Con la Cina Washington vuole la guerra servita calda, non fredda

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Connor Freeman – The Libertarian Institute – 11 maggio 2023

 

La classe dirigente di Washington sta pianificando di usare i figli e le figlie dell’America come carne da cannone per scatenare la tanto attesa guerra contro la Cina. Il presidente Joe Biden e gli altri dipendenti ‘de facto’ del complesso militare industriale, anche al Congresso, non hanno nascosto i loro piani. Al contrario, sono ben felici di vantarsi di qualsiasi escalation possibile.

I falchi del Pentagono, insieme a quelli dell’amministrazione e del ramo legislativo – inclusi gli alti papaveri – da un po’ di tempo a questa parte parlano esplicitamente dell’imminente guerra con la Cina, di solito vantandosi di tutto ciò che stanno facendo per preparare e provocare tale conflitto.

Tutto questo è iniziato sul serio durante l’amministrazione di Barack Obama. La guerra con la Cina, nonostante l’ossessione del Partito Repubblicano per il Partito Comunista Cinese (PCC), è il progetto dei Democratici Progressisti guidati, tra gli altri, da Obama, Biden, Hillary Clinton, Kurt Campbell, Antony Blinken, Lloyd Austin e Michelle Flournoy.

Nel 2011, Obama ha lanciato il “pivot to Asia“. Questa politica è stata ampliata da ogni amministrazione successiva. Il progetto di Obama per il nuovo secolo americano comporta il più grande rafforzamento militare dalla Seconda guerra mondiale, con lo spostamento di centinaia di basi e di due terzi di tutte le forze aeree e navali statunitensi nella regione Asia-Pacifico. Washington sta accerchiando la Cina per una futura guerra con Pechino. Nelle parole di Lew Rockwell, “gli Stati Uniti cercano di accerchiare la Cina e di farla inchinare davanti all’egemone“.

La nuova guerra fredda contro la Cina si sta scaldando da anni, ma le cose hanno preso una brutta piega sotto il regime di Biden, che è significativamente più falco rispetto alle amministrazioni di Obama e di Donald Trump.

A gennaio, il comandante generale del Corpo dei Marines degli Stati Uniti in Giappone ha spiegato al Financial Times che Washington e Tokyo stanno “preparando il teatro” per la guerra con la Cina. Il tenente generale (il vecchio grado di generale di corpo d’armata, N.d.T.) James Bierman, comandante della Third Marine Expeditionary Force (III MEF) e delle Marine Forces Japan, ha dichiarato che Washington sta lavorando con i suoi alleati nella regione per prepararsi alla prossima guerra con la Cina, proprio come gli Stati Uniti hanno fatto con i loro alleati della NATO dopo il colpo di stato a Kiev sostenuto dagli Stati Uniti nel 2014.

Perché abbiamo raggiunto il livello di successo che abbiamo ottenuto in Ucraina? In gran parte perché, dopo l’aggressione russa del 2014 e del 2015, ci siamo seriamente preparati per un conflitto futuro: addestramento degli ucraini, preposizionamento dei rifornimenti, individuazione di siti da cui poter operare in supporto e sostenere le operazioni“, ha detto il generale, spiegando poi che questo si chiama ‘preparare il teatro’. E stiamo preparando il teatro in Giappone, nelle Filippine e in altre località”.

Più tardi, nello stesso mese, NBC News ha riferito di un promemoria scritto dal generale a quattro stelle (generale capo di Stato Maggiore della Difesa, N.d.T.) dell’aeronautica statunitense Mike Minihan, capo del Comando di Mobilità Aerea (AMC), in cui si parla della prossima guerra con la Cina. L’AMC comprende 50.000 aviatori e supervisiona circa 430 aerei. “Spero di sbagliarmi. Il mio istinto mi dice che [combatteremo] nel 2025“, ha detto Minihan, ordinando alle sue forze di iniziare a prepararsi alla guerra con Pechino.

