Autonomia Differenziata: L'altro modo per dire "secessione"

autonomia differenziata

Autonomia differenziata e presidenzialismo, sono queste alcune delle parole d'ordine che il nuovo Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha pronunciato nel suo discorso alla Camera dei Deputati il giorno in cui ha ottenuto la fiducia. Con questo governo potrebbe iniziare quindi in Italia una nuova stagione di modifiche alla struttura ossea del nostro Paese che, più che in passato, rischia di trasformarlo completamente, pervenendo finalmente a quella frammentazione tanto auspicata da chi applica la strategia del divide et impera.

Dopo anni di propaganda secessionista da parte di alcune regioni mai tradotta, finora, in atti politici e azioni giuridiche conseguenti, ora l'obiettivo è a un tiro di schioppo. La maggioranza di centrodestra, supportata dal così detto Terzo Polo, può dare il via a quel processo che potrebbe portare la nostra Repubblica - unica e indivisibile come recita l'articolo 5 della Costituzione - a diventare una mera somma di Regioni/Stato con la competenze esclusive in tantissime materie, con poche e residuali lasciate all'autorità centrale.

Un'autorità, quest'ultima, che presto potrebbe non essere più identificabile con le figure a noi oggi conosciute, ma nuova; più autoritaria nei poteri del Presidente del Consiglio e meno super partes e garante del Presidente della Repubblica. L'altra faccia della medaglia è infatti una riforma in chiave presidenzialista, strutturata sul modello americano come dalla stessa Meloni affermato, che viaggerà di pari passo al processo di autonomia differenziata sponsorizzato da Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna (Lega e PD).

Per affrontare questo tema abbiamo deciso di ospitare sul nostro blog una serie di articoli a cura di una docente di Napoli, membro del Comitato Nazionale Contro ogni Autonomia Differenziata.

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Marcella Raiola per comedonchisciotte.org

Quando, alla fine degli anni ’80, l’ “ideologo” del nascente leghismo Gianfranco Miglio demoliva pubblicamente, con volgare riduzionismo e violento disprezzo per una tradizione culturale secolare, l’archetipo occidentale dell’ingegnosità, dell’inesausta ricerca e della conoscenza libera, sostenendo che l’eroe omerico Ulisse null’altro rappresentava se non la proiezione mitica del lestofante mediterraneo abituato a vivere di espedienti, rapine e parassitaggio, il mondo della politica e quello accademico lo ignorarono snobisticamente, ovvero derubricarono la sua inaccettabile torsione valoriale a mero “folklore”.

Fu un gravissimo errore, sociologico e politico, perché la costruzione di un nemico cui imputare ogni disfunzione e su cui scaricare le responsabilità delle crisi di sistema è una consolidata strategia posta in essere da chi ha interesse a speculare sull’odio sociale o a stornare da sé fondate accuse. Proprio gli anni di permanente e speciosa “emergenza” che stiamo vivendo, del resto, anni in cui sono stati esposti al ludibrio di un’opinione pubblica terrorizzata e disorientata prima gli spregevoli “disertori” della guerra al Covid - i cosiddetti “no-vax” -, e poi i disertori della guerra in Ucraina - quei “filoputiniani” di cui è stata persino pubblicata un’incredibile lista di proscrizione -, ne offrono un’ampia ed amarissima conferma.

Nel giro di un paio di lustri, la Lega di Umberto Bossi riuscì ad ottenere enorme consenso, facendo leva sull’assunto, storicamente ed economicamente falso, della dolosa spoliazione del Nord laborioso e produttivo da parte di un Sud accattone e infingardo, avvezzo all’assistenzialismo di Stato. L’autonomia del Nord iniziò ad essere profilata e pretesa con violenza verbale inusitata e, dopo l’ingresso della Lega in Parlamento, anche con il ricatto istituzionale. Le grottesche cerimonie alla sorgente del Po, il vilipendio alle cariche di Stato e agli organi costituzionali, le minacce reiterate di secessione armata non suscitarono alcuna energica reazione, ma solo moniti e richiami a una legalità costituzionale di cui la stessa esistenza di un partito statutariamente eversivo denunciava l’incipiente dissoluzione.

Nonostante l’inchiesta “Mani pulite” avesse provocato un vero terremoto, scardinando assetti e accordi di potere pluridecennali ed avesse quindi mostrato al paese l’attitudine e abitudine dell’imprenditoria corrotta del Nord al compromesso e allo scambio di favori, la Lega non smise di invocare almeno un federalismo “su basi socio-economiche, tra territori omogenei”[1].

L’istanza separatista, connotata in senso puramente economicistico e fiscale, era contrabbandata come rivendicazione di “autodeterminazione” del fantomatico popolo della Padania, un’entità storicamente ridicola, culturalmente e geopoliticamente inesistente, che la debolezza dei vecchi partiti, travolti dalla magistratura inquirente, non consentì di neutralizzare. Questi partiti, anzi, scelsero la via della cooptazione e della concertazione, a fini elettoralistici.

Fu così che si giunse, tra il 1998 e il 2000, alla modifica del Titolo V della Costituzione ad opera della Commissione Bicamerale per le riforme presieduta da Massimo D’Alema. Il maldestro intervento testuale e giuridico sul Titolo, tanto ambiguo quanto rovinoso, ha consentito ai presidenti delle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia di avanzare quelle richieste di autonomia “differenziata” che rischiano, oggi, di mettere fine alla Repubblica “una e indivisibile” (art. 5 Cost.), nonché di determinare sperequazioni immani e disastrose tra territori dello stesso Stato, che ne risulterebbe balcanizzato in modo irreversibile.

Il centrosinistra, dunque, all’inizio del millennio, ha irresponsabilmente aperto una falla nella già fragile diga di contenimento del malcontento cavalcato per anni dalla Lega, allo scopo di strapparle voti e di riconquistare ampie fasce di lavoratori disgustati dalla sua interessata ed inesorabile adesione al verbo neoliberista, nonché minacciati da una crisi speculativa che falcidiava anche le piccole e medie imprese, in un processo di concentrazione dei capitali che ha assunto oggi, dopo la pandemia, proporzioni gigantesche.

I lavori della Bicamerale, inoltre, rappresentarono uno spartiacque anche a livello procedurale, come esaustivamente spiega, in un saggio che ricostruisce le tappe e i moventi del regionalismo differenziato, Massimo Villone, professore emerito di Diritto Costituzionale della Federico II di Napoli, che scrive:

“Si abbandona la prassi sempre osservata di riforme costituzionali ampiamente condivise, per l’irraggiungibile miraggio – svanito poi nelle urne – di recuperare il Nord nel voto ... E si inaugura la infausta stagione delle riforme a colpi di maggioranza, e nell’interesse di una maggioranza. La riforma si spinge molto avanti nel ridefinire il rapporto tra lo Stato e le Regioni. Allo Stato rimane una potestà legislativa esclusiva in un elenco non amplissimo di materie, mentre la potestà legislativa concorrente si gonfia a dismisura, e si crea una nuova categoria di potestà legislativa regionale residuale ed esclusiva. Si cancella il concetto di interesse nazionale, inviso ai regionalisti dell’epoca. Si cancellano i controlli preventivi sugli atti di regioni ed enti locali. Si prevedono livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali affidati alla potestà legislativa esclusiva dello Stato, con ciò implicitamente introducendo in Costituzione il concetto di una diversità costituzionalmente compatibile per quel che essenziale non è ed è pertanto rimesso alla legge di ciascuna regione” [2].

