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Democrazia pesata

DI TONGUESSY

comedonchisciotte.org

Ci informa wikihow che la pesatura è un metodo per dare un valore finale a delle prestazioni tenendo in considerazione le priorità (pesi). Ad esempio in un esame composto da tre diverse prove ogni prova può avere una pesatura maggiore o minore rispetto ad altre. Cioè una valutazione numerica inizialmente superiore grazie alla pesatura può valere di meno rispetto ad una valutazione inferiore ma con pesatura superiore. Nell’esempio offerto un 90 con pesatura 35% vale 31,5 mentre un 76 con pesatura 45% vale 34,2. Cioè i valori iniziali non significano molto, ciò che conta è il valore pesato finale. E’ comunque necessario che alla fine i pesi facciano il 100% del totale.

Questa stessa procedura può essere applicata anche alle votazioni, cosa che in affetti avviene. Nella democrazia pesata il principio “una testa, un voto” non significa molto, dato che la pesatura di quella testa può portare a valori finali (e quindi a risultati elettorali) molto diversi. Per spiegare il significato di questa affermazione ci viene in soccorso l’università di Padova: per l’elezione del Rettore ha deciso che per docenti di ruolo e studenti del Consiglio un voto è “intero” (un elettore = un voto), per le altre tre categorie ogni voto è conteggiato come una frazione rispetto all’”intero”, secondo proporzioni predefinite: 8% per il personale tecnico-amministrativo, 5% per i ricercatori a tempo determinato, 2% per dottorandi e assegnisti. I tecnici-amministrativi presi nella loro totalità possono esprimere al massimo (sempre nell’ipotesi che tutti votino) un numero di voti pari all’8% dell’insieme dei docenti. L’8% di 2.016 (il numero totale dei docenti) è 161,28: ciò significa che i 2.227 tecnici-amministrativi hanno un “peso elettorale” pari al massimo a 161,28 voti (nel conteggio dei voti “pesati” valgono anche i primi due decimali), contro i 2.016 dei docenti. Ecco spiegata la democrazia pesata.

Ci sono quindi due fenomeni concentrici: il concetto di demos, il popolo a cui si rifà il senso stesso di democrazia, e l’elaborazione del peso dei voti espressi da tale popolo. Un breve riassunto del concetto di demos si rende qui necessario.

Nella tanto acclamata democrazia ateniese del periodo classico (V-IV sec a.c.) solo i padroni potevano partecipare attivamente alla ecclesia (l’assemblea con poteri legislativi e giudiziari). Erano escluse le donne, i meteci (gli stranieri residenti) e, ovviamente, gli schiavi. Addirittura chi non aveva entrambi i genitori ateniesi non poteva parteciparvi.

In quel periodo la popolazione di Atene si aggirava intorno alle 400.000 persone; di queste, circa 200.000 sono schiavi. Se togliamo i 70.000 meteci restano 130.000 persone, tra maggiorenni e minorenni, uomini e donne. Queste ultime non avevano diritto di voto, e rimaniamo a quota 65.000. Quanti saranno stati i minorenni? Facciamo il 20%? Restano quindi all’incirca 50.000 persone che si fregiano del titolo di Demos (popolo), pur essendo poco oltre il 10% della popolazione. Nella Atene del V secolo a.c. il popolo (demos) era quindi la parte ricca e maschile della società. Si parte con una bella tara: considerare “popolo” sono una frazione minoritaria del totale.

Chiariti questi principi possiamo passare alle elezioni nazionali e locali.
Nelle amministrative dell’Emilia-Romagna del 2014 la percentuale dei votanti in Emilia-Romagna si attestava sul 30%, ed in Calabria attorno al 44%. Cioè la maggioranza dei cittadini di queste due regioni rifiutavano l’offerta politica. Qualcuno li ha ascoltati? Secondo la nostra Costituzione “la sovranità appartiene al popolo” (art.1) . Purtroppo si da per scontato che il concetto “popolo” non denoti la totalità degli aventi diritto, ma solo la percentuale (minoritaria in questi due casi) di votanti. Se gli aventi diritto decidono in maggioranza che i candidati non si meritino alcun voto, pensate forse che succeda qualcosa? No, perché per “popolo” si intende solo quella minoranza del 30% e del 44% di cui sopra, più o meno come ad Atene 2500 anni or sono. Gli altri si arrangino, non sono “popolo” sebbene siano la maggioranza. E’ chiaro a questo punto che il peso dei votanti è il 100% sempre e comunque, fatto che non lascia alcun spazio al valore e quindi al peso politico dei non votanti.

