Il 21 luglio 2021 entrava in carica come presidente del Perù Pedro Castillo. Un parlamento, quello a guida Castillo, che già dai primi mesi si è rivelato non proprio saldo, sono stati cambiati numerosi ministri e nel corso del mandato le sue stesse radici politiche di sinistra, marxiste, hanno via via trovato espressione nella relazione con esponenti della politica internazionale solitamente criticati dall’ala del progressismo globale, per intenderci.
La neoeletta presidente del consiglio Betssy Chavez insieme a cinque ministri hanno dichiarato le proprie dimissioni immediate, allo stesso modo del capo dell’esercito ed alcuni ambasciatori. Infine per ultimo anche il comando delle forze armate e la polizia hanno espresso il loro sostegno alla decisione di destituire il Presidente Castillo attraverso un comunicato. Questa corsa alle dimissioni non ha avuto altri effetti che la velocizzazione delle procedure, su 130 membri, 101 hanno votato per la destituzione.
Il giorno 7 dicembre 2022 Pedro Castillo è stato destituito dal Congresso che in Perù è composto da una sola camera e poi arrestato nella sede della prefettura di Lima, dove si era rifugiato insieme all’ex primo ministro Anibal Torres. La vicepresidente Dina Boluarte, nel suo primo discorso ufficiale da Presidente ha tenuto a precisare che la prima misura sarà di “affrontare la corruzione in tutte le sue forme”, complimentandosi per l’operato delle forze dell’ordine.
Castillo era in attesa di un terzo tentativo di impeachment e questo fa supporre a qualche giornalista che il colpo di stato sia in realtà un autogol premeditato per “salvare il salvabile”.
Le accuse sono di “presunti reati contro i poteri dello Stato e l’ordine costituzionale”, “ribellione” ai danni dello Stato. Castillo "verrà indagato per il presunto reato di associazione per delinquere, ai sensi dell'articolo 349 della suddetta disposizione di legge”. Presumono volesse sciogliere il parlamento.
L’UE è d’accordo con “la soluzione politica, democratica e pacifica adottata dalle istituzioni del Perù”, ma allo stesso tempo il Messico offre asilo politico a Pedro Castillo e dall’Honduras arriva un comunicato direttamente dalla Segreteria del Ministero delle relazioni estere e cooperazione internazionale che non sembra affatto d’accordo con le posizione dell’Unione Europea
“La Segreteria di Relazioni Estere e Cooperazione Internazionale della Repubblica di Honduras, al popolo onduregno e alla comunità internazionale comunica: la sua energica condanna al colpo di Stato accaduto in Perù, risultato di una serie di eventi volti ad erodere la democrazia e la volontà sovrana del popolo rappresentato dal Presidente Pedro Castillo, per il quale si esige il rispetto della sua integrità fisica e dei diritti umani.“

BrunoWald 12 dicembre 2022
Il Perú potrebbe essere una potenza regionale, grazie alla sua posizione strategica e alle immense risorse di cui dispone. Invece è un narco-stato straccione, saccheggiato dalla cricca globalista ed oppresso da una delle più nefaste oligarchie latino-americane.
Il sistema è marcio fino al midollo. Ma se la destra è il referente di mafie criminali che impongono la legge della giungla a una popolazione che presenta i più alti livelli emisferici di analfabetismo, delinquenza e denutrizione, la sinistra è incapace di offrire un’alternativa credibile, composta com’è da mediocri demagoghi e opportunisti privi della mínima prospettiva strategica.
Il presidente appena deposto, Pedro Castillo, accusato di voler instaurare una “dittatura comunista”, è in realtà una totale nullità: l’anno scorso fu candidato alle presidenziali come uomo di paglia da un partitino di sinistra che passò miracolosamente al secondo turno, e vinse malgrado l'imponente controcampagna dei media oligarchici perché l'alternativa era la figlia dell'ex-dittatore Alberto Fujimori, che a suo tempo consegnò il paese al liberismo selvaggio e al narcotraffico.
L'oligarchia limegna disprezza la popolazione autoctona e odia Castillo perché è un maestro di campagna di ceppo contadino: un poveraccio che ha osato mettere le mani in quello che considerano il proprio esclusivo territorio di caccia, privandoli della greppia milionaria dei loschi affari con gli apparati dello stato. Bisognava dare una lezione e ristabilire l’ordine: compito facilitato dalla dabbenaggine dello stesso Castillo e di coloro che l’hanno manipolato sin qui.
oriundo2006 12 dicembre 2022
Grazie per il gettare un poco di luce su avvenimenti difficilmente comprensibili qui in Europa. Ciò nonostante, molti dubbi rimangono sopratutto sulla reazione delle masse contadine e metropolitane come sulla eventuale 'pronunciamento' dell' esercito: uno scenario analogo al Brasile, a ben vedere...e non è detto che entrambe le situazioni non abbiano punti in comune per ora 'coperti'. A parte ciò, mi pare una terribile riedizione del lascito della 'Conquista': paesi virtualmente capaci di ricchezza diffusa, sopraffatti dall' occidente egemonico da secoli ( oggi prigionieri della contrapposizione falsa dx vs sx ) ed incapaci di innovare culturalmente con un proprio cammino, la politica e la società loro. Che significato può avere in quel contesto di legioni di miserabili alla Victor Hugo, di banditi spietati, di saccheggio delle risorse, di masse ignorantissime, l'appello al 'diritto' ed alla 'democrazia' ?
Non sono mai stato in Perù. Vedrò quando mi sarà possibile di farlo e vi riferirò il mio POV...!
jeints 12 dicembre 2022
Vivo da 15 anni in Perù e confermo la tua analisi. Personalmente sto facendo le valigie, quando mi ci trasferii era un paese di opportunità, oggi è tornato a quello degli anni 80.
BrunoWald 12 dicembre 2022
L'Italia e il Perú hanno una cosa in comune: sono stati una creatura degli inglesi fin dalla loro creazione come stati formalmente indipendenti.
Nel 1968 il generale Juan Velasco fece un colpo di stato nazionalista, per poi espellere le compagnie petrolifere straniere e cercare di implementare un autentico progetto nazionale - l'unico in duecento anni di vita repubblicana - elaborato negli anni precedenti da un think tank che riuniva le migliori menti del paese: si voleva smettere di esportare materie prime a buon prezzo per trasformare il Perú in una potenza industriale, militare, scientifica e culturale, creando una vasta classe media identificata con la nazione. Velasco liberò anche i contadini dalla schiavitù della gleba, di fatto ponendo fine al feudalesimo in pieno XX secolo.
Il paese non era preparato ai cambiamenti, e le resistenze furono intense: nel 1975 fu deposto da militari reazionari e tutto tornò alla normalità. Poi ci fu la sanguinosa guerra civile di Sendero Luminoso, e nel 1992 un ulteriore colpo di stato instaurò il neoliberismo che governa tuttora.
Detto in estrema sintesi...
oriundo2006 12 dicembre 2022
Salve, è una regressione che oramai traversa tutti gli stati dell’ idra occidentalista. Non vedo molte alternative…
Martin 14 dicembre 2022
Ho conosciuto bene quel Paese e mi e' sembrato 3 mondi non comunicanti: la capitale e la costa, la fascia andina e la selva amazzonica. Tre mondi totalmente diversi e dis-integrati.