Gli scandali che hanno travolto successivamente la Lega, dimostrando la sua vischiosità e la sua ampia disponibilità alla collusione con quella “Roma ladrona” tanto aggredita nei roboanti comizi quanto ossequiata e imitata nella spartizione di poltrone e prebende, hanno ritardato ma non annichilito i furori secessionisti, che hanno trovato nuovi leaders campioni di antimeridionalismo e xenofobia, come Salvini, e forme segrete, ma non meno predaci e distruttive di affermazione.

L’attributo “segrete”, in questo caso, è da accogliersi in senso letterale, perché le “pre-intese” sull’autonomia differenziata siglate con la ministra leghista Erika Stefani, al termine della XVII Legislatura (Governo Gentiloni), da Zaia (Lega), Fontana (Lega) e Bonaccini (PD), rispettivamente “governatori” delle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia, sono state sottoscritte senza alcun coinvolgimento non solo della popolazione, ma perfino del Parlamento, che avrebbe dovuto semplicemente ratificare la creazione di tre staterelli autonomi, sancendo la modifica fattuale della forma istituzionale del paese senza neppure conoscere i contenuti e le motivazioni di tale dirompente riconversione.

Per Zaia e Fontana, infatti, improvvisati revisori della Costituzione pro domo sua, il Parlamento avrebbe dovuto semplicemente limitarsi ad eseguire il volere dei “popoli del Nord”, sollecitati ad esprimersi sul regionalismo differenziato, l’anno precedente alle intese, con due referendum locali privi di cogenza a livello nazionale, i cui quesiti atecnici, in parte bocciati, risultavano tendenziosi ed elusivi.

Quando la rivista ROARS (Returns on Academic Research and School), nel Febbraio del 2019, ha reso noti i documenti relativi allo scippo istituzionale che si stava per compiere, l’Italia, specie quella dell’attivismo politico e militante, è rimasta sgomenta rispetto all’enormità e spregiudicatezza del “furto con destrezza” (cit. Villone) che le tre summenzionate regioni stavano per compiere.

Gli accordi, infatti, peraltro stipulati quando il Governo era dimissionario, quindi formalmente illegittimi, prevedevano il trasferimento, alle regioni Lombardia e Veneto, di ben 23 materie su cui è esercitata la potestà legislativa statale esclusiva o concorrente. Poche di meno le materie richieste dall’Emilia, a trazione Pd. La traslazione potestativa veniva e viene giustificata con il richiamo al comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione, che, in realtà, consente solo di chiedere maggiore autonomia in alcuni ambiti, nel rispetto del principio solidaristico della Costituzione e, soprattutto, entro i limiti fissati da un avverbio dirimente e ovviamente negletto dai protagonisti degli accordi, l’avverbio “motivatamente”.

Uno dei motivi che renderebbero giuridicamente plausibile e socialmente accettabile un’istanza di autonomia - come il direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Federico II Sergio Staiano precisò, nel corso dell’affollata conferenza di lancio dell’Osservatorio Permanente sull’Autonomia Differenziata, svoltasi il 29 Luglio del 2019 alla presenza di Luigi Di Maio, allora ministro del Lavoro e vicepresidente del Consiglio del governo “gialloverde” (Lega e M5S), sarebbe il superiore vantaggio che un territorio ricaverebbe, nell’amministrazione di determinati beni o settori, da una economia “di scopo” (cioè da una previsione di spesa limitata ai confini regionali) rispetto all’economia “di scala” (previsione di spesa calibrata su tutto territorio nazionale).

Nel caso di Scuola e Sanità, per esempio, è lampante che l’economia di scopo determini spreco e risulti incompatibile con il principio dell’uguaglianza tra cittadini sancita dall’art. 3. Altrettanto si può dire dell’Ambiente o della Cultura. Insomma, le quote di autonomia regionale che gli articoli 116 e 117 consentono di acquisire sono condizionate alla dimostrazione che il trasferimento di competenze dal governo centrale a quello regionale sia in grado di rendere più efficiente l’intero sistema-paese, e sono vincolate, inoltre (art. 119 Cost.), alla determinazione dei LEP, cioè dei livelli essenziali di prestazione da garantire alle regioni ordinarie, a compensazione dell’erogazione dei fondi aggiuntivi necessari a sostenere la gestione delle materie richieste dalle regioni ad autonomia “differenziata”, fondi che, ovviamente, data anche l’invarianza di spesa e i vincoli dei trattati europei, sarebbero necessariamente sottratti agli altri territori.

Questi “livelli minimi” dei servizi (LEP), che possono trovare un referente e precedente analogico nei cosiddetti LEA (Livelli minimi di assistenza), stabiliti sempre nel 2001 per la Sanità e periodicamente aggiornati, non garantiscono affatto uguaglianza di trattamento, come si è già detto, perché definiscono solo la soglia al di sotto della quale non si può scendere relativamente all’esercizio dei diritti e ai servizi essenziali, ma non assicurano pari risorse, strumenti e opportunità a tutti i territori.

L’esistenza dei LEA, infatti, non ha impedito che la Sanità pubblica al Sud peggiorasse drammaticamente, negli ultimi due decenni, determinando un incremento del fenomeno della migrazione interna a scopo curativo.

Va anche precisato che tali LEP, che renderebbero concreta l’esigibilità dei diritti costituzionali, non sono mai stati quantificati, e non risultavano definiti neppure nell’ultima proposta di “legge-quadro” del ministro Boccia, ripresa ultimamente dall’ex ministro per gli affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini, la quale, sulle orme della collega Stefani, ha parimenti condotto trattative “private” con i presidenti delle tre regioni sopra indicate ed ha blindato proceduralmente la legge, in modo da impedire qualunque azione di rivalsa successiva. Vale la pena precisare, a testimonianza dell’escludente scorrettezza istituzionale e metodologica che ha caratterizzato ogni fase del progetto, che sia il ministro Boccia che la Gelmini hanno tentato di far passare la legge-quadro sull’autonomia presentandola in forma di “collegato” alla legge finanziaria, dato che, come è noto, non è possibile indire referendum popolari sulla finanziaria.