Ma per capire meglio cosa la democrazia pesata possa significare quando viene dotata di strumenti differenti da quelli attuali è conveniente prendere spunto dalle ultime elezioni politiche. Secondo i dati ufficiali le recenti elezioni politiche hanno registrato un costante aumento di di disaffezione al voto che nel 2018 ha avuto un picco di astensioni pari al 27%. Cioè il 27% dell’elettorato attivo ha deciso che nessuno lo rappresenta degnamente e ha disertato la cabina elettorale.

La Costituzione all’art.48 afferma che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.”  Se il voto è personale, non si capisce perché lo si deva esercitare solamente votando. Delle mie cose personali dispongo come meglio credo, e se butto qualcosa in discarica perché inutilizzabile non lo vedo come uno sfregio al dovere civico. Semmai si può discutere sul perché ciò che ieri sembrava meraviglioso oggi viene considerato inutile in quanto inadeguato. Certo i tempi dei Padri Costituenti erano molto diversi, e nel futuro modernista della nazione avevano riposto grandi speranze. Poi le cose sono cambiate, i partiti storici che la Costituzione sosteneva attraverso il “dovere civico” sono spariti e ci si ritrova con copie sbiadite di riassunti politici illeggibili. Che, per “dovere civico” dobbiamo votare comunque.

Se davvero la sovranità appartenesse al popolo ci sarebbero misure adeguate per salvaguardare tale importante diritto personale: va rispettato il voto di chi vuole votare e va rispettata la volontà di chi non vuole votare. Purtroppo, come spiegato, la pesatura è al 100% nelle mani dei votanti ed i non votanti, pure in maggioranza come nelle due regioni citate, non si vedono riconosciuto alcun diritto. La casta politica continuerà a regnare imperterrita anche se gli unici cittadini che dovessero frequentare le cabine elettorali fossero solo parenti ed amici degli eletti, mentre continueranno imperterriti premi di maggioranza, porcellum, rosatellum ed altre amenità politiche varie per puntellare lo sfacelo politico in atto. Mattarella non muoverà mai un dito per garantire una qualche sovranità al popolo dei delusi.

L’esercizio che propongo è di dare peso anche ai non votanti. Nelle ultime politiche la percentuale dei votanti è stata del 73%, quindi è giusto che il peso di quella volontà popolare venga riconosciuto: il 73% dei seggi disponibili verrà suddiviso in base alle preferenze registrate. Per curiosità i dati veri, al netto delle astensioni, dicono che nel 2018 il M5S aveva il 23,85% del consenso popolare, il PD il 13,66, la Lega il 12,68, FI il 10,22, FdI 3,17 e via scemando.

Ma se è giusto che venga riconosciuta la volontà dei votanti è altrettanto giusto che venga riconosciuta quella dei non votanti che, a conti fatti, surclassano i partiti più rappresentativi. Volendo dare concretezza al peso politico degli astensionisti bisognerebbe che un numero adeguato di poltrone restasse vuoto quale segno di rispetto verso l’insofferenza popolare.

Con il 73% circa di votanti 630 deputati diventerebbero 460 ed i 314 senatori sarebbero ridotti a 229. I 170 banchi del parlamento vuoti assieme agli 85 del senato starebbero a ricordare che la volontà di una parte consistente della cittadinanza è stata presa in considerazione. Ovviamente le leggi andrebbero approvate sempre a maggioranza sul numero totale. Ah, la governabilità dite? Perché, vi pare che così il paese sia governabile?

Ovviamente moltissime sono le lance spezzate a favore della partecipazione al voto. Anche Grillo dice “ognuno vale uno ma chi non partecipa vale zero”, rimarcando il fattore peso zero di cui parti sempre più consistenti di cittadinanza possono disporre. Appellandosi al dovere di voto si dimentica le vere ragioni del crollo verticale del M5S. Davvero kafkiano.

