Dietro la morte di Abderrahim Fakir trame oscure: scudo penale, bot, falsa fedina penale e un'operazione mediatica eversiva

Dietro la morte di Abderrahim Fakir trame oscure: scudo penale, bot, falsa fedina penale e un'operazione mediatica eversiva



Di Fortunato Depero, specchioriflesso


Bologna, in migliaia al presidio voluto dal sindaco Matteo Lepore per la morte di Abderrahim Fakir, deceduto durante un intervento della polizia nel quartiere Pilastro. La nipote della vittima: “Chiediamo giustizia e dignità”. Durante la manifestazione un gruppo di partecipanti si stacca dal corteo e contesta le forze dell’ordine al grido di “Assassini”.



Quel grido non è caduto nel vuoto. Poche ore dopo il presidio sono scoppiati scontri: cariche, spintoni, alcuni cassonetti ribaltati, vetrine danneggiate e lacrimogeni in una sequenza che ha trasformato una protesta civile in un campo di battaglia urbano.

Ho visto i filmati e letto le testimonianze: persone che sfilavano per chiedere verità, rispetto e giustizia per un uomo morto sotto custodia dello Stato, e poi frammenti di violenza che hanno sovrascritto il significato politico della mobilitazione.

È impossibile non sospettare che dietro quei tafferugli ci sia la vecchia, nota strategia di infiltrazione: elementi esterni, talvolta mandati da regie che restano nell’ombra, talvolta appartenenti a organizzazioni non note al pubblico ma reali e attive, che rompono l’unità del corteo e inchiodano l’opinione pubblica a una sola, tossica narrativa: manifestare equivale a violenza.

Non è una novità: questa tattica di delegittimazione fu ampiamente usata negli anni Settanta e riemerge oggi con protagonisti diversi ma con la stessa regia di cinquant’anni fa.

Il quadro peggiora quando si guarda alla gestione istituzionale del caso. Per la prima volta in Italia è stato applicato il cosiddetto “scudo penale”. Si tratta della norma voluta dal governo Meloni per proteggere gli agenti di polizia nel corso di operazioni ufficiali. Questa protezione può essere interpretata come una garanzia tacita: qualora si vada aldilà dei limiti previsti dalla legge durante un intervento di ha la consapevolezza della protezione dei piani alti.

Una protezione che rischia (se portata alle sue estreme conseguenze) di trasformare forze dell’ordine in difesa della Repubblica in fedeli pretoriani: una classica mossa del Ventennio che fu tentata diverse volte durante la travagliata storia della nostra Repubblica.

Nel caso di Abderrahim Fakir lo scudo è stato ufficialmente invocato: la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, ma non ci sarà un’indagine con i rituali consueti e non emergono indagati formali come ci si aspetterebbe. Gli agenti e gli operatori sono stati annotati nel modello 45 bis, la registrazione preliminare che, nella pratica e nella sostanza, può tradursi in un meccanismo che impedisce una responsabilità penale vera e propria.

Tradotto: si rischia una gigantesca auto-assoluzione dello Stato.

Se da un lato la Procura compie gli atti dovuti, dall’altro lo “scudo” rischia di azzerare la possibilità che qualcuno risponda effettivamente della morte di un uomo che, come mostrano i video, era ammanettato e a faccia in giù mentre implorava aiuto prima di crepare come un cane. Sarebbe una ferita non solo alla giustizia, ma alla stessa idea di responsabilità pubblica.

È inaccettabile che nel 2026, in Italia, un cittadino possa morire sotto la custodia dello Stato e che lo Stato trovi una via legislativa per non essere chiamato a rispondere.

Accanto alla sordità istituzionale si è manifestata un’altra manifestazione di barbarie: la fabbricazione deliberata di una fedina penale falsa. Nelle ultime ore pagine e account social hanno cominciato a spammare una lista di reati attribuiti a Fakir: spaccio, rapine, recidive, una narrazione costruita per giustificare la sua morte. Ma è stato sufficiente un controllo per smontare la menzogna: quella lista non è la fedina di Abderrahim Fakir, ma la copia esatta della fedina di Abderrahim Mansouri, il ventottenne ucciso a gennaio 2026 a Rogoredo.

