Confindustria va alla guerra

Confindustria va alla guerra

Di ConiareRivolta.org - Collettivo di economisti indipendenti

Sono ormai quattro mesi che la guerra infuria alla soglia dell’Europa, con un portato drammatico di morte e devastazione che non accenna a diminuire. Di fronte a questo orrore, la reazione più comune è di sgomento e l’opinione pubblica del nostro Paese, in maniera maggioritaria, non si è fatta avviluppare dalle sirene belliciste che risuonano a reti unificate, su tutti i giornali e in Parlamento dalla mattina alla sera, mantenendo una ferma contrarietà a misure quali l’invio di ulteriori armi all’Ucraina, che non possono che generare altra guerra e devastazione.

Come abbiamo avuto modo di scrivere già nelle prime settimane del conflitto, le conseguenze economiche della guerra in questa parte di mondo non sono simmetriche e non colpiscono tutti allo stesso modo: a fronte di una stragrande maggioranza della popolazione che soffre per l’inflazione galoppante e maledice Putin e la Nato ogni volta che deve mettere benzina o fare la spesa, le imprese del settore energetico e quelle coinvolte nella produzione di armi macinano miliardi su miliardi di profitti di guerra.

Si sa che la guerra, ogni guerra, per qualcuno costituisce sempre un buon affare. In questi primi mesi del conflitto in Ucraina è noto come Leonardo, azienda di Finmeccanica attiva nel settore difesa (che, fra l’altro, ha affidato il vertice di una propria fondazione a quel noto “cercatore di pace” che risponde al nome di Marco Minniti), ha conosciuto un aumento di circa il 50% del proprio valore di borsa.

Ma stiamo solo scalfendo la punta dell’iceberg. Il Gruppo Gedi, presieduto da John Elkann, è uno dei più importanti gruppi editoriali italiani e possiede, nello specifico, 12 quotidiani, 8 periodici, 4 emittenti radiofoniche e 23 testate digitali (solo per citarne alcuni: la Repubblica, la Stampa, il Secolo XIX, Radio DeeJay, Radio Capital). Ebbene, Gedi è riconducibile alla Exor – di cui Elkann è l’amministratore delegato – che controlla anche Cnh e dunque la Iveco Defence Vehicle e il Consorzio Iveco Oto Mellara, azienda di punta dell’industria nazionale degli armamenti terrestri. Risulta dunque piuttosto semplice interpretare l’aggressivo interventismo di molti giornali italiani, considerati gli interessi materiali in gioco.

Apparentemente, però, per una volta sembra che anche un pezzo di padronato soffra, insieme a milioni di lavoratori, per l’aumento incontrollato dei prezzi del gas e dell’energia, oltre che per la chiusura del commercio internazionale con la Russia: settori come la siderurgia, cementifici, vetrerie, produttori di ceramica e così via sono fortemente energivori e stanno sperimentando sulla propria pelle un importante aumento dei costi di produzione.

Questo fattore rappresenta un problema non banale per chi, come il Governo italiano, spinge per il proseguimento della guerra: come costruire un consenso per la follia bellicista, quando non solo la maggioranza della popolazione ma anche pezzi non indifferenti della classe padronale vedono come il fumo negli occhi il prosieguo delle ostilità? Non che il Governo sia particolarmente interessato a ciò che pensa il lavoratore o il pensionato, se non per fini elettoralistici, ma ci sono segmenti del blocco sociale di riferimento dell’esecutivo Draghi che vanno tenuti a bada.

Ecco quindi che entra in gioco Carlo Bonomi, il presidente di Confindustria, appena rientrato da una missione ‘diplomatica’ in Ucraina in cui ha incontrato il Presidente Zelensky e il ministro degli Esteri Kuleba. Mentre si continua a morire, mentre cadono le bombe, mentre il conflitto rischia di espandersi ulteriormente, il capo degli industriali italiani cerca di mettere le mani su una fetta della ricostruzione dell’Ucraina, firmando un accordo con il quale, ci spiega Bonomi, “mettiamo a disposizione le nostre filiere per la ricostruzione del paese e abbiamo convenuto anche l’apertura di un ufficio, con una delegazione permanente di Confindustria presso l’ambasciata italiana proprio per accompagnare le imprese italiane in questo percorso di avvicinamento all’Ucraina e alla sua ricostruzione”.

