Cosa vuol dire essere donna ed essere uomo, oggi?

Comoda “false flag” del pensiero dominante, l’etichetta del “patriarcato” non aiuta a leggere correttamente una contemporaneità dai tratti complessi, abitata da uomini e donne diversi da quelli del passato. In cui il Femminile e il Maschile sono in crisi, ma per motivi del tutto nuovi.

Cosa vuol dire essere donna ed essere uomo, oggi?

Di Alessia Vignali per comedonchisciotte.org

L’ennesimo femminicidio dei nostri giorni viene letto a reti unificate come il frutto di un patriarcato da cui non ci siamo liberati. La categoria “patriarcato”, con entusiasmo re-importata da un’America per la quale è divenuta di gran voga (e in qualche regione degli USA, forse, davvero è ancora applicabile) è oggi usata a mo’ di “olofrase” per spiegare qualunque fenomeno sociale o relazionale, mentre di fatto funge da comoda “falsa bandiera” di regime per impedire un pensiero più realistico.

Sull’inadeguatezza del termine “patriarcato” per categorizzare la società di oggi si sono già espressi intellettuali del calibro di Massimo Cacciari.

In una recente intervista alla trasmissione “Otto e Mezzo” di Lilli Gruber, il filosofo ricordava come la civiltà occidentale sia nata sull’idea di “patria potestas” risalente all’invasione dorica di 1500 anni fa; una “robetta” di duemila anni che durò, però, solo fino al Rinascimento, e della cui erosione si trovano tracce già in Shakespeare, dal “Re Lear” all’”Amleto”.

Col tempo questa crisi si è approfondita, l’epoca storica della famiglia borghese già segna una grave crisi della cultura patriarcale e via via si approfondisce, determinando una crisi altrettanto culturale e antropologica. Sto parlando del venire sempre meno, e con drammatica rapidità nell'ultimo periodo, del ruolo della figura maschile nella famiglia”. (…) Tragedie come quella di Giulia Cecchettin credo siano proprio il frutto, nelle personalità più deboli e fragili, del venire meno di questa loro centralità, di questa loro figura di riferimento, di questa loro legittimità”.

Verrebbe voglia di seguirlo su quest’ultima osservazione, dato che gli autori dei femminicidi si lasciano sfuggire frasi sconcertanti, dalle quali molto si evince, tranne che provengano da “maschi alfa”. A titolo di esempio citiamo la seguente, il cui autore è Alessandro Impagnitiello, assassino con 37 coltellate della fidanzata incinta, dopo aver tentato di avvelenarla:

“Il mio più grosso timore era che quel bambino potesse farmi perdere Giulia, l’esclusivo scopo del veleno era di provocare un aborto di Giulia, interrompere l’arrivo di questo bambino. Quando seppi dell’arrivo del bambino per me fu un periodo altalenante, di indecisione: l’acquisto di una casa, la difficoltà ad accettare il mio lavoro e l’arrivo di un bambino non avrebbe semplificato le cose”.

Non proprio parole da “patriarca”; piuttosto, parole da bambino.

E qui, da psicoterapeuta mi soffermerei. Gli autori di questi crimini non sono, infatti, i portatori della “maschilità tossica” di cui tanto si parla, ma soggetti rimasti all’età mentale di un infans inferiore ai tre anni. Persone che, letteralmente, non hanno una mente. Non hanno potuto apprendere la regolazione degli istinti, non hanno costruito una matrice capace di ospitare i pensieri, anzi: sono rimaste all’impossibilità di elaborare un pensiero.

Ci si dovrebbe chiedere, dunque, cos’abbia provocato non una maschilizzazione tossica, ma una grave infantilizzazione di questi soggetti, (“i più deboli”, come giustamente li chiama Cacciari), negli ultimi sessant’anni (visto che gli autori italiani dei femminicidi hanno dai sessant’anni in giù).

E occorrerebbe anche chiedersi se tale infantilizzazione della mente non riguardi un po’ tutti noi, ovviamente in minor grado. Attenzione, sto postulando una società in cui la psicopatia è diffusa, e potrei anzi produrre un titolone ad effetto, come quelli dei giornali di moda: “la psicopatia è il nuovo narcisismo!” (intendendo con questo dire che stiamo forse passando da una forma narcisistica della società a una forma diffusamente psicopatica).

Da sessant’anni circa a questa parte, l’Italia ha assistito al “miracolo economico” e, parallelamente ad esso, proprio a quell’emancipazione femminile che oggi si vuol vedere come non del tutto avvenuta. Assieme a larga parte dell’occidente abbiamo condotto la decostruzione dei ruoli sessuali tradizionali alla ricerca, da parte di uomini e donne, di un modo di relazionarsi meno dettato da norme culturali storiche e più sgombro da malate dinamiche di potere. Dopo il Sessantotto, come in maniera preveggente notò Jacques Lacan, abbiamo però riscontrato l’”evaporazione del padre” assieme al tramonto del metaforico “potere del fallo”: sono crollate tutte le valenze di quella figura “in nome della quale” erano sorte leggi, limiti, differenziazioni, gerarchie, tabù, ideali morali e “in nome della quale” si operava nel mondo, seguendone le tracce e l’esempio. La postmodernità ci ha poi portato, indicò Lyotard, il tramonto dei “grands recits”, le narrazioni che per secoli erano state trama e ordito della civiltà, avvalorando la tesi lacaniana del tramonto non solo del padre, ma di un qualunque sistema valoriale di “orientamento e devozione” a guida dell’umanità.

Già queste considerazioni basterebbero a far intuire il configurarsi di una società ben diversa da quella patriarcale, una società, semmai, fondata su valori ad essa antitetici. Mi verrebbe piuttosto, perdonatemi l’azzardo, da ipotizzare l’avvento una “ideologia matriarcale di ritorno” che, al contrario del matriarcato primigenio postulato per primo da Bachofen, ne presenti spesso i tratti “deleteri” anziché quelli pregevoli, proponendo a singoli e comunità una specie di “Grande Madre” archetipica non più arginata nel suo strapotere dalla presenza significativa di un padre (sia esso inteso in senso referenziale che metaforico).

Quello che la nostra società non rappresenta più è la valorizzazione e la possibilità per il Femminile di farsi “Madre Sufficientemente buona” capace di dare al figlio il dono del senso di sé e della vita e di consentirgli il godimento dell’”essere”, dunque il viàtico per la sua originalità e autonomia. Un Femminile, inoltre, che ami il Maschile del partner prima ancora del figlio (per non farvi pensare male, aggiungerò qui fuori tema che anche il Maschile, in un mondo ideale, dovrebbe amare il Femminile della partner prima ancora del figlio).