Nelle ultime settimane e mesi, gli Stati Uniti hanno lavorato su accordi per ottenere l’accesso militare esclusivo agli Stati Federati di Micronesia, hanno ottenuto un accordo con Manilla per ottenere l’accesso ad altre quattro basi militari nelle Filippine, hanno assegnato contratti per iniziare i lavori di una nuova installazione radar a Palau, hanno annunciato una maggiore cooperazione tra le forze armate americane e giapponesi in vista di un futuro confronto con la Cina e hanno pianificato il dispiegamento di ulteriori unità di Marine armate di missili antinave lungo le isole di Okinawa.

Ad aprile, Washington e Manila hanno svolto le più grandi esercitazioni militari congiunte di sempre. Vi hanno partecipato 17.600 militari, di cui 12.000 erano americani. Alle esercitazioni di Balikatan hanno partecipato oltre 100 soldati australiani. La crescente pressione su Russia e Cina ha visto Mosca e Pechino intensificare la loro cooperazione nella regione.

Alla fine di quest’anno, gli Stati Uniti e l’Australia svolgeranno l’iterazione “più grande di sempre” delle loro esercitazioni belliche congiunte Talisman Sabre. Questa esercitazione militare bilaterale si svolge ogni due anni. Come ha spiegato il redattore di Antiwar.com Dave DeCamp:

I piani per le esercitazioni massicce arrivano dopo che Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna hanno svelato i loro piani nell’ambito del patto militare AUKUS, con l’obiettivo finale di rendere Canberra in grado di produrre sottomarini a propulsione nucleare entro il 2040.

La Marina statunitense prevede che l’AUKUS trasformerà l’Australia in un centro di assistenza completo ai sottomarini degli Stati Uniti e dei loro alleati nella regione in operazioni mirate contro la Cina. Nell’ambito dell’approfondimento dei legami militari tra Stati Uniti e Australia, gli Stati Uniti prevedono anche di dispiegare in Australia un maggior numero di truppe e di aerei, tra cui bombardieri B-52 a capacità nucleare.

La retorica dei leader militari statunitensi può apparire sconsiderata, ma è ormai fin troppo comune. A febbraio Christine Wormuth, Segretario all’Esercito degli Stati Uniti (il capo civile del Dipartimento dell’Esercito, N.d.T.), ha dichiarato che “dobbiamo essere preparati a combattere una guerra guerreggiata diretta contro la Cina per Taiwan, e a vincerla“. “Personalmente non sono dell’idea che un’invasione anfibia di Taiwan sia imminente“, ha detto ad una riunione pubblica dell’American Enterprise Institute, aggiungendo però che “dobbiamo ovviamente prepararci, essere pronti a combattere e vincere quella guerra“.

Il suo piano prevede l’invio di più truppe statunitensi e di armi avanzate nella regione, tra cui missili ipersonici. Ha inoltre discusso la creazione di “centri di distribuzione di teatro” nella regione, in cui pre-posizionare armi e altri rifornimenti per l’imminente guerra, suggerendo che il Giappone e l’Australia sarebbero buoni candidati.

Ha detto che “il nostro obiettivo è avere forze dell’esercito nell’Indo-Pacifico per sette o otto mesi all’anno“, e che quando la guerra inizierà il loro compito sarà quello di creare “basi di appoggio per la Marina, per i Marines, per l’Aeronautica“, aggiungendo che forniranno “sostegno all’interno del teatro di operazioni“.

La Wormuth ha anche parlato di quello che sembra essere un piano dell’esercito per imporre la legge marziale negli Stati Uniti durante la prossima guerra con la Cina. “Se entrassimo in una guerra importante con la Cina, anche il territorio nazionale degli Stati Uniti sarebbe a rischio, sia con attacchi cinetici che non cinetici. Che si tratti di attacchi informatici alle reti elettriche o agli oleodotti, l’esercito degli Stati Uniti, non ho dubbi, sarà chiamato a fornire supporto difensivo alle autorità civili“.

A marzo, il generale Kenneth Wilsbach, capo delle forze aeree statunitensi del Pacifico, ha dichiarato a un simposio in Colorado che il suo obiettivo è far saltare in aria le navi cinesi nel caso in cui Pechino ordini un blocco di Taiwan. “Avete visto quando il presidente della Camera Pelosi è andato a Taiwan, cosa ha fatto [la Cina] con le sue navi“, ha detto Wilsbach, aggiungendo: “Le hanno messe sul lato est di Taiwan… come una sorta di blocco“.

