a tavolino dagli oligarchi, inquinate da brogli, voti di scambio, voti di gente non iscritta al partito, denaro dei lobbisti privati, eccetera. Il risultato è una partitocrazia che scavalca la democrazia, rispondendo non alla volontà dell’elettorato ma alla volontà di poteri oligarchici sovraordinati. Una storia vecchia, già esaminata, per esempio, da Mario D'Antonio nel suo saggio “La Costituzione di Carta”, citato pure da Sciascia (https://archive.org/details/dantonio-costituzione-di-carta/mode/2up, https://www.youtube.com/watch?v=vvbv2-DfZNU).

      costituzioni [dell’URSS] non hanno mai avuto alcun peso e non costituiscono un esempio di buon esercizio del diritto

      E perché? Solo perché sono nate da Rivoluzione e guerra? Le costituzioni di altri Paesi sono forse nate in modo diverso? Tutto il potere politico e tutti i poteri costituenti, in tutta la storia del mondo, hanno sempre tratto origine da pietre, frecce, lance, fucilate, mitragliate, bombe e cannonate. O qualcuno qui pensa davvero che l’attuale assetto politico-economico vigente in Italia sia il risultato di una dotta disquisizione filosofica/accademica? Per quanto riguarda il resto del tuo paragrafo sulla natura, le finalità, i metodi e la valenza del PCUS, dell’URSS e delle sue Costituzioni, non condivido minimamente le tue valutazioni. Visto che questo commento è già chilometrico, consiglio di leggere una recente opera di Alessandro Pascale, come opportunità per farsi nuove idee (https://intellettualecollettivo.it/scarica-storia-del-comunismo/).

      Il fatto certo, incontrovertibile, è questo: l’astensionismo non ha mai cambiato nulla, da nessuna parte e mai.

      Faccio un esempio. Siamo tutti d'accordo col fatto che Guaidò era (è) un pupazzo nelle mani degli USA, incaricato di abbattere il governo/sistema Maduro in Venezuela, per sostituirlo con l'ennesimo kapò pro-USA voglioso di svendere per 4 perline colorate i beni e i servizi pubblici e le enormi ricchezze naturali del Paese. Una delle prime cose che fece Guaidò - senza dubbio su istruzione CIA - fu di incitare all'astensionismo (https://www.aljazeera.com/videos/2020/8/21/venezuela-opposition-leaders-promise-to-boycott-elections, https://www.washingtonpost.com/world/the_americas/venezuela-election-national-assembly-maduro-guaido/2020/12/06/8a9fee74-35d2-11eb-8d38-6aea1adb3839_story.html).
      La cosa non ebbe successo solo perché la popolazione locale stava (sta) con Maduro, e continuò a sostenerlo votando in massa.
      Ma domandiamoci: perché Guaidò lo fece?
      Appunto.
      L’astensionismo massiccio da solo non cambia nulla. L’astensionismo massiccio seguito da altre azioni cambia tutto.
      Sul che cosa siano queste altre azioni non ti posso aiutare con un disegnino, spiacente. Non sono cose di cui discutere in pubblico (un salutone ai nostri amici della Gestapo scusatevolevodire della Digos che ci leggono).

      Rileggi con attenzione il finale del mio commento del 9 Luglio 2024 ore 20:35, e forse qualcosa capirai.

      E se non capirai amen, tanti altri hanno già capito, e tanti altri capiranno in futuro.

      Passo e chiudo (stavolta sul serio).

    14. absitiniuriaverbis 11 luglio 2024

      Ci sono pochi punti sui quali concordo.
      Ritengo che la possibilità di modificare leggi e leggi e ed ambiguità, che attualmente consentono agli eletti di fare quello che vogliono per mantenere il posto di lavoro, sia remota.
      Però sottolineo che se campi di soldi pubblici, ne devi rispondere, e ci deve essere consistenza tra ciò che sei, dici, prometti e fai.

    15. Heidrek 11 luglio 2024

      Non esiste nessun sistema democratico attualmente in vigore in Italia.

      Ah no? E che cos'abbiamo? L'assolutismo? Il patriziato? La tirannide?
      Vabbé sorvoliamo.

      Deve essere vincolato alla volontà della popolazione. Una parte della popolazione ha una posizione politica e istanze precise (per esempio tornare alla Lira, costruire più ospedali, eccetera).