Per Bachofen e altri studiosi che oggi ne riprendono le tesi, le società patriarcali vigenti almeno dai tempi dell’Antico Testamento furono precedute da società matriarcali, nelle quali centro della società e della famiglia erano la donna e la madre.

Vi parlerò di Bachofen nonostante le sue tesi relative all’esistenza della ginecocrazia non siano poi state validate, perché esse costituiscono una buona introduzione al “principio femminile e a quello maschile” che affascinò generazioni e provocò il pensiero di autori del calibro di Marx ed Engels per primi.

Erich Fromm, attento lettore di Bachofen, sottolinea come per questo autore il principio matriarcale sia quello della vita, dell’unità e della pace. “La donna, prendendosi cura del bambino, estende il suo amore al di là del proprio io ad altri esseri, ed elargisce tutti i suoi doni e la sua immaginazione al fine di preservare e migliorare l’esistenza di un altro essere umano. L’istinto materno non si estende poi solo al bambino, ma si attiva anche nell’uomo adulto come sentimento sociale, come amore per l’umanità, e rappresenta una delle più importanti fonti dello sviluppo sociale.

L’amore materno costituisce la fonte da cui scaturisce ogni forma d’amore.

Per la sua qualità, esso non si identifica con la sessualità, la quale è più assimilabile all’istinto egoistico della fame. La sessualità ha più punti in comune con la crudeltà che con l’amore; la sua assimilazione all’amore è un prodotto altamente sofisticato dello sviluppo culturale”.

Per tornare al matriarcato delle origini per come postulato da Bachofen, esso si fondava interamente sulla naturale produttività della donna, sul fatto che lei sola sapeva generare la vita, il che veniva inteso come qualcosa di quasi divino. In una società relativamente primitiva, che si fondava sull’agricoltura e sull’allevamento, la sicurezza e la ricchezza non dipendono essenzialmente da fattori tecnici e razionali. La produttività della natura, cioè la fertilità del terreno, l’azione dell’acqua e del sole erano gli elementi che decidevano della vita o della morte dell’uomo. Il punto cardine dell’economia, sottolinea Fromm, è quella misteriosa forza della natura di generare da sé cose sempre nuove, di vitale importanza per l’uomo. A possedere quella misteriosa forza della natura di generare produttività naturale era soltanto la donna. Aveva quella capacità, da lei condivisa con la natura intera, da cui dipendevano la vita e l’esistenza umana.

Il matriarcato non conosceva l’istituto del matrimonio né leggi né principi né ordine: era uno stato di vita paragonabile alla crescita selvaggia della vegetazione di una palude. In base alle prove simboliche rinvenute d Bachofen, in essa vigevano la pietà, la generosità, la benevolenza. La proprietà privata era inesistente. Infine, la fratellanza e l’uguaglianza erano valorizzate, perché ogni figlio è uguale all’altro per la madre, di egual valore nella sua diversità e originalità. Gli aspetti negativi del matriarcato sono la scarsa razionalità – tutto si regge sull’istinto, non sulla ragione e sulla giustizia - e la mancanza di progresso: i tempi ciclici delle madri si ripetono sempre uguali, lo strapotere delle madri sul figlio, se non arginato, lo rende appendice sterile di lei presso il suo grembo.

Viceversa, il patriarcato instaura il governo del padre, rappresentante dei principi del diritto, della ragione, della coscienza e dell’organizzazione gerarchica. In positivo si conseguono la legge, la scienza, la civiltà, la crescita intellettuale. In negativo l’ineguaglianza: i figli non sono uguali per il padre, il padre della proprietà privata sceglie il figlio più simile a lui, il più capace e gli affida la continuità nel tempo delle sue proprietà. E poi l’oppressione e la disumanità.

A questo punto, il contributo per noi interessante di Fromm è aver introdotto il concetto di “invidia maschile della potenza generatrice femminile”, che si colloca psicologicamente alla base del crollo del sistema matriarcale e del desiderio di sottomissione della donna da parte dell’uomo, nel momento in cui trionfa un sistema economico-sociale intriso di patologia.

Egli osserva che nella società antica l’uomo si sarà sentito un menomato, privo com’era della più importante, decisiva potenzialità, la facoltà di riproduzione naturale.

L’invidia, come pure l’ammirazione, dovettero essere tanto maggiori quanto minore era il ruolo attribuito alla fecondazione, al principio maschile. Ci volle molto tempo prima che gli uomini giungessero a comprendere il nesso tra coito e gravidanza, a capire che la donna non può generare un figlio da sola, senza un intervento esterno. Nell’idea dell’Immacolata Concezione, che si ritrova in tanti miti e religioni fino al cristianesimo, si è mantenuto questo antico credo”. Vi è poi traccia del sentimento annichilente dell’invidia maschile per la creatività femminile tanto nell’Antico Testamento, nel quale è il maschile a creare anziché il femminile, quanto nell’ Enuma Elis, il mito babilonese della creazione ad esso antecedente.

Fu il ricorso alla produttività razionale, l’ingresso potente della tecnica nella vita dell’uomo a invertire la rotta e a offrire al maschio la possibilità di una “rivincita”.

Si cominciarono via via a sottovalutare sempre più i fattori naturali, così come un tempo li si era sopravvalutati. “Si attribuì allo spirito, al principio produttivo maschile, un’influenza incondizionata, illimitata.”

La millenaria “guerra tra i sessi” non poteva, dunque, che produrre oppressori ed oppressi, rivendicazioni dei vinti, e così via. Un’ideologia che nasca “in opposizione”, se non matura seri anticorpi di autocritica, reca a volte in sé un qualcosa di passivo, “lavora in difesa e non in attacco”, rimanendo succube dei valori degli ex dominanti. Un “mondo davvero nuovo” per il Femminile ed il Maschile, che dia ad essi ciò che gli spetta in termini di valorizzazione e pieno sviluppo del potenziale, è ancora al di là da venire.

La fase attuale vede la donna di nuovo al centro di forti rivendicazioni. Le leader del mondo occidentale Meloni, Schlein, Von der Leyen, Le Pen ecc. ecc. sono apparentemente testimonial del “nuovo potere al femminile”, ma quanto contribuisce davvero, questa giusta eguaglianza, all’espressione dell’ancestrale “principio femminile?”.

Dirò una cosa banale: l’attenzione della donna è andata verso la conquista di ciò che prima era dell’uomo ma non verso una posizione pienamente originale, valorizzante il suo potenziale.