La conclusione del generale è che “dobbiamo affondare le navi“. E ha continuato: “Affondare le navi è un obiettivo principale non solo della PACAF [Pacific Air Forces], ma di chiunque sia coinvolto in un conflitto come questo“. In altre parole, anche se il conflitto tra le due sponde dello Stretto, che Washington sta attivamente provocando con la costruzione di legami più stretti con Taiwan, non diventerà immediatamente cinetico, il generale Wilsbach farà in modo che si intensifichi rapidamente grazie ai suoi tentativi di sparare attraverso il blocco navale cinese.

Lo stesso mese Robert O’Brien, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, ha dichiarato che in caso di conflitto tra le due sponde dello Stretto, gli Stati Uniti avrebbero bombardato e distrutto gli impianti avanzati di Taiwan per la produzione di semiconduttori. “Gli Stati Uniti e i loro alleati non permetteranno mai che queste fabbriche cadano nelle mani dei cinesi“, ha minacciato O’Brien durante un’intervista con Semafor.

Un piano simile è stato presentato, come potenziale operazione congiunta di Washington e Taipei, in un documento del 2021 pubblicato dall’U.S. Army War College. Il documento descrive l’annientamento delle fabbriche di chip dell’isola come una “strategia della terra bruciata” progettata per lasciare Taiwan in rovina “non solo non attraente se mai fosse presa con la forza, ma anche molto costosa da mantenere“.

Il documento prosegue spiegando che questo “potrebbe essere fatto in modo più efficace minacciando di distruggere le strutture appartenenti alla Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il più importante produttore di chip al mondo e il più importante fornitore della Cina“.

Questo mese, il deputato Seth Moulton (D-MA) ha dichiarato a una conferenza di un think tank che “gli Stati Uniti dovrebbero dire chiaramente ai cinesi che se invadono Taiwan, faremo saltare in aria [la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company]“, che produce la maggior parte dei semiconduttori avanzati del mondo.

A quanto pare, i vertici militari taiwanesi non hanno ricevuto il promemoria. Il ministro della Difesa di Taiwan, Chiu Kuo-cheng, ha perentamente risposto al congressista affermando che “è l’esercito che ha il compito di difendere Taiwan e non tollereremo che altri facciano saltare in aria le nostre strutture“.

Ad aprile, nell’ambito del CAPEX, l’esercitazione annuale di capacità del comando, per la prima volta il Comando per le operazioni speciali dell’esercito americano ha difeso Taiwan da una invasione cinese simulata.

Il tenente generale Jonathan P. Braga ha dichiarato che era ora, queste esercitazioni di guerra sono “in accordo con la nostra strategia di difesa nazionale, [la Cina] è la nostra vera sfida da affrontare“.

Secondo Military.com, “i membri del Comando per le Operazioni Speciali dell’Esercito degli Stati Uniti hanno utilizzato fucili senza rinculo Carl Gustaf, hanno fatto irruzione in tunnel e manovrato i droni Switchblade che hanno sorvolato con un ronzio inquietante un’area di addestramento… L’esercitazione ha combinato alcune delle tattiche e delle armi tipiche utilizzate durante la guerra globale al terrorismo con altri strumenti che riflettono un cambiamento epocale per il comando che si prepara a un potenziale conflitto contro i principali rivali militari… e la missione che stavano svolgendo era un inserimento a Taiwan per difendersi da un’invasione cinese“.

Lo scorso autunno l’ammiraglio Charles Richard, a capo del Comando strategico della Marina che sovrintende alle forze nucleari americane, ha sinistramente avvertito che “la crisi ucraina in cui ci troviamo ora è solo il riscaldamento… La grande crisi sta arrivando. E non passerà molto tempo prima che saremo messi alla prova in modi in cui non siamo stati messi alla prova [da] molto tempo“. Inequivocabilmente, il “grande evento” è la prossima guerra con la Cina.

Per quasi 50 anni, la politica dell’Unica Cina ha governato le relazioni ormai estremamente fragili tra Washington e Pechino. Trent’anni dopo la vittoria delle forze di Mao nella guerra civile, Washington aveva accettato la realtà ed aveva stipulato un accordo che aveva mantenuto la pace e impedito la guerra. In base a questa politica, gli Stati Uniti avevano interrotto i rapporti diplomatici con Taipei ed avevano riconosciuto che esiste una sola Cina, con Pechino come unico governo cinese.

