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Com’era bella l’Italia quando non eravamo liberisti

DI ALESSANDRO MONTANARI

Interessenazionale.net

Qualche giorno fa, illustrando il 25esimo rapporto sui cambiamenti economici e sociali, l’Istat ci ha spiegato con la forza fredda dei grandi numeri, che l’Italia è un Paese in declino, nel quale le diseguaglianze aumentano invece che ridursi. La classe media è risucchiata nel proletariato, il proletariato si accapiglia col sotto-proletariato per un po’ di lavoro o un po’ di welfare mentre una piccola schiera di privilegiati scivola dietro la curva e scompare dall’orizzonte.

Di fronte a questo scenario, di solito, i sociologi dicono che l’ascensore sociale si è rotto. Ma non è così. L’ascensore sociale non si è rotto; è stato manomesso da una selvaggia impostazione economica che regge la globalizzazione e che va sotto il nome di neo-liberismo.

Per spiegarmi voglio essere del tutto anti-scientifico. Non ricorrerò alle medie di Trilussa che soccorrono gli economisti quando vogliono dirci che tutto va bene anche quando sembra che tutto vada male. No. Per convincervi che tutto andava bene quando sembrava che tutto andasse male, io ricorrerò ai miei ricordi di gioventù. Niente di più soggettivo, niente di più vero.

Erano gli anni 80, i jeans si portavano ancora sopra il livello delle mutande, nessuno si sarebbe mai arrischiato a mangiare pesce crudo in un ristorante cinese e Mani Pulite non ci aveva ancora privato di una classe politica paurosamente incline alle tangenti ma anche fieramente impermeabile al capitalismo liberista. Dai grandi sentivo dire che avevamo un sacco di guai, che oggi scopro essere gli stessi di sempre; anzi, gli stessi di tutti i Paesi. In quell’Italia però l’ascensore sociale funzionava. Coi suoi tempi, scalino dopo scalino, ma funzionava.

La prima cosa che ricordo è che in classe l’appello contava una trentina di nomi. Le famiglie erano più numerose di oggi e a scuola ci mischiavamo tutti: i figli dei ricchi coi figli dei poveri coi figli della classe media. Al di là di qualche accessorio più scintillante, tuttavia, lo stile di vita non era poi così differente. Con diecimila lire trascorrevamo, tutti insieme, la serata in pizzeria.

Non ricordo problemi di disoccupazione. Chi non aveva voglia di studiare, se ne andava a fare il muratore, l’operaio o l’artigiano e a 18 anni riuscivi pure ad invidiarlo perché si era già potuto comprare una macchina burina che piaceva alle ragazze burine. Ma allora nessuno sembrava burino, forse perché lo eravamo tutti.

Una cosa che proprio non esisteva era Equitalia. Fatta eccezione per l’acquisto della casa e dell’automobile, non ci si indebitava per i beni voluttuari. Nessuno faceva un finanziamento per andare in vacanza, comprare un motorino e tantomeno un televisore da 42 pollici. Nemmeno te lo proponevano. Le cose, molto semplicemente, si compravano quando si avevano i soldi per comprarle. Altrimenti, si aspettava.

In famiglia, ma più in generale nella società, c’era una cultura condivisa del risparmio. Il denaro non era il presente, il denaro era il futuro. Lo insegnavano i nonni, dotandoci di salvadanai nei quali accumulare gli spiccioli delle mance e regalandoci buoni postali che avremmo riscosso una volta maggiorenni, toccando con mano, e con anni di ritardo, tutta la concreta lungimiranza del loro affetto.

Insieme al risparmio, l’altro grande valore era lo studio. Ricordo padri e madri fieri di poter mandare i propri figli, miei compagni, al liceo anziché alla scuola professionale e poi commossi fino alle lacrime per il primo laureato della casa. Nessuno allora parlava in modo sprezzante del “pezzo di carta”. La laurea era la garanzia di una promozione sociale che nessuno avrebbe più retrocesso e che diventava una conquista collettiva dell’intera famiglia. Non solo dello studente; anche di chi, con sacrificio, gli aveva consentito di studiare.

L’istruzione, tuttavia, non era l’unico trampolino sociale. Tanti operai, dopo qualche anno di apprendistato e specializzazione, riuscivano a coronare il sogno di “mettersi in proprio”. Si diceva così e lo si diceva con orgoglio perché aprire una partita iva, allora, era ancora una libera scelta. Andavi in banca, spiegavi il tuo progetto, ti davano un prestito e cominciava l’avventura che segnava la vita: da operaio a padrone. Quelli però erano padroni diversi dai grandi industriali di ieri e dai piccoli manager di oggi. Quelli erano padroni che, dentro, continuavano a sentirsi operai. Padroni che usavano le mani, che parlavano in dialetto e che conservavano un’intima diffidenza per i saputelli anglofili che poi avrebbero rovinato tutto.

Com’era bella quell’Italia. Provinciale, ombelicale, modesta, furbacchiona, eppure così solida, generosa e vitale.

Scrivere è terapeutico. Così mi accorgo solo ora del motivo profondo per cui ho scritto questo articolo senza capo né coda. L’ho scritto perché non riesco a perdonare chi mi ha portato via quel Paese. Non perdono chi ci ha abituato a fare debiti per tv ultrapiatte, chi ci ha venduto come modernità i co.co.co, i co.co.pro e i voucher e chi ha inchiodato i giovani ad un telefonino per distrarli da un oggi senza domani.

Più di tutto, però, io non riesco a perdonare chi non ha soccorso quei piccoli eroi dalle mani callose che, piuttosto di abbassare la saracinesca di una fabbrica, hanno scelto di abbassare la saracinesca di una vita. Padroni perché padroni di loro stessi. Operai perché operosi.

A. Montanari

Link: http://www.interessenazionale.net/blog/comera-bella-litalia-quando-non-eravamo-liberisti

08.06.2017

Pubblicato da Truman

  • Mario Poillucci

    Un bellissimo articolo invece! Altro che senza capo né coda come lei dice! Ben altra Italia rispetto all’italietta, decomposta e devastata, attuale. Porte sempre aperte ( e le ricordo bene e con grande nostalgia) ospitalità diffusa e nessuno che osasse neppure immaginare di fare il furbo! Serate estive all’aperto e si scherzava, si rideva, si condivideva! Noi bambini giocavamo a pallone, con le biglie, con i tappi di metallo, a nascondino e leggevamo i fumetti di capitan Miki, del Grande Black ed i primi episodi di Tex Willer (erano tutti stripes, si dice così???) ed altri ancora come Eagle ed il suo amico Nostromo!!! Abbiamo fatto una bella riuscita, così come canta il bravo Bennato!!!!