È evidente che alle regioni non autonome e non speciali, quelle, cioè, destinate a conservare le sole prerogative che attualmente detengono, si voglia negare perfino il contentino dei LEP, cioè il riparto di quote perequative di salvataggio, per così dire, che comunque non frenerebbero derive quali la frantumazione dell’identità culturale del paese, se si pensa, ad esempio, che le regioni aspiranti autonome hanno annunciato non solo di voler reclutare esclusivamente docenti residenti sui loro territori, ovviamente con stipendi differenziati, ma di voler introdurre programmi scolastici regionali, tarati sulla conoscenza approfondita del microterritorio di appartenenza e utili a radicare nel sentire degli studenti la percezione di essere anzitutto cittadini e contribuenti della loro “piccola patria”, in competizione con le altre “piccole patrie” per l’accaparramento di risorse, commesse europee, fondi statali e piazze di mercato.

Questa Scuola “fai-da-te”, che costituirebbe il più visibile ed evidente tratto della disintegrazione e balcanizzazione del paese, tanto che, dopo la scoperta delle prime “intese” segrete, si parlò di uno stralcio del comparto Scuola dal novero delle autonomie richieste, sdegnosamente respinto dai “governatori” leghisti, è - dichiaratamente - il più ambito dei traguardi degli epigoni di Bossi (ma il Pd non è da meno), sia per l’innegabile rilevanza strategica dell’istruzione, che condiziona la vita dei giovani ma anche i tempi e l’organizzazione delle famiglie, sia per la grande massa di lavoratori e lavoratrici mobilitati dal settore, che diventerebbero una grossa “clientela” dei singoli e potenziati presidenti delle regioni di volta in volta eletti, direttamente dipendente dai loro mutevoli orientamenti, dalle loro politiche, idiosincrasie e alleanze strategiche.

Come ha reagito la società civile a questo allarmante progetto, che rischia di andare in porto a breve, come testimonia la nomina di Roberto Calderoli al Ministero per gli affari regionali e le autonomie del Governo Meloni? Quali strade e quali iniziative hanno intrapreso i movimenti che si sono strutturati o compattati per chiedere l’abrogazione di ogni ipotesi di autonomia differenziata, che in pratica commisura l’esigibilità dei diritti costituzionali e il livello dei servizi erogati alla residenza dei cittadini in una data regione del paese? Che cosa si intende quando si parla di adozione del criterio della “spesa storica”? Ci sono voci autorevoli che abbiano proposto o postulato una riformulazione meno ambigua e più garantista del Titolo V della Costituzione, dalla cui manomissione infausta è scaturito tutto l’impianto delle istanze separatiste?

Sono interrogativi che, se si valuta l’impatto straordinario e pesantissimo della strisciante riforma istituzionale ordita alle spalle della popolazione tutta e della maggioranza dei suoi rappresentanti eletti, meritano una risposta articolata.

[CONTINUA...]

Marcella Raiola per comedonchisciotte.org

NOTE:

[1] Cfr. M. Villone, L’Italia divisa e diseguale. Regionalismo differenziato o secessione occulta?, Napoli 2019, p. 13

[2] Cfr. M. Villone, cit., p. 25

Marcella Raiola è insegnante di ruolo di Lettere Classiche in una scuola in provincia di Napoli ed ha collaborato con la cattedra di Istituzioni di Diritto Romano dell’Univ. Parthenope, come “cultrice della materia” dal 2014 al 2017. Ha conseguito due dottorati di ricerca (2003-2007 e 2014-2017), uno in Filologia classica, medievale e umanistica (Univ. Federico II) e l’altro in Diritto e Storia delle Istituzioni (Univ. Parthenope). Ha scritto articoli e recensioni per riviste specializzate di Filologia e Diritto.

Ha ricevuto, nel Giugno 2021, il premio “Autori italiani”, assegnato dalla rivista milanese “Sipario”, per un lavoro teatrale sul precariato storico.

Dal 2008, anno dei tagli draconiani alla Scuola pubblica, è in lotta contro la mercificazione dei saperi, la standardizzazione della didattica, la gerarchizzazione e defunzionalizzazione del corpo docente e la soppressione della libertà di insegnamento, prodromica alla cancellazione della dialettica democratica. È stata militante attiva nel Coordinamento Precari Scuola Napoli, e, dal 2017 al 2021, membro dell’esecutivo provinciale dei Cobas della Scuola di Napoli. Ha preso attivamente parte alla protesta contro l’obbligo vaccinale e il Green Pass.

È stata sospesa dal servizio nel dicembre 2021 per aver scelto di non ottemperare al suddetto obbligo e, successivamente, è stata reintegrata. Contrasta dal 2019, con campagne di controinformazione e iniziative mirate, il progetto secessionista dell’autonomia differenziata.


Massimo A. Cascone, 16.11.2022

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Commenti (92)

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    1. mago 16 novembre 2022

      Si prendesse a modello la Confederazione Elvetica non ci sarebbero discussioni da bar,modello che funziona da qualche secolo in piu`che la cosidetta Repubblica Italiana.

    2. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      Era quello che sosteneva Gian Franco Miglio nel suo famoso libro.

    3. omega 17 novembre 2022

      Potrebbe anche funzionare, se L'Italia fosse uno Stato pienamente sovrano e neutrale con istituzioni federali forti e ben funzionanti sottordinate a un Presidente eletto dal popolo

    4. mago 17 novembre 2022

      E nessuno in Italia ha interesse che lo sia...

    1. DOLMEN 16 novembre 2022

      Non capisco perchè per la sinistra è non solo accettabile ma anche auspicabile che i prestiti europei siano subordiati a comportamenti virtuosi (almeno dal loro punto di vista). I trasferimenti, non prestiti, dal nord al sud invece non sono subordinati a nulla. Loiero quando era presidente della Calabria intrcettato diceva che la sanità era la loro FIAT, nel senso che oltre al "diritto alla salute" ci dovevano pure campare sopra. Qualcuno mi deve spiegare dove stanno le responsabilità del nord se la sanità calabra è un colabrodo e non eroga servizi adeguati. Sostanzialmente viene finanziata con i trasferimenti del nord e ancora si lamentano. Se i medici e primari anche se incompetenti sono posizionati dai politici locali, le rispettive lauree vengono elargite senza la necessaria selezione è chiaro che la sanità non funzionerà mai. Non possono avere il loro sistema clientelare e servizi che funzionino. Non funzioneranno mai finche paga pantalone

    2. omega 17 novembre 2022

      La sua analisi è unilaterale, rozza e semplicistica e non è necessario scomodare Gramsci per affermarlo. Le responsabilità del nord ci sono eccome. Ma la questione è un'altra: L'autonomia differenziata pretesa da alcune regioni è un progetto eversivo? A mio parere no, anche se comporta rischi particolari; anzi, potrebbe avere il vantaggio di contribuire a rompere l'attuale assetto di potere.

