Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
Nello scorso mese il Venezuela è stato colpito da una calamità naturale senza precedenti: una doppia scossa di terremoto (7.2 e 7.5) in grado di provocare più di cinquemila decessi e quasi ventimila feriti.
Gli unici che vogliono politicizzare un disastro di questa portata sono coloro che accusano il chavismo di aver provocato il sisma.
Gli oppositori, finanziati dagli Stati Uniti, hanno iniziato una mobilitazione internazionale per la loro sete di potere e per cercare di far ritornare il territorio sudamericano all’epoca storica prerivoluzionaria.
Da quando Maduro è stato delegittimato con l’operazione internazionale illegale, finalizzata alla lotta al traffico dei narcos, Caracas ha ripreso la direzione di un governo coloniale, presieduto da Delcy Rodriguez (traditrice di Chavez e dello stesso Maduro), la quale ha iniziato a svendere le risorse primarie e il patrimonio venezuelano (economico e non).
Dopo la caduta del Presidente, lei è stata mantenuta da Trump grazie al compromesso raggiunto in materia di concessioni. La “talpa del dollaro”, nonché ex vice di Maduro, ha sancito una riforma di totale privatizzazione dei mezzi di produzione più importanti del Paese. Con le nuove leggi, lo Stato consente alle multinazionali e alle società miste di poter investire - grazie a incentivi fiscali per le Big Oil - e detenere il controllo totale sull’esplorazione e sul commercio del petrolio.
In questo modo, il governo detiene la “proprietà” del sottosuolo, ma di fatto ha ceduto alle organizzazioni private capitaliste la gestione e i profitti derivati dalla produzione.
Per via di questa nuova partnership internazionale, Donald Trump ha alleggerito, seppur minimamente, le sanzioni che ancora oggi continuano a strangolare il Venezuela.
Inoltre, il tradimento supremo è avvenuto con l’apertura al Fondo Monetario Internazionale, cioè quell'organismo che - anche a detta di Stiglitz - ha svuotato l’America Latina con le misure d’austerità (a discapito dei vari stati sociali) imposte soprattutto sul finire degli anni ‘80 e negli anni ‘90 del Novecento.
Nel 1989, proprio in Venezuela si verificarono degli scontri (il Caracazo) causati dalle strette economiche che l’allora Presidente Carlos Andres Perez decise di attuare seguendo le “formule” targate FMI.
La sottomissione della Rodriguez è ben visibile anche con la Corona inglese, poiché ella è intenzionata a riaprire la tratta dei lingotti con la Banca d’Inghilterra. Questa è una controversia economico-legale, concernente le trentuno tonnellate che la Monarchia ha trattenuto in modo illecito con deposito nell’ente bancario di Londra.
La guida di Caracas, per “scopi umanitari” ha chiesto formalmente, tramite una lettera inviata a Re Carlo, di sbloccare immediatamente l’oro detenuto dagli inglesi. Peccato che il pregare una monarchia colonialista testimonia il contrario di ciò che si vuol fare apparire, in quanto è una resa incondizionata per tutta la nazione.
A render il tutto ancora più umiliante è la cooperazione intavolata con l’IDF, concludendo così la ventennale tensione diplomatica. Gli israeliani hanno mappato più di 1.300 edifici per capire quali abbattere e quali ristrutturare.
Mentre Chavez e Maduro stringevano con indipendenza politica alcune relazioni con l’Iran e riconoscevano la Palestina, la filo-USA Rodriguez ribalta totalmente la linea dettata dall’anti imperialismo e antisionismo.
Lenin diceva che l’imperialismo è la fase suprema del capitalismo. Il Venezuela è la prova provata di questa teoria.
Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
21.07.2026
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