Parallelamente alla parificazione che correttamente e finalmente la eguaglia al maschile,

conferendole le stesse possibilità d’autorealizzazione nel mondo del lavoro, assistiamo al sotterraneo emergere di un femminile arcaico tellurico, ctonio, tanto più pericoloso quanto più rimosso. È il “matriarcato di ritorno”, quello però negativo, di cui parlavo qui sopra. La donna rivendica amore, potere, riconoscimento e consistenza nelle relazioni con l’uomo e con i figli, ma non sa nemmeno di farlo. Dunque lo fa male, lo fa in privato e spesso a spese dell’armonia dei rapporti.

Non ricorda più quali siano i suoi “grandi poteri”, quelli ancestrali delle Bene Jesserit, quelli delle Dee della creazione del matriarcato irenico immaginato da Bachofen. Questi poteri sono stati culturalmente svalutati e svuotati di senso, oggi più che mai, in un processo che a livello intrapsichico ed inconscio forse ancora c’entra con l’invidia maschile e con l’autoinvidia. Ecco perché la donna cerca altrove, fuori da sé, le fonti del suo potere. Così, non sarà però mai soddisfatta. Sarà magari potentissima, ma non soddisfatta.

Nel “combinato disposto” tra il pareggio con l’uomo nel mondo della razionalità, del diritto, del lavoro, della legge in cui di fatto la donna può farsi valere, e la contemporanea ’“evaporazione del maschio”, ciò che emerge tra le pareti domestiche sono talora gli aspetti scissi di un Femminile infelice, sacrificato, avido d’amore e di vita, bisognoso di trovare un suo spazio “costi quel che costi”.

Nel quotidiano intersoggettivo delle famiglie il padre è oggi spesso assente, poiché magari ha divorziato dalla madre, oppure poiché quando c’è è incerto sul ruolo da assumere, un ruolo maschile culturalmente non sostenuto e meno chiaro che mai.

“Lui” è in difficoltà rispetto al porre con autorevolezza al figlio regole, limiti e confini che non sono mai stati criticati e messi alla berlina come ora, dalla società. Ci si potrebbe chiedere: “perché pensi che sia il Maschile a dover porre questi limiti?” La risposta è semplice: nella vita del figlio la madre viene per prima perché lo genera; il suo amore per il figlio è “incondizionato”, motivo per cui è in difficoltà sul fornirgli dei limiti fondamentali per la vita. Il padre è un po’ quello che “viene da fuori” a interrompere la simbiosi della diade; non conosce nel profondo il figlio, può permettersi quello sguardo “da esterno” capace di vederlo nella sua finitezza, di indirizzarlo se fa errori. Solo lui può aiutarlo a diventare “bravo”, a conoscere la frustrazione delle realtà per poterla superare.

“Ma guai a essere normativi!”, secondo i parametri di oggi. Oggi il padre non riesce più a dire con serenità il famoso, sacrosanto “si fa così” al posto del “fai come ti pare”.

Degenerando nell’ipertrofia, il Femminile patologico è talvolta apparentemente generoso con il figlio, ma talmente protettivo da anticiparne i desideri, il che ne inibisce il pensiero; è inoltre una madre tanto avida di vita da sostituirsi a lui per identificazione nelle esperienze, fino a impedirgli il suo “farsele da solo, sbagliando”. Sono le madri che vanno in discoteca coi figli; ma sono, anche, i padri “mammi” o “amici” che si ubriacano con il figlio ai suoi 18 anni, privandolo così del diritto a una prima esperienza di trasgressione lontano da lui, a un’esperienza “solo sua”.

Infine, abbiamo a che fare con una donna talmente assetata d’amore, talmente deprivata di quello dei genitori e del compagno con cui ha relazioni precarie che non può che nutrirsi dell’amore del figlio per sé stessa, finendo per depotenziarlo tanto da… riassorbirlo metaforicamente nel suo stesso grembo. Ha bisogno del figlio per darsi uno statuto di potere e per sentirsi amata, ma il suo comportamento è anche una metafora di ciò che sta diventando la nostra civiltà.

Mentre nutre di oggetti e gadget, mentre seduce e tramortisce al biberon dei social, mentre promette inclusività e rimuove meritocrazie, quest’ultima depriva profondamente i suoi membri di un qualunque significato.

Tornando a chiederci “cosa sia successo” dagli anni Sessanta in poi e perché le persone oggi stiano tanto male da dover fare largo uso di psicofarmaci, droghe, alcol e siano a volte tanto psicopatiche da uccidere la donna da cui dipendono come bambini, dovremo dunque tornare a loro, le madri.

Per fare un uomo o una donna ci vuole una madre.

Ed è qui il “vulnus” primario, generatore della sequela di psicopatologie dilagante. Non c’è posto per le madri nella nostra società, nella quale esse non vengono i nemmeno capite! Debbono tornare a lavorare presto, dopo la maternità, per la loro infelicità e per quella del figlio. Non solo: per costruire una mente occorre una costante assistenza nei primi anni di vita del figlio, un “maternage” che crea la piattaforma dell’identità futura del soggetto.

In quei tre anni, dopo i quali “les jeux seront faits”, una madre che comincia a conoscere in profondità suo figlio avrà memoria di lui per lui e gli farà capire “chi è” per sempre. Lo consegnerà a sé stesso per sempre, dandogli il dono più prezioso, quello del significato della vita. Il significato della vita non si dà senza la consapevolezza di essere stati amati, dunque di essere un valore “in sé”.

Una società che non ricordi questo non potrà che produrre cittadini che si sentono traditi fin dalla culla. Questi ultimi, come da concettualizzazione del teorico psicodinamico Guido Crocetti, spesso e volentieri sviluppano la psicopatia che porta alla truffa, all’uso dell’altro, al delitto, all’inganno, alla prepotenza. Per dirla con Erich Fromm, alla necrofilia. L’esercizio del potere sull’altro, la sua sottomissione è infatti l’unico modo che un soggetto derubato di sé, che pertanto odia la vita e gli uomini, ha di rapportarsi agli altri.

In altri termini, la madre assente dei primi anni di vita non solo è infelice e sacrificata, ma non può che generare figli nella migliore delle ipotesi infelici (sentono che c’è qualcosa di più importante di loro che gliela porta via, pertanto sentono di valere molto poco!), nella peggiore profondamente malati.

Vero femminismo sarebbe lottare per ottenere il diritto civile di una maternità vivibile h. 24 per i primi tre anni di vita! Nessun bambino potrà mai sapere chi è, se affidato alle tante operatrici del nido, per quanto professionali esse siano.