Qualcuno ha preso la storia giudiziaria di un altro e l’ha appiccicata sul volto di Fakir.

Un’operazione di sciacallaggio digitale su scala industriale, pensata per deumanizzare la vittima e trasformare un bisogno di giustizia in un atto di colpevolizzazione della vittima.

La dinamica è semplice e disumana: si copia e incolla il passato giudiziario di un altro per cancellare la dignità del morto e consentire all’opinione pubblica di dire “se l’è cercata”.

Ma i fatti reali dicono il contrario. Fakir era residente in Italia dall’età di sette anni, titolare di una ditta individuale di facchinaggio, e al momento dell’intervento non stava commettendo rapine o reati: stava attraversando una grave crisi psicofisica. A testimoniarlo sono i video amatoriali girati dai residenti e le bodycam degli agenti, ora al vaglio della Procura. Le immagini mostrano un uomo a terra, immobilizzato, che urla “Aiuto, basta” prima di perdere conoscenza.

La manipolazione digitale ha un obiettivo preciso: prosciugare ogni empatia e legittimare l’azione della polizia che ha creato la tragedia. Chi pensa che la fakenews della fedina penale sia opera di un lupo solitario diventata virale non conosce i meccanismi della gestione del potere o è in malafede. Non esistono lupi solitari ma solo branchi guidati dal capo branco.

La macchina della propaganda non si limita alla falsificazione dei documenti: attiva una rete di bot e account falsi che amplificano le menzogne. Ho monitorato i commenti: una quota enorme di contenuti riproduce pedissequamente la lista di reati inventata, costruendo una cortina di fumo che copre il reale fatto politico e umano. La strategia è duplice: creare empatia per le forze dell’ordine e semina reazioni di odio razziale e religioso contro la comunità di appartenenza della vittima.

È logico dedurre, dalle dinamiche dei like, dei tempi di pubblicazione e dalla ripetitività dei messaggi, che una percentuale rilevante dei commenti sia opera di bot creati da unica regia.

Ciò non esime migliaia di persone reali dalla responsabilità morale di condividere acriticamente.

A questo punto è utile ascoltare Andrea Zhok, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano, giornalista e analista politico. Zhok ha lavorato per anni come cronista e commentatore nei principali organi nazionali, occupandosi di sicurezza, movimenti sociali e propaganda digitale.

La sua riflessione è netta e inquietante: “Francamente ho l’impressione che la situazione stia sfuggendo rapidamente di mano. Le immagini dell’arresto e della contestuale uccisione di Fakir lasciano solo due opzioni: o la polizia manda in servizio personale inadeguato, o qualcuno dall’alto ha dato il via libera a comportamenti che saranno comunque coperti. L’autopsia potrà chiarire le cause, ma l’atto in sé: montare in due su un soggetto fino al decesso, è indice di grave incapacità.

Credo sia in corso un’operazione orchestrata dall’alto per polarizzare l’opinione pubblica sul tema della sicurezza: ogni giorno salta fuori un caso mediatico confezionato per creare un’opposizione insanabile tra autoritarismo e antistatalismo.

Il risultato è una società divisa, in cui i più ricchi privatizzano la sicurezza e i poveri applaudono punizioni estreme. Ed è lì che ci vogliono portare”.

Condivido gran parte di questa diagnosi. Scudo penale, false fedine, infiltrati nelle manifestazioni e reti di bot non sono episodi isolati: sono i pezzi di una regia occulta che da decenni lavora per manipolare la nostra Democrazia.

Oggi questa regia ritenta l’assalto: indebolire lo Stato di diritto, delegittimare la protesta popolare, normalizzare l’impunità di chi detiene il monopolio della forza.