      Ma come può essere vincolato alla volontà della popolazione? Che si fa, un sondaggio, anzi un censimento che interessi tutta la popolazione e ciascun elettore (cioè decine e decine di milioni, solo in Italia) esprime le proprie aspirazioni e desideri, poi si va a vedere quali vanno per la maggiore e si tenta di soddisfarli? Ma ti rendi conto che parli veramente del nulla più assoluto?

      E perché? Solo perché sono nate da Rivoluzione e guerra? Le costituzioni di altri Paesi sono forse nate in modo diverso?

      Bé direi che la storia della nascita della nostra costituzione la conosciamo tutti ma forse è il caso di rinfrescarsi un po' la memoria: venne redatta da un'assemblea costituente eletta a suffragio universale e scrutinio segreto, la quale redasse, discusse e votò ogni singolo articolo attraverso le procedure parlamentari. Direi che c'è una differenza abissale con la/le costituzioni dell'URSS, scritte al chiuso degli uffici del politburo da membri della nomenklatura e votate da nessuno. Cioè, seriamente: tu mi parli di vincoli alla volontà popolare e poi mi citi la costituzione dell'URSS, che dell'opinione dei suoi cittadini se ne infischiava totalmente.

      L’astensionismo massiccio da solo non cambia nulla. L’astensionismo massiccio seguito da altre azioni cambia tutto.
      Sul che cosa siano queste altre azioni non ti posso aiutare con un disegnino, spiacente.

      Boh guarda, io sono dell'idea che se qualcuno proprio non riesce a spiegarti una cosa forse quella cosa non ce l'ha ben chiara nemmeno lui. Te l'ho chiesto due volte o tre, direi che abbiamo esaurito i tentativi.

    1. clausneghe 8 luglio 2024

      Alle recenti Europee non ho votato, non riconoscendo il baraccone UE ma se si andrà al referendum sull'autonomia differenziata targata Lega andrò a votare e voterò NO alla proposta leghista che nasconde una volontà dittatoriale, farebbero tornare l'obbligo vaccinale con il vecchio arnese Bertolaso e pure il green pass, per non parlare dell'accanimento contro la cannabis..
      Voterò di sicuro e contro la destra legaiola, e io sono del nord est, è bene ricordarlo.
      In certi casi il voto conta, eccome, in altri è perfettamente inutile, sta al cittadino fare la cernita, tenendo presente che votare è un diritto come lo è il non votare.
      Cordialità

    2. Heidrek 8 luglio 2024

      Giusto per puntiglio, l'art. 48 della costituzione descrive il voto come un diritto e come un dovere civico, quindi formalmente non si può parlare di un diritto all'astensionismo.
      Tale definizione -che risale alla costituente, l'articolo non è mai stato modificato- doveva servire addirittura come giustificazione ad eventuali sanzioni nei confronti dell'astensionismo, che se non vado errato non sono mai di fatto state comminate.
      Che poi ciascuno si riservi il diritto privato di non esercitare il voto è un fatto personale e individuale -che non condivido- ma, nei fatti, tale diritto non è previsto.

    3. uomospeciale 8 luglio 2024

      il fatto che sia un dovere civico, rende ancora più soddisfacente l'astensionismo.
      ☺️

    4. clausneghe 8 luglio 2024

      Dopo l'obbligo vaccinale qualcuno vorrebbe l'obbligo del voto e tanti altri obblighi e divieti, così che sia una piena democrazia, vero?

    5. davec.dj 8 luglio 2024

      In bocca al al lupo...

    6. Heidrek 8 luglio 2024

      No mi sa che non hai capito: io non voglio nessun obbligo né divieto, ho solo puntualizzato che un diritto al non voto non esiste affatto, a meno che non si conceda a ciascuno la facoltà di decidere per sé e per gli altri: secondo me votare è un dovere, secondo te non lo è, una pacca sulle spalle e amici come prima.
      Ma formalmente, nel paese-sistema in cui viviamo votare è considerato a tutti gli effetti un dovere civico.

    7. Martin 8 luglio 2024

      EH, Claus, eppure dalle tue parti, che sono anche le mie dato che ho la seconda casa e la famiglia di li', l'autonomia differenziata c'e' dal 1948,e ne sono molto orgogliosi.

    8. ric 8 luglio 2024

      la democrazia rappresentativa e' la piu' grande truffa vero i popoli . Votare contro volontà per pura partecipazione e' una umiliazione da non accettare. O tutti i giorni il popolo conta qualcosa , oppure solo ogni 5 anni ?

    9. clausneghe 8 luglio 2024

      Guarda che io abito in Lombardia centro orientale, dove inizia il lago di Garda e non mi sono mai accorto della autonomia differenziata..forse tu pensi che sono Trentino?