    • DesEsseintes

      Caro Mario, bisognerebbe comprendere che è proprio questa nostalgia a inficiare il discorso.
      Una per tutte: il percorso di Bennato è la più classica epitome dell’omino che una volta raggiunto il successo si rivela per quello che è ossia un servetto del potere.
      Tutta la contestazione delle sue prime canzoni era fuffa senza capo né coda perché non mirava a un progetto politico ma solo a vellicare la rabbia giovanile che peraltro ai tempi delle sue prime canzoni stava già placandosi in un felice istupidimento tipo “Estate Romana” (per chi si ricorda di Nicolini e delle polemiche che lo accompagnavano…l’effimero…).

      Basta con le nostalgie, pensiamoal nuovo e non alla mielosa rievocazione del vecchio.

      PS: Tanto bello il vecchio…ma perchè eravamo giovani…e giovani non torniamo più…
      Noi dobbiamo dpingere i giovani aprendere una sola cosa dalla nostra giovinezza. la ribellione e la rabbia poi ci dobbiamo levare di mezzo e lasciare fare a loro, non dobbiamo appesantirli ponendogli come obiettivo quello di farci illudere di essere tornati ragazzi.

      • Cataldo

        L’effimero è stato straordinario, come tutta quella stagione, Napoli al centro dell’arte mondiale, Beys e Wharol in cortocircuito, non sarà stato rose e fiori ma è stato sicuro divertente. Aridateci I Nicolini e gli Amelio !!!!!

        • DesEsseintes

          Sì, c’ero anch’io, era straordinario.
          Ma era la fase regressiva delle lotte politiche degli anni 60 e 70 infatti come ricordi molto bene a quella stagione dell’effimero è seguito senza soluzione di continuità il “riflusso” (che i ragazzi di oggi non sanno nemmeno cosa sia).

          Sto dicendo che il dopoguerra fino alla caduta del muro è stato una occasione storica “unica” sprecata e che la colpa è nostra.
          Ci sono state lotte politiche valide, ci sono stati filosofi di grande valore (accanto a altri come Marcuse del tutto dimenticati e che dicevano alcune sciocchezze memorabili) ma i risultati di quelle lotte sono stati ottenuti per determinati motivi e a spese di qualcuno mentre i filosofi si sono sempre preoccupati più della loro ribellione personale in forma di ricerca del successo (ascesa sociale) piuttosto che della reale presa di coscienza del popolo.

          • Cataldo

            Il problema era che si sbagliavano negli anni 70, quando il “personale era politico” tutto qui, certo poi si è buttato via il bambino con l’acqua sporca del riflusso 🙂 Le lotte sono state fatte perchè c’era coscienza di classe, che è stata una delle prime cose demolite dalla “restaurazione” di fine secolo, oggi si fa fatica anche a far comprendere il concetto ai “ggiovani”.

          • DesEsseintes

            Mah…secondo me la coscienza di classe non c’era perché non può esistere, questo è stato l’errore filosofico.
            Non crei un senso di appartenenza sulla contiguità di posizione nella catena del valore. Fa ridere solo pensarlo ma ha fatto presa per molto tempo fino a disfarsi da solo per intrinseca insussistenza.

            “Il personale è politico” è la maniera sbagliata e antipatica di esprimere un concetto giusto.
            Quel sintagma ha delle implicazioni che sono il contrario di “libertà e ribellione” e alla fine ha generato disgusto.

          • furibondius

            desessenties, ma parlare come si mangia, no?
            non è che poi, nomen homen, mi dissenterizzi il concetto a favore del verbo?

          • DesEsseintes

            Lol…come hai fatto a capire che desesseintes deriva da dissenteria?
            Hai fatto filologia romanza?

          • furibondius

            studi elementari, per poi aerofagizzare sul resto……

    • Lupis Tana

      note un po’ nostalgiche, mi ci son rivisto, bravo l’autore… ho fatto il 68, a Milano,
      ora spero di arrivare agli 86, magari in un’Italietta migliore, visto cos’è oggi l’Europa devastata nella mente e nel fisico, tra gai trans e lesb.
      ho un po’ di fiducia nei giovani, spero che prendano quel fucile che noi non siamo riusciti ad usare.
      un fucile devastante senza troppi morti, qualcosa che ci faccia cambiare rotta magari tornare indietro senza più il pensiero del progresso, con solo la visione di un futuro a misura d’uomo, misura che abbiamo perso da ormai troppi anni e forse per sempre… forse per colpa nostra… saluti t l

  • Annibale Mantovan

    Io mi ricordo da quando le serate in pizzeria costavano 3.000 lire e condivido in pieno l’ articolo. Mai avrei pensato che un giorno avrei rimpianto CRAXI, FORLANI, MARTELLI, ecc.ecc.

  • DesEsseintes

    Stiamo ancora alle nostalgie.
    E sono passati quasi trent’anni dalla caduta del muro di Berlino ossia da quando hanno cominciato a distruggere quel mondo descritto dall’articolo di Montanari.

    Bisogna immaginare il nuovo, avere la rabbia e il coraggio per ribellarsi sapendo che però se ne dovrà pagare un prezzo e per questo servono ideali “NUOVI”, serve che siano I GIOVANI a inventarseli.

    Per adesso vedo solo

    1) ricicciamento del nazionalismo (va bene per riprendere il filo del discorso ma non basta anzi ti porta vicino a un 25% di consensi (al massimo) e oltre quello non vai nemmeno morto)

    2) ricicciamento del protezionsimo, del sacro egoismo, alcuni ritardati mentali ricicciano anche i valori della razza

    3) ricicciamento del comunismo con le lotte operaie senza avere il coraggio di analizzare come mai per un periodo ebbero successo e poi furono rapidamente travolte, A SPESE DI CHI RAGGIUNSERO ALCUNI GRANDI RISULTATI e come mai in seguito il movimento operaio (parlo dei lavoratori col posto fisso e garantito) regredì su posizioni di totale sottomissione al padrone che in teoria dovrebbero essere più da piccoli borghesi impolitici che da comunisti

    4) riciccio della musica per cui i ragazzini di oggi ascoltano i gruppi rock di quarant’anni fa!!!
    Roba che negli anni settanta le cose di solo dieci anni prima erano considerate imbarazzante preistoria passatista

    Si riciccia e non si inventa nulla.

    Basta con le nostalgie.

    La vera e feconda iconoclastia non ha pietà dei dolci ricordi.

    • DesEsseintes

      Quello che voglio dire è che il filosofo di oggi deve parlare dei terribili errori dei vecchi (noi) che hanno lasciato che un mondo come quello, così pieno di potenzialità emancipative, si risolvesse in una scusa per “fare casino tutti insieme”.

      Deve indicare le colpe di quei “vecchi” che per meschina convenienza del momento non hanno opposto resistenza quando le oligarchie hanno lanciato il loro attacco a partire dalla fine degli anni settanta.

      .E deve dire che i giovani di oggi non faranno gli stessi errori.

      Il primissimo passo è sempre quello della messa in discussione del padre (che sarebbe completa con l’uccisione e il cannibalismo rituale dal quale però possiamo astenerci…grazie…).

