Alla British Library non c’è bisogno di “trigger warnings”

I bibliotecari stanno insultando l'intelligenza dei lettori

Alla British Library non c’è bisogno di “trigger warnings”

Colgo l’occasione per dare il benvenuto di tutta la redazione (ed il ringraziamento personale di Markus e mio per questo aiuto di cui abbiamo grandemente bisogno) ad un nuovo cercatore di “elaboratori carnevaleschi” (o anche di “animali marini dall’identità confusa”, tanto per attenerci ad un tema di attualità di cui tratteremo in un altro, prossimo benvenuto), qui sibi nomen imposuit Samuele. Benvenuto e buon lavoro, Sam! (Lo so, forse avrei dovuto premettere “Adnuntio vobis gaudium magnum…” ma, insomma, non volevo che ti montassi la testa). Voglio anche aggiungere che, per quanto mi/ci faccia piacere (e, personalmente, ritenga quasi un obbligo) tradurre quanto più possibile la terminologia "anglo", in questo caso specifico e dopo una sofferta consultazione, ci siamo entrambi tappati il naso ed abbiamo (dolorosamente, invero) lasciato nella lingua di origine alcuni termini. Che il Sommo e "quel tal Sandro" ci perdonino...

Joanna Williams – spiked-online.com – 13 aprile 2023

Quella del bibliotecario è sempre stata considerata un'occupazione tranquilla, se non noiosa. Poche vite vengono messe a repentaglio se i volumi vengono archiviati scorrettamente. È più probabile che gli utenti infastiditi diano qualche segno di disapprovazione piuttosto che diventino violenti. Perciò la notizia che al personale della British Library venga ora fornito un ‘supporto emotivo’ per aiutarlo a gestire i traumi da lavoro può sorprendere molti.

Sembra che sia addirittura cambiata la descrizione del lavoro. I bibliotecari non sono più semplici catalogatori di libri: d’ora in poi saranno in prima linea nella lotta contro il razzismo. Il “Piano d'azione per l'uguaglianza razziale” della British Library, pubblicato in sordina l'anno scorso ma rivelato questa settimana dal Telegraph, incarica il personale di redigere ‘un glossario completo della terminologia spinosa e inclusiva’ in cui ci si può imbattere durante la catalogazione di ‘materiale culturalmente sensibile’. Questi nobili guerrieri devono controllare le collezioni della British Library alla ricerca di ‘descrizioni razziste’ al fine di redigere trigger warnings o note informative appropriate. Sono ossessionati dall’idea di doverci proteggere, che lo vogliamo oppure no.

I trigger warnings sono emersi più di dieci anni fa dalla rete, quando i blogger si misero a farne uso per segnalare contenuti potenzialmente traumatizzanti (di solito descrizioni di stupri, molestie sessuali o malattie mentali). Tale pratica si è presto diffusa nel mondo accademico, dove i ‘burocrati della diversità’, già inclini a considerare gli studenti come persone vulnerabili, hanno cercato di difendere i loro incarichi da tutto ciò che poteva suscitare sentimenti di angoscia. Nel frattempo, la tipologia di contenuti considerati traumatizzanti si è ampliata all’inverosimile. Insomma, si sostiene che razzismo, sessismo, classismo, transfobia e omofobia necessitino tutti di trigger warnings.

Ormai nei campus universitari i trigger warnings vengono lanciati dappertutto come fossero confetti. Sono stati applicati a qualsiasi cosa, dalla Bibbia a Moby Dick, dalla trattazione dello stupro nei corsi di legge al fatto che siano presenti delle ossa durante i corsi di archeologia. Persino la parola ‘trigger’ (grilletto) è ora considerata provocatoria nei riguardi delle vittime di violenza da arma da fuoco, pertanto i docenti sono esortati a fornire in alternativa un content advice. Il presupposto che tutti questi argomenti possano causare disagio porta inevitabilmente alla censura: se un qualche testo è a tal punto problematico da meritare un'etichetta di avviso, sicuramente non è prudente leggerlo.

Proprio quando nei campus è stato raggiunto il picco di trigger warnings, ecco che hanno iniziato a comparire anche altrove. Musei e gallerie d'arte, articoli di riviste, film e produzioni teatrali sono ora regolarmente accompagnati da un testo introduttivo che mette in evidenza tutti gli aspetti problematici riguardo al contenuto che si sta per vedere. Tornando alla British Library, il Piano d'azione per l'uguaglianza razziale suggerisce di affiggere in tutti gli spazi pubblici ‘che presentano materiali sensibili’ dei comunicati che offrano opportune spiegazioni supplementari. In linea con i principi fondamentali della teoria critica del razzismo, si parte dal presupposto che tutti gli enormi cataloghi della British Library nascondano contenuti razzisti che devono essere sradicati e smascherati, anche se l'autore non ha mai avuto intenti razzisti e nessun lettore si è offeso.