C’è poi il detto secondo cui chi non partecipa non ha diritti. Resta da chiarire quali diritti abbia chi partecipa: vedersi implementati nella Costituzione i diktat di Bruxelles? Scegliere chi si batte contro la TAV (VAX, MUOS etc..) ma poi cambia radicalmente idea?

In realtà questa partita si gioca tra una squadra che ancora crede nei valori della modernità e la squadra avversaria in costante crescita che di appelli al “dovere civico” ed alla partecipazione democratica a peso zero non sa cosa farsene. Insomma si tratta dell’ennesimo scontro tra modernità e postmodernità, tra l’illusione del capitalismo partecipativo e la disillusione dovuta alla constatazione che quanto promesso se va bene è irrealizzabile e se va male diventa l’inferno in cui veniamo scaraventati. La democrazia pesata com’è oggi è uno di questi inferni: senza più possibilità di esprimersi, i cittadini si vedono sottrarre diritti quali sanità e istruzione mentre grazie a disoccupazione crescente, pareggi di bilancio e salvataggi di banche si vedono sprofondare sempre più verso il lumpenproletariat. Ci viene chiesto di sostenere il disegno del capitale finanziario senza se e senza ma, ed in compenso ci vengono date armi spuntate che sono l’oggetto degli strali quotidiani di media e think tank.

Neanche Nietzsche, salutato come il principe del nichilismo, può essere schierato tra le fila dei postmoderni: il suo Ubermansch è in realtà la speranza di rigenerazione del sistema. Attraverso l’Altro Uomo spera ancora che ci sia un futuro. Dio è morto, ma l’uomo, pur in crisi, ce la può ancora fare.

Il ruolo di capitano della squadra avversaria spetta a Bukowski che non lascia scampo a speranze vane: “umanità, mi stai sul cazzo da sempre”. Niente Ubermansch e niente cavilli burocratici per illuderci di avere un qualche peso decisionale: “La differenza tra democrazia e dittatura è che mentre in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non si perde tempo con il voto”.

Le squadre sono già schierate. Voi da che parte state?

 

TONGUESSY

Fonte: https://comedonchisciotte.org/

 

Pubblicato da Rosanna

"Suave, mari magno turbantibus aequora ventis, e terra magnum alterius spectare laborem; non quia vexari quemquamst iucunda voluptas, sed quibus ipse malis careas quia cernere suave est." Tito Lucrezio Caro, De Rerum Natura, Libro II
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26 Commenti

  1. Le partite sono truccate e le squadre pure. Non ci resta che fare altro. Atene, sempre fulgida , ci insegna che buona cosa è non dare il voto alle donne. Come la storia insegna ,le donne hanno sempre fatto altro.

    • Davvero interessante la posizione di una donna anti-suffragette. Reale antimodernismo?

    • Elegante snobismo (se non é una provocazione).
      La presenza femminile é sufficiente, da sola e con un ventaglio quante sono le personalità, ad imprimere una direzione.

  2. L’avvento della dittatura dell’economia (e non pensiamo all’UE che é solo un attore) ha cambiato i termini del problema e il ruolo della politica che, esautorata, finge di non accorgersene, roboanti affermazioni di principio ma nulla di fatto da decenni, si dedica a confronto e provvedimenti su aspetti secondari, anche se di rilevante impatto emozionale (all’uopo hanno inventato la imbarazzante dizione “di pancia”, usata a riempire i vuoti).

    Si potrebbe anche ipotizzare che chi si astiene, attraverso ragionamenti consci o deduzioni di vario genere, non accetti la dittatura dell’economia (che purtroppo é un dato di fatto planetario dal quale non ci libereremo a meno di un dietrofront di grande portata, come solo le grandi religioni hanno saputo indurre)?

    Questa “provocazione”, di assegnare agli astenuti i seggi lasciandoli vuoti senza variare il calcolo per raggiungere la maggioranza, é molto ben calibrata.

    PS – La politica va ripensata, forse partendo dai risultati che ci si può legittimamente aspettare dalla democrazia.

    • Quoto. La politica pensata come propaggine dell’economia ci ha portato fin qui. D’altronde la democrazia portata dal capitale non può discostarsi molto dai programmi economici che ne determinano la funzione d’uso.