      • MarioG

        Dalla fine degli anni sessanta

        • DesEsseintes

          No, dal 1975.
          L’ho detto mille volte.
          Di questo libro leggetevi il saggio di Samuel Huntington che è stato il piano di d’attacco delle élite.
          Se non volete non lo leggete però poi non capite.
          Una 60ina di pagine.

          http://trilateral.org/download/doc/crisis_of_democracy.pdf

        • DesEsseintes

          Mario non ho capito una cosa.
          Quel libro non lo leggi perché è in inglese e non lo capisci o perché non ti interessa?

        • DesEsseintes

          A scanso di equivoci…se ti serve ti faccio un riassunto

          • MarioG

            Sono inguaribilmente pigro. Ma allo stesso tempo non vorrei che si sovraffaticasse a farsi carico della negligenza altrui. Prima o poi ci guardo

          • DesEsseintes

            La pigrizia non è un difetto.
            Volevo dire che se hai prpblemi con la lingua ci penso io

          • MarioG

            No, no, non è un problema: ormai siamo tutti inglesi

    • MarioG

      Il “ricicciamento” del nazionalismo è una reazione all’immigrazionismo, quindi non è un puro ricicciamento, visto che il problema non si immaginava neppure nei “tempi andati” del nazionalismo.
      Attualmente la questione del “nazionalismo” è legata alla risposta a due
      altre questioni: l’atteggiamento verso l’immigrazione e quello verso
      strutture come la UE, cose molto attuali.

      Viceversa alcuni si scagliano contro “i nazionalismi” (e i “razzismi”) mentre ci ricicianno tra trent’anni buoni la solita minestra immigrazionista basata (a seconda dell’uditorio) su 3 filoni principali

      1) quanto ci arrichisce culturalmente l’immigrato;

      2) quanto ci arrichisce materialmente l’immigrato (ci paga le pensioni);

      3) quanto l’immigrazione (bella o brutta, non importa) sia al di fuori dell’umana discrezionalità (di chi la subisce) al pari del tempo che fa.

      Per la questione protezionismo, si tratta di capire cosa si vuole fare in merito alla salvaguardia (o, a questo punto, ricostruzione) del tessuto produttivo. Non credo che il protezionismo sia qualcosa che abbia una data di scadenza. Di fatto sembra che tutte quelle nazioni che poi sono eplose industrialmente siano passate di lì…

      • DesEsseintes

        Non ho detto che si tratta di sciocchezze da buttare via.
        Però sono ricicciamenti cioè sono ideali o idee non rielaborati secondo i tempi ma appunto ricicciati alla bell’e meglio.

        Quello che conta però è: con quella roba arrivi, se ci arrivi, al 25% poi ti fermi e torni indietro.
        Vedi cosa è successo alla Le Pen.

      • Hito

        La sinistra ha tradito, sia nel caso delle politiche europee, che esigono la deflazione dei salari, sia nel caso degli immigrati (tra poco lo vedrai ancora meglio con lo “ius soli”).

    • Truman

      Trascura per favore le nostalgie per un attimo. Qui c’è un po’ di storia anche, e qualche dato lo stanno aggiungendo gli utenti. Nella saggezza degli antichi, per decidere dove vuoi andare dovresti scoprire da dove vieni e cosa sei. Poi puoi fare dei piani.

      • DesEsseintes

        Sono d’accordo, capire da dove vieni e cosa sei.
        Riflettere sulla storia.
        Quindi per prima non devi idealizzare il passato raccontandotelo sotto forma di anodina favoletta mitologica come testimonia quella ridicola foto di paninari che secondo chi l’ha scelta sarebbero la tipica gioventù degli anni d’oro.

        Casomai mi facevi vedere una assemblea di studenti universitari, mi facevi vedere una manifestazione di operai o mi facevi vedere quella foto alla quale tutti pensiamo e che non si può mettere.
        Perché era sbagliato senza dubbio ma almeno era coraggio anche se senza una direzione consapevole, quel coraggio che oggi abbiamo perso del tutto.

      • Mario Poillucci

        Esatto Truman! Sperare di costruire un presente, nonchè un futuro decenti, onesti e vivibili, tagliando, distruggendo i ponti, le memorie, gli insegnamenti del passato, oltraggiare le proprie radici storiche, culturali, morali ecc.ecc.ecc. non porta da nessuna parte se non in discarica ovviamente globalizzata e globalizzante!

        • DesEsseintes

          Ma che hai capito…mamma mia mi sembrate Gianni Minà… 😀

      • furibondius

        qui però porrei l’accento sul più volte nominato 25 % insufficiente per prendere il potere. Attualmente si dice che l’uno % in realtà assai di meno domina, una nettissima minoranza di criminali da un lato, polizie e militari dall’altro tiene in scacco interi territori, uno sparuto numero, decine, centinaia ?, di pseudointellettuali e gente di spettacolo facienti tendenza, (sono sempre gli stessi, è un vomito!), condizionano il pensiero comune, e milioni di coglioni, magari emancipati intellettualmente da tali minoranze ma che si dividono in questa marcia bagarre che chiamiamo democrazia, http://www.hansruesch.net contemporaneamente nell’orgia consumistica ed elettorale, subiscono impotentemente.
        non vedete nella concezione “democraticistica” del prevalere (numerico) delle ragioni,a dir poco, un piccolo limite?……

    • Alice Tarrini

      ”…riciccio della musica per cui i ragazzini di oggi ascoltano i gruppi rock di quarant’anni fa!!!
      Roba che negli anni settanta le cose di solo dieci anni prima erano considerate imbarazzante preistoria passatista…”

      Lol, ma non è vero. Negli anni 70 ci fu il ‘revival’, la musica degli anni ’60 e ’50 che furoreggiò presso i giovanissimi. Only you, dei Platters, rimase per settimane nella classifica dei più venduti…in tv si facevano intere trasmissioni di revival e i cantanti di allora vennero, loro sì, ricicciati per un inatteso ritorno di fiamma. 🙂 Non fu un fenomeno limitato solo alle canzoni. Qualcuno ricorda Happy days o Grease?

      • DesEsseintes

        Per favore, chi non sa stia prudentemente zitto.
        Il revival fu appunto alla fine degli anni settanta quindi quasi in coincidenza con il riflusso (non so se sai cos’era il riflusso).

        Ora fai mente locale: oggi i ragazzini si ascoltano i pink floyd o i genesis cioè roba fra i quaranta e i cinquanta anni fa.
        Prendi gli anni settanta…fai meno quaranta…fa trenta…o se vuoi meno trenta e fa quaranta…chi cavolo se la sentiva la musica di quegli anni nei settanta?
        E sempre nei settanta i beatles si ascoltavano ma erano considerati roba vecchia.

