Destra o sinistra?

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Nestor Halak per Comedonchisciotte.org

Anche negli anni sessanta, come anche oggi, gli Stati Uniti erano impegnati in una guerra, quella volta nel Vietnam, ma non c’è davvero da sorprendersi: si tratta di una nazione molto aggressiva che è stata quasi sempre in guerra nei suoi duecento anni di storia.

Anche allora la narrativa sosteneva che gli americani stavano generosamente difendendo la libertà e la democrazia in un paese molto lontano dalle loro coste, dall’aggressione ingiustificata di una dittatura. Nella fattispecie comunista. Per inciso, né allora né oggi, nessuno ci ha mai spiegato perché i vietnamiti o qualunque altro popolo dovrebbero governarsi secondo i parametri ritenuti giusti dagli americani e non, magari, il contrario. Una lacuna teoretica.

La realtà era ovviamente differente: non si trattava di difendere un paese dall’invasione di un altro, ma di impedire la riunificazione di una nazione che stava uscendo dal periodo coloniale francese sotto un governo che gli Stati Uniti non gradivano. Il Vietnam del sud era un’entità artificiosa senza alcuna ragion d’essere locale che serviva unicamente a prolungare il controllo post coloniale del paese in quella parte dove era ancora possibile farlo.

A quel tempo l’esercito americano ancora esisteva e fu progressivamente impiegato nei combattimenti oltremare fino a raggiungere in certi periodi la ragguardevole somma di mezzo milione di uomini. Ma anche in quel caso il peso maggiore della guerra era sostenuto dall’armata indigena, completamente sovvenzionata, addestrata e diretta dagli americani, che combatteva contro l’esercito di liberazione nazionale vietnamita, supportato logisticamente dai sovietici. Naturalmente anche allora i due eserciti vietnamiti parlavano la stessa lingua.

La situazione oggi in Ucraina presenta molti punti in comune e qualche differenza: anche stavolta la narrativa sostiene che gli Stati Uniti sono impegnati a difendere la libertà e la democrazia di uno stato sovrano situato a migliaia di chilometri dalle loro coste aggredito senza motivo da una feroce dittatura. Su questo punto, il tempo sembra non essere passato, nonostante i fatto che oggi il “pericolo rosso”, con tutta la buona volontà da parte di alcuni di riesumarlo, sia scomparso.

Anche stavolta la realtà è completamente diversa: non si tratta di difendere la democrazia, del resto in Ucraina, come nel Vietnam degli anni sessanta, non ve n’è traccia, ma di impedire la riunificazione di territori artificiosamente e fortunosamente sottratti allo stato madre a seguito della caduta dell’Unione Sovietica, quando le repubbliche che ne facevano parte si divisero sulla base a confini amministrativi stabiliti all’interno dell’Urss con criteri che nulla avevano a che vedere con la reale appartenenza etnica e culturale e quindi con confini statuali.

Nel caso ucraino, tuttavia, l’esercito americano non è sceso direttamente in campo come successe in Vietnam, anche per la sua pochezza de facto, per cui tutto il peso della guerra , tranne i rifornimenti di mezzi, l’intelligence e la direzione, poggia sull’esercito ucraino appositamente ricostruito negli anni dal golpe del 2013 ad oggi. Al contrario, è presente l’esercito russo che nel caso del Vietnam non ha mai partecipato direttamente.

Durante tutto il periodo della guerra in Vietnam, nessuno degli alleati europei, che allora godevano di ben altra autonomia e di ben altro dibattito interno rispetto ad oggi, si sognò mai di inviare armi o finanziamenti al governo fantoccio del sud, poiché avrebbe significato anzitutto impegnarsi in una guerra non difensiva, cosa che tutte le costituzioni europee sostanzialmente proibivano, ed inoltre subire gli strali di un’opposizione interna organizzata e combattiva. Avrebbe significato mettere in pericolo la crescente prosperità europea, i popoli di allora non l’avrebbero permesso.

In quel tempo, nel parlamento italiano erano rappresentate molte posizioni politiche (ed altre erano presenti nel paese e si facevano sentire), ma la divisione che le riassumeva tutte era quella tra destra e sinistra. Rispetto agli “alleati” americani ed alla loro guerra, si può in sostanza affermare che la destra era favorevole e si sentiva rappresentata e difesa dagli statunitensi, mentre la sinistra era contro la guerra e i misura più o meno forte anche contro l’operato delle amministrazioni americane in genere. L’America, insomma, era rispetto alla politica italiana qualcosa che stava a destra. La sinistra si richiamava a più o meno grande distanza, all’Unione Sovietica.