      • É stato tutto pensato attorno alla fabbrica e alle sue dinamiche, che si sono disarticolate, ma non le strutture relative, con l’esaurimento ed il superamento di quel mondo, che é in corso.
        Siamo disordinatamente nel guado.

    • Io mi astengo da una vita, perché chiunque si voti alla fine confluisce in un disegno apparentemente predeterminato, e lungo il cammino attinge a piene mani dai milioni di rivoli che il potere lascia abilmente fluire verso chi si allinea. Ma sono di fondo ottimista, e credo che la lezione dei 5 stelle abbia diffuso un pensiero laterale che è complicato da spegnere ormai. Qualcosa cambierà prima o poi, anche la Brexit sembrava un’utopia e continua ad essere avversata, ma è un processo cominciato.

  3. Molti commentatori su queste pagine si sono detti d’accordo con Gaber quando dice che “libertà è partecipazione”, riferendosi ad esempio ai NO-TAV che non sono rimasti nelle loro case ma hanno deciso di partecipare attivamente alla vita comunitaria e non accettare passivamente ciò che è stato deciso da altri.

    Io credo che stia in questi termini il DOVERE CIVICO del voto nella Costituzione. Puoi essere libero solo se partecipi alla scelta dei tuoi governanti.

    Che poi decenni di riforme elettorali antidemocratiche (eliminazione delle preferenze di lista) e di cattiva pratica legislativa (consuetudine all’utilizzo dei decreti legge da parte del governo con le camere che solamente sottoscrivono) abbiano reso meno efficace l’utilizzo del voto è vero.

    Ma noi non dovremmo reagire disertando le urne, perché è proprio quello che i poteri forti vogliono. Vogliono che smettiamo di partecipare disinteressandoci al confronto politico parlamentare.

  4. No, non ci siamo. La cosa importante, anzi essenziale, è avere diritto al voto, poi se uno non vuole votare deve essere assolutamente libero di farlo. L’interpretazione dell’astensione al voto come opposizione al sistema o semplicemente all’insieme dei partiti è solo una delle tante possibili. Io posso benissimo astenermi dal voto perché qualunque risultato mi sta bene e sono soddisfatto di come vanno le cose. Anche il fatto di dire che gli astenuti appartengano ad uno schieramento politico o all’altro non è molto giusto, forse dal punto di vista statistico uno potrebbe presumere che si dividano in parti uguali : a destra o a sinistra. Ma anche questa è una supposizione senza verifica. No, il conteggio va bene così come è. Se agli astenuti non piace, che andassero a votare. Agli altri che protestano perché, ad esempio, con un 20- 25% di consensi elettorali un presidente americano o un primo ministro inglese può dichiarare guerra, o semplicemente uscire dall’Europa, uno può dire di cambiare la legge elettorale oppure di indire referendum confermativi. La democrazia non c’entra, quella è molto più dipendente da come viene gestito il discorso e da chi controlla i media, e quindi una buona parte del consenso. L’Übermensch di Nietzsche aveva un futuro, al contrario degli ‘ultimi uomini’, perché era in grado di darsi da solo la Legge Morale e quindi di, in qualche modo, sostituirsi a Dio. Qui stiamo parlando di ordinamento sociale e di governo del popolo.

  5. Premesso che chi contribuisce col proprio lavoro al sostegno dell’erario dello Stato dev’essere considerato nella sua espressione di voto, mi viene spontanea la domanda:

    quando tutto l’apparato dello Stato che sosteniamo col nostro lavoro si rifiuta di darci l’opportunità di esprimere la nostra scelta con il voto, mi dite a che serve aver votato, se le scelte le fanno sistematicamente sempre gli stessi apparati a favore dei propri soci?

    Allora bisogna distinguere l’astensione provocata da questo atteggiamento da dittatura dal rumore di fondo che è fisiologico.

    A furia di abusare del potere, si favorisce l’astensionismo.

    Ma non sarebbe proprio questo l’effetto desiderato?

    L’onestà favorisce la partecipazione, è la disonestà che la esclude.

    Il grillismo se ne accorto o anch’esso s’è incistato col suddetto apparato?