        Poi su queste cose c’è sempre chi deve venire a dire la cosina strana quindi se vogliamo credere che l’atteggiamento verso la musica del passato negli anni sessanta e settanta fosse uguale a quello di oggi crediamolo per carità.
        Ma anche l’opinione che si aveva della autorità di un anziano (anziano era uno oltre i trenta secondo il famoso detto)…identica…nessuna differenza…

        PS: due errori ma nell’atteggiamento di una volta si conservavano (male) dei semi di rivolta.
        Oggi sono tutti un po’ cosí…saranno le scie chimiche?…gli ogm?…mah…certo che muscia e cinema oggi li hanno ridotti proprio male male…
        Dici che non è vero, eh? 😉

  • Holodoc

    Nei bei anni ’80 erano già state gettate le basi del neoliberismo, solo che l’URSS c’era ancora e il capitalismo doveva ancora mostrare il suo lato buono.
    Vi ricordate il gioco “Portfolio” di La Repubblica? Serviva per inculcarci le idee della finanza neoliberista con annesso il mito dello yuppie che si arricchisce guocando in borsa. È per questo che negli anni ’90 la società italiana si è arresa così facilmente al neoliberismo, assieme al mito dell’Euro cura di tutti i mali.

    • Hito

      Infatti 1981 Divorzio Banca d’Italia – Ministero del tesoro… Poi senza tenere i cordoni della borsa era solo una questione di tempo.

  • Hito

    Nella foto potete vedere l’inizio della fine 🙂 [paninaro mode on] Wild boys, wild boys!!! [/paninaro mode off]

    • DesEsseintes

      Ma infatti, ha scelto la foto dello sbraco totale.
      Come mai?
      Mah…un motivo ci sarà…ci mancava che mettesse un fotogramma di Happy Days…

      Ma la gente a cosa casso pensa quando crede di parlare delle lotte politiche degli anni sessanta e settanta?
      E’ vero che alle prime reazioni delle oligarchie tutto si è dissolto come neve al sole ma oggi mi pare che non stiamo tanto meglio, almeno da quello che si legge…

      • Truman

        La foto l’ho messa io, cercando qualcosa in tono con l’articolo, che non parla delle lotte politiche degli anni 60 e 70, ma della vita quotidiana.

        • Hito

          Niante di male in linea di principio, ragazzi che si divertivano… solo che quella moda prevedeva che fosse figo tutto ciò che veniva prodotto all’estero… e nel caso dell’abbigliamento ciò fa piuttosto ridere :))

        • DesEsseintes

          Ops…pardon…vabbe’ ormai è andata però davvero mi è parsa una scelta molto significativa di come oggi vengono percepiti quegli anni.
          E se permetti erano un po’ diversi…

          • Holodoc

            Gli anni ’80 sono stati aberranti. A differenza del decennio precedente dove c’era stato un forte recupero culturale delle tradizioni italiane (basti pensare alla musica folk), gli anni ’80 ci hanno fatto completamente rinnegare il nostro passato.
            Ci è bastato addentare un panino di Burghy per credere davvero di essere diventati amerregani.
            Ma di americano la nostra società aveva ben poco. Il nostro benessere di allora era figlio della rigidità del mercato del lavoro e dell’assistenzialismo semisocialista creato nei decenni precedenti, e nella struttura patriarcale della famiglia.

            Questo benessere noi lo abbiamo sacrificato assieme ai canti popolari illudendoci che la nostra società potesse adattarsi al modello anglosassone di famiglia mononucleare e alla alta mobilità lavorativa.

            Ma il passo è stato più lungo della gamba… e siamo rimasti in mezzo al guado. Il lavoro è precario come negli USA ma le opportunità non sono decollate, i salari sono rimasti al palo a causa dell’assenza di meritocrazia e non sono stati potenziati a sufficienza gli ammortizzatori sociali.
            Le famiglie sono diventate mononucleari solo per residenza, ma di fatto anche da adulti ognuno è legato, anche formalmente, ai genitori. Infatti in Italia i genitori sono obbligati a mantenere i figli nullatenenti anche oltre la maggiore età, e i figli sono obbligati a mantenere i genitori indigenti, inoltre non è possibile diseredare i figli. Questi obblighi non esistono nei paesi anglosassoni!!!

            L’Europa e l’euro hanno fatto il resto…

          • DesEsseintes

            Sono d’accordo.
            Solo che manca un dettaglio e cioè che i semi degli anni ottanta si trovavano già belli e pronti negli anni sessanta e settanta.

            Come mai?
            Che significa?
            Cosa implica?

            A questo nessuno osa rispondere…

            Leggiti il post di Uomoselvatico.

          • natascia

            Non ti capisco, da un lato valorizzi le nostre diverse radici culturali, e dall’altro sembri rammaricarti perché non siamo ancora diventati anglosassoni. Questa in effetti è la reale situazione italiana. Allentati i legami familiari, non ancor giunti alla solitudine del consumismo americano. Forse la giusta via è ancora nostra.

          • Holodoc

            Ogni nazione ha il suo modo di vivere, non c’è n’è uno migliore. Il problema è stato quello di cercare di trasformare il modello italiano in quello americano.

            Noi italiani abbiamo pensato di poter diventare americani continuando a fare da balie ai nostri figli per tutta la vita, ma gli americani o inglesi non ragionano così. Per loro il ruolo di genitore finisce una volta che il figlio è diventato adulto. il figlio diventa come un fratello, da aiutare e frequentare fino a che si va d’accordo. Questo modello ovviamente funziona solo se ci sono sempre opportunità di lavoro e lo stato ti aiuta a trovare casa e se sei disoccupato.

            In Italia invece il ruolo di genitore non finisce mai, ti resta attaccato a vita. Questo è anche uno dei motivi per cui adesso in Italia non si fanno più figli: è una responsabilità che ti porti addosso per tutta la vita… e senza più la certezza di un tempo che i loro, ormai precari a vita, saranno il tuo bastone della vecchiaia!!!

          • Leo_Pistone

            A questo proposito do la mia interpretazione personale.
            Non faccio figli perché non ho alcuna intenzione di dare altra carne da macello a questo sistema.
            Il bastone della vecchiaia non ce l’hai né in un caso né nell’altro.
            Oggi casomai sono i vecchi, con quel che rimane del loro welfare a fare da bastone per i loro discendenti, vittime di un sistema di sfruttamento da esso tenute in uno stato perennemente adolescenziale, in base alle condizioni imposte di precariato a tempo indeterminato.

          • Leo_Pistone

            Aggiungo un ultimo elemento alla questione del guado: ci stanno obbligando ad accettare stipendi da terzo mondo a costi della vita da paesi occidentali.

            Per conto mio la discussione è gravata da un errore prospettico fondamentale: quello che si ritiene di inquadrare come inizio della fine, ossia i famigerati anni ’80, non erano tali, per il semplice motivo che il meccanismo atto a portarci alla condizione attuale era attivo già da un bel pezzo. Da molto prima di quanto si possa immaginare.
            Quindi il 1 gennaio 1980 si è creduto sia la data in cui è iniziata la ritirata, quando in realtà è stato il momento in cui la battaglia era stata definitivamente perduta.
            E’ andata così perché è stato permesso che il nemico marciasse alla nostra testa: lo vedevamo ma ci siamo voluti illudere che non fosse tale.
            E nel momento in cui ne abbiamo avuto la riprova definitiva, non siamo stati capaci di mettere i rinnegati nelle condizioni di non nuocere ulteriormente.
            Ieri sul blog di Blondet ho letto il commento di uno che sembra bene informato: spiega come gli americani non avevessero problemi a rendere noto il loro pilotaggio delle BR da una loro sede a Lisbona.

