DARK (K)NIGHT

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blankDI JAMES HOWARD KUNSTLER
Clusterfuck Nation

Ciò che più colpisce nel nuovo film di Batman, che sta polverizzando tutti i record di botteghino, è l’enfasi posta sugli aspetti sadomasochistici che attualmente imperversano nella cultura americana. È una scelta destinata a sollecitare l’interesse di quegl’individui furiosi che nel nostro paese vogliono ferire gli altri, anche quando si sentono essi stessi meritevoli delle peggiori punizioni. In altre parole, il quadro riflette l’estrema perversione morale dell’attuale stato d’animo americano. Vedere tutto in rovina intorno a sé permette di confermare la confusa percezione emozionale, e quindi gratificante, in tutta la sua miseria.

Il ricco simbolismo dello spettacolo dipinge la situazione odierna degli USA come una realtà di gran lunga peggiore di quella creata dai Nazisti nel 1933. Non c’è niente che ci piaccia più che vedere gli altri soffrire e andare in pezzi: e quanto più lentamente la gente (inclusi gli spettatori) viene torturata tanto più raffinato è il piacere che ne ricaviamo. La civiltà non offre nessun conforto; in effetti è uno sporco gioco. La civiltà si compone quindi solo di torturatori e vittime.

Gotham City, dove si svolgono tutte le attività sadomasochistiche, è una città priva di comfort (mancano completamente i quartieri periferici residenziali). Anche i rifugi personali di “Batman”, cioè del multimiliardario Bruce Wayne, sono non-spazi per un nevrotico. Il suo posto di lavoro (cui si accede attraverso un cubicolo) è un bunker sotterraneo grande quanto tre campi di calcio, con un basso soffitto e un solo pezzo d’arredamento: la mega console del computer che dovrebbe permettergli di “controllare” la città, anche se in realtà risulta essere piuttosto un esempio d’inutile tecnospazzatura le cui capacità di localizzazione sono inferiori a quelle di un GPS da 300 dollari. E a proposito, nei suoi ultimi giorni nel bunker Hitler ha mostrato un maggior senso della decorazione. L’appartamento privato di Bruce Wayne è uno di quegli orribili condomini in edifici rivestiti con cristallo tanto amati dagli architetti di fama, che sembrano proclamare “non venite qui”.

Tutto ruota intorno al “Joker”. A giudicare dalla massa di recensioni del film e articoli nei vari media, la morte dell’attore Heath Ledger, che ha ricoperto il ruolo, ha aggiunto un nuovo strato di sadomasochistico piacere alle azioni: il mostro sullo schermo può essere stato spazzato via, ma l’ansioso giovane attore che lo aveva impersonato è finito sottoterra prima ancora che il film venisse ufficialmente presentato (e offre quindi lo spunto a ulteriori considerazioni per il maggior riconoscimento americano, il premio Oscar, mentre dal canto suo il pubblico assegna un suo personale premio in riconoscimento dell’ironia insita in questo fenomeno culturale).

Il Joker è non tanto una persona quanto piuttosto una forza della natura, un “cigno nero” sotto le spoglie di un clown bianco. Non ha impronte digitali, documenti d’identità, etichette sugli abiti. Tutto quello che ha è il ricordo di un padre diabolico che aveva proceduto a un simbolico stupro sadomasochista su di lui, ed è quindi programmato per compiere mutilazioni dello stesso tipo, distruggere, demolire le speranze e i sogni degli altri: non ha niente di meglio da fare. Si dipinge semplicemente come un agente del “caos”. Preso per quel che è, sembra simbolizzare le forze distruttive dell’entropia che minacciano di disarticolare la vita degli americani nel mondo reale; un miscuglio del nostro folle supersfruttamento della complessità e della impressionante capricciosità della natura e della storia, che non ci rivelano le proprie motivazioni.

A proposito, dimenticatevi di Dio o di qualsiasi cosa che si opponga anche remotamente alla nozione di diabolico: è roba che ora giace dimenticata da qualche parte (se mai c’è stata). E lo dico da laico. Ma l’assenza di qualsiasi possibile concetto di redenzione per lo spirito umano è impressionante. Nel mondo di “Batman”, l’umanità è nel migliore dei casi capace solo di avere le idee confuse su se stessa. Forse siamo dinanzi a una interessante nuova forma drammaturgica: invece di “Dio contro il diavolo” abbiamo soltanto “incapacità di capire contro il diavolo”. La virtù si è persa nell’oscurità della psiche americana, cosa comprensibile se consideriamo che siamo diventati un paese di zoticoni, bugiardi, imbroglioni, prepotenti, anormali e arpie. Il meglio che possiamo offrire in questa difficile situazione è la scadente terapia che oggi va di moda nei circoli colti. Ogni riflessione sull’eroismo è fuori gioco. Non possiamo chiedere tanto a noi stessi. È troppo difficile da immaginare. Nel frattempo, la Gente, cioè gli abitanti di Gotham City, bandisce letteralmente dalla città ogni possibilità di eroismo alla fine della pellicola, dimostrando che merita qualsiasi cosa gli accada, o, aggiungo io, “ci accada”.

Ci sono anche altre caratteristiche del film che attirano l’attenzione. Una è la grandiosità che permea lo svolgersi della vicenda, e la sua notevole impotenza. Batman possiede tutte le armi ultratecnologiche e gli strumenti di sopravvivenza di cui si possa sognare, che però non gli servono a niente se non a fare un sacco di ridicoli salti da un grattacielo all’altro e futili atterraggi su tetti di auto, container, marciapiedi, o altre carcasse umane. Non penso che Chris e Jonathan Nolan abbiano deliberatamente voluto descrivere la buona vecchia ingenuità americana come del tutto inutile di fronte al caos, ma è questo il risultato ottenuto. D’altra parte, tutto nel mondo di Batman è esagerato e fuori misura, dalle dimensioni della fortuna di Bruce Wayne (che stipendio da dirigente deve aver percepito il paparino, e con quale banca d’investimenti?), alle energie spese in inseguimenti tra auto e in esplosioni, ai giganteschi edifici di una città mostruosa e senza anima.

Infine, tutto questo nichilismo sadomasochistico è stato tratto da un fumetto. È molto interessante che la principale fonte dei nostri miti nasca dai fumetti, dato che siamo diventati la caricatura di una società che vive in un fumetto del mondo nordamericano. Ci siamo spinti così lontano che i veri sentimenti umani sono restati dietro di noi. Siamo andati troppo oltre, e senza vergognarcene, per preoccuparci dell’immagine che questo odioso film offre di noi al resto del mondo. Sta già facendo una fortuna.

Titolo originale: “Dark (K)night”

Fonte: http://jameshowardkunstler.typepad.com
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01.08.2008

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO PAPPALARDO

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