    • È esattamente quello che penso io.
      Nessuno si chiede perché venga così stigmatizzata l’evasione fiscale da parte dei politici mentre nessuno si preoccupa dell’astensionismo che potrebbe essere ostacolato, ad esempio con multe, nel rispetto della Costituzione? A quanto pare per loro non è per niente un pericolo.

  6. Ma quale pesatura del voto, solo una monarchia di sangue potrà salvarci.
    (Trovo la lettura bianco su nero, e il carattere a bastoni a corpo pesante molto molto fastidiosa).

  7. Quanto affermato dall’autore dell’articolo è essenzialmente vero e non ritengo utile discuterne le basi.
    Tuttavia, in concreto, non vedo come porre rimedio al problema ovvero come dare valenza e peso democratico a quel numero di non votanti che per i mille e più loro personali motivi – non tutti da rispettare o condivisibili – non intendono partecipare al pubblico agone.
    Si tratta di uno degli aspetti negativi della democrazia che non può avere una soluzione equa e ragionevole. D’altronde a tutti è noto che la maggioranza in quanto tale non è espressione di giustizia e di bene per chiunque.

    In altre parole, l’assunto e la relativa dimostrazione matematica è null’altro che un sillogismo che non conduce però ad alcuna possibile conclusione pratica tranne quella finale ed inevitabile del negare validità al principio stesso della democrazia. Si rivela pertanto essere solo un sottile sofisma dalle argomentazioni capziose, un lambicco mentale apparentemente valido ma lontano dal mondo reale in cui si dibatte l’uomo coi suoi quotidiani irrisolti e spesso non risolvibili problemi.

    • Lei scrive : “non vedo come porre rimedio al problema ovvero come dare valenza e peso democratico a quel numero di non votanti che per i mille e più loro personali motivi non intendono partecipare al pubblico agone.”

      Eh, mi permetta – sempre per rimanere in tema di sofismi – se lei non lo vede il ‘come’ non è detto che però non ci sia. Non mi pare che ci si strugga più di tanto per cercare di capire il perchè molti non utilizzino lo strumento del voto nè di dare il giusto peso alla ricerca di nuove modalità di espressione delle volontà popolari.(Ricordiamocelo, è uno strumento a nostro uso, il voto.) In concreto, come dice lei, non mi pare si stia facendo nulla in tal senso, dando lo strumento voto come scontato e giusto, senza minimamente mettere in dubbio la sua ‘etica’. Per cui per quanto capzioso il ragionamento di Tonguessay possa sembrare quantomeno apre a nuove possibilità, a un ripensamento dello strumento rotto. Quindi a mio modestissimo parere mi sembra più utile – da qualche parte bisogna cominciare ad uscire da una macchina rotta – e in questo molto meno sofistico del suo, che sfrondato di qualche parolone nient’altro mi dice di votare e starmente zitto, aderire buono buono a questa realtà che ci schianta, e filosofeggiarci sopra mentre ce ne andiamo a ramengo.

      Cordialmente.

  8. Pesare l’astensione coi banchi vuoti in parlamento non è una vera pesatura, perché dai banchi vuoti non uscirà nessuna decisione.

    In ogni caso il mezzo per dar voce a coloro che non si sentono rappresentati c’è: votare tutti i partiti dello 0,… quelli che non passeranno lo sbarramento.
    Almeno si sentiranno un po’ di voci alternative che danno fastidio al manovratore.

  9. Un pò di sana provocazione non fà mai male, i banchi vuoti mi piace assai, ma provocazione per provocazione mi spingerei oltre, sempre partendo dalla patria della democrazia (essi si che avean capito tutto) sarebbe bello tornare al voto, democratico ma contro, (preferenza al contrario) non voto chi mi piace ma tolgo un voto a chi mi sta sul culo, e chi perde, io sarei per la fucilazione immediata in luogo pubblico, ma mi accontenterei, per compiacere i buonisti, ad un più mite esilio a vita dal paese, resto comunque aperto a proposte alternative, non sò, del tipo: taglio delle mani per i politici ladri, della lingua per i bugiardi, magari in abbinamento a castrazione chimica per evitare riproduzione della razza di pezzi di m…..
    Si facendo, secondo me, si azzara l’ astensionismo, tutti andrebbero a votare (io per primo) ed in parlamento, non sò se i posti sarebbero tutti pieni ( ho qualche dubbio), ma certamente ci sarebbe sempre un buon ricambio generazionale…..una legislazione e via…….all’estero.
    Sarebbe l’unico mezzo per tornare alla democrazia……potere del popolo elettore.