    3. DOLMEN 17 novembre 2022

      Suppongo tu sia del sud e che la tua analisi sia universale sofisticata e complessa. Mi spieghi perchè per la ricostruzione post terremoto del Friuli si sono spesi relativamente pochi soldi e la regione è rinata, mentre le ricostruzioni post terremoto del Belice sono stati enormi sprechi di denaro. Parliamo delle responsabilità del sud. Dalla cassa del mezzogiorno in poi si sono riversati fiumi di denaro che il sud si poteva ricostruire dieci volte. Che responsabilità ha il nord sulle imondizie di Palermo o Napoli, non credi che il sud si debba assumere le propie responsabilità? Quale progetto eversivo, il federalismo c'è in tutto il mondo, USA, Messico, Argentina, Brasile e guardando vicino la Svizzera. In nessun paese al mondo vi sono trasferimenti di denaro fra aree diverse di queste proporzioni. Devi invocare Gramsci, le cui analisi erano precedenti alla Cassa del mezzogiorno, tanto vale rifarsi a Seneca. La ricca Baviera non trasferisce più di un miliardo allo stato centrale, il veneto 34 e la lombardia 56. Leggiti le analisi è unilaterali, rozze e semplicistiche di Ricolfi "Il sacco del Nord", più contemporaneo e attuale di Gramsci. Purtroppo anche se le automie andassero i porto sarebbe a saldi invariati, vale a dire con gli stessi trasferimenti. Fiche non si cambiano i saldi ci saranno sempre i "camminatori" della regione Sicilia e stpendioni agli amministratori regionali (credo che il record sia della Calabria). Il sud è arretrato ma la colpa è sempre del nord che manda soldi.

    4. omega 17 novembre 2022

      La tua "supposta" è esatta, io sono del sud. Se volessi replicare ai tuoi argomenti da bar, potrei tranquillamente scrivere un libro sui privilegi e sulle responsabilità del nord e sui danni che secolari politiche economiche nazionali hanno arrecato al sud favorendo interessi concentrati al nord. Ma io aborro il vittimismo in tutte le sue salse, padane o borboniche che siano. I mali attuali sono la conseguenza delle pervicaci politiche delle classi dirigenti nazionali che hanno spogliato il sud delle sue migliori risorse ed energie e l'hanno condannato ad una perenne subalternità assistenziale, che alla fine provoca danni economici e disagi a tutto il Paese, nord compreso. Difatti, se alcune regioni del nord vogliono prendersi l'autonomia differenziata, che lo facciano, la cosa non mi preoccupa. Quello che mi preoccupa è la caduta verticale del valore dell'interesse nazionale, che contribuisce ad accrescere l'egoismo localista sia dei neoborbonici che dei padano-veneti.

    5. DOLMEN 17 novembre 2022

      le classi dirigenti nazionali sono in gran parte espressione del sud, guarda i presidenti della repubblica da Leone in poi, anche prima di tangentopoli il cancro clientelare si era espanso al nord, la corrente che comandava a Milano era quella di Gava (non credo che avesse un messaggio politico superiore quanto alla capacità clientelare). Il pugliese D'Alema anche se non eletto continua ad impotte personaggi come Arcuri e Profumo. Scusa la chiacchera da bar ma dare sempre colpa allo stato per me è vittimismo specie quando alcune regioni del sud sono molto peggio dello stato. E' forse colpa dello stato (o dei nordisti) se la regione veneto è ben amministrata mentre non lo sono quelle del sud. Se siete convinti che lo stato vi amministra male perchè chiedete l'autonomia e fate da soli? Se non viene mai terminata la Salerno Reggio Calabria, (tratta gratuita nel senso che paga pantalone) non sarà mica colpa del leghista Zaia. Per quanti secoli andrà avanti il vittimismo sulle colpe del nord, ti ripeto veneto e lombardia sono anche loro vittime dell'unità d'Italia, non ne hanno beneficiato e che io sappia non ne hanno responsabilità, però il sofisticato filosofaggio non distingue fra stato piemontese e il lombardo veneto. Il relativo benessere di lombardia e veneto è frutto di duro lavoro di generazioni non di traferimenti statali.
      E' l'assistenzialismo che ha condannoto il sud generando una dipendenza tossica.

    6. omega 18 novembre 2022

      La solita manfrina; vittimismo lombardo -veneto condito da egoismo localista, luoghi comuni e falsità. Quando vedrò i lombardo-veneti emigrare verso il sud ne riparleremo.

    7. DOLMEN 18 novembre 2022

      "Vittimismo", "solita manfrina", il bue che dice cornuto all'asino. Ne riparleremo quando il sud imparerà a fare la raccolta differenziata.

    8. omega 18 novembre 2022

      Il bue sei tu, che ti lamenti di un sud svantaggiato. Ribadisco che mi da fastidio anche il vittimismo borbonico, speculare al tuo. Noi abbiamo sempre riciclato; lo spreco e il consumismo ce l'avete trasmesso voi con i vostri modelli di vita pseudoamericani.

    9. DOLMEN 18 novembre 2022

      Non la pensava così l'esercito quando è venuto a sgombrare i rifiuti da Napoli, quando non si riesce ad argomentare o non si hanno argomenti si diventa offensivi e maleducati, i fatti citati diventano analisi rozze e chiacchere da bar, ora divento anche responsabile di aver esportato il consumismo (praticamente ti autodefinisci terzo mondo), alla faccia di chi non è vittimista. Ti faccio notare che il buttare i mobili vecchi a capodanno non è riciclaggio. Comunque mi hai stufato, sei solo capace di offendere e sei privo di un minimo di educazione, non mi va di argomentare con chi è solo capace di insultare. Addio

    10. omega 19 novembre 2022

      Lieto di "insultare" il razzista che è in te;scaccialo!!!

    1. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      Articolo scritto in modo confusionale approsimativo e fuorviante tipico di
      una femmina sinistrata ( da centri sociali ) abituata all' assistenzialismo becero e fazioso.

      Quando sentiamo parlare di Zaia Giorgetti FedigaTosi Calderoli a noi viene l' orticaria, ma l' autonomia differenziata è sacrosanta in un paese come l' Italy , nel senso che non si possono tenere insieme l' olio e l' aceto, puoi solo farli convivere, il progetto iniziale di G. Miglio era perfetto per l' Italy
      lo abbiamo visto anche dalle recenti elezioni la spaccatura nel Bel paese, il Nord ha delle istanze contarie al voto di scambio assistenziale del centro Sud che rispecchia la natura tradizionale Austro Ungarica del Nord con quella latina mediteranea del centro Sud, quindi è auspicabile anche in vista dei futuri cambiamenti geopolitici in Eu il ridisegnamento dell' assetto istituzionle .

