Chip e ricambi, in Russia arriva di tutto: dove sono finiti quelli che indicavano la mancanza di offerta come causa dell’inflazione?!

Il Fondo Monetario Internazionale fa marcia indietro sull'economia di Mosca e ne attesta la ripresa. Nonostante le sanzioni, nel paese arriva tutto quanto necessita. Questo conferma che addebitare alla scarsità di offerta l'attuale fenomeno inflattivo è l'ennesima frode che viene propinata al popolo italiano.

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di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Mentre il Fondo Monetario Internazionale (FMI) è costretto a rivedere le stime di crescita dell’economia russa, certificandone la ripresa; nel paese, fortemente sanzionato chip, ricambi e prodotti di ogni genere, arrivano in abbondanza.

Fedeli partners come Cina, India, Turchia ed ex repubbliche sovietiche aiutano l’orso russo ad aggirare il blocco occidentale delle merci. A darcene conferma non è il “Corriere dei Piccoli”, bensì il quotidiano nazionale da sempre filo-euro, La Repubblica. [1]

Quante volte in questi mesi di prezzi fuori controllo, abbiamo ascoltato a giustificazione del fenomeno inflattivo in corso, la famosa scusa, ripetuta a memoria anche dall’uomo della strada, le cui cause sarebbero dovute alla mancanza di offerta, in conseguenza dei famosi blocchi delle catene produttive messi in atto durante la pandemia?

Evidentemente qualcuno ha ricominciato a produrre e se, chi produce, invia i propri prodotti ad un paese sanzionato e bombardato da tutto l’Occidente, anziché alla grande e democratica Europa dell’euro, evidentemente una ragione esiste.

La ragione che da sempre anima chi produce e vende, ad inviare i propri prodotti è una e soltanto una: avere degli ordini!

E’ logico, quanto evidente che dalla Russia arrivano gli ordini, mentre dal continente europeo è la domanda ad essere latente. Le aziende che sono nella condizione di ordinare per poi trasformare e vendere sono sempre meno. Questo, come sappiamo è dovuto al semplice fatto che a livello macroeconomico e generalizzato in Europa i consumatori finali sono sempre più costretti ad eccessive rinunce nel soddisfare i propri bisogni, in conseguenza delle “folli” politiche di austerity messe in atto dai governi e che hanno tolto capacità di spesa dalle loro tasche.

Quindi, chi sostiene ancora che la salita dei prezzi sia dovuta ad una mancanza di offerta, vi sta prendendo letteralmente in giro. I prodotti ci sono, quello che manca, sono invece i soldi per acquistarli; mancano sia alle aziende italiane per procurarseli e procedere alla loro vendita o trasformazione sul territorio, sia agli italiani per consumarli.

Una mancanza di soldi che come sappiamo è dovuta ad una precisa volontà politica di farli mancare e niente più!

Chi pensa e crede a questa novella, dovrebbe almeno rispondere, in modo sensato, a questa domanda: quelle 6 famiglie su 10 che in Italia, oggi, non arrivano a fine mese e che sono costrette a rinunce di ogni genere di beni e servizi anche di prima necessità, se avessero sui loro conti 1.000 euro in più al mese, non troverebbero cosa acquistare?

Suvvia cerchiamo di essere seri, e smettiamola di infondere e credere a queste novelle. La gente non compra perché non ha soldi ed è piena di debiti, con stipendi da fame per i lavoratori dipendenti ed una pressione fiscale che va oltre il 60% per le piccole e medie aziende che ne mina la redditività. Quelle grandi, di aziende, al contrario sappiamo bene che non pagano le tasse in Italia, ma usufruiscono dei benefici del fisco olandese per poi andare a spendere altrove tutto quello che rimane loro in tasca.

Come si fa a non comprendere che la principale causa del fenomeno inflattivo è stata la delinquenziale speculazione sull’energia messa in atto proprio dei poteri europei attraverso il loro braccio armato della finanza? Aziende costrette ad aumentare i prezzi dopo che si sono viste elevare i loro costi per energia come mai in passato, per poi ritrovarsi buona parte della produzione invenduta giacente nei loro magazzini.

Una tassazione surrettizia che ha avuto solo lo scopo di trasferire fatturato e profitti colossali nelle mani delle compagnie energetiche lasciando dietro di sé fallimenti senza fine ed un popolo costretto a rinunciare perfino a curarsi per pagare le bollette.

E quando parlo di “tassazione surrettizia”, lo faccio a ragion veduta, poiché l’aumento del costo dell’energia per le aziende ha lo stesso effetto di un aumento della pressione fiscale. Quello che è avvenuto con l’energia, rappresenta in tutto e per tutto, una misura di politica fiscale messa in atto dal governo a vantaggio di chi opera nel settore energetico, che per di più già gode dell’impareggiabile vantaggio del monopolio, in quello che è un settore vitale per il sistema economico.