L’Italia era quindi ben lontana dall’appoggiare all’unanimità l’avventura bellica americana in Vietnam, anzi, la maggioranza del paese reale era decisamente contraria e contraria era anche quasi la metà della politica rappresentata in parlamento, e questa divisione si svolgeva sulla base della dicotomia destra/sinistra. All’opposto, come possiamo tutti ben constatare, ai tempi della guerra in Ucraina, la posizione politica rappresentata in parlamento è univoca e completamente appiattita sulla posizione americana: in altre parole non esiste un’opposizione, nessuna idea differente da quella del governo è istituzionalmente rappresentata e la mancanza di opposizione è segno caratteristico della mancanza di democrazia.

Quanto al paese reale, idee differenti dall’appoggio incondizionato alla posizione americana ci sono, come dimostra anche questo mio scritto, ma non è loro consentito né  di raggiungere il dibattito politico ufficiale né i media main stream e quindi il grande pubblico. In pratica, è come se non esistesse.

Da notare anche una curiosa inversione rispetto alla divisione destra/sinistra, nonostante nella situazione attuale abbia ben poco significato e sulla quale si insiste ancora solo per motivi di differenziazione tra le forze che si contendono/spartiscono il poco potere rimasto al nostro sistema statale: ai tempi del Vietnam la sinistra era per la pace e quindi ferocemente contro gli americani, adesso coloro che si richiamano alla sinistra sono più intransigentemente dalla parte degli americani – e quindi della guerra – di quanto non siano i rappresentanti della destra che, pur non uscendo mai dal solco prestabilito dai poteri esteri che ci guidano, hanno un atteggiamento che definirei meno entusiasta.

Insomma l’ America non è più la “destra”, come negli anni settanta e settanta, oggi è per qualche verso la “sinistra” (una “sinistra” che beninteso si occupa di matrimoni gay, non certo, Dio ce ne scampi, di giustizia sociale), ma curiosamente il governo fantoccio attraverso il quale combatte in Ucraina, si richiama ad un’ideologia e ad un simbolismo ferocemente di destra. E’ probabilmente utile rilevare che in passato l’America è già stata a “sinistra” del nostro governo, esattamente nel ventennio fascista. La bizzarra sorte di alcuni fascisti ha fatto sì che nell’arco della loro vita siano passati dallo sparare agli americani, a collaborare con i loro servizi segreti per eseguire attentati terroristici nel loro stesso paese, a considerarli di nuovo occupanti militari nemici. Dopo tutto è ben chiaro che destra e sinistra sono concetti relativi.

D’altra parte, il governo russo è oggi rappresentato qui da noi come di “destra” , anche se nell’immaginario di gran parte degli italiani la Russia impersona ancora la sinistra e in certe occasioni si serve di immagini potentemente di “sinistra”: ricordate la vecchietta con la bandiera rossa oppure le repubbliche “popolari” del Donbass?

La riflessione su questi punti dovrebbe convincerci della sostanziale irrilevanza ai nostri tempi della distinzione destra/sinistra come chiave di lettura dell’odierna situazione politica. Essa pare conservata dal discorso politico istituzionale al solo scopo di creare un’illusione di differenza la dove le posizioni sono sostanzialmente omogenee e strettamente conformi al pensiero unico neoliberista e globalista.

Al di là dell’etichettatura politica, la differenza più evidente che si nota negli stati europei di oggi rispetto agli anni sessanta, è che oggi sono sostanzialmente scesi in guerra a fianco dell’America e dello stato fantoccio da lei creato compiendo azioni prettamente belliche come la fornitura di armi di tutti i tipi, di finanziamenti alla guerra, di addestramento, di logistica e intelligence, l’imposizione di sanzioni draconiane allo stato nemico a costo della propria rovina tanto da non potersi distinguere in nessun modo dalla posizione ucraino/americana.

Si può dire che si sono trasformati da alleati subordinati, ma con una certa autonomia e con un certo gioco politico interno quali erano ai tempi del Vietnam, a colonie rette sostanzialmente da governatori nominati da fuori, dotate di autonomia puramente amministrativa e con all’interno nessuna rappresentanza di idee politiche eterodosse in nessun aspetto rilevante della vita pubblica. In sostanza si tratta di un pensiero unico e, a rigor di logica,  il pensiero unico non può essere a destra o a sinistra di se stesso.

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