I trigger warnings sono sempre stati un concetto fasullo. Non c'è alcuna prova che le persone che hanno sofferto, ad esempio, di anoressia o che abbiano subito una violenza sessuale, possano trarre un qualche giovamento da un trigger warning. Il vero scopo dei trigger warnings è quello di mettere in mostra le credenziali ‘woke’ di chi li emette e di smorzare il dibattito su determinate tematiche. Nel corso degli anni, si è passati da avvertimenti contenenti solo poche parole a interi testi esplicativi. Per esempio, il busto del cofondatore della British Library Sir Hans Sloane presenta ora una serie di etichette che ‘contestualizzano’ i suoi legami con la tratta degli schiavi. A volte questo ‘contesto’ può essere fuorviante o falso: il personale della British Library ha dovuto presentare delle scuse ai discendenti del poeta Ted Hughes, che era stato erroneamente incluso in un elenco di persone che si sono arricchite grazie allo schiavismo.

Questa pratica non è limitata alla British Library. All'inizio degli anni 2000, Clive Upton dell'Università di Leeds ha co-fondato un vasto database etnografico e linguistico a partire dai materiali di ricerca dell'ex Istituto di studi sul dialetto e sulla vita popolare di Leeds. Alcune parti di questo archivio, un tempo appannaggio degli accademici, vengono ora digitalizzate per essere rese pubbliche. È un'iniziativa che va accolta con favore. Tuttavia, sembra che alle persone comuni non sia consentito fare le proprie considerazioni in autonomia riguardo a ciò che vedono o sentono su tale piattaforma. L'intero database è corredato da un avviso generale che avverte gli utenti: "I titoli del catalogo o le descrizioni di questa collezione possono contenere terminologia e frasi che oggi sarebbero considerate inaccettabili". Nel contempo, i singoli reperti sono corredati da ulteriori avvertenze.

Upton, che non è coinvolto nel lavoro di digitalizzazione, sostiene che queste avvertenze specifiche sembrano essere adoperate in modo arbitrario. Per esempio, i materiali che hanno a che fare con la macellazione commerciale di animali o con gli sport sanguinari sono accompagnati da un'avvertenza sul contenuto, mentre le discussioni sulla morte umana, le malattie, gli omicidi, la stregoneria e l'occulto non lo sono. Questo dimostra che le avvertenze riflettono le preoccupazioni di chi le pubblica. Upton aggiunge: "Non è chiaro chi sia autorizzato a ideare e inserire i trigger warnings, quali siano i criteri oggettivi per farlo e quanto sia approfondito l'esame del materiale prima di inserire tali avvertenze".

In apparenza, l'obiettivo del ‘Piano d'azione per l'uguaglianza razziale” della British Library è quello di proteggere le persone da danni emotivi, consentendo al pubblico di effettuare ricerche nei suoi archivi in modo ‘sicuro’, evitando ‘un linguaggio discriminatorio e dannoso’. L'assunto di fondo è che siamo tutti psicologicamente vulnerabili o, peggio, che siamo pronti a trasformarci in bigotti razzisti se siamo lasciati liberi di trarre le nostre conclusioni dalla fruizione di un testo o di un'opera d'arte. Questo è un insulto al pubblico dei lettori. I bibliotecari dovrebbero rispettare i lettori e lasciar perdere i trigger warnings.

joanna_williamsLa Dr.ssa Joanna Williams, editorialista di Spiked e autrice di How Woke Won,è stata insegnante di inglese nelle scuole secondarie e successivamente docente di istruzione superiore e pratica accademica presso l'Università del Kent. Ha inoltre diretto il Kent's Centre for the Study of Higher Education fino al 2016. Altre sue opera sono Consuming Higher Education-Why Learning Can't Be Bought (Bloomsbury, 2012) e Academic Freedom in an Age of Conformity (Palgrave Macmillan, 2016). Il suo libro più recente è Women vs Feminism (Emerald, 2017).

Fonte: https://www.spiked-online.com/2023/04/13/the-british-library-does-not-need-trigger-warnings/

Scelto e tradotto da Samuele per ComeDonChisciotte

Commenti (21)

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Mostra commenti 21 caricati
    1. Arthur 20 aprile 2023

      Bisogna solo dare tempo al tempo.
      E a tempo debito la risoluzione sarà drammatica.

    1. warheit 20 aprile 2023

      come scrive la brava autrice dell'articolo in questione, tutto questo è molto falso e fuorviante, ma se hanno intenzione di fare tutta questa catalogazione inutile piuttosto che invogliare le persone a leggere e poter criticare con un proprio giudizio, è chiaro che lo scopo è allontanarli dalla verità e dallo scopo reale delle loro vite.