La necessità dello scudo penale è spiegata da uno spezzone del video relativo all’arresto di Fakir tratto dalla pagina dell’onorevole Borrelli (NOI ABBIAMO PREFERITO NON CONDIVIDERLO) dove il poliziotto si accerta della stato di coscienza dell’uomo, fa un gesto con la mano come a dire : “e’ andato” e poi si allontana spolverandosi le mani. Dinnanzi a ciò non possiamo permetterci di voltare lo sguardo. L’ultima volta che lo abbiamo fatto ci siamo ritrovati prigionieri di un’orribile dittatura che ci ha portato in guerra e che ha permesso ad un Paese “alleato” di invaderci e di massacrarci.

Un pensiero va alla sorella di Abderrahim Fakir e alla sua famiglia. Solo due parole: verità e giustizia.



L'operazione di depistaggio tramite fakenews sulla fedina penale di Farik. Questa non è opera di un lupo solitario ma di un team di specialisti che rispondono a precise richieste e a precisi obiettivi.


Di Fortunato Depero, specchioriflesso


Fonte:

https://specchioriflesso.substack.com/p/dietro-la-morte-di-abderrahim-fakir

21.07.2026


Le opinioni espresse dall'autore potrebbero non coincidere con la linea editoriale di ComeDonChisciotte.org


Commenti (4)

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    1. omega 30 luglio 2026

      Uno in meno.
      Il fatto che i sinistroidi apolidi lo difendono è sintomatico.

    1. BrunoWald 26 luglio 2026

      "Dinnanzi a ciò non possiamo permetterci di voltare lo sguardo. L’ultima volta che lo abbiamo fatto ci siamo ritrovati prigionieri di un’orribile dittatura che ci ha portato in guerra e che ha permesso ad un Paese “alleato” di invaderci e di massacrarci."

      Ma se sono ottant'anni che continuate a voltare lo sguardo, a blaterare di "democrazia" essendo occupati da truppe straniere.

      La "orribile dittatura" godeva di un consenso popolare che la vostra repubblica delle banane non si è mai nemmeno sognata, e che ha perduto non perché ci ha portati in una guerra che Londra ci avrebbe imposto comunque, ma perché non ha saputo combatterla: colpa imperdonabile in qualsiasi regime.

      E il Paese alleato, senza virgolette, aveva i suoi soldati che morivano al fianco dei nostri per difendere il territorio italiano, quando il re e Badoglio passarono al nemico per poi darsi alla fuga. Cosa dovevano fare, i tedeschi, salutare educatamente e togliere il disturbo? Per accusarli di "invaderci" bisogna essere di un'ignoranza crassa o una mala fede abissale.

    1. PietroGE 22 luglio 2026

      Francamente, un articolo assurdo e sgangherato come questo non lo si legge neanche nel reparto 'stampa e propaganda' della sinistra nostrana. Senza neanche aspettare di conoscere le cause della morte del marocchino, il sindaco di Bologna convoca una manifestazione di piazza, ben sapendo come sarebbe andata a finire. Non c'è bisogno di trame oscure, strategia della tensione e 'grande vecchio' per sapere in anticipo che avrebbe scatenato i razzisti anti italiani della sinistra perché, con le elezioni alle porte c'è da coltivare la clientela elettorale non italiana, visto che gli italiani non li votano più. Se il tipo aveva una crisi psico fisica era compito della famiglia chiamare una ambulanza e ricoverarlo e non mettersi a chiedere vendetta dopo che è morto. Non ci sono complotti anti immigrati nella polizia o nel governo e, se la costituzione non fosse da tempo diventata una barzelletta, nessun islamico sarebbe mai potuto diventare cittadino italiano. È vero però che c'è uno scollamento tra il sentire popolare e le istituzioni, in particolare la magistratura. Due dati di sondaggi dovrebbero far riflettere, sia a destra che a sinistra. Per il caso Roggiero il 98% (praticamente tutti) degli intervistati si schiera contro la sentenza, per la cosiddetta remigrazione, cioè il ritorno a casa loro degli immigrati, il 61% si dice a favore. È un segnale d'allarme per chi manipola da tempo l'opinione pubblica, il controllo sta sfuggendo di mano.

    2. BrunoWald 25 luglio 2026

      Dici bene, caro Pietro. Un articolo che ci si potrebbe aspettare da qualche testata piddina. Il fatto che venga pubblicato da CDC è abbastanza deprimente.

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