    1. DOLMEN 16 novembre 2022

      L'annessione del meridione allo stato piemontese probabilmente è stata una grande disgrazia, ma lo è stata anche per il lombardo veneto e la repubblica di Venezia. Se lo stato piemontese ha trasferito ricchezze queste non sono andate al ne Veneto ne alla Lombardia. Il Veneto è stato annesso con un referendum truffa del quale nessuno parla.Il risultato generò un'ondata enorme di emigrazione nelle americhe per la mancanza di cibo. Il Veneto nel dopoguerra era una delle regioni più povere d'Italia, non capisco i meridionalisti che nonostante i 90 miliardi traseriti al sud ancora si lamentano, che si rimbocchino le maniche e smettano di essere un fardello da trascinare per l'eternità.

    2. ric 16 novembre 2022

      vero : ma non dimentichiamo che l'unita' d' ita-glia , e' stata voluta e finanziata dagli inglesi , per avere a sud del AUSTRIA uno stato forte per poter poi accerchiare ed attaccare ( 15/18 / ) l'impero AUSTROUNGARICO . Come esattamente si svolsero i fatti . Attori principali il bastardo Cavour , ( un rasputin impazzito ) ed un rozzo vittorio. eman. 2 ---il resto lo fece suo nipote , quello scherzo della natura di V:E. terzo che tradi' il patto della triplice alleanza,

    3. Cleon XIII 16 novembre 2022

      "L’annessione del meridione allo stato piemontese probabilmente è stata una grande disgrazia, ma lo è stata anche per il lombardo veneto e la repubblica di Venezia."

      questo è poco ma sicuro.

      MA

      "che si rimbocchino le maniche e smettano di essere un fardello da trascinare per l’eternità."

      Ora, io non sono meridionalista, e te lo chiedo senza l'ombra di provocazione: cosa significa concretamente "rimboccarsi le maniche"?

    4. DOLMEN 16 novembre 2022

      Cavour era un massone, viene celebrato come grande statista,ma probabilmente è stato una grande disgrazia per noi tutti. Cominciando dalla guerra in Crimea che è costata un sacco di soldi presi a debito, la leva obbligatoria di 5 anni che privava gli le famiglie contadine di forza lavoro preziosa (la mortalità allora era a 40 anni di età, se ti porti via un giovane di 20 anni crei un grande danno). Tutto questo ha generato una grande miseria e conseguentemente un'enorme emigrazione. Le sofferenze dei nostri emigranti in sudamerica sono inenarrabili.

    5. ric 16 novembre 2022

      penso che la storia dell" itaglia" abbia ben poco da essere commemorato o rimpianto .A me vantare le glorie dei Romani che hanno INVASO MEZZO MONDO DA SOLO IL VOMITO . Ma un grande contributo alle nefandezze sono state messe in atto proprio dagli ultimi Savoia , dai primi anni del 1800 , con Vittorio Emanuele I , fino al nano Vittorio Emanuele III , che per oltre un secolo si sono ruffianati alternativamente prima con i francesi per cacciare gli austriaci, poi con gli austriaci per cacciare i francesi per alcune volte. Poi alleati con i francesi per servire gli inglesi con l'unita' d' italia cacciando prima gli austriaci , offrendo al Napoleone terzo il governo del Sud , il quale rispose che Nizza e la Savoia erano preferibli,,,e piu' che sufficienti ( un vero buongustaio direi )
      Poi fanno la guerra all' Austria , avendo poi guadagnato le stesse terre che L' Austria promise al re nanerottolo se non fosse rimasta neutrale. Morale della che 800mila morti, 2 milioni di mutilati, una disoccupazione impressionante , un disastro sociale inimmaginabile e la beffa del trattato di Versailles dove la cenerentola italica manco ebbe un posto a sedere.., Ed ora si ripetono le farse a livello europeo , inutile che la fuori di melone sbraiti sulle piazze. .tanto ubbidirà anche lei. Si critica i Francesi ... ma loro le stanno indicando come si deve fare..

    1. davec.dj 16 novembre 2022

      Ottimo articolo, strano che l'abbia scritto una rossa...

    1. ric 16 novembre 2022

      in proporzione di quanto ricevuto e sperperato ??

    1. Cleon XIII 16 novembre 2022

      Occhio che l'autonomia differenziata è il filo rosso che unisce la maggioranza secessionista-europeista della Lega al PD

    2. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Togliamo l' autonomia a chi ce l'ha, bombardiamo per otto anni le regioni autonome e aspettiamo un referendum americano per diventare USA stato.

    3. ric 16 novembre 2022

      veramente sarebbe meglio dare l' autonomia anche a a tutti gli altri .

    4. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Perché io che ho detto ?

    5. Cleon XIII 16 novembre 2022

      L'autonomia differenziata è un'idea ultra-europeista (nel senso UE), vedi il secessionismo Catalano. Un'Europa non più di Nazioni indipendenti e sovrane, ma di macroregioni "autonome"

    6. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      Esattamente, ma non nel senso dell' Europa della BCE.
      quindi non ultra-europeista , ma di macroregioni autonome.

    7. Cleon XIII 16 novembre 2022

      E invece, nella testa di Giorgetti e C, è proprio nel senso della BCE. Nazioni sovrane vs macroregioni "autonome" (cioè non sovrane e soggette a vincoli UE ancor più stringenti). L'idea è trasferire all'UE per intero le politiche fiscali, cioè la sovranità nazionale.

      +EUROPA!

    8. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      Sbagli Cleon non è il +Eu che intendiamo noi oggi cioè l' Eu della BCE controllata dalla Finanza apolide, ma un Eu controllata dai popoli riuniti liberamente in macroregioni compatibili per economia e cultura naturalmente occorre dei passsaggi intermedi che non escude la forma Nazionale tipo quello proposto da Gian Franco Miglio insomma che decide alla fine sono i Popoli.

    9. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      No non c'è nessun legame tra Pd e Lega nel senso che intendi sono due idee diverse di Europa contrapposte ..! lo vediamo nel caso di Orban, la Polonia e il R.N. di Madame Le Pen

    10. Cleon XIII 16 novembre 2022

      I know, ma il compianto Miglio passò, lasciandosi alle spalle Maroni e Giorgetti l'dea di un'Europa Nazione sovrana e indipendente non è neppure presa in considerazione, anzi, è vista come fumo negli occhi. Viceversa nell'Euzona-casino dei Mercati il PD ci sguazzerebbe.

    11. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      Purtroppo è andata così con l' avvento del nano malefico.

    12. Cleon XIII 16 novembre 2022

      Mi spiego meglio: sull'autonomia differenziata c'è una convergenza trasversale fra la maggioranza della Lega e un parte del PD, e questo è un fatto. Nella Lega la minoranza anti-UE che faceva capo a Salvini-Borghi e Bagnai è tutt'ora sotto attacco e rischia l'emarginazione. Questa spiega anche come in Italia, anche con il consenso elettorale, certe cose non si possano fare. Salvini portò la Lega dal 4% al 17% (34% nei sondaggi prima del COVID), eppure è stato costretto a sostenere Draghi, suicidandosi. In cambio Giorgetti avrà l'autonomia differenziata.