    10. BrunoWald 9 luglio 2024

      Il diritto è qualcosa che si possiede e che, pertanto, esercitiamo a piacere. Il dovere è invece qualcosa che siamo obbligati a compiere, soggetti a volontà esterna che può eventualmente sanzionarci.

      Ergo, un diritto non può essere al contempo un dovere, se non nella fuffa retorica di molte costituzioni, tra cui quella italiana.

      Il diritto di voto spetterebbe al popolo in quanto "sovrano" (= che detiene un potere non sottoposto ad alcuna autorità superiore).

      Sappiamo bene che la sovranità popolare è una truffa massonica che ci irride tutti; infatti il popolo italiano non potrebbe decidere, ad esempio, l'uscita dalla NATO e il cambio di alleanze, che sono la quintessenza della sovranità; idem per il popolo americano, cinese, ecc.

      E non potrebbe, perché esiste un potere sovraordinato ma non manifesto, che decide queste cose.

      Ciò spiega la capriola concettuale per cui un diritto diventa un dovere: detenendo un potere fattuale ma intrinsecamente illegittimo, i vertici occulti hanno bisogno dell'avvallo delle loro vittime, condotte alle urne come un somaro cui abbiano collocato una corona di cartapesta tra le orecchie.

    11. absitiniuriaverbis 9 luglio 2024

      Trovo sensato quanto scrivi.
      Magari i padri della costituzione non ci avevano pensato o magari, come è prassi, nell'ambiguo c'è spazio per tutti e tutto.
      Sarà il mio un concetto molto riduttivo ma personalmente sono per poche cose chiare e applicate in modo ferreo fino a quando si dimostrino inadeguate.
      A seguire la magistratura e le tonnellate di regole si vedono processi infiniti nei quali, alla fine, il supporto mediatico o politico o clientelare o finanziario od il dimenticatoio hanno il sopravvento sulle tonnellate di regole.
      In pratica, la giustizia non è democratica e la democrazia non è giusta. Un circolo vizioso.

    12. Heidrek 9 luglio 2024

      Trovo questa tua disamina sbagliata nelle premesse: anche senza scomodare l'adagio popolare secondo cui a diritti si accompagnano sempre doveri il passaggio della costituzione ben rende l'idea di un diritto universale che è al tempo stesso un dovere civico, cioè un impegno che il cittadino è chiamato a profondere nei confronti dei propri sodali, cioè gli altri cittadini che insieme a lui costituiscono lo stato repubblicano e democratico: e senza tale esercizio vien meno la rappresentanza, e i diritti che essa garantisce.

      Guidare l'auto è un diritto indissolubilmente legato al dovere di rispettare il codice della strada; avere dei figli è un diritto che non si nega a nessuno ma che non può prescindere dai doveri che accompagnano la genitorialità; tutti abbiamo diritto di parola ma anche il dovere di esercitarlo nel rispetto degli altri.

      il popolo italiano non potrebbe decidere, ad esempio, l’uscita dalla NATO e il cambio di alleanze

      Non ne sarei tanto sicuro. Al popolo britannico è stato liberamente concesso di uscire dall'Unione Europea, cioè di fare qualcosa di talmente impensabile che non esistevano nemmeno le procedure per attuarlo e ci sono voluti quattro anni per venirne a capo. La NATO è una cosa anche più grossa e che coinvolge attori ben più tenaci delle istituzioni UE: ma tecnicamente non c'è assolutamente nulla in democrazia che non possa essere fatto.

    13. Heidrek 9 luglio 2024

      Su questo posso anche essere -parzialmente- d'accordo, nel senso che penso che nell'era dell'informazione la democrazia rappresentativa presenti limiti considerevoli.
      La democrazia diretta, d'altro canto, è utopia.

    14. XL 9 luglio 2024

      Intervento perfetto, da libro stampato.
      Mi permetto solo di precisare un particolare:
      Sappiamo bene che la sovranità popolare è una truffa massonica

      da correggersi in "Sappiamo bene che la sovranità popolare è una truffa giudeo-massonica"

    15. BrunoWald 9 luglio 2024

      In teoria hai perfettamente ragione.

      Infatti mi riferivo alla prassi, o meglio alla realtà concreta dei rapporti di forza, che subiscono lievi fluttuazioni ma sono più o meno gli stessi da ottant'anni.

