Affinità-divergenze fra l’élite che domina il mondo e gli animalisti

Ruggero Arenella

Comedonchisciotte.org

Sto ascoltando la nona di Beethoven. Guardo l’orchestra e mi sembrano delle api che seguono un copione, tutte col loro ruolo, per produrre qualocosa di delizioso. A differenza dell’orchestra però, l’alveare non ha un direttore, l’ape regina si chiama regina perchè ce n’è solo una, ma non è lei a dirigere tutte le altre, lei ricopre solo un ruolo, le migliaia di api operaie un altro. Quando un alveare si indebolisce e genera sempre meno figli, la covata può “calcificare”. Le api in quel momento, in natura, uccidono la regina. Questo non avviene sempre, e molti alveari muoiono. Per le api di allevamento invece, è l’intervento dell’uomo a darle nuova linfa. E’ l’apicultore che uccide la regina, e la sostituisce con un altra.

Avevo un cane, Whisky. Non era davvero il mio cane, ma quando la proprietaria doveva andare a trovare i parenti, Natale, Pasqua, matrimoni e funerali, Whisky lo tenevo io. Abbiamo passato dei bei momenti insieme, me ne prendevo cura. Nel Febbraio del 2020 ho dovuto tenerlo di nuovo io, per un paio di settimane era l’accordo, fino a che la proprietaria non fosse uscita dall’ospedale per un’operazione. Questa volta non potevo portarlo a casa mia (ero nel mezzo di un trasloco, e dovevo già badare ai miei gatti), allora chiamo una pensione per animali, trovata grazie a Google.

Appena lo porto in canile la veterinaria mi chiede: “Ha il microchip?”, rispondo: “Non credo, penso di no”, mi dice: “Se non ce l’ha non può entrare”. Ero restio a farlo, mi sembrava una cosa innaturale, ma non avevo scelta. Il microchip dei cani serve principalmente per sapere chi è il padrone, anche se basterebbe una targhetta sul collare col numero di telefono. Serve anche per vedere tutte le vaccinazioni che son state fatte ma solo pochi veterinari le inseriscono per adesso. Di fatto non serve quasi a nulla. Ma è obbligatorio.

Vedo il posto, le gabbie, chiamate “box” nella neolingua politically correct, e subito ho sentito una sensazione di rigetto, sembrava quasi come abbandonarlo. Promisi a me stesso che l’avrei portato a fare un giro tutti i giorni, per sollevarmi la coscienza. Ma una cosa mi rassicurò subito, il vedere come le addette del canile lo trattavano. Sapevo che lo lasciavo in buone mani. Anche in un “box” sarebbe stato bene. La prima settimana vado quasi tutti i giorni, e giorno dopo giorno sento che quel posto non è poi così male. Deve stare gran parte del tempo in una gabbia, ma a casa sua non aveva nessuna compagnia, e usciva solo poche volte. In canile lo facevano sgambare due volte al giorno insieme ad altri cani con cui andava d’accordo, si prendeva un po’ di coccole dalle lavoratrici del canile, mangiava crocchette e scatolette di media qualità e dormiva in una buona cuccia. Quasi tutti i giorni si faceva una bella passeggiata con me nei campi vicino al canile, nel rumore della natura, in quei pochi chilometri di pianura prima dell’impennarsi delle montagne. Cominciavo a pensare che forse era meglio di prima. Anche se stava in una gabbia. Anzi, in un box.

Dopo una settimana di canile, arriva il primo DPCM. State a casa, andrà tutto bene. In quei giorni surreali, con le strade deserte, io dovevo andare a far fare un giro a Whisky. L’avevo promesso. In quei giorni surreali, dove la vita di quasi la totalità delle persone su questo pianeta si svolgeva nel codice binario degli algoritmi, sui server di Google, Facebook, Amazon, io conosco una persona dal vivo: Anna. Il “pilastro” del canile dove stava Whisky.

Grazie al webmaster di CDC, che ci sentivamo tutte le sere su Skype, capì subito l’inganno della finta pandemia. Anna invece la vedevo tutti i giorni, di persona. Anche se non sono un amante delle passeggiate, insistevo per andare a portare i cani a fare una passeggiata insieme io e lei! Ci facevamo delle belle chiacchierate, insieme a Whisky, Smilla e Pia. In poco tempo portai Anna dentro il mondo della controinformazione, Anna, invece, mi portò dentro il mondo degli animalisti.

Anna ha iniziato a fare questo lavoro come volontaria, perchè ama gli animali. Quando finisce un moscerino nel bicchiere lo tira fuori e si assicura che stia bene. Salva le galline da batteria cercando di dargli nuova vita; l’ultima volta è riuscita a farle durare per più di un anno, e fecero anche un po’ di uova. Ma le galline non le ucciderebbe mai per mangiarsele, quando muoiono le porta alla volpe, nel bosco. Quando c’é un cane del canile troppo vecchio, che nessuno vuole adottare, alla fine lo prende lei. Lord lo ha preso a 14 anni, è stato un anno con lei. Aveva lo spirito selvaggio, ma lei le ha dato l’amore che non avrebbe avuto mai. L’abbiamo seppellito ieri. Dopo averlo fatto uccidere, con una comoda iniezione. Anzi, “sopprimere”, per usare un linguaggio politically correct.