Una sola Cina significa che gli Stati Uniti non hanno relazioni ufficiali con Taipei e che Washington riconosce la Cina e Taiwan come lo stesso Paese. Gli Stati Uniti mantengono anche una “ambiguità strategica” nei confronti di Taiwan, o almeno lo facevano fino a quando l’amministrazione di Joe Biden non ha rovesciato unilateralmente questa parte della delicata politica.

Secondo il primo approccio, gli Stati Uniti non si sarebbero mai impegnati a difendere o meno l’isola da un potenziale attacco contro la provincia separatista. In termini critici, “l’ambiguità strategica” ha avuto lo scopo di dissuadere Pechino dal tentare di riprendere l’isola con la forza e, allo stesso tempo, di scoraggiare le fazioni radicali di Taiwan che cercano di dichiarare l’indipendenza del Paese.

Ma per i falchi bipartisan contro la Cina, questo accordo di successo non è più sufficiente. La cosa peggiore è che alcuni stanno proponendo, e in alcuni casi addirittura rilasciando, impegni di difesa in contraddizione con la politica statunitense di lunga data.

Da quando Biden è entrato in carica, ha continuato a fare “gaffe” annunciando che gli Stati Uniti stanno abbandonando “l’ambiguità strategica” e persino potenzialmente la politica di una sola Cina. Biden ha apparentemente impegnato più volte gli americani nella difesa di Taiwan. Ma ora sembra che questi noti errori, spesso smentiti dalla Casa Bianca, non fossero affatto “gaffe”.

A marzo, parlando davanti a un’audizione della Commissione Intelligence della Camera, il direttore della National Intelligence Avril Haines ha annunciato che “l’ambiguità strategica” era morta e sepolta. Alla domanda del deputato Chris Stewart (R-UT) se la politica dovesse essere cambiata, Haines ha risposto: “Penso che, in base ai commenti del presidente, ai cinesi sia chiaro quale sia la nostra posizione“.

In effetti, Washington incrementa costantemente la cooperazione militare degli Stati Uniti con Taipei, impegnando miliardi di dollari in aiuti militari a Taiwan, espandendo i programmi di addestramento della Guardia Nazionale americana con le forze armate taiwanesi, inviando un numero sempre maggiore di delegazioni del Congresso sull’isola, dispiegando un numero sempre crescente di militari statunitensi sull’isola, al tempo stesso fornendo addestramento militare, in territorio statunitense, a centinaia di soldati taiwanesi, convertendo Taiwan in un “gigantesco deposito di armi” e facendo incrociare quasi ogni mese navi da guerra americane attraverso il delicato stretto di Taiwan.

Il governo statunitense promette assurdamente che queste provocazioni sono fatte per “scoraggiare” la guerra, ma la Cina ha chiarito che Taiwan è una “linea rossa” e che le azioni di Washington rendono la guerra più probabile. Pechino ha ripetuto più volte che sta cercando una “riunificazione pacifica” con Taiwan, ma non ha escluso l’uso della forza.

Anche la Haines è sembrata ammetterlo quando, nel corso della stessa audizione, ha ammesso che “non è nostra opinione che la Cina voglia entrare in guerra“. Tuttavia, i bellicosi membri del Congresso fremono dalla voglia di un confronto con la Cina.

Ad aprile, durante un’intervista a Fox News Sunday, il senatore repubblicano e portavoce dei neoconservatori Lindsey Graham (R-SC) ha chiesto un’inversione totale dell'”ambiguità strategica” e una revisione completa della politica cinese di Washington. Come ha riferito Kyle Anzalone del Libertarian Institute:

Graham ha sostenuto che gli Stati Uniti hanno solo un breve lasso di tempo per prepararsi al prossimo conflitto, chiedendo di “aumentare l’addestramento e di portare a Taiwan gli F-16 di cui hanno bisogno”, lamentando anche un “arretrato” nella vendita di armi all’isola, sostenendo che i trasferimenti dovrebbero andare avanti e proponendo nuovi dispiegamenti militari statunitensi in Asia e altrove.