      Certamente ogni diritto si accompagna a un dovere nelle relazioni individuali tra pari; la questione della sovranità invece è molto diversa, ma in ogni caso nei rapporti sociali prevalgono altre logiche. La separazione dei poteri è una gran bella teoria, piena di buone intenzioni; di fatto però le istituzioni ufficiali, formalmente separate, sono di fatto controllate dagli stessi poteri occulti, ossia privati.

      Potrai dirmi che bisogna combattere questa situazione a norma di legge, ma il fatto notorio è che quasi sempre vincono loro.

      La democrazia per me non è altro che la dittatura mascherata del capitale attraverso la massoneria e simili, ma anche rispettando il vostro punto di vista, e ammettendo che il voto sia un diritto-dovere per chi si considera democratico, per me è solo l'equivalente di baciare l'anello al principe: ovvero, una finzione che serve solo a legittimare decisioni già prese altrove.

    16. absitiniuriaverbis 10 luglio 2024

      Condivido le tue osservazioni.
      Non perché siano in teoria corrette ma perché rappresentano una realtà di fatto, almeno secondo il mio criterio di unire i puntini.
      E c'è anche molto più di un modo per scegliere i puntini da unire. Però qui bisognerebbe parlare di media e sistemi di indottrinamento. Credo che ci si intenda.
      Il voto, inteso come espressione della volontà popolare, rappresenta invece e prevalentemente la capacità di influenzare.

    17. BrunoWald 10 luglio 2024

      Era sottinteso: le due entità sono inseparabili come il gatto e la volpe. E i poveri sciocchi che si lasciano gabbare da loro fanno la fine di Pinocchio.
      Con la differenza che non c'è una Fata Turchina a salvarli in extremis.

    1. Bertozzi 8 luglio 2024

      Ancora. Davvero? Non ci si crede. Ormai ste elezioni son come il porco, di cui non si butta niente e di cui ci si continua a nutrire per giorni e mesi dopo averlo accoppato ( "Economia, Orazio, economia! Gli arrosti del banchetto funerario son serviti a guarnire, ancora caldi, la tavolata di quello nuziale.")

      Le elezioni politiche nazionali son state fatte, servite a una minchi@. Quelle europee fatte, servite a un ceppo di minchi@. Quelle francesi e inglesi fatte, servite a ... Vabbè.
      Sentivamo davvero l' esigenza di un bel trattatello leggero leggero sull'utilità o inutilità delle elezioni...ops, mi si perdoni, non utilità/inutilità ma su 'natura e significato delle elezioni, ah, allora si.
      L' argomento, si vede, non era stato sviscerato abbastanza.
      Sarà che sta cacchio di terza guerra mondiale non vuole scoppiare - ma non c'eravamo già dentro? - e allora tocca rispolverare argomenti che tiran sempre. Quest'anno le elezioni han veramente tenuto banco, l'altro giorno ho aperto un pacchetto di patatine e c'era dentro una dissertazione sulla storia delle elezioni, e mia suocera l'altra sera ci ha farcito la pizza, con le elezioni, d'altronde si sa, stan bene su tutto.

      Succede davvero più niente. Che nostalgia il coso 19, almeno succedevano un sacco di cose, e ogni giorno avevamo i comunicati che ci contavano i morti giornalieri, non avevamo da preoccuparci per problemi farlocchi come le guerre mentali o le elezioni storiche, quelli erano problemi seri, c'erano i morti per le strade e questioni di prim'ordine come il pipistrello che si è ingroppato il pangolino e al ristorante si ma solo da seduti o solo da asporto.

    2. clausneghe 8 luglio 2024

      Bertozzi, vogliamo parlare di figa?
      E' sempre un buon argomento e accende il neurone..
      Dai, facci tu un articolo originale che ci faccia rallegrare..

    3. R66 8 luglio 2024

      La mancanza quasi totale di discussioni su vie, ipotesi o anche fantasie, riguardanti un diverso modo di vivere, intellettuale e pratico, è la dimostrazione palese dell'incapacità di reazione ai cambiamenti che altri stanno attuando.
      Ecco i grandi miglioramenti che emergono dal famoso risveglio in atto: controcanti e neanche di alta fattura.