Vero femminismo sarebbe pensare a dove sia sparita la donna come rappresentante della forza primigenia della natura, della realtà e non dei costrutti dell’uomo; recuperare la sua unica capacità d’amore e la sua naturale affermazione della vita; valorizzare il ruolo sacrale di sacerdotessa e guardiana dei misteri che forse ricopriva, stando a Bachofen, nella comunità primitiva.


Di Alessia Vignali per comedonchisciotte.org

23.06.2024

Alessia Vignali, psicologa, psicoterapeuta, psicoanalista e giornalista.


Commenti (58)

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    1. natascia 24 giugno 2024

      Analisi esaustiva di fenomeni fondativi delle nostre società. Vorrei tuttavia integrare con alcune riflessioni frutto delle mie osservazioni. Soffro molto per i giovani di oggi che si trovano come non mai esposti a tipi di insulti forse senza precedenti. La società attuale ha liberato la donna da una serie di vincoli che le hanno dato modo di esprimere se’stessa come nel passato succedeva solo nelle classi più abbienti e nel contempo ha permesso all’uomo di scoprire dei lati emotivi di se’ stesso grazie agli spazi vuoti lasciati dalla donna. La società attuale ha superato sia il matriarcato che il patriarcato. Tuttavia, il forzato consumismo ha deteriorato la scala dei valori con gli esiti che tutti possiamo osservare : abbandono, dipendenza, abuso, ma sotto le ceneri c’è del buono. E questo disturba.

    2. Primadellesabbie 24 giugno 2024

      Se si riesce a immaginare il mondo del matriarcato primitivo, si può cercare di capire il ruolo svolto dal patriarcato* nell'istradare i pensieri e le tensioni dell'umanità fino a ottenere l'uomo 'moderno', così come lo conosciamo .

      La condizione attuale di apparente, generale disimpegno e rilassamento, unito allo sviluppo di un isolamento culturale indotto dalle mutate condizioni ambientali e dall'introduzione di tecnologie fruibili pressoché liberamente e indipendentemente da ciascuno, oltre a creare le premesse per permettere di liberarci dall'ingombrante patrimonio di nozioni e convinzioni errate e deteriori inevitabilmente accumulato e diffuso in ogni campo del sapere, ha certamente uno scopo superiore che per il momento ci sfugge.

      *Il patriarcato non è stato l'unico espediente, in azione per millenni, a disposizione dei Pastori dell'umanità.

    1. BrunoWald 23 giugno 2024

      Il termine "patriarcato" viene utilizzato scientemente e in perfetta malafede dagli spin doctors incaricati di manipolare la labile psicologia delle masse: con un significato diverso da quello apparente, è ovvio.

      Glissando sul fatto che "patriarcato" è sinonimo di civiltà, e riducendolo tout court alle sue degenerazioni semitiche, si fa passare l'idea che "i maschi" vogliano opprimere le donne, arrivando al punto di ucciderle se non riescono a sottometterle. Ovvero: odio tra i sessi anziché amore, per la gioia di coloro che ci ritengono mangiatori inutili.

      In realtà, come spiega l'autrice, gli assassini di donne sono regolarmente degli esseri deboli e immaturi, l'opposto della virilità. Fra l'altro, la cosiddetta "maschilità tossica" è ciò che ha permesso di erigere e difendere il mondo in cui vivevamo, prima che gli apostoli del caos cominciassero a smantellarlo. Fatto che molte donne tendono a dimenticare, dando per scontate tante belle cose che permettono loro di "farsi valere" in tutta comodità e sicurezza. Ma che scontate non sono affatto, come forse scopriremo tra non molto.

      Le “leader Meloni, Schlein, Von der Leyen, Le Pen ecc.” non possiedono alcun potere reale, tanto meno conquistato con meriti propri, per cui sono tutto fuorché delle testimonial...

    2. BrunoWald 23 giugno 2024

      Ma lungi da me colpevolizzare le donne, al contrario! La "evaporazione del padre" è possibile solo se si è disposti a lasciarsi evaporare, e il "venir meno del ruolo della figura maschile nella famiglia" ha bisogno della collaborazione del diretto interessato.

      Tornando a chiederci "cosa sia successo” dagli anni Sessanta in poi, la risposta non è difficile: un'esistenza comoda e sicura col frigo pieno ci ha fiaccati tutti. Le donne, che se dovessero fare la vita delle loro bisnonne non durerebbero una settimana, e soprattutto gli uomini, che per divenire tali devono "conoscere se stessi" attraverso quelle prove che erano normali per i nostri antenati, e che i meno peggio tra noi cercano ancora oggi di sperimentare con viaggi avventurosi o pratiche spericolate. Ma non è la stessa cosa, perché manca l'elemento chiave: lo spirito comunitario.

      Infatti, "la guerra dei sessi" appartiene all'immaginario di un mondo sterile ed egoista, incapace di concepire la solidarietà e cooperazione che hanno permesso a intere generazioni di sopravvivere.

      Non parliamo del "matriarcato" immaginato da intellettuali ottocenteschi: la risibile idea per cui ci sarebbe voluto molto tempo "prima che gli uomini giungessero a comprendere il nesso tra coito e gravidanza", rispecchia la sicumera dei moderni, abituati a pensare all'umanità arcaica come a stupidi selvaggi superstiziosi, non sospettando la loro straordinaria capacità di osservazione e le loro sofisticate conoscenze.

    3. Giudice Holden 24 giugno 2024

      E' la solita manfrina, gli psicopatici al potere utilizzano un tema reale qualunque (inquinamento, omicidio di donne, razzismo, etc...) e lo usano per costruirci su la loro agenda. Il fine è sempre lo stesso, destrutturare la società, atomizzare le persone, spezzarne i legami, sovvertirne i principi... o come si usa dire oggi, renderla fluida.

    1. ezio 23 giugno 2024

      Eh, son periodi di transizione...Eterni.