  • gix

    Si è vero, era una bella Italia, me la ricordo bene, perché in quegli anni ho fatto tutte quelle cose descritte nell’articolo, ma aveva in se stessa già i propri limiti che l’avrebbero fatalmente portata ad essere spazzata via. Non tanto perché qualcuno ha deciso che dovesse cambiare il sistema economico, certo anche per quello, ma è il mondo intero che cambia, è naturale. Quell’Italia, benché per certi versi sana e operosa, era però profondamente ignorante e conservatrice, quasi del tutto refrattaria al confronto e alla curiosità verso il nuovo. C’era l’inflazione, negli anni 70 fin quasi al 26%, e all’esame di economia politica all’università, l’economista di riferimento era Keynes. Quella sana ignoranza operosa, oggi si è trasformata in ignoranza e basta, grossomodo allo stesso livello di allora, ma senza più operosità e manualità. La responsabilità di tutto quello che accade ora è prima di tutto nostra, non dei turbo-liberisti, poi possiamo discutere sul perché siamo diventati cosi, ma questa è una altra storia, peraltro molto lunga.

  • natascia

    Esistono dei valori assoluti. Non si tratta di nostalgia. Che il sistema finanziario si sia intromesso nella vita di tutti noi è un fatto ineluttabile. La finanza brucia l’imprenditoria reale e di conseguenza tutte le classi speculari e subalterne. La finanza si è presa i media. La finanza si è presa la politica e la ricerca. La finanza con il lavoro e i mezzi produttivi partecipa al capitale. Necessita una sua immediata riclassificazione e solo dopo si parlerà d’altro.

  • stefano passa

    GRANDE…………

  • alfvanred

    Articolo apprezzabile al 100%. Non solo perché in quegli anni si stava decisamente meglio di oggi, o perché eravamo più giovani. In realtà erano gli anni più belli per questo paese in generale. Perché eravamo usciti ( o ne stavamo uscendo) da quel lungo tunnel chiamato anni di piombo; perché c’era la possibilità di lavorare. Perché avevamo tante speranze e sogni e possibilità di vederle realizzate. Questo periodo rappresentava quasi un nuovo “miracolo economico” italiano paragonabile a quello precedente degli anni 60. Peccato esserci fatti abbindolare così.

  • Nicolass

    c’è rimasta solo la possibilità di abbassare la saracinesca sulla nostra vita… prima che ci tolgano anche questa.

  • Hamelin

    Nostalgia canaglia molto bella .
    Articolo bello peccato che il Liberismo non c’entri un fico secco .
    Le colpe che qui vengono attribuite al “cattivo” Liberismo sono sa imputarsi all’ aristocrazia finanziaria internazionale che c’entra ben poco con il liberismo come la notte con il giorno . Mani Pulite , il divorzio tesoro/bankitalia , le privatizzazioni , l’uccisione di molte persone dell’epoca e del silenziamento di molte altre, il successo di Berlusconi con il relativo tradimento di Craxi ( l’ultimo vero statista e patriota italiano ) sono tutte cose volute ed eseguite da un ristretto gruppo di potentati finanziari internazionali . Il Liberismo in Italia non si è mai visto . L’Italia è sempre stata comandata da un oligarchia massonica che si muove dietro il paravento di uno Stato Democratico . Finchè ci fu Craxi per quanto corrotto , l’Italia aveva ancora un briciolo di dignità , libertà e sovranità che ora non ha piu’ ( e ne mai piu’ riavrà ).

    • DesEsseintes

      Infatti non è minimamente liberismo.
      Ma vaglielo a spiegare alla gente…

      E pensa che alcuni un po’ fuori di testa lo chiamano…fascismo…!!!

      Sono comunista ma è ovvio che questa oligarchia non è né liberista né fascista.

      Solo che servono gli slogan di pronto uso sennò la gente si sente perduta.

      PS: Il liberismo me lo dovete far vedere dov’è in una economia retta e controllata interamente da monopoli e in una politica che è diventata proprietà privata di una oligarchia…

      • Antonello S.

        Infatti il liberismo o liberalismo inteso nel senso generale del termine, è un utopia, non esiste, perchè in realtà è lo stesso mercato, per come viene vagheggiato dai teorici di questa ideologia, a non esistere, sostituito dai monopoli di un oligarchia che ha quasi completamente controllato il potere dei regolatori della democrazia, cioè lo Stato.
        Quest’ultimo in verità, dietro il paravento del bene comune, utilizza molti concetti liberisti come l’abbattimento delle barriere alla circolazione di cose, persone e capitali, oltre a lavorare alacremente, un tassello alla volta sulla totale riduzione dei diritti sul lavoro e sulle cosiddette privatizzazioni, comprese quelle dei servizi essenziali.
        Mi sembra che ce ne sia abbastanza per comprendere il lapsus freudiano.

        • DesEsseintes

          Antonello, non c’è nessun lapsus freudiano, c’è una narrativa sballata che impedisce che si formi una reale consapevolezza.

    • marcobaldi

      E dove si sarebbe visto questo mitico (anzi: mitologico) liberismo “vero” all’ opera?
      In America? In Gran Bretagna?
      Li non ci sono le “oligarchie massoniche che si muove dietro il paravento di uno Stato Democratico” ??

      Siete mitici.
      Ricordate certi comunisti proprio di quegli anni ’80:

      Dicevano cose tipo:

      “Il problema in Unione Sovietica? [che stava collassando]
      Non è il comunismo.
      Non è vero comunismo quello. Il problema semmai è che c’è troppo poco comunismo…

      Gli “idealisti” boccaloni sono uno spasso…

      • DesEsseintes

        Anche quelli che non capiscono quello che leggono sono tanto buffi.

        Infatti parlo spesso di ermeneutica e tanti si incazzano…vedi che non è un caso…

        Mi diresti dove ho parlato di “vero liberismo storicamente messo in atto”?

        Non ne ho parlato.

        E quindi Marco…non ti viene in mente che il discorso sia un po’ più complesso di quello che stai credendo ci comprendere tu?

        • marcobaldi

          “Anche quelli che non capiscono quello che leggono sono tanto buffi”.

          Infatti io rispondevo a Hamelin (non a te che evidentemente non capisci cosa leggi…) che sosteneva che “in Italia il liberismo non si è mai visto” perché ci sarebbero i massoni ecc…

          • DesEsseintes

            No tesoro, hai scritto

            “Siete mitici”

            e dato che pure io ho detto qualcosa che riguardava il liberismo inesistente quel plurale mi fa credere che ti riferissi anche a me.
            Se mi dici che non è cosí ci credo ma finché non lo chiarisci quel “siete” resta un “voi che dite che oggi il liberismo non c’è”.
            E infatti non c’è.