“Sposterei forze di guerra in Corea del Sud e Giappone. Metterei missili da crociera a testata nucleare su tutti i nostri sottomarini in tutto il mondo”, ha continuato Graham.

Ha inoltre spiegato di essere disposto a inviare truppe statunitensi per combattere a favore di Taipei, con un drastico allontanamento dalla politica di lunga data: “Sì, sarei molto aperto a utilizzare le forze statunitensi per difendere Taiwan”. 

L’ultra-falco presidente repubblicano del Comitato per le Relazioni Estere della Camera, Michael McCaul (R-TX), ha inoltre dichiarato che l’invio di truppe statunitensi per combattere la Cina sull’isola di Taiwan è “sul tavolo“. McCaul ha chiarito la sua posizione: “Se la Cina comunista invadesse Taiwan, sarebbe certamente sul tavolo ed [è] qualcosa che verrebbe discusso dal Congresso e dal popolo americano“.

Che gentilezza da parte dei nostri presunti rappresentanti! Dopo più di 70 anni di guerre illegali e non dichiarate e milioni di morti, alcuni sono disposti a concedere che forse, prima di entrare in guerra con un’altra superpotenza nucleare, potrebbe essere giustificata almeno una discussione con il popolo americano.

Ad oggi, noi – il popolo – non siamo stati consultati in merito ad alcuna di queste politiche orrende e sconsiderate. L’iperpropaganda contro la Cina sta già travolgendo in modo mirato la psiche dei nostri vicini. Data l’attuale isteria anti-Russia tra la popolazione, con una resistenza interna minima, la Casa Bianca è stata in grado di aumentare le tensioni con Mosca – attraverso la sua guerra per procura in Ucraina – a livelli che non si vedevano dai tempi della crisi dei missili di Cuba. Anzi, è anche peggio: il Bulletin of Atomic Scientists afferma che il rischio di guerra nucleare non è mai stato così alto.

Non si può dire da cosa potrebbero spaventare gli americani fino a far loro accettare lo scoppio di un conflitto tra le due sponde dello Stretto o se si verificasse un incidente o uno scontro tra le forze statunitensi e cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Non molto tempo fa, alcuni stavano quasi invocando una guerra con la Cina a causa di un pallone meteorologico.

Come nel caso della Russia, l’avvio di una guerra diretta con Pechino da parte degli Stati Uniti garantirebbe essenzialmente uno scambio nucleare. In questo scenario, la Cina ha la capacità di distruggere le città americane continentali, non solo i gruppi d’attacco delle portaerei e le centinaia di basi militari statunitensi che circondano la Cina.

Inutile dire che, se i falchi fossero onesti riguardo ai rischi della guerra con la Cina che stanno proponendo, e di fatto coltivando, il popolo americano si rifiuterebbe di permettere la continuazione di questo accumulo di tensione.

Non è inverosimile che, date le circostanze, una popolazione americana informata possa decidere collettivamente di non voler più essere governata dai notoriamente avidi personaggi a Washington, irrimediabilmente invischiati nella folle, obsoleta, ideologia neoconservatrice dell’egemonia globale unipolare, da tempo screditata ma finanziata dall’industria degli armamenti.

E sì, è proprio questo il senso della prossima guerra con la Cina: il dominio del mondo da parte di Washington. Gli stessi democratici e repubblicani le cui mani sono ancora coperte di sangue in Ucraina, Iraq, Siria, Libia, Palestina, Yemen, Somalia e Afghanistan vogliono ora entrare in guerra con la Cina.

Ma proprio come le altre guerre che probabilmente avete vissuto, non è la nostra guerra: è la loro guerra, anche se a combatterla è il popolo americano.

Dobbiamo fermare questa follia.

 

connor_freemanConnor Freeman è assistente editoriale e scrittore presso il Libertarian Institute, dove si occupa principalmente di politica estera. È co-conduttore di Conflitti di interesse. I suoi articoli sono stati pubblicati da media come Antiwar.com e Counterpunch, oltre che dal Ron Paul Institute for Peace and Prosperity.

 

Link: https://libertarianinstitute.org/articles/washington-wants-war-with-china-served-hot-not-cold/

Scelto e tradotto (IMC) da CptHook per ComeDonChisciotte

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