Non siamo naturalmente di fronte a un’iniziativa estemporanea del Presidente di Confindustria. Il terreno per quell’incontro l’ha preparato il primo ministro Draghi qualche giorno prima. Ecco che la scampagnata in interrail con Macron e Scholz assume tutto un altro significato rispetto a quello riportato dai media nostrani: il nostro premier non è andato nel teatro di guerra a perorare la causa dei negoziati di pace, ma a preparare il campo per la spartizione della torta della ricostruzione.

D’altronde, è la stessa Confindustria a sottolineare in un comunicato che (grassetto nell’originale): “Confindustria, d’intesa con il governo italiano e in piena collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Ucraina, è la prima Associazione imprenditoriale europea in missione a Kyiv a testimonianza della volontà, da parte di migliaia di imprese italiane, di impegnarsi per sostenere il popolo ucraino”.

La torta da spartirsi sarà enorme – si parla infatti di più di un trilione (mille miliardi) di euro, secondo le stime di Werner Hoyer, capo della Banca Europea degli Investimenti – e Zelensky non ha esitato nel brandire a più riprese questo argomento come esca per ottenere ancora armi e un ulteriore supporto bellico e finanziario da parte dei Paesi occidentali.

Ecco, quindi, il cerchio che si chiude: la ricompensa che il padronato italiano vede all’orizzonte più che ripaga per le difficoltà da sopportare nel breve periodo. Il blocco sociale che va da Confindustria e passa per la Lega e il Partito Democratico, fino a Fratelli d’Italia, si ricompatta e può tornare a remare come un sol uomo per avere più guerra e più miseria. Ancora una volta, il prezzo da pagare sarà salatissimo: per chi vive nel teatro di guerra, sarà fatto di ancora più morte e distruzione; per chi ha la fortuna di vivere in un Paese in pace e riceve una pensiona o lavora – o magari un lavoro non ce l’ha – sarà il carovita che erode il potere d’acquisto di salari che ristagnano da decenni e di pensioni da fame.

D’altro canto, non c’è nulla di sorprendente. Avevamo già evidenziato che l’UE nei suoi interventi concreti, come il RePower EU, ha di fatto rinunciato a lavorare per la pace, implementando un’economia di guerra che potrebbe per certi versi fare gli interessi del capitale europeo, ma di certo non quelli di lavoratrici e lavoratori.

Oltre al danno, anche la beffa. Parlando della ricostruzione che verrà e dei fondi europei che saranno destinati allo scopo, la Presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha già messo in chiaro che la ricostruzione dovrà combinare “investimenti e, immediatamente, riforme”. Tradotto in parole semplici,

i fondi per l’Ucraina saranno verosimilmente anch’essi soggetti alla famigerata condizionalità di stampo europeo

D’altronde, sarebbe stato difficile immaginare una maniera più paradigmatica per iniziare il pur difficile processo di integrazione nell’Unione Europea dell’Ucraina. Ancora una volta, lacrime e sangue. In questo caso, purtroppo, letteralmente.

Di ConiareRivolta.org - Collettivo di economisti indipendenti

23.06.2022

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Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

link fonte: https://coniarerivolta.org/2022/06/23/confindustria-va-alla-guerra/

Commenti (16)

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Mostra commenti 16 caricati
    1. jeints 27 giugno 2022

      Non mi fanno pena nè gli ucraini, eccetto i bambini, che la guerra se la sono cercata, nè i nostri «poveri» che in massa si sono fatti punturare per uno spritz, con le dovute eccezioni per chi è stato obbligato sul lavoro, ma d'altronde altri lo hanno perso, la guerra ha i suoi costi.

    1. JHON 27 giugno 2022

      Gli avvoltoi iniziano a sentire l'odore delle carogne, (con tutto rispetto per i veri morti di questa guerra) nel senso che vedere questo rappresentante della nostra industria (?) stringere la mano a un zimbello messo li da una elite mondialista che tutti conosciamo, non può che far sorgere in noi un sentimento di ripugnanza. E già che ci sei andato, perchè non ti sei portato appresso i tuoi complici della triade sindacale, raggiungevi un doppio scopo, ricostruire il paese e ricostruire l'unità dei lavoratori Ucraini, naturalmente dopo avere deposto una corona alla casa dei sindacati ad Odessa. Ora naturalmente, si farà un'assemblea della Confindustria dove avete accolto il nostro bancarioMario, con ovazione e spiegherete agli associati che: a causa della guerra i costi per l'energia sono triplicati, che i costi per le materie prime sono quadruplicati, che a causa della Russia non c'è più scorte di petrolio quindi i prodotti quintuplicheranno, però nella busta di luglio troverete una tantum 200 euro, per comprarvi i cioccolatini e i pop-Korn. Ah! dimenticavo, un altro aumento, (scusate) stamattina vado a comandare il pellets per la mia stufa, considerando il fatto che siamo in bassa stagione e quindi il prezzo è sempre vantaggioso rispetto all'alta stagione, devo ritenermi fortunato che non sono caduto a terra per lo spavento, l'ultimo sacco comprato 3 mesi fa, costava 4,70 euro ( prima dell' inizio della guerra, stamane il prezzo era 8,50 quello più conveniente. Domanda: ma i pellets non sono scarti di lavorazione del legno? figuriamoci se erano materia prima. Ve racumandi.