          • marcobaldi

            No. Non era riferito a te in quanto tu hai sostenuto -come me- che; sostanzialmente; il “vero” liberismo è un utopia. Se ho ben capito.

          • DesEsseintes

            Oh benissimo, ma me lo dici adesso.
            Se scrivi “siete” in un colloquio a tre è ovvio che io pensi di essere stato coinvolto.
            Tutto a posto.
            Saluti.

          • marcobaldi

            Scusa il colloquio mio era con Hamelin non con te.
            Il “siete” era riferito agli idealisti boccaloni e cialtroni come lui.

        • scimmia

          ottimo spunto per una riflessione.
          siamo nella morte delle ideologie, anzi al loro funerale, ma senza di esse è dura avere speranze per un futuro migliore.

  • gilberto6666

    Io ormai sono anni che dico e penso “aridatece Andreotti”, aggiungendo Craxi, eppure non ho mai votato Dc e Psi, ma neanche ho esultato per Mani Pulite, ovvero l’inizio del declino italiano, mediante colpo di stato strisciante.

  • Echoes

    Facciamo un sunto attuale con didascalia:
    https://lametamela.files.wordpress.com/2015/05/img_2456.jpg

    E se ste benedette “donne” selezionaserro per bene la loro riserva di spermatociti, forse forse… ma forse ha ragione l’articolista (e qui sono ironico per forza): dipende tutto dall’ambiente socio-politico esterno e non da noi…

  • ton1957

    Quando si scrive col cuore la coda e la testa perdono di importanza…..ma non sò, anche dai primi commenti, in quanti si abbia mantenuto la capacità di leggere con il cuore…….molto bello il tuo scritto tutto…..ma il finale è sublime, non perdono e non perdonerò neppure io, hanno ucciso i migliori in assoluto, i più completi in assoluto, mani callose e formazione universitaria acquisita sul campo (non in un’aula)…..quando ho letto mi sono venute le lacrime agli occhi, conosco quel mondo per appartenenza, soffro per la sua fine………era il mio mondo………..ma ho un sentore, quel mondo tornerà in auge, teglieteci le catene, tasse impossibili e torture di equitalia, e noi Italiani si ricomincia con l’artigianato e con la piccola impresa a far grande questo paese……perchè i padroni di noi stessi operai operosi, sono l’essenza stessa di questo paese, all’estero lo sanno e ci temono per questa nostra capacità….in patria parassiti statali e multinazionali, comunisti e neoliberisti…..ci legano le mani.

    • DesEsseintes

      Guarda che leggere con il cuore non vuol dire mica stare ciucchi con la lacrimuccia all’osteria.
      Quelli con le mani callose erano operai e artigiani, hanno fatto tante cose importanti poi però quelli che erano operai una volta raggiunto un livello contrattuale A LIVELLI INAUDITI CHE NON TORNERA’ PIU’ NELLA STORIA hanno deciso che da quel momento erano piccola borghesia, non più classe operaia, e sono diventati dei leccaculo conservatori; quelli che erano artigiani si sono improvvisamente accorti che la classe lavoratrice avanzava mettendo in discussione le rendite di posizione della borghesia medio piccola e si sono precipitati a votare per Thatcher e Reagan cioè per il liberismo (pseudo) che voleva la distruzione del sindacato e del welfare.
      La classe dominante ha ringraziato entrambi e poi si è inkia ppettata prima i lavoratori e adesso i piccoli imprenditori.
      Allora la colpa di chi è?

      • ton1957

        Ma…la tua è una narrativa che a me appare fantasiosa, non sò se frutto della tua esperienza pesonale o se frutto di letture “scientifiche”………..chiedi a me di chi è la colpa…….sinceramente non mi sono mai posto la domanda (anche perchè penso non serva a nulla) vivere nel rancore non aiuta a trovare la soluzione…….resto più concentrato, nel limite delle mie capacità intellettive (molto scarse) a cercare la soluzione…..forse è deformazione professionale, dopo più di trenta anni di impresa, in cui mi sono sempre concentrato sul trovare la soluzione…..forse non riesco più a farne a meno…..la ricerca delle colpe la lascio agli astiosi ed agli schiavi delle ideologie.

        • DesEsseintes

          Mi sembri pieno di livore se arrivi a darmi del rancoroso e schiavo delle ideologie.
          Per il resto abbiamo opinioni diverse e, come giustamente hai notato subito, anche letture molto diverse.

          • ton1957

            Non era esattamente ciò che ho scritto, ma sei libero di leggere ciò che credi……direi che è altro aspetto delle ideologie (anche quella comunista) se non concordi sei pieno di livore……..personalmente non mi sento livoroso ma “laico”

          • DesEsseintes

            Sono libero di leggere quello che tu hai scritto e che hai confermato qui.

            Infatti hai cominciato tu a darmi del “rancoroso, astioso, schiavo delle ideologie” e adesso rigiri la frittata dicendo che è una cosa tipica dei comunisti.

            Sta scritto, l’hai scritto tu quindi è a disposizione di chi legge.

            Non c’è problema, ciao.

    • natascia

      Siamo in due.

  • uomoselvatico70 uomoselvatico7

    io personalmente ricordo con terrore gli anni 70-80.
    In casa mia si viveva in una baracca di lamiera che si arroventava al primo sole e gelava al primo freddo.
    Di notte si tremava dal freddo d’inverno, e si soffocava d’estate.
    Una baracca di lamiera senza bagno e senza acqua corrente, invasa dai topi a dagli scarafaggi, dove lo sport più seguito non era il calcio ma il salto del pranzo o della cena.
    Altro che pizzeria con gli amici!..
    Roba da fantascienza.
    Mi sa che Montanari e parecchi milioni di altri nostalgici di quegli anni dopo aver vissuto scaldalosamente bene fino ad ora , straparlano oggi di “crisi” e di “povertà” , che non solo non vivono nè hanno mai conosciuto, ma non sanno manco di che cosa parlano.
    Che vi succede ragazzi? ….
    Non potete più fare le ferie all’estero 2 volte all’anno, mangiare fuori quasi tutte le sere fino a scoppiare e comprarvi un cellulare nuovo ogni 3×2…?
    Eh sì, lo so!… La vita è dura!….. C’è la crisi che volete farci, ci vuole pazienza….
    Io comunque sto parecchio meglio oggi che nelgi anni 70-80…
    Non mi sveglio più di notte per la fame, non indosso più vestiti usati presi alla caritas, non devo più andare in giro per le macellerie elemosinando gratis gli scarti e gli avanzi da buttare dicendo che erano ” per il cane” anche se non avevamo il cane.