    4. Matteo Parigi 8 luglio 2024

      Sig. Bertozzi, ormai ho capito che non ha molta simpatia per il sottoscritto. Divulgo un importante report dell'intelligence americana e non le va bene; scrivo sull'Iran e non le va bene; non le piacciono le mie idee filosofiche e religiose e...indovina..
      Tutto legittimo, il problema che le porto all'attenzione tuttavia è che ogni volta rischia di fare brutta figura perché, molto schiettamente, le manca forse un po' di comprensione del testo. Il suo sproloquio alla mia prefazione sulla poesia di Varvara è esemplare. Ecco, mi prendo del tempo per spiegarle: l'articolo in questione, come ho scritto, esiste perché, al contrario di quanto come al solito capisce, non parla dell'utilità o inutilità delle elezioni oppure delle "solite analisi politiche", bensì è una disamina filosofica che mi sembra manchi (non mi pare di aver letto gli stessi punti che ho portato io) e che cerca di divulgare (bene o male) una (interessante o meno) questione del mondo filosofico, nonché per arricchire un dibattito il quale, che le piaccia o meno, è ancora in corso, tanto che ne abbiamo parlato in almeno due video-dibattiti... Guardi, non so come dirlglielo, ma le consiglio, se proprio deve accanirsi su ogni cosa che scrivo, di leggere almeno due volte cosa ho scritto e ciò di cui parla. Oppure se il problema è che non le interessa, basta passare avanti, ci risparmia del tempo. Le assicuro che la sua vita sarà più bella. Con affetto..

    5. Bertozzi 8 luglio 2024

      Gentile Signor Parigi, ritengo fuffa tutto ciò che riguarda elezioni e geo-tinellica... Ehm, geopolitica, entrambi a mio parere due non argomenti su cui si continua a scrivere e discettare come se invece lo fossero davvero, grandissimi mezzi di distrazione di massa, e chi li continua a mettere sul piatto è ai miei occhi complice, consapevole o no, non importa, di tali distrazioni.
      Non bastasse la super esposizione pre elettorale trovo stucchevole e ridondante la super esposizione post elezioni. Questa è la mia opinione se posso ancora esprimerla. Non è certo un attacco ad personam, neanche avevo letto il nome dell'autore, si figuri. Non pecchi di personalismo, con rispetto parlando, non ricordo che articoli ha scritto in precedenza ma penso che quelli come questo possano essere soggetti a critica, in un mondo libero. E si questo sito le faccio da 15 anni, sono abituato a brutte figure , critiche, insulti, figuriamoci se mi spaventa il rischio di fare brutte figure, almeno io non ho l'ardire di voler fare il redattore, per chiara incapacità, io. Anzi, a dirla tutta sono ben contento che ci siano articoli scritti da italiani (e non dai soliti knitghly Witney Hedges Escobar ecc) ma se il contenuto è questo non posso esimermi dal criticarlo. Grazie per i consigli di vita, già mille e una volta passo avanti su articoli o commenti che non mi piacciono - basta scorrerli e vedrà che il mio nome figura ben poco rispetto a molti altri- ma una tantum scrivo e dico la mia, se non le piacciono i miei commenti basta che lei passi avanti e anche la sua di vita ne avrà giovamento - contrariamente a lei io però non glielo assicuro, non ho così tante certezze .
      Ricambio l' affetto e alla prossima.

    6. davec.dj 8 luglio 2024

      ???

    7. Martin 8 luglio 2024

      Si, ma non pensionata, LOL

    8. ric 8 luglio 2024

      si vabbe' , ma farla tanto lunga per dire nulla , e' come sentire i panegirici di Borgonovo .Parole tanto per arricchire il vuoto .
      ho provato a leggere tutto , ci ho provato seriamente , ma non ce l' ho fatta... ma come si puo' essere cosi lontani dalla concretezza in un ragionamento ?

    9. clausneghe 8 luglio 2024

      Una pensionata di 45 o 50 se ben tenuta non si butta via..

    10. Matteo Parigi 8 luglio 2024

      Apprezzo l'onestà e la invito a NON smettere di fare sana critica: è un suo sacro diritto e, SE DOTATA DI CIVILTÀ E METODO, non può che essere costruttiva, sia per i lettori che per noi redattori. Mi permetto soltanto, e non la prenda sul personale perché non riguarda solo lei (anzi!), di insistere sul consigliarle di fare la sua attività di critica o commento facendo prima opera di discernimento del testo che si ha di fronte e soprattutto nel rispetto dei redattori che, come sicuramente saprà, non hanno il lavoro facile. Da veterano (come dice di essere), sia un esempio per il sito e collabori affinché lo stesso non diventi un biasimevole "fight club" come è stato magistralmente descritto in un recente articolo. Le rinnovo l'affetto.

    11. Rama 9 luglio 2024

      "bensì è una disamina filosofica" a che pro?

    12. REmaggiore 9 luglio 2024

      E posso garantirlo.

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