    13. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      Come sai non considero i politici italici dei Leader , ma degli arrufa poltrone che salgono sul carro vincente quindi mi riferisco a cambiamenti geopolitici che partiranno dal di fuori Italy.
      La convergenza che parli tu del PD è quella dell' Emilia Romagna dove la regione è spaccata tra Emilia e Romagna e non vogliono perdere le poltrone è inevitabile tuttavia il ridisegnamento delle regioni in macroregioni su base di accorpamenti Provinciali ed allora inevitabile che il PD soccomba al Nord perchè su referendum la Romagna abbandonerebbe il PD.

    14. Cleon XIII 16 novembre 2022

      Sarebbe ora!

    15. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      Tutti i volenterosi ed i virtuosi lo sperano.

    16. ric 16 novembre 2022

      e sarebbe una cavolata impressionante.

    17. ric 16 novembre 2022

      autonome in cosa ??

    18. ric 16 novembre 2022

      penso che il giorgetto debba essere eliminato

    19. ric 16 novembre 2022

      il bonsai di arcore ?

    20. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      a cosa ti riferisci ?

    21. ric 16 novembre 2022

      a quale tipo di autonomia intendi riferirti e come la svilupperesti ?
      attento che le autonomie hanno dei tranelli da evitare.
      te lo dico da autonomista
      super convinto .

    22. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      Dipende dal tipo di federazione generalmente si lascia al centro la difesa l' istruzione e la giustizia, ma dipende perchè prima di passare ad un europa federale devi cambiare assetto istituzionale in Italia eliminando le regioni attuali il discorso è lungo dovresti legger il libro di G. Miglio.

    23. ric 16 novembre 2022

      si lì' ho letto .
      ma non sono d'accordo sul fatto di eliminare le Regioni .
      Attento !!!!
      L'europa federale mira proprio a dare un potere apparente alle regioni proprio per declassare le nazioni ! La grande ricchezza derivante dalle diverse lingue , abitudini , esperienze storiche , qualita' e difetti , sono un ostacolo per i grandi mercati mondialisti .

    24. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      ric, il libro non lo ho letto me lo hanno spiegato sintetizzandolo, da quello che ho capito le regioni non vengono eliminate ma ridefinite su base provinciale dopo referendum.
      Miglio parla di Italia Federale non di Europa federale , lui parlava di europa federale nel senso di scambi economici non di cessione di sovranità che restava nazionale per capirci come la Svezia o la Danimarca che sono in Eu ma hanno la loro moneta oppure puoi aderire ad un esercito europeo mantenendo
      la tua indipendenza Nazionale basta mettere dei paletti e scadenze sugli accordi internazionali, po sai la geopolitica è in continua evoluzione magari quello che era valido al tempo ora non lo è più si tratta sempre di trattati quindi non di DOGMI immutabili.

    25. Cleon XIII 16 novembre 2022

      Be', le regioni nacquero come compromesso nel quadro del sistema di potere DC-PCI che resse l'Italia durante la guerra fredda: alla DC il governo, al PCI il potere amministrativo su alcune regioni. Un affronto alla democrazia, per riassumere. Il PCI, poi, indisturbato, instaurò nelle regioni rosse il quadro normativo nel quale prosperò la mafia delle cooperative.

    26. DOLMEN 16 novembre 2022

      La Lega del governo giallo verde era troppo proiettata a conquistare i voti al sud e diventare un partito nazionale per parlare di autonomia anche se c'era un ministro Erika Stefani fortemente motivata, ma si sa la lega ha una ferrea disciplina di partito, un po' stalinista, di impronta bossiana.Successivamente col Conte 2 il ministero è passato al pugliese Boccia che se avesse potuto togliere anche quel poco di autonomie (quelle del nord si intende) lo avrebbe fatto di corsa. Salvini che era cresciuto nei sondaggi con la lotta all'immigrazione ha puntato tutto sulla flat tax e quota 100, due bandiere con una platea molto piccola, tutti vogliono la riduzione delle tasse e se avesse sventolato questa bandiera avrebbe ricevuto molti consensi, ma la tassa flat viene vista con sospetto da tutti sembra un regalo a gente come Briatore, di quota 100 poi non interessa nessuno. Mancando la bandiera dell'autonomia, anche nel nord est si è preferito votare la Meloni che anche lei era per la lotta all'immigrazione clandestina e alla riduzione delle tasse ma si è dimostrata più seria. Non mi dispiace la Meloni anche se non la ho votato perchè troppo guerrafondaia e genuflessa agli interssi USA a scapito deinostri, poi non ha cultura economica e si appiattisce alle dottrine neo liberiste portate avanti da Georgetti che ormai fa parte della cordata di Draghi, vedo per lui un futuro nelle organizzazioni internazionali se si comporta bene. In conclusione se la lega perde la propria identità, non ha una rotta e si affida ai venticelli del momento tornerà ad essereun partito minoritario.

    27. Cleon XIII 16 novembre 2022

      A un'Europa federale a Bruxelles non ci pensa proprio nessuno. L'autonomia differenziata, invece, serve a privare gli stati della sovranità fiscale, propinando la fola che "i soldi che non andranno al Sud rimarranno nelle macroregioni autonome per realizzare chissà quali meraviglie". In realtà, restando in essere il sistema Euro, non cambierà un bel nulla, nè al sud, nè al nord, se non per i ricchi, del nord e del sud, che diverranno ancor più ricchi.

      Comunque la discriminante non è l'autonomia differenziata, che in un'altro contesto andrebbe anche bene, ma l'UE-rismo che anima Giorgetti e C.
      A un'Europa federale a Bruxelles non ci pensa proprio nessuno. L'autonomia differenziata, invece, serve a privare gli stati della sovranità fiscale, propinando la fola che "i soldi che non andranno al Sud rimarranno nelle macroregioni autonome per realizzare chissà quali meraviglie". In realtà, restando in essere il sistema Euro, non cambierà un bel nulla, nè al sud, nè al nord, se non per i ricchi, del nord e del sud, che diverranno ancor più ricchi.

      Comunque la discriminante non è l'autonomia differenziata, che in altro contesto andrebbe anche bene, ma l'UE-rismo che anima Giorgetti e C.

    28. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      In effetti dei Legaioli di oggi non ti puoi fidare
      sono stati cooptati dal potere mafioso giudaicoUSA-.GB, come tutti gli altri, è un teatrino squallido .