    Si….. Oggi va decisamente meglio che negli anni 70-80.
    Oggi anche se rarissimamente, mi è capitato addirittura per brevi istanti, di sperimentare il lusso supremo, quello anticamente risevato solo ai re, ai papi, e agli imperatori:

    – LA NOIA –

    Alla faccia della crisi.

    • DesEsseintes

      Fantastico…

      Ma tanto mica lo capiscono, vivono nel mondo dei sogni.

      Negli anni del dopoguerra piano piano si è diffuso il benessere a tutte le classi ma quando si è arrivati vicino a quelli che vivevano come te ci si è accorti che non si sarebbe potuto fare nulla senza sovvertire radicalmente l’ordine sociale.
      Allora le oligarchie hanno tirato il freno, la media e piccola borghesia ha seguito l’oligarchia perché ha capito che le conveniva altrimenti perdeva la rendita di posizione e i lavoratori che si erano guadagnati un posto fisso e ultra garantito hanno seguito la media e piccola borghesia pur di mantenere quegli straordinari vantaggi contrattuali (che poi ovviamente hanno perso pochi decenni dopo).

      Il problema è che tutti i sistemi politici continuano a fondarsi su un presupposto nascosto: ci devono essere dei poveracci che facciano da capri espiatori economici e sociali.

      Nessuno ha il coraggio di parlarne e vedi che oggi la media e piccola borghesia insieme al lavoro piagnucolano ricordando quei bei tempi…DOVE IL CAPRO ESPIATORIO ERA UN ALTRO…

      Ma per ammetterlo occorre una generosità che l’omino medio non può nemmeno concepire.

    • Gino2

      Non si tratta di valutare se c” era gente povera o no.si tratta di valutare le possibilità. E negli anni 80 ce n’erano di piu.

    • Antonello S.

      Ehm, vorrei sommessamente ricordare che nessuno discute la qualità del benessere (in termini materiali) raggiunta nei nostri tempi, ma semplicemente il tentativo in atto dagli anni 80, da parte delle oligarchie, di farci lentamente perdere tutto quel sub-strato di diritti e sicurezze faticosamente conquistati, grazie ANCHE alle politiche neo-liberiste.
      Prova a chiedere ad una famiglia con uno o entrambi i coniugi disoccupati come si vive di questi tempi?

  • GioCo

    Ciò che è stato può tornare ad essere anche adesso. Non è Udinì che comanda con le sue “magie” da palcoscenico: siamo noi ad aver concesso quest’ordine di cose e siamo sempre noi a consentire che le cose proseguano indefesse in questa direzione; è l’eftetto combinato in questa società del quieto vivere e la disorganizzazione endemica -insieme- che è sempre stato il nostro punto debole, quando non un punto di forza, quando si esprime in creatività. Certo, se ci si ribella e proprio per la profondità raggiunta nel diasastro del deprimento del bene collettivo, il prezzo da pagare esiste e potrebbe pure essere troppo salato a questo punto. Ma proseguire ha comunque un prezzo ed è comunque più alto. Solo che non sembra così e la disperazione gioca il ruolo cruciale: piuttosto che affrontare il K2 della lotta per la sopravvivenza in un paese dove il senso stesso della socialità è da costruire da zero, ci si aggrappa all’apparenza che “comunque qualcosa accade”, anche senza intervenire. Ma come ripeto spesso, la cosa più incredibile che possa accadere è che non accada niente. Nel senso che ogni cosa prevista e prevedibile, sulle orme segnate di una profezia autoavverante, porterà all’inevitabile, per tramite della sua brava stradina di mattonicini gialli, fino alla fine.

  • il gobbo

    Articolo sublime, mi ha trasportato per un instante indietro nel tempo, nostalgia di una
    giovinezza che non c’è più, grazie per avermi riportato alla mente episodi di un passato
    e che il tempo tende a diluire e a far dimenticare……

  • Tipheus

    Voglio dire anch’io la mia. Articolo bellissimo, anche se non sempre scientifico in senso di scienze sociali, o di politica. Ma chi se ne frega in fondo? l’articolo ci dice qual è la molla che spinge molti quarantenni e cinquantenni di oggi ad essere oppositori del sistema. Ci hanno levato qualcosa, ed è innegabile. E non solo la gioventù o l’adolescenza. Io ricordo molto bene sia gli anni ’70 da bambino, che gli ’80 da ragazzo. Diversi, ma con molti più punti in comune tra loro rispetto ad oggi di quanto non sembri a prima vista.
    E vi devo dire che i cambiamenti mi hanno cambiato. Nasco in famiglia marxista, con una cultura illuminista. Non ho buttato tutto, ma istintivamente sono diventato conservatore, sotto molti aspetti. E’ normale. Mi hanno portato via una vita semplice, con famiglie solide e dotate di una saggezza antica, con molte più certezze, economiche, sociali, morali e culturali. Lo so, il passato non torna, ma il presente fa proprio schifo, e tanto mi basta.
    Una cosa mi chiedo però. Che ne sarà dei nostri figli? Cresciuti nel “migliore dei mondi possibili” non crederanno ai nostri racconti, che prenderanno per nostalgie senili. Ho paura che restino intrappolati nel neoliberismo disumano, non conoscendo altri orizzonti. Certe volte conoscere il passato, infatti, non serve a farlo tornare, ma a capire che ciò che ci circonda non è eterno e immutabile. Ed è già tanto.

  • robespierre

    Semplicemente, purtroppo, si e’ passati dal modus vivendi italiano a quello americano, fomentato dalle algide e stupide teorie del consumo volte anche e soprattutto a beni puramente inutili sull’onda del modus vivendi “a debito” del tutto made in USA, perdendo anche i residui fini basilari della vita e tendendo solo ad ostentare anche beni non di proprieta’, ma solo di possesso. Ora si tende solo ad esibire senza neanche riuscire a dissociarsi dalle tendenze di massa sempre debitamente definite e controllate dai mass media in mano al regime dei consumi. Cosa di fatto ci restera’? Nulla.

  • Ronte

    Gli anni ’80 sanciscono la fine delle grandi lotte e contestazioni (in realtà già compromesse dal ’77). L’avvento ufficializzato del cosiddetto neoliberismo (Reagan-Thatcher), primogenitura nel lontano ’54 con quello che diverrà il gruppo Bilderberg.
    La gioventù dell’articolista appartiene all’inizio del post-moderno, quello che ha determinato lo schifo degli ultimi decenni.

  • Carlo Mancuso

    Il liberismo attuale portato a livello di religione , è quanto di più ingiusto e insensato applicato all’ economia e nella vita sociale tra gli umanoidi.Gente che siede su cumuli di danaro e altri che vivono malamente tra stenti loro e delle loro famiglie. Se pensiamo poi che per tutti arriva il giorno del giudizio e che in quei siti il nostro denaro non ha corso , si ha l’evidenza dell’insensatezza di tale sistema immondo.Anche considerando il puro lato economico , troveremo che la dottrina è anche dannosa al sistema poichè eliminando dai consumi buona parte della popolazione non si creeranno certamente le basi per futuri sviluppi ma peggio , non riusciremo neanche a mantenere i livelli attuali ed è ciò che sta accedendo. Insomma un inno all’egoismo predicato da diversi saccenti al servizio di pochi .