  10. Considerazioni del tutto condivisibili, infatti io non voto dal 1996. Nella UE attuale il voto è superfluo, visto che le decisioni economiche sono prese fuori dai vari parlamenti, e ratificate dai maggiordomi via via usati all’uopo. E quindi, cosa bisogna fare? Semplice, bloccare tutto, come in Francia. Purtroppo in Italia non è possibile: qui siamo maestri in contro-rivoluzioni, e si manifesta contro l’opposizione al governo filo-UE.
    Per quanto riguarda il problema della partecipazione al voto, la pesatura sarebbe una soluzione interessante e potrebbe essere proposta dal segretario di qualche partito, purché si chiami Tafazzi.

  11. Interessante riflessione del post grillismo, (e pre sardine)? … non so… non credo, spero sia qualcosa di molto diverso aldilà delle ovvie accuse di “strumento del PD” e quindi del sistema. Sul m5s che aveva riportato al voto tanti scontenti, si è visto come è finita.
    Quindi la soluzione non è semplice: ridurre al minimo la scelta? Diciamo un destra/sinistra, con mille correnti! e la necessità di comprendere la differenza da parte degli elettori? Oppure diversificare, la scelta? Molti partiti, partitini e movimenti per ogni gusto? Con relativi problemi di “governabilità”.
    Poco conta; a comandare sarà sempre il capitale e il consumismo, carro dei vincitori dove tutti vogliono salire; salvo poi lamentarsi se non ci riescono.
    Personalmente mi accontenterei che si votasse cercando di pensare al meglio, per la società e non solo all’interesse del proprio clan, ma anche con la consapevolezza di poter essere in errore, e non con lo spirito dei tifosi.

  12. Per me la questione è ancora più grottesca.
    La democrazia rappresentativa è una mera trappola e presa in giro.
    Si fa credere al popolo di essere decisivo per le scelte politiche e così lo si distoglie dal prendere in considerazione altri metodi o mezzi…e a decidere saranno sempre i soliti.
    Ricordo una citazione più o meno così: se il tuo voto avesse rilievo non ti farebbero votare.

    • Mark Twain sì, e concordo in ogni virgola di quel che ha scritto. Vede che anche CDC fa da esempio, i più si dibattono sulla questione voto si o voto no, quando il problema sta a monte. Potere di quella che lei chiama giustamente ‘trappola e presa in giro’.

  13. E’ proprio nella dialettica ‘voto/non voto’ che ci si perde. E’ una illusione di alternative. In entrambi i casi si perde. E’ un caso di loose/loose. Mi sembra riconosciuto da entrambi gli schieramenti qui. Bisogna alzare lo sguardo e uscire da questa logica che ci inganna. Bisogna uscire dal sistema e ripartire; innanzitutto si deve smettere di usare uno strumento che non funziona, l’opzione voto/non voto e ri-pensare a come interpretare la volontà del popolo (se è questo che si vuole). L’idea di questo ri-pensamento spaventa i più ed è visto come una cosa impensabile – fare in modo di avere la volontà del popolo in un modo che non sia il voto per come lo intendiamo oggigiorno, la crocetta e tutto (niente) il resto – quando tutto a sto mondo è semplice se solo lo si vuole. Lo dimostra il fatto che in pochi anni se vogliono ti cambiano la moneta e tutti si adattano, ti cambiano le leggi e le abitudini e a tutti sta bene. Caso direi evidentissimo e di notevole portata in quest’ambito è ciò che hanno fatto i 5S con la legge votata o non votata dai militanti in rete… ecco non vi dice nulla? questi in pochi mesi hanno dimostrato come sia semplicissimo prendere decisioni facendo esprimere il popolo (d’accordo solo una parte) attraverso un altro mezzo, un altro stumento. Casaleggio associati Gaia e Rousseau e compagnia bella non vi dicono niente? sono solo nuovi strumenti – del male? – con cui aggirarci ma che potremmo tranquillamente utilizzare NOI per creare un nuovo concetto di democrazia (se è questo che si vuole). E non dev’essere per forza una votazione via internet – che aprirebbe ovviamente altre questioni che però, come con tutto, si possono affrontare e risolvere – ma si può e si deve ri-pensare lo strumento di espressione popolare in quanto il voto/non voto non funziona. E badate bene, se non lo facciamo noi – sforzarci di dire no, e ri-pensare allo strumento, crearne uno nuovo – lo faranno presto loro, e noi – come con tutto – ci ritroveremo a dire che alla fine non era così difficile trovare un’alternativa alla logica insulsa e fuorviante del voto/non voto e della democrazia rappresentativa. Tutto sto pippone per dire che se voti non ri-pensi, non metti in discussione, tu prima di tutto acconsenti e taci, molto più di chi non vota.