    1. LuxIgnis 23 giugno 2024

      Uhm, trovo che questi articoli affrontano in maniera semplicistica un concetto, quello di maschio e femmina, che in realtà è molto complesso. C'è sempre la tendenza al riduzionismo nel voler inquadrare categorie in ambiti ristretti.
      Partiamo da alcuni presupposti.
      Maschio e femmina sono sicuramente una derivazione biologica ma il loro ruolo è completamente culturale. Si può dire che ogni società indipendente del passato ha costruito un concetto proprio che può divergere, e anche parecchio, seppur si mantengano delle similitudini, l'una dall'altra. Il maschio o la femmina nell'antica Roma è molto diverso da quello dell'epoca Vittoriana. Solo per fare un esempio.
      Se invece ci rifacciamo a un aspetto "naturale" della categoria allora è ancora più variegato il concetto. Nel mondo animale (ma anche vegetale) il concetto di maschio e femmina è ben predeterminato ma nell'ambito della specie. Con le dovute eccezioni, visto che alcune specie sono ermafrodite e addirittura cambiano sesso. Invece tra una specie e un'altra le differenze sono notevoli. Maschi dominanti e più grandi, femmine dominanti e più grandi, parità di genere, e così via. Si può dire che la natura si sia ben sbizzarrita nelle sua interpretazioni del ruolo.
      Per inciso, anche negli esseri umani, a volte la natura può essere bizzarra, visto che secondo alcune statistiche un 1 1,5% delle persone nasce con tratti biologici misti. Una volta si chiamavano ermafroditi, ora preferiscono chiamarsi Intersex. Un quarto circa di queste persone deve ricorrere alla chirurgia, spesso molto invasiva a livello psicologico perché viene fatta da neonati con conseguenze che possono essere devastanti, per determinare un sesso ben definito. A chi interessa c'è un bel film argentino che tratta di questo argomento: XXY

      Si fa poi, sempre una solita confusione che però è importante da chiarire. Maschio e femmina biologici non sono portatori del principio maschile o femminile rispettivamente. I principi sono una cosa, la biologia un'altra.
      In realtà siamo tutti, sia maschi che femmine, portatori di un misto, che sia innato o culturale, dei principi maschile e femminile. Alcuni maschi possono essere molto femminili, e viceversa alcune femmine sono molto maschili.
      E per complicare ancora di più le cose, questo non è assolutamente legato all'orientamento sessuale. Un maschio molto femminile non è detto che sia omosessuale e questo vale anche per una femmina molto maschile. Mentre un omosessuale non è detto che sia per forza il "femminiello" o il "maschiaccio".

      Quindi per concludere non credo sia così facile poter dire cos'è un maschio e cos'è una femmina. E ognuno dovrebbe essere libero di poter scoprire e manifestare la propria identità. Nel passato queste identità erano forzate culturalmente: un maschio è così e una femmina è così. Adesso potrebbe anche essere che questa forzatura sia venuta meno. Potrebbe anche essere un bene se non si cade nel solito gioco umano: quello di sostituire una forzatura con un'altra. Un assolutismo con un altro. Sembra proprio che non se ne possa fare a meno. L'uomo non vuole essere libero.

      Due parole sulle società matriarcali. Anche qui il discorso è abbastanza complesso. Difficile onestamente capirci qualcosa.
      Le società Gilaniche hanno prosperato per secoli, se non millenni. E hanno creato, almeno da quel poco che si sa, cose notevoli. Il passaggio anche se coincide col passare dal nomadismo all'essere stanziali, ha anche molti altri elementi. Esempio il passaggio da una predominanza dell'emisfero Dx del cervello con quello Sx. Che potremmo definire la parte femminile (Dx) e maschile (Sx) del cervello.
      Il passaggio dunque non è dal matriarcato al patriarcato ma da un pensiero prevalentemente femminile a uno prevalentemente maschile.
      Per quale motivo sia successo nessuno lo sa. Forse fa parte di un disegno cosmico che non riusciamo a capire. Ma l'umanità ha perso molto con questo. Da una società prevalentemente pacifica a una prevalentemente aggressiva e violenta.
      Forse la vera crescita per l'uomo sarebbe creare una società che abbia tutte e due le linee di pensiero in cooperazione fra loro. Come in una singola persona l'equilibrio tra i due emisferi, e le varie personalità che creano, è fondamentale per la riconnessione con la sorgente dell'Essere.

    2. ignorans 23 giugno 2024

      Ecco perchè nel simbolo del tuo avatar ci sono 3 poli invece dei classici due del Tao. Il terzo polo è "la confusione all'opera".
      Caro LuceFuoco, se togli la polarità a maschio/femmina non rimane nulla. La polarità è assolutamente necessaria.
      Per questo abbiamo bisogno di maschi davvero maschi e femmine davvero femmine, altrimenti i due non si attraggono più... e questo significa... the end, fine della storia.

    3. LuxIgnis 23 giugno 2024

      Si dimenticano tutti che esiste una terza polarità ed è quella che fa la differenza e che toglie la confusione di chi rimane invischiato per l'eternità nel gioco degli opposti.
      Buona fortuna.

      P.S. il simbolo del Dao, anche quello classico ha tre poli, solo che non sono evidenti e bisogna andare oltre le apparenze per scoprirli.

      Io ho parlato di fatti, comunque. Smentiscili se ci riesci.

    4. ignorans 23 giugno 2024

      che fatti? tu hai avuto bisogno della polarità per manifestarti e se la neghi ti suicidi, sei già morto

    5. LuxIgnis 23 giugno 2024

      Quella non è polarità è biologia. L'ho anche detto che non va confusa ma lo sapevo già che parlavo a vanvera.
      Non pretendo che capisci anzi in realtà non me ne può fregà de meno.
      Ma ti do un indizio.
      I computer ragionano con gli opposti, il sistema binario, si e no. Fanno cose grandiose ma sono computer e sono maledettamente noiosi e marionette in balia delle biglie cosmiche.
      La vita e l'uomo non sono un computer. O forse qualcuno lo è. Chissà!

    6. ignorans 23 giugno 2024

      anche le api o le formiche fanno una vita pallosa, ma non per questo la negano.
      Non siamo qui per fare la promozione della "bella vita" o della vita interessante. Siamo qui per osservare i fatti, e i fatti ci dicono che la vita nasce dalla polarità. Perciò l'interesse di tutti è che la polarità si manifesti a tutta forza!!! Solo così si costruiscono individui sani

    7. LuxIgnis 23 giugno 2024

      Individui sani? Io direi individui molto malati che assomigliano a computer, che ripetono meccanicamente lo stesso giorno per tutta la durata della vita. Chiusi nella loro piccola scatola, e niente più. E maledettamente invidiosi e spaventati di coloro che tentano di aprirla questa scatola.
      E ricorda che gli individui che tu implicitamente definisci malati in opposizione ai sani sono quelli che sono andati oltre e sono quelli a cui tutti noi dobbiamo la vita che abbiamo.
      Poi fai te.
      P.S. le cellule che sono la base della vita, di tutte le forme di vita, non hanno quella che tu chiami polarità. Si auto riproducono. Non esistono cellule maschio o femmina.

    8. ignorans 23 giugno 2024

      La polarità delle cellule sta tra il nucleo della cellula e il resto, cioè tra centro e periferia. Studia yin e yang invece di usarli come simboli senza conoscere cosa significano. Ignurant!!!

    9. ignorans 23 giugno 2024

      Oh, certo, lui è "andato oltre"....