    • Licia

      Il giorno del giudizio l’hanno inventato per tener calmi i peones che guardano al futuro ed il liberismo per tenerli impegnati a come far campare se ed i figli nel presente per tutto il resto c’e’ la tv/feisbuk e la pornografia

  • CitizenFour

    Ch€mio€conomia dell’€uro (se non si fosse capito) 😉

    Cit. [riferimenti a coda]

    <>

    Fonte: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1778

  • gianni

    la situazione italiana di oggi eì la conseguenza delle scelte fatte 50-60 anni fa’

  • Sitka

    Tutto vero e assolutamente condivisibile in superfice. Ciononostante provo sempre un po di tenerezza per i nostalgici degli anni 80. Perchè io in quegli anni ci sono nato e vedevo ragazzi nel fiore degli anni devastarsi e morire a grappoli con l’eroina…bei tempi si dice? Ma i “piccoli imprenditori” è vero, ben distanti dai commenda industriale, sebbene di natura diversa sono quelli che ai commenda alla fine volevano imitarli…di cosa stiamo parlando? Sono gli stessi che hanno delocalizzato, appena hanno potuto, non tutti, per carità, ma non raccontiamoci favole. Dopo è arrivato il liberismo anglofono, ma il terreno glielo hanno spianato in quegli anni eh…Certo, era ancora avvertibile una verità antica, autentica, e questo articolo mi è piaciuto per questo, perchè la coglie. Ma la visione storica va allargata, se vogliamo imparare dal passato, e non semplicemente piangerci addosso.

  • Invisible man

    Ho dimenticato qualcosa? Si! Le celebrazioni delle vittime dell’Olocausto un giorno si e l’altro pure…

  • scimmia

    Negli anni 80 regnava sovrano l’ottimismo, motore di tante energie. Giustamente o illusoriamente era forse l’elemento trainante.
    La disillusione di chi ha vissuto quegli anni non può che essere fortissima.

  • volin

    Completamente confusi e ripiegati, l’estensore, chi plaude e chi l’ha selezionato. Sveglia! Si trattava esattamente dei prodromi dell’inferno in cui vi trascinate.

  • robertoz

    Condivido in pieno quello che ha scritto l’autore, da 60enne quale sono, quand’ero giovane nessuno rimaneva indietro, se uno aveva voglia di studiare , studiava, se uno non ne aveva voglia ed andava a lavorare, lo faceva e spesso e volentieri si metteva in proprio, i problemi magari sono arrivati con in figli, è successo, magari con laurea in tasca, con risultati fallimentari… molto spesso. Con questo non voglio dire che sia colpa dei figli, è il mercato che è cambiato. Quelli che mi vengono a parlare di innovazione e ricerca non hanno capito una cosa: è impossibile competere con la manodopera asiatica dove lavorano 20 ore al giorno , 7 giorni su 7, dove non esiste di fatto la proprietà intellettuale, dove tutti copiano tutti. E da noi continuano a mettere in continazione obblighi e normative spesso strampalate. L’ambiente deve essere rispettato e poi ci arrivano nuvole super inquinate dalla Cina (Chernobyl ne è un esempio di cosa vuol dire la meteoroligia, non ci sono muri che dividono le nazioni). Una cosa vorrei prendessero in considerazione i più giovani, che ora cercherò di spiegare.
    Circa vent’anni fa, i rappresentanti di commercio, quelli che macinavano kilometri e fatturato, succedeva che si lamentassero, che le cosa andavano più o meno bene, che la crisi sarebbe passata (cosa che invece non è successo) , ecc.. Poi arrivarono i rappresentanti più giovani, più o meno tutti sembravano soddisfatti, erano soddisfatti perché lavoravano, avevano le auto nuove, che ovviamente erano di classe inferiore rispetto ai loro colleghi che li avevano preceduti. Ma non si rendevano conto e non si rendono conto, che alla fine della fiera in tasca non gli rimane niente, complice anche il fisco che dagli studi di settore pretende di più di quello che guadagnano.
    Forse l’aneddot più calzante è quello della rana che inizialmente si trova bene nell’acqua tiepida, poi però quando si accorge che la faccenda è pericolosa non ce la fa più a saltar fuori.

  • SanPap

    Blondet – La beata superclasse mondiale. Un identikit (I e II)

    …. è stato già notato, è la “rivoluzione del 68” ad aver congiunto il neo-capitalismo alla “sinistra” libertaria ed edonista. Gli slogan sessantottini, “Vietato vietare”, “Godere Operaio”, “Dopo Marx, Aprile”, “Chiediamo l’impossibile, Vogliamo Tutto” erano indicativi di questa alleanza. Hanno aperto al “consumare senza limiti” grazie al credito e alla pubblicità totale, ma soprattutto grazie alla metodica cancellazione degli ostacoli culturali al dominio del denaro – la famiglia, il risparmio, la frugalità come valore, lo spirito di sacrificio per la nazione, le “virtù” cristiane e quelle borghesi – variamente bollate come: clerico-fasciste, reazionarie, maschiliste, eccetera. L’estrema sinistra utile idiota dell’oligarchia, per questo compito è stata compensata: ma ovviamente solo nei suoi capi. Paolo Mieli, Giuliano Ferrara, Gentiloni, la Boldrini sono stati ammessi nella superclasse mondializzata (molti di loro lo erano per diritto, come figli di papà) in qualità di maggiordomi di lusso del Sistema, direttori di media, cooptati agli alti livelli transnazionali (UE, ONU, ONG) .

    Ci hanno avvelenati di menzogne e ce le siamo bevute tutte: giravamo l’interruttore della corrente elettrica e appariva la luce, e questo per sempre; aprivamo il frigorifero ed era pieno di ogni ben di Dio, e questo per sempre; ci si ammalava e arrivavano le medicine gratis, e questo per sempre; la vecchiaia era assicurata da pensioni integrate dagli interessi dei BOT, e questo per sempre; ma il per sempre era una menzogna,

  • Filippo Gregoretti

    Splendido, grazie

  • Savoia Marchetti

    E i videogiochi che andavano a 100, 200 o 500 lire, anche. Le sfide con gli amici al bar. I flipper. I cosi in cui mettevi la moneta e suonavano il disco (che nemmeno mi ricordo come si chiamavano). E i motorini truccati e le autoradio, e niente casco, tanto meno quello da 1000 grammi che danno adesso come obbligatorio perché se hai quello vecchio da 600 ti sequestrano il motorino.

    Se invece sei uno zingaro (adesso non si può dire, bisogna dire ‘Rom’ sennò è razzismo) invece, puoi anche andare in 3 sul motorino e nessuno ti dice niente. Ma questi sono gli ulitmi scampoli della libertà anni ’80.