Anna ha 6 arnie di api. Tre settimane fa mi dice che in una di quelle la covata si sta “calcificando”. Mi dice che ha chiamato la sua migliore amica, apicultrice di professione, che le ha detto di fare fare un tentativo: uccidere l’ape regina. Anna non se la sentiva. Lei salva gli insetti che finiscono nel bicchiere.

Quando ho portato Whisky in canile aveva già 13 anni. Era già quasi completamente cieco, e ormai anche sordo. L’ho fatto uccidere a Novembre. Probabilmente dovevo farlo prima. Ma era la prima volta per me. Volevo credere che in quei momenti in cui mi vedeva stava bene e aveva ancora senso vivere per lui. Noi umani pensiamo che i cani abbiano senso di vivere quando noi gli amiamo, fintanto che riescono ad avere un rapporto con noi. Di fatto li vediamo come esseri inferiori e non ci rendiamo conto che loro vivono anche per altro, che non sia in relazione a noi.

Le élites che dominano il mondo, pensano la stessa cosa: noi abbiamo senso di vivere quando siamo funzionali a loro, in quanto servi, funzionali a Loro. Quando siamo un oliato ingranaggio della macchina globale che hanno costruito. Quando siamo ciò che legittima il loro potere.

La decisione di far sopprimere Lord è stata fredda. Forse è stato giusto così. E’ stata una decisione razionale e ragionata. Anna mi ha detto che due giorni prima lui chiedeva insistentememte di uscire di casa. Lei gli aprì la porta, e lui, con le forze rimastegli, arrivò quasi vicino alla recinzione. Non l’aveva mai fatto di notte. Mi venne in mente, quando da piccolo stavo nella casa di montagna dei miei nonni, quando c’era “Tabui” (tabui è il nome in dialetto dei cani pastore che si da nella mia zona). Un giorno mi dissero che se ne andò, abbandonò la cascina. Era molto vecchio. I cani liberi, decidono loro quando morire.

Per la massa ormai disumanizzata che vive oggi in questo deserto digitale, sono Loro, le élites che dominano il mondo, che ti dicono quando devi morire. E basta una comoda iniezione. Però, a differenza dei cani, ci lasciano libera scelta sull’iniezione da farsi. Hanno 4 opzioni disponibili: Johnson & Johnson, Pfizer, Moderna, AstraZeneca.

Il Great Reset, la 4a rivoluzione industriale, significa che il lavoro di 1000 operai oggi viene fatto da 10 programmatori. I 1000 operai non servono più, sono solo un problema, perchè potrebbero sostenere un qualche altro pastore “buono”, che gli promette un’idea di società migliore. Meglio farli fuori e levarsi il problema. Il capitale è efficente.

Anna vive la sofferenza degli animali ogni giorno, di ogni animale in difficoltà, di ogni tipo. Lavorando in un canile, conosce molto bene la sofferenza dei cani e dei gatti. Per questo vorrebbe sterilizzarli tutti. Le ho detto che con meno cani in circolazione ci sarebbe meno lavoro per lei, ma non è quello che a lei interessa, lei vuole farli vivere al meglio possibile; e lei stessa non vuole soffrire. Meno ce ne sono, meno sofferenza ci sarà, per loro e per lei. Lei odia gli allevamenti. Quando trova un gatto selvatico mette una gabbiatrappola, lo porta dal veterinario e lo fa sterilizzare. Le ho chiesto: “Ma secondo te il gatto è felice di farsi tagliare le palle e farsi microchippare?”, lei mi ha risposto: “Tanto non se ne accorge neanche. Per lui non cambia niente”. Anna deve cercare di porre rimedio alle imperfezioni del sistema creato dall’uomo.

Nel mondo costruito dall’uomo gli altri animali si devono adattare.

L’uomo è l’unica specie al mondo che ha una catena alimentare all’interno della stessa specie, dove gli uomini inferiori devono essere funzionali agli uomini superiori, quelli che conoscono il mondo e dominano i sistemi di produzione. Gli uomini inferiori, quelli che non conoscono le meccaniche che fanno girare l’universo, sono considerati alla pari di animali, funzionali, perchè si nutrono del loro lavoro, o perchè vengono usati come cavie, per un esperimento di massa globale.

Nel mondo costruito dalle élites, gli esseri umani inferiori si devono adattare.

Anche se Anna odia gli allevamenti, alleva le api. Perchè è un allevamento sostenibile, che ricrea le condizioni di esistenza delle api selvatiche. Ma non è una buona allevatrice, perchè non vuole modificare la loro essenza. Di quella famiglia di api con la covata calcificata, Anna non ha avuto il coraggio di uccidere l’ape regina. Dopo una settimana, sono morte tutte.

Allora mi chiedo: noi umani siamo ormai bestie d’allevamento, rinchiuse nel nostro recinto mentale, incapaci di far funzionare l’alveare senza l’allevatore? O abbiamo ancora la nostra essenza libera, selvatica, e riusciremo, un giorno, a uccidere l’ape regina?

Rugge – CDC

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