    10. LuxIgnis 23 giugno 2024

      E tu sei rimasto un computer.

    11. LuxIgnis 23 giugno 2024

      Polarità è una parola. Positivo e negativo non sono yin e yang, sono differenziali elettrici. Il polo positivo o negativo di una batteria non ha nessuna differenza, È solo una direzione. Così funziona la materia. La materia non l'Essere. A meno che tu non voglia intendere la vita come solo un'espressione materiale. Un computer insomma.
      Questo vale pure per la cellula.
      Non mi risultano cellule femmine e cellule maschio. O vogliamo riscrivere la biologia?
      Femminile e maschile, o yin e yang non sono polarità (per come intendi tu questa parola).
      Sullo yin e yang nemmeno sai cosa significa quel simbolo e nemmeno sai cosa significano loro stessi. E pensi di poter dare a me dell'ignorante?
      Dimmi cosa significano esattamente?
      Lo sai?

    12. ignorans 23 giugno 2024

      L'Essere (come lo chiami tu) non può apparire se prima non appare la polarità.
      Altrimenti dimmi da dove cazzo viene l'essere
      Gnurant!!!

    13. Heidrek 24 giugno 2024

      Hai ragione su ogni punto, questo articolo -che considero comunque ottimo al 99%- parla in termini assoluti di quello che in realtà è un costrutto relativamente recente delle società occidentali, ovvero i ruoli di genere e la relativa discendenza in termini di architettura della famiglia e di conseguenza della società. Il concetto (di matrice fortemente patriarcale, in senso antropologico) di famiglia allargata non viene nemmeno toccato, eppure è sopravvissuto in larghissime parti d'Europa fino a poco più di un secolo fa, per non parlare del Nord Africa, in cui i colonizzatori dovettero letteralmente sradicarlo con la forza per poter sfruttare le risorse agricole della regione secondo i criteri dell'economia liberale. Penso però che lo scopo dell'articolo fosse un altro, e cioè provare a fornire una lettura della crisi di questi ruoli di genere che hanno funzionato efficacemente per almeno un secolo, accompagnando le nostre società in un periodo cruciale della loro storia.

    14. LuxIgnis 24 giugno 2024

      Si, voglio solo dire visto che non l'avevo fatto che comunque quest articolo è tra i migliori che ho visto in giro, seppur con le sue carenze.

    15. LuxIgnis 24 giugno 2024

      Non hai risposto perché non sai rispondere.
      E comunque te sei la perfetta dimostrazione di quello che dicevo sulla confusione che regna sovrana. Poche idee e molto ma molto confuse.
      Non esiste polarità. È solo una convenzione che noi abbiamo per indicare una direzione nell'ambito dell'elettromagnetismo. Non c'è nessuna attrazione o conflitto fra i poli, seguono solo una direzione.
      È un ordine delle cose. E non esiste prima dell'Essere.
      Un computer esiste grazie alla polarità,
      Sei un bot? Visto che non sai rispondere a domande facili?

    16. ignorans 24 giugno 2024

      Senza polarità non c'è nessuna energia né essere. È solo la polarità che permette la manifestazione, prima energetica e poi materiale. E la biologia replica e manifesta continuamente questa legge eterna.
      Yin e yang non esistono concretamente ma sono utili per indicare una "tendenza" alla polarizzazione, che è continua, incessante, perpetua.
      Ne consegue che, al di là dei mesti comportamenti umani, dovremmo essere tutti in venerazione della polarità, in quanto vera divinità, nostra origine.
      Se non provi un senso di venerazione per la polarità, sei messo male. A che ti serve questo cumulo di conoscenza libresca che mostri in continuazione?

    17. LuxIgnis 24 giugno 2024

      Veramente tutte le tradizioni sapienziali, ma proprio tutte, hanno sempre indicato l'UNO come origine, e sempre tutte le tradizioni parlano di un superamento della polarità nei percorsi iniziatici. Poi se tu vuoi aggiustartela come ti pare solo per confermare le tue fantasie fai pure, ma non venirci a raccontare storie.

      Il Tao ha generato l’Uno,
      l’Uno ha generato il Due,
      il Due ha generato il Tre,
      il Tre ha generato i Diecimila Esseri.
      I Diecimila Esseri si affidano allo “yin” e abbracciano lo “yang”,
      mentre il “soffio” si libra nell’aria e realizza l’armonia.

      Dao De Jing Cap. 42
      Visto che conosci così bene lo yin e lo yang, restiamo in tema.

      Quindi, no. La polarizzazione (come la chiami te ma Yin e Yang non sono poli, se conoscessi quello di cui parli lo sapresti, è abbastanza evidente) viene dopo ed ha bisogno della terza forza per manifestarsi.

      E l'essere maschio o femmina sono manifestazioni prettamente sessuali non sono polarità. Non sono loro che danno origine a nulla, servono solo per replicare. Replicare non è originare.
      Continua la confusione, vedo.

    18. ignorans 24 giugno 2024

      La trascendenza, il superamento della polarità è per pochi.
      Per i più è sufficiente riconoscere le modalità del gioco. Il resto è confusione.

    19. LuxIgnis 24 giugno 2024

      Sarà per pochi ma quella è la direzione non di certo l"adorazione" di una polarità che nemmeno esiste di per sé.
      Non credo proprio, date le premesse, che tu conosca le regole del gioco. Giochi a un gioco che ti sei inventato tu e di cui ti sei imposto delle regole. Ma sono gabbie mentali tue non universali.
      Buon divertimento.

    20. ignorans 24 giugno 2024

      Si si bravo maestro illuminato

    1. Primadellesabbie 23 giugno 2024

      Dalla storia dell'India tramandata dai tradizionalisti, come riportata da Alain Danielou, si apprende che le tribù nomadi erano rette da principi patriarcali, mentre quelle stanziali erano (e resistono tuttora in alcuni luoghi) matriarcali.

      Noto per inciso che le considerazioni degli effetti del matriarcato sulla società indicati dall'autrice dell'articolo, corrispondono a quelli descritti dagli storici indiani.