    29. ric 16 novembre 2022

      infatti il salvini non se ne perde una ..

      https://www.google.com/search?rlz=1C1CHBF_itIT1024IT1024&source=univ&tbm=isch&q=salvini+con+la+kippah%27&fir=p4V2iQk_nRREJM%252Cv-jPcRNfq73JeM%252C_%253Bv1v2_OvFBkilKM%252C6w3AZTuPsw2i6M%252C_%253BrwdQI2qPPkOq6M%252CvoroqUmM

    30. omega 17 novembre 2022

      Comprendo la sua preoccupazione. Il problema rimane però sempre lo stesso: perchè il Veneto no e il Friuli si?

    1. Paoletta 16 novembre 2022

      Il solo fatto che in Sicilia ci siano tre milioni di dipendenti pubblici mostra come l'assunto di quest'articolo sia al limite del ridicolo.

    2. mago 16 novembre 2022

      Talmente "labboriosi" da lavorare pure in agosto a spalare neve e fare straordinari o incendiare tenute per poi fare il volontario a spegnere gli incendi..quando manca il lavoro poi lo inventi, come amo questa genialità italica a questo nessuno ci batte al mondo.

    3. Primadellesabbie 16 novembre 2022

      Attenzione, c'è anche chi, per lavorare e dar lavoro, avvia guerre e guerricciole.

      Era cosa risaputa che nei docs di Londra ci fosse sempre, a portata di mano, di che armare un reggimento di tutto punto, adesso chissà cosa c'è a disposizione.

    4. mago 16 novembre 2022

      Si nelle zone franche trovi di tutto ma proprio di tutto..

    5. sbregaverse 16 novembre 2022

      Mi sembra, qualcuno l'ha calcolato, ci siano due guardia boschi per albero. Uno dei due, o forse tutti e due, appiccano i fuochi, onde manifestare che il numero non è ancora adeguato per prevenire gli incendi,e così reclutare nuovo personale.

    6. Primadellesabbie 16 novembre 2022

      Ho fatto solo un es. che illustra la popolarità del metodo.

    7. ric 16 novembre 2022

      e non hai contato quelli che vengono al nord come dipendenti pubblici...polizia , carabinieri , municipi , scuole , province , regioni.... prova a a fare un concorso per questi posti al nord,,, e vedi quanti ne arrivano prova a farne un altro per operaio in fonderia ...mi dirai la differenza.

    1. Primadellesabbie 16 novembre 2022

      Al di la delle recriminazioni, la diversa concezione di sé e del modo di intendere la vita tra i due poli che formano il nostro Paese si è rivelata il punto debole dell'unificazione.

      Credo che, in genere, prendere atto delle situazioni di fatto sia preferibile a fingere di non vederle o ignorarle, anche in vista di un eventuale superamento delle stesse.

    2. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Massimo Cascone resta una garanzia, altrimenti non avrei neanche affrontato il tema.

    1. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Ma si dai, una guerra civile nordisti industrializzati contro i suddisti schiavisti negar a 3 euro al giono nei campi di pomodori, riscaldamento a copertone in case serra di plastica -il pomodoro arriva dall' america, il cotone non si mangia- ci sta.
      Con la guerra in europa noi mettiamo su una guerra civile per essere lasciati stare, geniale, ignorati perché già impegnati.
      Tranquilli, non accadrà mai, se i civili del nord entrano in guerra contro i civili del sud, finisce a tarallucci e vino e salta solo il governo di Roma mafia camorra comprese.

    2. ric 16 novembre 2022

      salterebbe il governo di roma ??

      che meraviglioso sogno !

    3. Fantine 16 novembre 2022

      Sei un genio, Rna!
      E mi hai fatto tornare in mente il romanzo "Nord e sud" di Elizabeth Gaskell che lessi da ragazza.
      Ne realizzarono anche una breve serie nei primi anni 2000, che vidi e confesso che mi piacque anche! ;)

      Ps: ho puntualizzato che mi piacque, perché quando realizzano film tratti da libri, quasi sempre tradiscono i personaggi e la storia.
      Quasi sempre, perché talvolta non accade.
      Pensa che dei Miserabili non sono mai riuscita a proseguire le visioni dei film (è un limite, lo so, ma amo troppo quel libro e i suoi personaggi per vederli deturpati), con l'eccezione del film di Le Chanois, con Jean Gabin.
      Che peraltro vidi la prima volta da bambina, prima di leggere il libro.
      Ma l'ho rivisto anche in seguito e con piacere.

    4. sbregaverse 16 novembre 2022

      Visto per LA PRIMA VOLTA
      da innocente:
      PECCATO ORIGINALE.

    5. Fantine 16 novembre 2022

      Molto innocente, Sbrega.

    1. omega 16 novembre 2022

      Lo credo anche io, ma per ragioni opposte alle sue, ritengo.

    1. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Cioè paghino il pizzo.

    2. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Vabbè negli ultimi tempi li chiamano tamponi.
      Si la storia la conosciamo tutti, stiamo pagando da più di un secolo. Il sud era progredito ma non si capisce per quale motivo si debba restare a quei tempi.
      O paghiamo o scoppia la guerra civile oggi ?
      Non sarebbe meglio stampare nuovi giornaletti porno anziché utilizzare per le pippe sempre quelli dell' epoca borbonica ? Internet brulica di siti porno, ci si può aggiornare.

    3. Fantine 16 novembre 2022

      Accidenti, Rna!
      Poi succede che si prendono i frequentatori di quei siti per grandi lavoratori, con i calli alle mani che si ritrovano!
      Io resto sempre convinta della bontà del consiglio per cui il sesso (col cuore), come lo sport, si fa e non si guarda.

    4. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Mi devi scusare se tiro in ballo il sesso quando leggo oscenità, per leggere devo guardare per forza ;-)

    5. Fantine 16 novembre 2022

      Ti ringrazio del riguardo, Rna, sempre ben accetto. Ma non devo scusarti di nulla, il sesso è come il buon cibo e la buona musica ;)
      Poi l'ironia ha sempre un valore aggiunto.

    1. PietroGE 16 novembre 2022

      Un articolo che sembra difendere più che l'unità nazionale la 'solidarietà nazionale' concepita come finanziamenti a pioggia al Sud in classico stile Cassa per il Mezzogiorno. La riforma costituzionale in senso presidenziale bilancia l'autonomia regionale e quindi non vedo come possa essere messa in pericolo l'unità della nazione. Se è vero che la corruzione dilaga anche al Nord, è anche vero che al Sud la politica non si fa, da tempo (forse non si è mai fatta), tra partiti ma tra bande, dove ognuno cambia casacca a seconda della convenienza finanziaria personale. L'elettorato, logicamente, risponde con il voto di scambio, cioè si vota per chi porta soldi e posti di lavoro nel terziario, oppure per chi porta reddito (RdC) scollato dal concetto di lavoro. In tutto questo contesto chi vince è sempre la criminalità organizzata, la quale, da fenomeno locale, ormai è diventata una realtà nazionale e europea. Una maggiore autonomia a livello regionale significa assumersi più responsabilità e non poter scaricare le colpe del proprio fallimento sul governo nazionale. Per questo sono favorevole alla riforma.