Sarebbe stato sufficiente un semplice intervento del nostro governo per riequilibrare il tutto. Ed invece niente, diritti come sempre a difendere gli interessi dei loro burattinai, rappresentati in questo caso dalle compagnie energetiche con ENI in testa, che per di più come già detto e riportato anche nel passato recente, non si fa nessuna remora a dichiarare i propri redditi in Olanda.[2]

Ed eccoci qua, nonostante le dichiarazioni di numerosi esponenti politici italiani, convinti che sanzionare Mosca avrebbe portato il Cremlino al collasso, il World Economic Outlook dell’FMI le ha di fatto smentite, tutte o in gran parte.

Numerose le affermazioni fin qui confutate. Si va da quelle dell’ormai ex segretario del Partito Democratico Enrico Letta alle parole dell’ex premier Mario Draghi. Senza dimenticare le analisi di esperti, giornalisti e pure le recenti frasi dell’attuale premier Giorgia Meloni.

Stiamo parlando di tutti coloro che da un anno stanno sostenendo con le parole, i fatti e l’anima, il massiccio invio di armi sul fronte di guerra ucraino.

“Le sanzioni sono le più dure mai comminate e in qualche giorno porteranno al collasso l’economia russa, che finirà in ginocchio. Gli effetti stanno già arrivando”, dichiarava Letta lo scorso 5 marzo nel corso di una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera. “Le sanzioni decise sono veramente devastanti”, proseguiva l’alto esponente dem. [3]

Draghi, invece, ha definito le sanzioni contro Mosca “un successo completo che non penalizza l’Italia”. Per l’allora premier l’insieme delle sanzioni varate sarebbe andato avanti “per molto molto tempo” e avrebbe avuto “l’impatto massimo sull’economia russa da questa estate in poi”. Era il 5 giugno. Ad oggi la Federazione Russa continua a portare avanti la guerra in Ucraina senza fermarsi. [3-ibidem]

In tempi più recenti, il 6 settembre, Meloni ha replicato ad un dubbioso Matteo Salvini. “Salvini dice che le sanzioni non stanno dando effetti sull’economia russa. A me non risulta. Io sono sempre stata favorevole alle sanzioni, sono lo strumento più efficace che abbiamo”, dichiarava il premier. Tutti uniti e compatti nel sanzionare la Russia, dunque. Ma gli effetti reali? Esistono varie analisi in merito. [3-ibidem]

L’FMI ha scritto che la produzione russa crescerà dello 0,3% quest’anno e del 2,1% l’anno prossimo, sfidando le precedenti previsioni ed eclissando la performance dell’economia britannica, che nel 2023 dovrebbe contrarsi dello 0,6%. Il piano coordinato da Stati Uniti ed Europa per limitare il prezzo delle esportazioni di petrolio russo a 60 dollari al barile non dovrebbe ridurre sostanzialmente le entrate energetiche di Mosca.

“All’attuale livello del prezzo del petrolio del Gruppo dei 7, i volumi delle esportazioni di greggio russo non dovrebbero essere influenzati in modo significativo, con il commercio russo che continua a essere reindirizzato dai paesi sanzionatori a quelli non sanzionatori”, ha sottolineato il FMI.

Certo, la Russia ha subito un inevitabile contraccolpo dalle sanzioni occidentali. Ma non così fragoroso come si sarebbero aspettati Washington e Bruxelles. Il New York Times ha fatto presente che le vendite di beni, tra cui telefoni cellulari, lavatrici, chip per computer e altri prodotti, sono aumentate tra i vicini e gli alleati della Russia.

Insomma, ad un anno dallo scoppio della guerra, l’economia russa non è ancora collassata ed il rublo ha recuperato tutte le sue posizioni sul dollaro e persino apprezzandosi sull’euro.

Chi invece sta collassando è l’Europa della grande moneta euro, dove la bilancia commerciale comune è in terreno negativo ormai da più di un anno e chi conosce un minimo il funzionamento della contabilità di uno Stato – questo tipo di Europa adoratrice del dogma del pareggio di bilancio – sa benissimo che non potrà sopravvivere a lungo senza l’afflusso finanziario proveniente dalle esportazioni.

Intanto mentre gli italiani sono costretti a rateizzare le bollette, il governo Meloni con in testa il ministro della difesa Crosetto, pensa solo a come aumentare l’invio di armi sul fronte di guerra, con la scusa di liberare il popolo ucraino dalla morsa di Putin.

Ma noi, popolo italiano, chi ci libererà da questa gente che governa da 30 anni, portandoci alla fame!?

di Megas Alexandros

Fonte: Chip e ricambi in Russia arriva tutto: dove sono tutti coloro che indicavano la mancanza di offerta come causa dell’inflazione?! – Megas Alexandros

Note:

[1] Chip e ricambi, in Russia arriva di tutto. Adesso le sanzioni non mordono più – la Repubblica

[2] Incredibile! Lo Stato italiano paga le tasse in Olanda….. – Megas Alexandros

[3] Le stime sulle sanzioni alla Russia erano sballate. La conferma dell’FMI (true-news.it)

 

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