    2. mago 27 giugno 2022

      Francamente mi stupisco come mai gli Industriali quelli veri non abbiano "ribaltato"Confindustria..ma poi la risposta è che tutti sono in letargo o aspettano solo il momento buono per farlo..la quiete prima della tempesta. Vediamo quanto puo`reggere il sistema sociale ma visto che con le chiusure Covid anche il buon Capezzone persona fine e colta aveva pronosticato tensioni io non mi aspetto nulla di particolare,le cinque giornate di Napoli sono storia passata e da quelle parti gli sponsor hanno dettato i loro consigli per gli acquisti.
      Per il resto sto pensando al solare minimo 6 kw con accumulo e generatore come back up...la legna da ardere è ancora 13 euro al quintale almeno un mese fa...

    1. Divoll 27 giugno 2022

      Ze-ze ridicolo in quella maglietta, come se nessuno sapesse che lui non sta al fronte, ma chiuso in qualche ufficio chissa' dove

    2. buddyboy 27 giugno 2022

      Lui vuole apparire come un guerriero per per meglio rappresentare il suo paese in guerra, così come il nostro si presenta come "mummia" per rappresentare il suo paese di zombi...

    1. sbregaverse 27 giugno 2022

      AMA le cose come SONO.

    2. Primadellesabbie 27 giugno 2022

      Come sono quando?

    3. sbregaverse 28 giugno 2022

      SEMPRE soprattutto quando sono,SEMBRANO,impossibili da amare.

    1. Cachafaz 27 giugno 2022

      Non appena il governo decide l'invio di altre armi arriva a ruota una nuova strizza ai rubinetti del gas dalla russia; chi scommette?

    2. mago 27 giugno 2022

      No dai mi sembrano quei giocatori di Poker a fine nottata..ti piace scommettere facile..

    1. Primadellesabbie 27 giugno 2022

      Per rimettere in riga quel manipolo di "figli dei fiori" che con il covid minacciano di prendersi troppo spazio, cosa c'è di meglio di una bella guerra in casa, terreno nel quale i poteri tradizionali politici, economici, finanziari, sanno bene come coordinarsi e ingrassare.

      Avremo modo di vedere la "tradizione" riprendere in mano la situazione dopo qualche scaramuccia con gli "eretici" modernisti promotori del virus, o questi ultimi non demorderanno e, per orientarsi, si dovrà attendere la fine e poi ricorrere al raffronto delle macerie e degli utili che ne deriveranno?

    1. mago 27 giugno 2022

      Prepararsi ad una ricostruzione seconda solo a quella della Seconda Guerra Mondiale senza le garanzie di aver le materie prime a disposizione e se vi sia ancora una Ukraina di nome e di fatto mi sembra un azzardo,ma questi oramai li conosciamo.

    2. Divoll 27 giugno 2022

      E' tutta carota, come anche la candidatura alla UE, che potrebbe restare candidatura per altri 20 anni. La carota serve per costringere l'Ucraina a continuare la guerra "fino all'ultimo ucraino".

      Non si sa nemmeno se per allora ci sara' una UE in cui entrare. Quanto alla ricostruzione, saranno piu' di 8 anni che ci sarebbe da ricostruire l'Aquila e i paesini terremotati...

    3. mago 27 giugno 2022

      Eppure da 8 anni i loro sindaci si fregiano del tricolore mettono la foto del presidente della repubblica di " turno "nei loro uffici accanto a quella della ue...ma che vogliamo ricostruire ?

    4. jeints 27 giugno 2022

      Infatti mi chiedo: chi paga la ricostruzione? Comunque pare diano per scontato che la Russia non occuperà il paese.

    5. mago 27 giugno 2022

      Piano Marshall la paroletta magica usata.. va sempre di moda..e funziona caspita se funziona.quando lo zio Sam si comprolEuropa allora..

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