    1. omega 16 novembre 2022

      L'autrice dell'articolo è di Napoli, la città al contempo più danneggiata dall'unificazione nazionale e più assistita, classico esempio dei danni inferti dall'attuale assetto di potere al Sud, anche sul piano culturale.

    2. Nippur 16 novembre 2022

      Questo è un dato di fatto.

    1. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      L'autonomia siciliana è quella particolare forma di governo della Regione Siciliana, disciplinata dalla legge costituzionale n.2/1948, a norma dell'articolo 116 della Costituzione italiana, che l'ha dotata di un'ampia autonomia legislativa.

    2. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Poi se trovo tempo faccio un copia e incolla anche della storia tra Mussolini e la mafia, la cui sintesi è: si mise le mani nei capelli, non avendoli, la mafia vinse e ancora oggi governa.
      C'è del marcio in Danimarca, in Italia tutto apposto ? Se la Meloni riesce a dare garanzie credibili all' esercito militare americano che ci occupa, per la mafia saranno volatili per diabetici: è questo il tema ?

    3. omega 16 novembre 2022

      In effetti, l'esistenza delle regioni speciali nel nostro ordinamento invalida alla fonte tutto l'impianto dell'articolo, sostanzialmente anti-leghista.

    4. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Il 21 gennaio 1994 Bossi si è sposato in seconde nozze con Manuela Marrone, di origini siciliane, cofondatrice della Lega Lombarda...

    5. Fantine 16 novembre 2022

      Che è tutto dire. I peggiori razzisti*, per giunta ignoranti, hanno origini meridionali di cui si vergognano.
      Razzismo inteso nella accezione negativa che ha assunto il termine. Le razze, come i generi, esistono. Ma la differenza è meramente naturale, non discriminante.
      Non dimentichiamo che i primi a "discriminare" le donne erano i familiari. Con l'eccezione di quelle donne che avevano la fortuna di avere "padri" che non le costringevano nei pregiudizi dei tempi. E che indubbiamente le amavano.

      * Che poi parlare di razze tra il nord e il sud, senza dimenticare il centro, fa sorridere.
      Sulla favola risorgimentale della "unità" d'Italia ancora non si riescono a dire le cose come sono.
      Questo, tuttavia, fa piangere, non ridere. Come il museo del Lombroso con le teste dei meridionali. Che vergogna.
      Ad ogni modo il trend del divide et impera funziona sempre.

    6. ric 16 novembre 2022

      Se la obbligassero anche ad una autonomia economica , imparerebbero tantissime cose. ....

    7. mago 16 novembre 2022

      e da li è iniziata la sua parabola discendente..

    8. davec.dj 16 novembre 2022

      "Volatili per diabetici"!!! Aha ah ah, cazzi amari! Ah ah ah, grandissimo!!!

    9. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Intendi che si è messo a fare il mafioso ? Lo era anche prima, è Roma che contagia, hai visto che fine ha fatto Giggino O'bborbone col cervello all' estero pare in Congo tra le Bonobo ma lo stiamo ancora cercando ?

    10. mago 16 novembre 2022

      no fare il mafioso era troppo complicato per Bossi ci vuole fisico e intelligenza e te lo dico da ex leghista..ps scherzo...
      Se dava retta a Miglio non avrebbe fatto questa fine.

    11. Arian Van Heisen 16 novembre 2022

      Sostanzialmente pro assistenzialismo e voto di scambio
      tipico dei frequentatori dei centri sociali ( il mio è mio il tuo è di tutti )

    12. Nippur 16 novembre 2022

      La Sicilia è infatti confederata allo stato italiano.

    13. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      Il fisico e l' intelligenza di Riina, ma dai su sciocchino, non esagerare.
      Metti un ragazzino nell' acido se non hai altri argomenti e leggi le bollicine, saluta il Brusca.

    14. mago 16 novembre 2022

      passi per il fisico mica doveva fare il modello per D&G ma per il resto ha fatto business per mezzo secolo mica male la premiata Ditta.

    15. Rnamessaggero 16 novembre 2022

      E il business continua con la figlia e il caffé in cialde "Zù Totò" ;-)

      Venga a prendere il caffè da noi: Ucciardone cella 36”.

      “Come è successo?” – “Non si sa come”.

      “Chi è stato?” – “Uno, nessuno e centomila”.

      “E dove è accaduto?” – “Lì o là”.

      “E allora qui non paga nessuno?” – “Così è se vi pare”.

    16. JHON 16 novembre 2022

      Per non creare divisioni sull' argomento, riprendo la tua affermazione:
      Se la obbligassero anche ad una autonomia economica , imparerebbero tantissime cose. ….E' questo il punto fondamentale della discussione, il Federalismo Fiscale. Le sparate Nord-Sud non fanno altro che fomentare odio e ulteriori divisione, se mai ne avessimo ancora bisogno, in un paese dove non ci si mette neanche d'accordo sul fatto che sia giusto appoggiare una guerra che non ci riguarda, ma ci coinvolge, nostro malgrado. Questo per tornare all' argomento di cui sopra, l'Autonomia finanziaria di una Regione si misura con il metro dell'onestà dei propri cittadini, non certo con l'onestà professata dai 5S, dove l'elettorato continua ad appoggiarne la linea per un semplice motivo: l' assistenzialismo. Sarebbe un ragionamento logico, se non fosse per il fatto che a pagare il sostegno economico di tale scelta, siano tutti i restanti contribuenti sparsi sul territorio Nazionale. Di tutte le nefandezze che si possono dire sulla Lega Nord, orgogliosamente chiamata così e non quella accozzaglia che stà governando adesso, un merito l'ha avuto, ed è stato quello di avere sollevato la questione delle differenze che esistono, dalle Regioni a statuto Speciale a quelle Ordinarie. Mai nessun attentato è stato commesso per ottenere una qualunque riforma, in senso di Autonomia, cosa che avvenne invece per l'Autonomia in Trentino Alto Adige. Al massimo delle provocazioni, erano urla squinternate di qualche esaltato. Il risultato adesso è: la Locomotiva che trascina il treno è senza corrente e carbone, l' Artigianato era la valvola di sfogo per gli esuberi dell' Industria è fermo con le quattro frecce, causa di una fiscalità da strozzinaggio, Sanità e Scuola ridotte a brandelli, da politiche cieche e scellerate e noi ci scanniamo ancora sul fatto che era forse meglio, restare sotto Cecco Beppe o i Borboni.

    17. Dante Bertello 17 novembre 2022

      Nel saggio di Mario Guarino:"Poteri Segreti e Criminalità" ed. Dedalo, a pagina 106 è scritto che: come accertato da Commissioni Parlamentari Antimafia, Totò Riina, Leoluca Bagarella e Stefano Bontate, erano affiliati alla Massoneria.
      Più chiaro di così...

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