    Bisogna fare piazza pulita, e ripartire. Se voti continuerai a usare un orologio rotto che si sa, ti dà l’ora esatta due volte al giorno.

  14. Personalmente la vedo in maniera simile all’autore.
    La soluzione delle poltrone vuote l’ho pensata anch’io diverso tempo fa.

    Il suo limite è che non risolve il problema in alcun modo.
    Per il semplice motivo che l’astensionismo non è causa, ma effetto.

    Distinguere causa da effetto, invece di fare confusione tra di essi, è il punto numero 1 per darsi la possibilità di risolvere un problema.

    Dunque l’astensionismo è un effetto di due cose.
    La prima è la presa di coscienza che comunque si voti, le cose vanno sempre alla stessa maniera, essendo in realtà decise altrove, che i Parlamenti sono ormai chiamati esclusivamente a ratificare.
    La seconda è che negli ultimi decenni il vero potere ha fatto in modo da rendere sempre più evidente, fino ad attriburle un’immagine plateale, l’inettitudine del potere politico, da esso causata riducendolo per ì’appunto a quanto appena detto. Proprio affinché si arrivasse al punto in cui ogni singolo individuo può ragionevolmente ritenere che la politica e i suoi processi di designazione delle cariche pubbliche sono del tutto inutili.

    Pertanto se quello che dice l’autore è indubitabilmente vero, lo è altrettanto che l’astensionismo è la soluzione che il vero potere ha fatto di tutto per arrivare al punto in cui è praticata dalla maggioranza delle persone.

    Ricordiamo le parole di Mario Monti, espressione più diretta e genuina del vero potere, per sua esplicita ammissione terrorizzato dai “processi di legittimazione popolare”, al punto di voler porsi al di sopra di essi in ogni modo.

    Dunque, se siamo in grado di individuare il nostro nemico e attribuirgli la valenza che gli spetta, è altrettanto vero che dobbiamo innanzitutto rifiutare non solo le sue logiche ma anche il suo stesso vocabolario. Per regolarci di conseguenza, in modo tale da prebdere una direzione che sia completamente opposta a quella che lui vorrebbe.

    Il punto allora non è votare o meno, opzione dall’evidente contenuto nichilista, ma avere una formazione politica che sia finalmente espressione della volontà popolare.
    Questa nessuno te la regala, occorre che il popolo la smetta una volta e per tutte di delegare, coi risultati che abbiamo visto, e s’impegni in prima persona a costruire la propria rappresentanza politica.

    Con tutte le difficoltà del caso, in termini organizzativi, economici (fare politica costa) e mediatici, tenuto conto che una formazione siffatta avrà schierato contro il sistema mediatico nella sua totalità e con tutta la sua potenza di fuoco.
    Inoltre, una volta che una formazione del genere iniziasse ad assumere un qualche peso, si dovrebbe difendere dai tentativi d’infiltrazione.

    Si tratta dunque di un impegno oltremodo gravoso, ma altre soluzioni non ce ne sono.
    Certo, starsene al riparo dietro una tastiera è più confortevole, ma se si continua così vuol dire che tutto sommato il modo in cui vanno le cose non ci va tanto male.

  15. Io sono per lo spoil system completo di anche tutti i dipendenti statali.

  16. Una testa, un voto!
    Qualunque cosa diversa è una truffa per abolire la democrazia.