    2. Primadellesabbie 20 aprile 2023

      Dubito che sia fisicamente fattibile.

      Esiste una 'scienza della catalogazione' o qualche cosa del genere, bisognerebbe sapere in quale palude si dibattono in questi tempi di paludi.

    1. Cleon XIII 20 aprile 2023

      Per eradicare il razzismo bisogna abolire la parola "negro" nelle barzellette.

    2. warheit 20 aprile 2023

      forse elimineranno proprio le barzellette.

    1. Primadellesabbie 20 aprile 2023

      È una delle più belle (e importanti) biblioteche del mondo.

    2. sbregaverse 20 aprile 2023

      Cartaio ti sarà più leggero il sonno sotto un everest di carta ¿?
      Beati quelli che hanno letto tutto quello che è stato scritto*
      *Sbaglio o NON è una delle beatitudini ¿?

    3. Primadellesabbie 20 aprile 2023

      Beati quelli che hanno compreso ciò che hanno letto (quanta roba da rileggere!).

      3dogs:
      Beatitudine - Stato di piena, perfetta e costante felicità conseguente al possesso del Sommo Bene...

    4. sbregaverse 20 aprile 2023

      E mica altro intendo: che è pure
      LIBERTAS PAX ATARASSIA ANANDA*

      (anche da se stessi)
      *E speriamo che Lux non arrivi a spiegarne
      le differenze(sostanziali e semantiche).

    5. Primadellesabbie 20 aprile 2023

      E "sua beatitudine*" Papa Bergoglio Chi Son Io?

      *(sempre 3cani ricorda quale sia il titolo che gli spetta)

    1. natascia 19 aprile 2023

      Il disagio è una sensazione personale. Trattare una sensazione personale come un problema sociale crea vero problema sociale che travolgerà l’intera società non con il disagio ma con la violenza fisica.

    2. sbregaverse 20 aprile 2023

      ....ma il DISAGIO è sempre PAURA ognuno per sè( e io per primo), deve guardare alle PROPRIE paure che ne ha da vendere.
      Nata con scia, daresti una mano, mi SCONFINFEREREBBE regalare all'umanità una religione NUOVA lo:

      SFACCIATISMO NIHILISTA.

    3. natascia 21 aprile 2023

      La società è malata.

    4. sbregaverse 21 aprile 2023

      Bhé questo da SEMPRE.

    1. mazzam 19 aprile 2023

      vi seppellisca un merdone immenso.

    2. CptHook 19 aprile 2023

      Per favore, specifica i destinatari di quel "vi"..., messo così si presta a più interpretazioni...

    3. mazzam 19 aprile 2023

      vi = le malvagie forze dell'aria e i loro schiavi di carne che torcono a loro immagine e per le loro convenienze la natura e l'umanità.

    4. CptHook 20 aprile 2023

      Grazie...

    1. buddyboy 19 aprile 2023

      Probabilmente nel breve alla British library , "Il nome della rosa" verrà ricatalogato e spostato dal genere romanzo storico, alla saggistica contemporanea o manualistica per librerie...

    1. PietroGE 19 aprile 2023

      Quelle descritte nell'articolo sono isterie censorie tipiche di una società che ha paura, paura che il popolo bue scopra la triste verità della decadenza e che cominci a pensare con la testa propria, sia per quanto riguarda la storia recente e sia per l'ideologia sociale che viene imposta : piaccia o non piaccia. Dalla paura delle élite di perdere il monopolio della manipolazione nasce la volontà di repressione e di dominio, di rimozione della realtà visibile per accettare come reale il mondo fittizio in linea con i loro interessi. Lo vediamo in questi giorni in Italia con il putiferio mediatico a seguito della pronuncia della frase tabù 'sostituzione etnica' da parte di un membro del governo. Il commento più pertinente lo scrive Blondet sul suo sito :"...Lollobrigida ha trasgredito. Gli è scappata la parola-tabù, il concetto da solo non enunciare, ma nemmeno da pensare. Ha commesso uno psico-reato.Siamo nella formazione della neo-lingua, come la spiegò Orwell, e di cui Schlein e Mentana sono evidentemente nominati guardiani. Lo scopo della neolingua è non solo di vietare una espressione o un concetto che il Partito ha condannato, ma di rendere addirittura impossibile di esprimerlo, e persino di pensarlo.."
      La manipolazione delle masse comincia appunto dall'uso della lingua e dalla interpretazione della storia. Vale sempre il vecchio detto : chi controlla il passato controlla il presente.

    2. warheit 20 aprile 2023

      forse proprio lo sbaglio di questo Lollobrigida potrebbe nascondere il vero effetto avverso alla macchina della propaganda del pensiero unico, una reazione, anche inconscia, un risveglio da parte di qualcuno, una parte del popolo, che potrebbe per lo meno far deviare se non bloccare l'ingranaggio.

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