Der Impfpass – Un racconto kafkiano

 Questo racconto, già pubblicato in precedenza da Papaconscio sul forum, rielabora in chiave distopico-covidista il celebre romanzo (incompiuto)  “Il processo” di Franz Kafka. Potrebbe dare vita ad un fecondo filone: la rivisitazione dei classici della letteratura nel tempo della postumanità.

Di TE Creus

Libera traduzione di Papaconscio per Comedonchisciotte.org

Fonte Der Impfpass – A Kafkian short story – OffGuardian (off-guardian.org)

Qualcuno doveva aver denunciato Josef K, perché una mattina, senza aver fatto nulla di veramente sbagliato, fu arrestato.

La sua padrona di casa, Frau Grubach, aveva una cuoca che gli portava la colazione ogni giorno verso le otto, ma questa volta non si fece vedere. Invece, c’erano due signori in abiti grigio scuro in piedi vicino alla porta.

“Possiamo vedere il passaporto vaccinale?” chiesero.

Josef K, che era uno scapolo disoccupato e stava per lo più in casa, non sapeva che avrebbe dovuto prendere qualsiasi tipo di vaccino, tanto meno portare con sé un “passaporto vaccinale”, un concetto che non capiva bene anche se i due signori glielo spiegarono nei minimi dettagli.

Dopo aver negato di avere un passaporto vaccinale, un certificato, un QR-code o qualsiasi prova di vaccinazione attuale e aggiornata, i due signori lo dichiararono in arresto.

“Ma perché vengo arrestato?” chiese Josef K, timidamente e educatamente, poiché odiava essere scortese anche con gli estranei che lo svegliavano presto la mattina senza preavviso.

I due signori procedettero a spiegare che in città circolava una terribile malattia contagiosa, e siccome ormai i vaccini contro di essa erano obbligatori e lui non ne aveva fatto uno, né aveva il suddetto certificato di vaccinazione o passaporto, stava mettendo in pericolo la sicurezza e la salute pubblica.

Josef K rispose che non capiva come potesse mettere in pericolo qualcuno, tanto meno l’intera società, dal momento che non aveva mai avuto la malattia di cui si parlava, e quindi non poteva averla diffusa. Inoltre, in questi giorni non usciva quasi di casa. Ma non servì a niente.

I signori erano irremovibili sul fatto che fosse un criminale per non essersi sottoposto alla procedura medica ancora sperimentale, che, tuttavia, gli assicurarono, era “sicura ed efficace al 100%” .

“Ma perché questo vaccino è obbligatorio?” chiese. “Non può essere solo facoltativo per coloro che lo vogliono?”

La risposta fu che solo con una popolazione completamente vaccinata al 100%, che a quel punto significava due “inoculazioni” più un altro “richiamo” ogni sei mesi, la città poteva raggiungere l’ “immunità di gregge”, e quindi fermare la diffusione della malattia e porre fine alla pandemia.

“Quindi il vaccino contiene la diffusione della malattia?” , chiese Josef.

Qui, i due signori dovettero fare una pausa imbarazzata e ammettere che non fermava la diffusione, e che in effetti c’erano stati più casi da quando era stato introdotto il vaccino, ma insistettero sul fatto che i non vaccinati erano il problema, perché essendo irresponsabilmente non vaccinati davano un cattivo esempio al resto della popolazione. Inoltre, il concetto di “passaporti vaccinali” non avrebbero funzionato pienamente se le persone non avessero ricevuto i vaccini obbligatori ogni sei mesi.

“Ma se il vaccino non contiene la diffusione, allora che senso hanno i passaporti vaccinali?” , chiese Josef.

Qui i due signori dovettero fare di nuovo una pausa imbarazzata, e informarlo che lo scopo dei passaporti vaccinali era obbligare le persone a farsi vaccinare, in modo che fossero protette dal contagio dei non vaccinati, anche se potevano ancora essere contagiate dai vaccinati, ma almeno poteva fornire utili informazioni di tracciamento alle autorità. Solo con la vaccinazione totale sarebbe stato possibile “tornare alla normalità”.

“Ma se abbiamo bisogno di un vaccino ogni sei mesi e di un ‘passaporto vaccinale’ per andare ovunque, e dobbiamo ancora indossare maschere in casa, e soffrire di blocchi ogni inverno, e nemmeno sbarazzarci della malattia, allora com’è possibile ‘tornare alla normalità?’”, chiese ancora una volta Josef.

Qui i signori iniziarono a perdere la pazienza. Uno di loro fece un gesto minaccioso e l’altro si mosse per bloccare la porta, nel caso Josef K stesse solo cercando di distrarli con domande complicate mentre progettava una fuga.

Josef K ancora non capiva perché cercassero di arrestarlo, né perché chiunque, sano o malato, potesse aver bisogno di un “passaporto vaccinale”, ma le regole erano regole.

Inoltre, i due signori lo informarono che avrebbe potuto evitare le multe e la lunga pena detentiva se solo li avesse seguiti lo stesso giorno al centro vaccinale più vicino.

Quindi fece come ordinato e si sottopose a una doppia inoculazione, più un paio di “booster”, per togliersi il pensiero.

La mattina dopo si svegliò da sogni inquieti e si trovò trasformato nel suo letto in un gigantesco insetto. Ma questa è un’altra storia…

 

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