    2. Nonso 23 giugno 2024

      Eh oh, c'è chi può e chi non vuole

    3. Heidrek 24 giugno 2024

      Attenzione però che in antropologia matriarcato/patriarcato hanno significati piuttosto diversi da quelli attribuiti dalla vulgata comune dei mass media (e, in parte, dalla sociologia) e si riferiscono alla linea attraverso cui vengono tramandati lignaggio e proprietà, una società matriarcale in quel senso non è necessariamente una società in cui "comandano le donne" o nella quale le donne godono di maggior rispetto o diritti di quelle patriarcali.
      Un esempio classico sono i gruppi tribali del Sahara occidentale, tra i quali anche i Tuareg, che sono matriarcali a tutti gli effetti in quanto titoli, posizione sociale, armenti e tende sono formalmente di proprietà delle donne e sono esse a tramandarli ai figli, le donne godono anche di alcuni diritti (se non ricordo male, perfino quello di divorziare) sconosciuti agli altri gruppi etnici di religione musulmana della regione, tuttavia il loro status non è nemmeno lontanamente paragonabile a quello delle donne della società occidentale. Lo stesso discorso vale sicuramente per la società indiana che è notoriamente misogina, al netto di eventuali gruppi etnici in cui sussistono le condizioni del matriarcato sopra descritto.
      Questa confusione fra il significato accademico di questi termini e quello comunemente attribuitogli oggi nel dibattito pubblico genera... mostri!

    4. Primadellesabbie 24 giugno 2024

      Mi è noto ciò di cui parli, in quell'area sono presenti anche organizzazioni sociali più complesse in cui ogni donna fonda più di una famiglia pur non possedendo alcun bene al di fuori di quelli strettamente personali.

      La condizione delle tribù dravidiche i cui costumi sono sopravvissuti nel sud dell'India e nelle foreste rimaste, e alla descrizione delle quali faccio riferimento è abbastanza accurata da escludere le possibilità (più moderne) alle quali accenni.

    5. Individualista 24 giugno 2024

      Io credo che la distinzione da fare, e che spesso è volontariamente sottaciuta, sia tra "matriarcato" e "matrilinearità" (e lo stesso per i corrispettivi maschili).

    6. Heidrek 24 giugno 2024

      Hai perfettamente ragione, tuttavia lo stesso termine era utilizzato fino a poco tempo fa per esprimere concetti diversi in ambiti differenti ma sovrapponibili, non è raro sentir parlare di società matriarcali in riferimento a popoli, etnie o addirittura regionalismi che nulla hanno a che fare con il concetto di società matriarcale in cui il governo è detenuto dalle donne. Penso per esempio a chi rivendica l'esistenza del matriarcato in Sardegna come accezione positiva, mentre è ben noto che le zone rurali della Sardegna siano agli antipodi di un concetto del genere...

    1. Individualista 23 giugno 2024

      Strano questo articolo, strano forte. Lungo ma senza accennare alle società gilaniche... possibile? Sì, anche perché così ci si può inventare un passaggio graduale dal matriarcato al patriarcato... e discettare partendo da presupposti errati. Il matriarcato delle SOCIETÀ GILANICHE fu soppiantato dall'arrivo dei Kurgan, che erano protoindoeuropei. Gli uomini delle società gilaniche sapevano di avere la loro parte nella fecondazione.

      Dunque, e non voglio sembrare provocatorio: perché eventualmente non accennare all'immenso lavoro, e per importanza forse secondo a nessuna scoperta mai fatta, di Marija Gimbutas? Davvero, perché? Perché quando accenno a lei vedo gente che se ne sbatte? Perché non leggo "Reine Eisler"? Perché nessuno discute mai delle società gilaniche? Perché è un tabù anche tra chi non segue il mainstream?

    2. pieros 23 giugno 2024

      Mi pareva che si trattasse più di cooperazione tra sessi che di matriarcato. Non è che siccome gli ipotetici kurgan avrebbero impiantato il patriarcato, prima,necessariamente, ci fosse stato il matriarcato.
      E cmq. Sono ipotesi. Mi pare.

    3. ailavioni 23 giugno 2024

      Non credo che tutti se ne sbattono. Il problema è che non è conosciuta. Io stesso confesso la mia ignoranza al riguardo, quindi cercherò di approfondire l' argomento.
      Grazie per la dritta.

    4. Individualista 23 giugno 2024

      La Grande Dea era femmina e tutta la simbologia del loro linguaggio rimanda al sesso femminile dalla "V" alla "X".

      Non mi pare di aver scritto che si trattasse di società a sistema matriarcale (con "matriarcato delle società gilaniche" intendevo la parte spirituale e religiosa ma non sociale); ho solo sottolineato la fallacia, secondo me, nella descrizione del passaggio dal matriarcato al patriarcato.

      È vero che si tratta di ipotesi ma suffragate da una tale quantità di reperti che nessuno ha potuto seriamente mettere in dubbio nè la fondatezza, nè le conclusioni alle quali giunge.

    5. Individualista 23 giugno 2024

      Ti consiglio, eventualmente, proprio di Marija Ghimbutas il libro di riferimento per le sue tesi: "Il linguaggio della Dea". Non è proprio economico e, soprattutto, è un libro di archeologia dove vengono analizzati migliaia di reperti per la decodifica dei simboli di cui erano ricchissime queste società.

      P. S. Io non pretendo che si sappia, però se scrivi un articolo su questo argomento prevedo una conoscenza più ampia che dia risalto anche ad un aspetto importante come l'archeologia (archeomitologia in questo caso), pur se poi ne rigetti in toto o in parte l' assunto.

    6. LuxIgnis 23 giugno 2024

      Nel mio posto ho accennato alle società gilaniche prima di leggere il tuo. Sono contento che lo hai fatto che vedo sei ben più preparato di me.

    7. Individualista 23 giugno 2024

      Storia affascinantissima che ci insegna che non siamo cattivi per natura o che, perlomeno, non lo siamo stati sempre (ed ovunque). Storia che però ha un problema: è preistoria ed i libri ci raccontano sostanzialmente solo la storia (quella degli storiografi, tra l'altro)
      Piccola precisazione: le società gilaniche vissero prospere per tutto il neolitico.

    8. sbregaverse 23 giugno 2024

      Le Gimbutate, non è mio il termine, lasciano il tempo che trovano.La venere di Hohle Fels 30000 anni a.C, siamo alla fine del neolitico ed inizia la protostoria, rivela invero l'ossessione del maschio per la femmina:
      con le caratteristiche sessuali vieppiù evidenziate.
      C'è foia^magia^mistero allo stesso tempo.
      Altro che dea !
      Alle femministe non piacerà il rilievo della testa piccina; ma qualcuno afferma che in origine era più grande e l'uso che se ne faceva l'ha consunta.

    1. ailavioni 23 giugno 2024

      In mitologia quell' essere, detto androgino, era potentissimo, tanto da potere sfidare gli dei e per questo Zeus lo divise in uomo e donna. Per questo motivo siamo attratti dal sesso opposto ? Per trovare quella metà che ci renderebbe più forti degli dei ?

    2. LuxIgnis 23 giugno 2024

      Questa è una bella domanda.
      Più importante di quello che si possa credere a primo acchito.

    1. ailavioni 23 giugno 2024

      Trovo questo articolo molto interessante. Da conservare in archivio

    1. pieros 23 giugno 2024

      Appena ho letto le prime tre parole dell'articolo, (non del sottotitolo )
      Ho cambiato canale. Il neologismo oramai lo mettono dappertutto. Come la rucola o il prezzemolo.
      Per me è sintomo di poche idee ma confuse.

    1. Heidrek 23 giugno 2024

      Articolo eccellente, peccato per il finale sulle madri lavoratrici: da figlio di una casalinga devo dire di non condividere affatto l'idea che le madri dovrebbero passare più tempo possibile insieme ai figli nei primi anni di vita. In età adulta ho riconosciuto molti aspetti negativi del mio carattere e delle mie abitudini riconducibili all'esperienza di crescere a stretto contatto con la presenza costante e pervasiva di mia madre, che si spinse perfino a ritardare di un anno la mia iscrizione alla scuola materna (e non sono nemmeno figlio unico!). Avrei preferito crescere passando molto più tempo in compagnia di altri bambini, e a quel periodo infantile riconduco una certa timidezza e condiscendenza che mi ha afflitto fino all'adolescenza -e dalla quale mi sono poi fortunatamente liberato.

      Per il resto: L'analista sa che la famiglia è in crisi/da più generazioni/per mancanza di padri...

    2. emilyever 23 giugno 2024

      Concordo con te, ho apprezzato quasi tutta l'impostazione dell'articolo, e specie il discorso sul patriarcato, ma l'idea che la donna debba stare per i primi tre anni della vita del bambino interamente dedicata a lui mi sembra esagerata e non realizzabile al giorno d'oggi, se non per scelta, e con grandi disponibilità economiche. Nella famiglia allargata di una volta, anche se la mamma lavorava, altre donne seguivano i bimbi e non l'asilo nido, e in parte è ancora così ora. Chiederei volentieri alla psicanalista dell'articolo se abbia letto il libro autobiografia di Annie Ernaux "La donna gelata" su questi primi anni passati solo a allevare il figlio.
      A proposito di patriarcato, morte improvvisa della psicanalista Vera Slepoy due giorni fa, l'unica dalla quale in questi mesi avevo sentito parole molto dure verso la sorella di Giulia Cecchettin che invece di viversi il sentimento della perdita aveva fatto subito il discorso ideologico del figlio del patriarcato.

    1. Bertozzi 23 giugno 2024

      Tornando a chiederci “cosa sia successo” dagli anni Sessanta in poi...

      Niente, non è successo niente, non c'era nessuno e chi c'era dormiva. Nessuno ha visto niente.
      Un giorno, per caso, ci siamo svegliati e ci siamo accorti di vivere in mezzo a bambinoni di 60/70/80/90 anni mai progrediti dallo stato pre-adolescenziale, con l' unico talento di" riuscire ad invecchiare senza diventare adulti", come dice la profetica canzone, completamente dipendenti dallo stato, e assolutamente sprezzanti di tutto ciò che è spirito, tradizione, famiglia, cultura.

      Tornando a chiederci cosa sia successo...

      Buongiorno!

    1. pippo123 23 giugno 2024

      bella domanda..chiedetelo ad elly schlein

    1. uomospeciale 23 giugno 2024

      Chi ama davvero le donne, deve lasciarle da sole.
      Nella pace, nel silenzio, nella solitudine.
      Hanno bisogno molti, moltissimi anni per capire cosa vogliono davvero
      e come diceva Rino della vecchia:

      " Gli uomini devono lasciarle, per poterle ritrovare"

    2. BrunoWald 23 giugno 2024

      Si, ma ad alcune vale ancora la pena di fare compagnia.

    1. CptHook 23 giugno 2024

      Un Femminile, inoltre, che ami il Maschile del partner prima ancora del figlio (per non farvi pensare male, aggiungerò qui fuori tema che anche il Maschile, in un mondo ideale, dovrebbe amare il Femminile della partner prima ancora del figlio).

      Immensa verità molto poco capita..., grazie...

    2. absitiniuriaverbis 23 giugno 2024

      Non è affatto infrequente, qui a Shanghai, incontrare ragazze madri per vocazione.
      Madri fecondate da un partner occasionale o tramite donatori di seme. E questo perché desiderano solo il figlio/figlia, non il partner e non la famiglia.
      Questi 'figli/e per i figli/e' risultano sviluppati a metà e non può essere diversamente.
      'Prova a spiegaglielo tu, che a me non da retta' mi chiedono. Questi figli/figlie sono sicuramente sensibili, affettuosi,... ma mancano della capacità di scegliere, decidere e impegnarsi per raggiungere quello che vogliono perché 'non sanno di volere'. E ignorano il sacrificio necessario per raggiungere gli obiettivi, ignorano la responsabilità che proviene dalle scelte e decisioni che sono incapaci di prendere.
      Ignoro quanto questa situazione sia vera in generale. Qui è l'aria che tira.

      Personalmente sono per le donne con la gonna. Ho lavorato con donne che portavano pantaloni. Non erano donne, erano solo uomini in corpi diversi.
      Complementarieta' è una voce vieppiu' in disuso.
      Peccato.

    3. uomospeciale 23 giugno 2024

      Le cose sono andate molto avanti anche all'estero e come ho detto in un altra risposta chi come me appartiene ad un altra epoca, non ha un giudizio sereno per poter stabilire se i cambiamenti a lungo termine siano un bene o un male. Certo che l'emancipazione delle donne, si e rivelata essere il più efficace strumento di controllo demografico che esista.

    4. sbregaverse 23 giugno 2024

      Che venga accettato, caro frate, dagli uffici immigrazione in qualità di :
      patner occasionale fecondante vieppiù imbastardante ¿?

    5. absitiniuriaverbis 24 giugno 2024

      Ti aggiungo una nota a colore.
      La fecondazione artificiale qui è prsticata ma... quando devi mandare il figlio/a al nido, a scuola ti serve un documento di identità che per essere rilasciato prevede tassativamente l'identificazione del padre.
      Ecco che i matrimoni posticci, pagati in contanti ed a termine e definiti tramite contratti, al maschio di turno, trovano pratica applicazione.

    1. sbregaverse 23 giugno 2024

      DI MOLTO bene veneranda madre e sorella:
      usbergo alle romite mura

    1. sbregaverse 23 giugno 2024

      La vestale antica.
      (1877)
      Eugenio Scomparini
      DONNA IN SCENA prorogata al 15 settembre.

    2. Nonso 23 giugno 2024

      Ahahahah seeeh, il 15 settembre è già incinta di un altro

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